martedì 30 aprile 2019

NOSTRA SIGNORA BRUCIA...


Un terribile incendio ha distrutto gran parte della cattedrale di Notre Dame a Parigi, una delle più antiche d’Europa. L’incendio sarebbe partito da una delle impalcature erette per i lavori di ricostruzione, e in breve tempo si è diffuso fino a far crollare la guglia e il tetto.
La protezione civile ha subito richiesto l’utilizzo di aerei cisterna per estinguere l’incendio e provare a salvare quanto rimasto della cattedrale, ma per qualche motivo il governo non ha voluto approvare la decisione; le fiamme hanno quindi potuto agire indisturbate per tutto il giorno prima che venisse spento.
Il rogo di "Nostra signora", progettata ed edificata dai templari, rappresenta simbolicamente la celebrazione del Femminino Sacro e dell'Unità perduta. Ciò non avviene in termini spirituali, ma in senso controiniziato e magico, attraverso la rinascita per fondare o rifondare il nuovo ordine mondiale dalle ceneri dell'europa, il vecchio ordine viene aggiornato.
Le assonanze, i parallelismi e le suggestioni con la fine di questa Europa, si sprecano.
Dietro al potere del patriarcato secolare maschile, accanto a Marte, Dio della guerra, esiste un culto controiniziato del Femminino Sacro, una sorta di Grande Madre maligna che regge egregoricamente il creato attraverso il sacrificio, la cui liturgia prevede stragi, eventi di sangue, tragedie e disastri di qualsiasi natura.
La distruzione del simbolo templare Notre Dame, potrebbe essere stata realizzata in funzione liturgica, in nome di questa figura ancestrale ed in senso rovesciato. 
Quindi non muore il simbolo del cattolicesimo, che già non è più cristianesimo, ma struttura del potere temporale, ma si aggiorna ai nostri tempi transumanisti e si ricompatta, prima attraverso il dolore e lo sconforto di un'intera nazione che si stringe attorno all'oracolo, e poi a livello globale come iconografia di un potere che necessita questo processo.
Il fuoco è l'anima rovesciata di Notre Dame, la sua linfa, e spesso si fanno cadere "templi" antichi per rafforzare l'immaginario collettivo. Un po' come un omicidio rituale, in qual caso il sacrificio potenzia la liturgia e rappresenta la fondazione o la celebrazione di quell'oracolo.
Quello a cui abbiamo assistito è la celebrazione di un simbolo, un po' come nel 1666 quando bruciò Londra, segnando la fine di un'epoca, e dopo, nel 1717, nacque la massoneria moderna speculativa.


Desta qualche dubbio il fatto che, fin da subito, tutti i politici ed i media hanno negato che non si trattava di un attentato, cosa che risulta curiosa come dichiarazione, prima di eventuali accertamenti.
Cui prodest? Forse al potere, attraverso la volontà di fare distrazione di massa dai gilet gialli e provocare nell'opinione pubblica sentimenti di unità, protezione e raccoglimento verso l'autorità costituita, quella di Macron.
Chi si azzarderà ora a criticare i francesi che stanno stuprando la Libia, rubando il petrolio a mezza Europa?
Questa vicenda ha cancellato mediaticamente gli orrori della guerra del petrolio che sta avvenendo in Libia, il tutto in vista di elezioni europee, in modo da creare vittimismo in un esecutivo che è a pezzi.
Ritengo che il rogo di Notre Dame contempli anche messaggi su scala globale inerenti alla guerra occulta che si palesa attraverso un terrorismo criminale eteropilotato dalle nazioni più potenti, in terre di mezzo, come per esempio la terribile strage avvenuta recentemente in SRI LANKA, con circa 400 morti e centinaia di feriti.

E' logico pensare ci sia stato lo zampino di qualche entità, le ragioni sono tante, ed oltre quella simbolico esoterica, ne potrebbe esistere una militare di messaggi occulti, una economica ed una politica di distrazione di massa.
Dal punto di vista fisico, non è così facile bruciare travi secolari grosse come colonne con una sigaretta, come hanno detto all'inizio i TG, anzi, direi impossibile dal punto di vista scientifico.
Ci sono tutorial in rete che mostrano come una quercia secolare non prenda fuoco neanche dopo l'azione potente di una fiamma ossidrica che brucia per diversi minuti in uno specifico punto.
L'altra stranezza risiede nel fatto che l'incendio sia partito dall'alto e sia stato circoscritto al tetto che forma una croce, ovvero, che sia bruciata la croce come simbolo.
Notre Dame rappresenta una sorta di Fenice che rinasce dalle sue ceneri, soprattutto con i soldi di ricchi finanziatori VIP, interessati un domani alla targa pubblicitaria come benemeriti donatori che hanno  fatto tanto per la ricostruzione.
Il marketing di marchi e loghi industriali rimarrà ai posteri inscritto nella pietra della nuova cattedrale che, temo, sarà progettata secondo una visione post-moderna, più in linea con i tempi.
Macron può prendere respiro ed attendere cosa succederà in Europa, mentre aspetta ordini dall'alto.
Lunga vita alla Grande Madre...

Leggiamo questo contributo:
Incendio della cattedrale di Notre Dame
Ma prima di giungere a conclusioni affrettate, analizziamo con ordine cosa sta accadendo in questi giorni.
Domenica 14 aprile il generale libico Khalifa Haftar, sostenuto dal governo francese, lancia una grande offensiva in Libia contro il governo di accordo nazionale di Tripoli controllato da Fayez al Sarraj, sperando di conquistare le grandi riserve petrolifere ora sotto il controllo dell’ENI.
Il giorno seguente il generale Haftar, non avendo tenuto conto della forza dell’esercito sostenuto dall’ONU, riporta gravi perdite ed è costretto a ritirare l’attacco.
Il bilancio totale delle vittime tra i civili è altissimo: si parla di 500 morti e più di 2000 feriti, mentre molti migranti stanno partendo dalle coste libiche verso l’Italia per fuggire da questo nuovo scontro.
I media francesi iniziano a dare visibilità alla situazione libica, cosa che non piace affatto al ministro degli affari esteri francese, Jean-Yves Le Drian.
Le Drian chiede quindi al presidente Emmanuel Macron di trovare uno stratagemma, qualcosa di veramente tragico che distolga l’attenzione del disastro accaduto in Libia.
Il presidente francese non si fa scappare l’occasione, essendo la Francia sconvolta da mesi anche e soprattutto dalle legittime rivolte dei Gilet Jaunes, e potendo quindi prendere due piccioni con una fava.
Ecco il vero motivo dell’incendio di Notre Dame!
Come mai proprio ieri è divampato l’incendio quando i lavori di ricostruzione sono presenti da molti anni e non è mai accaduto nessun imprevisto?
Come mai non sono stati utilizzati dei canadair per spegnere l’incendio, quando sia la protezione civile che il presidente americano Donald Trump ne avevano richiesto l’utilizzo?
Secondo alcune rivelazioni del giornale francese Le Monde, pare che il corpo dei vigili del fuoco sia stato ostacolato dai piani alti del governo francese.
Quando infatti i pompieri, ormai arrivata la sera, sono riusciti a raggiungere il luogo, hanno in breve tempo spento l’incendio senza particolari difficoltà.
Macron aveva soltanto bisogno di qualche ora in modo che i media francesi cancellassero qualsiasi notizia sulla sconfitta di Caporetto avvenuta in Libia, e dessero spazio al terribile incendio di Notre Dame.

https://www.ilpopoloinrivolta.it/2019/04/16/crollo-di-notre-dame-secondo-alcune-indiscrezioni-pare-che-dietro-ci-sia-macron-in-persona/?fbclid=IwAR1W0FkL-zuXeiLX02G9SKhHG5DoZlG_HIKTE7W8kXMely0hnFnmmKQMOwI


lunedì 22 aprile 2019

CAPPUCCETTO GIALLO E IL LUPO CATTIVO...


