Tutte le antiche civiltà hanno praticato sacrifici umani nel periodo arcaico della loro storia. Questa brutale e raccapricciante pratica appariva necessaria per superare problemi o vincoli che bloccavano l’evoluzione sociale. Così l’orrifico sacrificio era sostanzialmente un atto a beneficio della collettività perché il sacrificio di alcuni consentiva la rimozione dei problemi che in quel momento impedivano il progresso sociale della popolazione. Il motivo specifico del sacrificio aveva la sua ragion d’essere in una sfera superiore: fare avanzare la Storia.
Nell’Egitto arcaico sono documentati dagli scavi archeologici sacrifici umani ancora prima di quelli ben noti e documentati del periodo tinita (la I e la II dinastia), ad Abido e a Saqqara. Ad Hananieh e a Hermopoli gli scavi hanno rivelato l’esistenza di questa pratica.
I riti sacrificali di esseri umani avevano finalità precise. La stele di Narmer mostra il re che avanza e ha davanti a sé alcuni corpi decollati e con il fallo reciso posato sulla testa.
Forse un atto magico per evitare che il nemico sconfitto potesse in qualche modo rigenerarsi e tornare a combattere.
Lo studio del folklore europeo ci presenta sacrifici umani molto spesso dedicati alla costruzione di importanti tombe, edifici, palazzi e soprattutto ponti. In Egitto ciò non è accaduto dopo il periodo tinita. Sono sorti grandiosi templi in tutta la terra d’Egitto, per tutto il tempo della sua lunga storia, senza che fossero sacrificati esseri umani. Eppure, per erigere un tempio bisognava pacificare il serpente che presiedeva al terreno della futura costruzione. I depositi di fondazione scavati a tale scopo agli angoli del progetto costruttivo sono ricolmi di oggetti votivi di tipo edilizio, ma le ossa presenti in tali pozzi sono ossa di oche.
Se si rivolge uno sguardo d’insieme sulla lunga storia dell’antico Egitto dopo il periodo arcaico non si notano sacrifici umani, con una sola eccezione. In un forte del Medio Regno nel Sinai, il forte di Mirgissa, gli scavi hanno messo in luce i resti di un corpo umano a cui era stata recisa la testa. È probabile che l’uomo fosse un nemico sacrificato per inviare un maleficio ad altri nemici.
Il corpo ritrovato a Mirgissa è una prova concreta e indiscutibile di un sacrificio umano. Diverso è il caso di un’immagine di una tomba tebana, la tomba di Montuherkhepshef (TT 86), in cui due uomini egizi stanno strangolando due nubiani. La tomba è della XVIII dinastia e da tempo non si sono più praticati riti di sacrifici umani
Fig. 3 – Tomba tebana di Montuherkhepshef (TT 86, XVIII dinastia), pubblicata da N. de Garis Davies nel volume Five Theban Tombs, London 1913, La scena del sacrificio umano di due nubiani è nella pl. VIII, fig. 3
Nel commento alla tavola con queste immagini Davies esprime la sua meraviglia a ciò che mostrano immagini eloquenti. È possibile che Montuherkhepshef abbia ritenuto di dare un senso di nobiltà alla tomba evocando un rito antico.
La scena 3 si legge da sinistra verso destra. Due egiziani, definiti “forti” tengono una corda attorno al collo di due uomini inginocchiati. L’iscrizione dice che sono nubiani Anu, residenti subito dopo la I cataratta. Gli ovali sopra le loro teste indicano forse la conquista di una fortezza. Poco più a destra della scena due corpi sono posti su due tavole; forse rappresentano l’esito finale dello strangolamento.
Testi e immagini egizie fanno spesso riferimento a riti per respingere il nemico e la conclusione di questi riti è sempre il sacrificio umano dei nemici arsi nel fuoco. In alcuni casi i testi ci fanno sapere che in realtà nel fuoco venivano gettati dei modellini in cera, quindi il sacrificio era simbolico. Ma nella maggioranza dei casi rimane il dubbio che possano trattarsi di veri olocausti di personaggi identificati come seguaci del dio Seth.
