È la lezione che Donald Trump avrebbe appreso dal famigerato Roy Cohn, l'avvocato della mafia che sarebbe stato il suo vero mentore e maestro.
«Dov'è il mio Roy Cohn?», avrebbe infatti esclamato Trump, all'inizio della “tempesta artificiale” del Russiagate, evocando l'aiuto del suo legale di fiducia, scomparso tanti anni prima dopo esser stato radiato dall'albo per indegnità professionale (accusato di aver estorto a un miliardario moribondo, sul letto d'ospedale, una modifica al suo ricchissimo testamento).
«L'avvocato Roy Cohn, vero grande maestro di Trump – ricorda Franco Fracassi, intervistato da Beatrice Silenzi – era un ebreo ultra-sionista direttamente legato alla mafia ebraica, che storicamente è stata molto più influente di quella italoamericana nel condizionare la politica statunitense». Cohn ha comunque lavorato come legale di eminenti boss di origine italiana: galantuomini del calibro di Tony Salerno, Carmine Galante, Paul Castellano e John Gotti.
«L'avvocato Roy Cohn, vero grande maestro di Trump – ricorda Franco Fracassi, intervistato da Beatrice Silenzi – era un ebreo ultra-sionista direttamente legato alla mafia ebraica, che storicamente è stata molto più influente di quella italoamericana nel condizionare la politica statunitense». Cohn ha comunque lavorato come legale di eminenti boss di origine italiana: galantuomini del calibro di Tony Salerno, Carmine Galante, Paul Castellano e John Gotti.
Al tempo stesso tutelava legalmente la squadra di baseball dei New York Yankees, l'armatore Aristotele Onassis, industriali come Richard Dupont e il finanziere e filantropo texano Shearn Moody, nonché l'arcidiocesi cattolica di New York.
Nel 1971, oltre al magnate televisivo Rupert Murdoch, Cohn iniziò a rappresentare il gruppo immobiliare di Donald Tump (sospettato di essere legato a famosissimi clan mafiosi, come quelli dei Gambino e dei Genovese).
Nel 1971, oltre al magnate televisivo Rupert Murdoch, Cohn iniziò a rappresentare il gruppo immobiliare di Donald Tump (sospettato di essere legato a famosissimi clan mafiosi, come quelli dei Gambino e dei Genovese).
Nello specifico, Roy Cohn riuscì a fare in modo che Trump la passasse liscia di fronte alle accuse di scorrettezza nelle politiche edilizie: avrebbe violato la legge che garantiva pari trattamento per tutti gli inquilini, avendo imposto condizioni svantaggiose agli afroamericani interessati agli appartamenti disponibili a Brooklyn, nel Queens e a Staten Island.
Roy Marcus Cohn era nato a New York il 20 febbraio 1927. Si sarebbe spento a Bethesda il 2 agosto 1986: morto di Aids, dopo aver sempre negato di essere omosessuale.
Roy Marcus Cohn era nato a New York il 20 febbraio 1927. Si sarebbe spento a Bethesda il 2 agosto 1986: morto di Aids, dopo aver sempre negato di essere omosessuale.
Ancora giovanissimo, divenne celebre nel 1951 come viceprocuratore federale nel drammatico processo per spionaggio a carico di Julius ed Ethel Rosenberg, poi condannati a morte. Cohn si vantò di quella condanna alla pena capitale, anche dopo la confessione del fratello di Ethel, che ammise di essersi inventato ogni accusa.
Dal 1953 al 1954, poi, Cohn è stato il consulente-capo del senatore Joseph McCarthy durante la “caccia alle streghe” contro i sospetti comunisti: una delle pagine più infami della storia politica statunitense. Era nato nel Bronx da una agiata famiglia ebrea osservante, unico figlio di Dora Marcus e del giudice Albert Cohn (figura influente del Partito Democratico). Roccioso anticomunista, mantenne sempre stretti legami nei circoli politici conservatori, facendo da consigliere sia a Richard Nixon che a Ronald Reagan.
In qualità di “legale della mafia” (oltre che di Trump) per oltre quarantanni Roy Cohn, l’avvocato più temuto d’America, avrebbe tenuto in scacco le sorti della politica statunitense. Il suo personaggio, liberamente romanzato, è stato proposto a teatro nell’opera “Angels in America”, di Tony Kushner, in cui l'avvocato è presentato come un individuo falso, affamato di potere, omosessuale non dichiarato e, in punto di morte, perseguitato dal fantasma di Ethel Rosenberg. Dalla pièce teatrale è stata successivamente tratta una fortunata miniserie televisiva, sempre intitolata “Angels in America”, in cui l'avvocato dei grandi mafiosi è interpretato da un formidabile Al Pacino.
Fracassi ospite di “Fabbrica della Comunicazione”, ripostato su FB da Giorgio Cattaneo
Dal 1953 al 1954, poi, Cohn è stato il consulente-capo del senatore Joseph McCarthy durante la “caccia alle streghe” contro i sospetti comunisti: una delle pagine più infami della storia politica statunitense. Era nato nel Bronx da una agiata famiglia ebrea osservante, unico figlio di Dora Marcus e del giudice Albert Cohn (figura influente del Partito Democratico). Roccioso anticomunista, mantenne sempre stretti legami nei circoli politici conservatori, facendo da consigliere sia a Richard Nixon che a Ronald Reagan.
In qualità di “legale della mafia” (oltre che di Trump) per oltre quarantanni Roy Cohn, l’avvocato più temuto d’America, avrebbe tenuto in scacco le sorti della politica statunitense. Il suo personaggio, liberamente romanzato, è stato proposto a teatro nell’opera “Angels in America”, di Tony Kushner, in cui l'avvocato è presentato come un individuo falso, affamato di potere, omosessuale non dichiarato e, in punto di morte, perseguitato dal fantasma di Ethel Rosenberg. Dalla pièce teatrale è stata successivamente tratta una fortunata miniserie televisiva, sempre intitolata “Angels in America”, in cui l'avvocato dei grandi mafiosi è interpretato da un formidabile Al Pacino.