martedì 21 maggio 2013

IL CASO LA MOTTA-IOR, OVVERO L'OCCULTAMENTO DEI MEDIA DELLO STATO PARALLELO...


Franco La Motta, ex vice capo dell'Aisi, il servizio segreto civile, e capo tra il 2003 e il 2006 della Direzione del Fondo edifici di culto del Viminale è un potentissimo "Gentiluomo di sua santità" con il privilegio di un conto allo IOR in cui si possono effettuare ogni genere di operazioni finanziarie senza controllo. Massimo Teodori
Ancora una volta è probabile che lo IOR sia al centro dei milioni di euro spariti dal Viminale, lo scandalo per cui è indagato per peculato e corruzione Franco La Motta e sono incarcerati Eduardo Tartaglia, cugino di La Motta, e il broker Rocco Zullino accusati di riciclaggio di denaro camorristico.
BASTIONE NICCOLO' V - SEDE DELLO IOR
Lo IOR, banca offshore di Roma-vaticana, ha una lunga tradizione di malaffare finanziario, di riciclaggio e di corruzione i cui protagonisti sono stati spesso gratificati dell'onorificenza di "Gentiluomo di Sua Santità" con licenza di operare nella banca occulta.
Questo è il caso di Franco La Motta, come in passato è stato il caso di Umberto Ortolani e Angelo Balducci, anch'essi "Gentiluomini" pregiudicati.
Tirate il fiato perché questa è la storia che ci riporta a un tempo antico, quello in cui camorra e servizi segreti operarono insieme. In questo caso invece camorra e Stato, ministero dell'Interno, hanno investito i propri capitali nella stessa banca. Ma i soldi del Viminale sono spariti.

Iniziamo da un passaggio del decreto di fermo della Procura antimafia di Napoli contro due riciclatori del clan camorrista Polverino, Eduardo Tartaglia, produttore cinematografico, Rocco Zullino, broker che opera a Lugano. Fermati martedì scorso, nello stesso giorno in cui gli uomini del Ros dei carabinieri entravano nella sede dell'ex Sisde, oggi Aisi, il servizio segreto civile, per perquisire gli uffici di Franco La Motta, prefetto in pensione da un mese, da aprile, e fino allora numero 2 dell'Aisi - e prima ancora numero uno del Fondo Edifici di culto (Fec) presso il Viminale - e fino a martedì consulente dell'Aisi.
Il procuratore aggiunto Gianni Melillo e i pm Ardituro, Del Gaudio e Ribera scrivono nella richiesta di convalida del fermo: «Numerose sono risultate poi le conversazioni intervenute tra Eduardo Tartaglia e Rocco Zullino aventi ad oggetto un investimento eseguito dal Ministero dell'Interno, in particolar modo dal Dipartimento per le libertà civili e per l'immigrazione (da cui dipende il Fec, ndr). Non è ancora chiara la natura del consistente impiego di denaro pubblico presso la Hottinger (banca svizzera, ndr), ma è oltremodo evidente l'imbarazzo degli interlocutori nell'affrontare le conversazioni relative alla vicenda».

Aggiungono i pm: «In tale vicenda risulta coinvolto il Prefetto Franco La Motta, come osservato in contatto con il Tartaglia, oltre che individuato dal Perrone (Roberto, imprenditore, ai vertici del clan Polverino oggi pentito, ndr) come soggetto a cui il medesimo Tartaglia si riferiva come esponente in grado di fornire informazioni sulle indagini in corso».
Sappiamo poi che il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, appreso del buco di una decina di milioni di euro sottratti al Fec, investiti da La Motta nella «Hottinger» e poi scomparsi, ha inviato un esposto alla Procura di Roma - che indaga il prefetto La Motta per peculato e riciclaggio - e messo in piedi una commissione d'inchiesta formata da un avvocato dello Stato, un generale della Gdf e un ispettore del Tesoro.
Il fermo dei due riciclatori avviene nell'ambito di una inchiesta che riguarda «il trasferimento - attraverso una serie coordinata di varie operazioni finanziarie internazionali - della somma di circa 7 milioni e 200 mila euro, provento del delitto di associazione mafiosa, inizialmente presso la Projeckty Investice s.r.o. utilizzando una banca sul territorio della Repubblica Ceca, successivamente nel Regno Unito, apparentemente ad una società denominata Willbest Ltd. ed, infine, su un conto aperto presso un istituto bancario elvetico.». I 7 milioni e 200 mila euro sono il provento del clan «per la realizzazione di un centro commerciale IPERCOOP a Quarto».