Un eminente egittologo, Jean Yoyotte, ha affrontato. nella prima parte di un suo lungo articolo basilare, lo studio di testi e documenti di ogni genere per accertare l’esistenza o meno di sacrifici umani. Questa indagine avrebbe dovuto essere “un non senso” se si considera che ogni rito che oppone divinità solari a divinità nefaste, che agiscono per bloccare il corso del sole e tornare al caos primordiale, termina con un rito di annientamento col fuoco di queste entità malvage trattate nei testi come esseri umani. Erano reali questi sacrifici o essi si svolgevano solo in forma simbolica?
Yoyotte procede sistematicamente a esaminare tutta la documentazione disponibile in cui compaiono riti di sacrifici umani. Analisi indispensabile se il sacrificio umano è avvenuto con un olocausto, in quanto sarebbe impossibile o poco significativo cercare resti umani disciolti nel fuoco.
Nel commento alla tavola con queste immagini Davies esprime la sua meraviglia a ciò che mostrano immagini eloquenti. È possibile che Montuherkhepshef abbia ritenuto di dare un senso di nobiltà alla tomba evocando un rito antico.
La scena 3 si legge da sinistra verso destra. Due egiziani, definiti “forti” tengono una corda attorno al collo di due uomini inginocchiati. L’iscrizione dice che sono nubiani Anu, residenti subito dopo la I cataratta. Gli ovali sopra le loro teste indicano forse la conquista di una fortezza. Poco più a destra della scena due corpi sono posti su due tavole; forse rappresentano l’esito finale dello strangolamento.
Testi e immagini egizie fanno spesso riferimento a riti per respingere il nemico e la conclusione di questi riti è sempre il sacrificio umano dei nemici arsi nel fuoco. In alcuni casi i testi ci fanno sapere che in realtà nel fuoco venivano gettati dei modellini in cera, quindi il sacrificio era simbolico. Ma nella maggioranza dei casi rimane il dubbio che possano trattarsi di veri olocausti di personaggi identificati come seguaci del dio Seth.
Un eminente egittologo, Jean Yoyotte, ha affrontato. nella prima parte di un suo lungo articolo basilare, lo studio di testi e documenti di ogni genere per accertare l’esistenza o meno di sacrifici umani. Questa indagine avrebbe dovuto essere “un non senso” se si considera che ogni rito che oppone divinità solari a divinità nefaste, che agiscono per bloccare il corso del sole e tornare al caos primordiale, termina con un rito di annientamento col fuoco di queste entità malvage trattate nei testi come esseri umani. Erano reali questi sacrifici o essi si svolgevano solo in forma simbolica?
Yoyotte procede sistematicamente a esaminare tutta la documentazione disponibile in cui compaiono riti di sacrifici umani. Analisi indispensabile se il sacrificio umano è avvenuto con un olocausto, in quanto sarebbe impossibile o poco significativo cercare resti umani disciolti nel fuoco.
In una formula funeraria tardiva alcune frasi parlano manifestamente di sacrifici umani: Egli ha ucciso degli uomini per Sekhmet, egli ha fatto arrostire i cuori per la Dama delle Due Terre. Questa iscrizione fa riferimento a una rivolta contro Osorkon II (883-850 a.C., XXII dinastia) in cui i ribelli vinti furono condannati alla pena capitale. In una lunga iscrizione a Karnak il grande prete Osorkon, figlio di Takelot II, conferisce all’esecuzione dei suoi avversari vinti il carattere di un atto religioso e la forma di un sacrificio umano. Nell’iscrizione di Karnak il testo ci informa che I prigionieri vennero portati a lui [il governatore dell’Alto Egitto]. Lì i prigionieri gli furono portati come un mucchio di pecore. Allora egli li colpì, facendo sì che fossero trasportati come capre nella notte del sacrificio serale, durante il quale vengono accesi i bracieri. I bracieri della festa che precede Sothis. Ciascuno fu arso nel fuoco nel luogo del crimine.
Un testo di Manetone ci dà maggiori informazioni: La legge che prevedeva di uccidere degli uomini a Heliopoli d’Egitto fu soppressa da Amasi, come attesta Manetone trattando dell’antica pratica religiosa. Degli uomini erano sacrificati a Hera. Essi erano esaminati come lo sono i vitelli puri che si selezionano e si massacrano. Al loro posto Amasi ordinò di sostituire con immagini di cera.
