martedì 31 luglio 2018

KAOS CALMO A PALAZZO GRAZIOLI SOTTO UNA LUNA ROSSA...


E LA CHIAMANO ESTATE...
cit. Bruno Martino


"Un' eclissi è la bocca e la coda (stomaco) del drago. 
Caput e Cauda draconis. Un'eclissi con l'alchimia planetaria non è esattamente un "portale" di quelli belli e pieni di luce. È il banchetto del drago, il suo nutrimento, e il cielo siderale è pieno di draghi, serpenti, rettili..."
cit. Andrea Mantenos

Dopo le forme dell'acqua che abbiamo analizzato durante i Mondiali di Calcio e che hanno visto la Francia campione, ecco che arrivano le forme del fuoco, ben rappresentate dal grande e spaventoso incendio che ha distrutto la Grecia, paese che tornerà alla fine della nella nostra analisi.
Il Fuoco distrugge, purifica, ma è anche nuova vita, celebrazione rituale, fondazione di un nuovo Tempio, morto un Papa se ne fa un altro, morto Marchionne se ne fa un altro, tutto sotto la supervisione lunare e, forse, anche dei simpatici arconti che gestiscono i nostri destini.
Ecco allora che assistiamo a Roma all'ennesimo "suicidio" di un militare provetto, morto senza nessuna causa apparente, il terzo dello stesso comando, ecco perché questo potrebbe essere un messaggio occulto per il governo Salvini-Conte Di Maio, come dire: "niente colpi di testa, la continuità è importante, non cambiate troppo la rotta". Oppure, una celebrazione sacrificale che ammanta questo nuovo esecutivo di un'aura magica, ovvero diventa oggetto egregorico manipolabile come un adepto di una setta.
Potrebbero essere entrambe le cose a seconda del livello che bisogna soddisfare, con cui si deve comunicare, oppure ammonire qualcuno, celebrare qualcosa...
Le forme del fuoco, gli incendi, gli inferi, il cane che di nome fa Kaos e muore la sera dell'eclissi rosso fuoco o sangue, con tutte le valenze che si porta dietro. Per carità, coincidenze, ma molto curiose e significative.
Curiosi e simpatici anche i due anagrammi su STRADE SICURE- Ardisce su tre (3 militari morti)
ed Enrico De Mattia-Adiacente morti... (che giace vicino ai morti)


La storia
Un militare dell’Esercito impegnato nell’operazione “Strade sicure” si è toto la vita sparandosi con l’arma di ordinanza mentre era di servizio a Palazzo Grazioli, la residenza romana di Silvio Berlusconi. Si chiamava Enrico De MATTIA aveva 25 anni ed arriva dal primo Reggimento Granatieri di Sardegna, secondo gli inquirenti sarebbe entrato in un bagno del palazzo intorno alle 15 portando con sé la pistola d’ordinanza e si sarebbe sparato in testa.
Si tratta del terzo suicidio in 6 mesi di un militare in forza allo stesso comando.
De Mattia era appena stata promosso e gli era stata assegnata la pistola come arma di ordinanza. Risultava irreperibile dalle 12 di ieri, i famigliari hanno ricevuto la notizia in serata.
Non si conoscono, al momento, le motivazioni che hanno condotto il caporal maggiore De Mattia all’insano gesto, ma quello che sappiamo è che questo è il terzo suicidio in 6 mesi di un militare sotto il comando del generale Raudino.
A febbraio 2018 un bersagliere di 29 anni, di Taranto, si è tolto la vita nello stesso modo nella stazione metro di Barberini, al centro di Roma. 
A dicembre 2017 un altro Granatiere di stanza a Spoleto si è impiccato mentre era in licenza dopo il periodo di servizio nell’operazione «Strade Sicure».
Ritengo sia stato un "suicidio coperto", era un Granatiere ed aveva attitudini al comando, quindi nervi saldi, un professionista, un uomo in gamba, non tornano tante cose.
Improbabile che un militare in servizio vada in bagno e si spari dopo una recente promozione, è tutto abbastanza surreale.
La cosa sospetta poi, è che sarebbe il terzo dello stesso battaglione che si suicida senza apparente motivazione.


Il cane Kaos dell'Aquila
Collegamenti simbolici ed analogici con il suicidio del militare e la morte del cane Kaos, avvenuta la sera dell'eclissi dello scorso Luglio, valenze e suggestioni esoteriche, alcune idee suggerite dall'amica Veronica Barberito e l'amico Andrea Mantenos.
Kaos era il simbolo della solidarietà, aveva collaborato alla ricerca dei sopravvissuti dei terremoti di Amatrice e Norcia, era intervenuto anche a Rigopiano.
Muore Kaos Sirio.
Vive Kaos Sirio...
Ricordiamo che Berlusconi era presidente quando ci fu il terremoto dell'Aquila.
Una onlus per la salvaguardia degli animali è gestita da uno che si chiama Caporali, il ragazzo morto a Palazzo Grazioli era un Caporal Maggiore.
Quindi abbiamo nei due articoli l'Aquila, Sirio cane, Kaos terremoto, caporale.
Il cane Kaos è stato avvelenato la notte dell'eclissi, entrambi garantivano la sicurezza ai civili.
Kaos era il cane degli inferi, il guardiano che salvava le persone da sotto le macerie, cioè dagli inferi è morto quindi chi salverà le persone?
Chi controllerà la risalita delle entità che abitano gli inferi?
Kaos lavorava per la protezione civile, quindi finita la protezione?
Cerberus il cane che fa la guardia agli inferi è morto la notte dell'eclissi, gli abitanti degli inferi sono stati liberi di risalire e portate il Kaos...
Cerbero è anche protagonista della dodicesima e ultima fatica di Ercole, che vide l’eroe dover scendere nell’Ade per riportare proprio il mostruoso cane a Euristeo, suo cugino e rivale, al cui servizio si trovava per fare ammenda dell’omicidio dei propri figli.
Dopo essere stato iniziato ai Misteri Eleusini, l’eroe scese nel regno dei morti e ottenne da Ade il permesso di riportare in superficie Cerbero a condizione di riuscire a sconfiggerlo senza armi e con le sue sole forze. La lotta tra i due fu dura, e alla fine l’eroe riuscì a prevalere solo cingendo i tre colli del cane con le braccia, così da immobilizzarlo.
I cani sono anche serafini protettori dell'Eden, nella storia umana si trova spesso il cane come protettore del mondo ultraterreno, i cheroke pensano che Sirio ed Antares sono i due cani protettori dell'accesso che è la via Lattea.
Nella tradizione Sirio cane è la stella del cammino, autosacrificata che vuole redimere gli uomini, portare luce.

