venerdì 31 agosto 2018

1984 di GEORGE ORWELL


“Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Winston?”
Winston ci pensò un po’ su. “Facendolo soffrire” disse infine.
“Esattamente. Facendolo soffrire. L’obbedienza non basta.
Se non soffre, come si fa a essere sicuri che egli non obbedisca alla sua volontà, anziché alla tua?
Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione. Il potere consiste nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento.
Riesci a vedere, ora, quale tipo di mondo stiamo creando? Esso è proprio l’esatto opposto di quella stupida utopia edonistica immaginata dai riformatori del passato.
Un mondo di paura, di tradimenti e di torture, un mondo di gente che calpesta e di gente che è calpestata, un mondo che diventerà non meno, ma più spietato, man mano che si perfezionerà.
Il progresso, nel nostro mondo, vorrà dire soltanto il progresso della sofferenza.
Le civiltà del passato pretendevano di essere fondate sull’amore e sulla giustizia.
La nostra è fondata sull’odio. Nel nostro mondo non vi saranno altri sentimenti oltre la paura, il furore, il trionfo, e l’automortifìcazione.
Tutto il resto verrà distrutto, completamente distrutto. Già stiamo abbattendo i residui del pensiero che erano sopravvissuti da prima della Rivoluzione.
Abbiamo abolito i legami tra figli e genitori, tra uomo e uomo, e tra uomo e donna.
Nessuno ha il coraggio di fidarsi più della propria moglie, del proprio figlio; nel futuro non ci saranno né mogli, né amici. I bambini verranno presi appena nati alle loro madri così come le uova vengono sottratte alle galline.
L’istinto sessuale verrà sradicato.
La procreazione diventerà una formalità annuale come il rinnovo della tessera annonaria. Noi aboliremo lo stesso piacere sessuale. I nostri neurologi stanno facendo ricerche in proposito. Non esisterà più il concetto di lealtà, a meno che non si tratti di lealtà verso il Partito. Non ci sarà più amore eccetto l’amore per il Gran Fratello.
Non ci sarà più il riso, eccetto il riso di trionfo su un nemico sconfitto. Non ci sarà più arte, più letteratura, più scienza. Una volta onnipotenti, non avremo più alcun bisogno della scienza. Non ci sarà più alcuna distinzione tra la bellezza e la bruttezza. Non vi sarà più alcun interesse, più alcun piacere a condurre l’esistenza.
Le soddisfazioni che derivano dallo spirito di emulazione non esisteranno più. Ma ci sarà sempre, intendimi bene, Winston, l’ubriacatura del potere, che crescerà e si perfezionerà costantemente e costantemente diverrà più raffinata e sottile. Sempre, a ogni momento, ci sarà il brivido della vittoria, la sensazione di vivido piacere che si ha nel calpestare un nemico disarmato. Se vuoi un simbolo figurato del futuro, immagina uno stivale che calpesta un volto umano… per sempre”.
George Orwell, 1984


20 Frasi celebri di Orwell tratte da 1984:
1- “Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.”

2- “Se riesci a sentire fino in fondo che vale la pena conservare la propria condizione di esseri umani anche quando non ne sortisce alcun effetto pratico, sei riuscito a sconfiggerli.”

3- “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza.”

4- “In fin dei conti, come facciamo a sapere che due più due fa quattro?
O che la forza di gravità esiste davvero? 
O che il passato è immutabile? 
Che cosa succede, se il passato e il mondo esterno esistono solo nella vostra mente e la vostra mente è sotto controllo?”

5- “Finché non diverranno coscienti della loro forza, non si ribelleranno e, finché non si ribelleranno, non diverranno coscienti della loro forza.”

6- “Un pazzo non è che una minoranza formata da una sola persona.”

7- “Il bipensiero implica la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe.”

8- “Se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera.”

9- “Cambiare opinione, o addirittura linea politica, è un segno di debolezza.”

10- “Confessare non è tradire. Non importa quello che dici o non dici, ciò che conta sono i sentimenti. Se riuscissero a fare in modo che io non ti ami più… quello sarebbe tradire.”

11- “Ciò che le masse pensano o non pensano incontra la massima indifferenza. 
A loro può essere garantita la libertà intellettuale proprio perché non hanno intelletto.”

12- “Il potere non è un mezzo, è un fine. 
Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.”

13- “Il Partito ricerca il potere in quanto tale. Il bene altrui non ci interessa, è solo il potere che ci sta a cuore. Non desideriamo la ricchezza, il lusso, la felicità, una lunga vita. Vogliamo il potere, il potere allo stato puro.”

14- “Nella nostra società, quelli che sanno perfettamente ciò che sta succedendo sono anche quelli che meno riescono a vedere il mondo così com’è.”

15- “La nuova aristocrazia era formata per la massima parte da burocrati, scienziati, tecnici, sindacalisti, esperti in pubblicità, sociologi, insegnanti, giornalisti e politici di professione.”

16- “Chi controlla il passato - diceva lo slogan del Partito - controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.”

17- “Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero sia libero, gli uomini siano gli uni diversi dagli altri e non vivano in solitudine... a un tempo in cui la verità esista e non sia possibile disfare ciò che è stato fatto: dall’età dell’uniformità, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del bipensiero... Salve!”

18- “L’ortodossia imponeva la mancanza di autocoscienza.”

19- “Il Grande Fratello ti osserva.”

