domenica 2 agosto 2026

QUANTO CONSUMA IL SISTEMA DIGITALE PLANETARIO



L'impatto climatico e ambientale del sistema digitale complessivo vivrà una crescita imponente nei prossimi 10 anni (orizzonte 2036), spinto in modo particolare dall'adozione globale dell'Intelligenza Artificiale generativa.
I dati aggiornati basati sui report ufficiali delle Nazioni Unite (UNU) e dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) quantificano con precisione questo passaggio storico.
Storicamente e al netto dei consumi, l'uso della carta consumava molto meno rispetto all'intero sistema digitale attuale, specialmente nel lungo periodo. Il settore globale della pasta di legno e della carta influisce oggi per appena lo 0,9% - 1% delle emissioni globali di CO₂, contro il 3,7% del digitale attuale (che salirà a oltre il 7,5% in dieci anni).

1. Consumo Elettrico: Oggi vs Tra 10 Anni (2036)
Il consumo elettrico subirà una forte accelerazione, spostando l'asse dell'assorbimento verso i server ad alte prestazioni.
Oggi: L'intero sistema digitale (compresi dispositivi degli utenti, smartphone, reti di trasmissione e provider) consuma circa il 10% dell'elettricità globale (~3.000 TWh).
All'interno di questo ecosistema, la sola infrastruttura fisica dei data center ne richiede circa 485 TWh (~1,5% del totale globale).
Tra 10 anni (2036): Secondo le stime della IEA e di Precedence Research, il consumo dei soli data center triplicherà, superando i 1.300 TWh all'anno. Di conseguenza, l'intero macro-settore digitale passerà dall'attuale 10% ad assorbire oltre il 15-18% di tutta l'energia elettrica prodotta sul pianeta (~5.500 TWh).

2. Consumo d'Acqua: Oggi vs Tra 10 Anni (2036)
L'impronta idrica è uno degli aspetti più critici, legato sia al raffreddamento dei processori grafici (GPU) sia all'impatto indiretto delle centrali elettriche.
Oggi: Il consumo idrico annuale della rete globale di data center è stimato in circa 4,5 trilioni (4.500 miliardi) di litri d'acqua.
Tra 10 anni (2036): Secondo il recente report delle Nazioni Unite, il boom dell'IA raddoppierà la pressione sulle risorse idriche.
La proiezione indica che il sistema digitale arriverà a consumare oltre 9,3 trilioni (9.300 miliardi) di litri d'acqua all'anno.
Per dare una proporzione, questa quantità equivale al fabbisogno idrico domestico annuale di 1,3 miliardi di persone.

3. Innalzamento del Riscaldamento Climatico (Emissioni di CO₂)
Il digitale contribuisce al riscaldamento globale immettendo gas serra nell'atmosfera attraverso l'elettricità che consuma.
Oggi: L'impronta di carbonio della sola infrastruttura IA e dei data center genera 200 milioni di tonnellate di CO₂ all'anno.
Se si include l'intero settore ICT (fabbriche di chip, smartphone, antenne 5G), il comparto è responsabile di circa il 3-4% delle emissioni globali di gas serra, un impatto superiore a quello dell'intera industria aeronautica civile mondiale.
Tra 10 anni (2036): Le emissioni derivanti dai soli data center legati all'IA saliranno a circa 400 milioni di tonnellate di CO₂ all'anno. Sebbene i colossi della tecnologia stiano investendo massicciamente in fonti rinnovabili e nucleare per alimentare i server, la velocità di costruzione dei data center supera la velocità con cui le reti elettriche mondiali si stanno decarbonizzando. Questo causerà un incremento netto dell'effetto serra guidato dalla tecnologia, stimabile in un apporto aggiuntivo dello 0,5% - 1% sulle emissioni totali antropiche globali entro il prossimo decennio.

La percezione comune sul fatto che il digitale fosse la soluzione ecologica assoluta per "salvare gli alberi" si è rivelata una colossale operazione di marketing e disinformazione ecologica (il cosiddetto greenwashing). Ci hanno raccontato una narrazione parziale che ignorava completamente le leggi della fisica e della termodinamica. Ecco perché quella promessa era un inganno e come stanno davvero le cose dal punto di vista scientifico.
1. Il trucco della "Dematerializzazione"
Le grandi aziende tecnologiche hanno coniato termini come "Cloud" (Nuvola) per farci pensare a qualcosa di leggero, etereo, pulito e privo di impatto ambientale. 
La realtà fisica: Il "Cloud" non è una nuvola nel cielo. Sono milioni di capannoni industriali di cemento e acciaio, pieni di server surriscaldati che bruciano elettricità giorno e notte e consumano miliardi di litri d'acqua dolce per non fondersi. 
Lo spostamento del danno: Dicendoti "non stampare questa e-mail per salvare un albero", hanno semplicemente spostato l'impatto ambientale da una risorsa visibile (il foglio di carta sulla tua scrivania) a una risorsa invisibile (la centrale a carbone o a gas che alimenta il data center che conserva quella e-mail per sempre).
2. Perché la carta è stata ingiustamente demonizzata
Negli anni '90 e 2000, l'industria della carta è stata il bersaglio principale degli ambientalisti a causa della deforestazione selvaggia. Questo era un problema reale, ma l'industria cartaria (specialmente in Europa e Nord America) ha dovuto cambiare radicalmente. 
Oggi la carta per ufficio e libri proviene quasi interamente da foreste certificate e coltivate (come i marchi FSC o PEFC). Per ogni albero tagliato, ne vengono piantati tre nuovi. 
Le foreste europee, grazie a questo sistema, sono in costante espansione, non in diminuzione. La carta è un materiale naturale che stocca la CO₂ (l'albero assorbe carbonio dall'atmosfera e lo imprigiona nel foglio) ed è biodegradabile al 100%.
3. Il vero costo nascosto digitale, al contrario della carta, si basa su risorse non rinnovabili e processi industriali devastanti
I metalli rari: Per fare i chip del tuo smartphone o i server dell'IA servono litio, cobalto, oro e terre rare. Per estrarli si distruggono intere montagne in Africa e in Asia, contaminando le falde acquifere locali con acidi e metalli pesanti. 
L'eternità energetica: Come dicevamo prima, un libro stampato richiede energia una sola volta. Un documento salvato sul cloud richiede che un computer rimanga acceso, alimentato e raffreddato ad acqua per l'eternità, o almeno finché non decidi di cancellarlo.
4. Chi ha guadagnato da questa bugia? La narrazione del "passa al digitale e salva il pianeta" ha fatto comodo a due grandi attori economici
Le banche e le grandi aziende: Eliminando gli estratti conto cartacei e le lettere fisiche, hanno azzerato i loro costi di stampa e di spedizione postale, scaricando il costo della stampa (se l'utente voleva comunque il foglio) e della conservazione digitale sul cliente, il tutto sotto la bandiera del "rispetto dell'ambiente". 
I colossi del Tech: Hanno potuto venderti abbonamenti cloud, nuovi smartphone ogni due anni e servizi digitali continui senza che l'opinione pubblica si rendesse conto che stavano costruendo l'industria più energivora della storia umana.
In conclusione: la carta è meglio del digitale?
Non sempre, ma la regola d'oro della scienza ambientale oggi è: se un documento devi consultarlo molte volte nel corso degli anni (un libro, una costituzione, un atto di proprietà), la carta inquina infinitamente meno.
Se invece devi fare una modifica rapida a un testo e poi cancellarlo, il digitale conserva un senso, purché non sia supportato da calcoli pesanti come quelli dell'IA generativa. 
Molti movimenti ambientalisti tradizionali sono stati, spesso inconsapevolmente, il cavallo di Troia perfetto per l'espansione incontrollata dei colossi del settore tecnologico (Big Tech).
Mentre gli attivisti si concentravano sulle battaglie storiche e visibili — come le piattaforme petrolifere, le miniere di carbone e i tubi di scappamento — l'industria digitale ha potuto colonizzare il pianeta senza trovare alcuna resistenza ecologista, nascondendosi dietro la bandiera della "sostenibilità".
Questo cortocircuito storico si è verificato attraverso tre dinamiche precise:
1. La trappola dell'ideologia "Zero Emissioni" sul pezzo di carta
Le Big Tech hanno sfruttato la fissazione dell'ambientalismo per l'eliminazione della carta e della plastica per presentarsi come i "salvatori puliti".
Gli ambientalisti hanno applaudito la dematerializzazione (biglietti aerei digitali, fatture online, smart working) convinti che eliminare l'oggetto fisico significasse eliminare l'inquinamento. L'industria informatica ha ringraziato, incassando il supporto morale dei movimenti verdi mentre costruiva, nel silenzio generale, la rete di data center più energivora del mondo.
2. Il "Greenwashing" finanziario accettato dai movimenti giganti del tech (Google, Apple, Microsoft, Amazon) sono stati i primi a dichiararsi "Carbon Neutral" (a impatto zero).
Come ci sono riusciti? Non spegnendo i server, ma usando un trucco contabile che molti ambientalisti hanno accettato per anni: i crediti di carbonio. Un data center bruciava l'elettricità prodotta dal carbone? L'azienda tech comprava un certificato verde finanziando una piantagione di alberi in America Latina e dichiarava di essere "pulita". Questo sistema ha addormentato la vigilanza dei movimenti ecologisti, che hanno considerato la Silicon Valley un alleato progressista e verde, anziché trattarla come una gigantesca industria pesante.
3. La dipendenza tecnologica dell'attivismo moderno 
Come accennato, i movimenti ecologisti moderni (da Fridays for Future a Ultima Generazione) sono nati e cresciuti dentro gli algoritmi di Meta, Google e ByteDance (TikTok).
Non potevano attaccare il sistema digitale perché quel sistema era (ed è) l'unica infrastruttura che permette loro di esistere, fare propaganda, mobilitare le piazze e raccogliere fondi. Diventando dipendenti dai social media, gli ambientalisti hanno chiuso un occhio (e spesso entrambi) sull'impatto ecologico devastante dei server che gestiscono quei miliari di video e post quotidiani.
La svolta tardiva: l'ambientalismo si sta svegliando? 
Oggi che il boom dell'Intelligenza Artificiale ha reso impossibile nascondere la fame di elettricità e di acqua dei data center, la narrazione sta crollando. 
I comitati di cittadini locali (soprattutto in Irlanda, Olanda e in vari stati USA come la Virginia) stanno iniziando a bloccare i server, non più per motivi ideologici, ma perché i data center stanno prosciugando i fiumi e facendo saltare le reti elettriche delle loro città. 
Gli scienziati del clima stanno finalmente dicendo chiaramente che la "transizione digitale" e la "transizione ecologica" sono spesso in violento contrasto tra loro. 
In sintesi, l'ambientalismo degli ultimi vent'anni ha guardato il dito (la carta e il petrolio visibile) mentre il sistema industriale digitale (il cavallo di Troia) entrava indisturbato dalla porta principale, modificando il clima in modo invisibile ma devastante.

