martedì 31 maggio 2022

SALARI BASSI E BEN TAGLIATI


Introduzione:
Non c'è mai fine al peggio. Tu pensi di aver toccato il fondo, invece, scopri che puoi scavare nella fossa sempre più. Il destino dei lavoratori occidentali non è affatto roseo, si prospettano anni difficili ed autunni caldi, ma non si capisce come potrebbe migliorare la situazione in un sistema chiuso ed immutabile come il nostro, dove il neoliberismo comanda su tutto e la politica ha solo un ruolo ancillare. 
Proprio ora che il Re era nudo, che avevamo la possibilità di vederne svelate le oscene nudità tramite la tecnologia di massa, proprio ora che sarebbe potuta nascere una maggiore coscienza di classe, una consapevolezza, in parte cresciuta, il grande Moloch si è attivato per debilitare il nostro organismo ed il nostro spirito, annichilendoci ieri con una pandemia, oggi con una guerra, domani con un'altra emergenza, e nel mentre, sfilandoci gli ultimi spicci dal borsello.
In Italia non solo abbiamo tra gli stipendi più bassi in assoluto, rispetto al costo della vita, ma dopo anni di mancati rinnovi salariali, oggi abbiamo conosciuto una triste novità, proprio perché non c'è mai fine al peggio, e questa realtà è rappresentata dal taglio dei salari dei lavoratori.
Il sistema neoliberista spinge l'acceleratore e non vuol frenare neanche davanti ad un muro di cemento armato, tanto si schianta qualcun altro.
Per capire cosa sta succedendo, vi riporto questo articolo esaustivo pubblicato sul FATTO QUOTIDIANO di Ignazio Corrao.