NB: E' trapelata la notizia che kaos, il cane morto la sera dell'eclissi rossa, non è stato affatto l'eroe di Amatrice, e quindi sia una fake news colossale. Perché allora scomodarsi a veicolare la morte di un cane (con tutto il rispetto per il cane) a reti unificate? 
Chiaro e lampante che voleva essere un messaggio in codice a chi doveva intendere, e questo va ad avvalorare le nostre tesi di cui sopra.

http://www.lastampa.it/2018/07/29/italia/militare-si-toglie-la-vita-a-palazzo-grazioli-LNdm80aSleuX24sp1KsrqI/pagina.html
https://www.ilmessaggero.it/societa/animali/morto_cane_eroe_amatrice-3884403.html
https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/militare_suicidio_palazzo_grazioli_roma-3884605.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/29/roma-militare-venticinquenne-di-strade-sicure-si-suicida-a-palazzo-grazioli/4524504/
http://www.latelanera.com/mostri-creature-leggendarie/creatura-leggendaria.asp?id=193



domenica 29 luglio 2018

PEDOFILIA E POTERE...



Clinton, pedofili al potere: e Trump mobilita il Pentagono
(22/1/18) di LIBREIDEE
Tratto da Paolo Barnard
http://www.libreidee.org/2018/01/clinton-pedofili-al-potere-e-trump-mobilita-il-pentagono/

«E’ possibile che lo stesso Donald Trump sia parte di questa incredibile congiura del silenzio, per barattare coi suoi nemici e per poterli poi ricattare per anni, ma ciò non cambia la sostanza». 

Pedofili al potere, ai massimi vertici. Traffico di bambini, orge con minorenni. 
Nomi coinvolti? I maggiori, a cominciare dai Clinton. 
Da chi viene la denuncia? 
Da Donald Trump, che sta cercando di salvarsi – dall’impeachment e forse dall’omicidio, visto che «Kennedy fu ucciso per molto meno». 
Ma attenzione: mentre il Deep State trema, i grandi media tacciono: congiura del silenzio. 
Siamo in pericolo, scrive Paolo Barnard: Trump si fa difendere direttamente dal Pentagono, evocando lo stato di guerra, mentre i suoi nemici (accusati di pedofilia, prove alla mano) hanno il potere di silenziare giornali e televisioni. 
In altre parole: sta accadendo qualcosa di mai visto, a Washington. 
Una lotta mortale, tra un presidente sotto assedio e i suoi avversari “mostruosi”. 
Trump agisce solo per opportunismo, per salvarsi minacciando di spiattellare quello che sa, e che gli hanno rivelato ex funzionari della Cia come Kevin Shipp
Per contro, chi vuole farlo fuori adesso è nel panico da quando il presidente ha contrattaccato «con due numeri»: 13818, cioè l’ordine presidenziale esecutivo, e 82 FR 60839, cioè «il protocollo del medesimo presso l’Us Government Publishing Office». 
Una mossa “nucleare”, «ma talmente tanto che quegli apparati di potere, Shadow Government e Deep State, faticano a riprendersi». Una storia «agghiacciante», che Barnard ricostruisce nei dettagli.

«Che i media siano controllati e che si auto-censurino per salvarsi il sedere, lo sa anche un cacciavite», premette. «Ma che due notizie bomba sul presidente della nazione più potente del mondo, e accessibili a tutti, scomparire nel nulla sui maggiori media occidentali, per un ordine di scuderia, questo non lo credevo». Attenti: nei Pentagon Papers, nel Watergate, nell’Iran-Contras, nell’Iraq-gate, i fatti erano occulti. 
Qui invece «sono pubblici e accessibili da una pensionata, riguardano l’uomo più potente del pianeta, eppure sono stati ‘suicidati’ e sepolti da tutti i grandi media con un accordo e con una sincronia scioccanti». In pratica, «i media non esistono più». 
Trump è sotto attacco da parte di due “Stati ombra” ben noti: il raggruppamento dei servizi segreti (Cia, Nsa, Nga, Fbi) che va sotto il nome di Shadow Government, e le maggiori corporations coi loro lobbysti che foraggiano il Congresso: Big Oil, Big Pharma, Big Banks, Big Media, Arms Industry e Silicon Valley, che passano sotto il nome di Deep State
Nota per gli scettici: chiunque neghi l’esistenza ed i poteri di questi apparati, liquidandoli con la parola “complottismo”, «non ha mai letto una pagina del “New York Times”, del “Washington Post” o sentito di P2 e stragismo in Italia, quindi è un cretino».

