martedì 13 ottobre 2026

INTERNAZIONALE NERA: L'OMBRA SOVRAGESTIONALE parte 2°



L'OLIGARCHIA MAGICA E TOTALITARISMO TECNOTRONICO

Dal nazismo magico alla dittatura del silicio: numerologia rituale, patti di sangue e il credito sociale come strumento di selezione transumanista.

Se l'architettura geopolitica ed economica descritta nella prima parte risponde a logiche di controllo globale e profitto speculativo, la vera cupola che domina la piramide della sovragestione risiede in una dimensiona radicalmente diversa. 
Per l'Internazionale Nera, la politica e l'alta finanza sono semplici strumenti esecutivi, il vero motore del potere assoluto è di natura esoterica. Al di sopra dei tecnocrati e degli apparati di intelligence si muove un'oligarchia spirituale strutturata in confraternite magiche occulte, il cui scopo non è solo il dominio della materia, ma la sottomissione psichica ed energetica dell'intera umanità.
Il concetto di "Internazionale Nera" intesa oltre il livello ideologico, quindi piramidale ed esoterico, descrive un'ipotetica rete di potere transnazionale che supera la dimensione prettamente politica ed economica per fondarsi su dottrine spirituali occulte, metafisiche e iniziatiche. A questo livello, la politica e la finanza visibili sono considerate solo strumenti di "sovragestione" (la facciata esterna), mentre il vero motore decisionale risiede nell'esoterismo (la dottrina interna e segreta).
Per descrivere questa struttura complessa, si possono isolare i suoi elementi chiave attraverso quattro dimensioni fondamentali:

1. La Struttura Piramidale e la Dottrina del Centro Sacro

Il Vertice Invisibile. Al culmine della piramide non si trovano capi di Stato o banchieri, ma figure interpretate come "Superiori Sconosciuti" o gerarchie sacerdotali oscure. 
Questi custodi detengono una conoscenza metafisica preclusa alla massa.
L'Inversione Spirituale. A differenza delle tradizioni spirituali volte all'elevazione dell'individuo, questa elite persegue una "spiritualità invertita" (o contro-iniziazione). L'obiettivo è il controllo totale della realtà materiale e psichica attraverso la manipolazione delle forze sottili.
La catena di trasmissione: Il potere fluisce dall'alto verso il basso. Gli ordini passano dai circoli strettamente esoterici a società semi-segrete, fino ad arrivare ai "bracci secolari" (think tank, governi, istituzioni finanziarie).

2. Geopolitica Sacra e "Tradizionalismo Nero"
Lo scontro cosmico. La geopolitica non viene letta come una lotta per le risorse, ma come uno scontro tra forze cosmiche (es. il caos contro l'ordine oligarchico, o l'accelerazione del collasso ciclico dell'umanità, concetto simile al cosiddetto Kali Yuga).
Molte descrizioni di questa Internazionale attingono al pensiero dell'esoterista Julius Evola, in particolare all'idea di un'aristocrazia dello spirito che rifiuta il mondo moderno. Nella declinazione "nera", questo si traduce nel tentativo di restaurare un ordine imperiale, gerarchico e spietato, slegato dalle contingenze storiche.

3. Strumenti di Sovragestione: La Magia Sociale
Dal punto di vista esoterico, l'elite creerebbe e alimenterebbe "egregore" (entità psichiche collettive) attraverso i mass media, i traumi collettivi e i grandi eventi globali, direzionando l'energia emotiva delle masse per mantenere lo status quo.
L'Archeofuturismo: Fusione di tecnologia iper-moderna (intelligenza artificiale, transumanesimo, controllo biocibernetico) e ritualità arcaica. 
La tecnologia diventa il mezzo materiale per realizzare dogmi magici di controllo e immortalità elitaria.

4. Sinossi delle Differenze di Livello

Per comprendere la profondità di questa descrizione, è utile mappare come un singolo evento viene gestito e interpretato dai diversi livelli della piramide:


La radice ottocentesca: dalla Golden Dawn alla Rosa Rossa
Questa struttura esoterica contemporanea affonda le sue radici storiche nella fine del XIX secolo, un periodo di apparente positivismo scientifico che nascondeva, in realtà, la più grande rinascita dell'occultismo occidentale. La nascita di ordini come l'Hermetic Order of the Golden Dawn (l'Alba Dorata) nel 1888, insieme ad altre fratellanze coeve e successive come l'Ordo Templi Orientis (O.T.O.) o la ramificata influenza della Rosa Rossa, non furono semplici club di eccentrici intellettuali. Esse rappresentarono il laboratorio in cui le élite industriali e aristocratiche codificarono i sistemi di condizionamento di massa attraverso l'alta magia cerimoniale.
Queste confraternite magiche hanno operato come canali di trasmissione per un'unica, millenaria dottrina della sottomissione. 
Esiste un filo rosso esoterico che lega le diverse incarnazioni storiche dell'Internazionale Nera: essa nacque come braccio violento del colonialismo predatore, si travestì da fondamentalismo religioso per generare scontri di civiltà, si manifestò nella sua forma più pura e spietata con il nazismo magico della Thule e delle SS, e oggi culmina nel transumanesimo capitalista estremo. Il transumanesimo, che promette l'immortalità tecnologica e la fusione uomo-macchina, non è che l'ultima evoluzione del vecchio sogno alchemico dell'élite: separarsi dal resto dell'umanità biologica, elevandosi a dei immortali a spese dei dominati.

Le egregore e il cibo energetico: la catena alimentare psichica
Il segreto più custodito da queste confraternite è il loro legame con entità spirituali disincarnate e la creazione di egregore: potenti forme-pensiero collettive, generate e alimentate dalla focalizzazione psichica di milioni di individui. Queste entità e costrutti spirituali offrono all'élite protezione, ricchezza immensa e preveggenza geopolitica. 
In cambio, però, esigono un prezzo altissimo: cibo energetico.
Le egregore dell'Internazionale Nera non si nutrono di devozione, ma di vibrazioni a bassissima frequenza: terrore, disperazione, agonia e shock collettivo. 
Ogni volta che la popolazione mondiale sperimenta un trauma di massa – una crisi globale, una guerra, una carestia indotta artificialmente – proietta nello spazio psichico una quantità oceanica di energia emotiva grezza. Le élite occulte agiscono come veri e propri "allevatori energetici", orchestrando eventi geopolitici traumatici al solo scopo di generare il nutrimento spirituale necessario a mantenere in vita i propri padroni invisibili.

La firma del sangue: numerologia rituale e sacrifici di massa
La prova macroscopica dell'esistenza di questa regia esoterica risiede nell'ossessiva firma numerologica che accompagna i grandi eventi della storia contemporanea. 
Attentati terroristici, stragi civili, disastri apparentemente casuali e omicidi mediatici eclatanti non sono semplici incidenti o operazioni geopolitiche, ma veri e propri riti sacrificali di sangue celebrati a cielo aperto, le cui date, coordinate e orari rispondono a precise regole cabalistiche e astrologiche.
L'errore comune è pensare che queste liturgie colpiscano solo i vertici del potere. 
Nella realtà dei fatti, la vittima sacrificale è la gente comune e ignara. 
Il sangue dei cittadini inermi viene versato per essere utilizzato come un liturgia cerimoniale e una messaggistica occulta. Ogni strage o delitto mediatico firmato numerologicamente serve a inviare messaggi cifrati tra le varie fazioni dell'Internazionale Nera, a testare il grado di sottomissione psichica delle masse e a consacrare e tracciare il territorio attraverso il terrore.
I numeri sacri dell'oligarchia magica vengono utilizzati come un sigillo impresso su questa carneficina rituale. Tra i principali:

Il numero 11: Rappresenta la trasgressione della legge, la distruzione e l'inizio del caos. 
È il numero impresso nei più grandi traumi geopolitici moderni e nei delitti mediatici più spietati, utilizzato per spalancare veri e propri portali psichici attraverso cui inoculare lo shock collettivo nella mente di chi guarda da dietro uno schermo.

Il numero 13: Associato storicamente alla ribellione e alla metamorfosi violenta, viene ciclicamente utilizzato per scandire i giorni di inizio dei conflitti o per siglare la morte rituale di intere comunità o individui sacrificati sull'altare della sottomissione. A volte invertito con il 31.

Il numero 33: Il massimo grado dell'architettura massonica capovolta, il numero dell'illuminazione distruttiva e della maestria occulta. È la firma definitiva posizionata sui paralleli geografici chiave della Terra, su stragi metropolitane programmate al millimetro e su sacrifici umani di massa che servono a catalizzare l'energia emotiva di milioni di spettatori simultaneamente.
Queste numeri non servono a comunicare con il pubblico profano, ma a dialogare con le entità e a segnalare che quell'evento è intoccabile dalle indagini ordinarie. La morte di persone comuni, amplificata dal circuito mediatico, diventa così una preghiera nera, la linfa con cui la sovragestione alimenta la sua gerarchia spirituale.