PS: Quindi, NON ROMPETE IL CAZZO con i condizionatori che, almeno, sono vitali contro il caldo estremo!

martedì 28 luglio 2026

L'INVENZIONE DEL SATANISMO di Marcello Piras




Marcello Piras, eminente storico della musica
e docente universitario in Messico, intervistato da Visione TV:
https://www.youtube.com/watch?v=q27R5Ce7qyo 
Trascrizione di Giorgio Cattaneo

IL “DIAVOLO” DA PROTEGGERE È L'ÉLITE AL POTERE
«Oggi emerge l'introduzione di elementi satanisti nel mondo della musica, che comunque va avanti da un pezzo. Per molto tempo non se n'è parlato, e chi tentava di farlo passava per un eccentrico. In realtà il satanismo è una corrente culturale. 
Il tentativo di inserire simboli satanisti all'interno della vita di tutti noi è realmente in atto. Un caso che è stato particolarmente messo sotto la lente di ingrandimento è quello delle Olimpiadi di Parigi: in particolare nella cerimonia di apertura sono stati inseriti simboli satanisti e spesso in maniera fugace, perché si sa che in questo modo hanno maggiore efficacia».
«Questo rientra nel più generale fenomeno della comunicazione subliminale, ampiamente applicata fin dagli anni '50. Ma la comunicazione subliminale ha effetto se l'immagine usata viene riconosciuta a livello inconscio: quell'immagine può passare nell'inconscio soltanto se fa parte di una tradizione di immagini condivisa. C'è proprio bisogno di attingere a simboli condivisi, e il satanismo presenta questo vantaggio: i suoi simboli sono condivisi perché fanno parte della cultura religiosa, anche della cultura non satanista, semplicemente in quanto appartengono all'iconografia della religione (i pittori hanno dipinto l'inferno, oltre al paradiso)».

IL DEMONIO SUBLIMINALE
«Quindi, utilizzare immagini di qualcosa che sembra una capra funziona, a livello inconscio, perché ormai ci siamo abituati. Però il satanismo è molto più antico e radicato di quanto non si immagini. Oggi poi abbiamo manifestazioni esplicite riconosciute come tali, società segrete che compiono determinati rituali, artisti ossessivamente affascinati da un certo tipo di immagini e interi filoni cinematografici, tutto quello che riguarda l'horror o che ha a che fare con il gotico, e attinge a questo repertorio di immagini».
«Il satanismo è un fenomeno che noi italiani tendiamo ad avere difficoltà a capire, perché non è tanto parte della nostra tradizione. Ricordo il ritornello di Pier Ferdinando Casini sulle “radici cristiane dell'Europa”. A parte il fatto che il sapiens ha iniziato a popolare l'Europa 45.000 anni fa (quindi il cristianesimo non è una radice, semmai è un ramo alto dell'albero), si tende a compiere un'equazione semplificativa, del tipo: cristianesimo, uguale 2.000 anni. Eh, no: 2.000 anni fa c'era Gesù che girava per la Palestina, al massimo c'erano le primissime comunità cristiane di Roma, della Grecia, di Antiochia e del Nord Africa».

LA CRISTIANIZZAZIONE FORZATA
«Tuttora, in Europa ci sono popolazioni non ancora raggiunte dai missionari cristiani (i lapponi del Polo Nord, per esempio). La conversione al cristianesimo dell'Estonia risale ad appena 500 anni fa. La cristianizzazione è stata più rapida nel Nord Europa romanizzato, come ad esempio in Britannia. I predicatori cristiani si sono spesso dovuti misurare con il politeismo. La loro predicazione ha conosciuto due strategie: una dolce (c'è un solo Dio, accanto ad altre entità che possiamo chiamare in modo diverso) e una drastica (c'è un solo Dio, e tutti gli altri sono diavoli)».
«In Italia si è seguita soprattutto la prima strada. In Sardegna molti bambini vengono battezzati col nome di Efisio, ma non è mai esistito nessun Sant'Efisio. 
In realtà, Santu Efisiu era la conversione in termini cristiani di Artemide Efesia, una divinità pagana. Ecco un esempio di passaggio non conflittuale, dal politeismo al monoteismo. 
Ma non è stato sempre così. Nel mondo germanico si sono usati metodi molto più spicci. Spesso a convertirsi era solo il sovrano, per cui valeva il principio “cuius regio, eius religio”, in cui il popolo doveva adeguarsi almeno formalmente alla decisione del monarca».

DA CARLO MAGNO A GARLASCO
«Era il metodo sbrigativo di Carlo Magno. Nel villaggio arrivava il missionario cristiano e annunciava: il nostro Dio è l'unico, gli altri sono tutti demoni. 
Ci credevi? Diventavi cristiano. Non ci credevi? Ti tagliavano la testa. Quindi, non era una vera conversione. Proprio quel modo di fare stimolava le popolazioni a conservare la fede nelle loro divinità antiche. Se poi dichiari che quegli dei sono demoni, spingi le persone a diventare sataniste. 
Il soggetto vessato reagirà dicendo: e io allora, per farti dispetto, divento satanista».
«In Italia, di questo fenomeno di derivazione germanica, abbiamo qualche riflesso storico giunto fino a noi. Prendiamo il caso di Garlasco, in provincia di Pavia: l'attuale indagato, Andrea Sempio, è un satanista dichiarato. E Pavia era sede di un importante ducato longobardo. A poca distanza, sempre in Lombardia, era inoltre emerso il fenomeno delle Bestie di Satana. Il satanismo, poi, è presente anche nella musica classica. 
Dove danzano, le streghe, in una famosa opera di Franz Xaver Süßmayr, amico di Mozart? 
Il sabba si svolge a Benevento, sede di un altro ducato longobardo».

LE STREGHE E I LONGOBARDI
«Su un'aria di quell'opera di Süßmayr, Nicolò Paganini ha scritto uno dei suoi pezzi più famosi, “Le streghe”. Il terzo ducato longobardo in Italia era Spoleto. E ancora oggi, quando si dice che, su tre perugini, due sono massoni, si fa riferimento a quella tradizione. 
Questo perché i longobardi subirono una cristianizzazione drastica, non dolce. 
Ecco il motivo per cui in quei territori troviamo varie tracce di satanismo. 
Il che vale a maggior ragione nel Nord Europa o anche per Torino, città molto vicina alla Francia, uno dei primissimi paesi in cui il satanismo si manifestò in modo esplicito».
«Se le forme dell'evangelizzazione hanno determinato maggiori o minori resistenze, allora è chiaro che il satanismo si è posto come una forma di ribellione al cristianesimo in quanto religione ufficiale, imposta dall'alto. Era quindi una forma di resistenza che a volte si è manifestata anche come resistenza etnica. Di fronte alla demonizzazione delle divinità tradizionali, si finiva con l'adottare il satanismo per dire: “Tu non hai il diritto di cancellare la mia identità”».