20- “Se si vuole allontanare per sempre l’uguaglianza fra gli uomini, se gli Alti, come li abbiamo definiti, intendono restare per sempre al loro posto, allora la condizione mentale dominante deve coincidere con una follia tenuta sotto controllo.”

http://www.homolaicus.com/letteratura/fonti/1984-it.pdf


giovedì 30 agosto 2018

OMICIDIO DI STATO DI UN BAMBINO SULLA SEDIA ELETTRICA




George Junius Stinney Jr. (Alcolu, 21 ottobre 1929 – Columbia 16 Giugno 1944) è stato un ragazzo statunitense. Stinney è il più giovane condannato a morte nella storia degli Stati Uniti.
Venne dichiarato colpevole dopo una camera di consiglio durata meno di dieci minuti, nel corso di un processo durato un solo giorno, da una giuria di soli bianchi per omicidio di primo grado di due ragazzine bianche: Betty June Binnicker, di 11 anni, e Mary Emma Thames di 7 anni.
Dopo essere stato arrestato, Stinney avrebbe confessato il crimine.
Non vi è tuttavia alcuna registrazione scritta della sua confessione oltre alle note fornite da un investigatore,e non è nota alcuna trascrizione del breve processo. Gli venne negato l'appello e fu giustiziato con la sedia elettrica.
Dal momento che la condanna e l'esecuzione di Stinney furono ampiamente criticate, la questione della sua colpevolezza, la validità della sua confessione e del processo giudiziario che portò alla sua esecuzione vennero messi in discussione.
Un gruppo di avvocati e attivisti indagò sul caso Stinney a nome della sua famiglia. Nel 2013 la famiglia presentò una petizione per un nuovo processo. Il 17 dicembre 2014 la sua condanna venne annullata poiché il giudice della corte di circuito stabilì che non gli era stato concesso un processo equo. Non ebbe infatti avvocati efficaci e i suoi diritti stabiliti nel VI emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America furono ignorati.
La sentenza osservò che, mentre Stinney poteva in realtà aver commesso il crimine, l'accusa e il processo erano fondamentalmente viziati.
Il giudice Mullen decretò che la sua confessione sarebbe stata probabilmente estorta ed era quindi inammissibile come prova. Il giudice stabilì inoltre che l'esecuzione di un quattordicenne costituiva "una punizione crudele e inusuale" e quindi proibita ai sensi dell'VIII emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America.

Nel 1944 George Junius Stinney Jr. viveva ad Alcolu, nella contea di Clarendon, nella Carolina del Sud. Il ragazzo afroamericano di 14 anni viveva con suo padre, George Stinney Sr., sua madre Aime, i suoi fratelli John, di 17 anni, e Charles, di 12 anni, e con le sue sorelle Katherine, di 10 anni e Aime, di 7 anni. Suo padre lavorava nella segheria della città e la famiglia viveva negli alloggi forniti dal datore di lavoro del padre. Alcolu era una piccola città della classe operaia, in cui quartieri bianchi e neri erano separati da binari ferroviari. La città era il tipico abitato del sud del tempo, con scuole e chiese separate per residenti bianchi e neri, che raramente interagivano.
I corpi di Betty June Binnicker, di 11 anni, e Mary Emma Thames, di 7 anni, furono trovati in un fosso sul lato nero di Alcolu il 23 marzo 1944. Erano stati picchiate con un'arma improvvisata. Si ritenne che potesse essere un pezzo di metallo o uno spuntone della ferrovia.
Le ragazze furono viste per l'ultima volta in sella alla loro bici mentre cercavano fiori. Mentre passavano dalla proprietà degli Stinney, chiesero al giovane George e alla di lui sorella, Aime, se sapessero dove trovare "maypops", un nome locale per la passiflora.
Secondo Aime, lei era con George nel tempo in cui le ragazze furono uccise.

Quando le ragazze non tornarono a casa vennero organizzati dei gruppi di ricerca. Il padre di George era tra i ricercatori. I corpi delle ragazze furono trovati il mattino dopo, sul lato nero della città, in un fosso pieno di acqua fangosa. Secondo un articolo del 24 marzo 1944, pubblicato ampiamente ma contenente un errore del nome del ragazzo, lo sceriffo annunciò l'arresto e disse che "George Junius" aveva confessato e guidato gli ufficiali a "un pezzo di ferro nascosto".
Entrambe le ragazze avevano subito traumi violenti alla faccia e alla testa.
I rapporti differivano sul tipo di arma utilizzata.
Secondo un rapporto del medico legale, le ferite "furono inflitte da uno strumento contundente con una testa rotonda, delle dimensioni di un martello". I crani di entrambe le ragazze erano perforati. Le ragazze non furono violentate sessualmente e i loro imeni erano intatti. Il medico legale riferì che i genitali della ragazza più grande erano leggermente contusi.
George Stinney fu arrestato con l'accusa di aver ucciso le bambine insieme al fratello maggiore Johnny. Quest'ultimo venne poi rilasciato mentre George fu trattenuto e non gli venne permesso di vedere i suoi genitori fino a dopo il processo e la condanna.
Secondo una dichiarazione scritta a mano, l'agente arrestante era H. S. Newman, un vice sceriffo della contea di Clarendon, che dichiarò: "Ho arrestato un ragazzo di nome George Stinney, ha poi fatto una confessione e mi ha detto dove trovare un pezzo di ferro di circa 15 pollici [sic], disse che l'aveva messo in un fosso a circa sei piedi dalla bicicletta". Non esiste tuttavia alcuna copia della confessione firmata da Stinney.
George era noto per essere stato coinvolto in alcune risse a scuola. In una aveva graffiato una ragazza con un coltello. Questa affermazione del maestro di settima elementare di Stinney, che era di colore, venne rigettata da Aime Stinney Ruffner quando nel 1995 divenne pubblica. Una donna bianca locale, che conosceva George Stinney fin dall'infanzia, disse che il ragazzo aveva minacciato di uccidere lei e una sua amica il giorno prima dell'omicidio e che era ritenuto un bullo.

