mercoledì 5 maggio 2021

LA SURREALTA' DEL DDL ZAN


Egemonia del neo-liberismo californiana. Disruption politiche sociali e trasmutazione del narcisismo di massa in egolatria di massa. Business plan futuri: sesso coi cyborg e fixing “utero in affitto”.
cit. Ivo Germano

Non muoverò critiche di stampo tradizionalista su questo delicato tema, sono visioni e sensibilità che non mi appartengono. Sono un sincero libertario e ripudio qualsiasi visione maschilista, omofobica e sessuofobica. 
Le persone non andrebbero catalogate per il colore della loro pelle o per i loro sacrosanti orientamenti sessuali, lo stesso dovrebbe valere per i cosiddetti disabili, rispetto ai cosiddetti abili. Le persone vanno considerate persone in quanto tali, con le loro unicità, con le loro peculiarità, con uguali diritti ed uguali doveri.
Fortunatamente, soprattutto in occidente, i diritti civili ne hanno fatta tanta di strada ed in questo la società è cambiata in meglio, mentre i diritti sociali, purtroppo, hanno fatto il percorso inverso.
Viviamo in tempi di reset del capitalismo, la società negli ultimi decenni è diventata sempre più globalizzata, ciò è accaduto senza che nessuno ce lo chiedesse.
Il divario tra classi sociali è aumentato in maniera esponenziale e non è più sostenibile, il potere economico è sempre più nelle mani di poche entità apolidi, le stesse comunità-nazione hanno perso le loro identità culturali, la loro sovranità monetaria e non sono più in grado di fare spesa a deficit.
In una società globalizzata è consequenziale e logico si adotti un pensiero unico, siano imposte norme sempre più stringenti e, paradossalmente, si vada nella direzione di democrature, quindi di meno libertà, di meno diritti sociali, quindi di grandi differenze sociali, oggi più che in passato.
Stiamo vivendo cambiamenti epocali, non c'è dubbio!
Questa direzione, però, stride con l'impianto generale sui diritti civili, perché rischia di diventare un contentino delle società neo-aristocratiche che, non potendo elargire salari adeguati, lavoro, pensioni, sanità pubblica e Stato Sociale, consentono di edulcorare alcune visioni libertarie, per celare meglio le loro inadeguatezze politiche e le contraddizioni del neoliberismo.
Fin qui, tutto bene, anzi, tutto male, dato che i diritti sociali sono spariti da qualsiasi agenda politica di sinistra. Il problema nasce quando legittime ed innovative istanze sui diritti civili, siano in realtà il cavallo di troia dell'aggiornamento di un sistema intimamente classista.
Se il paradigma dei diritti civili deve rappresentare la sentinella per fare accettare la logica di una censura generale sul linguaggio, operando sulle opinioni altrui, su come bisogna comportarsi in rete ed al bar, sull'essere sempre a norma e mai fuori posto, come in una sorta di Collegio-Nazione, sulle parole da dire e non dire in società, viene a crearsi un grosso problema culturale e di democrazia.
Si rischia di cadere nella mera demagogia, miglior alleata inconsapevole di un sistema, quello si fallocentrico, reazionario ed elitario. Si rischia di entrare nel coro ufficialista, riguardo a quello che sia lecito pensare o meno, e ciò non è affatto buona cosa. 
La cosa più subdola, è quella di utilizzare dei principi giusti per arrivare a fare ALTRO, per giustificare ALTRO.
Il DDL ZAN scontenta un po' tutti, dai tradizionalisti che hanno problemi con le altrui sessualità, fino alle femministe, passando per quelli che temono sia solo un ulteriore tassello in vista di future censure e di limitazioni di libertà. In realtà non produrrà alcunché dal punto di vista dei diritti, probabilmente degli orrori legislativi e delle problematiche giudiziarie, non di poco conto.
Gli esempi si perdono e sembra di vivere in una demagogica surrealtà. 

SELF ID:
Il mondo femminista esprime critiche di sostanza: «Aver esteso il ddl Zan anche ai reati di misogenia e disabilità, fa regredire le donne nel passato, le considera una categoria, una minoranza mentre siamo più della metà del paese», spiega al Corriere Francesca Izzo, storica del pensiero femminista contemporaneo, «Anche sull’identità di genere bisognerebbe fare dei cambiamenti»
Sul concetto ritorna anche Terragni che assieme al Mit (Movimento Italiano Transessuali) afferma «L’identità di genere è un oggetto non definito e non puoi mettere in una legge penale un oggetto non definito. Nel testo si parla di identità autopercepita che è l’ambiguità che apre la porta alla “Self Id”, l’autopercezione del genere. Per capire: in California, dove il self-Id è diventato legge ci sono stati 270 detenuti che si sono dichiarati donne e hanno chiesto di andare nel carcere femminile, con il terrore delle detenute. In Gran Bretagna è successo lo stesso con uno stupratore che si è dichiarato donna. Non basta l’autocertficazione per cambiare sesso ci vuole un percorso».

CASE RIFUGIO COME SE PIOVESSE:
"Il testo della legge Zan prevede la creazione di centri antidiscriminazione e di case rifugio (?), per dare riparo e sostegno alle vittime, sull'esempio di quanto fatto per difendere le donne vittime di stalking.
Viene anche sancita l’istituzione il 17 maggio di ogni anno della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, con l’obiettivo, si legge nel testo, di «promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sanciti dalla Costituzione».

Viene anche prevista una rilevazione statistica e, con «cadenza triennale», l’elaborazione di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni."
In pratica, dopo questa operazione di facciata, non succederà assolutamente nulla, verranno buttati via altri milioni di euro per iniziative che porteranno vantaggio solo alla politica, attraverso fondazioni, ONG, filantropie ed annesse "banche etiche".
Non sarà questa ennesima americanata, realizzata per scopi meramente speculativi, ad aiutare le giuste cause del movimento LGBT, un marketing a base di case protette che mai saranno fatte, a base di proclami e bon ton, censure dei cattivi pensieri e nulla più.
La cultura del rispetto non la si impara a suon di decreti, chi è ancora omofobo, temo, rimarrà tale.
Funziona esattamente come per i vaccini, si vuol far accettare in nome di un principio giusto ed universale come la salute pubblica, qualsiasi implementazione totalitaria, qualsiasi obbligo, qualsiasi norma che non potrà mai essere messa in discussione, in quanto dalla parte del bene comune.

La cultura del rispetto la si realizza investendo in cultura a 360°, in salari, in pensioni, in Stato Sociale e, vedrete, come per magia, che gli omofobi razzisti improvvisamente incanaleranno le loro frustrazioni altrove.
Se vogliamo fare qualcosa, per esempio, per le donne, permettiamo loro di andare prima in pensione, con pensioni dignitose, e non contentini proto-progressisti e distopici sui termini da adottare e fantomatiche comunità per gay mutanti, proposte che sembrano uscite da un film di Terry Gilliam, tipo Brazil.
Al posto di istituire "Case Rifugio", facciamo una politica sulle case popolari estese a tutti, con prezzi popolari realmente accessibili.
Al posto di fare i novelli Savonarola arcobaleno, proviamo a cambiare l'impianto neoliberista, perché è questo che crea le divisioni tra persone, che crea indigenza, malattie, differenze ed odio.
Leggo che verrà istituita anche una rilevazione statistica con «cadenza triennale» con l'algoritmo AI, nel solco della digitalizzazione, altro che democrazia. Vedete come operano tutti nella stessa direzione?
Nella direzione repressiva, e questi sono piccoli esempi per istituire un "grande esempio" che verrà, il tutto fingendo di proteggere le cosiddette minoranze, quindi mostrandosi intoccabili e non giudicabili, perché dalla parte della verità.
Il DDL ZAN, che ad un occhio ingenuo e poco smaliziato, potrebbe sembrare buona cosa, in realtà e paradossalmente, diventa un ulteriore tassello a favore del paradigma di un neoproibizionismo, del controllo preventivo linguistico, del pensiero, ed anche in un certo senso, della repressione sessuale, verso una beata saturazione del desiderio. 
Una guerra contro i POVERY, questi ignoranti bifolchi che dicono le parolacce e vanno normalizzati, soggetti da guidare, rieducare come in "Arancia Meccanica", mentre i pochi soliti noti, possono fare quello che vogliono, al limite, pagarsi un buon avvocato. 
È l'ufficializzazione della grande forbice sociale, non solo economica e tra classi, ma anche culturale, linguistica e spirituale. 
"Come osi lurido proletario ad usare il termine NE@RO, NANO, F@OCIO, come osi esprimere criticità verso la scienzah ed i vaccini, come osi criticare il liberismo, la demokrazia, come osi essere sovranista, come osi essere uno del POPOLOH, insomma, come osi esistere?"
Questo sarà, ed in parte già rappresenta la forma pensiero dominante.

Concludo con una preghiera, che simbolicamente vorrebbe esorcizzare la foto di cui sopra.
Evitiamo di fare foto inquietanti almeno il 25 Aprile, giorno della Liberazione, mostrandoci con la mascherina in casa. Che senso ha? Quello di mandare l'ennesimo messaggio di terrorismo?
Ecco, io non mi fido di un politico che posta la sua allegra famigliola con la museruola, proprio il giorno della Liberazione, ben sapendo che dopo lo scatto se la toglierà come nulla fosse, e mangerà ipocritamente, alla faccia di chi mette i like.
Non mi fido di chi ha votato e sostenuto il governo Renzi ed il Jobs Act, che ha permesso il licenziamento di migliaia di lavoratori e lavoratrici, gay compresi.
È tutto molto spaventoso e ridicolo!






sabato 24 aprile 2021

IL CONTRAPPASSO DEL GRILLO

                       
Non è facile affrontare questo tema senza innescare polemiche da ambo le parti.
Partiamo dal video di Beppe Grillo, una testimonianza fuori dalle righe, inopportuna, probabilmente offensiva nei confronti della parte lesa e della sua famiglia, perché un'eventuale denuncia per stupro può avvenire anche dopo un lungo periodo per mille motivi. Potremmo estendere il discorso di offesa a tutte le donne, perché non è mai stata citata la ragazza come presunta vittima, se non come mera partecipante al festino, e come quella che "prima ci sta e poi ci ripensa".
Inopportuna, perché è stato utilizzato uno strumento come il suo blog, che non è SOLO il suo blog, ma anche un canale meta-politico, per non dire politico, mandando il messaggio che, chi è famoso e possiede certi mezzi, può comunicare direttamente con il popolo, arrivando nei salotti degli italiani, un comportamento non dissimile da quello del suo odiato nemico Berlusconi.
Un teatrino dell'assurdo che sarebbe anche umanamente comprensibile, se non fosse che fa parte di una strategia di risposta a chi lo vuole "morto".