A proposito di Tartaglia e Zullino, i pm napoletani si sono convinti che il secondo fosse «completamente asservito e pervaso da una sorta di sudditanza nei confronti del socio padrone Tartaglia anche per le decisioni più banali». A Zullino che gli dice di aver fissato un appuntamento di lavoro, Tartaglia gli suggerisce «di mettere nel suo studio le foto che ha con Maroni o altre personalità per dare più credibilità all'incontro...».
Racconta Roberto Perrone: «Il Tartaglia fece particolare riferimento ad un suo cugino, prefetto in Roma, che - grazie alla sua posizione - era riuscito ad ottenere informazioni sulle mosse della Procura in relazione a questa vicenda. Devo dire che, in seguito, in colloqui riservati tra me e l'Imbriani, quest'ultimo mi ha poi riferito di aver stretto un rapporto costante con questa persona, tanto che spesso la frequentava recandosi in Roma».
Sempre Perrone racconta un episodio che avvenne nel 2007, quando lui e gli altri imprenditori camorristi volevano acquistare una caserma, «che era l'arsenale dismesso della Marina Militare di La Spezia, nella zona delle Cinque Terre».

Il progetto necessitava di «un cambio di destinazione d'uso» per la «successiva costruzione di numerosi appartamenti o, addirittura, di una struttura alberghiera». «Data la particolare difficoltà nell'acquisizione di un terreno demaniale, Nicola Imbriani si avvaleva inizialmente dell'appoggio politico del senatore Gaetano Pellegrino (Udc, ndr) che gli aveva fornito le dovute assicurazioni al riguardo.
Il prefetto La Motta, entrava in gioco in questa vicenda per i necessari contatti per essere favoriti sia nell'acquisto e sia per gli eventuali successivi atti urbanistici, come per esempio i cambi di destinazione d'uso, di un immobile di proprietà demaniale e successivamente dismesso».

http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/killer_camorra_lady_clan/notizie/278345.shtml
Venerdì 10 Maggio 2013
NAPOLI - C’è una donna che viene definita «tragicatora», espressione neanche tanto difficile da capire, buttata lì nel bel mezzo di un’indagine per fatti di camorra. C’è una donna che viene indicata come responsabile di una strategia di alto profilo criminale, una che invece di invitare i maschi di casa alla calma e alla moderazione, avrebbe aizzato gli animi.
Lo ha raccontato di recente un ex killer, il pentito del rione Sanità Giuseppe Granieri, che sta ricostruendo presunti ruoli e livelli di responsabilità nel sempre più confuso scacchiere criminale del centro cittadino. E sulle donne del clan, sulle «quote rosa» della camorra napoletana, pare che il collaboratore di giustizia non si sia risparmiato quanto ad immagini ad effetto. Che significa «tragicatora»? La risposta chiarisce ogni dubbio: «Una donna che mette le tragedie, che diceva sempre che bisogna uccidere, bisognava fare i morti».
Storie criminali, indagini dei carabinieri del comando provinciale di Napoli, c’è anche questo nell’ultimo affresco malavitoso del rione Sanità.