ARRIVA LA CIA: MK-ULTRA
«A Benevento, così come in Sicilia e in Irlanda, ci sono state forme di resistenza non violenta, nel rifiuto di adottare certe melodie liturgiche imposte dal clero. 
Il satanismo invece è una forma di resistenza violenta, che porta anche ad ammazzare. 
E allora il punto è: perché, nella cultura di oggi, si vanno a ripescare questi impulsi così antichi? Perché proprio il satanismo? A chi serve? Perché si manifesta? E qui arriviamo alla questione centrale: il momento in cui il satanismo cominciò a essere sdoganato furono gli anni '60, quando i servizi segreti angloamericani presero il controllo della musica pop».
«Questo avvenne a seguito del programma di ricerca MK-Ultra, finanziato dal governo americano (esistono documenti ufficiali: quando fu scoperto si scoperchiò tutto il verminaio che c'era sotto). C'è chi sostiene che il programma continui ancora oggi: le ricerche sul controllo della mente umana non sono mai state interrotte. 
Erano già cominciate all'epoca del nazismo, sono continuate negli Stati Uniti sotto quell'etichetta e oggi magari proseguono nell'ambito del programma Monarch. 
Obiettivo: esplorare tutte le tecniche possibili per controllare la mente umana e indurre le persone a fare qualcosa piuttosto che qualcos'altro».

ARRUOLATI ANCHE I BEATLES
«Il problema del controllo della musica pop è nato da un episodio specifico, quando i Beatles avevano raggiunto un successo mondiale, negli anni '60. 
La loro popolarità era preoccupante, per il potere. Quando incisero una canzone minore, “Taxman”, per contestare lo sfruttamento dei discografici (erano ragazzini, avevano firmato contratti che lasciavano loro solo le briciole), i servizi segreti che gestivano MK-Ultra – la Cia, l'Mi6 – temettero seriamente che i Beatles, condannando le tasse, potessero provocare una rivolta fiscale, cosa che per gli Stati sarebbe stato un dramma».
«A quel punto, i Beatles vennero arruolati all'interno di un disegno generale che doveva portare le manifestazioni di inquietudine giovanile verso una strada che le rendesse innocue, inutili o addirittura autodistruttive. Il movimento giovanile era fortemente politicizzato. 
A Berkeley, negli Stati Uniti, c'era una forte componente marxista: era quella che bisognava eliminare. Allora venne pianificato il lancio di una nuova corrente culturale innocua. 
La protesta doveva essere canalizzata verso l'autodistruzione».

STRONCARE LA RIVOLTA DEL '68
«Come si fa? Primo, si dice ai giovani: guardate che quella corrente culturale ormai è vecchia, è superata, dovete seguire quest'altra. La nuova corrente conterrà elementi che portano a non combattere il capitalismo. Quindi, al posto della lotta di classe si inseriscono per esempio le forme di misticismo orientale. E i Beatles avranno un bel ruolo, in questo: verranno proprio portati in India, e non è che l'idea fosse loro. 
Quindi: se uno invece che fare la lotta di classe si guarda l'ombelico, è chiaro che è diventato innocuo».
«L'altra possibilità è che si autodistrugga. E allora si inventano i capelloni, che cominciano all'improvviso a comparire alle riunioni del movimento studentesco e nessuno capisce da dove vengano. Perché i capelloni sono funzionali al sistema? Perché per gran parte della gente sono ripugnanti, appaiono sporchi e trasandati, sgradevoli. E rendere il movimento di protesta sgradevole è un altro modo per distruggerlo».

OBIETTIVO: L'AUTODISTRUZIONE
«L'altra cosa è sdoganare le droghe. Se tu ti fai le pere, invece di fare la rivoluzione, non soltanto non fai la rivoluzione, ma t'ammazzi. Allora, ecco che da una parte si ha la massima severità con i drogati comuni, “three strikes and out” (la legge americana ripresa dal baseball, “tre botte e sei fuori”, cioè “alla terza ti diamo vent'anni di galera”), mentre dall'altra i Rolling Stones possono fare tutto quello che gli pare, al massimo ricevono uno schiaffetto. Loro infatti “devono” propagandare quella cultura, in maniera che la gente ci caschi e magari poi finisca in carcere».
«Il satanismo è uno degli aspetti dell'autodistruttività. Come hanno cominciato a introdurlo? Per capirlo è sufficiente prendere quella che è forse la più famosa copertina di un disco pop, “Sgt. Pepper”, maggio 1967. Davanti ci sono i vecchi Beatles, che sono i morti, e i nuovi Beatles che fanno il funerale ai vecchi Beatles, mentre sul retro ci sono tutti gli eroi della cultura di massa, da Stanlio e Ollio a Marilyn Monroe, e uno di loro è Aleister Crowley, il grande teorico del satanismo».

CROWLEY, MUSICA A ROVESCIO
«Perché Crowley doveva stare lì in mezzo? Perché era iniziata la manovra di inserimento dei valori del satanismo all'interno della cultura giovanile, per portarla all'autodistruzione. 
Il satanismo è stato uno dei mezzi utilizzati, insieme alle droghe e all'esaltazione della vita spericolata, al culto dell'artista maledetto che si ubriaca. Fare del male alla salute: tutto serviva per portare quel movimento all'autodistruzione. Lo stesso satanismo, all'inizio, è stato sdoganato fondamentalmente per questo».
«Crowley, oltretutto, in un'epoca assai precedente ai Beatles, faceva esperimenti sonori usando i cilindri da fonografo Edison: è stato forse il primo a dire che, quando si ascolta qualcosa “all'indietro”, l'effetto è conturbante. Il satanismo, del resto, è basato proprio sul capovolgimento di un sacco di cose, a cominciare dal crocifisso. 
Nessuno ascolta “all'indietro” la Quinta di Beethoven, ovviamente: preferiscono usare i brani di Sgt. Pepper. Questo non ha fatto altro che instradare ulteriormente le persone in quella direzione».

IL PIFFERAIO MAGICO
«Dopodiché i segnali sono diventati via via più espliciti. Tutta l'evoluzione dell'heavy metal è una serie di gradini che hanno consentito, tra l'altro, di sdoganare non soltanto una serie di simboli satanici, ma anche una serie di simboli nazisti. Quindi anche parti della mitologia germanica, che si ritrovano nel nazismo, e parti delle culture di tipo occultistico, che trovano spazio favorevole nell'immaginare mondi paralleli, che non esistono. 
La stessa fantascienza è un perfetto ricettacolo di elementi di tipo satanista o occultista, perché racconta un mondo che non c'è, nel quale puoi mettere quello che ti pare».
«Di conseguenza, l'uso di simboli e di contenuti satanisti è andato crescendo. 
È stato usato per diverse altre cose, per indirizzare le persone in varie direzioni, sempre in funzione della sua ragione iniziale: quella del pifferaio magico, che manda i giovani verso la strada sbagliata. E anche la favola del pifferaio, dei fratelli Grimm, fa parte della tradizione culturale germanica. Ecco perché il satanismo si ritrova sposato con gli ambiti geografici in cui il cristianesimo è stato imposto a forza, spingendo le popolazioni ad aggrapparsi alle religioni preesistenti, alla tradizione germanica più profonda».

EPSTEIN: ÉLITE SATANISTA
«Lo scandalo Epstein ha mostrato che i vertici del potere sono i primi a essere satanisti: il fenomeno quindi discende dai vertici, verso la massa. La stessa idea di controllo delle masse attraverso queste tecniche ci dice che c'è un burattinaio, in alto. Poi il satanismo è utile anche in altre circostanze. Non è che ci si iscrive al satanismo come alla bocciofila di periferia. 
Ci sono ambienti dove queste idee circolano, ci sono delle persone che possono esserne attratte. Ma poi c'è qualcuno che attira individualmente le persone una per volta, attraverso precise tecniche di attrazione: promesse, racconti affascinanti».
«Al fondo, l'idea è sempre la stessa: se segui questa strada avrai un potere, magari un potere finanziario, un potere politico, un potere sulle donne. 
La persona viene attirata gradualmente e supera dei filtri, degli esami, dei test. 
Questa sequenza graduata finisce per selezionare quelle persone che hanno le motivazioni maggiori, anche le più estreme, come quando uno si sente pronto a passare sul cadavere di sua madre pur di raggiungere quell'obiettivo. In altre parole, il satanismo è anche un modo per selezionare persone che siano riuscite ad abbattere qualsiasi freno inibitorio».