L'innesto cibernetico: dal misticismo totalitario alla dittatura dell'algoritmo
Per comprendere come il totalitarismo abbia superato i confini della storia per farsi codice informatico, è necessario tracciare un parallelo esoterico tra le grandi forze che hanno plasmato il Novecento. 
Il nazismo magico della loggia Thule e delle SS di Himmler non cercava semplicemente la vittoria militare, ma la mutazione biologica e spirituale dell'uomo, l'evocazione di una razza di "superuomini" slegati dalla morale comune. Questa stessa ossessione per la purezza, l'ordine assoluto e la gerarchia piramidale si ritrova, specularmente, nelle correnti più oscure del comunismo magico sovietico – dove scienziati e occultisti legati a Bogdanov e al "Costruzionismo di Dio" cercavano di sconfiggere la morte fisica e collettivizzare la psiche umana attraverso la scienza proletaria.
A fare da cerniera tra questi opposti apparenti si colloca la Corona Inglese con le sue ramificazioni dinastiche e i suoi ordini cavallereschi, custode storica di un esoterismo imperiale e neo-malthusiano che ha sempre considerato la popolazione mondiale come biomassa da gestire, sfoltire e governare attraverso il monopolio della conoscenza iniziatica e delle risorse strategiche.
Oggi, queste diverse correnti esoteriche e geopolitiche convergono in un unico alveo: l'Intelligenza Artificiale e il transumanesimo. I fautori della tecnologia della Silicon Valley, i signori degli algoritmi e i profeti del potenziamento cognitivo non sono scienziati neutrali, ma i nuovi gerarchi di un'ortodossia tecnocratica. Il nazismo magico non è mai morto nei bunker del 1945; è trasmutato e si è riciclato attraverso operazioni d'intelligence e oggi rivive in una spietata salsa tecnologica. Il dogma della "selezione della specie" non si esprime più con le misurazioni antropometriche, ma si evolve nel suo braccio esecutivo più letale: l'algoritmo selettivo.

Dalla manipolazione pandemica al Credito Sociale: l'esperimento del Greenpass
In questa spietata mutazione digitale, la transizione verso il controllo bio-politico assoluto ha avuto bisogno di una colossale prova generale a livello planetario. 
La gestione della recente pandemia è stata il prodromo perfetto del controllo di massa. 
Non si è trattato di un'emergenza meramente sanitaria, ma di un esperimento psicofisico globale orchestrato per testare i limiti dell'obbedienza umana e l'elasticità delle democrazie.
Il prototipo di questa sottomissione cibernetica è stato il Greenpass. 
Attraverso questo dispositivo di sdoganamento digitale, la sovragestione ha abituato intere popolazioni all'idea che i diritti fondamentali – come lavorare, muoversi, socializzare o semplicemente esistere nello spazio pubblico – non fossero più innati, ma concessioni statali condizionate al possesso di un codice QR aggiornato. 
Il Greenpass ha rappresentato l'accettazione formale della revoca della libertà individuale, aprendo la strada all'architettura definitiva: il credito sociale.
Questa misura agisce come una moderna e invisibile eugenetica sociale, capace di decretare la "morte civile" dell'individuo senza spargimento di sangue visibile. 
Attraverso la raccolta pervasiva di dati intimi – ogni acquisto, ogni opinione espressa in rete, le reazioni emotive tracciate dalle telecamere a riconoscimento biometrico, persino i dati biometrici personali raccolti durante le stagioni emergenziali – l'algoritmo assegna un valore numerico al cittadino. Chi dissente dalle linee guida della sovragestione, chi rifiuta l'omologazione o tenta di sottrarsi al flusso del capitalismo della sorveglianza vede crollare il proprio punteggio. Le conseguenze, già sperimentate in forma embrionale con le restrizioni dei pass digitali, diventano qui assolute: il blocco dei conti bancari, la rimozione dell'accesso alla moneta elettronica, l'isolamento geografico e la progressiva cancellazione dal corpo sociale. L'essere umano indocile viene rimosso dal sistema, silenziato da un codice di programmazione che non prevede appello o redenzione.

La liquidazione del diritto e la democrazia del codice
Questa rinascita tecnologico-esoterica agisce coscientemente per superare e distruggere il diritto internazionale e la democrazia. Le costituzioni nate nel dopoguerra, i trattati sui diritti umani e le sovranità nazionali sono visti dai nuovi gerarchi tecnologici come obsoleti fardelli biologici che rallentano l'evoluzione della macchina globale.
Il potere non risiede più nelle aule parlamentari, ma nei server proprietari di pochissime multinazionali transnazionali che operano al di sopra di qualsiasi legge statale. 
Se il vecchio nazismo utilizzava la violenza dello Stato per imporre lo stato di eccezione, il totalitarismo transumanista impone la propria eccezione permanente attraverso la programmazione. La legge non si discute, si esegue come un software immodificabile. L'Intelligenza Artificiale diventa così l'oracolo definitivo, l'egregora tecnologica alimentata dai dati di miliardi di individui, utilizzata per decidere chi ha diritto al lavoro, alla parola e alla cittadinanza in un mondo dove la democrazia è stata formattata e sostituita dal dominio cibernetico dell'élite. Ogni click, ogni transazione, ogni pass sanitario accettato e ogni variazione del credito sociale non sono che i battiti ritmici di questa gabbia digitale che si stringe attorno all'anima del genere umano.

CONCLUSIONE – LA SVEGLIA DELLA COSCIENZA E LA RESISTENZA ALL’OMBRA SOVRAGESTIONALE
Dall’infocrazia al risveglio spirituale: sabotare il consenso formale, ricostruire la comunità ed erigere la fortezza interiore.
Di fronte a un’architettura così pervasiva, che fonde la freddezza dell'algoritmo digitale alla ritualità sotterranea delle antiche confraternite, sorge la domanda fondamentale: esiste una via d'uscita? Se la trappola si alimenta della nostra stessa accettazione passiva – di quel click quotidiano con cui cediamo dati, anima e sovranità in cambio di comodità temporanee – la risposta non risiede nelle vecchie formule della politica di massa, ormai cooptata. 
La vera chiave per scardinare la gabbia risiede in una radicale rivoluzione morale e in una strategia di resistenza attiva, biologica e spirituale.

L'Imperativo Morale: Il Rifiuto del Consenso Estorto
Il punto di rottura del sistema coincide esattamente con il luogo in cui esso cerca la sua linfa: la psiche umana. La prima e più potente forma di resistenza è morale, e si basa sul riappropriarsi dell'obiezione di coscienza biologica.
Il Sabotaggio del Clic: Se la "democratura" si nutre dell'accettazione formale dei suoi termini e condizioni, l'essere umano consapevole deve iniziare a praticare il dissenso sistematico. Questo significa rifiutare l'omologazione ai passaporti digitali, sottrarsi laddove possibile alla profilazione biometrica e boicottare le infrastrutture del capitalismo della sorveglianza.
La Disconnessione Rituale: Per contrastare la deprivazione spirituale e la saturazione cognitiva indotta dalle egregore tecnologiche, diventa fondamentale de-automatizzare la propria mente. Proteggere la propria attenzione, coltivare il silenzio e rifiutare il bombardamento dello shock permanente, significa privare i "gerarchi del silicio" del cibo energetico di cui si nutrono. Una mente centrata e priva di paura è invisibile agli algoritmi predittivi.

La Resistenza Biologica: Ricostruire le Comunità Sovrane
Se il transumanesimo spinge per la dematerializzazione dell'esistenza, per la fusione uomo-macchina e per l'isolamento dei corpi all'interno del panopticon, la resistenza deve essere profondamente fisica, locale e biologica. 
Le Reti di Sussistenza Parallele: Contro la minaccia del credito sociale e la digitalizzazione totale della moneta, la risposta è la creazione di economie di prossimità. Mercati locali, circuiti di baratto, monete comunitarie e reti di mutuo soccorso fuori dai radar dei server centrali creano zone franche inaccessibili alla sottomissione tecnocratica.
Il Ritorno alla Terra e all'Umano: Rieducare le comunità alla sovranità alimentare, alla conservazione dei saperi tradizionali e alla medicina indipendente significa spezzare i fili della dipendenza della sovragestione. La solidarietà di classe, bandita dai partiti fotocopia, deve rinascere dal basso, nel legame fisico tra individui che si riconoscono come esseri spirituali e biologici, rifiutando di farsi ridurre a semplici codici QR.