Nella vicenda della brava e tenace Greta, ci sono tutti gli elementi della manipolazione mediatica.
1- Utilizzare un'icona "pulita", MINORENNE, inattaccabile, con una sindrome precisa, per creare vittimismo e protezione, ogni volta che qualcuno muova criticità.
2- Metabolizzare e normalizzare il problema climatico, facendo percepire all'opinione pubblica che i potenti della terra sono interessati alle istanze della brava Greta, soprattutto in vista di elezioni europee che li vedono perdenti.
3- Preparare l'opinione pubblica ad abituarsi ai prossimi cambiamenti politici riguardanti l'accettazione, prima occultata e ridicolizzata, della geo-ingegneria risolutrice, perché è intimamente politica la questione.
Non solo, iniziare a creare proteste light, meme da social, flashmobe padronali, che normalizzino le criticità vere contro l'inquinamento globale, dove non vengono indicati colpevoli, dove i rapporti di classe siano banditi, dove tutto è meravigliosamente generico e riduttivo, dove si semplifica il problema, in qualche modo annullandolo, dove si cercano, al contrario di come dovrebbe essere una grammatica di coscienza di classe, alleanze proprio in quello status quo, la cui industrializzazione è la prima causa di questo problema planetario.


Si preparano le nuove generazioni a non scivolare in proteste contro l'autorità (vedi gilet gialli), ma al contrario, al fianco del potere.
In gergo si chiamano "Contenitori del dissenso", e sono paradigmi che esistono fin dal Sacro Romano Impero. Ovviamente, Greta non ha colpe, lei sarà pure in buona fede, il discorso verte sulle palesi strumentalizzazioni che lo schema del potere mette in scena attraverso il marketing sull'ambiente.
Non viene mossa criticità contro il modello produttivo, a favore dei diritti sociali e della democrazia, si scimmiottano generiche e ridicole proteste che serviranno solo al sistema per veicolarsi vicino alle istanze popolari, senza esserlo affatto.
Un capolavoro di manipolazione, talmente banale e dichiarata, che farebbe sorridere, se non sottendesse un'operazione di minculpop contro proprio quell'ambiente da ripulire, quel futuro rubato, tanto paventato ad minchiam da tutti.
Cosa si vuol far accettare, oltre alla già citata normalizzazione delle criticità verso un modello industriale post-umano, si vuol far passare che le EVENTUALI PROTESTE contro l'inquinamento globale, hanno valore solo e sempre quando il sistema le "condivide", mentre le proteste, cosiddette irregolari, sono invece da confliggere.
Si prospetta un modello di criticità molto blando ed eterodiretto, che è poi il goal che si prefigge lo schema del potere, proprio per scongiurare ed abiurare tutte quelle proteste legittime che mettano in discussione questo modello di sviluppo sbagliato ed obsoleto.


Da un lato si distrugge senza alcun problema l'ambiente con opere inutili ed invasive come la TAV, non si fa niente per aiutare i NOTAP in Puglia con i loro poveri ulivi a cui nessuno frega nulla, si usano armi chimiche e scaricano bombe sui paesi canaglia, si inquinano i territori con discariche abusive, scorie nucleari, inquinamento industriale senza limiti, e dall'altro lato, il potere accoglie la bambina come testimonial ambientalista, facendole i complimenti, lisciandola, stringendole la mano, complimentandosi del fatto che finalmente qualcuno si occupi dal basso dell'ambiente da loro e da noi tutti stuprato.
Con Greta siamo all'anno zero, la sua icona rivestita di sacralità dal sistema mediatico, come una sorta di piccola madonna nordica, diventa un archetipo di purezza e verginità contro il selvaggio e sporco mondo che è diventato una ciminiera globale a cielo aperto. 
Il problema ambientale nasce o rinasce con Greta, come un personaggio di quelle fiabe nordiche dei fratelli Grimm, che la sa lunga e suscita simpatia in primis proprio al lupo cattivo.
In altri tempi quel lupo l'avrebbe sbranata, oggi la corteggia, ma i fini sono ugualmente simili.
Greta diventa, suo malgrado, un moderno Cappuccetto Rosso, nel suo caso, un Cappuccetto Giallo, colore uguale, ma contrario ed opposto nelle proteste, a quei gilet gialli che, invece, scendono realmente in piazza.
Si glorifica la protesta virtuale come fenomeno social, la si accarezza, contrapponendola simbolicamente e consequenzialmente a quella brutale, sporca e cattiva dei francesi, che insistono a mettere in discussione l'autorità ogni sabato mattina.
Il modello Greta non mette in discussione assolutamente nulla, si pone come semplificatore di sacrosante richieste di cambiamento, senza scalfire nulla, come in senso opposto, per esempio, si cerca di semplificare politicamente il problema dell'immigrazione. Sono fenomeni politici identici, pur essendo apparentemente opposti, e soprattutto, artificiali e virtuali.
Le sentinelle della semplificazione sono utili al potere costituito che torna magicamente pulito e ripulito, sia nella sua coscienza, sia nella coscienza collettiva che, finalmente ha la sua eroina pronta a fare le sue veci. Il marketing mediatico e politico amplifica e veicola i semplificatori proprio per evitare che qualcuno voglia realmente cambiare il sistema in cui viviamo, per esorcizzare e scongiurare una vera rivoluzione dal basso.
Grazie Cappuccetto Giallo, la tua favola è tanto carina e piace tanto al mondo, ora siamo tutti più sereni perché finalmente qualcuno si occupa di inquinamento globale, poco importa se sono 40 anni che i movimenti di massa protestano, manifestano per migliorare lo status quo, prendendo mazzate in ogni piazza, poco importa se intere avanguardie siano da decenni in prima linea rischiando la pelle, benvenuta e che sia fatta la tua volontà...
Attenta però al lupo cattivo, è sempre nascosto dentro il bosco...




lunedì 15 aprile 2019

TRANSUMANESIMO E POTERE


La visione completa e finale di un certo transumanesimo, va ben oltre il discorso tecnologico al servizio dell'umanità. Io considero positivamente la tecnologia, solo e sempre, quando ricopre la funzione di mero strumento subordinato all'individuo, quando inizia ad essere pensata come sostituzione dell'uomo, siamo sulla cattiva strada.
Il transumanesimo, nonostante gli intenti propagandati sull'evoluzione della razza umana, nonostante i buoni propositi, finisce per strutturare una società in termini classisti e di casta.
A godere di un certo livello qualitativo tecnologico, in queste epoche così poco democratiche e così  poco orizzontali, saranno sempre alcuni fortunati, quella minoranza sempre più invisibile e distante dal reale che non contempla la collettività.
In un mondo preconizzato in termini finto-egualitaristi, dove alcuni saranno più uguali di altri, un certo beneficio scaturito dall'innovazione tecnologica, sarà appannaggio della solita classe dominante che ha ancora le leve per controllare i processi di produzione.
Non a caso, è per questo motivo che vengono promosse e contemplate certe visioni distopiche, manipolatorie, divisorie ed individualistiche in tutti i gangli della società.
Il padronato del futuro teorizza un modello sociale dove la macchina potrà sostituire fisicamente quelli che un tempo venivano chiamati SOTTOPOSTI, nessuno di loro auspica che il progresso transumano sia un reale strumento di innovazione per la massa, a meno che non si tratti di beni di consumo, utili al mercato ed alla manipolazione dei consumatori.