In seguito all'arresto di George, suo padre fu licenziato dalla segheria locale e la famiglia Stinney dovette immediatamente liberare l'alloggio fornito dal datore di lavoro. Gli Stinney temevano per la loro sicurezza. I suoi genitori non furono in grado di vedere George prima del processo. Egli non ebbe alcun sostegno durante gli 81 giorni di prigione. Venne trattenuto in un carcere di Colombia, a 50 miglia dalla città, a causa del rischio di linciaggio.
Il ragazzo venne interrogato da solo, senza genitori e senza avvocato.
Sebbene il sesto emendamento gli garantisse il diritto a una consulenza legale, solo dal 1966, dopo la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti d'America sul caso Miranda v. Arizona, il diritto alla rappresentanza nel corso di un procedimento penale venne rinforzato.
L'intero processo contro Stinney, compresa la selezione della giuria, durò un solo giorno.
Il difensore d'ufficio di Stinney era Charles Plowden, un commissario delle tasse che faceva campagna elettorale per un ufficio politico locale.
Plowden non contestò i tre poliziotti, i quali testimoniarono che Stinney aveva confessato i due omicidi, nonostante questa fosse l'unica prova contro il ragazzo e nonostante la presentazione dell'accusa di due diverse versioni della confessione verbale di Stinney. In una versione Stinney sarebbe stato attaccato dalle ragazze dopo che aveva cercato di aiutare una di loro che era caduta nel fosso e le uccise per autodifesa. Secondo l'altra versione avrebbe seguito le ragazze, prima attaccando Mary Emma e poi Betty June. Non c'erano tuttavia prove fisiche che lo collegassero agli omicidi.
Non vi era inoltre alcuna versione scritta della confessione di Stinney oltre alla dichiarazione del vice sceriffo Newman.

Il processo Stinney ebbe una giuria composta interamente da bianchi.
Più di mille persone affollarono l'aula ma non venne ammesso nessun nero.
Oltre alla testimonianza dei tre agenti di polizia, i procuratori del processo chiamarono altri tre testimoni: il reverendo Francis Batson, che aveva scoperto i corpi delle due ragazze, e i due medici che aveva eseguito l'esame autoptico. Le confessioni in conflitto furono segnalate come offerte dall'accusa. La corte permise la discussione della "possibilità" di stupro nonostante l'assenza di prove che questo fosse avvenuto nella relazione del medico legale.
L'avvocato di Stinney non chiamò alcun testimone e non contro-interrogò i testimoni dell'accusa. La presentazione delle prove durò due ore e mezzo. La giuria si ritirò in camera di consiglio e dopo dieci minuti emise un verdetto di colpevolezza. Il giudice condannò Stinney alla pena di morte mediante sedia elettrica. Non vi è alcuna trascrizione del processo. Non venne presentato alcun appello.

La famiglia, le chiese e la National Association for the Advancement of Colored People si appellarono al governatore Olin D. Johnston per ottenere clemenza vista l'età del ragazzo. Altri esortarono il governatore a far procedere l'esecuzione, cosa che egli fece.
Johnston dichiarò in risposta a un appello per clemenza: "Potrebbe essere interessante per voi sapere che Stinney uccise la ragazza più piccola per violentare quella più grande, poi uccise la ragazza più grande e violentò il suo cadavere. Venti minuti dopo tornò e tentò di violentarla di nuovo, ma il suo corpo era troppo freddo". Queste affermazioni non erano supportate dal rapporto del medico legale.
Tra il momento dell'arresto di Stinney e la sua esecuzione, i genitori del ragazzo furono autorizzati a vederlo solo una volta, dopo il processo nel penitenziario di Colombia.
George Stinney morì presso il Central Correctional Institution di Colombia il 16 giugno 1944.
Alle 19:30, Stinney si diresse verso la camera di esecuzione con una Bibbia sotto il braccio, sulla quale poi si sedette una volta alla sedia elettrica. Questo perché la sua altezza (155 cm) e il suo peso (40 kg) resero difficile il fissaggio al telaio degli elettrodi.
Inoltre le dimensioni della maschera facciale non si adattavano alle proporzioni di un viso adolescenziale; infatti come fu colpito dalla prima scarica di 2.400 V, la maschera che gli copriva il volto scivolò via, "rivelando i suoi occhi spalancati, pieni di lacrime, e la spuma alla sua bocca.
Dopo altre due scosse il ragazzo morì. Durante l'esecuzione le sue mani si liberarono dalle cinghie che lo legavano alla sedia a causa degli spasmi".
Stinney venne dichiarato morto a quattro minuti dalla folgorazione iniziale. Dall'arresto all'esecuzione passarono solo 83 giorni.
George Stinney è sepolto nel Calvary Baptist Church Cemetery di Paxville, Carolina del Sud.