Agli atti le accuse di un pentito, arrestato una quindicina di giorni fa con l’accusa di essere il killer di Francesco Bara, uomo dei Lo Russo nel ventre cittadino. Viene bloccato grazie a un fermo dei pm della Dda di Napoli, conferma le accuse che lo tengono in cella. Confessa. E apre lame di luce nella storia della conquista della Sanità, nel sogno di crescita malavitoso che sarebbe stato covato per mesi dal gruppo di Giovanni Della Corte, almeno secondo le indagini della Dda. Inchiesta condotta dal pool dell’aggiunto Gianni Melillo e dai pm Sergio Amato e Enrica Parascandolo, la parola passa ai giudici del Riesame.
In un filone parallelo, in questi giorni sono state scarcerate Carla e Giulia Della Corte (difese dal penalista Guido De Maio), che erano state arrestate per droga e armi proprio nelle stesse ore in cui i presunti killer di Bara finivano in cella.
Stando alla ricostruzione degli inquirenti, nel corso dell’ultimo anno sarebbero venuti al pettine vecchi nodi, nei rapporti di forza per il controllo dei traffici criminali nella zona della Sanità. E così di fronte alla reggenza di Bara - sostenuto dai «capitoni» di Miano - sarebbe montata l’insofferenza delle giovani leve, per altro legate al gruppo Savarese, famiglia da sempre radicata all’ombra di Porta San Gennaro.

Frizioni striscianti, scortesie reciproche, fino ad arrivare alla resa dei conti.
In tutto il quartiere, viene diffusa una sorta di messaggio sinistro: «Giovannone» non vedrà l’anno nuovo, sarà ammazzato prima dell’inizio del 2013. Clima da coprifuoco lo scorso Natale, paura per regolamenti di conti, per tiri incrociati, di quelli che hanno già mietuto vittime estranee al crimine organizzato. Fatto sta che, stando alla ricostruzione della Dda di Napoli, Giovannone avrebbe provato a giocare in contropiede, a lavorare d’anticipo, ad utilizzare il fattore tempo.
È il trenta dicembre scorso, quando Francesco Bara viene ucciso. «Ho fatto prima io», si sente in una conversazione intercettata nel covo di Della Corte. Ad esplodere i colpi, sarebbe stato proprio Giuseppe Granieri, vale a dire l’uomo che oggi sta raccontando parte del suo vissuto ai pm della Procura. Da brividi la ricostruzione dell’agguato: per ore chiusi in una guardiola, forti di una telecamera per studiare le mosse di Bara, poi il momento opportuno, quando il bersaglio decide di farsi vedere in giro, tanto per ribadire il proprio ruolo.
È il momento clou, Granieri gli va incontro, sa di non avere un volto conosciuto, estrae la pistola e punta al viso. Aveva in testa una sola filastrocca, quella di una donna che andava dicendo che «bisognava fare i morti, bisognava fare le tragedie».