RECLUTARE KILLER INDEMONDIATI
«Noi tutti, persone normali, abbiamo dei freni inibitori. Per noi, uccidere non è difficile dal punto di vista tecnico; è difficile perché abbiamo delle resistenze, un'etica che ci impedisce di uccidere qualcuno. Ci sono meccanismi che inibiscono l'aggressività. 
E il satanismo può essere una strada lungo la quale una persona arriva a vincere i propri freni inibitori, quindi diventa capace di uccidere. Il satanismo è dunque un sistema di reclutamento criminale. Può essere usato anche da servizi segreti che, per certi loro giochi, vogliano evitare di sporcarsi le mani. Quindi i servizi sono estremamente interessati al satanismo che già esiste e pure a crearne dell'altro, perché in quel modo avranno killer capaci di fare un “lavoretto pulito”».
«Se capiamo che il satanismo serve per controllare le persone, allora non ci stupisce più che sia tanto diffuso, che se ne parli tanto, che lo si ritrovi anche nella simbologia delle Olimpiadi di Parigi (che servono per diffonderlo in mondovisione). 
Quando in tanti cantanti pop di oggi vediamo l'abbondanza di quei simboli, capiamo come la musica sia stata trasformata, nei decenni, in una cosa sempre meno musicale e sempre più visiva. Conta sempre più l'aspetto fisico, come si veste il cantante. 
Tutto questo ha preso il posto dei contenuti musicali: perché, se vogliamo trasmettere un'iconografia satanica, abbiamo bisogno di immagini. Ecco quindi che l'involuzione della musica verso l'immagine è parte di questo stesso processo».

IL SATANA INGLESE IN UCRAINA
«Uno può crederci o meno, a Satana, ma il male esiste: su questo siamo tutti d'accordo. 
E naturalmente il male deve essere mascherato, per avvicinarsi a te. 
E noi siamo in un'epoca di caduta delle maschere, un'epoca di disvelamento. 
Sempre più si parla delle malefatte del Deep State, che però è “da quel dì” che vanno avanti. Adesso, finalmente, quando uno vede una rivoluzione colorata in qualche paese, comincia a sospettare che i servizi segreti abbiano sobillato la popolazione perché si è deciso di far cascare quel tale politico. Ma anche solo dieci anni fa, nessuno arrivava a pensarlo».
«Siamo quindi in un'epoca in cui è in corso un intenzionale disvelamento di inganni, tra cui anche quelli che hanno una componente satanica, che sono serviti a governare in maniera occulta le popolazioni, per secoli. 
L'Inghilterra, forse dall'epoca di Carlo II Stuart (seconda metà del 1600) fa le guerre mandando a morire ammazzati gli altri. È la sua tecnica. L'Ucraina è semplicemente l'ultima applicazione della stessa tecnica che l'Inghilterra usava quando faceva la tratta degli schiavi in Africa: sobillava le guerre fra tribù e vendeva i fucili agli uni e agli altri. 
Poi c'era la guerra e quelli si scannavano; facevano prigionieri, e i negrieri compravano i prigionieri di qua e i prigionieri di là. 
Trattando con questi e con quelli, gli inglesi avevano fatto i soldi quattro volte: con i fucili e con i prigionieri».
«Queste sono le tecniche che l'Inghilterra ha sempre usato, scatenando le guerre a casa d'altri in modo che morissero sempre e solo gli altri (e che ne morisse la maggior quantità possibile). Quando Russia e Ucraina si stavano per mettere d'accordo, è arrivato Boris Johnson e ha detto: “No, la guerra qui deve continuare, andate avanti, dovete morire fino all'ultimo ucraino”. 
Non c'è forse qualcosa di satanico in tutto questo? L'idea è che io voglio costituire l'impero universale, di cui poi sarò a capo. Il problema è che gli altri sono troppi. 
Allora, che si ammazzino fra di loro: più si ammazzano fra di loro e più noi siamo contenti. Se non è satanismo questo».

lunedì 27 luglio 2026

GUERRA CIVILE parte 1°




La nuova frontiera della guerra è quella civile, titillata e fomentata dallo stesso sistema che finge di risolvere il problema.
Ricordate il sempreverde trinomio?
PROBLEMA REAZIONE SOLUZIONE
Tra le gravi colpe storiche della sinistra ci sono il negazionismo e la rimozione del problema sicurezza legato all'immigrazione,
L'impossibilità di punire minori per gravi reati e la costruzione di nuovi carceri e istituti di detenzione.
Non si può scaricare tutto il peso sulla scuola e sul corpo docenti che dovrebbero dividersi tra l'essere educatori e vigilanti.
Non basta scaricare le colpe sulla società che alla fine è un'astrazione strumentalizzata da tutti per non risolvere alcun problema.
Sia chiaro, il modello economico in cui viviamo rappresenta il peccato originale. Un mondo che ha abdicato alla propria indipendenza e sovranità economico culturale, che ha abbracciato mortalmente il paradigma neoliberista e nichilista, che ha creduto stupidamente nel multiculturalismo, fingendo di non comprendere e di non vedere le criticità dove già esistevano.
Il peccato originale si chiama globalismo, che rappresenta l'aggiornamento dell'odierno capitalismo, accompagnato dalla stupidità delle crocerossine sinistroidi, che hanno contribuito a legittimare il padronato. Questa santa alleanza tra padroni del vapore ed istanze buoniste progressiste ha plasmato il clima in cui viviamo, legittimando e offrendo la possibilità di vittoria eterna alla destra e alle nuove destre.
La rimozione delle criticità, qualunque esse siano, rappresenta il problema dei problemi, perché essi non si risolvono taumaturgicamente. Non basta più il pensiero magico per sperare si risolvano da soli.
Purtroppo, la sinistra ha fallito culturalmente ed ha aperto le porte ai demoni reazionari.
Tra le gravi colpe culturali della destra c'è la costruzione di un modello classista, razzista e anti-umano che cavalca quotidianamente in termini securitari, senza volerlo risolvere mai, cristallizzandolo in un eterno presente da utilizzare all'uopo per rigenerarsi all'infinito e difendere lo scettro del potere capitalista.
Sopra questo scenario dicotomico, le elite che strumentalizzano questa polarizzazione per creare le premesse dell'uomo forte che sta arrivando. Perché l'obiettivo primario del nuovo capitalismo, dopo aver plasmato e manipolato le divisioni su tutti i fronti, è quello di implementare modelli autoritari utili alle future governance, facendoli accettare ai popoli sempre più sudditi.
Le democrazie per come le abbiamo conosciute sono state svuotate, umiliate e destrutturate per far posto alle più liquide democrature.
Questo è il motivo per cui i media stanno pompando la propaganda sulla microcriminalità, sugli scontri di piazza, su presunti candidati manciuriani che si immolano (tra folli e manipolati mentali), investendo la folla.
Una strategia della tensione 2.0 accompagnata per mano, talvolta creata ad hoc, ma tesa a creare premesse reazionarie e forme pensiero che riportano l'orologio della storia indietro a tempi bui.
Dopo la pandemia, dopo guerre infinite che si moltiplicano, il nuovo mondo svilupperà la guerra finale del TUTTI CONTRO TUTTI, motivo per cui si sta riarmando spostando tutti gli investimenti pubblici sulla repressione militare, dopo averla fatta accettare.
Per legittimarla, il sistema necessita di creare o di cavalcare problemi sociali di ogni tipo, motivo per il quale assisteremo sempre più a guerre di piazza, a nuovi attacchi terroristici, all'aumento della microcriminalità e della violenza.
L'apocalisse è iniziata ma, soprattutto, è iniziata con essa la guerra percettiva con le sue forme pensiero.

martedì 21 luglio 2026

IL CASO ROGGERO SPIEGATO CON LA LOGICA E IL BUONSENSO

                                    