Il figlio di Grillo, insieme a tre suoi amici, viene indagato dopo due anni per il presunto stupro, e fino a prova contraria rimane innocente, perché non sappiamo nulla riguardo a cosa sia successo realmente, ed io sono e rimarrò garantista fino alla fine dei miei giorni. Questo avviene in un momento non casuale, subito prima del divorzio tra la Casaleggio ed il Movimento 5S, ufficializzando quello che nei fatti era già avvenuto formalmente, ovvero, l'ingresso dei pentastellati nell'alveo di centrosinistra e del sistema, senza più la zavorra del passato.
Un V-DAY, anzi, un M-DAY che avvicina ulteriormente Letta a Conte per consolidare un asse politico che non ne vuole più sentire parlare di padri fondatori, sempre troppo ingombranti, e se Conte verrà confermato leader maximo del redivivo 5S, fornirà la stampella al vetusto PD.
Una polarizzazione che piace molto anche a destra e che taglia le gambe ulteriormente a tutti i piccoli satelliti che orbitano al centro, e quindi non più un 5S ondivago, ma saldamente nel centro-sinistra anche per quanto riguarda il futuro, ovviamente, dissidenti interni permettendo, perché la strada è ancora lunga.
Quindi, si torna a parlare della brutta vicenda che ha colpito i Grillo's Family proprio quando il partito è in procinto di mutare definitivamente forma, una sorta di sigillo simbolico e di spartiacque tra il prima e il dopo, con tanto di liturgia e sacrificio.
Si da il benservito a Grillo, anzi, il BONGIORNO, perché quello che è stato messo in scena sembra proprio un perfetto contrappasso, e lui doveva capire che, prima o poi, avrebbe dovuto pagare pegno.
Pegno per non aver scontato alcuna pena rilevante dopo il grave incidente che costò la vita a 3 persone nel 1981, senza nemmeno degnarsi di fare le scuse ai familiari delle vittime.
Per carità, fu una tragedia, un'incidente non voluto, anche se è stato dimostrato che Grillo avrebbe dovuto far scendere i suoi passeggeri a piedi, nell'ultimo tratto ghiacciato, ed invece pare abbia insistito nel superare l'ostacolo a forte velocità, cadendo direttamente in un dirupo, salvandosi al volo prima del precipizio.


Un curioso contrappasso per chi, come lui, ha passato tutta la vita a recitare il ruolo del giustizialista giacobino, sempre schierato con la magistratura politicizzata, mentre ora si trova ad accusare la magistratura per aver "incastrato" suo figlio in una brutta faccenda a base di violenze sessuali, alcol e droga.
Poteva stare zitto, tacere per pudore, invece, dandosi anche la zappa sui piedi, ha voluto dire la sua a suo modo, urlando ai quattro venti che il figlio è innocente, ed io sinceramente, penso lo sia, proprio in virtù di come funzionano certi meccanismi e certe dinamiche mediatiche, ma posso ovviamente sbagliarmi, il senso dell'operazione non cambierebbe di una virgola anche se fosse colpevole.
Sono anni che Grillo si presta a dare messaggi simbolici, messaggi ambigui, strani, ermetici su ogni cosa e questa volta ha sparato la sua ultima cartuccia.
Il suo lamento di padre ferito, come un vecchio leone disperato che rantola nell'etere, è forse indirizzato a qualcuno legato a settori della magistratura e non solo a quella, ambienti oscuri che da anni lo minacciano, gli stanno con il fiato sul collo, lo indirizzano e lo ammoniscono, affinché segua la retta via, via per la quale fu scelto per rappresentare il cambiamento che il bel paese necessitava.
 
Nel 2009 fu creato il 5S, il primo CONTENITORE DEL DISSENSO dell'epoca post-umana, uno strumento ideato da Enrico Sassoon, uomo di casata Rothschild, con la collaborazione tecnica della Casaleggio Associati, un contenitore utile al padronato capitalista per traghettare la rabbia di certe fasce popolari ed il disgusto per la vecchia politica in una sorta di metapartito, movimento, partito, che forte della sua adesione popolare, potesse essere legittimato ad innovare ed a fornire i primi input per quella società transumanista che oggi si concretizza più visibilmente sotto gli occhi di tutti.
Oggi Grillo non serve più, è un vecchio arnese, e SOLO ora può essere finalmente colpito, la sua creatura lo abbandonerà definitivamente, forse si scinderà in due correnti, chissà...
Una cosa è certa, il Grillo è caduto nella tela del ragno, e doveva capirlo che sarebbe giunto il suo momento, doveva aspettarsi questo spettacolare quanto tragico contrappasso.
La sua figura è servita per arrivare proprio all'oggi, è stato un ignaro Caronte, ci ha traghettati proprio nel post-umano, nell'era dell'agognata digitalizzazione globale, del GREEN non GREEN e nel riassetto generale del capitalismo, che sarà guidato da altri ben più autorevoli epigoni.
Tra un Drago, un ArConte ed un Grillo è facile capire chi la spunterà.

L'invettiva fuori luogo e pubblica di Grillo è anche un messaggio a Conte che, volente o nolente, lo abbandona, gli sottrae la sua creatura e la trasforma per gli stessi padroni che anche Grillo ha servito.
Dall'altra parte abbiamo un altro vistoso e vergognoso conflitto di interessi, ovvero, quello della Bongiorno che dovrebbe dismettere gli abiti da avvocato mentre rappresenta un altro leader politico come Salvini e svolge la sua funzione politica come senatrice di questo governo.
Si aggiunge orrore ad orrore, proprio sulla pelle di entrambi i figli, in qualche modo strumentalizzati per altre ragioni, utilizzati come sceneggiatura di una guerra delle rose che si svolge altrove e non in camera da letto.
In conclusione, penso abbiano sbagliato tutti, ma nessuno poteva esimersi e sottrarsi da questo teatrino osceno, perché tutti da sempre attori prescelti di questo lungo e spaventoso recital.
Hanno commesso un grave crimine i ragazzi, se verrà riconosciuta la violenza sessuale, oppure scagionati, se ritenuti innocenti, ha sbagliato la magistratura ad utilizzare ad orologeria questo evento per i soliti scopi politici, ha sbagliato la Bongiorno ad incarnare il ruolo della vendicatrice di un Governo giallo-verde perduto e dimenticato negli anfratti dei ricordi pre-pandemici, ha sbagliato Salvini ad acquisire informazioni sul caso giudiziario, sempre con lo zampino della Bongiorno, facendo trapelare che LUI sa, MA NON DICE, ha sbagliato Grillo a rendere pubblico il suo sfogo in questi termini.
Cui prodest questo apparente caos?
Giova solo al Premier questa situazione, perché verranno a consolidarsi degli asset politici più saldi, plasmabili e gestibili per il futuro che ci aspetta, ritengo anche per quando riguarda la Lega che tanto scalcia.
Un futuro dove si vuole tagliare l'unica cosa buona fatta da Conte, ovvero, il Bonus Casa, e soprattutto cancellando tutto l'impianto ambientalista tanto paventato, investendo sull'idrogeno blu dell'ENI, motivo della visita in Libia di Draghi, e motivo per cui verranno massivamente ampliate le aree di trivellazione in tutto l'Adriatico, con buona pace della TRANSIZIONE ECOLOGICA.
Una serie interessante, prossimamente su NETFLIX, e scusate la spoilerata!








lunedì 19 aprile 2021

COMPLOTTISTI E ANTICOMPLOTTISTI di Stefano Sissa


COMPLOTTISTI E ANTICOMPLOTTISTI:
Per quanto ne sappiamo, l’uomo è l’unico animale in grado di proiettarsi mentalmente nel futuro. Molti animali agiscono in vista di necessità future, ma – si presume – senza immaginare sé stessi nel futuro. Anche l’animale in pericolo che si rende conto di rischiare di morire, reagisce sempre ad una sollecitazione presente e immediata, mentre fino a pochi secondi prima poteva sentirsi tranquillo e al sicuro.
Non accade così all’uomo, del quale è tipica la capacità di pensarsi oltre il suo orizzonte immediatamente percepito. Questo comporta per lui il fardello esistenziale più grande, ossia la coscienza del proprio dover morire, che di norma si realizza, però, in modo consistente e profondo solo con l’età adulta, mentre da giovani si aggira facilmente il pensiero della propria morte o addirittura si ‘flirta’ con esso proprio perché non se ne sono ancora pienamente colti gli aspetti profondamente distruttivi sul piano psicologico, cui non vi è antidoto davvero efficace se non l’adozione di una prospettiva in un qualche senso religiosa, metafisica o comunque spirituale.
A ciò si aggiunge il fatto che il progressivo venire a conoscenza della iper-complessità del sistema di relazioni in cui viviamo e dell’interdipendenza dei fattori che determinano le nostre esistenze, anziché spingerci ad affrontare la vita con maggior sicurezza, ha l’effetto di scoraggiarci e paralizzarci, sottraendoci – almeno come soggetti individuali – la convinzione di poter agire in modo incisivo e non velleitario almeno sul nostro microcosmo sociale.
Questi fattori di stress, di incertezza e di timore, in parte strutturali per la condizione umana, in parte derivati da una determinata temperie storica, comportano un vero sovraccarico di ansie da gestire, che nella misura in cui non trovano riduttori efficaci, si configurano in forma di angoscia. Il bambino, nelle primissime fasi della sua crescita, per aver poi uno sviluppo equilibrato, deve conseguire un senso di fiducia fondamentale verso il mondo. 
A questo devono contribuire in modo decisivo genitori o comunque caregivers. 
Il punto paradossale è che questa fiducia fondamentale, così necessaria, è in buona parte infondata. Infatti il mondo in cui siamo ‘gettati’ non è assolutamente lì apposta per confortarci o venire incontro alle nostre esigenze. Non per nulla il compito dell’educazione degli adolescenti, quantunque oggi molto disatteso, è anche portare il giovane – attraverso una serie di ben dosati riti di passaggio – alla consapevolezza, gravida di impegno e responsabilità, che il mondo non è lì per accontentarlo né per dargli una soddisfazione garantita, nonostante che in età infantile sia stato necessario farglielo credere, pena lo sviluppo di strutture della personalità particolarmente debilitate, inefficaci e infelici.
Una delle funzioni della trasmissione culturale, almeno nelle società in cui prevale il soggetto eterodiretto dalla tradizione, è – oltre a tutte le necessità inerenti la socializzazione e l’acquisizione delle tecniche collaudate – proprio quella di fornire un orientamento all’azione sufficientemente codificato e ‘sicuro’ da evitare che le nostre energie biopsichiche siano massicciamente coinvolte in processi di codifica e decodifica particolarmente onerosi e ansiogeni. 
Perciò facciamo fatica a superare le nostre abitudini (quantunque ciò sia possibile e a volte necessario per riadattarci): per un certo periodo ci hanno consentito un adattamento se non ottimale quantomeno accettabile. Analogamente accade per tutti i processi, non slegati dall’azione, in cui si tratta di semantizzare le nostre esperienze e dare loro un senso esistenziale, funzione che pare essere connaturata al comportamento umano e, di fatto, ineludibile (anche nella forma paradossale del vivere con lo scopo di distruggere il senso che gli altri danno alla loro vita, che è tipico del cosiddetto narcinismo). 
Tuttavia, nella contemporanea “società del rischio”, caratterizzata dall’iperconnettività e dall’imprevedibilità degli effetti a medio-lungo termine e su ampia scala (il famoso “battito d’ali della farfalla in Giappone che innesca l’uragano a New York”), questo confortante presidio dei pattern culturali tradizionali appare seriamente scompaginato e sempre più ineffettuale.