Donald Trump? Un presidente «incontrollabile, e forse anche mentalmente instabile», ma proprio per questo «ha devastato la sacra tradizione di almeno 70 anni di presidenze americane, dove le politiche reali furono sempre influenzate o truccate da Shadow Government e Deep State, fino alla presidenza Obama inclusa». 
Conclusione: «Trump va quindi abbattuto. Ma quest’uomo è molto meno fesso di ciò che appare», scrive Barnard. O meglio: «Si è circondato di alcuni dei più brillanti ‘Rasputin’ di tutta la storia moderna». Messo sotto assedio, ha quindi contrattaccato con quei due numeri, 13818 – 82 FR 60839
Premessa: «Donald Trump è sotto una ‘Dresda’ di bombe per abbatterlo», fra cui il presunto accordo-scandalo con Putin per truccare le elezioni 2016, che coinvolge anche la sua famiglia (e la relativa inchiesta è nelle mani dell’implacabile ex direttore dell’Fbi Robert Mueller). Sconta «accuse di grave instabilità mentale da impeachment», apparentemente documentate dall’esplosivo bestseller “Fire and Fury” di Michael Wolff: «Una presunta serie di abusi sessuali ai danni di donne lungo la sua carriera sia da businessman che come politico». Poi c’è una sfilza di accuse a membri del suo governo (Steve Mnuchin, Ryan Zinke, Tom Price) per uso personale di denaro pubblico. «Tutti questi scandali s’appoggiano pesantemente sui poteri e/o sulle spiate dello Shadow Government».

Ce n’è a sufficienza per demolire chiunque, osserva Barnard. E Trump, senza quel micidiale documento (che ha firmato il 20 dicembre 2017) sembrava un gigante dai piedi d’argilla. «Non controlla l’Fbi, prima diretta dal suo arci-nemico Comey e oggi da Christopher Wray che a sua volta non controlla l’Fbi». In più Trump «non controlla la Cia, diretta da Mike Pompeo, che a sua volta non controlla la Cia». Di più: «Non controlla la Nsa diretta dall’ammiraglio Michael Rogers, che a sua volta non controlla la Nsa». Donald Trump «non ha nessuna influenza sulla Nga, che gioca un ruolo centrale in tutte le inchieste di massima sicurezza in America». Questo, per quanto riguarda lo Shadow Government. «Poi è troppo ricco per poter essere comprato dal Deep State, che – specialmente con Wall Street e la dirigenza ebraica americana – è lo sponsor principale dei democratici, e di tutti i repubblicani ostili al presidente». 
Poi, continua Barnard, quattro giorni prima di Natale cade la bomba 13818 – 82 FR 60839. 
«E, usando un’impareggiabile espressione americana, “the shit hit the fan” (la merda finì nelle pale del ventilatore)». Attenzione: l’ordine esecutivo «è uno degli atti legislativi americani più dirompenti da sessant’anni». Cosa dice? Colpisce con le massime armi – militari, giuridiche e finanziarie – chiunque si renda colpevole di violazioni dei diritti umani e di corruzione, negli USA e nel mondo».


L’ordine esecutivo presidenziale «colpisce anche i governi esteri coinvolti, i loro funzionari, e qualsiasi complice in qualsiasi forma». Di più: «Va a colpire queste infami catene là dove gli fa più male, cioè nei soldi, con il blocco e la confisca dei loro denari, proprietà, titoli, azioni, anche nelle loro forme più maliziosamente nascoste o lontanamente imparentate». 
Certo, «sappiamo che Trump non è Mandela», e infatti quel decreto è stato scritto «per mitragliare a morte un settore ben preciso delle violazioni dei diritti umani». 
Nel mirino c’è una piaga indicibile: «Il mercato dei minori per pedofilia, nel bacino più ampio dei trafficanti di persone». 
Infatti, spiega Barnard, il presidente aveva anticipato questa legge il 23 febbraio 2017 in conferenza stampa, rilanciata dalla “Associated Press”, «dove parlò proprio di traffici umani per pedofilia». 
Ma perché? «Perché Trump sa bene che questo abominio, l’abuso di minori venduti, sembra aver infettato la maggioranza dei vertici del Deep State, col silenzio dello Shadow Government, e con un presunto forte coinvolgimento di una notissima beneficienza: la Clinton Foundation». 
Come fa Trump a saperlo? «Da anni ne parla in pubblico un ex pezzo grosso della Cia, più altre fonti autorevoli». Sicché, il suo “executive order” «colpirà proprio i suoi nemici».

In questo preciso momento, giura Barnard, «negli Stati Uniti alcuni altissimi nomi stanno tremando, e precisamente dalla mattina del 21 dicembre scorso, quando l’“executive order” 13818 – 82 FR 60839 è stato pubblicato ‘in Gazzetta’ a Washington». 
Un contrattacco mortale: «Jfk fu ucciso per meno, a quanto sappiamo fino ad oggi. 
Infatti i ‘Rasputin’ di Trump sapevano che la vita del presidente sarebbe stata immediatamente in pericolo dopo quell’ordine esecutivo». Proprio per questo, infatti, «hanno fatto la pensata di tutte le pensate». Cioè: il ricorso d’emergenza al Pentagono. Nelle prime righe dell’“executive order”, il presidente scrive: «Io perciò decido che i gravi abusi dei diritti umani, e la corruzione, nel mondo costituiscono un’insolita e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale». 
Notare: le parole “minaccia” e “sicurezza nazionale”, pronunciate dal presidente degli Stati Uniti, «implicano l’immediata mobilitazione di tutto l’esercito americano, cioè del Pentagono. E’ di fatto un preallarme di guerra, e di conseguenza le protezioni intorno al presidente divengono massime. E quando si muove il Pentagono non esiste nulla al mondo, se non un arsenale nucleare straniero, che possa batterlo. Questo è ultra-chiaro a tutti gli apparati di Deep State e Shadow Government, che ora sono in “deep shit”, nella merda fino al collo, per essere chiari».