http://www.articolo21.org/author/Nicola-Tranfaglia/
di Nicola Tranfaglia - 12 maggio 2013 Non passa giorno nella nostra repubblica in cui alti funzionari dello Stato, magari andati l'altro ieri improvvisamente in pensione, non si trovano imputati di fronte a giudici che fanno il loro dovere e si limitano ad applicare la legge. Quando stamattina ho letto la vicenda del prefetto Franco La Motta (in foto), fino a pochi giorni fa numero "dell'AISI, ex Sisde, insomma del Servizio Segreto Civile (e consulente dell'AISI fino a marterdì scorso e prima ancora responsabile del Fondo Edifici di Culto presso il Ministero degli Interni, quasi non credevo ai miei occhi.
Ma due grandi quotidiani del nostro paese che peraltro seguono indirizzi diversi come La Stampa di Torino, diretta da Mario Calabresi e La Repubblica di Roma diretta da Ezio Mauro, hanno pubblicato, con un notevole rilievo giustificato dal personaggio implicato, le accuse che i pubblici ministeri della Procura Antimafia di Napoli, il procuratore aggiunto Gianni Melillo, e i sostituti Ardituro, Del Gaudio e Ribera hanno fatto all'ex prefetto. Si tratta di una grossa somma, dieci milioni di euro impiegato nella banca svizzera Hottinger.
"In tale vicenda risulta coinvolto il prefetto La Motta (fermato ieri con decreto dalla Procura) con il broker Rocco Zullino, come osservato in contatto con il Tartaglia, oltre che individuato dal Perrone (Roberto,imprenditore ai vertici del clan Polverino, oggi pentito) come soggetto a cui il medesimo Tartaglia, produttore cinematografico, si riferiva come esponente in grado di fornire informazioni sulle indagini in corso." I giudici sanno anche che l'ex ministro degli Interni nel governo Monti e oggi della Giustizia nel governo Letta, avendo appreso del buco di dieci milioni di euro investiti da La Motta nella banca Hottinger e poi scomparsi, ha inviato un esposto alla Procura di Roma che indaga l'ex prefetto per peculato e riciclaggio e messo in piedi una commissione di inchiesta formata da un avvocato dello Stato, un generale della Guardia di Finanza e un ispettore del Ministero del Tesoro.
Il decreto di fermo della Procura dei due riciclatori Tartaglia e Zullino è avvenuto mentre stavano entrando nella sede dell'AISI per perquisire gli uffici del prefetto La Motta all'interno di una inchiesta che riguarda "il trasferimento -attraverso una serie coordinata di varie operazioni finanziarie internazionali- della somma di circa 7 milioni e 200 mila euro, provento del delitto di associazione mafiosa, inizialmente presso la Projecty Investice s.r.o. utilizzando una banca sul Territorio della repubblica Ceca, successivamente nel Regno Unito ,apparentemente ad una società denominata Wiilbest Ltd ed, infine, a su un conto aperto presso un istituto bancario evetico.
I 7 milioni e 200 mila euro sono il provento del clan Polverino per la realizzazione di un centro commerciale IPERCOOP a Quarto.
A proposito di Tartaglia e Zullino, i pm napoletani si sono convinti che Zullino fosse "completamente asservito e pervaso di una sudditanza nei confronti del socio padrone Tartaglia anche per le decisioni più banali" .
Racconta in una telefonata intercettata come molte altre il pentito Perrone: "Tartaglia fece particolare riferimento a ad un suo cugino, prefetto in Roma, che -grazie alla sua posizione- era riuscito ad ottenere informazioni sulle mosse della Procura in relazione a questa vicenda.
Devo dire che, in seguito, in colloqui riservati tra me e l'Imbriani, questo ultimo mi ha riferito di aver stretto un rapporto con questa persona, tanto che spesso lo frequentava recandosi a Roma."
Sempre Perrone racconta un episodio del 2007 quando lui e altri imprenditori camorristi volevano acquistare una caserma" che era l'arsenale dismesso dalla Marina Militare di La Spezia, nella zona delle Cinque Terre.

"Data la particolare difficoltà nell'acquisizione di un terreno demaniale, Imbriani si avvaleva inizialmente dell'appoggio politico del senatore Pellegrino dell'UDC che gli aveva fornito assicurazioni al riguardo. Il prefetto La Motta entrava nell'affare per i necessari contatti con il Ministero per essere favoriti sia nell'acquisto sia per i successivi atti urbanistici, come ad esempio i cambi di destinazione di uso necessari per un immobile di provenienza demaniale poi dismesso."
Di fronte a vicende come queste non c'è poi da stupirsi di quello che succede nel nostro paese di fronte a manifestazioni contro i giudici come quella organizzata da Berlusconi (con il vicepresidente del Consiglio Angelino Alfano e i ministri in carica Lupi e Quagliariello) che ripete discorsi incendiari contro i magistrati e propugna riforme imminenti per zittirli e costringerli forzosamente alla sua,personale ragione.
Sarà per questo che osservatori come Eugenio Scalfari nel suo articolo domenicale su La Repubblica ma anche Stefano Folli sul Sole 24ore e i due, come è noto, non la pensano allo stesso modo, sono d'accordo per non avanzare previsioni positive sul futuro del governo delle larghe intese.
Certo, nessuno dei molti aspiranti (si parla di cinque o sei da Renzi alla Bindi, da Civati a Franceschini, da Cuperlo a Zingarelli) a succedere a Guglielmo Epifani sulla sedia bollente del partito di riferimento del Centro-sinistra potrebbe  accettare le riforme contro i giudici, a meno di presentarsi agli elettori, con una volontà di martirio molto poco consigliabile a chi ha a cuore la ricostruzione dell'Italia dopo il drammatico ventennio del populismo berlusconiano.

domenica 5 maggio 2013

"IL MURATORE", IL FEMMINICIDIO CHE AVANZA E IL NUOVO TREND DEI SUICIDATI...