Per quel che mi riguarda, un certo transumanesimo, nelle sue avanguardie, è semplicemente la prosecuzione del 3° Reich in chiave di società di massa, più liquida, fatta metabolizzare ed accettare da tutti, massa utile fino all'ultima spremitura, per essere sostituita successivamente dai robot.
Una volta che i processi di produzione, gli ambiti decisionali, l'accentramento istituzionale e politico che ne consegue, l'assoluto controllo delle merci e dei capitali, sarà completamente centralizzato (e già siamo sulla buona strada), non si potrà più tornare indietro, i cambiamenti saranno irreversibili.
Dopo le politiche iperliberiste degli ultimi 40 anni, i cosiddetti sottoposti non serviranno più a nulla, saranno inutile impaccio, obsoleto peso economico e sociale.
E' anche per questo motivo che certi think tank da decenni stanno instillando l'idea di un felice depopolamento su scala globale, fatto accettare in punta di piedi attraverso un certo giornalismo modernista e liberal in chiave strumentale, attraverso rubriche televisive di regime, ma anche ammalando lentamente intere popolazioni con cibo transgenico o ricco di sostanze tossiche e dannose per l'organismo, con l'inquinamento industriale centuplicato, con nuove malattie ed un'eccessivo bombardamento farmacologico e vaccinale su larga scala, fenomeno che andrà a creare nuove forme di dipendenza per perenni malati in astinenza da cura.
Senza considerare i metodi tradizionali di sterminio attraverso guerre, nuove forme di conflitto attraverso geoingegneria, armi chimiche e di distruzione di massa.
Li capisco, il potere dal suo punto di vista fa bene il suo mestiere, siamo noi che difettiamo di coscienza di classe e di senso critico. 
Quella che sottende un certo transumanesimo e, soprattutto, un certo post-umanesimo, è una visione aristocratica molto antica, oserei dire di natura religiosa, solamente aggiornata rispetto al passato.


La critica a certi aspetti del transumanesimo (in realtà espressioni di conquiste sociali che nulla c'entrano realmente con la questione), non deve però essere riferita a determinati ambiti come le libertà sessuali, la comunità LGBT, le coppie di fatto, i diritti civili, sarebbe un grosso errore culturale, sarebbe quello un ritorno al passato.
Bisognerebbe scindere le legittime e sacrosante innovazioni dei diritti civili, dalle manipolazioni che il potere, strumentalmente, esercita su di esse, e non certo puntare il dito su quegli aspetti che possono essere realmente positivi per alcune categorie sociali. 
Il potere in occidente spesso cavalca diritti civili e nuove richieste di libertà delle minoranze, non per una reale coscienza umanitaria o bontà d'animo, ma per creare un cortocircuito attraverso quel dualismo "sbirro buono/sbirro cattivo", che rappresenta lo zuccherino del sistema per farsi accettare, mentre su un altro fronte combatte strenuamente lo stato sociale, i diritti del lavoro, fino all'apice delle "guerre umanitarie".
Questo atteggiamento ipocrita, confusivo, ed ambivalente, non deve però far ricadere erroneamente la colpa sui diritti civili, come spesso purtroppo si legge nei social, al contrario, bisogna individuare e comprendere i bersagli giusti; la divisione messa in atto è il paradigma che il potere vuole e si augura accada.
La criticità verso un certo transumanesimo dovrebbe, invece, sottendere tutti quegli aspetti legati alla tecnologia intesa come arma sociale, economica, politica e culturale.

Per esempio, come non cogliere il cortocircuito evidente del fatto che il mondo intero, stia privatizzando la sanità, e nel contempo stia creando macchinari moderni e costosissimi per curare l'uomo, ma a disposizione solo per pochi eletti.
Oppure, del fatto che ci sia una tendenza commerciale ed una visione ideologica, dettata da vari fattori, che vuole eliminare, trasformare, plasmare qualsiasi tradizione dei popoli, intesa come patrimonio collettivo, per sostituirla all'onnipresente cloud globale, una memoria unica e selettiva che tenderà ad azzerare le diversità e le peculiarità. Questo processo andrà a strutturare una visione di pensiero unico  e magico da adottare collettivamente, esclusivo, fatto accettare tramite delega in bianco, disabituando l'uomo ad affidarsi alla memoria storica, disabituando le persone a non sviluppare più il proprio archivio inconscio, la capacità critica di discernimento, cancellando la memoria stessa trasferita direttamente all'oracolo digitale. 
Oppure, del fatto che l'uomo sarà solo un vecchio orpello, da guidare tramite remoto, chip e cam.
Il concetto distopico e totalitario che sottende questo processo dovrebbe essere il nostro vero bersaglio, e non quelli divisori da distrazione di massa. 
Quando la tecnologia permetterà ai padroni del vapore, come si chiamavano un tempo, di fare a meno dei lavoratori, ci troveremo le città con migliaia di persone disperate, proiettate nell'indigenza, affamate e violente in una guerra tra poveri, disposte a tutto, e dall'altra parte non ci sarà nessuna protezione sociale, nessuna solidarietà, nessuna garanzia economica.
Magari si inventeranno qualche "reddito minimo di carità", ma possiamo facilmente paventare uno scenario abbastanza inquietante. 
Questi tentativi di creare redditi di cittadinanza sono pensati proprio in vista di quello che succederà in futuro, sono i primi esperimenti sociali, perché tra qualche generazione salteranno tutti gli equilibri economici rimasti, cambierà tutta la produzione, gettando sul lastrico ad effetto domino milioni e milioni di persone.
Oggi è già iniziato questo processo e purtroppo ne vediamo i frutti... 

Mi piacerebbe tanto vivere l'utopia della liberazione dal lavoro e dalle sue ore spese a fare interessi altrui, perché ci sono i robot buoni che fanno le nostre veci, e consentire all'uomo di dedicarsi al sano ozio, alla cultura, alla creatività, in un mondo magnifico dove si investe nello Stato Sociale, nella sanità, nella scuola, nelle infrastrutture, dove le abitazioni siano garantite a tutti, godendo dei beni necessari con un dignitoso tenore economico, non certo la carità di Stato, ma il progresso che il transumanesimo ed il post-umanesimo si portano appresso, sembra avere altra direzione.
Un'altra problematica verte sull'aspetto spirituale dell'individuo, sempre più soffocato e recluso ad una dimensione materialista usa e getta della vita, sostituendo il piano dello spirito con quello mentale, alla stessa stregua del corpo umano che viene scalzato da una macchina più pratica e veloce, in una sorta di staffetta interiore per la trasformazione della nostra natura più profonda...




mercoledì 3 aprile 2019

IL COLTELLO ROSA DI TORINO...


Quello di Stefano Leo è stato un omicidio terrificante, non solo per la scomparsa di un giovane innocente, ma perché pare non ci sia nessun movente. I media hanno detto che l'unica ragione di questo gesto folle e criminale è stato compiuto perché la vittima era felice, mentre l'assassino sarebbe un relitto della società, senza arte ne parte.
Non mi soddisfa questa strana spiegazione data in pasto all'opinione pubblica, non mi soddisfa questa confessione improvvisa senza senso, come non mi convincono affatto le dinamiche e la veicolazione di certi fatti da parte degli organi competenti.
E' curioso che questa notizia avvenga lo stesso giorno del pacco bomba consegnato al sindaco Appendino, ma solitamente le notizie del genere viaggiano in coppia e sono scalettate in sequenza sui TG nazionali.
Il giorno della strana morte di Stefano moriva l'ex vedova di Gianni Agnelli, quel giorno pensai che i due fatti, assolutamente distanti e differenti tra loro, fossero in qualche modo collegati dal punto di vista simbolico e di messaggi in codice.
Potrebbe essere un caso, sono solo mie supposizioni, potrebbe non c'entrare nulla il decesso della signora con la morte del ragazzo, ma oggi ritengo non sia stata detta tutta la verità su questa tragedia e che ci sia qualcosa di più grande in gioco.