Riapertura del caso e annullamento della condanna:
Nel 2004, George Frierson, uno storico locale cresciuto ad Alcolu, fece delle ricerche sul caso dopo aver letto un articolo di giornale a riguardo. Il suo lavoro attirò l'attenzione degli avvocati Steve McKenzie e Matt Burgess.
Inoltre, Ray Brown, l'avvocato James Moon, e altri contribuirono con innumerevoli ore di ricerca e revisione di documenti storici, nel trovare testimoni e prove per aiutare a scagionare Stinney.
Tra coloro che aiutarono nella revisione del caso vi furono il Civil Rights and Restorative Justice Project della Northeastern University School of Law, che nel 2014 depositò un amicus alla corte.
Frierson e altri avvocati pro bono in primo luogo cercarono sollievo attraverso l'Ufficio per la grazia e la libertà per buona condotta.
McKenzie e Burgess, insieme all'avvocato Ray Chandler in rappresentanza della famiglia di Stinney, presentarono una mozione per un nuovo processo il 25 ottobre 2013.
« Se siamo in grado di ottenere la riapertura del caso, possiamo andare dal giudice e dire che non c'era alcun motivo per condannare questo bambino. Non c'erano prove da presentare alla giuria. Non c'erano verbali. Questo caso deve essere riaperto. Questa è un'ingiustizia che deve essere riparata. Sono abbastanza ottimista nel sostenere che se siamo in grado di ottenere i testimoni di cui abbiamo bisogno, avremo successo in tribunale. Abbiamo speranza in un testimone — senza legami di parentela — che sarà in grado di dire chi potrà ricostruire tutto e dire chi può fornire un alibi. Erano lì con il signor Stinney e questo non si è verificato. »
(Steve McKenzie)
George Frierson nelle interviste dichiarò: "C'è stata una persona che si è proclamata colpevole ma che ora è deceduta e la famiglia ha detto che aveva reso una confessione sul letto di morte". Frierson disse che il colpevole proveniva da una famosa famiglia bianca. Un membro, o diversi membri, di quella famiglia aveva prestato servizio nella giuria d'inchiesta del coroner, che aveva raccomandato che Stinney fosse processato.
Nel suo amicus di sintesi il Civil Rights and Restorative Justice Project affermò:
« Ci sono prove convincenti che George Stinney fosse innocente dei crimini per i quali fu giustiziato nel 1944. Il pubblico ministero si basò, quasi esclusivamente, su un frammento di prova per ottenere una condanna in questo caso capitale: la "confessione" non registrata e senza firma di un bambino di 14 anni che è stato privato del consiglio e della guida dei genitori e il cui avvocato difensore non era riuscito a chiamare testimoni a discarico o a esercitare il suo diritto di appello.»

Nel gennaio 2014 furono presentate nuove prove durante un'udienza al tribunale che comprendevano la testimonianza dei fratelli di Stinney che affermavano che il ragazzo era con loro al momento degli omicidi. Inoltre venne presentato un affidavitdel reverendo Francis Batson, colui che trovò le ragazze e le tirò fuori dal fossato pieno d'acqua. Nella sua dichiarazione ricorda che non c'era molto sangue dentro o intorno al fossato, suggerendo che potrebbero essere state uccise altrove e poi spostate. Wilford "Johnny" Hunter, che era in prigione con Stinney, "testimoniò che l'adolescente gli disse che era stato costretto a confessare" e che in cella aveva sempre proclamato la sua innocenza.
I familiari di Betty Binnicker e Mary Thames espressero disappunto per la sentenza. Dissero che, pur riconoscendo l'esecuzione di un quattordicenne come controversa, non avevano mai messo in dubbio la sua colpevolezza. La nipote di Betty Binnicker disse che lei e la sua famiglia avevano ampiamente studiato il caso e sostenne che "le persone che leggono questi articoli sul giornale non sanno la verità".
La nipote di Binnicker disse che, nei primi anni '90, un ufficiale di polizia che aveva arrestato Stinney l'aveva contattata e le aveva detto: "Non ho mai creduto che quel ragazzo non abbia ucciso tua zia".Questi membri della famiglia dissero che le affermazioni in punto di morte da parte di un singolo che confessava gli omicidi delle ragazze non erano mai state dimostrate
L'avvocato dello stato della Carolina del Sud, che sosteneva lo stato contro l'esonero, era Ernest A. Finney III. Egli era il figlio di Ernest A. Finney Jr. , il primo giudice afro-americano della Corte Suprema della Carolina del Sud fin dalla ricostruzione.
Invece di approvare un nuovo processo, il 17 dicembre 2014, la giudice della corte di circuito Carmen Mullen annullò la condanna di Stinney. Affermò che non aveva ricevuto un processo equo poiché non era stato difeso in modo efficace e poiché i suo diritti stabiliti dal VI emendamento erano stati violato.
Il caso venne definito come un raro esempio di error coram nobis. La giudice Mullen stabilì che la sua confessione venne probabilmente estorta e quindi era inammissibile. Stabilì anche che l'esecuzione di un quattordicenne costituiva "una punizione crudele e inusuale", e che il suo avvocato "non aveva chiamato testimoni a discarico o esercitato il suo diritto di appello".
Mullen limitò il proprio giudizio al processo dell'accusa, osservando che Stinney "potrebbe aver commesso questo crimine". Con riferimento al processo legale Mullen scrisse: "Nessuno può giustificare che un bambino di 14 anni venga accusato, processato, condannato e giustiziato in 80 giorni", concludendo che "In sostanza, non è stato fatto molto per questo bambino quando la sua vita era in bilico".
Il caso è stato la base per il romanzo Carolina Skeletons (1988) di David Stout, che è stato poi insignito nel 1989 del Premio Edgar Allan Poe per il miglior primo romanzo.
Stout suggerisce che Stinney (Linus Bragg nel libro) fosse innocente. La trama ruota attorno ad un nipote fittizio di Stinney/Bragg, che cerca la verità sul caso decenni più tardi.
Dal romanzo è stato tratto un film con lo stesso nome per la regia di John Erman, con Kenny Blank nel ruolo di Stinney/Bragg e Lou Gossett Jr. nel ruolo di James, fratello di Bragg. Blank ha ricevuto per la sua interpretazione di Stinney/Bragg una candidatura al Young Artist Award per il miglior giovane attore in un film televisivo nel 1991.
https://it.wikipedia.org/wiki/George_Stinney





domenica 19 agosto 2018

SERGIO MARCHIONNE: IL COCCODRILLO


http://www.mardeisargassi.it/sergio-marchionne-il-coccodrillo/
di Pasquale Manella