Io capisco perfettamente la rabbia, la frustrazione, anche la voglia di vendetta di una persona che, ripetutamente, viene rapinata, presa in ostaggio, violentata e sconvolta.
Sono perfino d'accordo nel rivedere la legge sulla legittima difesa, talvolta sbilanciata a favore dei criminali, almeno in certe specifiche dinamiche, sempre che avvengano all'interno della proprietà della persona presa di mira.
Lo Stato, la comunità o quello che volete voi, PERO', non può ragionare in termini emotivi come facciamo sovente tutti noi.
Lo Stato deve stabilire paletti e, se da un lato può legittimare l'autodifesa o rivederne eventuali aspetti da correggere, NON può mai e poi mai giustificare la vendetta personale.
Nel caso Roggero non c'è stata alcuna legittima difesa, perché ha sparato alle spalle dei tre ladri quando stavano scappando in mezzo alla strada. Non è successa una colluttazione o una sparatoria all'interno della gioielleria, ma successivamente al fatto.
Poteva al limite sparare in aria, spaventarli, ma ucciderli alle spalle dopo il furto non è accettabile.
Ripeto, dal punto di vista emotivo, chiunque avrebbe voluto reagire anche radicalmente, ma per fortuna esiste (ancora per poco, forse) il Diritto che regola certe questioni, proprio per evitare una deriva da far west, dove ognuno fa quello che vuole, sostituendosi alla legge.
Non possiamo accettare la legge della giungla, perchè potrebbe capitare a tutti noi, anche da innocenti, di trovarci in uno scenario al momento sbagliato nel posto sbagliato, e subirne le conseguenze.
Se lo Stato legittima qualsiasi azione regrediamo più di quanto non siamo già regrediti negli ultimi anni.
Quindi, il Roggero, da vittima, purtroppo diventa anche lui un carnefice, perchè NEI FATTI OGGETTIVI COMPIE UNA STRAGE.
Non importa se riteniamo emotivamente che i ladri se lo meritino o meno di essere ammazzati, ma la legge esiste proprio per evitare ulteriori sciagure come la vendetta privata, che ci fa ripiombare in tempi bui ed alimenta la nostra metà oscura.
Detto questo, personalmente ritengo che la pena inflitta a Roggero sia comunque sproporzionata, perché vanno contemplate le attenuanti, la paura e la situazione psicologica che si è creata nel tempo, dopo tante visite e violenze subite, oltre ovviamente all'età.
Inoltre, anche la somma da risarcire ai familiari della vittima è assurda e insostenibile, perché a parti ribaltate non esiste che venga risarcita una vittima in questo modo.
Sarebbero bastati la metà degli anni inflitti e una somma più ragionevole come risarcimento. Anche in questo caso viene formulata una sorta di vendetta legale che distrugge non solo lui, ma soprattutto la sua famiglia, costretta a vendere l'attività, finendo sul lastrico.
Giusto vada in galera e paghi per i crimini che ha commesso e ci resti fino all'ultimo giorno, ma non con una pena così esemplare e, a mio parere, sproporzionata, che non tiene conto del vissuto che ha subito negli anni Roggero.
Altra cosa infame e strumentale è tutta la campagna che la destra sta montando sui media e sui social per meri fini elettorali e di conservazione del potere.
Quindi, il discorso non dovrebbe vertere se sia cosa buona che il sig. Roggero vada in carcere o meno, perché ci deve andare, semmai sull'entità della pena inflitta e sull'utilizzo da parte di tutti di un minimo sindacale di buonsenso, questo sconosciuto.
Concludo con questa considerazione che ritengo importante, anche se esula dalla cronaca della storia per come sono avvenuti i fatti.
Casi come questo, diventando propaganda del potere, faranno accettare il futuro riarmo militare, sdoganando l'uso delle armi e della violenza, facendole percepire dal popolino in astinenza da rogo come normalità e consuetudine, oltre a creare forti polarizzazioni che annichiliscono le persone.

domenica 12 luglio 2026

L'ERA PSICOTRONICA - INESERGO di Simone Galgano



Guerra cognitiva e tecno-magia nell’epoca della propaganda digitale permanente

In questo articolo affronteremo la parte più invisibile quanto pervasiva del processo antropologico in atto che cambierà la nostra natura: l'Era Psicotronica. Non solo transumanesimo, propaganda, Psyop, controllo mentale da remoto ma anche contagio psichico e riprogrammazione valoriale per atomizzare la società verso un pensiero unico di accettazione. Fermare il risveglio negando la trasformazione dal bruco in farfalla, una tensione perenne e collettiva che spingerà la massa verso zone ctonie, verso un nichilismo diffuso.
In questo processo la tecnologia svolge un ruolo predominante e l'uso dei cellulari, della rete, dei social offre una vera second life da vivere con le sue leggi crudeli e le sue narrazioni tossiche. 
Dopo l'avvento di internet molte persone di qualsiasi livello sociale hanno iniziato a informarsi e ad alfabetizzarsi. 
Al tempo stesso molte altre sono diventate succube della digitalizzazione con i suoi feticci irrinunciabili. Il sistema non fa altro che cavalcare l'onda che contribuisce a creare. Si adopera per abbassare il livello cognitivo generale, la qualità della vita, il gusto, il senso estetico, favorendo spesso il brutto e il volgare. La rete offre quotidianamente una forma di plagio emozionale maggiore rispetto ai vecchi media che, però, continuano incessantemente la loro propaganda nella creazione di forme pensiero.
Ciò avviene nella vita di tutti i giorni; poi esistono, a livello profondo, strumenti più diretti e coercitivi di controllo mentale. Come ci anticipò Fabio Mini, ex generale molto attento e informato su queste tematiche, la guerra da tempo è diventata cognitiva. Mini asserisce che, se una data tecnologia esiste o è in fase di sperimentazione, sicuramente il complesso industriale militare la utilizzerà a proprio vantaggio perché in certi ambienti non esiste alcuna remora morale.
Mini parlava di strumentazioni atte al controllo mentale a distanza senza nominarle esplicitamente, confermando tuttavia quella che sarebbe stata sicuramente la nuova frontiera: la guerra psicotronica. 
Per esempio, un candidato manciuriano (dall'inglese Manchurian Candidate) è un'espressione metaforica volta a indicare una persona inconsapevolmente manipolata, indottrinata o sottoposta a lavaggio del cervello affinché agisca come spia, oppure un killer dormiente. Si chiama tecno-magia, ovvero il raggiungimento di risultati superlativi attraverso le nuove tecnologie di controllo fisico e psichico da parte dello Stato parallelo.
Quindi, a un mondo che, seppur molto lentamente e ancora in minima parte, inizia a risvegliarsi, deve corrispondere una forza uguale o superiore che possa controbilanciare la maturazione delle coscienze, lo sviluppo della nostra sfera razionale. Logica e buon senso sono i peggiori nemici di un sistema che desidera sudditi-bambini intrisi di pensiero magico (inteso qui nell'accezione occultistica del termine e non di psicomagia, che è il suo esatto contrario).
La guerra psicotronica verte su più fronti: da quello ri-educativo, come indicato sopra, legato alla propaganda domestica quotidiana espansa a livello globale, fino al controllo a distanza del pensiero, alle armi sperimentali e a tutte quelle tecniche in uso da parte di ambienti militari occulti.
Svolgono un ruolo importante in rete i presunti salvatori della patria e i gatekeeper dell'ultima ora che promuovono un plagio emozionale di natura messianica, con al seguito folle in cerca di pastori che le deresponsabilizzino al fine di identificarsi in qualcuno che ne faccia le veci. Sono meccanismi umani ancestrali, tipici dei dogmi dei culti, cortocircuiti che tarpano il pensiero critico, il libero arbitrio e, soprattutto, che hanno ripercussioni anche sulla sfera spirituale.
Negli USA, molto prima dell'avvento di internet, è sempre esistita la figura del predicatore televangelista che si fa donare soldi promettendo redenzione o l'individuazione di un nemico fittizio sul quale far confluire l’odio collettivo. Storicamente, questo modello di persuasione è tipico dei regimi dittatoriali o delle teocrazie, ma anche le cosiddette democrazie non ne sono esenti.
In scala e su altri fronti, lo stesso fenomeno negli ultimi anni si è riversato sul web che, essendo parzialmente incontrollabile (ancora per poco), si è dovuto aggiornare seguendo strategie più articolate e sofisticate.
In rete i vari ducetti e capobranco sono trasmutati nella figura del nuovo santone per eccellenza, quella dell'influencer (che, appunto, influenza), usando talvolta le tecniche PNL o le proprie capacità individuali per rubare soldi ai più ingenui, creare scenari su qualsiasi argomento, istruire le folle in cerca di guida, confermare i bias cognitivi senza contemplare altre possibilità. In una sola parola: evitare che le persone si prendano le proprie responsabilità rimanendo in uno stato larvale.
Meccanismi indotti e adottati che funzionano empiricamente tramite una sorta di svuotamento animico e di successiva zombizzazione che il fedele accetta in uno stato di depressione, nichilismo e impotenza (oppure, nel suo esatto contrario, di delirio di onnipotenza e mancanza di empatia), guidato dall'incantatore di serpenti di turno con lo stesso stupore del bambino che vede per la prima volta un gioco di prestigio, o degli ominidi che rimangono ammaliati dinnanzi al monolite/logos che scende dal cielo (come ci mostra Kubrick nella sua Odissea).
L'utente subirà una sorta di parziale deprivazione energetica che occluderà in primis la sfera razionale e la parte del cervello psichico e pneumatico, indirizzandolo verso lo sviluppo del cervello rettiliano, quello adibito alla sopravvivenza, all'istinto, limbico e più animale, secondo la tripartizione di Paul MacLean negli anni ‘60.
Siamo passati dalla creazione delle forme pensiero della classica propaganda, attraverso le nuove terribili armi psicotroniche, sperimentali e no, fino a una sorta di ritorno alle origini oracolari attraverso le credenze più estreme, in chiave digitale. Per raggiungere poco alla volta un controllo mentale fai da te, dopo la cura dei santoni del web e una volta assorbito il linguaggio del libretto d'istruzioni; verso mete precostituite a vantaggio di ricostruzioni fallaci create ad hoc come distrazione di massa.
Fabbriche di virtualità che diviene realtà a tutti gli effetti. Facciamo qualche esempio. 
C'è un genocidio in corso in Palestina (ma potrebbe essere qualsiasi altro genocidio, ovviamente) e il Mossad crea qualche migliaio di meme AI per mostrare una Gaza in stile Dubai, riprogrammare i bias cognitivi dei fedeli a esorcizzare il male in modo da manipolare il pensiero o, ancor peggio, creando strutture psichiche che si pensano libere.
Le foto di Gaza/Dubai inizialmente potranno suscitare in alcuni un moto di indignazione naturale, ma poi il tutto diverrà un minestrone eterogeneo, indifferente nel migliore dei casi, quindi metabolizzato e condiviso come naturale e ovvio. Si andrà così a disinnescare qualsiasi conflitto con lo status quo.
L'accettazione dei ruoli sociali in campo è l'unico vero grande scopo della tecno-magia, l'esercizio del dominio, la conferma dello schema di chi sta sopra e di chi sta sotto. 
Instillare nell'utente medio tutte quelle dinamiche scientemente opposte e contrarie a un moto di spirito realmente rivoluzionario e risvegliato che comprenda il significato della vera illusione della realtà e non rimanga intrappolato nell'illusione dell'illusione. Un po' come in quei sogni dove credi di esserti svegliato, ma in realtà il tuo doppio astrale non è ancora rientrato nel suo involucro materiale e giace sul confine dei guardiani della soglia.
Ecco perché negli ultimi anni, grazie alla tecnologia dell'AI e alla diffusione globale di notizie digitali alla portata di tutti, la vecchia propaganda è stata affiancata per costruire narrazioni parallele, talvolta verosimili ma comunque fuorvianti e tese a rubarci tempo ed energia vitale. Tutte atte a spostare i bersagli in modo da esorcizzare la vista piena, come per gli occhiali del film Essi Vivono. L'utente medio si appoggia a tali narrazioni credendo di aver capito l'arcano, ma è ancora una volta ingabbiato in una bolgia infernale.
Si creano così fazioni anche nella controinformazione dove alla fine vige il tutti contro tutti e i social si prestano ad alimentare questa guerra tra poveri.
Lo spartiacque, dopo la stagione iniziale dei primi debunker, è stata la veicolazione del terrapiattismo per ridicolizzare qualsiasi dissenso scomodo. Poi sono arrivati gli influencer che, più o meno consapevolmente, dovevano continuare questo processo di normalizzazione del dissenso. 
Oggi siamo alla fase demenziale e vince chi la spara più grossa, attirando una moltitudine di utenti e spostando le visualizzazioni da tematiche impegnate a scrolling di slogan deprimenti.
Questo è il motivo dell'attuale bombardamento di immagini artificiali che vanno a creare leggende metropolitane, oppure di reel stupidi e infantili che riprogrammano la mente non facendo più distinguere il reale dal virtuale. 
Paradossalmente possono pure contenere elementi verosimili su alcuni aspetti generali, ma è proprio qui che il plagio si rende pervasivo e non viene riconosciuto come tale. 
Funziona come i fake-drop di Q o i Protocolli dei Savi di Sion: sputtanabili perché veicolati da impresentabili, che però contengono anche verità accompagnate da contraddizioni e bufale. Verità che saranno metabolizzate e digerite sullo stesso piano di falsi conclamati, rendendo il tutto un blob indistinto di monnezza.
Perché, se ci dicono che tutto è falso (e molto spesso lo è, attenzione) o, al contrario, la voce del padrone ci assicura sulla veridicità delle sue veline, il reale diviene un mix indistinto dove non c'è più nessuna scala di valori condivisi, nessuna crescita culturale e comunicazione utile: logica e sentimento andranno a scemare anno dopo anno. C'è talmente tanta voglia di essere anestetizzati dall'orrore del mondo che, per molte persone, è meglio sublimare il male, fregandosene di tutto e pure di se stessi.
C'è tanta voglia di una svolta autoritaria in cui potersi specchiare e identificare.
La gente si riconosce e si fiuta. Se fai la loro stessa puzza ti segue fedelmente ed è pronta a sostenere qualsiasi sciocchezza tu dica, da quelle più innocue alle più destabilizzanti. 
Perché non crearsi una comfort zone tossica e artificiale che culli i nostri sogni e faccia da scudo magico verso il grondante dolore di questo inferno terrestre? Da un lato lo capisco. 
Peccato che a ogni battito di farfalla scaturisca uno tsunami: le ripercussioni nella matrice arrivano ovunque. Il controllo psichico, come avete visto, può essere diretto come un colpo di pistola oppure essere più raffinato e sottile, intingendosi nella credulità popolare aizzata a dovere dai soliti intrattenitori di regime.