Ora, dinanzi a questo scenario problematico, si profila sin dall’infanzia, ma con maggiore urgenza nell’età adulta poiché meno vi provvedono interventi sgravanti da parte di genitori e insegnanti, una spinta al padroneggiamento di sé e della propria biosfera che ha connotati di assoluta necessità; si tratta di una spinta fondamentalmente positiva, quando non assume forme maniacali, ossessive, sadico-costrittive, ecc. Le strategie di padroneggiamento (mastery) sono varie e situate su vari livelli del complesso biopsichico. Non di rado, tuttavia, queste tecniche ricorrono, a monte, a meccanismi di difesa potenzialmente nevrotici che consentono uno sgravio psichico sull’immediato al prezzo però di una sempre minore possibilità di acquisire competenze per interpretare correttamente e congruamente il contesto vitale e le motivazioni profonde del proprio comportamento.
Noi tutti, dinanzi al rischio di sentirci insicuri, inadeguati e angosciati per le nostre reali capacità di comprensione e di intervento, effettivamente sempre assai modeste, ci allestiamo facilmente degli script cognitivo-comportamentali basati su alcune strategie di coping piuttosto elementari la cui flessibilità è in realtà relativa, per il semplice motivo che anche la loro continua ristrutturazione comporterebbe un costo elevato in termini di energie impiegate e di resistenze da vincere. Ciò ci consente comunque di dedicare le nostre attenzioni su obiettivi limitati e considerati più o meno alla nostra portata, stralciando altri ambiti di intervento in cui la nostra incidenza sarebbe quantomeno dubbia o che comporterebbe un investimento ingente e con scarse possibilità di riscontro. Possiamo concentrarci sul conseguimento della nostra laurea, della promozione in ufficio, nel corteggiamento di un’auspicabile partner perché non ci occupiamo di tutto il resto, che riguarda in realtà complessi di condizioni sociali, economiche, culturali e di validazione della conoscenza assolutamente determinanti per la nostra esistenza, ma la cui portata ci sfugge.
Mentre le persone più ‘semplici’ o comunque più disponibili a plasmarsi secondo codici di conformità molto strutturati e massivamente diffusi stentano persino a porsi il problema e replicano a più non posso comportamenti non riflessivi condivisi dalla massa con effetto rassicurante e ‘scacciapensieri’, quelli un minimo più consapevoli – o comunque per varie ragioni meno adattati – scorgono più o meno chiaramente il fatto che le condizioni sistemiche sono in effetti decisive anche per le riuscita delle loro strategie locali e del perseguimento dei loro obiettivi, incluso quello della sicurezza e della gestione dell’ansia.
Questa percezione ansiogena solleva un’istanza di riduzione dello stress che non può rimanere a lungo inevasa. La risposta funzionale a questa condizione emotivamente angustiante è di autoconvincersi di possedere invece sufficienti risorse cognitive per sbrogliare determinati problemi almeno sul piano della mappatura cognitiva. Per dirla semplicemente, dinanzi alla iper-complessità e alla percezione che esistano soggetti o entità composite in grado di esercitare una coazione anche senza riserve su noi stessi, ci piace reagire pensando “Eh, ma invece la so lunga, io; non mi faccio fregare!”; ossia con una mozione, per lo più illusoria, di padroneggiamento.
Orbene, ciò che distingue essenzialmente i complottisti dagli anticomplottisti è il modo in cui declinano questa autoconvinzione sostanzialmente fallace in relazione alla prevalenza del tipo di meccanismo di difesa che sta alla base della loro opzione. In sostanza né gli uni né gli altri sono davvero razionali; o se si vuole lo sono entrambi, perché implementano delle modalità che, se pur invalide sul piano cognitivo, rappresentano un ausilio per la sopravvivenza quotidiana, almeno fino a quando determinate dinamiche macro non diventano talmente cogenti e violente da impattare drammaticamente sulla sfera vitale dei soggetti in questione, senza che abbiano potuto fare nulla per opporvisi in tempo, non avendole inquadrate con sufficiente esattezza.

Al netto della loro relativa efficacia in tempi e situazioni standard, complottisti e anticomplottisti agiscono come dei veri menomati rispetto ad un ideale normativo di soggetto umano capace di azione razionale rispetto allo scopo, che come tipo puro è in effetti un concetto limite, ma cui è opportuno comunque tendere. Accade però che a sembrare più inadeguati siano i complottisti, apparentemente meno razionali degli anticomplottisti. 
Prima di focalizzare i rispettivi asset psicologici di fondo, si può dire – riassumendo e generalizzando – che i primi e i secondi corrispondono spesso a differenti profili sociologici. 
I complottisti sono sovente persone di estrazione sociale bassa o medio-bassa, con percorsi di istruzione modesti oppure frammentari e molto compositi, lavoratori autonomi con ridotti margini di azione oppure dipendenti molto precari o sottoccupati/sottopagati; con ridotte o comunque imprevedibili possibilità di carriera quando non addirittura discreti rischi di messa a repentaglio del loro livello sociale (declassamento); inclini a spiegazioni monocausali dei problemi, quando non anche ad auspicare risoluzioni ‘magiche’ affidandosi a spigionamenti improvvisi di autorità e di potenza (che sia dell’uomo forte oppure del popolo arrabbiato non cambia molto). 
I secondi sono di solito di estrazione sociale media; sono più istruiti o quantomeno hanno un percorso formativo più lineare e standardizzato, non di rado anche più conformistico; spesso sono impiegati, insegnanti, pensionati con discrete tutele di welfare, operai da lungo tempo sindacalizzati e fidelizzati ad appartenenze politiche tradizionali, oppure svolgono professioni intellettuali o creative in cui è importante l’immagine che il pubblico si crea di loro; hanno spesso ruoli professionali meno soggetti ad oscillazioni repentine (minori rischi di declassamento) e moderate o discrete possibilità di carriera, che richiedono di mostrarsi affidabili e allineati rispetto agli apparati di cui fanno parte; sono più inclini a spiegazioni non monocausali e confidano, spesso più del dovuto, nel fatto i problemi innescati all’interno delle relazioni sociali estese si possano risolvere già solo attraverso un’adeguata tematizzazione da parte dell’utenza o dell’opinione pubblica e attraverso il regolare funzionamento delle istituzioni (siano esse l’azienda, la scuola, la redazione di un grande giornale, gli apparati dello stato, ecc.).

Orbene, a prima vista i secondi sembrerebbero più attrezzati dei primi. 
In realtà lo sono solo in parte e al prezzo di aver implementato una serie di risposte cognitive socialmente accettate e rassicuranti che rendono poco disponibili ad effettuare dei cambi di paradigma e – a volte necessari – riorientamenti gestaltici. Sono interpreti di una coscienza ‘normale’, depurata dagli aspetti più inquietanti e confortata dalla replicazione di protocolli forniti da altri attraverso canali ufficiali. A dispetto del loro sbandierato acume, si affidano in realtà in modo piuttosto acritico alle versioni ufficiali fornite dalle autorità politiche o mediatiche oppure dal sistema dell’istruzione o della divulgazione scientifica, senza mettere seriamente in questione l’affidabilità degli stessi, senza problematizzare il fatto che le conoscenze e le informazioni che vengono loro somministrate provengono sempre da apparati sociali che si strutturano e funzionano secondo logiche non necessariamente improntate all’obiettività, ma anche – molto spesso – a interessi, privilegi, strategie non dichiarate e anche mistificazioni. Dunque entrambi i tipi si rivelano soggetti cognitivamente deboli, anche se gli anticomplottisti godono di maggiore credibilità per il solo fatto di collocarsi all’interno dei codici mainstream della cultura dominante, le cui agenzie si peritano, peraltro, di screditare a priori le tesi dietrologiche, sia quando sono infondate, sia quando non lo sono poi così tanto.
Ma ci sono anche motivi più ‘intimi’, oltre a quelli sociologici, per cui i complottisti e anticomplottisti sono diversi e i primi godono, se pure immeritatamente, di minore credibilità dei secondi? 
Sì. Dal punto di vista psicanalitico i primi hanno personalità che si sono strutturate attorno a meccanismi di difesa più primitivi. In particolare, al fine di stornare le angosce che non derivano solo dalla percezione degli effettivi rischi del mondo esterno, ma anche delle pulsioni aggressive/distruttive inconsce, tendono a indugiare in una posizione schizo-paranoide, individuando in un oggetto esterno – scisso nelle sue componenti solo malvage – la fonte della loro angoscia di persecuzione. 
L’oggetto esterno, in questa formulazione psichica primitiva, in realtà un fantasma psichico, è bersaglio di identificazioni proiettive con i propri aspetti Ombra della personalità; perciò il complottista è orientato a creare anche in modo immaginario, se pure a volte prendendo spunto da soggetti e dinamiche ben reali, la foggia del Nemico, dell’entità malvagia e potente che esercita una malìa negativa su di lui o su noi tutti, o comunque un controllo perverso. 
L’esito paradossale è che, pur presupponendo questo nemico esterno come occulto, temibile e poderoso, attraverso il gioco del presunto disvelamento di esso, il paranoico acquisisce un fittizio senso di potenza e padroneggiamento: “il nemico è potente e nascosto, ma io l’ho scovato e gli contrappongo un eguale volontà di potenza e controllo, al punto di sventare i suoi piani; anche se sempre si presenterà in nuove forme, io sarò sempre pronto e vigile per combatterlo”.

Gli anticomplottisti hanno buon gioco a ridicolizzare le tendenze paranoidi, le proiezioni inconsce e gli scivolamenti consistenti verso forme indebite di pensiero magico tipiche dei complottisti. 
Il complottista tende a forme schizotipiche di personalità e quindi potenzialmente ad isolarsi per quel che riguarda la sua vita privata in un mondo immaginifico e autoreferenziale; fino a quando, però, non trova situazioni che possano fare da collante ad altri simili a lui in modo da favorire delle proiezioni paranoidi collettive in direzione congiunta. Se questa socializzazione di istanze psichiche soggettive in altre epoche veniva realizzata attraverso sacrifici rituali di ‘capri espiatori’, oppure in tempi più moderni attraverso campagne di odio alimentate dalla propaganda di regimi politici autoritari, oggi i meccanismi di funzionamento della comunicazione in rete (che allo stesso tempo spersonalizzano ma fanno anche emergere istanze latenti della personalità che nell’interazione faccia a faccia o istituzionale verrebbero più contenute e controllate) creano facilmente catene mediatiche in cui far convergere e rialimentare in modo esponenziale le tendenze paranoidi di questi soggetti.