Non è stato un caso che Trump abbia messo nei posti chiave a Washington tre generali, e un ammiraglio a capo dei più potenti 007 degli Usa, sottolinea Barnard. «Abbiamo il generale James “Mad Dog” Mattis come ministro della difesa, il generale John Kelly come White House Chief of Staff e il generale H. R. McMaster come Consigliere per la Sicurezza Nazionale. 
Poi, anche se boicottato dai suoi sottoposti, c’è l’ammiraglio Michael Rogers a capo dalla Nsa. Insomma, il Pentagono. 
Trump sarà anche scemo, ma cosa sia lo Shadow Government lo sapeva benissimo, e si è protetto». Protezioni salva-vita, ora che Trump – per sfuggire all’assedio di cui è vittima – incalza i suoi nemici, capeggiati da Hillary Clinton, con quell’ordine esecutivo concepito «per metterli in un angolo con indagini profonde sul traffico internazionale di minori per pedofilia, in cui sarebbero coinvolti molti vertici Usa del Deep State, inclusi i Clinton, col silenzio dello Shadow Government». 
“The Donald” lo sta facendo «coprendosi le spalle con l’intero esercito degli Stati Uniti». Del resto, l’argomento toccato è off limits: pedofilia e potere, “non aprite quella porta”. Nessuno aveva mai osato tanto: l’abuso di bambini, nelle alte sfere, è un tabù inaccessibile. 
Chi tocca, muore.

«Esisterebbe dunque un traffico di minori per pedofili di altissimo livello ai vertici del Deep State, inclusi i Clinton», scrive Barnard. «Trump apprende questo da molte fonti, la prima delle quali è l’ex agente e dirigente pluridecorato della Cia Kevin M. Shipp. 
Costui, senza la fama attribuita al suo collega ‘whistleblower’ Edward Snowden, sta rivelando da anni il livello di marciume criminale che davvero permea lo Shadow Government in America». 
Shipp è stato esperto di anti-terrorismo, guardia del corpo di due direttori della Cia. 
Era ai vertici della Counter intelligence, ed è stato citato dal “New York Times” come «veterano della Central Intelligence Agency». 
In altre parole: «Non è proprio un signor nessuno nello Shadow Government americano». 
Barnard ricorda che da anni il “Washington Times”, il “New York Post” e l’inglese “Guardian” «riportavano notizie certe sui cosiddetti “Voli Lolita” – cioè voli su un jet privato per orge con minori – organizzati dal miliardario pedofilo Jeffrey Epstein». 
Per dire: «Bill Clinton, secondo gli atti del processo che condannò Epstein, fu ospite 26 volte su quei voli». Altri nomi di alto rango trovati nell’agenda “nera” del miliardario «furono Tony Blair, Michael Bloomberg, Richard Branson fra molti altri, e i cellulari delle minori schiave del sesso fra cui “Jane Doe N.3”», una ragazzina che negli atti processuali ha dichiarato di «essere stata costretta a rapporti sessuali con diversi politici americani, top businessmen, un premier famosissimo e altri leader internazionali».

Nel 2006, continua Barnard, «Epstein fece una grassa donazione alla Clinton Foundation». 
Nella capitale Usa, la Ong di Conchita Sarnoff, “Alliance to Rescue Victims of Trafficking”, ha decine di files su “potere e pedofilia”. 
Un incubo? Certo. «Ora, provate a trovare traccia sui grandi media italiani o americani dell’esplosivo affare». Niente: silenzio assoluto sui nomi coinvolti, «come Bill e Hillary Clinton, Robert Mueller, Kevin M. Shipp». Sui media, le espressioni Deep State e Shadow Government neppure compaiono. «Attenti, non parliamo di una legge del Nicaragua, ma del presidente americano più discusso e delegittimato della storia». 
Silenzio stampa totale: ne accenna il solo “Financial Times”, «ma svuotando tutta la news». 
Peggio: il 19 gennaio, giunge al Congresso un memorandum «che sembra contenere le prove delle azioni della Clinton, coi soldi del Partito Democratico, col silenzio di Cia ed Fbi, per usare i poteri “tech” della Nsa permessi dalla legge Fisa, sotto la presidenza di Obama… e il tutto per spiare la campagna elettorale di Trump, per corrompere testimoni russi a dire il falso contro il neo-eletto presidente, e con la collusione di Londra».

“Fox News” titola: “Molto più grave del Watergate”. Il sito di finanza“Zero Hedge” pubblica all’istante i Tweet di alcuni senatori americani sotto shock, con parole come «questo memorandum manderà a spasso un sacco di gente, al Dipartimento della Giustizia, e certi nomi finiranno in galera», dalla bocca del senatore Matt Gaetz. Roba da invadere le prime pagine di “New York Times” e “Repubblica”, passando per “Cnn”, “Bbc” e “Rai”. «Nulla. Vado su “Fox News”, e in prima non c’è più nulla! Perdo il fiato. Ma lo recupero quando “Zero Hedge” pubblica un Tweet del più autorevole fra gli autorevoli, Edward Snowden, che conferma tutto». 
Eppure, di nuovo – scrive Barnard – ago e filo «hanno cucito la bocca e le dita di tutto il mondo dei media che contano in un istante, e con un potere di assolutismo che davvero non credevo possibile a questo livello». Ipotesi: «E’ possibile che lo stesso Donald Trump sia parte di questa incredibile congiura del silenzio, per barattare coi suoi nemici e per poterli poi ricattare per anni, ma ciò non cambia la sostanza». 
Sotto i nostri piedi si sta spalancando un abisso: «Non fate figli», chiosa Barnard.