La Fortezza Interiore e la Fine della Paura

Il nazismo tecnologico, il misticismo totalitario e le oligarchie magiche vincono solo se riescono a far accettare l'inevitabilità della loro vittoria. La loro arma finale non è la tecnologia in sé, ma l'induzione dell'impotenza appresa.
La vera resistenza è dunque un atto di fede nell'essenza profonda dell'essere umano. 
Le costituzioni possono essere liquidate e il diritto internazionale formattato dai server privati, ma la legge morale naturale iscritta nella coscienza non può essere cancellata da nessun software, a patto che l'individuo decida di non svenderla. 
Nel momento in cui il cittadino smette di avere paura dell'esclusione dal sistema e riscopre la propria dimensione sacra, la piramide del potere occulto trema. 
Coltivare la propria spiritualità slegata da qualsiasi dogma religioso, rifiutare il consenso e ritrovare la comunità rappresenta l'inizio della fine dell'ombra sovragestionale.
Ad humanitatem redire!

INTERNAZIONALE NERA: L'OMBRA SOVRAGESTIONALE parte 1°




INTERNAZIONALE NERA: L'OMBRA SOVRAGESTIONALE
Dalla strategia della tensione al capitalismo della sorveglianza: la fabbrica del consenso formale e la fine delle libertà democratiche.

Esiste un filo invisibile che unisce il rumore delle bombe in Medio Oriente, gli algoritmi che tracciano ogni nostro respiro digitale e il progressivo smantellamento delle garanzie democratiche in Occidente. Non si tratta di eventi isolati, ma delle tessere di un mosaico globale orchestrato da quella che molti analisti geopolitici indipendenti definiscono l'Internazionale Nera: un'alleanza trasversale di apparati industriali, d'intelligence, politici e finanziari il cui obiettivo strategico è spostare l'asse della governance globale verso un autoritarismo di destra, abituando gradualmente le masse alla fine della democrazia.

La strategia del terrore e il colonialismo moderno
Il punto di partenza di questa transizione è la creazione di un nemico perpetuo. 
Secondo questa chiave di lettura, il terrorismo islamico e l'ascesa dell'ISIS non sarebbero fenomeni spontanei, bensì creature alimentate nell'ombra. 
Da un lato, il fondamentalismo sarebbe stato foraggiato da lobby sioniste interessate a destabilizzare la regione per giustificare nuove ondate di colonialismo e controllo territoriale; dall'altro, frange occulte degli stessi apparati occidentali avrebbero garantito finanziamenti e logistica per mantenere costante lo stato di emergenza.
La paura è l'arma di distrazione di massa perfetta e serve a legittimare l'aggressione militare all'esterno e la repressione interna.

Dallo Stato Sociale allo Stato di Guerra

Il vero obiettivo di questa tensione permanente è economico e strutturale. 
Assistiamo a una costante spinta verso il finanziamento globale degli armamenti, un meccanismo che sottrae sistematicamente risorse pubbliche allo stato sociale – sanità, istruzione, tutele collettive – per dirottarle verso l'industria bellica. La guerra non è più un mezzo per raggiungere la pace, ma un modello di business permanente necessario a mantenere l'ordine gerarchico e la scarsità artificiale.

La gabbia invisibile: dal Patriot Act all'esecuzione in streaming
Il controllo sociale si evolve parallelamente a quello economico. 
Il percorso inizia storicamente con misure liberticide come il Patriot Act americano, introdotto in nome della sicurezza, e prosegue verso scenari sempre più distopici. 
In questo disegno, la progressiva spettacolarizzazione della violenza di Stato – che ipotizza scenari estremi come l'esecuzione capitale trasmessa in diretta streaming, voluta dal governo Trump – serve a desensibilizzare l'opinione pubblica, mostrando il potere assoluto dell'autorità sulla vita umana.
Il tutto viene sigillato dal capitalismo della sorveglianza, una struttura tecnologica pervasiva che trasforma i dati personali in strumenti di predizione e controllo del comportamento. 
Non serve più un regime totalitario classico e visibile se i cittadini accettano volontariamente di vivere in un panopticon digitale, dove il dissenso viene preventivamente neutralizzato e la libertà ridotta a un'illusione di scelta commerciale. 
La livella della gestione globale si è spostata, e la democrazia sembra essere rimasta soltanto un involucro vuoto.

Il tradimento delle sinistre e la trappola del consenso formale
La vera vittoria di questo disegno non risiede nella forza della destra esplicita, ma nella metodica e invisibile cooptazione delle sinistre globali negli ultimi cinquant'anni. 
Per blindare il sistema da qualsiasi minaccia strutturale, l'Internazionale Nera ha capito che non bastava solo reprimere l'opposizione, ma doveva diventarne la guida. 
Attraverso una penetrazione ideologica e finanziaria silenziosa, la sinistra storica è stata destrutturata dall'interno e traghettata su posizioni neoliberiste.
L'obiettivo strategico era chiaro, scongiurare per sempre la lotta di classe. 
Svuotando la sinistra della sua anima sociale storica e del suo appeal popolare, il dissenso reale è stato artificialmente canalizzato verso i temi e i contenitori della destra. 
Il risultato è il perfetto teatro politico contemporaneo, un sistema bipolare composto, di fatto, da due destre concorrenti, una governativa e una di opposizione. 
Entrambe sono fedeli agli stessi identici dogmi economici della finanza globale, lasciando le masse senza una reale alternativa.
Questo meccanismo ha permesso la nascita della "democratura" moderna, un regime autoritario travestito da democrazia formale che funziona esattamente come le licenze informatiche del web. Proprio come quando l'utente è costretto a cliccare su "Accetto i termini e le condizioni" per poter semplicemente visualizzare un sito internet, così il cittadino compie oggi una serie di atti formali – come il voto a partiti fotocopia o l'uso di piattaforme digitali. Questa accettazione formale e passiva è la linfa vitale della sovragestione, un rito burocratico con cui il potere si alimenta non solo del corpo sociale, ma spiritualmente della nostra stessa psiche, ottenendo un consenso estorto per sfinimento.

La purga dei leader eretici: da Allende a Gheddafi
Per imporre questo spostamento a destra della governance mondiale, ogni ostacolo e ogni modello economico alternativo doveva essere eradicato senza pietà. 
La transizione non è stata pacifica, ma si è sviluppata lungo una linea di sangue che va dalla Strategia della Tensione in Europa fino all'eliminazione sistematica di qualsiasi esempio socialista nel mondo, indipendentemente dalle sue specifiche declinazioni.
Figure tra loro profondamente diverse per contesto, cultura e ideologia, erano unite da un peccato originale imperdonabile per l'Internazionale Nera: l'essere leader socialisti e sovranisti, decisi a sottrarre le risorse dei propri popoli al controllo dei mercati globali. Salvador Allende in Cile, colpevole di aver nazionalizzato le risorse minerarie e abbattuto il potere delle multinazionali, liquidato con un colpo di stato militare.
Olof Palme in Svezia, assassinato per il suo modello di welfare socialdemocratico avanzato e la sua fiera opposizione all'imperialismo e alla corsa agli armamenti.
Thomas Sankara in Burkina Faso, eliminato per aver sfidato il debito coloniale e aver dimostrato che l'Africa poteva essere autosufficiente al di fuori delle logiche del Fondo Monetario Internazionale.
Muammar Gheddafi in Libia, la cui esperienza di socialismo islamico e il progetto di una moneta panafricana ancorata all'oro minacciavano direttamente l'egemonia del dollaro e il controllo energetico occidentale.
L'eliminazione di questi leader non è stata una serie di incidenti storici, ma una lucida operazione di pulizia geopolitica. Rovesciando ogni esperimento di socialismo sovrano, il potere occulto ha chiuso l'orizzonte dell'immaginazione politica, dimostrando al pianeta che nessuna alternativa al capitalismo della sorveglianza e dello stato di guerra sarebbe stata tollerata. La livella si è spostata, e la gabbia si è chiusa con il nostro stesso consenso.

Le due facce della medaglia: manipolazione psichica e legami economici
Per comprendere appieno come questa gabbia globale sia diventata apparentemente indistruttibile, è necessario analizzare simultaneamente i due binari su cui viaggia l'Internazionale Nera: la manipolazione della psiche collettiva e l'architettura economica sotterranea che ha finanziato la transizione verso il totalitarismo moderno.

1. La guerra psicologica: dal condizionamento subconscio all'accettazione passiva
La sovragestione non si impone più con i carri armati nelle strade delle metropoli occidentali, si insedia direttamente all'interno della mente del cittadino. 
Le tecniche psicologiche utilizzate per indurre l'accettazione passiva sfruttano una forma raffinata di ingegneria comportamentale. 
La saturazione cognitiva e lo shock permanente: Attraverso un flusso incessante di crisi – sanitarie, ambientali, geopolitiche ed economiche – la popolazione viene mantenuta in uno stato di perenne allarme emotivo. Questo bombardamento attiva costantemente la parte più primitiva del cervello (l'amigdala), disattivando il pensiero critico e razionale. Un popolo spaventato non chiede libertà, chiede protezione e ordine, a qualunque costo.