L’anticomplottista, tuttavia, irride il complottista senza rendersi conto di come anche lui fallisca assolutamente nella pretesa di avere una visione obiettiva della realtà. Rispetto alla prevalenza di meccanismi di difesa primitivi come nel complottista, nell’anticomplottista prevalgono forme più ‘evolute’, dal diniego, che è ancora una forma semi-primitiva, fino alla rimozione e alla razionalizzazione ad hoc. L’anticomplottista ha certamente ragione nel sostenere che non siamo tutti costantemente vittime di un mega-complotto della Spectre; tuttavia sbaglia profondamente a negare che la società sia innervata in modo strutturale e assolutamente pervasivo da strategie non dichiarate di soggetti in competizione per il potere (economico, politico, mediatico, ecc.). 
Per intenderci: non è che tutto ciò che ci circonda sia un’unica e immensa congiura ai nostri danni; pensare questo è una sciocchezza ed è un prodotto di tendenze paranoiche; ma che in tutti i settori strategici della vita sociale operino dei soggetti di potere anche e soprattutto attraverso manovre occulte, condizionamenti indebiti, forzature, imposizioni e a volte persino atti criminali spesso impuniti, è una cosa talmente ovvia a chiunque abbia uno sguardo realistico e disincantato che non ci sarebbe nemmeno bisogno di discuterne. 
Nella lotta per il potere, che si svolge a molti livelli, non solo quelli più alti della politica mondiale, ogni competitor impiega razionalmente dei piani di cui non ha nessuna intenzione di rendere partecipi tutti gli altri. Per secoli si è ritenuto non solo una ovvietà, ma persino cosa giusta che vi fossero gli arcana imperii, ossia i ‘misteri del comando’. 
L’idea di fondo era che le decisioni cruciali del potere sovrano, in cui si esprime al massimo la sua discrezionalità, fossero prese in un gabinetto riservatissimo, perché a volte persino alcuni ministri del re potevano essere, magari perché aristocratici imparentati con l’alta nobiltà di altre nazioni, delle fonti di informazioni per il nemico. È veramente ingenuo chi crede che la gestione del potere, se pur venendo a patti con il sorgere di istituzioni formalmente democratiche, oggi abbia cambiato completamente registro. Le decisioni importanti vengono prese ancora in luoghi ben appartati, come sa bene chi si occupa di politologia seriamente, anche se magari non lo dichiara in TV, per ovvie ragioni. 
Diciamo che vi è stato per qualche secolo una tendenza storica ad acquisire una maggiore trasparenza dei processi deliberativi; tendenza che ha avuto un trend complessivamente positivo se pur con alti e bassi fino al Novecento inoltrato, ma che non ha mai nemmeno lontanamente conseguito l’obiettivo della reale trasparenza del potere. Mai. Inoltre, negli ultimi decenni è chiaro come tale tendenza si sia addirittura invertita, in virtù della crisi della rappresentanza democratica e delle esigenze di gestione dell’insicurezza globale (terrorismo, immigrazioni massicce, ecc.), a volte anche strumentalizzate e alimentate dagli stessi apparati di potere proprio al fine di ridimensionare le richieste di accountability da parte della base popolare.

L’anticomplottista denuncia non senza ragioni l’ingenuità del complottista, ma non sa o finge di non sapere che in effetti ogni gioco di potere prevede sempre la messa in campo di tranelli, agenti segreti, minacce, corruzione, diffamazioni, usi politici della giustizia penale, campagne stampa orchestrate ad hoc, persino omicidi mirati, a volte fatti passare per semplici incidenti o suicidi, ecc. 
Tutto ciò è la norma dell’agire strumentale in vista del potere; in certi regimi accade in modo sistematico, in altri no, ma comunque accade in forme più accessorie e complementari alle forme pubblicizzate di competizione per il potere. E chi partecipa alla lotta per il potere a certi livelli lo sa benissimo; e infatti cerca di tutelarsi da rischi estremi. In realtà di norma anche gli anticomplottisti che abbiano un po’ di competenze storiche ammettono che sia così, ma – sorprendentemente – relegano queste pratiche sempre a momenti del passato, anche relativamente recente, oppure ad altri regimi politici che non siano quello di appartenenza. 
Quanti di loro non hanno problemi ad ammettere che dietro all’uccisione di Kennedy ci fu effettivamente un vasto complotto o che molti gruppi terroristici degli anni ’70 in Italia fossero infiltrati e manovrati dai servizi segreti italiani e statunitensi nella logica della ‘strategia della tensione’? 
Eppure escludono categoricamente che fenomeni simili avvengano anche oggi all’interno della società di cui fanno parte. Ho detto “sorprendentemente”, ma in vero tutto ciò non deve affatto sorprendere. L’anticomplottista, per come ha configurato la sua strategia di padroneggiamento, non può tollerare di pensare che effettivamente molto di ciò che accade al mondo accade sopra la sua testa senza che se ne renda conto e senza che lui abbia alcuna incidenza su tutto ciò. 
L’anticomplottista cadrebbe in una condizione di ansia angosciosa se pensasse che effettivamente la sua percezione di una società tutto sommato abbastanza ordinata, affidabile e rassicurante è, in fondo, surrettizia. Poiché ciò che va tutelato per lui è il senso di rassicurazione, gli occorre pensare che tutto sommato la società funzioni in modo per lui computabile, che le sue istanze, all’occorrenza, siano prese in considerazione, che mostrare di avere un comportamento istituzionalmente corretto sia già di per sé garanzia di non subire mai conseguenze negative: tutte convinzioni certamente utili a vivere più sereni, ma assolutamente infondate, a ben guardare. 
Questa sindrome, prodotta da meccanismi difensivi di razionalizzazione, viene definita dallo psicologo Lerner “teoria del mondo giusto”, ossia la presupposizione indebita, ma efficacemente consolatoria, che perlomeno nella società di appartenenza, tutto sia regolato da validi criteri di opportunità, perciò “chi non fa nulla di male non ha nulla da temere” (confronta il vecchio adagio: “male non fare, paura non avere”).

Dunque mentre la visione del mondo del complottista si basa su di una sospettosità estrema caratterizzata da ideazione paranoide, quella dell’anticomplottista si basa su una fiducia non problematizzata e piuttosto infondata verso il funzionamento del mondo sociale. 
Questa sensazione di fiducia diffusa, se pur poco giustificata, ha ricevuto nel corso della storia differenti fonti di legittimazione e di garanzia: la tradizione incarnata in istituzioni religiose, l’operato burocatico-legale dello stato moderno, la vigilanza da parte della stampa e dell’opinione pubblica. 
Queste istituzioni hanno, però, progressivamente perso di credibilità agli occhi della maggioranza della popolazione nei tempi odierni, per ragioni che non stiamo qui a esporre. 
Oggi quindi l’agenzia più accreditata nel conferire fiducia verso l’ordine sociale è quella che viene denominata semplicisticamente come “La Scienza”, mentre sarebbe opportuno designarla come “apparati sociali tecnico-scientifici e biopolitici”, il che già comporterebbe un ben altro inquadramento della questione. Ma ciò sarebbe chiedere troppo all’anticomplottista: egli infatti si appella alla scienza brandendola come feticcio ideologico presuntamente dotato di risultati pressoché definitivi e univoci, senza avere competenze sufficienti a valutare processi di ampio spettro di cui peraltro non può testare direttamente le risultanze, in quanto appannaggio esclusivo di team attrezzati, dedicati e opportunamente finanziati di cui non fa parte. 
Inoltre non coglie, non avendo sufficiente attrezzatura epistemologica e metodologica, che quando si parla di questioni storiche e sociali, cioè quando si tratta di valutare la presenza di strategie volutamente nascoste da parte di soggetti di potere, non si possono certamente applicare i requisiti protocollari delle hard sciences, ma si deve inevitabilmente ricorrere al cosiddetto paradigma indiziario e ai criteri probabilistici che caratterizzano le scienze storico-sociali, di cui occorre avere contezza, ma che ben pochi possiedono, suddivisi come sono tra una formazione scientifico solo naturalistica o una formazione umanistica non scientifica.

Le strategie di potere, ovviamente, non riguardano solo le istituzioni politiche, ma anche i poteri finanziari, le grandi aziende, i gruppi di pressione, il controllo della grande stampa, i consorzi di ricerca scientifico-tecnologica e le associazioni corporative più o meno segrete (e che se rimangon segrete lo faranno per qualche valido motivo, no?). Dal punto di vista dell’ideale normativo di un soggetto razionale, sarebbe logico suppore che di norma, dietro alla superficie dei fenomeni sociali in cui agiscano poteri organizzati, vi siano sempre anche strategie occulte, ma questo non perché siamo in balìa di un unico megacomplotto mondiale di incappucciati, bensì per il semplice motivo che altri soggetti che agiscono razionalmente in vista del potere hanno tutto l’interesse pratico ad agire senza che i loro piani, anche i più spregiudicati e immorali, siano messi al corrente di tutti gli altri. 
Una certa disposizione dietrologica è perciò del tutto ragionevole, anche se occorre sempre misurare i sospetti e sforzarsi di comporre dei quadri indiziari sufficientemente plausibili e motivati. 
Ogni società complessa è strutturalmente oligarchica; ossia il potere tende a concentrarsi in piccoli gruppi organizzati che operano in parte pubblicamente, ma in larga parte con segretezza, senza farsi troppi scrupoli, perché laddove qualcuno se ne fa, altri più spietati si accaparreranno maggiori quote di potere. In ogni frangente, il soggetto vigile dovrebbe valutare quali soggetti sono probabilmente in campo, quali interessi hanno, quali mezzi hanno a disposizione per conseguire i loro obiettivi, dando per scontato che – laddove non vengano controbilanciati da altre forze – quei mezzi verranno quasi certamente sempre impiegati, anche laddove questi risultino indegni o dannosi per noi. 
Ed evidenziare costantemente tutto questo dovrebbe essere il compito di ogni cittadino consapevole e responsabile.

Alla luce di tutto questo, appare chiaro che il profilo cognitivo, oltre che quello morale, dell’anticomplottista non è realmente superiore a quello del complottista, come invece molti erroneamente credono. Ma c’è di più: l’anticomplottista non è socialmente meno pericoloso del complottista, e per certi versi lo è quasi di più. È vero che la mentalità complottista può facilmente generare ‘mostri’ e procedere poi a epurazioni, pogrom, linciaggi, processi sommari, ecc. 
È anche vero, però, che questi drammatici fenomeni sociali, per quanto assai gravi, di per sé rimarrebbero molto occasionali, in virtù del loro aspetto convulsivo; diventano invece sistematici proprio quando è all’opera un’organizzazione di potere che manovra, attraverso strategie non dichiarate, per capitalizzare, intensificare e rialimentare queste spinte distruttive in modo da canalizzarle astutamente verso qualche avversario o capro espiatorio. 
Potremmo dire insomma che questa dinamica psico-sociale complottistica diventa un pericolo diffuso per l’intera società solo quando siamo effettivamente in presenza di un qualche reale complotto, se pur non individuato dai più, come infatti spesso accade. 
Perciò se si applicasse con rigore e lucidità la regola del sospetto dietrologico, ossia se si fosse moderatamente e ragionevolmente ‘complottisti’, si potrebbero arginare questi pericoli, smascherando con più facilità certe trame perverse realmente esistenti e che a volte parassitano la spontanea tendenza alle ingenuità complottistiche. Che è il contrario di quanto accade di solito, nella misura in cui la maggioranza applica invece il paradigma rassicurante del “mondo giusto”, tipico degli anticomplottisti, secondo cui non è possibile che nella propria società di appartenenza le pubbliche autorità o altri soggetti titolari di potere siano realmente all’opera per realizzare fini così mostruosi.