Fig. 5 – Il re Amasis (XXVI dinastia) ha vietato che esseri umani fossero arsi vivi. Al loro posto nei riti sacrificali dovevano essere arsi nel fuoco modellini di cera. L’immagine di re Amasis è tratta dal catalogo del Museo Egizio di Berlino, 1991, n.103
Dunque, con re Amasi (570-526a.C., XXVI dinastia) sono proibite uccisioni di uomini. I riti di contrasto e vittoria contro Seth o Apopi e i loro alleati continuano ma con modelli di cera e immolazioni di animali che rappresentano forze ostili, come è il caso dell’orice bianco, o dell’onagro, dell’ippopotamo, del coccodrillo.
Dunque, con re Amasi (570-526a.C., XXVI dinastia) sono proibite uccisioni di uomini. I riti di contrasto e vittoria contro Seth o Apopi e i loro alleati continuano ma con modelli di cera e immolazioni di animali che rappresentano forze ostili, come è il caso dell’orice bianco, o dell’onagro, dell’ippopotamo, del coccodrillo.
Fig. 6 – L’orice è un animale del deserto, quindi un essere negativo, un seguace del dio Seth e come tale veniva sacrificato. Nel volumetto di Ph. Derchain, Le sacrifice de l’oryx, FERE 1962, un disegno (fig.1, pag. 9) mostra come avveniva il sacrificio dell’orice.
Fig. 7 – Una grande scultura nel tempio di Medine Habu mostra re Ramesse III che caccia i tori selvaggi. I sacrifici di animali potevano in parte corrispondere alle imprese sinergetiche del sovrano – Foto dell’autore
Alcuni animali sacrificati nei riti di contrasto ai ribelli sono il risultato delle attività sinergetiche del sovrano.
Plutarco e altri autori greci fanno notare che sono preferiti animali da sacrificare di colore rosso perché il rosso è il colore di Typhone. Un prete identifica gli animali potenzialmente ostili.
Fig. 8 – Nella tomba di Akh-Hetep nella necropoli di Meir (XII dinastia) un uomo sta arrostendo un’oca con uno spiedo. Questa immagine intende riferirsi all’articolo citato di Derchain che racconta come fossero arse nel fuoco del rito sacrificale modellini di cera, ma le oche arrosto o grigliate erano mangiate dal popolo che celebrava la festa del Nuovo Anno. – Foto dell’autoreFig. 8bis – Immagine a disegno della fig. 8 che integra la mia foto con l’arrosto dell’oca e l’arrosto di un vitello nella tomba di Akh-Hotep a Meir. Figura tratta dall’articolo di C. Bouanich, L’offrande carné à Edfou, nel volume Offrandes, rites et rituals dans les temples d’époques ptolémaiques et romain, Montpellier 2015, pag. 47, fig. 4Fig. 9 – Una principessa amarniana mangia un’oca o un’anatra. Anche questa immagine vuole ricordare che nel fuoco del sacrificio venivano arsi modellini di cera, ma il pennuto grigliato era consumato dal popolo festante. Immagine tratta dal Catalogo Ufficiale del Museo del Cairo, 1987, figura 169
È il momento di citare il testo di un articoletto di Ph. Derchain che ha individuato una scritta sulle scale del tempio di Dendera dove la processione sale per ricevere il sole del Nuovo Anno. Il testo è evidente: Non si sa il numero delle oche. Esse sono l’incarnazione dei nemici e arrostiscono sugli altari.
Un secondo testo conferma: Non si sa il numero delle loro oche. Esse sono figurine che incarnano nemici. I loro arrosti abbondano sugli altari. La conclusione ovvia è che figurine di oche in cera vengono arse nel fuoco (rito di annientamento simbolico), mentre le vere oche vengono grigliate e poi date alla folla che festeggia con un’agape il sole del Nuovo Anno.
Nel periodo greco-romano la fede religiosa è accompagnata dalla praticità quotidiana.