La frammentazione dell'attenzione e la deprivazione spirituale: Il capitalismo della sorveglianza stimola la produzione di dopamina a breve termine, tramite feed digitali infiniti. Questo processo riduce la capacità di concentrazione profonda e distrugge la dimensiona spirituale ed interiore dell'individuo. L'essere umano, svuotato di un senso di trascendenza o di legame comunitario profondo, diventa un atomo isolato, facilmente manipolabile e incapace di concepire una solidarietà di classe.

L'illusione della scelta e la stanchezza da consenso: Il continuo dover "accettare" formalmente contratti digitali, cookie e riforme politiche immodificabili genera una profonda apatia psicologica. Le masse sperimentano quella che in psicologia viene definita impotenza appresa; la convinzione che, qualunque cosa si faccia o si selezioni, il risultato finale non cambierà. La psiche si arrende, e l'accettazione formale diventa un riflesso incondizionato di sopravvivenza quotidiana.

2. I legami economici della Strategia della Tensione: la finanza delle stragi
Mentre la manipolazione psicologica anestetizzava le masse, una precisa struttura economica e finanziaria agiva nell'ombra per finanziare il terrore. 
La Strategia della Tensione – che ha insanguinato l'Europa e in particolare l'Italia tra gli anni '60 e '80 – non è stata solo un'operazione militare di apparati d'intelligence devoti (come la rete Gladio e la P2), ma un gigantesco investimento economico transnazionale.

I canali di finanziamento occulti: Le bombe nelle stazioni, sui treni e nelle piazze richiedevano enormi flussi di denaro per logistica, esplosivi e coperture istituzionali. 
Questi fondi provenivano da un network triangolare. Grandi gruppi industriali occidentali terrorizzati dall'avanzata delle sinistre operaie, flussi finanziari offshore gestiti da banche d'affari compiacenti e il riciclaggio di capitali derivanti dai traffici illeciti delle criminalità organizzate, spesso protette da scudi diplomatici.

Il blocco del welfare e la svalutazione del lavoro: L'obiettivo economico primario della Strategia della Tensione era creare un clima di tale instabilità da giustificare politiche di austerity ante litteram e l'intervento di tecnocrati. Ogni strage serviva a indebolire il potere contrattuale dei sindacati e dei lavoratori, dimostrando che le rivendicazioni sociali portavano dritte al caos sociale. Il terrore ha preparato il terreno per le privatizzazioni selvagge degli anni '90, aprendo le porte alla finanza speculativa globale.

Il complesso militare-industriale come sovrastruttura: Le lobby degli armamenti e i comparti energetici hanno agito come veri e propri decisori politici di ultima istanza. 
I profitti generati dalla paura e dalla corsa al riarmo sono stati reinvestiti per acquistare media, finanziare think tank neoliberisti e corrompere partiti politici, completando quel processo di cooptazione che ha trasformato la sinistra in una succursale del libero mercato.
L'abbraccio tra la manipolazione psicologica e il potere economico ha creato un circuito chiuso perfetto. La finanza occulta genera la crisi e il terrore, i media e le piattaforme digitali plasmano la psiche per far accettare la gabbia, e la politica, ormai priva di una vera alternativa sociale, ratifica la fine delle libertà democratiche mentre il cittadino, stanco e isolato, continua a cliccare "Accetto".

mercoledì 30 settembre 2026

ROBERT DEL NAJA ARRESTATO PER LE SUE POSIZIONI PRO PALESTINA

                                                 


Robert Del Naja dei Massive Attack è stato arrestato sabato a Liverpool, in Inghilterra, in seguito a una protesta pro-Palestina.
Il cantante è stato arrestato dopo aver esposto un cartello con la scritta "Mi oppongo al genocidio. Sostengo Palestine Action " fuori dalla sede della conferenza del Partito Laburista L'evento inizia a Liverpool domenica.
Un video dell'arresto di Del Naja è stato condiviso su Instagram dal gruppo di attivisti britannici Defend Our Juries. Nel filmato, gli agenti di polizia gli chiedono di allontanarsi dalla zona perché sta "commettendo un reato".
Del Naja risponde: "Non riconosco il reato perché, secondo la legge britannica, è reato aiutare e favorire qualsiasi individuo o azienda privata che aiuti e favorisca crimini di guerra genocidi".
Il musicista Robert Del Naja tiene in mano una bandiera palestinese sul palco...
L'agente di polizia gli chiede se è a conoscenza del fatto che Palestine Action è un gruppo illegale. Il Regno Unito ha messo al bando la rete di protesta e l'ha designata come organizzazione terroristica nel luglio 2025.
«Non sono d'accordo con la messa al bando», risponde Del Naja, prima che un secondo agente di polizia dica: «Sei in arresto per aver sostenuto un'organizzazione illegale».
Poche ore prima del suo arresto, Del Naja ha pubblicato un video insieme alla co-fondatrice di Palestine Action, Huda Ammori, e all'avvocato per i diritti umani Michael Mansfield, chiedendo al Primo Ministro britannico Andy Burnham di revocare lo status di organizzazione illegale a Palestine Action.
«Oggi, nella Gran Bretagna moderna, cittadini disperati vengono arrestati, processati e incarcerati per terrorismo. Per terrorismo. Alcuni per aver manifestato pacificamente e in silenzio con dei cartelli, altri per aver smantellato droni letali destinati alla popolazione civile di Gaza», affermano i tre nel video.
“Secondo la legge britannica, è reato per qualsiasi identità, privata o commerciale, aiutare o favorire crimini di guerra, genocidio e crimini contro l'umanità. Vi chiediamo di fermare ciò che è palesemente sbagliato. Vi preghiamo di depenalizzare Palestine Action.”

I Massive Attack sono da tempo tra i più espliciti sostenitori della causa palestinese nell'industria musicale. La band ha ripetutamente chiesto un cessate il fuoco a Gaza, ha appoggiato campagne critiche nei confronti dell'offensiva militare israeliana e ha regolarmente utilizzato i propri concerti per dare risalto alle crisi umanitarie e ai conflitti politici in tutto il mondo.
Nel mese di luglio, a Del Naja e al suo compagno di band Grant Marshall è stato vietato di esibirsi e di entrare a Singapore per aver esposto una bandiera palestinese durante un concerto dei Massive Attack.
Le autorità di Singapore hanno dichiarato che due membri del gruppo di Bristol hanno ricevuto "severi avvertimenti" per le loro "azioni di sostegno a una causa politica e per aver sventolato una bandiera straniera" durante l'esibizione. 
È stato loro inoltre vietato di rientrare a Singapore.
Nel 2025, i Massive Attack hanno contribuito a creare un'alleanza di musicisti e artisti che si esprimevano pubblicamente sulle azioni di Israele a Gaza. Il gruppo ha affermato che gli artisti che prendevano tali posizioni avevano subito intimidazioni e pressioni all'interno dell'industria musicale.
Anche il frontman Del Naja è stato tra le oltre 200 persone arrestate durante una manifestazione a Trafalgar Square, a Londra, in aprile. La protesta si è svolta a sostegno di Palestine Action.

                                        

https://www.thenationalnews.com/arts-culture/music-stage/2026/09/27/massive-attack-singer-arrested-during-pro-palestine-protest/

martedì 29 settembre 2026

NETANYAHU SAPEVA DEL 7 OTTOBRE



L’ex premier dice a Fanpage.it di aver appreso da una fonte indipendente che Netanyahu fu avvisato dell’attacco di Hamas. “Ero con una figura israeliana molto rilevante”. 
In Cisgiordania “è pulizia etnica” e un nuovo esecutivo “dovrà come prima cosa fermare i coloni”.