Brutte storie, tante storie, troppe anche per me...
Purtroppo me l'aspettavo, da tempo sostenevo e scrivevo che quest' anno sarebbe stato particolarmente fertile per quanto riguarda le disgrazie.
Da un lato i CLASSICI omicidi rituali mediatici, come Sara Scazzi, Yara Gambirasio, Garlasco e tanti altri, volgono al termine e stanno esaurendo il loro impatto plagiante sulla massa, un pò come un Serial televisivo che ha finito le idee e non sa più cosa proporre, mentre dall'altro sono arrivati i nuovi omicidi rituali mediatici e il 2013, anno di trapasso e di trasmutazioni varie, presenta nel suo palinsesto grandi novità...
Oggi va di moda il FOLLE che, preso da improvvisi raptus, compie atti criminali demenziali...
La cronaca nell'ultimo mese ne ha proposti veramente tanti ai fedeli utenti nostrani, è uscita perfino una bella rivista di cronaca nera dal titolo GIALLO, alla modica cifra di 50 centesimi...


La serie televisiva di maggior successo è quella del MURATORE calabrese che voleva sparare ai politici nel momento della formazione del Governo, ma che cambiò idea all'ultimo momento rimediando su due poveri Carabinieri, anzi su un agente, il secondo sparì dalla scena immediatamente, e su una donna incinta, anche lei divenuta presto un fantasma, ma sicuramente torneranno più avanti e li vedremo nel corso della storia...
Questa è stata la prima puntata, molto bella, direi un metafilm dato che si vedeva lo stesso aiuto regista coordinare le comparse ripreso dalla stessa regia che poi era ripresa anche da un cameraman Rai, e come in un gioco di specchi, ogni micro realtà ne conteneva un'altra, una sorta di matrioska...
Il protagonista un MURATORE calabrese vestito da MAN IN BLACK o da matrimonio, a seconda della prospettiva, emigrato in Liguria che preso dalla disperazione, dai debiti, dal fallimento della sua vita coniugale, decise di preparare un attentato al sistema prenotando un alberghetto a Roma con la sua pistolina taroccata comprata anni prima al mercato delle pulci e una punta di trapano come portafortuna per programmare l'agguato il giorno X della nascita del nuovo Governo...
Ovviamente andò tutto a puttane e non riuscì nemmeno a spararsi come solitamente accade ai folli, almeno secondo la prassi e l'estetica vigente... Ma preso dal panico si buttò in braccio ad altri agenti che gentilmente lo buttarono a terra arrestandolo...
Nella seconda puntata, abbiamo però notato un grave errore nella produzione.
Nel montaggio della scena dove il MURATORE esce dall'ospedale, alcuni hanno notato che indossava abiti completamente diversi da quelli che portava il giorno prima, addirittura calzava baldanzoso scarpette bianche e un piumino invernale obsoleto per la stagione, soprattutto a Roma e accanto ad un poliziotto in maglietta nera...
Quale misterioso messaggio gli autori avranno voluto comunicarci subliminalmente???
E dove saranno finiti gli abiti eleganti che indossava la puntata precedente???
Saranno stati rubati???
Vedendo il trailer della prossima imminente uscita,  si scopre che il MURATORE era un asso nel biliardo e viene ritratto sorridente in una vecchia foto insieme ad amici anche loro sorridenti...
Forse bisogna ripartire da quel losco ritrovo per capire la psicologia del protagonista, quindi si prevedono nelle prossime puntate flashback della sua vita passata e una inquietante rivelazione del figlio di 11 anni, e sottolineo 11, dove rivela che la punta del trapano ritrovata apparteneva a un noto frate scomunicato di Genova che abita nella zona portuale e che usava abitualmente per esorcizzare adepti di uno strano culto osirideo...