lunedì 16 luglio 2018

LA FRANCIA E LE FORME DELL'ACQUA SOTTO IL SEGNO DEL CANCRO


La protagonista dell'estate è stata l'acqua, veicolata mediaticamente in svariate forme e modi.
Protagonista nella tragedia del mediterraneo quando ha fagocitato le sue vittime sacrificali che sognavano una terra promessa, protagonista dopo la vittoria della Francia ai campionati del mondo 2018 di Russia, sotto forma di pioggia.
Protagonista nelle sue rappresentazioni opposte, nelle sue narrazioni come simbolo di purificazione, di rinascita, ma anche come medium da utilizzare come linguaggio simbolico e come codice operativo/celebrativo.
Abbiamo potuto ammirare in tutta la sua bellezza il nostro "Ministro degli Internati e Internauti" mentre sfoggiava in piscina facendosi riprendere in posa rassicurante, abbiamo potuto ammirare pure Grillo in tenuta da super-eroe fare un bagno in Sardegna.
Conte più "sobriamente" ci ha ammonito che dalle nostre acque mediterranee potrebbero arrivare pirati migranti infiltrati nei barconi, ovvero pericolosi terroristi, per giustificare future chiusure di porti. Dice che siamo "potenzialmente" minacciati e da oggi bisognerà muoversi di conseguenza.
Il vescovo di Malta, al contrario, ci ricorda "saggiamente" che DIO si trova nel mare insieme ai migranti morti, così tanto per portare un po' di sfiga.


Poi arriva la notizia della tredicenne che muore aspirata dal bocchettone di una piscina da Hotel, un po' come in certi film horror alla S.King.
Muore inghiottita in un buco nero, un po' come succede talvolta ai migranti che partono dalla Libia.
La storia appare surreale, quasi finta, ma l'assonanza simbolica svetta e non è certo casuale.
In Thailandia abbiamo assistito alla tragedia fortunatamente finita bene dei ragazzi bloccati nella grotta dalle piogge.
Curiosamente erano in 13, 12 giovani calciatori più il loro allenatore. Interessante le varie analogie ed assonanze, il numero 13, la grotta, l'acqua intesa come fonte di pericolo e come superamento di un ostacolo, una sorta di rinascita, che per estensione diventa una rivalsa di un popolo di un paese povero che esce dalla placenta/grotta e si affaccia sul mondo, finalmente protagonista in positivo, un po' come lo sono stati i calciatori afro della nazionale francese.
E finalmente arriviamo alla finale dei campionati del mondo 2018, la Francia vince meritatamente ed abbraccia in mondovisione la coppa sotto un diluvio universale, tra un sorriso di un Macron bagnato come un gattino, un Putin sempre impassibile, ma felice di presenziare la parata.
La pioggia che lava i peccati del mondo e saluta simbolicamente i vincitori morali ed immorali del nuovo ordine mondiale, i rappresentanti della società multiculturale basata più sull'economia più che sui diritti reali, e i rappresentanti di un mondo più conservatore in via d'estinzione, ovvero la Croazia, prossima anch'essa a conformarsi agli altri partner europei.
In realtà due mondi reazionari, diversamente conservatori, due declinazioni differenti dello stesso schema di potere ancestrale che lottano su un piano fisico, calcisticamente, e su di un piano più sottile, esotericamente. Arbitro internazionale, il premier russo che ha ospitato questa sorta di rappresentazione teatrale sportiva con notevoli ripercussioni politiche.
Ecco che viene a crearsi un ribaltamento curioso - come i fratelli meno fortunati dei giocatori francesi, morivano affogati, i festanti vincitori afro-francesi di 2° generazione si tuffavano felici nel prato zuppo d'acqua, scivolando come tavole da surf, leggiadri e spensierati, applauditi da migliaia di tifosi.
Inconsapevolmente, vendicavano i loro fratelli meno fortunati, due colonne dello stesso tempio del destino, equilibravano la livella come neanche i più esperti arconti avrebbero saputo fare.
L'acqua come medium simbolico è stata il veicolo di questa metafora esistenziale che ha coinvolto un po' tutti i livelli della piramide sociale, dai barconi ai giocatori di calcio, passando per le tragedie rituali, dai politici, ai preti ed ai vip.
La Francia vince sotto il segno del cancro, il giorno dopo la presa della Bastiglia, un segno d'acqua con valenze astrologiche molto interessanti.



Il simbolo del Cancro è come due 6 coricati testa coda.
È l’uovo originario, con un doppio germe: elemento maschio, elemento femmina.
È la dea Artemide, che i latini chiamano, Diana che c'insegna attraverso il mito.
Cade la falce di luna sulla sua fronte. 
Il Cancro che rappresenta la nozione del focolare natale è legato ad una divinità che rifiuta la maternità. La donna essenziale è quella che l'uomo desidera, non quella che è diventata la madre dei suoi bambini. La storia di Diana è molto appassionante da leggere per immergere nelle sfumature della natura. Tanto più che la luna può rivelare all'uomo la sua condizione attraverso le sue diverse fasi. Per analogia, l'uomo può sentire che come la luna, crede, decresce, sparisce, riappare e così via. Ciò gli dà la prospettiva di una possibile rinascita.
L'altro simbolismo forte legato al Cancro è l'acqua. È l'acqua delle sorgenti, l'acqua nascente, l'acqua primordiale. L'acqua ha questa nozione di sorgente di vita, d’ogni vita. 
Il rito del battesimo è un bell’esempio dell'importanza dell'acqua; questo legame stretto che unisce l'acqua alla luna, sottomettendo l'acqua alla luna (maree), resta uno dei misteri più belli della natura. Quando si nasce in segni d’acqua, significa che si è stato concepito in segno d’aria. 
Ma, questo paradiso può esser certamente anche un inferno. 