Spesso a certi fatti possono seguirne altri, apparentemente lontani, ma che sono complementari in una funzione liturgico rituale di un certo mondo che potremmo chiamare il DEEP-STATE nei suoi apparati magico-militari, che hanno la funzione di fare le sentinelle del sistema, creando e realizzando omicidi che potenziano determinate forme pensiero, oltre a celebrare il potere in quanto tale, secondo uno schema preciso che agisce sia come ripetitore di messaggi, sia come celebrazione dello status quo.
Ad un dato evento che riguarda personaggi di potere, spesso capitano coincidenze significative su emeriti sconosciuti, per alcuni puramente casuali, per altri meno casuali, un po' come se micromondo e macromondo fossero indissolubilmente legati tra loro.
Diversi ricercatori e scrittori di successo hanno prima di me ben spiegato ed argomentato questa grammatica sacrificale che lo schema di potere usa per alimentare egregore, per fare distrazione di massa, per incutere ansia, paura nei cittadini, ed anche per alimentare l'indotto di propaganda politica che ne consegue, per diversi fini di livellamento delle fazioni politiche, talvolta favorendo una parte, talvolta favorendone quella avversa, il tutto per una stabilizzazione del sistema, un po' in piccolo, come succedeva in grande, per la strategia della tensione. Oggi, crollato il muro di Berlino, il potere si manifesta attraverso una piccola strategia della tensione di carattere quotidiano, domestico, di natura più casuale.
Solitamente in certi omicidi, senza apparente movente, il colpevole appartiene alle classi più basse della società, stranieri, tossici, spazzini, operai, muratori, casalinghe frustrate, e se va bene studenti, come giustamente scrivevano un tempo Paolo Franceschetti, Cosco e la Carlizzi.
Il 95% di questi delitti mediatici vede chiamati in causa solo e sempre loro, tanto per instillare l'idea che a fare certi omicidi non possono essere quasi mai persone appartenenti all'alta borghesia, alla politica, alla finanza, alla magistratura, al mondo militare e via dicendo.
Si ristabiliscono i ruoli in campo, questa è la messa nera che viene perpetrata ed a livello subliminale si incide massivamente sull'inconscio collettivo.


Cerchiamo, per quanto ci è possibile, di notare alcune incongruenze e curiosità che i media hanno veicolato. Intanto, come dicevamo, il movente che pare a tutti assurdo, assurde le dichiarazioni di colpevolezza del presunto assassino che dichiara: "L'ho ucciso perché era felice..."
Dice di aver aspettato l'uomo giusto, quello che gli pareva più solare per soddisfare il suo bisogno di vendetta, per riscattare la sua misera esistenza.
L'assassino, dalla descrizione del 23 febbraio riportata dai giornali, avrebbe colpito il ragazzo con un colpo secco, sicuro, un unico taglio alla giugulare, fatto con perizia quasi da professionista, simile a tanti sgozzamenti scientifici successi in altri omicidi del genere, tra i tanti il caso Meredith, Erba dove un povero testimone, Mario Frigerio, si salvò solo perché aveva una malformazione alla carotide, ed il taglio chirurgico non fu letale (morì successivamente nel 2014).
Lo avrebbe fatto senza essere stato ripreso dalle telecamere perché proprio in quel punto, guarda caso che fortuna, era rotta (per alcuni giornali assente, per altri c'era ma non c'era), lo avrebbe fatto in pieno giorno, senza che nessun testimone lo vedesse, senza sporcare troppo, senza portarsi dietro alcuna traccia di sangue, come e meglio di un professionista.
Furono proprio quelle dinamiche farlocche e surreali (provate voi a sgozzare qualcuno in pieno giorno, in un luogo pubblico, in movimento, senza sporcarvi e senza lordare di sangue tutto l'isolato con le vostre impronte dei piedi, senza sbagliare, così al primo colpo), molto simili a quelle che compiono corpi speciali, che mi fecero scattare immediatamente il campanello di allarme.
Poi la notizia di oggi, l'assurda confessione avviene proprio lo stesso giorno del pacco bomba spedito all'Appendino, guarda caso, la solita sincronia tra eventi che dicevamo prima.
Ma oggi sono successi ulteriori fatti che un po' confermano le mie supposizioni.

Intanto l'età, viene comunicato nei momenti topici della descrizione dell'omicidio che Stefano aveva 33 anni, e questo potrebbe essere un primo messaggio, una prima firma, mutuata dalla solita grammatica iniziatica, presa a prestito come codice, poi viene detto che ne ha 34 anni, poi addirittura 27 come il suo assassino, anche se il 33 rimane quello più veicolato e rappresentativo.
Qualcuno in procura pensa sia un mitomane, non sarebbe il primo mitomane che si è presentato autoaccusandosi dell'omicidio di Stefano, ma non penso lo sia, penso che il suo coinvolgimento faccia parte della solita strategia messa in piedi attraverso candidati manciuriani.
Strano anche che l'arma del delitto non sia stata buttata nel Po, la corrente lo avrebbe certamente occultato meglio, ma messa in una cassetta ENEL, in bella vista sulla strada.
Oltretutto, troppe dichiarazioni sono trapelate fin da subito in barba a tutte le disposizioni di legge, dichiarazioni diverse e senza alcun senso, anche se lucidissime, quasi fossero un copione: “Volevo uccidere un ragazzo, una persona la cui morte avesse una buona risonanza, non un quarantenne di cui poi non avrebbe parlato nessuno. Quella mattina ho comprato i coltelli in un supermercato, erano colorati e con il simbolo della Svizzera. Sono costati circa 10 euro. Me ne sono subito liberato tenendone soltanto uno, il migliore per quello che avevo deciso di fare”.
In queste frasi non traspare "volevo uccidere un ragazzo felice", forse inventata dai media, imbeccati dai qualcuno, ma è ancora più inquietante perché sembra detta sotto dettatura.
Perché tiene ad informarci che i coltelli avrebbero il simbolo della Svizzera?
Cosa significa questo dettaglio, chi risiede in Svizzera, la sede della Spectre?
Sembra la descrizione degli effetti della sua confessione, ci tiene a specificare o ci tengono a specificare che cercava risonanza mediatica, un po' come gli utilizzatori, curioso no?
Un po' come il folle che ha bruciato il pullman...

Poi, la goccia che fa traboccare il vaso di Pandora, oggi sui TG della sera, hanno mostrato l'arma del delitto, perfettamente intonsa e ripulita dentrola cassetta ENEL, anche se precedentemente era stata fatta vedere vuota, di un colore preciso, non casuale.
Si, il colore è il rosa, completamente colorata di rosa, quasi a voler confermare la firma del delitto.
Non bastavano le corna scambiate come sfottò mostrate quando è stato portato via in macchina, forse c'era bisogno di questo ulteriore segnale...
ROSA SOPRA OGNI COSA... 
cit.




lunedì 25 marzo 2019

TRA IL DIRE E IL FARE C'E' DI MEZZO IL MARE... E UN PULLMAN IN FIAMME


Due episodi mediatici hanno cavalcato l'onda negli ultimi giorni, il primo è quello del pullman in fiamme, dove hanno rischiato di morire 51 bambini, ed il secondo è il salvataggio di 50 profughi in acque libiche, da parte di una ONG guidata da un redivivo Casarini.
Due vicende diverse, ma intimamente legate tra loro, fosse solo per l'accostamento mediatico e per il fatto che sembrano complementari. Due vicende che alimentano due fazioni belligeranti in una campagna elettorale oramai giunta alla fine.


ELEMENTO ACQUA:
Voi riuscite a rallegrarvi se ci sono minori sbarchi, anche sapendo che i profughi torneranno nei lager libici che abbiamo finanziato noi?
Io sinceramente no, ciò non significa che voglio essere invaso da un continente intero, ci mancherebbe, ma mi chiedete troppo, non riesco ad essere felice di questo paradigma che sposta solo il problema altrove, sono terrorizzato ugualmente, ben sapendo la fine che faranno anche i più fortunati tra loro.
Secondo me, in questa vicenda, probabilmente c'è anche una ragione che risponde all'ego di Casarini, forse la sfrutterà politicamente, ma poco importa nell'economia della vita reale di 50 poveracci.
Nonostante io sia Noglobal (ovvero contro la globalizzazione delle banche e non dei diritti, che invece andrebbero massivamente implementati), c'ero anch'io a Genova all'epoca, tengo ANCHE in considerazione la transizione e le sue conseguenze reali di queste due visioni contrapposte, quella pro-immigrazionista e quella anti-immigrazionista, che vede comunque disperati a cui nessuno frega nulla. 