L’angoscia che fa capolino nella mente dell’anticomplottista appena si mette in discussione il suo atteggiamento è talmente forte che reagirà ai sospetti complottisti prima con l’indifferenza e l’irrisione, ma ben presto, qualora le voci critiche aumentino (a prescindere che siano fondate o no) con una veemenza impressionante, con l’ostracismo, con l’esclusione dalle possibilità di carriera negli apparati, con la diffamazione, con l’insulto, con accuse infondate e infamanti. 
A un certo punto, paradossalmente, si compie una sorta di rovesciamento di ruoli. 
Gli anticomplottisti si impegneranno in campagne pubbliche al fine di evidenziare la mostruosità dei complottisti, cui presto saranno addebitate le cause degli stessi problemi che questi ultimi, in modo più o meno plausibile, additavano. Si formerà insomma un fronte compatto di anticomplottisti inclini a credere che esista una sorta di complotto ordito dai complottisti, percepiti come pericolosissimi in quanto avrebbero un’influenza determinante nella società, in grado di ostacolare seriamente il progresso scientifico, lo svolgimento delle normali procedure democratiche, l’esercizio collettivo della razionalità e il mantenimento di un corretto ordine sociale. 
Anche questo esito parossistico non deve stupire chi ha adeguate nozioni di psicologia dinamica. 
Infatti, sotto il nucleo di personalità ‘ben adattato’ dell’anticomplottista, caratterizzato da difese ‘nevrotiche’, permane più nascosto un nucleo di personalità più atavico, potenzialmente ‘psicotico’, caratterizzato, come nel complottista, da meccanismi di difesa primitivi. 
Perciò quando l’anticomplottista percepisce inconsciamente che le proprie difese normali sono messe in tensione, le difenderà a tutti i costi, a prezzo di allontanarsi dall’obiettività ancora più del complottista, e – all’estremo – farà emergere le faglie critiche della sua strutturazione di personalità, entro la quale operano gli stessi meccanismi da ‘pensiero magico’ del complottista. 
Per questi motivi l’anticomplottista è tra i due il soggetto più dannoso per la società: non solo impedisce di mettere a tema alcune questioni che riguardano le forme di potere occulto che a volte sono effettivamente presenti nella società (anche se non nella forma iper-semplificata e paranoidea che avanza il complottista); ma è anche più difficile portarlo ad un livello di esercizio della razionalità adeguato. 
Infatti mentre si può sempre sperare, con un serio e faticosissimo lavoro di educazione al self-monitoring di fare evolvere gli script mentali del complottista, caratterizzati da meccanismi difensivi primitivi, verso forme più ragionevoli e empiricamente controllate della sua sospettosità, l’anticomplottista ha la presunzione di operare già al massimo possibile del functioning cognitivo umano, laddove in realtà ha soltanto sovrapposto ai meccanismi di difesa primitivi altri meccanismi di difesa più evoluti, la cui destrutturazione, per quanto in linea di massima auspicabile in vista di un migliore sviluppo cognitivo e morale, viene percepita dal soggetto con sgomento come un mero regresso al suo nucleo fondante psicotico, e perciò da evitare a tutti i costi.
di Stefano Sissa - 21/07/2017



martedì 13 aprile 2021

DRAGHI VS DRAGHI

Peggio di così il Governo Draghi non poteva iniziare, date le premesse non può che peggiorare. Però è giusto concedere il beneficio del dubbio a coloro che ripongono alte aspettative in questo losco figuro, oggi declassato dall'elite a semplice portinaio di lusso di una colonia dell'impero. Certo, potrebbe far parte di una strategia sofisticata e complessa quella di apparire una sorta di cazzaro, ed invece aver il controllo della situazione e far la mossa del giaguaro al momento giusto, proprio quando non te lo aspetti. Quando non ha un sano contradditorio, se la cava, e con il suo stile ermetico risulta fascinoso, protettivo, illudendo la popolazione ignara con la sua autorevolezza. Sembra in effetti una persona responsabile, un professionista con le palline come biglie di ferro, ma appena dismette la sua maschera di cera, appena viene incalzato, diventa più emotivo. Appena esce dai binari prestabiliti, si perde e le spara grosse. Vediamo di elencare le sue ultime gaffe, in relazione anche all'approvazione del Decreto Legge sull'obbligatorietà vaccinale dei sanitari.

1- IL PECCATO ORIGINALE:  

Diciamolo, il D.L. 44/21 è nato sotto una cattiva stella, ma nessuno avrebbe mai immaginato che venisse sconfessato dopo una settimana dalla sua approvazione. Sconfessato dalle parole di chi l’aveva appena emanato, e successivamente dall’Ordinanza del Generale Figliuolo. Nell’Ordinanza numero 6/2021 firmata venerdì 9 aprile, il generale Figliuolo richiama le Regioni indicando le nuove priorità per la vaccinazione invitandole a procedere “con la massima celerità a vaccinare coloro i quali, dalle evidenze scientifiche ad oggi disponibili, risultano più vulnerabili qualora infettati dal virus”.

Ma è possibile che tra i dipendenti e dirigenti del Ministero della Salute, tra tutti gli espertoni coinvolti dal Governo per definire la strategia nella lotta alla Pandemia, non ci sia nessuno in grado di fare un elenco, chiaro, dei sanitari e dei loro collaboratori che devono essere vaccinati? Sempre che poi il problema del non aver ancora vaccinato tutti gli anziani, sia da imputare al mitologico psicologo di 35 anni.
Si potrebbe scherzare facendo notare che il Decreto è stato pubblicato il 1° aprile, ma nel nostro ordinamento lo “scherzo di Stato” non è contemplato e una Legge, è sempre Legge. Anche se poi “screditata” nella pratica.
Nel passaggio parlamentare necessario per rendere definitivamente Legge questo Decreto, l'esecutivo ha tempo 60 giorni, e probabilmente l’articolo 4 (quello dell’obbligo di vaccino ai sanitari) verrà modificato o abrogato, ma la questione di fondo rimane.
Come è possibile che si approvi una norma che viene disconosciuta subito dopo, senza modificarla o cancellarla, quindi mantenendola “legalmente” in vigore?
Come è possibile che si scriva un’Ordinanza che dovrebbe chiarire, ed invece pone ulteriori dubbi interpretativi ed organizzativi?

2- DRAGHI VS DRAGHI, OVVERO, L'ARCHETIPO DELLO PSICOLOGO:

Non comprendo il doppio messaggio confusivo sul fatto che lo psicologo di 35 anni sarebbe da condannare perché avrebbe rubato le dosi vaccinali agli anziani, scavalcando la fila, come ai concerti rock. Per mesi e mesi hanno rotto i coglioni a tutti, e dico a tutti, con i media schierati in prima fila come cani rognosi, con la bava alla bocca, pronti ad abbaiare sull'importanza di vaccinarsi, che i novax erano il male assoluto, che ne saremmo usciti con le dosi magiche, ed oggi, dopo aver approvato un decreto al limite della costituzionalità, il premier se ne esce con ste frasi infelici ed assurde. 
Draghi ha veramente lasciato sgomenti un po' tutti, dicendo che è sostanzialmente una vergogna quello che aveva appena approvato l'ALTRO SE STESSO. Allora giù di applausi, compreso quel cameriere di Formigli che manda in onda un servizio dove punta il dito sulla Guardia Forestale, ingiustamente vaccinata a "sfregio". 
E poi quelle bottigliette d'acqua vicino al microfono, che carine, ricordano delle provette vaccinali giganti, ci avete fatto caso? Uno spasso.
Sembra un film di Bunuel, è un'apoteosi surrealista, siamo finiti dentro un'apocalisse surrealista, ma tutto scorre senza troppo clamore.
O Draghi è scisso al limite della schizofrenia, e potrebbe anche essere con quello che avrà subito per entrare nelle alte sfere, oppure, voleva mandare un chiaro messaggio a qualcuno, qualcosa... o forse solo all'altro se stesso. Chissà!!!
Della serie un giorno faccio il keynesiano (nella mia fantasia, poi mi bruciano la villa al mare e ci ripenso), e l'altro torno a fare il reazionario, quello che un tempo ha contribuito a disintegrare economie di interi Stati, impoverito salari, favorito entità sovragestionali di ogni latitudine. 
Comunque dai, lasciamolo lavorare...eh!

3- DRAGHI DUCET:

Draghi tra le tante cose afferma che "... Dovremo continuare a vaccinarci per anni a causa delle varianti."
Tradotto: "Non pensate di scavarvela con una vaccinazione, le mutazioni dureranno anni, io lo so (lo so perché appartengo alla stessa sovragestione che ha sintetizzato stocazzo di virus, mentre voi credete ancora al pipistrello infetto cinese), quindi preparatevi ad un futuro pandemico, distopico.
Però vi concedo il catcalling, così i pretini sinistrati penseranno che sono buono e saggio.
Siamo solo all'inizio della storia, alla prefazione del romanzo, questo era un semplice assaggio, un testing di massa, cari sottoposti...
Ciao LOLLONI"

4- MAMMA LI TURCHI SON TANTO CATTIVI:

È ovvio e palese che Erdogan sia una brutta persona, fossi turco scenderei in piazza contro questo despota criminale, ma le parole di Draghi rischiano di innescare un serio conflitto diplomatico. Conflitto che lo vede sulla difensiva, perché la scenetta avvenuta nel salotto turco, io la leggo come un chiaro messaggio di guerra in difesa della fazione URmassonica Ursula/Draghi per il controllo del mediterraneo ed a vantaggio della NATO. Io spero sia una strategia massonica, sottile ed intelligente per affermare una posizione geopolitica italiana, da collegare alla recente visita in Libia in difesa degli stabilimenti dell'ENI, sorvolando però sui lager dei migranti.
Al contrario saremmo veramente nella merda.
Attendiamo di capire se Draghi sia un buon giocatore di scacchi o l'ennesimo cazzaro eretto a salvatore della patria, attendiamo, ma fino ad un certo punto. Dopo, subito dopo e nel caso, al mio via scatenate l'inferno!



lunedì 5 aprile 2021

UN MONDO A NORMA DI CATCALLING

                                   

Dopo l'ambientalismo d'accatto e padronale che strumentalizza vigliaccamente disabili per pararsi il culo, dopo il delirio distopico della Cancel Culture che pretende di censurare la narrativa, i libri, i film e tutto ciò che non rientra nei propri desiderata, per riformulare un neolinguaggio tarato sul modello "Idiocracy", dopo l'oscuramento di canali editoriali indipendenti, di blogger di controinformazione, di siti anarchici e NOTAV, il nuovo miraggio fascistoide, represso e perbenista dei neo-Savonarola, ha partorito un brillante tassello del politicamente corretto, il CATCALLING, con la giustificazione pelosa ed ipocrita delle molestie sessuali.
Il tutto senza considerare che esistono già diverse sacrosante leggi contro le molestie sessuali e che questa proposta di legge nulla aggiunge alla cosiddetta civiltà occidentale.
Scrive Mattia Feltri: "Inserire ulteriori aggravanti è un modo facile per marcare la distanza fra buoni e cattivi, fra morale e immorale, e per continuare a delegare a una procura e a un giudice le storture del mondo, nell’idea disastrosa che le storture del mondo si cancellano rinchiudendole in galera. Vale per l’omofobia, vale per lo spinello, e lo si invoca per il catcalling".
Il rispetto nei confronti della donna, dell'omosessualità, delle minoranze etniche e religiose è indiscutibile, ma questi valori andrebbero insegnati ed appresi nelle scuole, nelle famiglie, non abbiamo bisogno che cali religiosamente sempre tutto dall'alto, basterebbe applicare quella vastità di leggi e norme già votate a suo tempo. Non abbiamo bisogno di normare per legge anche i fischi per strada e/o "apprezzamenti" che offendono il prossimo in una presunta graduatoria del male, gli strumenti per una sana educazione civica ci sono e sono ben altri.
 