Il secondo Serial di successo, un sempreverde ma con qualche variazione di sceneggiatura, è MULTI-FEMMINICIDIO, una Fiction terrificante, veramente volgare, triviale, che punta alla pancia dell'utente, dove povere giovani donne muoiono vittime quasi sempre di presunti carnefici appartenenti alla fascia più povera della popolazione, contadini, spazzini, extracomunitari, studentelli, disoccupati, cassintegrati (governo permettendo) e FOLLI vari...
L'innovazione della serie è il sincronismo dei delitti, ovvero il compiersi di questi in relazione a fatti ed eventi politici, come se esistesse una regia occulta che da mondi ultraterreni comandasse ed eteropilotasse gli assassini tutti in perfetto timing con quello che succede nei piani alti, una sorta di contrappasso intrinseco naturale, come se ad un'elezione corrispondesse necessariamente un crimine. E come da contrappasso, mentre si edifica dall'alto il Tempio del potere, dal basso muoiono poveracci senza colpe, senza una motivazione plausibile, così in random, perché il meccanismo prevede questo...
Unico difetto della serie è l'esagerato numero di morti che confonde lo spettatore e satura poi la richiesta morbosa di coloro che seguono con attenzione tutte le puntate, troppe vittime e troppi omicidi, si rischia di perdersi dietro alle singole storie che però sono in qualche modo collegate tra loro...


Passiamo all'ultima proposta mediatica... "I SUICIDATI"...
La serie prende spunto dalla realtà e dai tanti veri o falsi suicidi che il bel paese ha raccontato agli italiani in 60 anni di SOAP mediatiche... Ovvero il tema del suicidio impossibile, estremo, senza apparente movente, sempre misterioso e spesso balisticamente improbabile...
Ogni puntata è conclusiva e presenta un caso nuovo, ma poi anche in questa Fiction tutta l'intera serie sottende un mondo dove questi fatti sono in qualche modo intimamente collegati tra loro...
C'è da fare una precisazione, la serie stessa ammette che esistono anche casi di veri suicidi, ma alterna puntate con falsi suicidi, altresì chiamati appunto i suicidati...
E' come una catena di San Antonio, appena i media ne veicolano uno a macchia d'olio ne arrivano altri 3 e così aumentano per progressione geometrica fino ad un limite di 33, per poi rallentare e scemare nella frequenza fino a diminuire...
Il tutto sempre in sincrono con le vicende di quello che propone la vita politica nostrana ed estera, ma anche quella economica, come quella spirituale, ecclesiastica e di costume...
Gente che spara a senegalesi poi si uccide e si scopre che leggeva cose strane, gente che stermina la famiglia poi si uccide buttandosi in piscina e lasciandosi affogare per inerzia, gente che si spara ma la pistola fugge impaurita nella stanza accanto, sportivi senza gambe che uccidono le proprie donne scambiandole per ladri ma non fanno in tempo a suicidarsi, si ci sono anche i mancati suicidi.
Forze dell'ordine che si sparano in caserma... Gente che si impicca a tre metri di altezza con una corda senza nulla sotto e che, con un balzo felino nel giro di un millisecondo, è riuscita, dopo aver fatto un bel buco con il trapano nel soffitto, ad attaccare un gancio, averlo stretto, averci messo il cappio, essersi infilata dentro con il collo, sempre rimanendo in aria sospesa nel vuoto, ma questi sono dettagli,  ed essersi uccisa mentre il loro cellulare mandava un sms alla pizzeria d'asporto sotto casa...
Povero pakistano, indiziato per aver avuto la sfiga di portare una 4 stagioni nel momento sbagliato alla persona sbagliata, ed essere arrestato perchè il messaggio è arrivato proprio nel suo cellulare...
Questa serie è la più FANTASY perché effettivamente propone casi estremi, quasi demenziali ed impossibili, ma sarà apprezzata molto dalle nuove generazioni...
Serie Pulp, ritmo frenetico, location solitamente di provincia e sempre vittime della fascia mediobassa della popolazione.