Stipendi diminuiti e niente salario minimo: l’ennesima beffa per i lavoratori italiani:
“Se ne è tornato a discutere e per gli addetti ai lavori non è una sorpresa, ma per i lavoratori italiani vedere plasticamente che il proprio Paese è l’unico in Unione Europea in cui i salari sono diminuiti rispetto a 30 anni fa è l’ennesima amarissima beffa. Una beffa che viene accompagnata dall’assenza di un salario minimo, tema a cui gran parte della politica nostrana continua colpevolmente a far orecchie da mercante.
Il nostro Paese fa parte del G7 e viene visto nel mondo come una delle economie più avanzate: mi viene da chiedermi come staremmo se non fossimo considerati tali.
L’Italia è ferma al palo e mentre i soliti noti attaccano il reddito di cittadinanza per la mancanza di lavoratori (in particolare quelli stagionali) è sempre più evidente che una parte degli imprenditori, in prima linea nell’accusare i presunti giovani fannulloni, da noi pretendono il diritto di pagare salari che somigliano più allo sfruttamento che al compenso per lavoro dipendente. Salari da fame a cospetto di orari e mansioni variabili, definiti “flessibili” a seconda delle necessità, dell’imprenditore di turno si intende.
Inutile girarci intorno, l’Italia è arrivata al punto dove la domanda e l’offerta non si incontrano più. 
I motivi sono tantissimi e le colpe sono diffuse, ma è triste assistere all’arroganza di una parte considerevole dell’industria e dell’imprenditoria italiana che vede solo il profitto personale a scapito del benessere e dei diritti della comunità lavorativa, a cui consegue la crescita dell’intero Pese e il anche il benessere loro, che fanno parte di una comunità che spende parecchi denari per formare professionalità che poi vanno a generare ricchezza e futuro in altri Paesi.
Come la crisi ci ha insegnato, non c’è lavoro che non merita rispetto e riconoscimento, penso solo al ruolo del cassiere del supermercato, dell’autotrasportatore o dell’infermiere, che durante la pandemia erano issati a simbolo di continuità della nostra società. Quale è il loro stipendio medio? Intorno ai 1300 euro, cifre con cui in città come Milano o Roma devi fare una lotta per la sopravvivenza.
La crisi pandemica ha portato anche altro, ad esempio il fenomeno delle grande dimissioni (big quit). Secondo le cifre del ministero del Lavoro, quasi 500.000 licenziamenti volontari sono avvenuti nel secondo semestre del 2021, ovvero l’85% in più rispetto al 2020. Un fenomeno sociale ed economico dalla portata considerevole, più comune soprattutto tra Millennials e Generazione Z del nord Italia. La tendenza a cambiare lavoro era già aumentata nel corso degli ultimi anni, ma la ragione principale era la ricerca di un miglioramento economico. Oggi, invece, stiamo assistendo ad un fenomeno mai visto prima, strettamente legato alla situazione pandemica. Le motivazioni che stanno dietro alle Grandi Dimissioni sono connesse alla diffusione di una nuova prospettiva nei confronti del concetto stesso di lavoro. Due matrici che la vetusta Confindustria e la politica italiana non riescono ancora a decifrare.
Il salario minimo più che la prima soluzione è una impellente necessità, legato al sempre crescente costo della vita e al bisogno di equilibrio tra lavoro e vita privata che dopo la pandemia risulta elemento imprescindibile per riallineare offerta e domanda.
Negli ultimi due anni, nonostante la pandemia, lo stipendio base è cresciuto in 19 Paesi europei. L’Italia, assieme ad altri cinque Stati Ue, fa invece parte del piccolo gruppo di Paesi che non prevedono un salario minimo.
Negli ultimi mesi il tasso di inflazione in Europa ha raggiunto il valore medio annuo del 7,5%. Secondo i dati Eurostat, l’incremento medio dei salari è stato del +3%: ne consegue la riduzione del potere d’acquisto di 4,5 punti.
Ad esempio chi si annovera nella categoria dei paesi economicamente sviluppati, tra cui dovrebbe esserci l’Italia, contano sulla busta paga di base più di 1.500 euro al mese. Si tratta di Francia (1.603 euro), Germania (1.621 euro), Belgio (1.658 euro), Paesi Bassi (1.725 euro), Irlanda (1.775 euro) e Lussemburgo (2.257 euro). Il salario minimo resta di poco superiore ai mille euro al mese anche in Slovenia (1.074 euro) e Spagna (1.126 euro). In 13 Paesi, soprattutto dell’Est Europa, la busta paga minima resta invece più leggera, ma in forte crescita rispetto ai parametri precedenti.
È interessante notare le differenze, riguardo alle proposte che sono state messe in campo per affrontare questo spinoso tema economico. 
In Francia nel 2021 il salario minimo è aumentato per ben tre volte (complessivamente del 5,9%) e i sindacati si sono posti l’obiettivo di arrivare a duemila euro al mese. In Spagna il salario minimo ha raggiunto i 1000 euro al mese per 14 mensilità. Il sindacato in Portogallo ha chiesto di aumentare il salario da 705 euro a 800 euro al mese. In Germania, il sindacato IG Metall sta cercando di ottenere per gli 85mila lavoratori delle acciaierie un aumento salariale dell’8,2%. Gli impiegati del settore chimico-farmaceutico hanno già ottenuto un bonus una tantum di 1400 euro.
A fronte di un salario minimo che diventa sempre più comune nel mercato del lavoro Ue, a fare eccezione sono rimasti solo sei Paesi: Danimarca, Italia, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia. Tuttavia, fa notare Eurofound, “l’Austria è uno dei pochi Paesi con aumenti salariali concordati collettivamente ben documentati, che riflettono l’impatto variabile della pandemia su diversi settori”. Ad esempio nel settore dei servizi di trasporto, nel 2021 è stato negoziato un accordo triennale che prevede un forte aumento salariale del 4,5 per cento a partire dal primo gennaio 2022 e anche gli addetti alle pulizie vedranno un aumento del 3,5 per cento nel loro salario minimo”.
Anche in Finlandia si prevede che “la pressione per aumentare i salari degli infermieri influirà sulle prossime tornate di contrattazione” portando a una ricompensa in busta paga per i lavoratori più esposti alla crisi pandemica.
In Danimarca il sindacato FNV sta cercando di far aumentare il salario minimo da 10 a 14 euro l’ora. In Lussemburgo e a Cipro i salari sono agganciati all’inflazione. Mentre in Italia la scala mobile è stata abolita trent’anni fa (1992, Governo Amato).
L’atteggiamento italiano sul salario minimo è una anomalia nel contesto europeo, a cui la politica e le imprese rispondono con un insensato “j’accuse” al reddito di cittadinanza, capro espiratorio di tutti i mali. Mentre l’Europa ci bacchetta, il tema salariale continua a non essere oggetto di discussione e gli impegni presi da partiti e sindacati sono rimasti mere intenzioni. Questa indolenza nel frattempo si traduce in un preoccupante calo del potere d’acquisto dei lavoratori che tocca soprattutto i giovani.
Un’altra triste classifica relega agli ultimi posti gli stipendi medi dei giovani italiani (18-24 anni) Secondo l’istituto di statistica dell’Unione, lo stipendio medio in Italia per la fascia 18-24 anni è di 15.858 euro, vicino alla media Ue di 16.825. Il confronto è impietoso, però, se si paragona il nostro Paese con altri dal costo della vita simile.
Queste cifre si rispecchiano nei dati sulla disoccupazione giovanile, che sempre secondo Eurostat (2021), in Italia ha toccato il 23,3 per cento. In Germania è al 10,1 per cento, in Francia al 9,9%, in Spagna registra il 28,8%, nei Paesi Bassi il 14% e in Belgio il 16,7%.
In un Paese in cui l’illegalità (o cosiddetto “lavoro nero” con tutte le sue sfumature) nel mondo del lavoro ha sempre giocato un ruolo primario, dove la pressione fiscale resta altissima e dove molti operatori ambiscono ad una folle corsa al ribasso dei salari, importando da Paesi in via di sviluppo manodopera a bassissimo costo disposta a tutto (sempre in nome della sacra competizione globale), per il presidente di Confindustria il competitor degli imprenditori italiani è il reddito di cittadinanza (e i suoi 550 € di media per i percettori), non i salari e gli standard europei e occidentali. Questo la dice lunga sulla prospettiva che questa disgraziata classe dirigente sta dando, da diversi lustri, a questo Paese.