In realtà, questa forma mentis, fa parte di una normalizzazione complementare a tanto altro ed in linea con la censura che verrà, e che sta già operando sistematicamente su vari livelli.
Il bersaglio è il linguaggio che viene colpito in tutte le sue forme ed espressioni, partendo da quello dialettale, da quello più triviale e popolare, per una logica e conseguente creazione di una forma pensiero schematica, rigida e post-umana, che nulla ha a che vedere con il rispetto del prossimo, in un mondo dove gli stessi che pretendono di normarci per il nostro bene, confliggono giorno dopo giorno i nostri diritti fondamentali. 
Personalmente, all'interno di questo ennesimo cortocircuito basato su una fallacia logica di un contenitore del dissenso delirante, non voglio entrarci.
La stessa paccottiglia politica che ha votato il colpo di Stato fascista in Ucraina, che ha votato guerre imperialiste con milioni di morti tra civili, che sfrutta il 3° mondo per le esigenze del 1°, nutre questa impellenza, questa necessità assoluta.
Costoro, non dormono la notte al solo pensiero di non riuscire a NORMALIZZARE anche il coatto di quartiere che disgraziatamente urla: "A BONAAA, fiù, fiù..."
Siamo veramente precipitati nel delirio psichiatrico più greve e ripugnante, ancor più infame, perché si trincea dietro ai diritti civili.
Questo piccolo ma importante passo, salutato stoltamente dai benpensanti come norma di civiltà a protezione dalle molestie, sarà il cavallo di troia (termine che probabilmente verrà censurato a breve, insieme a cazzo, minchia e figa con la G) per controllare sempre di più i social, le criticità, tutti i pensieri divergenti, fino alla controinformazione, e non è un caso che ciò stia avvenendo in sincrono.
Questo piccolo ma importante passo è solo il casus belli per fare ben altro, ma purtroppo, alcune persone sono abituate a vedere unicamente il singolo mattoncino, il singolo cluster e non hanno la visione d'insieme (di questo passo sarà sempre peggio), visione d'insieme che però, oggi, è talmente ovvia e palese, che potremmo beatamente affermare di essere circondati da minus habens, da non-vedenti, però politicamente correttissimi, un mondo di crocerossine e crocerossini del bon ton piccolo borghese, il trionfo dell'uomo medio che celebra se stesso.
Nessun complotto, tutto è pubblico, ufficializzato, documentato, celebrato e ritualizzato con le rispettive liturgie.
Se il RESET della globalità agisce sul terrorismo, sulla paura di un virus pensato ed agito, per aggiornare il capitalismo, il linguaggio ed il pensiero conseguente al linguaggio, dovrà seguire queste coordinate.
L'attacco principale che il Moloch neoliberista ha sferrato è al libero pensiero, alla critica, ma soprattutto al pensiero logico deduttivo, conseguentemente all'astrazione ed alla creatività che producono crash nella riprogrammazione.
Il transumano ed il digitale traghetteranno le nostre coscienze verso l'AI.
L'Intelligenza Artificiale, che è un po' un ossimoro, attraverso la rete sta "apprendendo" miliardi di parole, pensieri, linguaggi, ragionamenti, conoscenze, domande e risposte, ansie, paure, desideri ed aspettative, vomitandoci i protocolli da adottare in futuro.
Tutto sarà rielaborato, metabolizzato e riproposto come coscienza universale, come schema universale per tutti, dallo sfruttamento del lavoro e perdita del lavoro, all'obbligo vaccinale, che scavalca i diritti costituzionali dei lavoratori, creando pericolosi precedenti, fino al linguaggio corretto da utilizzare per vivere nel dogma, di un mondo sottoposto al nuovo dogma, ma sempre con educazione e rispetto dei generi. I generi, poi dimenticati quando si tratta di equiparare gli stipendi delle lavoratrici con quelli dei colleghi maschietti, generi sfruttati per imporre direttive e modelli coercitivi e non sincera parità.

La tendenza del nostro sistema ordoliberista, negli ultimi tempi, è quella di cavalcare strumentalmente diritti civili, istanze progressiste, innovazioni culturali per plasmare, passo dopo passo, un paradigma totalitario, censorio e NORMALIZZATORE.
Bisogna normare tutto, tutti devono attenersi alla norma, bisogna livellare tutto, e questo è accaduto in campo sanitario, dove un'augurabile sanità pubblica e territoriale, è stata sostituita impunemente dalla sub-cultura genico-sperimentale di testing di massa e speculazioni mafiose di Corporation.
Questo modello pervade tutti i settori, e non si limita al linguaggio, alla psicologia di massa, alla sanità, lo riscontriamo in tutti i campi, ed in tempi di globalizzazione, TUTTI si devono adeguare alle norme che qualcuno ha deciso per loro, norme che ovviamente non valgono per chi detiene lo scettro ed il controllo delle entità sovragestionali.
Quelle possono fare il bello e cattivo tempo, e ciò è direttamente proporzionale alla perdita di sovranità economica, culturale e politica dei singoli paesi e delle singole persone.
Il Moloch necessita di un mondo globalizzato, alveare, politicamente corretto, indottrinato ma senza ideologie, senza idee, dove la censura di un tempo è stata sostituita dalla saturazione del desiderio, anche attraverso il livellamento generalizzato, lo svuotamento dei significati e dei significanti, la perdita di qualsiasi identità individuale e non la sommatoria di ulteriori differenze ed unicità, fino a costituire l'uguaglianza del nuovo sottoposto normato ISO9000.
Il modello proposto è quello di un eterno presente, pervasivo, incontestabile, conforme quindi necessariamente conformista, però cavalcato da un presunto progressismo, o meglio dalla sua maschera che cela un fascismo universale che sta prendendo piede, passo dopo passo, oggi soprattutto nel mondo della sinistra diversamente declinata, mondo che io definisco beatamente ignorante, totalitario ed implosivo.
Mi viene in mente Arancia Meccanica. Nel capolavoro di Kubrick, un presunto governo di illuminati transumanisti, aveva impostato tutta la sua azione politica sulla rieducazione degli individui violenti, attraverso la famosa Cura Ludovico, nell'illusione di poter cambiare la natura profonda dell'uomo, con la presunzione prometeica di sconfiggere il MALE in natura. Purtroppo per loro, Alex il Drugo, dopo l'ennesimo incidente, torna ad essere come prima, ed adagiato sul letto d'ospedale, è preda di visioni cattivissime e scorrettissime.
Nel nostro piccolo caso, il coatto riemergerà dalle tenebre in cui è stato spedito dalle FORZE DEL BENE, tornando a fischiare: "A BONAAA, SON TORNATO...".

“Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cossiché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l'espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio."
- Marx ed Engels. 1846





lunedì 29 marzo 2021

UN REVOLVER 38 PER CATRICALA'


INTRODUZIONE:
Quella della morte di Catricalà è una vicenda oscura e poco trattata dai media, troppo impegnati nel quotidiano terrorismo pandemico e nella propaganda vaccinale.
Forse la morte dell'avvocato e magistrato è in qualche modo legata alla presidenza dell'attuale premier Draghi, o di qualche ambiente a lui vicino o inviso.
Le nostre suggestioni, perché allo stato attuale non disponiamo di nessuna certezza e, soprattutto, di nessuna prova riguardo al fatto sia stato ucciso o si sia suicidato, possono rappresentare solo l'incipit di ulteriori e più approfondite ricerche che tutti possono fare. 
Alcuni giornali, tra i tanti consultati, rilevano diverse incongruenze sulle dinamiche della morte, alimentano dubbi sulla versione ufficiale, ci costringono a riflettere su altri scenari e questo blog è il luogo adatto alla trattazione di certi eventi.
Mi limiterò questa volta a fare un collage degli articoli più interessanti, citando alcuni stralci in ordine sparso e solo apparentemente caotico. Lascerò poi voi lettori a districarvi nel labirinto, oppure, ad interpretare la notizia come mero fatto di cronaca casuale e nulla più, senza dietrologia alcuna.

LE ORIGINI:
- Antonio Catricalà (Catanzaro, 7 febbraio 1952 – Roma, 24 febbraio 2021) è stato un avvocato, magistrato, dirigente pubblico e politico italiano.
Avvocato cassazionista, è stato magistrato del Consiglio di Stato della Repubblica italiana, presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con funzioni di segretario dello stesso durante il Governo Monti, Viceministro al Ministero dello sviluppo economico durante il Governo Letta. Il 30 giugno 2015 viene nominato presidente dell'OAM (Organismo per la gestione degli Elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi). Il 20 aprile 2017 è stato nominato presidente di Aeroporti di Roma S.p.A.. Il 18 febbraio 2021 viene nominato presidente dell'Istituto Grandi Infrastrutture (IGI).

LA MORTE:
- A scoprire il corpo è stata la moglie Diana Agosti. Era riverso sul pavimento del terrazzo della sua abitazione nel quartiere Parioli di Roma, al primo piano. 
Non si vedeva la pistola, che era finita sotto il corpo, come accertato dai poliziotti intervenuti con la Squadra mobile e il pm di turno. 
Antonio Catricalà, 69 anni, è stato trovato morto mercoledì mattina alle 9.10 dalla moglie che sotto choc ha chiamato il 118. La procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per istigazione al suicidio, come «atto dovuto». Dai primi accertamenti investigativi Catricalà si sarebbe tolto la vita sparandosi un colpo di pistola alla tempia. L’arma, un revolver Smith&Wesson calibro 38, regolarmente detenuta, è stata recuperata proprio sul terrazzo. Si cercano in casa eventuali messaggi di addio nei quali l’avvocato potrebbe aver spiegato i motivi del tragico gesto. La moglie agli inquirenti avrebbe parlato di un profondo stato depressivo di cui soffriva Catricalà.