MASSONERIA E RIVOLUZIONE FRANCESE di M. Volpe



Sulle relazioni fra Massoneria e Rivoluzione Francese si è discusso a lungo. 
Peraltro, come per analoghe circostanze, bisogna distinguere tra Massoneria intesa come movimento di idee e Massoneria intesa come organizzazione, cioè attrice di azione sociale e politica, ed inoltre tra singoli Massoni e Istituzione Massonica. 
Va ancora tenuta presente la variegata articolazione del movimento massonico, nello stesso ambito dello Scozzesismo. 
Infatti, in quegli anni, troviamo una Massoneria Scozzese di tipo tradizionale, dedita a studi filosofici a ricerche “esoteriche” a esperienze mistiche, a fianco di una Massoneria Scozzese che, sul filone della Massoneria templare e più ancora dell’Illuminatismo di Weishaupt, si dedica prevalentemente alla propagazione delle idee libertarie e egualitarie con intenti di attiva operatività nella costruzione di una nuova società civile. 
Ben diversa, dunque, la situazione rispetto alla cosiddetta “Rivoluzione” americana che fece il suo corso interamente sotto l'egida della Massoneria: basterebbe in proposito ricordare i due massimi esponenti dell’indipendenza americana, George Washington e Beniamino Franklin. 
In realtà, proprio in Beniamino Franklin (1706- 1790) può individuarsi un trait d’unione tra la Massoneria americana e quella Francese negli anni precedenti la Rivoluzione. 
Nel 1778, mentre in America si aveva la dichiarazione d'indipendenza di Thomas Jefferson con la costituzione degli Stati dell'Unione, Beniamino Franklin, inviato in Francia da tredici Stati del Nord America, fu scelto per succedere a Lalande nella direzione della Loggia Parigina "Les Neuf Soeurs". 
Questa Loggia, fra le molte allora operanti a Parigi, si era particolarmente distinta per la sua azione “politica” intesa alla democratizzazione della società con la limitazione del potere assoluto del Sovrano, azione che si sarebbe poi concretizzata con la Convocazione degli Stati Generali. 
Affiliato alla Loggia de "Les Neuf Soeurs" era anche il marchese di Condorcet che, nel 1786, pubblica il saggio “De l’influence de la Révolution d’Amérique sur l’Europe”. 

Di certo, la Rivoluzione francese, come prima quella americana, furono figlie di quella particolare temperie culturale, alimentata dalle idee proprie dell’Illuminismo e della Massoneria, che prometteva di cambiare il mondo per conseguire la “felicità” del genere umano. 
Gli eventi del 1789 segnarono un momento esaltante per i Liberi Muratori “dei due emisferi”, momento fatidico della civiltà occidentale, tanto che da quella data si fa emblematicamente iniziare l'età contemporanea. Mentre in America, il 30 aprile, il “Fratello” George Washington, quale primo Presidente degli Stati Uniti d'America, prestava giuramento sulla Bibbia della Loggia.
Fin dall’inizio è fondamentale la presenza della Massoneria, basti pensare che la rivolta del tè del 16 dicembre 1773 (“Boston Tea Party”), guidata da Sam Adams, considerata l’avvio di quel processo che avrebbe portato che avrebbe portato alla Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776, partì dalla Loggia S.Andrea di Boston. Marie-Jean-Antoine-Nicolas Caritat marchese di Condorcet (1743-1794) il famoso filosofo e matematico, amico di Voltaire e di d’Alembert. "St. John n° 1" di New York; in Francia, il 14 luglio, il popolo di Parigi assaliva e radeva al suolo la Bastiglia, emblema dell'assolutismo sovrano. 
La presa della Pastiglia («loco è in Parigi, che Inferno avria / Pregio più assai; detto è Bastiglia; e dirsi / Ben dovria Malebolge» così Vittorio Alfieri in "Parigi sbastigliata"), profetizzata quattro anni prima da Cagliostro, suscitava in Europa entusiasmi di libertà e democrazia a lungo agognati. Un mese dopo, il 26 agosto, vedeva la luce la "Déclaration des droits de l'homme et du citoyen". 
Durante i primi 2 anni della rivoluzione i capi rivoluzionari provenivano dalla nobiltà e dalla Massoneria, come ad esempio il generale La Fayette che aveva preso parte alla Rivoluzione americana, per la maggior parte elementi “moderati” con l’aspirazione ad una monarchia costituzionale, alla realizzazione di una società libera e democratica intrisa delle idealità massoniche. Stesse idealità che riecheggiano in eventi emblematici di quegli anni, come la rappresentazione a Vienna, nel 1791, del "Flauto magico" del “Fratello” Mozart, su libretto del “Fratello” Schikaneder, il cui profondo simbolismo massonico rappresenta il trionfo della Verità sulle tenebre dell'oscurantismo. 
Nello stesso anno, mentre a Parigi l'Assemblea Nazionale trasferiva solennemente nel Pantheon le ceneri di Voltaire, in America, il Congresso degli Stati Uniti approvava i primi emendamenti della Costituzione ("Bill of Rights") che stabilivano l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla Legge, la separazione fra Stato e Chiesa, la libertà di stampa. 