giovedì 19 maggio 2022

IL SACRIFICIO DEL BAMBINO SOLDATO


Siamo veramente finiti in un labirinto virtuale dove tutto è falso, anche quello che accade realmente.
Falso nella sua narrazione e da entrambe le parti in conflitto.
Tutto ciò che accade deve giustificare la spesa militare, la guerra, le guerre ed il riassetto dello scacchiere geopolitico.
"Guerrieri facciamo la guerra? cit."
Ogni tanto arriva il momento di mostrare i muscoli, talvolta prevale l'istinto ilico collettivo e la natura animale dell'uomo lotta strenuamente contro la nostra parte razionale e spirituale.
Non c'è fine all'orrore anche nei piccoli dettagli sapientemente e volutamente veicolati per ragioni di Stato, ma anche di carattere più metafisico.
Tutti i giocatori in campo condividono lo stesso schema di gioco e poi, parallelamente, confliggono come fosse una competizione sportiva o musicale. Non sono in contraddizione questi concetti, bensì complementari tra loro, da intendersi come convergenze parallele, anche dandosele di santa ragione, ma tutti all'interno dello stesso modello, della stessa forma pensiero condivisa ed accettata.
Se la Russia volesse veramente porre fine al conflitto con successo, potrebbe bombardare in 3 giorni le zone top dell'Ucraina e conquistarla in breve tempo, questo tergiversare ha ragioni più profonde e svela il grande inganno.
Invece, Putin si limita a recitare il suo ruolo all'interno del gioco collettivo e permette agli americani di fare gli americani. Sembrano effettivamente alleati su piani alti ed inconfessabili, mentre i civili ne subiscono sempre le conseguenze su piani decisamente più materiali, essendo i servi della terra di mezzo del Deepstate imperiale ed apolide.

Lo schema necessita di sacrifici umani che nella quotidianità sono regolarmente celebrati attraverso omicidi mediatici veicolati dal potere attraverso i media, mentre durante le guerre attraverso la morte di civili e giovani militari, attraverso la spettacolarizzazione brutale del panem et circenses.
Oggi e secondo lo schema magico liturgico ancestrale si celebra il sacrificio del soldato russo arrestato ed a breve processato per crimini di guerra.
Un ragazzino di 20 anni, imberbe e attonito, come proiettato in una dimensione infernale e non sua, dovrà recitare il ruolo del cattivo per conto di altri. Il tutto in mondovisione.
Una punizione esemplare in stile religioso, un po' medievalista, un po' nazista e che riassume perfettamente la cultura reazionaria che da sempre permea quei lidi.
Dovrà pagare per tutti per aver ubbidito agli ordini di superiori?
Dicono che ha confessato, è stato lui ad uccidere il passante in bicicletta ucraino, ma gli era stato ordinato, che senso ha processarlo per crimini di guerra in conflitto in corso?
Che razza di giustizia atroce e spaventosa viene veicolata al mondo intero?
E' un monito rieducativo su larga scala?
Una sorta di sacrificio cristico, dove il soldato bambino esorcizza l'inferno da tutti alimentato con dovizia.
Purtroppo o per fortuna, il sacrificio è solo virtuale, è una fiction, come tutto quello che vediamo in tv.
Vero ma falso, vero per la valenza simbolica ed emozionale che si vuol raggiungere nella sua celebrazione, falso perché è palesemente costruito come demo belligerante, come meme ai posteri ed ai poster dei più plagiabili e/o sensibili.
L'importante è veicolare doppi messaggi e cortocircuiti, questa è la natura del biopotere, mostrando un prigioniero senza un graffio che sembra uscito da Eurovision, silente, affatto disperato, forse rassegnato, pulitino e truccato, quasi efebico. Sembra un giovane Putin però più buono, impassibile, ma per niente preoccupato di rischiare la pelle.
Anche i colori veicolati della sua felpa confermano una certa rappresentazione.
Il blu è associato a vari elementi naturali, come acqua e aria, ha effetti rilassanti e distensivi per la mente, il grigio dal punto di vista psicologico, può sollecitare in una persona un senso di stallo, di immobilità, senza alcuno stimolo decisionale. Praticamente un abito perfetto quel felpino processuale, no?
Ha confessato, avrebbe confessato cosa, chissà?
Si sacrifica simbolicamente una vergine che, pur nelle sue sembianze maschili, deve ricalcare il solco del rito crowelliano, almeno nella sua grammatica liturgica di antica fattura.
L'unica differenza con il passato è che diventa evento globale, diventando fiction, falso anche fosse vero, verissimo nella sua manipolazione e nel plagio emozionale conseguente, invero, costruito ad hoc, un po' come il mito dell'acciaieria di Azovstal, che deve nascondere ben altro.
Una serie tv interattiva che fa sponda tra mito, verità e post-verità.
Un partecipante non di AMICI, ma di NEMICI, nuovo Reality dove tutto è possibile e passibile di crimini efferati. Non quelli gerontocratici dominanti, ma dei loro fanti, meglio se giovanissimi.
In fondo ha confessato, allora sarà colpevole, lo dice l'oracolo, l'ha sempre detto l'oracolo, poco o nulla è cambiato dal tribalismo atavico, se non nella rappresentazione filmica tecnologica quanto pervasiva.
Tra uno Zelensky attore due volte, nato dal parto tra il nazionalismo più radicale e il deepstate USA, un Putin nella parte ancora del crudele aguzzino (KGB e poi dittatore), noi europei nel ruolo degli straccioni servili, accontentiamoci della vittoria della band ucraina e della visita di Bono degli U2 tra macerie, coca e champagne.
Mi chiedo allora perché guardare Netflix, quando il mondo reale è diventato una macro serie tv molto più interessante e potente.
Mi rimane solo un dubbio, è la narrativa distopica che influenza la realtà o, viceversa, è quest'ultima ad influenzare gli sceneggiatori tv nelle loro opere?
Reale o reality il sacrificio del bambino soldato?