Ehud Olmert sa che Bibi sapeva. La sua fonte è indipendente dall’inchiesta di Haaretz. 
E c’è un altro testimone. Un israeliano “molto importante” era con lui quando l’ex premier apprese che Benjamin Netanyahu era stato avvertito delle intenzioni di Hamas prima del 7 ottobre. “Non ero solo”, rivela a Fanpage.it. Non fa il nome dell’uomo, né di chi gli passò l’informazione. Dice che l’allarme era abbastanza serio da richiedere una reazione.
La rivelazione apre una pista per la commissione d’inchiesta proposta dall’opposizione: quel testimone potrebbe confermare che cosa fu detto a Olmert, e da chi.
Secondo Haaretz, il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed avvertì Netanyahu circa dieci giorni prima dell’attacco. Il premier nega che la conversazione sia avvenuta. 
Due fonti, una delle quali parlò direttamente con il leader emiratino, hanno però confermato al New York Times l’avvertimento di un “grande attacco”.
E non fu l’unico allarme. Il 15 settembre, riferisce Haaretz, il capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna di Israele, informò Netanyahu della minaccia. Due giorni dopo, i vertici della difesa ne discussero senza prendere decisioni concrete. Il 26 settembre, secondo The Atlantic, arrivò in Israele anche il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel: disse che Hamas preparava qualcosa di grosso.
Olmert ritiene che anche il capo della CIA possa aver allertato i vertici israeliani.
In vista delle elezioni del 27 ottobre, l’ex premier afferma che se i partiti arabi venissero esclusi, “sarebbe la fine” di quella che definisce “una democrazia traballante”.
In Cisgiordania, denuncia “l’azione concertata, estesa e costante per una pulizia etnica”. Difende però il suo operato nel 2008, quando gli insediamenti continuarono di fatto a espandersi. E non si pente dell’operazione “Piombo fuso” a Gaza: definisce “minimo” il numero dei civili uccisi. Secondo il rapporto Goldstone per l’ONU, furono 960.
Dopo il voto del 27 ottobre, Olmert spera in un governo “più modesto”, pronto a riaprire la strada alla pace.

Primo ministro Olmert, lei ha detto alla CNN di avere buone ragioni per credere all’inchiesta di Haaretz. Possiede informazioni indipendenti da quelle pubblicate dal giornale?
Ho una fonte personale, indipendente. Sono assolutamente certo che quanto riportato da Haaretz sia accaduto.

Qual è la sua fonte?
Non posso rivelarla.

Ma sa per conto suo che quella telefonata tra il presidente degli Emirati bin Zayed e Netanyahu c’è stata.
Esatto.

E se dovesse un giorno testimoniare, avrebbe qualche riscontro da offrire a chi indaga? 
O c’è solo questa sua fonte di cui non ci dice il nome?
Quando ho appreso dell’avvertimento a Netanyahu, non ero da solo: con me c’era una figura israeliana molto, molto importante.

Ma è normale che Abu Dhabi chiami il leader di Israele?
C’erano contatti ai massimi livelli tra i due governi. Conosco bene i modi della relazione. Certo che gli Emirati ci avvertono, se corriamo un pericolo.

Il contenuto dell’allarme era abbastanza serio da dover indurre Netanyahu ad agire?
Non conosco le parole esatte. So che era un allarme serio, sufficiente a scuotere chi lo riceveva, a fargli capire che bisognava occuparsene subito e con intensità.

Invece, niente. Per questo, Bin Zayed ha poi manifestato la sua frustrazione all’allora direttore della CIA William Burns, secondo Haaretz. Burns può averne poi parlato con gli israeliani?
È probabile. L’esperienza mi dice che il direttore della CIA condividerebbe informazioni del genere con il Mossad o l’intelligence militare. Come minimo. Conosco bene Burns, ma non ne ha parlato con me.

L’inchiesta giornalistica sostiene che fu il capo di Hamas a Gaza a far filtrare l’avvertimento verso gli Emirati, attraverso un esponente di Fatah. Non le pare strano? Perché mai Sinwar, che preparava da anni la strage, avrebbe fatto una cosa simile?
Forse per fuorviare Netanyahu. Fargli pensare che, siccome la notizia era filtrata, l’attacco non ci sarebbe stato. Ma ci sono molte interpretazioni.

I leader di quattro partiti ebraici d’opposizione hanno chiesto una commissione d’inchiesta. Perché non hanno coinvolto i partiti arabi?
I partiti arabi non si fidano del governo Netanyahu e lo considerano già responsabile.

Cosa succede se resteranno esclusi dalle urne il 27 ottobre? La Commissione elettorale ha votato per lasciar fuori entrambe le principali liste arabe: la Lista congiunta – ovvero l’alleanza di Hadash, Balad e Ta’al – e Ra’am, che corre separatamente. Ora sarà la Corte Suprema a decidere…
Solo escludere la Lista congiunta significherebbe tagliare fuori il 20 per cento della popolazione. È inaccettabile. Non sarebbe democrazia. La Corte Suprema non lo permetterà.

Ma Israele è ancora una democrazia?
Molto traballante. Certo, possiamo ancora pensare e dire quello che vogliamo. Ma tutto è diventato più incerto.

Se le urne punissero Netanyahu, l’opposizione avrebbe bisogno dei voti dei partiti arabi per governare?

È probabile che l’opposizione non possa governare senza il sostegno esterno di un partito arabo.

Sarebbero l’ago della bilancia, se il blocco di Netanyahu restasse sotto 61 seggi sui 120 della Knesset?
Possibile. Mettiamo che Netanyahu arrivi a 58 seggi. Non avrebbe la maggioranza. Ma gli altri partiti dovrebbero trovare un accordo tra di loro, per governare. L’appoggio esterno dei partiti arabi potrebbe consentire un governo delle opposizioni.

Teme che Netanyahu possa ordinare una nuova azione militare prima delle elezioni, per migliorare le sue possibilità elettorali?
Di sicuro se scoppiasse una nuova fase di violenza a sud, a nord o contro l’Iran, bisognerebbe esaminare con attenzione come è cominciata, per accertare che non sia stata provocata da un’iniziativa israeliana.

In Cisgiordania è in corso la pulizia etnica?
È in corso un’azione concertata, estesa e costante di centinaia, forse migliaia di coloni, con il sostegno attivo o tacito della polizia, dell’esercito e di importanti ministri. Sembra puntare proprio alla pulizia etnica.

Che cosa dovrebbe fare per prima cosa un governo senza Netanyahu?
Fermare immediatamente i coloni e la loro violenza. Istituire una commissione d’inchiesta nominata dal presidente della Corte Suprema. E difendere l’indipendenza della stessa Corte e della procuratrice generale (il governo Netanyahu tentò di destituirla, fece varare una legge per ridurne i poteri e si scontrò in modo feroce con la Corte su una sentenza, ndr).

Lei sostiene il blocco delle importazioni dagli insediamenti coloniali in Cisgiordania deciso da Regno Unito, Francia e Germania?
Dico solo che me lo aspettavo, dato che il nostro governo non ferma il terrore scatenato dai coloni. Sento dire tante sciocchezze: che la Gran Bretagna è diventata un impero islamico, o che il Canada e Macron sono antisemiti. No, la colpa è solo del governo israeliano.

Qual è la sua valutazione della deriva clerico-religiosa del governo Netanyahu? Siete governati da un Partito di Dio? In arabo, “Hezbollah”?
La fazione religiosa radicale nel governo ha enorme potere politico, è fondamentalista, estremista. Se dipendesse da loro, Israele diventerebbe un Paese come l’Iran, dove le leggi religiose dominano la vita delle persone.

Lei era premier durante l’operazione “Piombo fuso” a Gaza. Human Rights Watch documentò gravi violazioni delle leggi di guerra. Rimpiange le decisioni prese allora?

Non mi scuso e non rimpiango quell’operazione. Non mi rimprovero di aver colpito i capi terroristi: l’ho fatto a Gaza, in Libano, in Iran e in altri luoghi.

E le vittime civili, Olmert? Almeno un migliaio, secondo un rapporto dell’ONU.
Al contrario delle vittime recenti a Gaza, dove sono stati commessi veri e propri crimini di guerra…

È stato attuato un genocidio, ha valutato una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite…
No, ritengo che non ci sia stata una decisione o una politica governativa di genocidio o di uccisione indiscriminata dei palestinesi.

La sua posizione è nota. Giuristi e organizzazioni per i diritti la pensano diversamente. Ma torniamo al 2008. Non vuole scusarsi per le vittime civili?
Le vittime di allora furono un “danno collaterale” autentico. L’obiettivo, erano solo i terroristi. E quella operazione non significò rinunciare alla pace con i palestinesi disposti a vivere accanto a Israele.

Se gli insediamenti impedissero la soluzione dei due Stati, che lei propugna, accetterebbe uno Stato unico con uguali diritti e uguale voto per tutti?
No. Sarebbe la ricetta per guerre senza fine. Palestinesi ed ebrei cercherebbero ciascuno di dominare l’altro: una catastrofe storica.

Nel 2008 difese la prosecuzione delle costruzioni israeliane a Gerusalemme Est e nei grandi blocchi di insediamenti in Cisgiordania. Non pensa di aver contribuito alla situazione che denuncia oggi?

In realtà, smantellammo quattro insediamenti. Ma non ritirammo il controllo militare. Purtroppo, negli anni successivi, abbiamo trascurato completamente la ricerca di una soluzione politica. Il risultato è stato il protrarsi dell’occupazione, la crescita degli insediamenti e la privazione dei diritti dei palestinesi.