Va detto che esponenti della Massoneria operarono attivamente nei due schieramenti, quello rivoluzionario e quello antirivoluzionario. 
Così, ad esempio, nella battaglia di Valmy (20 settembre 1792) vediamo contrapposti due “Fratelli”: da una lato, a capo dell’esercito francese il generale Dumouriez, dall’altro, a capo dell’esercito alleato austro-prussiano, il duca di Brunswick, di cui è noto il minaccioso proclama di distruggere Parigi. 
Massone era Chaumette, tra i capi della Comune di Parigi, ateo e repubblicano, acerrimo nemico del re, ma massone era anche François Charette capo degli insorti Vandeani. 
Massoni erano Danton e Desmoulins, massone l’abate Sieyès ecc. Ma ben presto gli sviluppi rivoluzionari avrebbero travolto il mondo latomistico. 
Proibita in Francia al tempo della Convenzione, a partire dal 92-93 le Logge chiudono una dopo l’altra. Nel 1793 il Gran Maestro del Grande Oriente, il duca Filippo d’Orléans (Philippe Egalité) conferma la sua viltà, già mostrata con il voto decisivo nella condanna di Luigi XVI4 , sconfessando pubblicamente la Massoneria e rinnegandola, senza peraltro riuscire ad aver salva la testa (venne ghigliottinato sei mesi dopo, il 6 novembre 1793). 


Gran parte dei massimi esponenti della Massoneria furono ghigliottinati; oltre a quelli prima indicati, non si possono non ricordare lo scrittore Jacques Cazotte (1719-1792) ed il poeta lirico André-Marie Chénier (1762- 1794), della Loggia “Les Neuf Soeurs”, che salirono sul patibolo per la loro fedeltà all’ideale monarchico costituzionale, o il loro confratello di Loggia il già citato.
Subito sarebbe arrivata dal pontefice Pio VI (Giovanni Angelo Braschi) la condanna della Dichiarazione dei diritti dell'uomo che «ammetteva tutta sorta di Religione, sostenendo che, credute l'esistenza di Dio, e l'immortalità dell'Anima, era ugualmente buono il Cattolico, il Luterano, il Calvinista, l'Ebreo». 
Sembra che Luigi XVI sia stato iniziato in Massoneria, assieme ai fratelli, il conte di Provenza ed il conte d’Artois, nella Loggia appositamente fondata a Versailles “La Militare des Trois Frères Unis” a l’Orient de la Cour, nel 1775. marchese di Condorcet che si avvelenò in carcere. 
Fra i numerosi ecclesiastici giustiziati dai Giacobini, va ricordato il massone Jean-Marie Gallot, che sarebbe stato proclamato beato da Pio XII (nonostante la sua appartenenza alla Libera Muratoria). Delle oltre 600 Logge operanti in Francia alla vigilia della Rivoluzione, solo poco più di una decina restarono operanti tra il 1795 e il 1796. 
Nonostante ciò, da molte parti degli ambienti reazionari venne, fin dall’inizio, diffusa la voce che la Rivoluzione Francese era stato un complotto ordito dalla Massoneria e da essa preparata da tempo nelle “Retro-Logge”, voce che non mutò, anzi si rafforzò, con gli eccessi del Terrore nonostante siano risultato evidente che proprio i Massoni e l’Istituzione Massonica ne furono le prime vittime. Molto seguito ebbero, in questa assurda tesi, i 5 volumi delle “Memorie per servire alla storia del giacobinismo” dell’abate Barruel comparsi tra il 1797 e il 1798, ma numerosi altri libelli erano stati pubblicati con tale intento. 
Ad esempio ne “I progetti degl’increduli a danno della religione disgelati nelle opere di Federico il Grande re di Prussica” di don Luigi Mozzi, pubblicato ad Assisi l’anno seguente della Rivoluzione, si legge: «Tre sono le Sette, le quali o nate o rinvigorite in questo secolo hanno primieramente prodotto la memoranda rivoluzione, in cui ci troviamo involti, facendo servire alla medesima una serie di persone, e di autorità da esse stranamente e in diversi modi illuse e sedotte. Una è la setta de’ Liberi Muratori, e quelle che da essa emanano; l’altra la Setta de’ Giansenisti; la terza quella de’ Filosofi». 
E di seguito rimprovera ai “Franchi Muratori” la «fratellanza, che dovendo stabilirsi tra persone di diverso grado, è incompatibile con le varie Gerarchie, che Iddio ha voluto per buon ordine del mondo, e ne viene perciò il rovesciamento di ogni sistema civile e religioso». 
Le conseguenze non si fecero attendere in Italia, dove la Massoneria, peraltro, già si trovava in una situazione difficile, bandita dal 1783 in Piemonte, dal 1785 a Venezia. 
Dopo la presa della Bastiglia si diffuse tra i regnanti assolutistici la convinzione che il movimento sovversivo avesse come capo occulto Luigi Filippo d'Orlèans, Gran Maestro del Grande Oriente di Francia. 
A Napoli, il 3 novembre 1789 Maria Carolina ripropone contro i Massoni l'Editto di condanna del 1785, minacciando gli aderenti di pena di morte, paragonandoli ai rei di lesa maestà. Vengono così sciolte le Logge di Stretta Osservanza del Gran Maestro Naselli. 
A Roma continuava ancora ad operare la Loggia “La Réunion dea Amis Sincères”, fondata nel novembre 1787, per iniziativa di elementi della colonia francese, guidati dal pittore Augustin-Louis Belle, sulle ceneri della Loggia che aveva fondato il Münter. Al Belle seguì nella carica di Venerabile Charles de Loras6 . 
La Loggia romana acquisì prestigio perché lavorava attivamente e ordinatamente proprio in quel periodo critico in cui tutte le altre Logge della Penisola, perseguitate dai governi, chiudevano i battenti, diventando il centro latomistico della vita italiana. Con essa entrarono in corrispondenza i Venerabili delle Logge Napoletane. 
In particolare 65 a Parigi, 442 in provincia, 39 nelle colonie, 69 nei reggimenti, 17 all’estero. 
Charles Abel de Loras, balì dell’Ordine di Malta, già deputato Gran Maestro della Loggia di Malta “Loge de Sain Jean d’Écosse du Secret e de l’Harmonie”, era giunto a Roma per ottenere la nomina di ambasciatore dell’Ordine presso la Santa Sede (che non ottenne per l’avversione di Pio VI). Severo, figlio di Raimondo di Sangro, e il Gran Maestro delle Logge inglesi, il duca di San Demetrio. Proprio in questi frangenti si inserisce, in Italia, la parte finale della vicenda Cagliostro che, dopo varie peregrinazioni, era giunto a Trento dove godé della protezione del Principe-Vescovo Vigilio Thun. 
Dopo essersi fatto vedere come devoto e fervente cristiano, il Conte di Cagliostro decise di recarsi a Roma con la grande idea di operare la riconciliazione fra la Massoneria (di cui si riteneva il capo) e la Santa Sede. Si fece fare un salvacondotto dal vescovo di Trento che pure lo raccomandò a vescovi, cardinali e senatori. Il maggio 1789 partì per Bologna diretto a Roma dove arrivò il 27 maggio 1789, proprio mentre in Francia stavano maturando gli eventi che avrebbero sconvolto il mondo. 
Il clima era ulteriormente teso per i fermenti insurrezionali a Senigallia e a Velletri. 
In questo stato quasi isterico di paura, cominciarono a fioccare arresti e scomuniche contro i nuclei liberali che si identificavano con le Logge Massoniche. 