Aspettando un utopico socialismo che auspico e non vedo all'orizzonte, nel frattempo ci sono vite reali di poveracci che stanno, grazie a Minniti, dentro lager di detenzione, dove stupri, omicidi e violenze sono all'ordine del giorno.
Non si può parlare sempre e solo in senso macropolitico, optando giustamente per un cambiamento che, in parte condivido, ci sono anche vite nel mezzo che andrebbero valutate, perché è vero che ci sono meno sbarchi, abbiamo MENO DISTURBO, ma tutta questa massa di gente non è che allora smette di avere problemi esistenziali.
E' complesso il discorso ed andrebbe valutato anche tutto il resto.
E' quello che succede nel mentre, quello che ora è ritualizzabile come materiale umano, da entrambe le visioni, che andrebbe preso in considerazione.
Non credo che nascondere la polvere sotto il tappeto (lager che noi abbiamo prodotto, anche con la morte di Gheddafi), aspettando un cambio di rotta, sia la sola posizione possibile, in mezzo c'è un inferno a cielo aperto, ci sono persone reali e non merci, quelle non hanno confini, anche se noi saremo meno "contagiati" di prima.
Il punto è che non si è fatto ancora nulla di serio a livello diplomatico con certi paesi africani, solo chiacchiere e distintivo.
E, comunque, anche se l'operazione è stata palesemente strumentale, e lo si evince da tante cose, se si sono salvate vite, è sempre un bene, non me ne frega nulla del resto, a voi tutti giustamente non fregherebbe nulla se foste parte in causa.
Poi possiamo essere d'accordo che l'immigrazione vada gestita, che è necessario un cambio di rotta, ma in mezzo c'è l'inferno, e se noi possiamo "rallegrarci" dei minori sbarchi, questo significa che il problema è SOLO spostato verso l'Africa.
Diciamo più onestamente, mors tua... ecc ecc, sempre aspettando il famoso cambiamento, si intende...


ELEMENTO FUOCO:
Dopo aver visto Salvini al TG sbeffeggiare l'eroe ragazzino e Fabio Fazio, in prima serata, celebrarli entrambi, mi viene in mente al volo solo una cosa, due servi e due facce della stessa medaglia egregorica. Due fratellini e un Caronte (Fazio), esposti e celebrati a rete unificate, in scala, un piccolo anti-governo speculum di quello attuale, formato dai due bulli più il loro di Caronte, ovvero, il Conte e poco Arconte. Opposti ma in fondo uguali, anche loro con la divisa, tutti uniti dalla stessa matrice liturgica del sistema.
Se la tragedia del Bus fosse stata una strage, ci avrebbe guadagnato Salvini a livello di propaganda e forma pensiero, dato che invece non è morto nessuno ed i 51 bambini sono fortunatamente salvi, il rito mediatico ha celebrato i due eroi stranieri che simbolicamente danno vantaggio al PD, partito un po' troppo ancora zingaro/Zingaretti. Però tra un Salvini che "salva" ed un piccolo zingarello, mi sa che vinca il primo dei due, ma non si sa mai... Potrebbero esserci sorprese?
Nel codice morse il numero 51 è un'abbreviazione comunemente usata con significato di wishes (auguri). Un augurio per Adam & Rami? 


Il 51 rappresenta anche la natura benefica: la terra è umida e produttiva. 
Le generazioni (Adam &Rami), sono la vera forza motrice della via."
La vicenda fa da contraltare al salvataggio dei 50 profughi di Casarini in mare (numero curiosamente quasi identico)
La tragedia del bus ritengo sia vera, quello che è successo è reale, questo però non cambia la questione. Probabilmente il tizio pazzo è stato manipolato o comunque "convinto" a fare quella pazzia, ma potrebbe anche essere isolato, non lo possiamo sapere oggi.
Quello che non credo è che sia tutta farina del suo sacco, anche se nella sceneggiatura reale il pullman è stato evacuato e dato alle fiamme. C'è a livello simbolico la contrapposizione tra le fiamme del bus e la barca salvata in mare, fuoco e acqua, e una nuova contrapposizione tra i due salvatori, simbolicamente "profughi", ma eroi italianizzati, e i soliti "scocciatori" profughi che vengono dal mare. "Vince" il fuoco sull'acqua, i migranti torneranno probabilmente nei lager libici, mentre i due ragazzini potranno esultare nella capanna dello Zio (Tom) Fa-Zio...
Non credo che tutto questo sia creato dall'alto, penso piuttosto indotto, un po' come una palla di neve che viene mossa e, cadendo, provoca una valanga. La valanga è naturale, è solo la conseguenza reale, a monte potrebbe esserci semplicemente una "casuale" spintarella...


 

martedì 19 marzo 2019

L'ULTIMA CENA DI FADIL, DEL CAVALIERE E DELL'ORSO...

Dopo l'avvocato di Ruby RubaCuori, Egidio Verzini, ed un giornalista di inchiesta, ci lascia anche la modella Imane Fadil, testimone delle "Ultime Cene" di Silvio, dove viene raccontato di una "Setta Satanica" (definizione approssimativa, forse di un rito magico sessuale) guidata da una vestale, poco vestita, composta di sole donne che interagiscono con i potenti di turno e non solo con Berlusconi.
Tre persone muoiono in circostanze a dir poco curiose, l'avvocato decide improvvisamente di sottoporsi all'eutanasia in Svizzera, dopo aver saputo di avere un male incurabile, e non prima di gettare ulteriori sospetti sui ricatti e le pressioni che Berlusconi e il suo entourage avrebbero fatto ai vari testimoni di quelle feste.
Il giornalista che si occupava dell'inchiesta muore anche lui all'improvviso per un male incurabile non meglio identificato, lasciando un vuoto incolmabile, ed infine, dopo un mese di lunga agonia, muore Imane Fadil, testimone chiave che, fin da subito, aveva detto ai suoi avvocati ed ai suoi parenti di essere stata avvelenata.
La modella marocchina, forse ingenuamente, aveva più volte rilasciato alla stampa, dichiarazioni molto pesanti e gravi, fatti che voleva pubblicare in un libro verità sulla vicenda, contenuti di intercettazioni telefoniche, documentazione che proverebbe il coinvolgimento di Berlusconi nel pagamento di milioni di euro per comprare il silenzio delle varie olgiettine ed ospiti annessi.
Questo però è solo il primo livello di accuse imputate al padrone di casa di Arco-Re.
Sia Imane Fadil che gli altri due "ammalati", hanno sempre fatto intendere che c'era qualcosa di ben più grosso in ballo e che la questione non si limitava a descrivere una squallida orgia per ricchi annoiati, ma che erano coinvolti personaggi potenti ed importanti che orbitavano come ospiti graditi a queste tristi sciarade.
La modella era venuta a conoscenza di fatti che riguardavano proprio alcuni ospiti stranieri (potenti uomini d'affari e politici stranieri cari al nostro Presidente) che avrebbero messo in cattiva luce la loro reputazione ed avrebbero creato problemi diplomatici.
Quindi, oltre al discorso della compravendita del silenzio di tutte le ragazze dei festini, è trapelato il discorso che riguardava più da vicino alcuni personaggi che non sarebbero dovuti risultare presenti e che forse si sono lasciati scappare qualche parola di troppo riguardo a fatti gravi successi in quelle serate ed altrove.
Tralasciando l'aspetto della celebrazione della Setta Satanica che ritengo per adesso marginale, in quanto, come scrivevo all'inizio, sia stato più una messinscena in stile Eyes Wide Shut che altro, proprio riagganciandomi al capolavoro di Kubrick, volevo far notare come nel film, la prostituta che decide di parlare, salvando Tom Cruise da un impasse imbarazzante e pericoloso, fa una brutta fine e viene trovata morta per overdose il giorno dopo.
Nella scena successiva un grande Sydney Pollack, nella parte del ricco massone amico del medico Cruise, spiega come funzionano certi mondi, certe serate a tema e come vengono puntualmente puniti chi tradisce l'Entità, perché è obbligo dare l'esempio del "memento mori" a chiunque cerchi di denunciare certi potenti.
Kubrick mette in scena magistralmente come funziona il potere e come esso si comporta in certi casi.
Le analogie ci sono, anche nella nostra storia abbiamo una ragazza che decide di non piegarsi al ricatto e decide addirittura di sputtanare quel potere che inizialmente l'aveva sedotta, ma che ben presto ha capito essere molto pericoloso e malvagio.