Che cosa vorrebbe vedere dopo le elezioni?
Un nuovo governo israeliano più umile, più modesto e disposto ad aprire il cuore e la mente a un’iniziativa di pace.

https://www.fanpage.it/esteri/lex-premier-israeliano-olmert-so-che-netanyahu-fu-avvertito-del-7-ottobre-e-ce-un-testimone-importante/

lunedì 28 settembre 2026

GLI EBREI DI OGGI SONO I PALESTINESI di Moni Ovadia

                                                  

LA PROMESSA DI MOSÈ NON NASCE DA NESSUNA TERRA
«Finalmente gli ebrei escono dall'Egitto. Chi erano? Erano Israeliti discendenti da Giacobbe, erano Accadi, Mesopotamici e Hittiti, erano transfughi egizi. E soprattutto, dice il grande rabbino Chaim Potok, che fu direttore del Jewish Seminar di New York, erano “habiru”. 
E chi erano, gli “habiru”? La parola, proto-sinaitica, indicava i delinquenti. 
Quindi con Mosè c'erano prostitute e ruffiani, assassini, ladri, contrabbandieri. 
Il Santo Benedetto voleva dare una possibilità di redenzione anche alla feccia del mondo, compresi gli ebrei che erano schiavi».
«Quando si rivela, quel dio, che cosa dice? Come si qualifica? “Sono il dio dello schiavo e dello straniero”. Infatti voi siete questo, una banda di mal messi insieme, di schiavi e stranieri. Questa è l'origine degli ebrei. Non hanno l'origine in una terra: ce l'hanno in un progetto etico, spirituale. E nel deserto del Sinai, grazie all'ascesa di Mosè sul monte, loro approderanno alle 10 “parole del deserto”. 
In ebraico si chiamano così, non “comandamenti”. Oserei dire: sono proposte (lo dico da povero rapsodo, esponendo le mie modestissime opinioni)».
«Il primo comandamento, in ebraico, è: “Io sono il Nome”, il tetragramma ineffabile. 
“Il tuo Elohim”, tradurlo con “dio” sarebbe scorretto: “dio” è una parola politeista. 
“Che ti ha tratto dalla terra d'Egitto, dalla casa degli schiavi, per esserti Dio”. 
Io sono il dio della libertà: ma non solo quella fisica, anche quella dentro. 
La libertà vera, quindi, non la libertà del capitalismo. 
Il secondo comandamento dice: “Non avrai altri dèi a fianco a me”. 
Il divino riconosce che ci sono altri dèi, ma non è cooptabile in un gotha di dèi: o lui, o niente».
«Dice questo perché chiede una scelta. E poi è un dio esclusivo, perché è il dio della libertà. Qualcun altro può stare al fianco della libertà? E poi ci sono gli altri comandamenti: non ucciderai, non ruberai, non desidererai la roba di altri (i sionisti non fanno altro). 
Allora, questa è l'aristocrazia degli ebrei: sono gli ultimi, la schiuma della terra. 
La Terra Promessa non la possiamo negare, nella narrazione biblica. 
Il buon Dio dice sempre: “Vai in quella terra che io ti prometto”. 
Però subito dopo aggiunge: scusate, ragazzi, ma la terra è mia».
«La Terra Promessa non è la terra degli uomini: ecco il grande equivoco. 
I sionisti hanno scambiato la Terra Promessa per una promessa di terra. 
C'è un versetto del Levitico che ho imparato dal grande filosofo ebreo del '900 Franz Rosenzweig. Lui dice che nessun uomo ha diritto alla terra. 
In ebraico, quel versetto recita: “La terra non verrà venduta in perpetuità perché la terra è mia”. 
E poi prosegue: “Tu, ebreo, abiterai quella terra come straniero soggiornante”, quindi insieme allo straniero “che godrà dei tuoi stessi statuti”».
«Ancora: “Ricordati che fosti straniero in terra d'Egitto”. E l'ultimo frammento del verso è: “Perché voi tutti, davanti a me, siete solo stranieri soggiornanti”. 
Un brillante traduttore evangelico ha reso queste parole mirabilmente: “Perché voi tutti, davanti a me, siete solo meticci e avventizi”. 
Dov'è il sionismo, qui? Vai in una terra per vivere in maniera santa. 
A essere sante non sono le zolle della terra o le pietre che tu hai tirato in piedi: è santo il modo di viverci. Ed è il massimo livello di santità, perché vivere da stranieri fra gli stranieri porta la pace».
«Questa è la mia interpretazione. Da Marx, dal mio ebraismo e da molte altre fonti, in particolare dall'ebraismo della diaspora (quello della Yiddishkeit), ho imparato che siamo qui per costruire giustizia sociale e pace. Non c'è dubbio che i palestinesi siano gli ebrei di oggi, se per ebraismo intendiamo quella lunga vicenda che gli ebrei hanno vissuto nel corso di oltre due millenni. E parlo solo dell'ultimo esilio, perché gli ebrei – su circa 4.000 anni di storia – in quella terra ci sono stati 700 anni; tutto il resto è esilio».
«Gli ebrei di Israele, i sionisti, hanno cercato di cancellare l'ebraismo con il sionismo. 
Ci sono due dimensioni ineludibili, nell'ebraismo: va bene la terra, ma c'è anche l'esilio. 
Il Talmud ebraico, che è il libro senza il quale non capisci niente dell'ebraismo, perché è tutta la parte interpretativa, dice chiaramente che agli ebrei è proibita una sovranità nazionale. Ripeto: proibita. Oggi ci sono due gruppi dell'ortodossia ebraica che sono radicalmente anti-sionisti; portano le loro lunghe barbe, i riccioli rituali e poi la gabbana e lo scialle ebraico, e sopra lo scialle ebraico hanno la bandiera palestinese».
«La loro proposta di pace è lo smantellamento pacifico dello Stato di Israele. 
E gli ebrei israeliani? Secondo loro è giusto che vivano sotto sovranità palestinese. 
Questo lo pensano i Neturei Karta, che si oppongono a Netanyahu (che è un delinquente, un genocida; e anche se uno è ebreo e l'altro era tedesco, i genocidi si assomigliano). 
Io sono meno radicale dei Neturei Karta. Io dico: un solo Stato, democratico e laico, per tutti gli esseri umani che abitano nella Palestina mandataria: arabi, palestinesi, ebrei, drusi e atei. Tutti con gli stessi identici diritti, gli stessi doveri, la stessa libertà religiosa».
«Ai coloni fanatici dico: secondo me il comandamento non è possedere la terra, ma vivere nella terra. Se vivi sotto una sovranità mista, chi ti impedisce di andare alla tomba di Abramo, al Muro del Pianto? Quindi il sionismo non è un progetto ebraico, è un progetto nazionalista: è colonialista, suprematista, razzista. 
E quindi non poteva che diventare genocidario. Il più duro critico del sionismo è un ebreo che si chiama Norman Finkelstein, allievo di Noam Chomsky: nemmeno i palestinesi dicono le cose che dice lui. Poi c'è Judith Butler, la grandissima filosofa, e Naomi Klein: potrei citare a migliaia».
«I sionisti ci etichettano come antisemiti. Hanno fatto l'equazione: anti-sionista, uguale antisemita. È stato Abba Eban, uno degli importanti laburisti dell'edificazione dello Stato di Israele, che negli anni '70 è andato in tutte le legazioni diplomatiche israeliane, e ha detto: “Appena vi criticano, gridate all'antisemitismo”. 
Strumentalizzano tutto, anche le ceneri dei nostri morti. Ma dico, tu puoi strumentalizzare le ceneri degli assassinati nella Shoah per commettere un genocidio? E poi ti chiami ancora ebreo? Gli israeliani vanno chiamati sionisti, gli ebrei sono un'altra cosa».
«Anche gli israeliani sono ebrei, però l'essersi caratterizzati come sionisti e l'aver postulato un'identicità fra l'essere sionista e l'essere ebreo li qualifica come idolatri. 
In Inghilterra c'è un signore di 88 anni che si chiama Stephen Kapoš: un ebreo ungherese, deportato ad Auschwitz a 7 anni; poi ha scelto l'Inghilterra, e oggi è cittadino inglese. 
Lui gira tutti i giorni avanti e indietro, alla sua età, davanti al 10 di Downing Street, la residenza del primo ministro britannico, con un cartello appeso al collo: “Stop genocide in Gaza”».
«Ci sono anche molti israeliani che accusano Israele di genocidio, a partire dal professor Amos Goldberg, docente di storia ebraica all'Università Ebraica di Gerusalemme. 
Lui già all'inizio ha emesso un testo voluminoso dove ha usato la parola genocidio per cinque volte, e l'ultima volta l'ha definito “genocidio intenzionale”. 
A dirlo sono tanti altri israeliani (minoranze, certo). 
Per esempio Miko Peled, un attivista che viene negli Stati Uniti, figlio di un generale: in una dichiarazione su YouTube ha detto non c'è mai stato un sionismo buono».
«Alcuni, che sono anche brava gente, hanno creduto in buona fede nell'opzione sionista. Potrebbe esistere uno Stato ebraico non sionista? Uno Stato ebraico, per me, è un abominio, perché Eretz Israel, la Terra Santa (e in questo mi allineo agli ortodossi anti-sionisti) potrà darsi solo quando arriverà il Messia, ebraicamente parlando. 
E non sarà assolutamente una nazione nazionalista: sarà una terra dove si vive da stranieri fra gli stranieri. Per gli ultra-ortodossi, Israele non può essere creata dall'uomo. 
Deve prima arrivare un'era di pace, perché si possa creare una terra (non uno Stato) dove si vive, non dove si possiede».
«Se Dio dice “la terra è mia”, allora certi sionisti dicono: “È la terra del dono”. 
Io dico: e allora perché Dio continua a ripetere che la terra è sua? 
Certo che l'ha promessa, quella terra: ma per abitarla da stranieri con gli stranieri. 
E questa non è che la lettura del Levitico. Sapete quanto sono vili, i sionisti? 
Mi accusano di essere un ebreo antisemita. A chi mi parla così, io rispondo: “E tu hai bisogno di uno psichiatra, ma per una decina d'anni”. 
La fede in Dio non è un precetto dell'ebraismo. È un atto di fede rubricato nei 13 atti di fede enunciati da Maimonide, ma non è un una mitzvà. Se rispetta tutti i precetti dell'ebraismo, anche un ateo può essere considerato il migliore degli ebrei».