martedì 10 maggio 2022

IL MASSACRO DI ODESSA (PER NON DIMENTICARE)

 


Strage di Odessa: parla una sopravvissuta. “La brutalità ed il terrore di quel giorno dovevano essere una lezione per qualunque oppositore.”
A quasi due anni da uno dei più tragici episodi di violenza fascista dei nostri tempi, abbiamo intervistato Svetlana, una sopravvissuta della strage consumatasi ad Odessa il 2 Maggio del 2014.
Svetlana, di cui non riveliamo la reale identità per ragioni di sicurezza, vive in Italia da tempo.
Alleghiamo al testo alcune foto e documenti utili a contestualizzare questa testimonianza.
Sulla scia di sangue di Maidan, la tragedia di Odessa, insieme al massacro di Mariupol, segnano un “prima” e un “dopo” nel conflitto ucraino: una guerra civile che si protrae da quasi due anni nel silenzio assordante dei media occidentali.
Nonostante i documenti ufficiali parlino di 48 persone uccise, la maggior parte dei testimoni e dei giornalisti che hanno seguito la vicenda concorda sul fatto che il numero reale dei morti sia tragicamente più alto.
Nel frattempo, sabato 27 Marzo circa 100 neonazisti ucraini hanno attaccato il presidio dei parenti delle vittime che ogni domenica ricorda la strage radunandosi presso la Casa dei Sindacati di Odessa.

L'Intervista per l'AntiDiplomatico:

Che cos'è successo ad Odessa il 02 Maggio del 2014?
Doveva esserci una partita tra il Chernomorets (Nda, la squadra di calcio di Odessa) ed il Metallist (Nda, quella di Kharkov). I fascisti ucraini avevano annunciato di voler marciare nel centro della città. I ragazzi del movimento Kulikovo Pole (Nda: in russo “Campo Kulikovo”, il movimento odessita di opposizione al Maidan. Prende il nome ) intendevano fermarli: verso le due del pomeriggio si erano dati appuntamento per impedirgli di marciare ed avevano organizzato la difesa dell'accampamento di fronte alla Casa dei Sindacati.
C'erano anche alcune donne, tra cui io, per un totale di circa 400 persone. Gli organizzatori avevano concordato i movimenti di piazza con la polizia: in tre mesi di mobilitazioni non avevamo creato alcun tipo di disordine.
La fazione che comprendeva gli ultras e la gente radunata dai fascisti contava oltre 3000 persone. Dopo alcune provocazioni è cominciato uno scontro: l'obiettivo dell'aggressione contro Kulikovo Pole era quello di sgomberare la piazza prima del 9 Maggio, l'anniversario della vittoria contro il nazifascismo: la giornata avrebbe richiamato migliaia di persone tra le nostre fila dando molta forza al nostro movimento. Consapevoli di questo ci eravamo fermamente rifiutati di abbandonare la piazza. La loro incomparabile forza militare li ha convinti che quel giorno avrebbero avuto la possibilità di spazzarci via da Odessa definitivamente.
Come me molti tra noi si erano rifugiati nella Casa dei Sindacati, davanti alla quale avevamo costruito delle barricate, presupponendo che il livello del probabile scontro non sarebbe andato oltre quello che ci aspettavamo: mani nude, pietre, bastoni. Altri consideravano, che nel peggiore dei casi l'intervento della polizia avrebbe comunque evitato un aggravarsi della situazione, ma quando i fascisti hanno cominciato a buttare le bottiglie incendiare dentro la Casa dei Sindacati sul posto c'erano solo due volanti.
Credo che la loro scelta di utilizzare il fuoco non fosse casuale, ma piuttosto volta a rendere la loro azione il più brutale possibile.
Probabilmente oltre ai pneumatici che avevano incendiato, hanno utilizzato anche delle sostanze tossiche: c'era un odore acre, che rendeva l'aria irrespirabile. Alcuni parlavano di strani fumi verdastri che mozzavano il respiro in un attimo. La gente cercava di scappare nei corridoi rifugiandosi nelle stanze o vicino alle finestre ma, come si vede nei filmati, i fascisti sparavano da fuori contro di noi e continuavano a lanciare bottiglie incendiarie.
Pravij Sektor, Svoboda e tutti i gruppi fascisti intendevano dare una dimostrazione di forza, mostrandosi come i padroni dell'Ucraina. Quello che è successo mi ha ricordato esattamente quello che i banderisti (Nda: seguaci di Bandera, capo del collaborazionismo nazista ucraino) hanno fatto in Galizia ai polacchi, agli ebrei, e a tutti coloro – russi e ucraini – che sostenevano l'Unione Sovietica. Uno degli episodi tristemente più simili a quello che è successo il 2 Maggio ad Odessa forse è stata la Strage di Khatin (Nda, il paese bielorusso dove il 22 Marzo del 1943 come rappresaglia i nazisti bruciarono vivi almeno 149 civili dopo averli radunati in un edificio).
Ad Odessa, città eroica nella resistenza contro il fascismo, la brutalità ed il terrore di quel giorno dovevano essere una lezione per qualunque oppositore.