Morale della favola: pensatela come volete, ma pensate sempre con la vostra testa, non fidatevi di nessuno, abbiate dubbi su tutto e tutti, anche su chi offre facili redenzioni e soluzioni e vi abitua ad accettare qualsiasi visione di presa popolare. 
La riprogrammazione è partita, attenzione agli aggiornamenti.


martedì 30 giugno 2026

L'INQUILINO DEL 3° PIANO analisi simbolico esoterica



Questo capolavoro del passato appartiene alla celebre "Trilogia dell'appartamento" diretta da Roman Polański. Sicuramente, rappresenta l'apice della sua carriera e da sempre è uno dei miei film preferiti. Da guardare e riguardare, vista la complessità delle tematiche ed i tanti livelli interpretativi.
L'opera ne costituisce il terzo e ultimo capitolo. Tutti e tre i film sono accomunati dalle stesse tematiche: la cospirazione, l'isolamento claustrofobico all'interno di un condominio, la paranoia e il progressivo crollo psicologico dei protagonisti.
I tre film che compongono la trilogia sono:
Repulsione (Repulsion, 1965) – Ambientato a Londra, racconta la discesa nella follia e nella schizofrenia di una giovane ragazza (interpretata da Catherine Deneuve) rimasta sola nell'appartamento della sorella.
Rosemary's Baby - Nastro rosso a New York (1968) – Ambientato a New York, esplora la paranoia di una giovane sposa (Mia Farrow) convinta che i suoi eccentrici vicini di casa facciano parte di una setta satanica intenzionata a rubare il suo bambino.
L'inquilino del terzo piano (Le Locataire, 1976) – Ambientato a Parigi, chiude la trilogia unendo l'orrore psicologico dei primi due capitoli ai temi della perdita di identità e del delirio di persecuzione. 

L'inquilino del terzo piano segue la vicenda di Trelkovsky, un timido impiegato che affitta a Parigi un appartamento la cui precedente inquilina, Simone Choule, ha tentato il suicidio lanciandosi dalla finestra.
Fin da subito, il proprietario e i vicini di casa si dimostrano molto ossessivi, ostili e intolleranti, tormentandolo e accusandolo continuamente di fare rumore. 
Schiacciato da questo ambiente claustrofobico e da una crescente paranoia, Trelkovsky inizia a perdere la propria identità e si convince che i condomini abbiano ordito un complotto per spingerlo al suicidio. In un progressivo crollo psicologico, inizia a vestirsi e a comportarsi esattamente come la defunta Simone. 
Nel finale, ormai completamente folle, l'uomo si lancia due volte dalla stessa finestra di Simone sotto gli occhi dei vicini, chiudendo la storia in un ciclo infinito di allucinazione e morte.

Elementi esoterici e occultistici:
L'opera di Roman Polański è intrisa di simbolismo esoterico e psicologico ed esplora la tematica della reincarnazione e della perdita dell'identità. 
Il film suggerisce che il protagonista Trelkowski venga posseduto o trasformato nel precedente inquilino, Simone Choule, attraverso un rituale sociale/occulto orchestrato dai vicini, trasformando il bagno in una sorta di camera mortuaria egizia.
In sintesi, il film utilizza il simbolismo esoterico per rappresentare la fragilità dell'Io, vittima di un ambiente ostile che forza una metamorfosi identitaria, culminando in un destino inesorabile. 
Il simbolismo si intreccia profondamente con i temi di identità mutabile, misticismo egizio e ciclicità infernale.

1. Il Simbolismo dell'Antico Egitto
Uno dei riferimenti esoterici più espliciti riguarda l'ossessione della precedente inquilina, Simone Choule, per l'Antico Egitto. Mummificazione: Le bende che avvolgono completamente Simone in ospedale, e poi Trelkovsky nel finale, richiamano la pratica della mummificazione finalizzata alla conservazione del corpo per la vita dopo la morte.
I segni e le scritte ritrovati da Trelkovsky nel bagno comune e nell'appartamento non sono semplici scarabocchi, ma rimandano a un linguaggio arcano che sembra "programmare" la sua trasformazione o il suo destino.

2. Il Sacrificio Rituale e la Metamorfosi
Il film può essere letto come un rituale di sostituzione. Trelkovsky non subisce solo un crollo psicologico, ma una vera e propria trasmutazione della personalità imposta dall'esterno. 
Il ritrovamento di un dente umano nel muro è un potente simbolo di frammentazione dell'essere. In chiave esoterica, perdere parti del corpo significa perdere l'integrità dell'Io, facilitando la possessione o l'assimilazione da parte dell'identità di Simone.
I vicini agiscono come un'entità collettiva che "officia" il sacrificio di Trelkovsky, spingendolo verso il suicidio rituale per reintegrare l'ordine infranto della casa.