Se chiedessimo cos’è un coccodrillo, sicuramente la stragrande maggioranza delle persone risponderebbe un animale. I più precisi, invece, parlerebbero di un rettile, mentre quelli “veramente” informati si spingerebbero a dire che si tratta probabilmente di uno degli ultimi dinosauri viventi giunti fino a noi in quanto fatalmente scampato all’estinzione di massa del Paleocene, ma nessuno – o in pochissimi – sarebbe in grado di rispondere che, in gergo cine-televisivo, il coccodrillo è uno di quei documenti lacrimevoli, girati per la TV o stilati per i media in genere, utilizzati all’indomani della scomparsa di un personaggio famoso di cui si vogliono celebrare le gesta sportive, artistiche, politiche, scientifiche e, perché no, anche economiche, industriali e manageriali.
Ebbene, questo coccodrillo che vi accingete a leggere, se lo farete, non verserà lacrime.
Il soggetto preso in esame è la vita eroica del Sig. 
Sergio Marchionne, nato a Chieti nel 1952 da padre abruzzese e madre istriana, cresciuto in Ontario, residente fino a ieri in Svizzera e AD di FIAT prima e di FCA poi, dal 2004 fino al 2018. 
Un uomo che è stato di per sé un coccodrillo, che non versò lacrime quando si trattò di dover divorare in un sol boccone alcuni dei suoi “figli”.

Si è mosso sempre così, il Dott. Marchionne, in sordina, a pelo d’acqua, lasciando fuori solo gli occhi, e, al momento giusto, con la vittima ben in vista e a tiro, ha sempre colpito senza esitazione. Come nel caso di Termini Imerese, quando nel 2010 venne decretata la chiusura dello stabilimento lasciando a casa circa 2000 lavoratori. 
Perché? La produzione in Sicilia costa troppo, è fuori mercato. 
Il governo di allora pure tentò di proporre forme di incentivo per spingere il gruppo industriale ad avviare ricerche in ambito costruttivo ed esplorare quindi nuovi mercati, con conseguente rinnovo delle linee di montaggio dello stesso stabilimento, ma l’AD preferì Obama, a cui erano già stati ceduti tecnologia e know-how italiani per poter acquisire Chrysler, dando così vita a uno dei gruppi automobilistici più grandi e ricchi al mondo, con sede direzionale a Detroit, quotazioni a Wall Street e in minima parte a Milano, residenza legale in Olanda per consentire ad Exor S.p.a. (gruppo di controllo di FCA nelle mani della famiglia Agnelli-Elkann) di avere la maggioranza della proprietà delle azioni pur con una copertura limitata al 30% del totale, e residenza fiscale in quel paradiso fatto di aguzzini dell’alta finanza mondiale che è la City di Londra. 
Al governo italiano, quindi, non restò che fare dietrofront con la coda tra le gambe, senza neanche chiedere in cambio imilioni di euro versati per gestire le casse integrazioni del passato. E no, cara Italia, la FIAT ti ha dato motori, strade, lavoro, modernità, progresso e poi… quando si diventa grandi è naturale andar via di casa.

Nel 2011, Marchionne decise allora di lasciare Confindustria, mollando definitivamente gli ormeggi due anni dopo per liberarsi le mani e preparare il terreno per i successivi agguati. 
Non contento, infatti, passò al tentativo di chiusura, ma ne ottenne solo il ridimensionamento forzato, degli stabilimenti di Pomigliano d’Arco, vicino Napoli, e di quello di Mirafiori, nell’amata Torino. Operazione che si salvò in parte solo grazie all’azione dura della FIOM, guidata allora da Maurizio Landini, che dovette comunque cedere alla proposta ricattatoria di un referendum a cui gli operai furono sottoposti allo scopo di scaricare su di loro la responsabilità di decidere in prima persona su un destino diviso tra licenziamenti da un lato e dolorosa accettazione di cospicue riduzioni dei compensi e assunzioni capestro dall’altro. 
I lavoratori, la maggior parte dei quali portatori di stipendi necessari per garantire il sostentamento di famiglie monoreddito, accettarono l’umiliazione. 
Fu risparmiato solo lo stabilimento di Melfi (PZ), in Basilicata, dove il costo della vita e, dunque, della manodopera è pari a quello di un territorio sottoposto a dinamiche di carattere sostanzialmente neo-coloniale, situazione molto vantaggiosa sul piano socio-economico per poter produrre in tutta tranquillità la Jeep, da esportare sia in Europa che oltreoceano.