Ritengo, quindi, che Imane Fadil sia stata uccisa, probabilmente avvelenata, come esempio da dare a tutti quanti, per far capire chi è che comanda a chiunque osi mettere il bastone tra le ruote di certi personaggi.
La morte di Fadil ristabilisce i ruoli sociali in campo ed anche i loro destini annessi, non può passare l'idea che una povera straniera disperata possa permettersi di svergognare i potenti di turno, è un fatto che non può essere assolutamente accettato e contemplato.
Ci sono delle convergenze parallele, parafrasando un vecchio politico famoso, su questi morti.
Faceva comodo a tutti che loro morissero in circostanze particolari, faceva comodo all'ambiente di Berlusconi, come faceva comodo a certi ambienti legati a politici stranieri, bisognava dare una lezione a questa ragazza che parlava troppo.
Ed è proprio la modalità dell'avvelenamento della modella che ci riporta all'amico Putin, grande frequentatore delle sciarade a tema, ed a come solitamente LORO uccidono i testimoni scomodi, gli esempi di giornalisti e persone non gradite avvelenate in Russia, e un po' ovunque, si sprecano.
La ragazza non si drogava, non aveva alcuna malattia rara e prima del ricovero era in perfetta salute, intenta a pubblicare quel famoso libro-documento dove avrebbe messo alla berlina diversi potenti di turno, probabilmente anche personaggi legati al doppio filo con la mafia russa.
L'avvocato di Ruby RubaCuori, ammalatosi anche lui in circostanze poco chiare, ed il giornalista che indagava sulle intercettazioni di personaggi politici legati a certe vicende criminali, avevano parlato di fatti gravi venuti fuori proprio in quelle serate, con nomi e cognomi.
Muore proprio Fadil, che in arabo significa fedele, degno, un bel contrappasso per chi ha tradito ed è stato poco FEDELE.

L’ex consulente della Commissione Mitrokhin ha parlato così della misteriosa morte di Imane Fadil:
 «All’impronta direi che potrebbe trattarsi di l’utilizzo di cosiddetti BRV cioè sostanze radiologiche da combattimento, per una possibile eliminazione fisica, ma ripeto è roba da agenzie statali o di gruppi specializzati del livello di Al Qaida o di Mohylevyč (ritenuto il capo della mafia russa nel mondo) per intenderci». «Un veleno è fatto per non essere individuato e questi sono veleni di Stato o della cosiddetta State sponsored Mafia. Difficile per gli inquirenti farsi una idea in tempi brevi sui fatti di Milano, credo in Italia non ci siano le competenze tecnico-militari necessarie, solo i pochi governi che possiedono arsenali nucleari o che gestiscono questo livello di operazioni di intelligence hanno quel che serve per orientarsi, l’ideale sarebbe richiedere la collaborazione del Regno Unito in questa indagine».


Vittima di convergenze parallele. Non è Putin in prima persona che ordina: "UCCIDETELAAA...", diciamo che, la sua uscita di scena, è stata CONDIVISA. Fatti puntualmente avvenuti, ed il modus operandi è stato piuttosto chiaro. 
Quando la mafia nostrana incapretta delle sue vittime designate, usa determinate modalità rituali per uccidere, altri ne usano solitamente diverse, più consone alle loro usanze.
L'omicidio in questi casi, ed oggi dovremmo averlo capito tutti, viene firmato...
Perché quello che è emerso era solo una piccola, piccola parte dell'inchiesta.
Alla fine risulta una storia penosa e squallida, mi riferisco al fatto che a 80 anni suonati, un uomo pubblico debba ancora mentire su una ragazza, dicendo che non l'ha mai conosciuta alle sue feste, nonostante le prove oggettive delle intercettazioni e delle sue 8 presenze alle serate, e non parliamo di un cristiano qualunque, ma di un ex Presidente del Consiglio che ha pesanti responsabilità politiche.
Poi la morte, avvenuta chissà, forse per caso....
Tanto a breve la gente si scorderà di tutto, a chi può interessare la sorte di una straniera considerata dalla maggioranza silenziosa solo una prostituta, meglio un imbarazzo iniziale e poi il LIMBO ETERNO, domani è un altro giorno e già siamo alle elezioni europee.  
Il punto è che sono morte più persone intorno a questa vicenda, e non credo siano morte per sincronicità.
Cui prodest?

Leggiamo sul sito dell' ANSA e sul Fatto Quotidiano:
La procura di Milano ha aperto un’indagine per omicidio volontario e sono stati gli esiti degli esami tossicologici disposti lo scorso 26 febbraio dai medici dell’Humanitas di Rozzano, dove era ricoverata, ed effettuati in un centro specializzato di Pavia a evidenziare che la donna è deceduta a causa di un “mix di sostanze radioattive”. Gli esiti, scrive l’Ansa, sono arrivati il 6 marzo e trasmessi immediatamente dallo stesso ospedale alla Procura di Milano.
Disposta autopsia: “Sintomatologia da avvelenamento”.
La notizia, infatti, è stata diffusa direttamente dal procuratore capo di Milano, Francesco Greco.
È lo stesso capo dell’ufficio inquirente lombardo a spiegare che la giovane aveva detto ai suoi familiari e avvocati che temeva di essere stata avvelenata. 
Nella cartella clinica di Fadil, spiega Greco, ci sono “più anomalie” e per capire la causa esatta della morte “è stata disposta l’autopsia, che dovrebbe essere seguita a breve”. Ma visto il risultato degli esami tossicologici, i tempi per effettuarla sono tutti da verificare, visto che le sostanze rilevate potrebbero mettere in pericolo i medici stessi.
La procura ha riferito di essere stata informata del decesso solo la settimana scorsa, quando l’avvocato di Fadil si è rivolto alla magistratura. 
“I medici della clinica non hanno avvisato la procura del decesso”, ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, titolare dell’inchiesta. 
Il primo marzo la giovane è morta e, da quanto si è saputo, quello stesso giorno sono state sequestrate le cartelle cliniche. Il 6 marzo è arrivato il referto tossicologico che parlava di sostanze radioattive, immediatamente trasmesso dall’ospedale all’autorità giudiziaria. La ragazza era risultata anche negativa agli esami che le erano stati effettuati per capire se facesse uso di sostanze stupefacenti.

Secondo le indagini, la modella era stata ricoverata prima in terapia intensiva e poi rianimazione: è stata vigile fino all’ultimo, nonostante i forti dolori e il “cedimento progressivo degli organi”. “Non c’è una diagnosi precisa sulla morte – ha detto l’aggiunto Siciliano – ma dalle analisi emerge una sintomatologia da avvelenamento“. 
“Ha detto di essere stata avvelenata” – “Sono in corso gli accertamenti sui campioni di sangue prelevati durante il ricovero – spiega Greco – non si può escludere nessuna pista visto che dalla cartella clinica non emerge nessuna malattia specifica“.
La giovane riferiva di gonfiori e dolori al ventre. “Fadil – ha detto il procuratore di Milano – durante il ricovero ha telefonato ad alcune persone, il fratello e l’avvocato, sostenendo di essere stata avvelenata. 
“Che sostanza poteva essere ad averla avvelenata? 
Ci sono diverse ipotesi che sono al vaglio della Procura”, ha spiegato il legale. 
Che poi ha aggiunto: “Ho letto il libro che aveva scritto Imane sul caso Ruby ma non so se avesse trovato un editore. Di sicuro l’aveva terminato diversi mesi fa. Conoscendo la situazione e conoscendo bene Imane, io una mia idea me la sono fatta, ma ci sono delle indagini in corso e di più non posso dire”.