L’Hera d’Heliopoli e Mut
In epoca greco-romana esistono più divinità femminili di nome Mut che presiedono a siti che vanno dalla cataratta fino a Heliopoli. È Manetone che in un suo frammento associa Hera a Heliopoli con questo testo: In effetti, Ellelthyaspolls [ora el-Kab] bruciavano vivi degli uomini che chiamano sethiani. È concepibile che la dea Nekhbet fosse chiamata Hera nell’interpretazione greca. Ma il rito era celebrato a Heliopoli in tutti i giorni canicolari.
Due titolature identiche di Ramesse II terminano con la qualifica amato da Mut, dama del bacino rosso. La topografia egiziana ci consente di associare strettamente Hathor dama del bacino rosso al pantheon Heliopolitano. Vari testi di differenti monumenti confermano l’esistenza di una dea Mut ben attestata a Heliopoli dalla XIX dinastia, paredra di Ra Harakhte-Atum.
Da rimarcare, queta Mut non è per nulla associata ad Amon.
Fig. 7 – Una grande scultura nel tempio di Medine Habu mostra re Ramesse III che caccia i tori selvaggi. I sacrifici di animali potevano in parte corrispondere alle imprese sinergetiche del sovrano – Foto dell’autore
Alcuni animali sacrificati nei riti di contrasto ai ribelli sono il risultato delle attività sinergetiche del sovrano.
Plutarco e altri autori greci fanno notare che sono preferiti animali da sacrificare di colore rosso perché il rosso è il colore di Typhone. Un prete identifica gli animali potenzialmente ostili.
Fig. 8 – Nella tomba di Akh-Hetep nella necropoli di Meir (XII dinastia) un uomo sta arrostendo un’oca con uno spiedo. Questa immagine intende riferirsi all’articolo citato di Derchain che racconta come fossero arse nel fuoco del rito sacrificale modellini di cera, ma le oche arrosto o grigliate erano mangiate dal popolo che celebrava la festa del Nuovo Anno. – Foto dell’autoreFig. 8bis – Immagine a disegno della fig. 8 che integra la mia foto con l’arrosto dell’oca e l’arrosto di un vitello nella tomba di Akh-Hotep a Meir. Figura tratta dall’articolo di C. Bouanich, L’offrande carné à Edfou, nel volume Offrandes, rites et rituals dans les temples d’époques ptolémaiques et romain, Montpellier 2015, pag. 47, fig. 4Fig. 9 – Una principessa amarniana mangia un’oca o un’anatra. Anche questa immagine vuole ricordare che nel fuoco del sacrificio venivano arsi modellini di cera, ma il pennuto grigliato era consumato dal popolo festante. Immagine tratta dal Catalogo Ufficiale del Museo del Cairo, 1987, figura 169È il momento di citare il testo di un articoletto di Ph. Derchain che ha individuato una scritta sulle scale del tempio di Dendera dove la processione sale per ricevere il sole del Nuovo Anno. Il testo è evidente: Non si sa il numero delle oche. Esse sono l’incarnazione dei nemici e arrostiscono sugli altari.
Un secondo testo conferma: Non si sa il numero delle loro oche. Esse sono figurine che incarnano nemici. I loro arrosti abbondano sugli altari. La conclusione ovvia è che figurine di oche in cera vengono arse nel fuoco (rito di annientamento simbolico), mentre le vere oche vengono grigliate e poi date alla folla che festeggia con un’agape il sole del Nuovo Anno.
Nel periodo greco-romano la fede religiosa è accompagnata dalla praticità quotidiana.
L’Hera d’Heliopoli e Mut
In epoca greco-romana esistono più divinità femminili di nome Mut che presiedono a siti che vanno dalla cataratta fino a Heliopoli. È Manetone che in un suo frammento associa Hera a Heliopoli con questo testo: In effetti, Ellelthyaspolls [ora el-Kab] bruciavano vivi degli uomini che chiamano sethiani. È concepibile che la dea Nekhbet fosse chiamata Hera nell’interpretazione greca. Ma il rito era celebrato a Heliopoli in tutti i giorni canicolari.
Due titolature identiche di Ramesse II terminano con la qualifica amato da Mut, dama del bacino rosso. La topografia egiziana ci consente di associare strettamente Hathor dama del bacino rosso al pantheon Heliopolitano. Vari testi di differenti monumenti confermano l’esistenza di una dea Mut ben attestata a Heliopoli dalla XIX dinastia, paredra di Ra Harakhte-Atum.