A questo punto, la FIAT non aveva già più nulla di italiano, tantomeno oggi i cui vertici, dopo la dipartita dell’AD italo-canadese, affidato ormai alle attenzioni di un’équipe di medici presso l’ospedale universitario di Zurigo, hanno già riassegnato tutti i ruoli chiave a nomi di personaggi che nello Stivale hanno messo piede solo di recente per venire a spolpare, se non a raschiare, quanto ancora rimane sul fondo del barile degli aiuti pubblici – e, dunque, delle nostre tasche – per continuare a garantire “sostenibilità” agli insediamenti produttivi del Bel Paese.
L’ultima chicca il manager la riservò infine alla Ferrari, dove senza batter ciglio cacciò via dalla Presidenza Luca Cordero di Montezemolo per affidarla alle sue amorevoli cure, con l’obiettivo di farla tornare a vincere. Perché questo è stato Sergio Marchionne, un cinico vincente, e lo Stato italiano non ha saputo costruire proposte alternative capaci di tenergli testa. 
Uno Stato già progressivamente indebolito a partire dal 1989, anno che segnò l’inizio del lento e inesorabile processo di deindustrializzazione a cui il Paese fu anzitempo condannato da quelle forze di sinistra le quali, passando dalla lotta contro il capitale a quella per il capitale, hanno sposato la causa del grande coccodrillo. Nozze culminate e suggellate attraverso l’istrionico appoggio di Matteo Renzi, il cui governo confezionò ad hoc una riforma del lavoro, passata tragicamente alla storia con l’international sound di Jobs Act, abbandonando così definitivamente la causa operaia, portatrice di un bacino elettorale ormai in profonda crisi ideologica e decadenza materiale.

Questo è stato, dunque, Sergio Marchionne, un coccodrillo che ha ucciso i figli dell’Italia senza versar lacrime, lavorando a piè sospinto per dei pescecani tuttora vivi, vegeti e affamati di dividendi, così come i capostipiti di un tempo lo erano dei loro ragguardevoli profitti, a testimonianza del fatto che buon sangue non mente: la FIAT nasce, non a caso, lucrando sulla pelle degli italiani caduti e affamati durante e a seguito delle vicende che hanno segnato la Prima e soprattutto la Seconda guerra mondiale, e cresce e prolifera oggi sulla pelle degli italiani lasciati digiuni da crisi indotte tramite meccanismi di speculazione finanziari, che portano con sé percentuali di distruzione della ricchezza reale pari a quelle di un vero e proprio evento bellico. 
Sergio Marchionne, quindi, è stato il cane tenuto al guinzaglio dorato di una famiglia di squali, buttato via in un letto d’ospedale come un bastardo qualunque non appena la sua capacità di intendere e volere ha dimostrato d’esser venuta meno. Dopotutto, bisogna render conto ai mercati, non si può mica perder tempo stando chini al capezzale di un uomo che più di ogni altro ha fatto crescere un gruppo industriale, ormai totalmente finanziarizzato, che fino a poco prima del suo arrivo era stato dichiarato cerebralmente morto.

Eppure, oggi a esser morto sei tu, Dott. Marchionne, che non hai avuto probabilmente nemmeno il tempo di renderti conto che, nonostante tutto, per quanto possa aver trascorso la tua vita a lavorare infaticabilmente consumandoti quotidianamente i polmoni con il fumo di circa cento sigarette, dormendo mediamente per tre ore a notte e girando l’intero globo, ebbene, nonostante tutto questo, il giorno della fine è giunto anche per te e di sicuro non ti servirà l’inglese parlato da tutti i mandanti che ti hanno utilizzato alla stregua di un gerarca nazista, sacrificato in qualità di esecutore sull’altare di una Norimberga post-industriale verso cui hai scrupolosamente condotto quella patria della quale, in fondo, non sei mai stato figlio.




sabato 11 agosto 2018

TRIBUTO DI SANGUE A GERUSALEMME


-Il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato una delle leggi più importanti della sua storia, oltre che quella più conforme alla realtà.
La legge sullo stato-nazione (che definisce Israele come la patria storica del popolo ebraico, incoraggia la creazione di comunità riservate agli ebrei, declassa l’arabo da lingua ufficiale a lingua a statuto speciale) mette fine al generico nazionalismo di Israele e presenta il sionismo per quello che è. La legge mette fine anche alla farsa di uno stato israeliano “ebraico e democratico”, una combinazione che non è mai esistita e non sarebbe mai potuta esistere per l’intrinseca contraddizione tra questi due valori, impossibili da conciliare se non con l’inganno.
Se lo stato è ebraico non può essere democratico, perché non esiste uguaglianza. 
Se è democratico, non può essere ebraico, poiché una democrazia non garantisce privilegi sulla base dell’origine etnica. Quindi la Knesset ha deciso: Israele è ebraica. Israele dichiara di essere lo stato nazione del popolo ebraico, non uno stato formato dai suoi cittadini, non uno stato di due popoli che convivono al suo interno, e ha quindi smesso di essere una democrazia egualitaria, non soltanto in pratica ma anche in teoria. È per questo che questa legge è così importante. 
È una legge sincera...

-Una sessantina di manifestanti palestinesi, secondo il ministero della Sanità, sono rimasti uccisi dal fuoco dell'esercito israeliano lungo la barriera difensiva ed oltre 2800 feriti. 
Un conflitto generato dall'intenzione di Hamas di oltrepassare il confine dello Stato ebraico e dalla risposta durissima di Israele, determinato ad impedirlo ad ogni costo. 
Un aereo da combattimento israeliano ha colpito un obiettivo nel Nord della Striscia. In precedenza Israele aveva colpito una postazione di Hamas presso il campo profughi di Jabalya.
"Un grande giorno per Israele!". Così ha scritto su Twitter il presidente americano, Donald Trump, riferendosi all'imminente cerimonia di apertura dell'ambasciata americana, trasferita da Tel Aviv dopo il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d'Israele da parte degli Stati Uniti.
Il presidente americano, nel video messaggio inviato per la cerimonia di apertura dell'ambasciata Usa ha affermato: "La capitale di Israele è Gerusalemme. Israele, come ogni stato sovrano, ha il diritto di determinare la sua capitale".