LA VITA, GLI AMICI, IL LAVORO:
- Cattolico praticante, professionalmente attivo, assiduo al circolo del Tiro al piattello che ai Parioli rimane il club dell’upper class, Catricalà sarebbe caduto vittima della depressione. Delinea subito quel perimetro la persona a lui più vicina, la moglie Diana Agosti che dirige alla Presidenza del Consiglio il dipartimento delle Politiche Europee. Il Presidente di Aeroporti di Roma aveva ricevuto l’ultimo incarico la settimana scorsa. Il Consiglio direttivo dell’Istituto grandi infrastrutture, infatti, pochi giorni fa aveva nominato presidente l’ex magistrato ed esponente del governo Letta. Nella carica di presidente Igi era succeduto a Luigi Gianpaolino, alto magistrato di lungo corso, morto il 2 novembre 2020 per un malore improvviso. 
Dall’Igi ci rispondono sotto choc. «Abbiamo appreso increduli la notizia, aveva appena inaugurato una stagione intensa e ricca di prospettive». Al telefono il segretario generale del centro ci rivela di aver intrapreso con il presidente Catricalà un fitto rapporto, anche se l’incarico di Presidente lo aveva accettato solo il 18 febbraio scorso. «Si era messo subito al lavoro, due riunioni in presenza nei primi cinque giorni di attività, con una serie di incontri che teneva a fare, di iniziative cui stava iniziando a lavorare». Approfondiamo la natura dell’incarico: qualcuno parla di nomina pubblica, ma è sbagliato. Il centro studi Igi, ci viene detto, è una associazione privata e ha per finalità quella di approfondire i temi degli appalti pubblici nei loro aspetti normativi, anche in vista degli investimenti europei in predicato di arrivare.
È il Segretario generale Igi, Federico Titomanlio, ad aprirci la schermata del suo cellulare: «Questo gruppo Whatsapp è stato creato quattro giorni fa da lui. E’ stato il neo presidente Catricalà a dirmi “Bisogna fluidificare la comunicazione interna, apriamo una chat tra tutti i membri del direttivo così ci aggiorniamo in tempo reale, tutti allineati”. Era così che lo abbiamo conosciuto solo la settimana scorsa: pieno di energia, vitale, veloce. E determinato a produrre risultati». Non solo buone intenzioni. «Questa nella chat è una comunicazione di ieri (martedì, nrd). Qui stavamo fissando la riunione di giovedì 25, pomeriggio. Ecco il suo intervento, qui ci chiede di posticipare di un’ora la nostra call perché l’ora prima avrebbe avuto un’altra persona da incontrare». Stiamo parlando di recentissimi aggiustamenti nell’agenda di oggi, giovedì 25, richiesti da Catricalà appena poche ore prima dell’estremo gesto. Domando se avessero l’impressione di avere a che fare con una persona fortemente depressa.
«Ma che dice? Era più vitale di tutti. Guardi qui i suoi frequenti interventi, il suo impulso all’agenda. Era super attivo, positivo, determinato». Niente lasciava presagire il gesto? «Proprio no. Ed è per questo che siamo increduli. Una persona che nella giornata di martedì sistema per bene gli appuntamenti del giovedì, non si spara in testa il mercoledì mattina». Mentre si susseguono le attestazioni di stima della politica e i più autorevoli messaggi di cordoglio delle istituzioni vanno alla famiglia, gli amici personali di Catricalà, nella high society del Tiro al piattello dei Parioli sono letteralmente scioccati. L’avvocato Massimiliano Sammarco non trova le parole. «Non è possibile», ripete. «È incappato in qualcosa di brutto», ipotizza.
L’economista Fabio Verna è attonito. «Mai avrei potuto immaginare da una persona così attiva e impegnata che potesse essere caduto in una depressione così grave». Si parla di un tumore all’ultimo stadio, il colpo finale che avrebbe spezzato quel filo invisibile che separa la vita a colori dalla depressione più nera. L’avvocato d’affari Paolo Zagami – anch’egli socio del Tiro a volo, calabrese come Catricalà – lo frequentava assiduamente ed insieme stavano lavorando a più di un progetto, da sviluppare nelle prossime settimane. «Iniziative, presentazioni di libri, tra Roma e la Calabria. Sono devastato, era una delle persone su cui si sapeva di poter fare affidamento per determinazione, organizzazione, costanza». Il professor Gianluca Maria Esposito, che insegna diritto amministrativo a La Sapienza, aveva con Catricalà una consuetudine ventennale rinnovata in questi ultimi giorni.
«Non sapevo affatto che fosse malato e questo mi ha colpito, perché ci vedevamo spesso, anche a tavola e in contesti familiari», ricorda. «Era un uomo di Stato, sempre umile e con la testa sulle spalle. 
Sono atterrito due volte: per la sua morte e per aver appreso le circostanze di questa morte». Circostanze inspiegabili, ripete per tre volte il giurista. «Non è spiegabile. 
Due volte ci siamo parlati nell’ultima settimana. 
Rileggo i suoi ultimi due messaggi sul cellulare, sempre pronto a rispondermi… 
Alla vigilia della formazione del governo Draghi qualcuno fece girare il suo nome. Lo chiamai per sentire se fosse vero. “Farei il consigliere solo a titolo gratuito”, aveva risposto. 
Non aveva ambizioni di governo ma era di quegli statisti sui quali sai di poter sempre contare, soprattutto nei momenti difficili», aggiunge il professor Esposito.
«Depresso? Non lo avrei mai detto. Con me era sereno, lucidissimo. 
E innamorato della sua famiglia, era non solo padre ma nonno e parlava con grande gioia del suo nipotino». 



IL MISTERO DELLA PISTOLA , L'IRI, I POTERI FORTI:
- Strano modo di suicidarsi, comunque, sul balcone di casa (temeva di sporcare la tappezzeria?), con il bossolo trovato su quello di un appartamento vicino, peraltro vuoto.
Ma, dopo i suicidi con due colpi di pistola, questo particolare che sarà mai?
Di solito chi compie questo gesto ed è credente, si rifugia in un angolo a lui caro per un momento di raccoglimento, perché l’atto è definitivo!
Analogamente strana l’indecisione sul tipo di pistola usata, una Smith & Wesson che, all’inizio, era un revolver (non rilascia bossoli), poi diventata una semiautomatica, ma in questo caso non “riporterebbe” il tipo di bossolo trovato, che è un “9 lungo”, mentre la S & W di Catricalà usa solo il “9 corto”.
E poi così, senza un biglietto d’addio.
Nessuno avrebbe sentito il colpo. Sarà interessante conoscere l’ora precisa del suicidio. O magari … no, non lo diciamo.
La Procura, in effetti, sta indagando d’ufficio.
Il mondo della politica sembrerebbe sconvolto, si era parlato di lui come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Vale più di un Ministero.
Lo era già stato con Monti e, forse, è questa la ragione per cui è stato dirottato su un altro incarico, seppur prestigioso. Sarebbe stata troppo evidente l’analoga matrice politica del Governo Draghi con quello di Monti, nonostante i tempi siano molto diversi.
Alcuni quotidiani hanno rimarcato la figura della moglie, Diana Agosti, cui vanno le nostre doverose condoglianze. E questa curiosità ci sembra un po’ strana. Ci aspettavamo altro.
Si sarebbero conosciuti nei corridoi della Presidenza del Consiglio. Lei vi entrò per concorso, nel 1984, e oggi è a capo Dipartimento per le Politiche Europee. E’ un ruolo poco menzionato ma d’importanza fondamentale. Si mormora, e niente più di questo, che avrebbe reso la vita impossibile al Ministro per gli Affari Europei del Conte 1, Paolo Savona, mentre invece il Sottosegretario, Luciano Barra Caracciolo, sembrava che la portasse in palmo di mano.
Ne pubblichiamo una brevissima sintesi che, miracolosamente, ci sentiremmo in parte di condividere in relazione alla creazione di una nuova, se abbiamo ben compreso, IRI.
Un articolo quanto mai attuale, dedicato all’intervento dello Stato nell’economia e scritto citando anche Mario Draghi pochi giorni prima che l’ex banchiere centrale ricevesse l’incarico di formare il nuovo Governo:
«Nel dibattito pubblico quando si discute dell’intervento dello Stato nell’economia si evoca il fantasma dell’Iri additandolo a esempio negativo» — osserva Catricalà — «Invece, dobbiamo ripartire proprio da quell’acronimo che indicava nella Ricostruzione Industriale la mission dell’Istituto. Siamo in una fase straordinaria, che richiede la mobilitazione di tutte le energie del Paese e l’abbandono di contrapposizione ideologiche».
«L’emergenza, dunque, impone di concentrarci sulle condizioni dell’intero tessuto produttivo e sull’assetto che si intende dare al sistema economico italiano» — e in questo quadro, secondo l’ex Presidente dell’Antitrust — «l’intervento diretto dello Stato nelle imprese è infatti solo uno strumento da utilizzare, con attenzione, per ridare slancio a un’economia che da troppi anni stenta a crescere, con ciò ampliando in modo inaccettabile le diseguaglianze sociali».
«Siamo davanti a un passaggio epocale durante il quale occorrerà contaminare modelli antitetici tra loro. Perché ha ragione il documento del G-30 coordinato da Mario Draghi a evocare “una certa quantità di distruzione creatrice” e a prevedere che “alcune aziende si ridimensioneranno o chiuderanno, altre apriranno; alcuni lavoratori dovranno cambiare imprese e settori con un appropriato re-training e assistenza nella transizione. Ma non sarà il libero mercato a sprigionare la sua distruzione creatrice: sarà la mano, visibilissima, dello Stato a guidare la direzione. E non solo in Italia», spiega Catricalà.
Che così continua: «Next Generation EU rappresenta, del resto, il tentativo di tutta Europa di ridisegnare la propria economia rendendola competitiva, sostenibile e inclusiva. E ovunque il ruolo dei Governi sarà determinante. L’Italia non potrà essere da meno, anche a costo di utilizzare strumenti invisi ai puristi del libero mercato. Purché non si compiano gli errori del passato dei quali ancora oggi paghiamo il conto».

ASTROLOGIA E NUMEROLOGIA:
- Secondo quanto si apprende, la donna che era in casa al momento del suicidio del marito, ha riferito di aver udito lo sparo e prima di fare qualsiasi altra cosa ha chiamato le forze dell'ordine.
Ora voglio ricordare alcuni tratti per delucidarvi. Ad esempio lui è Acquario un segno d'acqua legato alla rivoluzione, mutamento, rottura con il vecchio. Altro tratto che vorrei rimarcare è la litigata che lui ebbe per il caso Vivendi per la diatriba Vivendi Mediaset e guarda caso Berlusconi esclama: atto doloroso la morte.
Poi altro tratto da ricordare l'attacco di Catricalà a Morgan Stanley.
C’è, per esempio, la Morgan Stanley chiamata in causa dalla Corte dei Conti per un affaruccio di qualche miliardo di derivati sui titoli pubblici italiani che il governo italiano sull’orlo della crisi finanziaria ha dovuto pagare alla banca d’affari per una rescissione unilaterale del contratto. 
Sgarbo avvenuto proprio mentre Catricalà era a Palazzo Chigi, dall’altra parte della barricata. 
Vorrei dire per esempio che Catricalà diceva che lo stato doveva aiutare le imprese non le banche.
Il Corriere della Sera invece ricorda che sei anni fa, sempre a febbraio, la polizia sventò un furto nella sua abitazione, da dove fuggirono tre uomini incappucciati. 
Cosa cercavano i 3 uomini in casa sua?
La pistola detenuta da Catricalà è un revolver Smith&Wesson calibro 38.
Il bossolo non viene rinvenuto nella stanza ma molto lontano.