Da rimarcare, queta Mut non è per nulla associata ad Amon.
Il culto di Mut alla punta del Delta
Ptah di Menfi ha talvolta nei testi una paredra: Mut che presiede alla casa di Ptah. Vari testi confermano la relazione di Mut con Ptah di Menfi. A Menfi Mut non assomiglia a Mut di Tebe, Essa ha semplicemente l’ureus in fronte.
Nella regione di Siene di trova anche una Mut Abu-netjeru che ha un’appellazione singolare: Mut che presiede alle corna degli dei. La sua sfera d’azione va dalla zona delle piramidi a Babilon e a Menfi. Si deve concludere che Hera d’Heliopoli rappresenta una Mut indipendente dal pantheon tebano. Nella interpretazione greca la si designa con il nome ellenistico che era dato alla signora di Tebe: Hera.
Le formule 2 e 7 del rituale per respingere l’aggressore
Un testo del tempio di Atribis riporta una frase rivolta a Osiri: Possa tu consegnare le genti malintenzionate, che il re detesta, al braciere di Mut che porta suo fratello.
Dunque, Hera d’Heliopoli presiede a un braciere al quale sono promessi i nemici dello stato.
Formalmente il rituale è stato composto nel Terzo Periodo Intermedio (1075-664) ma gli inizi risalgono al Nuovo Regno. Il testo ha glosse esplicative e si intitola Imprecazioni contro i 20 nemici. Di questo lungo testo riportiamo solo la parte conclusiva:
Da quel giorno i fanciulli dei loro fanciulli si maledicono perché essi siano arsi nel braciere di Mut che porta suo fratello [Osiri] che circonda tutti gli uomini-bestia. I signori di Heliopoli si alzano e dicono: Ra trionfa d’Apopi (4 volte). Osiiri-Khentamenti trionfa di questo miserabile Seth (4 volte).
L’imprecazione 5 è rivolta contro Seth che cerca di attentare alle reliquie di Osiri racchiuse nel cofano d’Heliopoli protette dal serpente Mehen. Il testo fa riferimento a quelle scene in cui una truppa di nemici legati, uomini o animali, vengono colpiti con una lancia.
Le imprecazioni più significative della formula 7 dicono: Le tue carni sono incenerate, la tua anima ba non sfuggirà dal braciere di Mut che porta suo fratello in Heliopoli che circonda tutti gli uomini-bestia, che si impadronisce degli uomini che si comportano da ribelli. Questi sono consumati dalla fiamma dell’occhio di Ra perché questi ribelli sono tuoi.
I ribelli sono Apopi e i suoi seguaci. Il testo ha pure riferimenti cosmici.
Il conflitto primordiale a Heliopoli
Qui i riferimenti vanno ai miti delle origini sulla ribellione contro Ra a Heliopoli, Ra che dovette trasformarsi in un grande gatto per respingere il serpente.
Fig. 10 – Un mito delle origini racconta di una rivolta contro il do sole Ra. Per difendersi da un enorme serpente, Apopi, Ra si tramuta in un Grande Gatto maschio. Un bel dipinto della lotta del Grande Gatto con il serpente Apopi proviene dalla tomba tebana di Inherkha (TT 359, XX dinastia)
Sintetizzando, le formule 2 e 7 del Rituale per respingere l’aggressore, le frasi che concludono le imprecazioni fanno intervenire il collegio divino di Heliopoli contro Apopi, questi dei proclamano in termini rituali il trionfo universale di Ra e del re.
I ribelli erano portati nel Luogo dell’Annientamento dove essi vengono legati, sgozzati, decapitati, bruciati.
Sintetizzando, le formule 2 e 7 del Rituale per respingere l’aggressore, le frasi che concludono le imprecazioni fanno intervenire il collegio divino di Heliopoli contro Apopi, questi dei proclamano in termini rituali il trionfo universale di Ra e del re.
I ribelli erano portati nel Luogo dell’Annientamento dove essi vengono legati, sgozzati, decapitati, bruciati.