3. La Circolarità e l'Eterno Ritorno
La struttura del film è circolare, suggerendo un ciclo infinito di sofferenza o una sorta di inferno personale. L'Urlo Finale: Nel finale, Trelkovsky vede se stesso nel letto d'ospedale (nel ruolo che all'inizio era di Simone), chiudendo un cerchio temporale che indica che il processo è destinato a ripetersi eternamente con nuovi "inquilini".

4. Il Terzo Piano e la Soglia
La finestra e la soglia dell'appartamento rappresentano il confine tra il mondo profano e l'abisso della follia/trasmutazione. Il terzo piano funge da piano esistenziale intermedio dove l'individuo viene "svuotato" della sua vecchia identità per essere riempito da quella del predecessore.

5. Reincarnazione e Identità: 
Il tema centrale è la progressiva fusione del protagonista con Simone Choule. 
Trelkowski non solo assume le abitudini di Simone, ma inizia a vederla e a vedersi come lei, suggerendo un processo di reincarnazione o possessione psichica.

6. Il Bagno come Camera Mortuaria: 
Il bagno dell'appartamento, pieno di geroglifici e con una vista particolare, rappresenta uno spazio liminale, una camera mortuaria egizia che facilita il passaggio d'identità tra Simone e Trelkowski.

7. Il Rituale dei Vicini (Massoneria Occulta): 
I vicini di casa agiscono come una setta o un gruppo che sottopone Trelkowski a un "rituale" costante, spingendolo ad abbandonare la propria identità per assumere quella della precedente inquilina.

8. Sdoppiamento e Specchi: 
La visione del proprio corpo (il "doppio") e la distorsione della realtà indicano una scissione dell'Io, dove Trelkowski si specchia in Simone, arrivando a desiderare la stessa fine tragica.

9. L'Appartamento come Prigione: 
La casa non è solo un luogo fisico, ma un'estensione della mente paranoica, un guscio che imprigiona e trasforma il protagonista, un tema ricorrente nel cinema di Polański (cospirazione in interni).

Buona visione...





L'OCCULTO NEL GREMBO di Claudio Bartolini




In principio furono gli horror targati Universal, con il loro bianco/nero ad alto contrasto e i volti immortali di Boris Karloff, Lon Chaney Jr. e Bela Lugosi. 
Poi arrivarono la Hammer Films e Roger Corman, Mario Bava e George A. Romero, con le produzioni a costo zero, i remake dai colori sgargianti e quella violenza artigianale che in breve divenne culto. 
La Storia del Cinema ha sempre delegato ai prodotti di genere il ruolo di contenitore esoterico, depositario di quelle istanze sfuggenti e oscure che albergano sotto la superficie della pellicola. Se la fantascienza ha proiettato al di fuori del mondo conosciuto la propria sete di conoscenza e (di)svelamento, l’horror ha dato forma a creature di finzione sulle quali riversare istinti altrimenti deplorevoli, bassezze indegne di normali esseri umani e strutture psicofisiche immediatamente riconoscibili come diverse – e perciò pericolose. 
Dracula, la Mummia, le streghe, i “ritornanti”: proiezioni deformi del perturbante che alberga in ognuno di noi, incarnazioni delle paure e delle debolezze dell’uomo comune. 
Il mostro è ciò che non si conosce, destinato all’isolamento e, spesso, condannato a morte dalla comunità. È fuori, minaccioso: spetta così all’uomo lasciare la porta chiusa e respingere l’invasione.

Poi arriva Roman Polanski. E il mostro rientra. Nel 1968 approdano nelle sale due testi chiave dell’horror moderno: La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead, G. A. Romero) e Rosemary’s Baby. Nastro rosso a New York (R. Polanski). Se il primo attesta la nascita del new horror, pregno di istanze sociali e politiche, il secondo sposta per sempre il baricentro teorico del discorso esoterico legato al cinema. 
Nella storia di Rosemary vengono meno le consuete rassicurazioni simboliche deputate all’allontanamento del mostro e gli argini individuali e comunitari collassano, fino a diventare i nuovi parametri costitutivi dell’altro da sé, che nel frattempo è diventato nuovo sé.
La logica sottesa al film è a chiara matrice esoterica, con rituali e messe nere, patti con il diavolo e affiliazioni ad una setta dedita alla stregoneria e disposta ad uccidere pur di mantenere la segretezza. 
Niente di inedito, nel panorama cinematografico, non fosse per l’elemento (chiave) capace di ribaltare i parametri abituali: il diverso non è al di fuori della vita di Rosemary, intento ad assediarne la proprietà e la psiche ma è dentro, nel condominio in cui lei e il marito Guy Woodhouse si sono trasferiti, nell’appartamento in cui abitano, nello stesso corpo che le consente di vivere. Durante i titoli di testa, Polanski compie una panoramica sui tetti di Manhattan, per poi fermarsi in prossimità del Dakota Building, dove i Woodhouse hanno preso dimora. A parte i riferimenti di rito all’Hitchcock di Psyco (1960), l’importanza di questo movimento di macchina risiede nell’esplicitare in partenza una chiara volontà dell’horror moderno: penetrare, violare le soglie (fisiche e simboliche), passando dall’esterno (lo skyline urbano) all’interno del Dakota, mostrato nella sequenza immediatamente successiva.

L’entrata, l’androne, il corridoio condominiale: Polanski esplora il sistema linfatico del corpo sociale di base (la casa) per poi penetrarlo del tutto ed entrare nell’appartamento in cui andranno ad abitare i Woodhouse, presentato allo spettatore come il luogo in cui, nell’Ottocento, vissero le sorelle cannibali Trench e l’esperto di stregoneria Adrian Marcato. “La chiamavano la casa del Diavolo”: da subito, il luogo eletto per il compiersi della prassi esoterica è il riferimento solido per eccellenza, il refugium, demolito nella sua istanza protettiva primaria. 
Una volta spalancate, le soglie dell’appartamento consentono l’ingresso al maligno e continui interscambi dimensionali (interno/esterno, come sonno/veglia) nella mente di Rosemary, alla quale la casa invia incubi, visioni e premonizioni soggioganti. Come già in Repulsion (1965), le mura domestiche polanskiane sono fucine allucinatorie e territorio compromettente per la stabilità emotiva del personaggio. Mentre la Carol di Catherine Deneuve sovrapponeva però il piano oggettivo alla delirante soggettività, fino al contatto con pareti antropomorfe, allo stupro immaginario ed al delitto vissuto ma mai veramente consumato, Rosemary subisce fattivamente le pressioni coercitive della comunità che la circonda, finendo in un vortice di follia oggettiva che legittima, in questo modo, la gravità e l’importanza delle istituzioni contemporanee nel nuovo horror di Polanski. 
Quelle della signora Woodhouse non sono allucinazioni post partum – sebbene certa critica sia caduta nell’ambiguo tranello – per due semplici motivi: troppo complessa è la trama complottista per poter essere soltanto frutto di una mente suggestionata e troppo oggettivato il finale dell’opera, del tutto disambiguato circa l’attendibilità del fenomeno esoterico.

La rete costruita dalla setta esoterica stringe le proprie maglie avvicinandosi alla protagonista, in un moto vorticoso che, partendo dall’involucro domestico, si stringe fino al suo grembo. Gli affiliati altro non sono che i vicini di casa, il medico curante e i nuovi amici, coordinati dal gran cerimoniere Castevet. 
Essi colonizzano l’appartamento dei Woodhouse, regalando a Rosemary il ciondolo di affiliazione e manipolando la mente di Guy, facendo leva sulla sua permeabilità nichilista (“Sono cose che non digerisco. Tutti quei costumi, quei riti… qualsiasi religione”).
Il messaggero e neofita altri non è che il marito, reo di aver barattato la propria fama professionale con l’integrità della moglie, ingravidandola con diabolico seme. 
Guy stringe il più classico dei patti col diavolo, rinsaldando anche il rapporto tra esoterismo e rappresentazione, in virtù del suo mestiere d’attore.
Infine, il diavolo è il figlio che, in seguito al patto, Rosemary porta in grembo. 
L’attacco è deciso, diretto e inequivocabile: gli archetipi “amici” dell’universo sociale moderno non solo sono definitivamente compromessi ma si rivelano i vettori attraverso cui l’elemento demoniaco può nascere, proliferare e vincere la propria battaglia. 
Casa, vicinato, marito e figlio costituiscono il fenomeno esoterico di Rosemary’s Baby, quella pratica inintelligibile che apre spazi e interstizi su dimensioni ignote, confluenti nella culla finale dove giace il diavolo. 
L’innovazione perturbante della pellicola è proprio in questo assunto: niente di ciò che conosciamo è realmente ciò che sembra e la contaminazione può verificarsi proprio nell’ultimo luogo (simbolico) nel quale dovrebbe. 
Rosemary diventa involucro assediato dalla setta e pervaso dal feto diabolico che in lei riposa. Il complotto la stritola e, ogni volta che cerca un nuovo appiglio antropologico cui aggrapparsi (il vecchio dottore, il primo medico curante), esso si rivela parte della setta o da questa viene eliminato.