Come sei riuscita a salvarti?
Io mi sono nascosta in un ufficio, dentro il quale alcuni di loro hanno cercato di entrare con la forza.
Alcuni sono stati feriti, altri uccisi. Molte donne sono state violentate: le foto e video girati dai sopravvissuti – oltre alle autopsie - lo dimostrano chiaramente.
Probabilmente sono sopravvissuta solo perché oltre ai gruppi di fascisti armati quel giorno c'erano alcuni odessiti che sostenevano Maidan ma che non intendevano rendersi complici di quel massacro: una parte di quelli che aveva appoggiato il Maidan, dopo quel giorno si è rifiutata di continuare a sostenere queste bande di assassini e di criminali. Così alcuni tentarono di risparmiare delle donne, tra cui io. Mentre uscivamo, altri cercavano di picchiarci. Ricordo di una mia amica presa a calci mentre cercava di scappare. Quasi tutti venivano fermati e perquisiti dai fascisti: guardavano nelle borse. prendevano i cellulari, i documenti e anche i soldi. La maggior parte di loro si è comportata esattamente come si comportano i veri fascisti: come delle bestie.
Alcune persone sono state evidentemente freddate da dei colpi di pistola: lo dimostrano anche le autopsie. Credo che in fondo dopo questo episodio i fascisti abbiamo raggiunto il loro scopo: terrorizzare la gente e mettere a tacere ogni possibile dissenso.
Quel giorno tanti sono stati portati ad Odessa dall'Ucraina occidentale o da Kiev. Credo che la responsabilità sia dell'attuale governo e degli oligarchi come Kolomoiskij, sicuramente in accordo con chi aveva gestito materialmente il Maidan. Molti politici ucraini si sono complimentati per l'ottimo lavoro svolto e per aver eliminato “il separatismo” da Odessa.

Qual è stato il ruolo della polizia in questa vicenda?
Alcuni poliziotti – soprattutto quelli non odessiti – bloccavano il passaggio dalle uscite secondarie della Casa dei Sindacati obbligandoci a passare in mezzo ad una specie di “corridoio della vergogna” pretendendo così di umiliarci ulteriormente.
La maggior parte di loro è stata a guardare, intervenendo solo con enorme ritardo.
Chi tra i tra poliziotti avesse voluto opporsi a quello che stava succedendo era di fatto impotente: la polizia presente era disarmata.
Dopo il golpe il governo ha inserito tra i ranghi della polizia nuovi funzionari, che assecondando e rendono possibile la nostra persecuzione.

Conoscevi alcune delle persone che sono morte quel giorno?
Si, personalmente ne conoscevo due. Uno di loro era Vyacheslav Markin, un deputato del parlamento regionale: uno dei pochissimi dei deputati regionali che si opponeva ai risultati di Maidan senza paura.
Quel giorno dopo essere stato picchiato è morto anche Vadim Papura: nonostante fosse religioso Vadim faceva parte del Komsomol (Nda: l'organizzazione giovanile del partito comunista ucraino): come è possibile vedere nelle foto e nei video il giorno prima, per il 1 Maggio, era nelle prime file del corteo con la bandiera rossa: probabilmente è stato riconosciuto ed hanno deciso di fargliela pagare.