Agli occhi delle autorità pontificie, dopo la distruzione della Bastiglia del 14 luglio, Cagliostro appariva come uno dei capi di quella Massoneria che tramava per la caduta dei troni e dell’altare. Cagliostro, mentre era in attesa di presentarsi al Pontefice come massimo esponente della Massoneria, cercò di fondare a Roma una Loggia egiziana ed in questo ebbe come prezioso collaboratore il cappuccino Francesco-Giuseppe da San Maurizio (al secolo Giacinto Antonio Roullier). 
Costui aiutò Cagliostro nella stesura di un Memoriale elogiativo della Rivoluzione, diretto all’Assemblea di Francia, che venne intercettato dall’inquisizione. 
Il 27 dicembre 1789 il Papa si recò dal Segretario di Stato cardinale Zelada e il Governatore di Roma, mons. Rinucci, ricevette l’ordine di arrestare il conte di Cagliostro ed il padre cappuccino Francesco-Giuseppe. 
L’accusa, quella di essere istitutore e propagatore della Setta dei Liberi Muratori, secondo il mai applicato bando Firrao del 1739 che prevedeva la condanna a morte. 
Venne così sciolta l’ultima Loggia ancora operante in Italia, quella romana che si voleva identificare con Cagliostro, anche se, in realtà, non aveva niente a che fare con lui. 
La storia del processo è nota, come sono note le deposizioni preconfezionate fatte fare a Cagliostro per dare all’opinione pubblica un quadro palesemente distorto della Massoneria, come il più grande nemico dello Stato e della Chiesa. 
Il collegio giudicante (presidente il cardinale di Stato Zelada, giudice fiscale monsignor Barberi, ma indirettamente diretto passo passo dallo stesso pontefice) dopo un processo che sarebbe durato fino all’aprile del 1791, condannò a morte sul rogo il Libero Muratore Cagliostro, pena che il Pontefice mutò nell’ancor più spietata carcerazione perpetua da scontarsi in fortezza. 
L’opera di monsignor Barberi “Compendio della vita, e delle gesta di Giuseppe Balsamo denominato il conte di Cagliostro, che si è estratto dal Processo contro di lui formato a Roma l’anno 1790 e che può servire di scorta per conoscere l’indole della Setta de’ Liberi Muratori”, Roma 1791, fu immediatamente diffusa in tutto il continente, tradotta in varie lingue e con numerose edizioni. Avrebbe dato lo spunto a tutti i successivi libelli antimassonici. 
La Massoneria diventa il simbolo di quel movimento di idee che, per usare le parole di mons. Barberi, «si arroga il titolo d'illuminato, di spregiudicato, di filosofico». 
La detenzione di Cagliostro nel forte di San Leo, gli spietati maltrattamenti cui fu sottoposto - che il cardinale Zelada e il Pontefice costantemente conoscevano, approvavano e consigliavano di inasprire nell’isterico timore che i Massoni di tutto il mondo potessero con un atto di forza liberare il loro capo - sarebbe durata sei anni. 
Cagliostro morì qualche mese prima che a San Leo arrivasse l’armata rivoluzionaria che lo avrebbe liberato. La condanna di Cagliostro segnò la fine della Libera Muratoria in tutta la penisola. 
La fase “aristocratica” della Massoneria settecentesca, avrebbe ceduto il passo alla nuova fase “borghese” nell’età napoleonica, in linea con l’ideologia del terzo stato uscito vittorioso dalla Rivoluzione francese.