Ovadia intervistato su “Altro”: 
https://www.youtube.com/watch?v=kB3DEPOXy9w

Trascrizione di Giorgio Cattaneo


domenica 20 settembre 2026

LA LEZIONE DI CUBA



La grandissima lezione di dignità di Cuba sia da esempio per tutti. Nonostante la dittatura comunista, l’embargo criminale e l’indifferenza della Cina – impero tecnofascista e distopico – quello che emerge è l’immensa forza interiore di un popolo fiero e colto che, malgrado la miseria e l’indigenza, va avanti e non molla mai.
Molti se ne sono andati, altri giustamente criticano il regime e l’allucinante situazione di povertà; eppure questo Paese, nel bene o nel male, conserva una dignità che noi, opulenti occidentali, abbiamo ormai dimenticato. Oggi vogliono darle il colpo di grazia. L’Internazionale Nera, costola del padronato neoliberista guidata da Trump e dal narcos Rubio, vuole prendersi questa terra: un Paese magari non libero nell'accezione borghese e occidentale, ma libero di essere diverso da tutti gli altri.
Oggi l’embargo ha eliminato qualsiasi livello di sussistenza vitale. Mancano il cibo e i farmaci; la gente è oggettivamente molto più povera di un tempo e la fine di Cuba sembra prossima. Cuba, tuttavia, resta l’esempio di un sovranismo che resiste: la solidarietà tra i cubani, educati al socialismo, rimane altissima e non ha nulla a che vedere con quella di altri popoli sudamericani. È questo l'esempio che il globalismo vuole definitivamente estirpare, facendo leva sulla disperazione di una popolazione che chiede il cambiamento solo perché non ce la fa più.
Nelle sue immagini più iconiche, Cuba sembra ferma agli anni Sessanta, accompagnata da un sottofondo incessante di musica latina: un eterno presente in cui, purtroppo, le luci si stanno spegnendo definitivamente. Benvenuti, allora, nel mondo globale, dove l’ultimo avamposto di socialismo deve morire e dove ha vinto il fascismo – quello vero, quello del dollaro.
Io dico: viva la grande dignità e la fierezza dei cubani, viva il socialismo. E fanculo il resto del pianeta, diviso tra imperialismo capitalista, teocrazie islamiche e sionismo xenofobo, che produce solo guerre e genocidi. Sono rari i casi in cui si ha la fortuna di vivere in una società autenticamente sovranista e, di conseguenza, democratica. La sinistra socialista, quella vera, nasceva d'altronde come entità sovranista e internazionalista; quella odierna è semplicemente un’altra sfumatura della destra neoliberale. Tutto il resto, da sempre, è solo colonialismo e globalismo.
PATRIA O MUERTE!





lunedì 31 agosto 2026

IL MITO DELL'EURO E L'ESEMPIO DELL'ISLANDA



LO SCHIAFFO DELL'ISLANDA ALL'EURO
Il 29 agosto 2026 l'Islanda ha formalmente respinto tramite referendum la riapertura dei negoziati per l'adesione all'Unione Europea, con il 52,8% dei cittadini che ha votato per il "No".
Questo voto viene celebrato dai movimenti sovranisti ed euroscettici come una "lezione" a Bruxelles, poiché dimostra che una democrazia ricca, stabile e avanzata può scegliere deliberatamente di rimanere al di fuori delle istituzioni comunitarie per tutelare le proprie prerogative nazionali. 
L'approccio dell'Islanda alla sovranità si basa su pilastri economici e strategici ben precisi:

1. La difesa del mare e delle risorse (Il "No" dei pescatori) W i pescatori!
Il motivo principale del rifiuto islandese all'UE è storico e strutturale: la pesca. Se l'Islanda entrasse nell'Unione Europea, dovrebbe sottostare alla Politica Comune della Pesca (PCP), che costringerebbe Reykjavík a spartire le proprie ricchissime quote di pesca nelle acque territoriali con le flotte degli altri Stati membri (come Spagna o Francia). Per l'Islanda, mantenere il controllo esclusivo sui propri mari è una questione identitaria e di sicurezza economica nazionale, non negoziabile con Bruxelles. 

2. La sovranità monetaria come ammortizzatore
A differenza dei Paesi dell'Eurozona, l'Islanda possiede una propria valuta, la corona islandese. Questo le dà un enorme vantaggio in termini di flessibilità. Durante la devastante crisi finanziaria del 2008, mentre i Paesi del Sud Europa affrontavano l'austerità per salvare l'Euro, l'Islanda ha lasciato svalutare la propria moneta, rendendo immediatamente le sue esportazioni e il turismo più economici e competitivi.
Ha applicato ricette economiche non ortodosse (lasciando fallire le banche private anziché salvarle con soldi pubblici), dimostrando l'efficacia di una gestione indipendente della moneta.

3. Integrazione senza sottomissione (Il modello SEE)
Il "sovranismo" islandese non è un isolazionismo cieco. Il Primo Ministro Kristrún Frostadóttir ha sottolineato come gli islandesi siano ampiamente soddisfatti dell'Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE) e dei trattati di Schengen.
Questo modello permette all'Islanda di accedere liberamente al mercato unico europeo per merci, servizi, capitali e persone.
Non cedere sovranità politica a Bruxelles, non adottare le leggi europee su agricoltura e pesca, e non partecipare alle decisioni politiche dell'Europarlamento o della Commissione.

Il significato politico del voto
Il referendum del 2026 era stato convocato dal governo di centrosinistra per cercare uno "scudo" contro le turbolenze geopolitiche globali e le guerre commerciali. Tuttavia, la maggioranza della popolazione ha ribadito che il Paese preferisce correre da solo.
Come osservato dagli analisti dell'istituto, il voto rappresenta un "danno d'immagine" per l'UE: dimostra che il progetto europeo attira i Paesi dell'Est in cerca di fondi o sicurezza, ma non convince i Paesi ricchi e autonomi del Nord, che vedono nei vincoli di Bruxelles un limite alla propria prosperità e autodeterminazione.
Dovremmo tutti prendere a modello l'Islanda, come precursore di un cambiamento necessario per uscire da questo infernale cul de sac.