Che cosa è successo in quasi due anni ai responsabili di questa vicenda?
Ad oggi molti di loro continuano a vantarsi pubblicamente di quello che è stato fatto quel giorno: anzi, alcuni si rammaricano di aver fatto un numero di morti troppo basso. I sopravvissuti invece stanno tutt'ora subendo le persecuzioni del governo: alcuni di loro vennero arrestati sulla base di alcune testimonianze di persone che in seguito hanno detto pubblicamente di essere state costrette sotto tortura a dichiarare il falso. Ogni due mesi viene prorogata la loro detenzione senza che nei loro confronti venga formulata un'accusa specifica.
Altri, che potrebbero fornire delle testimonianze utili, secondo il tribunale sono irreperibili. Probabilmente sono stati semplicemente costretti al silenzio.
Ad oggi in carcere non c'è nessuno tra i responsabili della strage. Uno di loro, ad esempio, circa un anno fa - poco dopo il suo arresto - è stato liberato a causa delle pressioni dei gruppi fascisti.
Alle loro spalle questa gente sente il sostegno dell'Unione Europa e degli Stati Uniti, ed è convinta, forse a ragione, che questo per loro rappresenti la migliore protezione.
Anche se l'Unione Europea sostiene di non dare sponda ai fascisti, il suo appoggio a Poroshenko rappresenta un aperto sostegno nei loro confronti. I fascisti sono parte delle istituzioni: sono a capo delle forze di polizia e dei battaglioni punitivi (Nda: ad esempio il battaglione Aidar, o il battaglione Azov). Questo è motivo per cui ad oggi per lo stato ucraino non esistono responsabili della strage di Odessa. Il fascismo rappresenta una minaccia per il mondo. I fascisti di tutta Europa vedono nell'Ucraina un possibile modello replicabile altrove.

Qual è stato secondo te l'atteggiamento dei media italiani nei confronti della strage di Odessa della guerra civile in corso?
Nei media italiani c'è stato un silenzio totale su quello che è successo ad Odessa come sulla guerra in Donbass: a me questo stupisce. Noi siamo europei, ma evidentemente solo quando fa comodo.
Per fortuna quando parlo con le persone, spesso molte non capiscono del tutto: è difficile soprattutto per chi non ha l'abitudine di usare internet, dove comunque non è semplicissimo capire la verità.
Ma in ogni caso tutti, dopo i miei racconti, si convincono che c'è qualcosa che non va. Un anno fa alcuni mi chiedevano: ma se secondo te è giusto che in Ucraina ci sia un'opposizione fascista contro il governo? La realtà è evidentemente un'altra. Noi siamo antifascisti, e subiamo la persecuzione di un governo di fascisti e di criminali. La Federazione Russa è stato l'unico Paese del mondo a dichiarare ufficialmente che la strage di Odessa rappresenta un atto criminale contro il popolo.

Ed oggi qual è la situazione per gli oppositori in Ucraina?

Per chiunque critichi il governo oggi la situazione non è diversa da quella che c'era in Italia durante il fascismo. Devi avere paura di parlare con chiunque anche delle cose più banali, anche con il tuo vicino di casa. Il meccanismo della delazione è favorito dal governo. Non vengono perseguitati solo gli oppositori politici, ma chiunque sia critico verso la situazione sociale, verso i prezzi, i tagli ai servizi sociali, la disoccupazione può essere arrestato. Chiunque viene accusato di essere un “agente del Cremlino”.
E' prevista una multa per chi indossa il nastro di S.Giorgio (Nda, il nastro a bande orizzontali nere e arancioni che da circa un decennio simbolizza la vittoria dei popoli dell’ex Unione Sovietica contro il nazifascismo) . E' stato proibito l'utilizzo della Bandiera della Vittoria, perché è una bandiera del periodo sovietico. Le organizzazioni comuniste sono state messe fuori legge. Tanti sperano nell'arrivo dei propri parenti in armi dal Donbass: la gente sente la propria terra occupata, e l'occupazione è anche mentale. Ho sentito alcuni banderisti dire che ci avrebbero fatto avere paura persino di pensare in russo.

Qual è invece la situazione economica e sociale?
La situazione è disastrosa ed è destinata ad aggravarsi: mentre gli stipendi e le pensioni fermi, i prezzi per beni di prima necessità sono in continuo aumento. Il Fondo Monetario Internazionale impone all'Ucraina tutto questo: la politica antirussa del governo fa si che solo per pagare le spese per il riscaldamento un anziano debba spendere circa metà della sua pensione. senza considerare acqua, elettricità e le tasse. Tanti già non possono comprare il necessario.
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-strage_di_odessa_parla_una_sopravvissuta__la_brutalit_ed_il_terrore_di_quel_giorno_dovevano_essere_una_lezione_per_qualunque_oppositore/5496_15002/










UN NAZISTA A ROMA DALLA BOLDRINI

 