ISRAELE è attualmente governata da un elite xenofoba di estrema destra che occupa con la violenza e la segregazione razziale il territorio palestinese, e lo fa strumentalmente in nome di una religione importante come quella ebraica, ghettizzando gli unici semiti presenti in loco, facendo un danno enorme a tutti gli ebrei onesti e democratici che sono la maggioranza, alimentando nei loro confronti un razzismo ed un pregiudizio mai sopito, in pratica un 4° Reich non dichiarato, ma agito.
Non contento, nella migliore tradizione imperialista occidentale reazionaria, si permette di fare raid nei paesi limitrofi, ieri le stragi in Libano, oggi gli attacchi in Siria dopo le bugie delle armi chimiche messe in piedi dal Mossad per la nota propaganda.
Non poteva mancare il tributo di sangue per la cerimonia della nuova ambasciata USA a Gerusalemme, un tributo di sangue necessario allo schema del potere  per poter celebrare una nuova nascita ed un nuovo tempio che sorgerà sul sacrificio di 70 anni di conflitti arabo-palestinesi.
Un compleanno di sangue, 70 anni di stragi e guerre. Il riconoscimento da parte dell'amministrazione TRUMP, che non si è potuto sottrarre allo scempio, è la ciliegina sulla torta che ha dato vita agli scontri degli ultimi giorni. La Turchia, dal canto suo, ha risposto con l'espulsione dell'ambasciatore USA e tutti i vicini arabi sono in fibrillazione.
Venti di guerra all'orizzonte, l'Iran forse prossimo bersaglio e, nonostante ISRAELE faccia di tutto per veicolarsi nel giusto al mondo intero, attraverso la propaganda mediatica, come nel terrificante e politicizzato EUROVISION, ribattezzato ironicamente da alcuni EURO vs SION, cresce la rabbia e lo sdegno per questo ennesimo massacro che, purtroppo, non potrà che far aumentare l'odio verso ISRAELE.
L'odio verso ISRAELE si trasformerà nell'odio verso gli ebrei, facendo tornare indietro le lancette dell'orologio, questo non giova a nessuno e, certamente, non è augurabile un ritorno dell' l'antisemitismo.
Diciamo che NETANYAHU ha fato di tutto per attirarsi le ire dei palestinesi che vivono in un lager a cielo aperto e risulterà sempre più difficile pretendere moderazione da coloro che in 70 anni hanno visto svanire i loro territori e finire in una riserva indiana cinta da militari e coloni.
Quello che noi osservatori possiamo fare, oltre a denunciare fatti del genere, è quello di non mettere MAI sullo stesso piano ebraismo e sionismo, cittadini israeliani e governance israeliana, in modo da aver chiari quali sono i bersagli della critica in atto, onde evitare facili strumentalizzazioni da parte di coloro che difendono a prescindere la politica coloniale e reazionaria israeliana, e sia da parte di coloro che aizzano i lettori verso pregiudizi di stampo xenofobo.
Due facce della stessa medaglia che vanno criticate, tenendo sempre bene a mente quali sono le problematiche di quell'universo infernale chiamato medioriente, stando attenti a muoversi sulla linea di confine.

OVADIA pone una questione politica che nulla c'entra con l'ebraismo o etnie varie.
"Non è che se sono italiano non possa criticare pesantemente la governance della mia nazione..." Quindi ben vengano gli ebrei, sempre più numerosi, che distinguono tra sionismo nazionalista e l'essere ed ebraismo, cose lontane anni luce anche se storicamente, ma forzatamente, legate tra loro. Questa voluta e perpetuata confusione tra etnie, sionismo, semitismo, antisemitismo, ebraismo et similia, fa il gioco della schema del potere.
Separiamo ebraismo da sionismo, separiamo anche sionismo delle origini, contrapposto a quello odierno, dal sionismo reazionario. Ridiamo il giusto valore alle parole.
Devono esistere 2 STATI che convivono pacificamente, uno già esiste e va difeso, manca il riconoscimento di quello palestinese e la restituzione di alcune terre rubate come successe per gli indiani d'america.
Solo dopo potranno convivere due stati così diversi ma storicamente vicini, magari entrando tutti e due nell'Unione Europea.
Il lager a cielo aperto della Palestina è abbastanza vergognoso, ma oggi il RE E' NUDO.
Qui una lunga lista di celebrità che, nel secolo scorso, si sono espresse addirittura contro lo STATO di ISRAELE.

Sigmund Freud:
“Ammetto con dolore che il fanatismo senza fondamento del nostro popolo è in parte da biasimare per il risveglio della diffidenza araba. Non posso accettare un’idea che trasforma un pezzo di muro erodiano in una reliquia nazionale, offendendo così i sentimenti del popolo indigeno”

Albert Einstein:
“L’idea di Stato di (Israele) non è sentito dal mio cuore. Non riesco a capire il motivo per cui è necessario, essendo collegato a molte difficoltà ed è sintomo di una ristrettezza di vedute. Credo che sia una cattiva idea 

Erich Fromm:
“L’affermazione degli ebrei in Terra di Israele non può essere una pretesa politica realistica. Se tutte le nazioni rivendicassero improvvisamente i territori in cui i loro antenati hanno vissuto duemila anni fa, questo mondo sarebbe un manicomio. ”
Primo Levi, scrittore e sopravvissuto ad Auschwitz:”Ognuno ha i propri ebrei. Per gli israeliani essi sono i palestinesi.”