L’intervista al Fatto: “Ad Arcore setta che adora il demonio” – Di quel libro aveva parlato anche in un’intervista al Fatto Quotidiano dell’aprile scorso. “Voglio raccontare tutto. La cosa non si limita a un uomo potente che aveva delle ragazze. C’è molto di più in questa storia, cose molto più gravi”
La modella sosteneva di avere lasciato Arcore dopo aver ricevuto una proposta indecente. Dopo poco tempo era diventata una testimone dell’accusa. 
Al Fatto, però, Fadil aveva raccontato anche dettagli mai resi in tribunale. “Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio. Sì lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno tanti altri, che in quella casa accadevano oscenità continue. Una sorta di setta, fatta di sole donne, decine e decine di femmine complici”.
“Non manca molto, devo solo finire questo libro. E poi il mondo saprà”.
Il caso dell’ex avvocato di Ruby – Recentemente, tra l’altro, il caso Ruby era tornato al centro della cronaca quando il procuratore aggiunto Siciliano e il sostituto Luca Gaglio avevano ascoltato come persona informata sui fatti la socia di studio dell’avvocato Egidio Verzini, morto col suicidio assistito in Svizzera il 5 dicembre, dopo che il giorno precedente aveva raccontato, in un comunicato affidato all’Ansa, che Berlusconi avrebbe versato 5 milioni di euro a Karima El Mahroug, con i soldi transitati da Antigua in Messico. Verzini fu legale di Ruby nel 2011. 
La sua socia di studio ha confermato che il legale decise di fare quelle rivelazioni per una “esigenza di giustizia” e per un “dovere etico“, come da lui stesso scritto nel comunicato, ma che lei non sapeva altro su questa sua scelta. Verzini era già stato sentito quattro volte nel corso delle indagini, avvalendosi più volte del segreto professionale: era anche un teste dell’accusa nel processo in corso. Nel comunicato diffuso un giorno prima di morire parlò di “un pagamento di 5 milioni di euro eseguito tramite la banca Antigua Commercial Bank su un conto presso una banca in Messico”, sostenendo che la “operazione Ruby” sarebbe stata “interamente diretta dall’avvocato Ghedini con la collaborazione di Luca Risso”, ex compagno di Karima. Lo storico legale di Berlusconi aveva annunciato querela. Nell’ultima riga del comunicato Verzini aveva scritto di essere “in possesso di ulteriori elementi ed informazioni documentate“. 
Ed è proprio su questo aspetto, ossia sulla ricerca di carte e documenti per trovare riscontri alle sue dichiarazioni, che si stanno concentrando le indagini in corso dei pm, i quali poi depositeranno gli atti dei nuovi accertamenti nel dibattimento in corso. Il processo ha al centro i milioni di euro che l’ex premier avrebbe versato a Ruby e alle ‘Olgettine’ per ottenere il silenzio o la reticenza sulle serate ad Arcore. A quel processo Imane Fadil voleva costituirsi parte civile.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/15/caso-ruby-morta-la-testimone-imane-fadil-decesso-dovuto-a-mix-di-sostanze-radioattive-la-procura-di-milano-indaga-per-omicidio/5040409/?fbclid=IwAR0WJDWJw5qabJqe64ctSSeLRj6NqqmWPHWnrOb6M4rw57F1wvMCby6zN40


giovedì 14 marzo 2019

BLACK-OUT TERRORISTA IN VENEZUELA, OVVERO LA NUOVA ARMA DELLA SOVRAGESTIONE...


Guaido', fossi in te, avrei paura del fuoco amico...
Secondo me, se non dovessero bastare gli attacchi infami e terroristici che hanno provocato il black-out, qualcuno potrebbe giocare la carta del vittimismo che funziona sempre.
La prossima mossa strategica militare potrebbe riguardare Guaido'.
Guaido' potrebbe fare una brutta fine, potrebbe essere sacrificato all'altare della patria, nonostante sia stato rassicurato dai servizi riguardo la sua incolumità, per giustificare un'aggressione militare da parte degli USA ed indicare Maduro come colpevole.
Morale della favola, se va bene scoppia una guerra civile, se va male, scatta il Piano B, ovvero una guerra.
In ogni caso Maduro è fottuto, il popolo venezuelano pure, le aziende di Stato saranno privatizzate e tutti moriranno felici, contenti... e liberisti.
Una terza via, diplomatica e super-partes, potrebbe arrivare dal Vaticano e dall'Europa, per sbloccare l'embargo mafioso e ripristinare la sovranità economica perduta, ma è pura utopia non contemplata in questo mondo crudele, infatti, pare che nessuno voglia sporcarsi le mani e schierarsi contro certi poteri.

Sostenere il Venezuela di Maduro, con tutti i suoi limiti congeniti e precisando che non mi rappresenta politicamente, non significa essere anti-americani, anzi, è l'esatto contrario, amici miei.
I veri anti-americani sono coloro che sostengono le politiche imperialiste della sovragestione, politiche che tradiscono per prime i valori fondativi democratici e liberali degli USA.
Il sottoscritto non odia nessuno, troppa fatica odiare, non serve a nulla, ed il popolo americano non è certo il bersaglio, infatti numerosi intellettuali, scrittori, musicisti, professori e cittadini comuni hanno criticato l'arroganza del loro governo, firmando petizioni, scrivendo manifesti e tanti articoli.
Personalmente non sono schierato con nessuno, non sono certo un fan di Putin, la Cina mi fa politicamente orrore, e se al posto degli USA ci fosse qualsiasi altra nazione o il redivivo Impero Romano, direi e scriverei esattamente le stesse cose.
Sono ben consapevole che lo schema di potere si manifesta in maniera identica ovunque si presenti e che il problema non è l'America in quanto tale, la Russia in quanto tale o il Venezuela in quanto tale, qualsiasi impero al posto degli USA farebbe uguale, questo è ovvio e palese, ma ciò non deve legittimare il sopruso internazionale. 
Il POTERE, proprio perchè è trasversale, va sempre criticato e osteggiato in quanto struttura, a prescindere dove esso si manifesti nel mondo.
Sostenere il Venezuela di Maduro è anche sostenere chi non si schiera con il padrone di turno, chi non accetta acriticamente il pensiero unico, anche se è conscio di essere in minoranza e di perdere la sua battaglia. 


Ora è addirittura la stampa Usa (anti-americani pure loro?), ad accusare lo stesso Guaidò, sia per la distruzione degli aiuti umanitari, che per il drammatico black-out. 
Le denunce del “New York Times” e di “Forbes” attestano che il blackout in Venezuela sia stato causato da un cyber-attacco informatico USA. 
Questo tipo di conflitto 2.0, utilizzando le nuove tecnologie, è molto sofisticato e non da scampo a nessuno, è uno conflitto sbilanciato e vigliacco, perché è praticamente impossibile lottare contro attacchi informatici che arrivano dall'alto dei cieli e paralizzano un paese, è un po' come una punizione divina. 
E' anche un esempio criminale su scala internazionale da dare a tutti coloro che osano schierarsi contro la sovragestione, e non a caso lo si compie contro un paese non allineato, socialista, come in passato è successo con diverse modalità contro Allende, contro Gheddafi, contro Sankara e tanti, tanti altri socialisti, diversi tra loro, più o meno democratici, ma sicuramente migliori di tanti altri paesi illiberali e totalitari alleati con la Metà oscura della Forza. 
Sicuramente meno criminali del "democratico" Bolsonaro, amico dei neo-nazisti dei battaglioni della morte, colluso con la malavita brasiliana e finanziato, coccolato e sostenuto dal backoffice di Trump, sicuramente migliori di tutte le teocrazie terroristiche ed infami islamiche che fanno affari con i cosiddetti "buoni", buoni che, ad oggi, hanno diversi problemi di democraticità interna e si vedono trasformare davanti agli occhi, quella che fu la patria dei Kennedy (non a caso ucciso anche lui ed i suoi familiari) e dei padri fondatori, in una cloaca fascista ed illiberale. 
Altro che anti-americanismo, qui c'è da salvare l'America dal suo cancro interno (o è già metastasi?), anche perché la ruota gira e l'Impero Romano non fu eterno.
Segue un articolo di Pino Arlacchi molto preciso ed illuminante sulla terribile situazione Venezuelana. Da leggere e condividere.