GENESI  E INVOLUZIONE DELLA SOVRAGESTIONE
Bisognerebbe sfatare il mito del quanto sia bello e conveniente "ESSERE IN EUROPA", come se in passato, prima dell'introduzione dell'Euro, non fossimo già tutti europei. 
Perché? Perché chi crede ingenuamente a questo caotico contenitore europeo, chiamato erroneamente Europa, parte da false premesse. 
Il processo di integrazione e sovragestione in Europa nel secondo dopoguerra (post-1945), prima dell'introduzione dell'Euro e al di là del perimetro della CEE (Comunità Economica Europea), si è articolato attraverso una complessa rete di organizzazioni sovranazionali e intergovernative. Queste istituzioni rispondevano a precise esigenze economiche, monetarie, militari e di cooperazione politica.
Il quadro istituzionale della "sovragestione" europea può essere suddiviso in tre macro-aree:

1. Ambito Economico e Monetario (Pre-Euro e Extra-CEE)
Prima che il Trattato di Maastricht definisse l'Unione Economica e Monetaria (UEM), l'Europa sperimentò diverse forme di gestione multilaterale dei flussi finanziari e commerciali per favorire la ricostruzione e stabilizzare i cambi: OECE / OCSE (1948): L'Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea (poi divenuta OCSE nel 1961) nacque con il compito fondamentale di coordinare la distribuzione degli aiuti del Piano Marshall. Rappresentò il primo grande tavolo di pianificazione economica congiunta del continente.
UEP (Unione Europea dei Pagamenti, 1950–1958): Istituita in seno all'OECE, l'UEP fu un pilastro cruciale per la ripresa. Funzionava come una camera di compensazione multilaterale che permetteva ai Paesi europei di commerciare tra loro senza dover saldare i debiti direttamente in dollari o oro (risorse allora scarsissime), superando la paralisi dei vecchi accordi bilaterali.
AME (Accordo Monetario Europeo, 1958): Sostituì l'UEP quando le monete europee raggiunsero una parziale convertibilità esterna, ereditandone gli obiettivi di stabilità monetaria.
CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio, 1951): Benché sia la diretta antenata istituzionale della CEE, la CECA merita una menzione a sé stante: fu il primo vero esperimento di sovranità sovranazionale. La sua Alta Autorità aveva poteri vincolanti diretti sulla produzione e sui prezzi di carbone e acciaio di Francia, Germania Ovest, Italia e Benelux, sottraendo queste risorse strategiche al controllo esclusivo dei singoli Stati.
AELS / EFTA (1960): L'Associazione Europea di Libero Scambio fu promossa dal Regno Unito in netta contrapposizione al modello doganale e sovranazionale della CEE. Era (ed è tuttora per i pochi membri rimasti) un'area di libero scambio puramente intergovernativa, priva di istituzioni politiche centralizzate.
Serpente Monetario (ufficialmente denominato Accordo interbancario di Basilea del 1972)  e SME (Sistema Monetario Europeo, 1979): Accordi nati per mantenere la stabilità dei cambi interni all'Europa dopo il crollo del sistema globale di Bretton Woods. 
Lo SME introdusse l'ECU (un paniere di monete) e impose rigidi margini di oscillazione dei cambi, prefigurando l'architettura tecnica che avrebbe poi portato all'Euro.

EUROPA SI, EUROPA NO, LA TERRA DEI DRAGHI
Questi esempi storici ci confermano che la moneta unica non ha inventato nulla e non ha unito nessun popolo. L'Euro è stato solo un passaggio ulteriore che, ad un certo punto della storia, l'elite economica vincente negli ultimi 40 anni ha introdotto per governare le nazioni, svuotandole di sovranità. L'introduzione dell'euro non ha creato l'economia europea dal nulla, ma ha trasformato radicalmente le regole del gioco di un mercato che era già profondamente interconnesso.
Il punto è che le ha involute queste regole, premiando paradossalmente il nazionalismo dei più forti in quel dato momento. Oggi c'è meno Europa di un tempo, non esiste alcuna Europa dei popoli, esiste solo una governance finanziaria che lavora per i propri interessi, plasmata dall'alto dalla NATO, mentre detta l'agenda e tutte le linee guida politiche, prestandoci i nostri soldi con interessi non proprio vantaggiosi.
La nostra cara Europa delle banche e non dei popoli è, infine, solo un immenso cantiere che drena risorse verso lobby finanziarie, militari, farmaceutiche e di ogni tipologia, a danno delle collettività. Ora siamo solo nominalmente in Europa, in realtà siamo soli più che mai, all'interno di un contenitore vessatorio che, di volta in volta, ci dona contentini, ma che rende gli Stati e le comunità più sudditi, poveri e meno liberi di un tempo.

Facciamo un esempio recente, riguardo alle dichiarazioni del Marione nazionale/transnazionale.
Mario Draghi ha ammesso pubblicamente che il modello economico europeo basato sulla contrazione dei salari e sull'austerità per favorire la competitività esterna è stato un errore. 
Questa svolta retorica e analitica è emersa con chiarezza a partire dalla fine del 2024, in particolare durante il simposio del Centre for Economic Policy Research (CEPR) a Parigi e nelle successive audizioni parlamentari sul suo celebre Rapporto sulla competitività europea. 
I punti chiave di questa ammissione e il cambio di visione di Draghi si articolano in tre aspetti fondamentali:

1. La critica alla "Svalutazione Interna"
Draghi ha riconosciuto che le politiche europee degli ultimi decenni (specialmente dopo la crisi del 2010) hanno deliberatamente tollerato o incentivato una bassa crescita dei salari per aumentare la competitività e spingere le esportazioni. Poiché all'interno dell'Eurozona non era più possibile svalutare la moneta nazionale per rendere le merci più economiche all'estero, i Paesi hanno fatto ricorso alla cosiddetta svalutazione interna, ovvero al contenimento degli stipendi e alla flessibilità del lavoro. 

2. Perché oggi lo considera un errore e un fallimento
Secondo l'ex Presidente della BCE e del Consiglio italiano, questo schema ha generato profondi danni strutturali. La contrazione salariale ha depresso il ciclo "reddito-consumi" dei cittadini europei, rendendo l'intera Unione Europea economicamente più debole e dipendente dalla domanda estera.
Ha disincentivato la produttività. Pagare poco i lavoratori ha permesso alle imprese di rimanere competitive senza l'obbligo di investire in vera innovazione tecnologica, intelligenza artificiale o digitalizzazione.

3. Il cambio di scenario globale
Draghi sottolinea che il vecchio modello "tanto export e salari bassi" non è più sostenibile a causa dei mutamenti geopolitici. La Cina è diventata un rivale sistemico aggressivo e non è più solo un mercato di sbocco favorevole.
Gli Stati Uniti hanno intrapreso una forte svolta protezionistica (fatta di dazi e sussidi interni come l'Inflation Reduction Act) che penalizza le esportazioni europee.

4. La nuova ricetta di Draghi
Per uscire da questa trappola, Draghi non propone più l'austerità fiscale del passato, bensì una strategia opposta: massicci investimenti pubblici e privati comuni (stimati in circa 750-800 miliardi di euro l'anno), un aumento della produttività reale e il sostegno ai salari e ai redditi dei lavoratori per rinvigorire la crescita interna dell'Europa.

RESURREZIONE?
Questo piccolo/grande esempio, ci dimostra come l'economia reale sia solo la conseguenza di scelte che calano dall'alto e, l'aver svuotato le democrazie e le finanze pubbliche a vantaggio della sovragestione, ha creato le premesse per una svolta involutiva verso democrature, oltre ad impoverire ulteriormente il proletariato ed il ceto medio.
Oggi, come se nulla fosse, Draghi propone di nutrire un allevamento di polli, affamati e improduttivi, per rilanciare in un terzo momento una nuova macelleria sociale. Quel tanto che basta per non sacrificare tutti i polli dell'allevamento e quindi fermare il meccanismo predatorio capitalista. Modello che utilizza la sovrastruttura delle banche centrali come strumento di dominio sulle popolazioni. Non solo, la sua proposta cadrà pure nel vuoto, e lui lo sa bene, perché l'aver promesso una svolta keynesiana a tempo determinato, dopo una macelleria sociale durata qualche decennio, rappresenterà solo una chimera. Il popolo può aspettare ancora, perché oggi la priorità sono gli immensi investimenti militari che ogni singolo Stato dovrà donare alle note multinazionali della morte. 
Questa immensa militarizzazione in futuro servirà, non tanto a risolvere conflitti con nemici fantasma o inventati di volta in volta, ma a controllare capillarmente una massa di futuri diseredati, scongiurando guerre civili e sommosse. Oggi godiamo ancora del benessere accumulato in passato, ma quando lavoro e risparmio saranno prossimi allo zero, la militarizzazione tornerà molto utile per gestire il potenziale caos.
Entro un decennio arriveremo al bivio e tutti i nodi saranno sciolti.
Si presenteranno due strade:
1- Continuare a centellinare le risorse per tenere in vita la fattoria degli animali, portando l'orologio indietro nel tempo, creando di fatto dittature futuristiche che non avranno bisogno nemmeno del famoso allevamento di cui sopra.
2- Seguire, ognuno a suo modo e nelle sue possibilità l'esempio dell'Islanda, una nazione tanto piccola quanto grande che, nel bene o nel male, ha tracciato una via alternativa che può essere percorsa con dignità e coraggio.
Ai poster(i) l'ardua sententia.