Quale allora il suo destino? In un vortice fatalista, Polanski precipita la sua Rosemary in una spirale senza uscita, modificandone progressivamente l’abbigliamento (dal bianco/giallo iniziale al rosso carminio precedente il fatale rapporto sessuale con il Demonio) e l’aspetto fisico: è sempre più emaciata, pallida e sofferente, in una logica corporea destrutturante che sarà portata a compimento dal successivo filone esorcistico, nel quale però la donna/involucro sarà a sua volta posseduta dal diavolo. 
Rosemary è un semplice e funzionale contenitore, destinato ad un ruolo ben preciso all’interno della setta. Dopo la nascita del “bimbo”, infatti, Castevet e gli altri affiliati le chiedono esplicitamente di svolgere la sua funzione di madre (in)naturale: lei si avvicina alla culla e guarda la creatura, due occhi diabolici nel nero del quadro (“Ha gli occhi di suo padre”); infine sorride e la prende in braccio, aderendo così ai nuovi dettami imposti dalla loggia. La volontà della madre capitola dunque di fronte alla visione del figlio, in una estrema e sferzante sintesi della profondità coercitiva che assumono i rapporti sociali nella civiltà contemporanea. 
L’inevitabilità e il dominio incontrastabile del male vanno a braccetto con l’inevitabilità dei condizionamenti moderni, per la prima volta mostrati nelle loro potenzialità esoterico/demoniache.

Con Polanski, dunque, l’horror subisce uno scarto significativo, impartendo una lezione spiazzante: l’oscurità è in noi, nei legami instaurati e nelle unità sociali che reputiamo fondamentali (proprietà domestica, buon vicinato, matrimonio e filiazione). “All’anno uno!” esclamano gli affiliati sollevando i calici, mentre nella stanza troneggia la culla nera di colui dopo il quale nulla sarà più lo stesso. 
Grazie ad una dissolvenza incrociata, la macchina da presa passa dallo sguardo intenerito che Rosemary rivolge al figlio al totale in esterno del Dakota Building, tornando all’anonimato di quei tetti inquadrati nella prima sequenza: il mondo è rimasto uguale e inconsapevole, ma lo spettatore sa che non è che apparenza, e al movimento ad imbuto verso l’interno – compiuto dalla narrazione – ne seguirà uno contrario verso l’esterno, da compiersi nei decenni a venire. Perché il fenomeno esoterico, di certo, non si esaurisce con la narrazione filmica.

All’“anno uno” messo in scena da Polanski corrisponde un nuovo corso cinematografico che – svincolando l’horror dai legami obbligati con l’ambientazione gotica e l’universo semantico dell’inverosimiglianza – lo salda alla contemporaneità e alle sue logiche esoterico-complottiste. 
I nuovi mostri si radicano nel tessuto sociale e in esso si mimetizzano, estendendo la propria influenza nella quotidiana proliferazione. Non più creature irreali, ontologicamente repellenti o frutto dei folli esperimenti dei figliocci del Dr. Frankenstein: il nuovo corso del genere cresce nelle case, negli ospedali e in tutti i nuclei stabili del mondo civile. L’esorcista (The Exorcist, W. Friedkin, 1973) apre il genere al citato filone della possessione demoniaca, il cui epicentro è sempre (più) l’abitazione. 
Il diavolo riesce a penetrare in un luogo considerato simbolicamente inaccessibile e ad incarnarsi nel componente più puro dell’istituzione familiare. 
La violazione fisica e mentale della bimba, con la sua conseguente trasformazione, alza l’asticella della crisi messa in atto dal new horror: nessuno è più innocente e i fanciulli possono apparire deformi e crudeli, sull’onda lunga de Il villaggio dei dannati (Village of the Damned, W. Rilla, 1960), seguita compiutamente da David Cronenberg nel successivo Brood. La covata malefica (1979) e da John Carpenter nel remake del Villaggio dei dannati (1995). 
Accanto ai fanciulli del filone esorcistico – tra i cui titoli ricordiamo il nostrano Chi sei? (O. G. Assonitis, R. Barrett, 1974) – l’esoterismo di celluloide demolisce ogni altra sicurezza. Se Stuart Gordon rinnova il mito di Frankenstein in seno al mondo universitario della medicina nel suo Re-Animator (1985), Brian Yuzna attacca la borghesia con i contorsionismi splatter di Society. The Horror (1989), trasformando la “bella società” contemporanea nella sede di abominevoli orge sanguinolente. Senza dimenticare gli oscuri simbolismi de I segreti di Twin Peaks (D. Lynch, 1990-1991) né gli ancestrali rituali cannibalici compiuti dal “buon vicinato” ne Il profumo della signora in nero (F. Barilli, 1974). Nessuno viene risparmiato nel nuovo corso horror successivo all’“anno uno” imposto da Rosemary’s Baby.
Al di là di ogni possibile e obbligatoriamente parziale mappatura, è significativo annotare quanto il cinema post-1968 porti alla luce il fenomeno esoterico, svelandone disfunzioni e ramificazioni in seno al corpo sociale. Per rendere l’idea di questa escalation rappresentativa, è utile tornare al cinema di Polanski. Se con Rosemary’s Baby l’autore aveva gettato il seme per lo sviluppo interno (dal greco esoteros) degli archetipi della setta e dell’affiliazione iniziatica, con La nona porta (The Ninth Gate, 1999) rende conto di ogni evoluzione, struttura e snodo del fenomeno esoterico su larga scala.

Prelevando nuovamente l’ultima inquadratura del Dakota Building, è lecito affermare che La nona porta costituisca l’esatto prosieguo di quella uscita in esterni: è cinema che svela, attraverso le metodiche ricerche del protagonista Dean Corso, una rete mondiale dell’occulto capace di legare gli Stati Uniti al Portogallo, la Spagna alla Francia, sotto il segno dell’Ordine del Serpente d’Argento, sorta di congrega di streghe per annoiati miliardari utilizzata per orge e rituali sfrenati (di nuovo, ritorna l’attacco alle istituzioni sociali). Se Rosemary trascorreva gran parte del tempo in casa, Dean si muove in una bulimia di luoghi e rivelazioni che disambiguano del tutto l’opera da ogni possibile lettura soggettiva. In opposizione al moto narrativo e grammaticale centripeto che apriva Rosemary’s Baby (dal Dakota all’interno condominiale), La nona porta inizia nella biblioteca di uno studioso per poi mostrare un esterno aereo. Per accedere al mistero esoterico nella sua integrità bisogna varcare soglie in uscita, come sottolineano i titoli di testa con (nove) porte che, inquadrate in carrello digitale, si aprono sul buio.
Di fronte allo spettatore va in scena il mercato globale dell’occulto, l’aggiornamento del fenomeno esoterico sul modello postmoderno della rete. 
Ogni collezione di libri magici diventa accessibile, ogni pista percorribile, ogni rivelazione decriptata: allo spettatore del 1999 è concesso di vedere il diavolo e ammirarlo (ammirarla) in un amplesso consumato con Dean, mentre a quello del 1968 restavano due occhi su fondo nero percepiti solo in pochi fotogrammi sfuggenti. 
L’assunto vince sulla suggestione, il rituale (sociale) esoterico è srotolato integralmente su pellicola ma, al contempo, privato di ogni possibile funzione destabilizzante.
Consapevole della deriva demistificatoria, Polanski ironizza sull’occulto convocato e lo decostruisce attraverso il filtro grottesco, i personaggi caricaturali e i rivoli umoristici. Perché oggi le violazioni della casa, del vicinato, della famiglia, finanche dei figli, non sono più un fenomeno perturbante. Non stupiscono né spaventano. La nuova frontiera dell’esoterismo filmico non può allora che esserne la parodia.

1. “Certo non è un caso che Adrian Marcato (evocatore del demonio) abbia vissuto lì, ma non sembra esserci alcun rapporto diretto, per esempio, tra lui e le sorelle Trench, che mangiavano i bambini, e allora bisogna concludere che la forza maligna d’una casa, ove esista, agisce indipendentemente da chi la abita” A. Cappabianca, Roman Polanski, Le Mani, Genova 1997, p. 120.

2. Angelo Iocola (Il clima cospirativo, in “Nocturno Dossier”, n. 126, febbraio 2013, p. 66) formula l’idea di un trittico polanskiano, composto da Repulsion, Rosemary’s Baby e L’inquilino del terzo piano, costituente “quella che potremmo definire «cospirazione in interni con derive paranoiche»”.