Io, ex vicesegretario dell’Onu vi spiego il grande imbroglio della crisi in Venezuela, tra Wall Street e petrolio”
di Pino Arlacchi | 27 Febbraio 2019
- Se c’è una lezione che si impara dirigendo una grande organizzazione internazionale come l’Onu è che, nelle cose del mondo, la verità dei fattiraramente coincide con la sua versione ufficiale. Le idee dominanti – come diceva il vecchio Marx – restano quelle della classe dominante. E il caso del Venezuela di questi giorni si configura appunto nei termini di una gigantesca truffa informativa volta a coprire la sopraffazione di un popolo e la spoliazione di una nazione.
Il principale mito da sfatare riguarda le cause di fondo del dramma venezuelano. I media occidentali non hanno avuto dubbi nell’additare gli esecutivi succedutisi al potere dopo l’elezione del “dittatore” Chávez alla presidenza nel 1998 come unici responsabili della crisi, nascondendone la matrice di gran lunga più importante: le barbare sanzioni americane contro il Venezuela decise da Obama nel 2015 e inasprite da Trump nel 2017 e nel 2018.
Spese sociali mai così alte. La “dittatura” di Chávez, confermata da 4 elezioni presidenziali e 14 referendum e consultazioni nazionali successive, è stata condotta sotto il segno di uno strappo radicale con la storia passata del Venezuela: i proventi del petrolio sono stati in massima parte redistribuiti alla popolazione invece che intascati dall’oligarchia locale e imboscati nelle banche degli Stati Uniti.
Nonostante Chávez abbia commesso vari errori di malgoverno e corruzione tipici del populismo di sinistra – errori confermati in seguito dal più debole Maduro – sotto la sua presidenza le spese sociali hanno raggiunto il 70% del bilancio dello Stato, il Pil pro capite è più che triplicato in poco più di 10 anni, la povertà è passata dal 40 al 7%, la mortalità infantile si è dimezzata, la malnutrizione è diminuita dal 21 al 5%, l’analfabetismo è stato azzerato e il coefficiente Gini di disuguaglianza è sceso al livello più basso dell’America Latina (dati Fmi, Undp e Banca Mondiale).

Ma la sfida più temeraria lanciata dal Venezuela “socialista” è stata quella contro l’egemonia del dollaro. L’economia ha iniziato a essere de-dollarizzata favorendo investimenti non statunitensi, tentando di non farsi pagare in dollari le esportazioni, e creando il Sucre, un sistema di scambi finanziari regionali basato su una cripto-moneta, il Petro, detenuta dalle banche centrali delle nazioni in affari col Venezuela come unità di conto e mezzo di pagamento. Il tempo della resa dei conti con il Grande Fratello è arrivato perciò molto presto. Molti hanno evocato lo spettro del Cile di Allende di 30 anni prima.
Ma il Venezuela di oggi è preda ancora più consistente del Cile. Dopo la Russia, è il Paese più ricco di risorse naturali del pianeta: primo produttore mondiale di petrolio e gas, secondo produttore di oro, e tra i maggiori di ferro, bauxite, cobalto e altri. Collocato a tre ore di volo da Miami, e con 32 milioni di abitanti. Poco indebitato, e capace di fondare una banca dello sviluppo, il Banco do Sur, in grado di sostituire Banca Mondiale e Fondo monetario come sorgente più equa di credito per il continente latinoamericano.
È per queste ragioni che la “cura cilena” è inizialmente fallita. 
Il tentato golpe anti-chavistadel 2002 e le manifestazioni violente di un’opposizione divenuta eversiva e anti-nazionale, si sono scontrati con un esecutivo che vinceva comunque un’elezione dopo l’altra. Perché anche i poveri, dopotutto, votano. L’occasione per chiudere la partita si è presentata con la morte di Chávez nel 2013 e il crollo del prezzo del petrolio iniziato nel 2015.
La strategia delle sanzioni – La raffica di sanzioni emesse l’anno dopo con il pretesto che il Venezuela fosse una minaccia alla sicurezza nazionale degli Usa mettono in ginocchio il Paese. 
Il Venezuela viene espulso dai mercati finanziari internazionali e messo nelle condizioni di non poter più usare i proventi del petrolio per pagare le importazioni. 

Quasi tutto ciò che entra in un’economia che produce poco al di fuori degli idrocarburi deve essere pagato in dollari contanti. E le sanzioni impediscono, appunto, l’uso del dollaro. I fondi del governo depositati negli Usa vengono congelati o sequestrati. I canali di rifinanziamento e di rinegoziazione del modesto debito estero del Venezuela vengono chiusi. Gli interessi sul debito schizzano in alto perché le agenzie di rating al servizio di Washington portano il rischio paese a cifre inverosimili, più alte di quelle della Siria. Nel 2015 lo spread del Venezuela è di 2 mila punti, per raggiungere e superare i 6 mila nel 2017.
Gli economisti del centro studi Celag hanno quantificato in 68,6 miliardi di dollari, il 34% del Pil l’extra costo del debito venezuelano tra il 2014 e il 2017. 
Ma il più micidiale degli effetti del blocco finanziario del Venezuela è il rifiuto delle principali banche internazionali, sotto scacco americano, di trattare le transazioni connesse alle importazioni di beni vitali come il cibo, le medicine, i prodotti igienici e gli strumenti indispensabili per il funzionamento dell’apparato produttivo e dei trasporti. 
Gli ospedali venezuelani restano senza insulina e trattamenti antimalarici. I porti del paese vengono dichiarati porti di guerra, portando alle stelle le tariffe dell’import-export. Il valore delle importazioni crolla da 60 miliardi di dollari nel 2011-2013 a 12 miliardi nel 2017, portandosi dietro il tonfo del 50% del Pil.

Le banche di Wall Street – I beni che riescono comunque a essere importati vengono accaparrati e rivenduti di contrabbando dagli oligopoli dell’industria alimentare che dominano il settore privato dell’economia venezuelana. La stessa delinquenza di alto livello che tira le fila del sabotaggio del Clap, il piano di emergenza alimentare del governo che soccorre 6 milioni di famiglie. È stato calcolato che tra il 2013 e il 2017 l’aggressione finanziaria al Venezuela è costata tra il 110 e il 160% del suo Pil, cioè tra i 245 e i 350 miliardi di dollari. Senza le sanzioni, l’economia del Venezuela, invece di dimezzarsi, si sarebbe sviluppata agli stessi tassi dell’Argentina.
Durante il 2018 si sviluppa in Venezuela una crisi umanitaria interamente indotta. Che si accompagna a un’iperinflazione altrettanto fasulla, senza basi nei fondamentali dell’economia, determinata da un attacco del mercato nero del dollaro alla moneta nazionale riconducibile alle 6 maggiori banche d’affari di Wall Street.
È per questo che il rapporto dell’esperto Onu che ha visitato il Venezuela nel 2017, Alfred De Zayas (di cui non avete mai sentito parlare ma che contiene buona parte dei dati fin qui citati), propone il deferimento degli Stati Uniti alla Corte Penale Internazionale per i crimini contro l’umanità perpetrati in Venezuela dopo il 2015.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/02/27/venezuela-in-crisi-cosa-nasconde-il-grande-imbroglio/5000660/?fbclid=IwAR0E0NB8iAG6YpG2gT0-90PR5sfJ6qwXcVCnHYLUcFsS3EJPrVqfPduFkwk