Ora la questione di salute del cuore che molti accennano non porta a un suicidio. Poi nondimeno la depressione può scaturire un suicidio soprattutto per un uomo che stava per insignito del ruolo a breve. Se si fosse ucciso di mattina presto senza neanche aver fatto altre azioni come la colazione sorgerebbe un dubbio, poi come mai la moglie sente lo sparo ma non si precipita? Ora in ultimo voglio soffermarmi sulla questione cardine il bigliettino di addio che ad ogni suicidio fa capolino ebbene si stavolta è assente. 
Poi la data 24 febbraio 2021 cioè 2-4-2-2021 porta risultato 13, il numero 13 significa la trasformazione, il cambiamento e la rinascita, il punto di arrivo di una nuova era, che in questo caso è il nuovo ordine mondiale.
Il predecessore di Pitruzzella, Antonio Catricalà, si è dimesso proprio perché nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Governo Monti. Catricalà eseguiva l'ordine di Montiecco. Dopo il richiamo del premier Monti, il presidente del colosso aerospaziale Guarguaglini è stato ricevuto dal sottosegretario nel novembre 2011.
Il presidente del gigante controllato dallo Stato è accusato di aver creato fondi neri e di aver corrotto alcuni politici, ma resiste alle pressioni.
Come ben sapete i fondi neri sono soldi proventi da illeciti finanziari, criminali come accadeva con il fondo Ambrosiano.
Per tornare a giorni odierni dove un ministro di Draghi era CEO di Leonardo azienda ex Finmeccanica cioè Cingolani.
Un Catricalà che voleva dire cose secondo voi lo avrebbero messo in condizione di vuotare il rospo? 
La frode americana, intercettazioni, controlli ambientali audio e video, uso dei satelliti vi dice qualcosa?L'arresto a Fiumicino di un informatico di Leonardo?
Catricalà stava per parlare e lo hanno silenziato. Tempo fa Alessandro Profumo AD di Leonardo, viene citato da Benotti non casualmente perché Profumo tempo fa elogiò Cingolani. Ancora non mi seguite?
Quindi Catricalà se parlava faceva cadere Cingolani, Profumo e molti altri.

CASO DERIVATI: (Cassazione conferma difetto di giurisdizione per Morgan Stanley)
- La Corte di Cassazione, Sezioni Unite Civili, con la sentenza n. 2157 del 1° febbraio 2021, ha confermato il difetto di giurisdizione della Corte dei Conti sulla domanda di risarcimento del danno formulata dalla Procura Regionale nei confronti di Morgan Stanley con riferimento alla sottoscrizione con la Repubblica Italiana di alcuni prodotti finanziari derivati e all’operazione di ristrutturazione contrattuale degli stessi prodotti avvenuta tra il 2011 ed il 2012.
La sentenza ha affermato principi molto rilevanti in merito al perimetro della giurisdizione contabile e, in particolare, alla nozione di rapporto di servizio.
In particolare, con specifico riguardo alla posizione della Banca, la Corte di Cassazione ha escluso la sussistenza di giurisdizione contabile sulla base del fatto che le condotte contestate riguardano la veste contrattuale di specialista del debito pubblico e si sono estrinsecate secondo modalità tali da non determinare l’assunzione di un modello funzionale di esercizio di potestà pubblica integrante una relazione di servizio e di inserimento organico nell’Amministrazione.
Sotto un secondo profilo, la sentenza ha rilevato il difetto di giurisdizione contabile anche alla luce della particolare competenza del Ministero dell’Economia e delle Finanze nella materia della gestione del debito pubblico e della relativa qualificazione come controparte qualificata, dalla quale discende una posizione di assoluta parità con la Banca e l’assenza di asimmetria, avendo la Corte paritariamente individuato in capo alle parti contraenti il patrimonio di conoscenza, esperienza, informazione e autonoma capacità valutativa.
Anche nel giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, Morgan Stanley è stata assistita da Freshfields Bruckhaus Deringer, con un team guidato da Enrico Castellani, partner responsabile del team Dispute resolution, coadiuvato dagli avvocati Eugenio Pizzetti (oggi passato allo studio Cappelli RCCD), Elisa Salatino e Stefania Guarino; dallo studio legale internazionale BonelliErede, con un team guidato dal partner e leader del Focus Team Debt Capital Markets Massimiliano Danusso (nella foto a sinistra), coadiuvato da Francesca Marchetti, senior counsel, ed Ettore Frustaci, managing associate; e da Lipani Catricalà & Partners, con un team composto da Antonio Catricalà e da Fabio Baglivo.





https://www.mittdolcino.com/2021/02/26/il-suicido-fatto-male-di-catricala/




https://leorugens.wordpress.com/2021/03/04/il-suicidio-di-antonio-catricala-mi-fa-sovvenire-quello-di-thomas-schafer/

domenica 21 marzo 2021

LA METAFISICA DEL GENDER NEUTRAL

                               

È molto interessante leggere e comprendere le motivazioni che si celano dietro al neolinguaggio proposto, in quanto normalizzatore verso il basso, nato all'interno del paradigma neoliberista e padronale.
Kim Elsesser, è una promotrice di MORGAN STANLEY, una neo-femminista del vigente transumanesimo manageriale, modello non propriamente vicino ai diritti delle lavoratrici, bensì cavallo di troia di un modello sicuramente dominante che, nella sua essenza è e rimane declinato al maschile, anche quando è incarnato da figure femminili.
Nella sua intervista per Forbes, rivista di settore e megafono edulcorato del modernismo dei salotti buoni, ci spiega il suo punto di vista ed indora pillola, illustrandoci il nuovo mondo.
Da un lato si propone un'astratta e metafisica uguaglianza tra i generi, distorcendo le lingue correnti con forzature semantiche verso un NEUTRO di comodo, postulato in virtù di una volontà di annullamento delle differenze, dall'altro NULLA si fa e si propone per quanto riguarda il lavoro, quello materiale, reale, non astratto, fatto di sfruttamento della classe lavoratrice TUTTA, di salari non adeguati, di differenze sociali criminali, di pensioni da fame, di libertà di licenziare senza giusta causa, di mancanza di diritti sul lavoro, di inesistenti protezioni sindacali ed assenza di diritti per tutti alla felicità ed alla realizzazione individuale e collettiva.
Non è casuale che questo paradigma neoliberista indossi le vesti dei diritti civili, strumentalizzandoli a suo favore verso un ribasso del lavoro, illudendo i GENERI, finalmente uguali nella miseria e nell'indigenza.
Piuttosto che concentrarsi sugli aumenti salariali, sui diritti di tutti ed elevare anche le lavoratrici che godono di minori tutele e di stipendi più bassi in diversi settori, rispetto ai colleghi maschi, si attuano e si propongono modelli verso una più gestibile neutralità, utilizzando appunto il neolinguaggio come avanguardia di appiattimento percettivo e culturale, che precede una chiara volontà di azzeramento dei diritti che NON saranno.
Si corteggiano i generi verso un'ammiccante quanto illusoria uguaglianza FORMALE, che rimane astratta e mai si materializza in crescita sociale.
Si è nominalmente tutti uguali all'interno di un sistema che rimane piramidale, classista e gerarchico, sistema che, in virtù dell'accettazione di una falsa prospettiva paritaria e di un falso progressismo, si rafforza in termini reazionari e sempre più conservatori, seducendo le masse che rimangono neutralmente plebee.
Interpretando il ruolo del progresso e delle uguaglianze, ne consegue che i nuovi padroni neutri del vapore, incarnino le figure del cambiamento, quelle dei saggi, dei "buoni", dei nuovi Savi dello smartworking, che emerge dietro ogni riga, del miraggio transumanista, come salvifico arcangelo del bene. 
Ogni criticità e visione divergente diventa, così, passatista, sbagliata o ancor peggio populista e maschilista. Si ribaltano i significati ed i significanti, per cui uguaglianza diventa gregge, un po' come pace è già mutata nel tempo e nel tempio del potere, sostanzialmente in guerra.
Una guerra delle parole, appunto, e schierandosi dalla parte dei giusti si consegue la patente per guidare il carrozzone in questa selva oscura.
Rivendicazioni femministe trasmutate in manipolazioni manageriali, ad opera di classisti maschietti che dirigono sempre il gioco ed utilizzano provvide officianti del culto, sacerdotesse elevate al rango di megafono.
Un sistema neoliberista che è drasticamente elitario, endemicamente patriarcale e necessita di veicolarsi GENDER NEUTRAL, paritario, non prima di aver decimato i suoi dipendenti, giocato in borsa con la salute di popoli, aver contribuito a distruggere economie, lavoro a vantaggio di pochi uomini e qualche donna più fortunata.


Un linguaggio mutuato negli ambienti manageriali, aziendalisti, ambienti che nelle moderne democrazie, interpretando la psicologia delle masse, cavalcano l'onda dei diritti civili, declinandoli solo nella forma, esaurendosi nella forma e MAI nella sostanza.
La FORMA sostituisce la sostanza, e non è un caso che questi think tank nascano proprio nelle multinazionali e nelle maschili Corporation, e siano veicolati attraverso il lavoro capillare delle Fondazioni filantropiche di riferimento, fino alle Università ed a collaudati ministeri.
Non è un caso che un certo neolinguaggio sia appannaggio di manager donne che lavorano per uomini, come nel caso della Elsesser della Morgan Stanley, azienda che nei decenni ha licenziato migliaia di lavoratrici e lavoratori e che se ne frega beatamente dei salari dei sottoposti, avendo appunto una visione padronale dei rapporti di classe.
In questo paradigma manipolatorio, manca completamente la rivendicazione di CLASSE, sostituita appunto dalla "metafisica del neutro" di genere che risolve le differenze una volta per tutte, scongiurando, appunto, la lotta di classe.
Non viene fatta neanche alcuna rivoluzione linguistica, perché, in punta di piedi, sempre con fare compassionevole e molto borghese si vuole artificialmente destrutturare la lingua di ogni popolo, guidandola verso un contenitore valido per tutti e per nessuno, o meglio, solo per qualcuno. 
Una visione tipica e distopica del pensiero unico, unilateralmente neutro, con i suoi dogmi linguistici, ora mantenuti, ora stravolti per sostituire auspicabili rivendicazioni, con lo zuccherino di un'appartenenza orizzontale solo nella teoria, esaurendosi ed esaurendoci nell'astrazione indotta, creando di volta in volta ruoli aziendali e terminologie di riferimento anglofone che ci illudono al cambiamento; diventiamo tutti manager, ci sentiamo così tutti importanti adviser, tutti nulla.
Quindi nascono i politicamente corretti MX, che potrebbero sostituire i Mr e Miss, i più incalzanti LATINX, che andrebbero a sostituire i più retrogradi Latinos. 
L'importanza delle apparenze vs l'obsolescenza programmata delle appartenenze.
Diventiamo tutti teoricamente uguali e sostanzialmente più sudditi, dove la strumentalizzazione dei sacrosanti diritti civili, viene snaturata verso la società del ribasso, della merce neutra, senza identità, quindi senza potenza di volontà creatrice e rivoluzionaria.
In ultimo si propone la digitalizzazione come arbitro imparziale degli eventi umani, con la spiegazione che una futura A.I. potrà renderci tutti ugualmente sottoposti, però in termini più scientifici, matematicamente sottoposti all'algoritmo neutro, ma in fondo sempre maschile.
SIATE UGUALMENTE SOTTOPOSTI, SIATELO IN TERMINI NEUTRI
cit. Idiocracy