Vi ricordate Andriy Paruby, il neo-nazista accolto con tutti gli onori dalla Boldrini? È formalmente indagato per l’organizzazione del massacro di Odessa:
Andriy Paruby, il neonazista accolto con tutti gli onori del caso da Laura Boldrini nel giugno del 2017 è ufficialmente indagato per l’organizzazione del massacro di Odessa del 2 maggio 2014 (con l'allora Presidente della Camera Laura Boldrini, Andriy Paruby, firmò un Memorandum d'intesa tra i due Parlamenti e in un comunicato ufficiale la Boldrini aveva voluto rimarcare di essere in perfetta sintonia con il soggetto in questione).
Quando, sulla scia del colpo di stato di EuroMaidan e dello scoppio della guerra in Donbass, le squadracce neonaziste della destra ucraina, capeggiate da Svoboda e Pravij Sektor, assaltarono a colpi di molotov la Casa dei sindacati di Odessa, bruciando vivi una cinquantina di civili.
Secondo fonti non confermate l’indagine penale, promossa dall’ufficio investigativo statale per i crimini dei pubblici funzionari, è partita da una fotografia che ritrarrebbe il presidente del Parlamento di Kiev ed ex membro di Svoboda, il giorno della strage, a Kulikovo Pollje luogo del primo assalto neonazista che spinse i cittadini a rifugiarsi nella vicina Casa dei sindacati dove furono barbaramente assassinati.
Chissà cosa avrà da dire a tal proposito la sinistra rosé che lo accolse in Italia come un vero democratico fra sorrisi e calorose strette di mano. Dopo essere rimasti in silenzio l’anno scorso, quando Parubij affermò che Hitler “è stato il più grande politico a praticare la democrazia diretta”, molto probabilmente taceranno anche stavolta. Poco male.
Tanto all’antifascismo a convenienza di questi piccoli personaggi siamo abituati da tempo.
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-vi_ricordate_andriy_paruby_il_neonazista_accolto_con_tutti_gli_onori_dalla_boldrini_e_formalmente_indagato_per_lorganizzazione_del_massacro_di_odessa/29278_30802/

Un nazista a Roma in "piena sintonia" con Laura Boldrini:
Un nazista a Roma a firmare un Memorandum d'intesa tra la Camera dei Deputati e la Rada ucraina che ha come obiettivo il rafforzamento della cooperazione parlamentare tra le due assemblee sia sul piano politico che su quello amministrativo. 
La Presidente Laura Boldrini che ha accolto con tutti gli onori del caso il Presidente della Rada ucraina Andriy Parubiy, ha tenuto a precisare che "l'Italia ha sempre condannato l'azione illegale avvenuta ai danni di una parte del territorio ucraino come ha ripetutamente fatto anche l'Unione Europea". Inoltre la Presidente Boldrini ha tenuto a precisare, in piena sintonia con Parubiy, che è in atto una grave campagna di disinformazione atta a destabilizzare il territorio ucraino. Fin qui tutto "nella norma", viste le posizioni a dir poco miopi del nostro governo sulla questione ucraina, quello che però non è normale è altro.
Altrove, ad esempio in UK, la visita del Presidente della Rada ucraina non è passata sotto silenzio, anzi, è stata oggetto di numerose critiche da parte dell'opinione pubblica e dei partiti politici sinceramente democratici ed antifascisti. Perché?
Perché, cara Presidente Boldrini, senza voler scendere troppo nel dettaglio chiedendole se lei conosca effettivamente ciò che succede non solo nei territori in cui il governo ucraino bombarda altri cittadini ucraini colpevoli di abitare ad est e parlare russo. Senza volerle chiedere se conosca la repressione che subiscono le forze progressiste e comuniste nell'Ucraina "democratica" di Poroshenko, le chiediamo, ma lei conosce almeno Andriy Parubiy, il presidente della Rada con cui ha detto di esser in sintonia?
Andriy Parubiy, che dice di essersi sempre ispirato ai valori della Eu e di guardare all'Europa come ad un traguardo da raggiungere per l'Ucraina, nel 1991 fondò insieme a Oleg Tyahnybok, attuale leader della formazione nazionalista Svoboda, il Partito Nazional Sociale Ucraino. La fonte di ispirazione per questi democratici ucraini era il Partito Nazional Socialista di Adolf Hitler, come nel 2015 scriveva la testata tedesca spiegel.de (http://www.spiegel.de/international/europe/ukraine-sliding-towards-civil-war-in-wake-of-tough-new-laws-a-945742.html) e solo gli "etnicamente ucraini" potevano farvene parte. Sempre a proposito del PNSU, in una ricerca del 2009 degli studiosi Andreas Umland e Anton Shekovstov, famosi per non esser propriamente dei propagandisti russi, il partito fondato da Parubiy veniva etichettato con le seguenti parole: "Dei vari partiti nazionalisti ucraini il Partito Nazional Sociale Ucraino era il meno incline a nascondere la sua ideologia neofascista. 
Il suo simbolo ufficiale era il Wolfangel usato dalla divisione tedesca SS Das Reich e da una serie di organizzazioni neofasciste europee dopo il 1945. L'ideologia ufficiale del partito era quella del "nazionalismo sociale" in riferimento alla ideologia nazional socialista di stampo Hitleriano. La piattaforma politica del PNSU si è sempre contraddistinta per il suo ultranazionalismo, per l'obiettivo dichiarato della presa del potere attraverso azioni violente e per incolpare la Russia di tutti i problemi che affliggevano ed affliggono l'Ucraina. Inoltre il PNSU è stato il primo partito a coinvolgere nelle proprie attività naziskin provenienti dagli ambienti calcistici ucraini". http://www.academia.edu/5261476/Ultraright_Party_Politics_in_Post-Soviet_Ukraine_and_the_Puzzle_of_the_Electoral_Marginalism_of_Ukrainian_Ultranationalists_in_1994-2009