Il braciere di Mut che porta suo fratello
Le formule 2, e 7 del Rituale per respingere l’aggressore menzionano Mut che porta suo fratello e il braciere con cui arde gli uomini-bestia. Manetone conferma che degli uomini, e più tardi dei nemici in cera, erano sacrificati a Hera (Mut) in Heliopoli per essere arsi nel fuoco. L’Hera heliopolitana detiene come suo attributo specifico un braciere. Dai grandi bacili di un tempo si passa poi a veri altari da fuoco che in epoca ellenistica prenderanno il nome di altari a corna.
Le formule 2, e 7 del Rituale per respingere l’aggressore menzionano Mut che porta suo fratello e il braciere con cui arde gli uomini-bestia. Manetone conferma che degli uomini, e più tardi dei nemici in cera, erano sacrificati a Hera (Mut) in Heliopoli per essere arsi nel fuoco. L’Hera heliopolitana detiene come suo attributo specifico un braciere. Dai grandi bacili di un tempo si passa poi a veri altari da fuoco che in epoca ellenistica prenderanno il nome di altari a corna.
Fig. 11 – La figura mostra un re tolemaico che sta per colpire con la mazza un uomo già trafitto da uno spiedo. Questa immagine con l’uomo trafitto, non un animale, può essere considerata come l’inizio delle fasi che precedono il suo simbolico sacrificio ardendo nel fuoco. Immagine tratta dall’articolo di René Preys, La royautè lagide et le culte d’Osiris, nel volume Documments de Theologies Thébaines Tardives, Montpellier 2015, fig. 6, pag. 112
Che il braciere sia stato un utensile per eseguire le condanne a morte è evidente nella formula imprecatoria che conclude una decisione pubblicata sotto Psammetico I (664-610 a.C., XXVI dinastia) nel tempio del nomo herakhleopolitano : Colui che si opporrà a questo decreto egli sarà consegnato al Grande Tribunale che è a Herakleopoli, egli sarà consegnato ai coltelli di Heneb che risiede a Naref, suo figlio essendo spossessato, la sua casa annientata e il suo corpo passerà in olocausto perchè egli sarà consegnato al braciere e il suo nome non esisterà più tra i viventi.
Ai tempi di Manetone le vittime consegnate a Hera erano effettivamente immagini di cera. Però il dettaglio delle formule del Rituale impone di credere che il braciere di Mut servisse anticamente a bruciare offerte di carni e che queste offerte di carni erano corpi di esseri umani.
La curiosa locuzione uomini-bestia significa che gli uomini sacrificati a Hera heliopolitana erano esaminati come i vitelli destinati all’immolazione.
Dai dati convergenti del Rituale heliopolitano e di Manetone si deve concludere che in certi casi sono stati praticati sacrifici umani in piena epoca storica. Nel Terzo Periodo Intermedio il sacrificio umano d’Heliopoli corrispondeva a una ritualizzazione della pena capitale.
di Gilberto Modonesi
Che il braciere sia stato un utensile per eseguire le condanne a morte è evidente nella formula imprecatoria che conclude una decisione pubblicata sotto Psammetico I (664-610 a.C., XXVI dinastia) nel tempio del nomo herakhleopolitano : Colui che si opporrà a questo decreto egli sarà consegnato al Grande Tribunale che è a Herakleopoli, egli sarà consegnato ai coltelli di Heneb che risiede a Naref, suo figlio essendo spossessato, la sua casa annientata e il suo corpo passerà in olocausto perchè egli sarà consegnato al braciere e il suo nome non esisterà più tra i viventi.
Ai tempi di Manetone le vittime consegnate a Hera erano effettivamente immagini di cera. Però il dettaglio delle formule del Rituale impone di credere che il braciere di Mut servisse anticamente a bruciare offerte di carni e che queste offerte di carni erano corpi di esseri umani.
La curiosa locuzione uomini-bestia significa che gli uomini sacrificati a Hera heliopolitana erano esaminati come i vitelli destinati all’immolazione.
Dai dati convergenti del Rituale heliopolitano e di Manetone si deve concludere che in certi casi sono stati praticati sacrifici umani in piena epoca storica. Nel Terzo Periodo Intermedio il sacrificio umano d’Heliopoli corrispondeva a una ritualizzazione della pena capitale.
di Gilberto Modonesi









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