Marmarek Edelman, ultimo leader superstite del 1943 nella rivolta di Varsavia, ha scritto una lettera a sostegno della Resistenza Palestinese, paragonandola ai ZOB, (combattenti ebrei a Varsavia). Ha aperto il discorso dicendo: “le operazioni delle forze armate in Palestina, sono operazioni paramilitari e partigiane , tutti i soldati delle organizzazioni che lottano Palestina fanno resistenza.”

Isaac Asimov:
“Mi trovo nella strana posizione di non essere un sionista … penso che sia sbagliato per chiunque sentire che c’è qualcosa di speciale in qualsiasi eredità di qualsiasi tipo. E ‘delizioso appartenere alla razza umana ed esistere in mille varietà, perché questo suscita un maggiore interesse, ma non appena un varietà pensa per essere più importante di un’altra, vengono poste le basi per la loro distruzione. ”

Hannah Arendt, politologo:

“Il guaio è che il sionismo ha spesso pensato e detto che il male dell’antisemitismo era necessario per il bene del popolo ebraico. Nelle parole di un noto sionista in una lettera inviatami ecco l’argomentazione sionista originale: ‘Gli antisemiti vogliono sbarazzarsi degli ebrei, lo Stato ebraico li vuole riunire , una partita perfetta.’ ”

Feinstein Stone, giornalista statunitense:

“Israele sta creando una sorta di schizofrenia morale dell’ebraismo mondiale. Nel mondo esterno il benessere della comunità ebraica dipende dal mantenimento di secolari, non razziali, società pluraliste. In Israele, l’ebraismo si ritrova a difendere una società in cui i matrimoni misti non possono essere legalizzati, in cui l’ideale è razziale ed esclusionista. ”

Noam Chomsky:

“Nei Territori Occupati, ciò che Israele sta facendo è molto peggio dell’apartheid. Se per apartheid si intende quella come in Sudafrica. Ciò che sta accadendo nei territori occupati è molto peggio! ”

Gabriel Kolko, uno dei maggiori storici sulla guerra moderna:

“La grande maggioranza degli israeliani non sono affatto ebraici in senso culturale, sono scarsamente socialisti in ogni senso, e la vita quotidiana e il modo di vivere non è diverso in Israele di quanto non sia a Chicago o Amsterdam. Semplicemente non c’è alcuna ragione razionale che giustifica la creazione dello stato. ”

Miriam Margolyes, attrice:
“I neri sudafricani hanno chiesto il nostro sostegno e ora sono i palestinesi che chiedono il nostro sostegno. Odio quello che Israele sta facendo ai palestinesi. Penso che il boicottaggio è un modo molto attivo e non violento di protestare. ”

Uri Avnery, ex ufficiale dell’esercito israeliano:
Avnery ha scritto che dopo una vittoria militare israeliana, “Che sarà scottato nella coscienza del mondo, sarà l’immagine di Israele come un mostro di sangue, pronti in qualsiasi momento a commettere crimini di guerra e non è disposta a rispettare tutti i vincoli morali . ”

Henry Siegman, rabbino e direttore del Progetto USA / Medio Oriente:
“Israele ha varcato la soglia come ‘l’unica democrazia del Medio Oriente’ e come l’unico regime di apartheid nel mondo occidentale”.

Richard Cohen, giornalista Stati Uniti:
“Il più grande errore che Israele potrebbe fare in questo momento è quello di dimenticare che Israele è di per sé un errore … l’idea di creare una nazione di ebrei europei in una zona di arabi musulmani (e alcuni cristiani) ha prodotto un secolo di guerre e terrorismo come stiamo vedendo. Israele combatte Hezbollah nel nord e Hamas nel sud, ma il suo nemico più temibile è la storia stessa. ”

Roseanne Barr, Stati Uniti comica, scrittrice, regista, candidata alla presidenza:
“Sono stufa di Israele e sono stufa di sionisti. Essi sono appoggiati dai cristiani evangelici che non aspettano altro che gli arabi vengano uccisi in modo che il loro dio della guerra genocida che essi chiamano Gesù può tornare “.

Michael Lerner, rabbino e direttore di Tikkun Magazine:
“Se un Ebreo oggi va in ogni sinagoga negli Stati Uniti o in tutto il mondo e dice: ‘Io non credo in Dio e non seguo i comandamenti’ la maggior parte saranno ancora benvenuti, ma dicendo : “non condivido lo Stato di Israele”, si rischia di essere etichettato come un anti-Ebreo che odia la propria razza o come antisemita, disprezzato e respinto”

Richard Falk, ex relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati, ha definito la politica israeliana nei territori occupati “un crimine contro l’umanità”. Falk ha inoltre paragonato il trattamento riservato da Israele ai palestinesi uguale al trattamento nazista contro gli ebrei. Falk ha detto: “Penso che i palestinesi siano le persone più vittime nel mondo.”

Moni Ovadia, l’attore e scrittore . Essendo ebreo anch’io, per dovere di onestà intellettuale è giusto che dichiari la mia posizione perché essa è tutt’altro che neutrale. Sostengo con piena adesione i diritti del popolo Palestinese, non contro Israele, ma perché il loro riconoscimento è, a mio parere, precondizione per ogni trattativa che porti alla pace.