Dal 1998 al 2004 il democraticissimo Parubiy ha guidato la formazione paramilitare di estrema destra "Patrioti di Ucraina"sempre all'interno del PNSU. In questi anni la formazione paramilitare si è resa protagonista di pestaggi a Lvov durante le manifestazioni del Partito Comunista Ucraino (1998) e di commemorazioni inneggianti ai collaborazionisti nazisti della OUN – UPA capeggiati da Stephan Bandera, divenuto eroe nazionale in questi ultimi anni. Bandera si è reso responsabile della uccisione di migliaia di russi, bielorussi e polacchi, secondo gli studiosi le azioni dell'OUN – UPA sono da catalogarsi come pulizia etnica. http://www.academia.edu/7629265/Ethnic_Cleansing_Genocide_or_Ukrainian-Polish_Conflict_The_Mass_Murder_of_Poles_by_the_OUN_and_the_UPA_in_Volhynia



A proposito di Stephan Bandera, quando nel 2010 una risoluzione del Parlamento Europeo deplorava la decisione del governo Yushchenko di proclamare il collaborazionista nazista Bandera eroe nazionale, il sempre democraticissimo Parubiy vomitava parole d'odio verso la "democrazia europea" e verso la "sempre colpevole" Russia in difesa del nazismo.
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2010-0035+0+DOC+XML+V0//EN .

Tornando agli avvenimenti più recenti, Parubiy lo ritroviamo durante la rivolta di Maidan tra i protagonisti della "ribellione", conosciuto come "comandante di Maidan". Appare in molti scatti al fianco di manifestanti violenti soprattutto con i militanti di Pravji Sektor (Settore Destro), una delle organizzazioni paramilitari nazionaliste che stranamente è capeggiata dal pupillo di Parubiy ai tempi di "Patrioti Ucraini", Andriy Biletskiy. Durante i giorni più caldi del Maidan che hanno portato poi alla destituzione del Presidente eletto Yanukovitch e al seguente colpo di Stato, Parubiy assume un ruolo importante nel coordinare le operazioni dell'ala paramilitare della protesta. Secondo la BBC ed altri studiosi dei tragici avvenimenti ucraini la storia ufficiale del massacro di Maidan sarebbe ben diversa dalla realtà che viene fuori da varie testimonianze, e Parubiy sembra aver una fetta enorme di responsabilità su quanto è successo visto il suo ruolo di coordinatore dell'ala più oltranzista e la sua capacità di riunire sotto la propria ala protettrice tutti i gruppi più nazisti d'Ucraina.
http://www.globalresearch.ca/who-was-maidan-snipers-mastermind/5384599
https://gordonhahn.com/2016/03/09/the-real-snipers-massacre-ukraine-february-2014-updatedrevised-working-paper/
http://www.bbc.com/news/magazine-31359021

Infine, per non farsi mancare niente, Andriy Parubiy lo possiamo vedere il 29 Aprile del 2014 quando si reca ad Odessa a regalare giubbotti antiproiettili ai "patrioti" Ucraini, ed in particolare lo possiamo vedere chiacchierare in maniera molto amichevole con Mykola Volkov, uno dei principali protagonisti dell'organizzazione del Massacro del 2 Maggio 2014, quando persero la vita migliaia di manifestanti pacifici che non volevano il colpo di Stato in atto a Kiev. In questi seguenti video possiamo vedere il momento della consegna dei giubboti e il ruolo di Volkov durante il 2 Maggio, quando lo si vede chiaramente sparare all'indirizzo della casa dei Sindacati. 
video widely available on the internet https://www.youtube.com/watch?v=LLOD0aIcn_s
Sempre nel 2014, Andryi Parubiy fonda il Partito Fronte Popolare, partito che ha al proprio interno un "consiglio militare" composto dai Presidenti delle organizzazioni naziste paramilitari Azov e Aidar.




In conclusione ci chiediamo come sia possibile che un Paese come il nostro che si dichiara antifascista per vocazione costituzionale possa accogliere personaggi simili con tutti gli onori del caso e possa addirittura firmare memorandum di intesa con governi che perseguono questo tipo di politiche razziste nei confronti delle minoranze interne. Ci chiediamo come sia possibile che la Presidente Boldrini sempre attenta, a parole, a combattere ogni forma di razzismo possa fare dichiarazioni come quelle riportate in apertura di articolo. A quanto sembra le uniche fake news sono proprio le sue e quelle del suo carrozzone politico politically correct a parole e non nei fatti.
Chiediamo quindi che tutte le formazioni sinceramente democratiche e autenticamente ancorate alla nostra Costituzione antifascista si facciano da portavoce per chiedere spiegazioni alla Presidente della Camera ed al governo Italiano che si sta rendendo complice di uno Stato che fa del razzismo il suo cavallo di battaglia.

Danilo Della Valle