 


Questa mattanza fa parte della nuova produzione televisiva, ci sono gadget, trasmissioni pomeridiane e serali, riviste e giornali che presentano i casi alimentando il fuoco sacro della PAURA, del sangue, perché in fondo alla gente piace il macabro, da un lato avverte una forte ansia e bisogno di protezione, da un lato esorcizza la sua metà oscura scaricando la sua aggressività virtualmente nel tubo catodico che poi è un pò come il nostro buco del culo, pozzo infinito e contenitore di falli e totem di ogni tipo. Un pò come quando il grande regista ELIO PETRI mise in scena nel 65 il suo capolavoro "LA DECIMA VITTIMA", una sorta di Grande Fratello antelitteram, dove il gioco era reale e il carnefice doveva uccidere la sua vittima, scelta direttamente da un MEGA-CALCOLATORE della produzione televisiva e il gioco si svolgeva nella vita reale, un pò come per le nostre storie.
Petri anticipò e svelò l'arcano, ma lo fece in quasi tuti i suoi capolavori...
In fondo un grande gioco di società, dove il più forte mangia il più debole, una metafora del mondo, della natura, una sorta di legge della giungla programmata, dove tutto è prestabilito dall'alto o dove l'ALTO necessita di farsi percepire tale per indurre RUOLI SOCIALI e stabilire una gerarchia che permette l'edificazione di quel sistema oracolare che in fondo è sempre lo stesso da millenni, che usa gli stessi riti per mantenere lo scettro del potere nel tempo e nel TEMPIO...

Prossima Fiction in produzione, a proposito di BISOGNO LATENTE DI PROTEZIONE che il cittadino invoca allo Stato quando percepisce il caos e la paura intorno a sé, sarà la terribile e agghiacciante serie dal nome emblematico: "THE PROTECTOR"... Una storia di polizia, di protezione, di sangue che funziona sempre, ma soprattutto di diritti negati, serie dai sapori orwelliani che apre una finestra sul porcile della nostra fragile democrazia, uno sguardo sul futuro che avanza e su chi lo guiderà...

Buonanotte a tutti i telespettatori i programmi sono terminati... cit.
La messa è finita, andate in pace... cit.



martedì 30 aprile 2013

STORIA DELLA DEINDUSTRIALIZZAZIONE E DELLA REPUBBLICA ITALIANA...


Claudio Messora intervista Nino Galloni, economista ed ex direttore del Ministero del Lavoro. Un'altra imperdibile intervista in crowdfunding. Un viaggio nella storia d'Italia che passa per Enrico Mattei e Aldo Moro, lungo un progetto di deindustrializzazione che ha portato il nostro Paese da settima potenza mondiale a membro dei Pigs.

Ci tenevo a mostrarvi questa chiara ed esaustiva intervista di Messora a Galloni, un interessante excursus storico sulle vicende nere della storia della nostra Repubblica, sulla deindustrializzazione durata 60 anni che oggi sembra terminare il suo lungo viaggio attraverso governi e cambiamenti politico culturali... Sono presenti analisi e chiarificatorie ammissioni sui poteri che ci controllano, da sempre menzionati solo nell'ambito del mondo complottista, oggi finalmente trattate anche da autorevoli personalità. Complimenti anche a Messora per le domande incalzanti e per lo stile...
BUONA VISIONE
:-)

martedì 23 aprile 2013

IL TORTELLINO MAGICO, OVVERO LA MORTE ANNUNCIATA DELLA SINISTRA ITALIANA !!!



Lo scorso natale, camminando per le strade del centro storico di Bologna, mi sono fermato davanti a una delle tante meravigliose vetrine di gastronomia petroniana.
La mia attenzione è stata catturata da un cesto di finto vimini contenente freschissimi e solari tortellini che sembravan parlare ai passanti e dire:" mangiami, mangiami..."
Che buoni i tortellini fatti a mano, li mangeresti anche crudi, ti riportano all'infanzia, a tempi andati e come per incanto ti ritrovi immerso in un amarcord fatto di odori, sapori, affetti e belle speranze...
Si, belle speranze, come quelle che nell'Emilia rossa degli anni sessanta rappresentavano le avanguardie sociali, in un mix di diritti civili, welfare alla svedese, affitti agevolati ed equocanone, terme per i dipendenti, ospedali, asili nido e sistema scolastico pubblico presi come modello assoluto nel mondo occidentale e invidiati da tutti, autobus gratis, parchi e giostre per bambini, spazi, musica, arte e diffusione del sapere come mai abbiamo visto nel bel paese...
Si respirava un'altra aria, c'era un'altra vibrazione, c'era una civiltà che ambiva ad evolversi con tutti i suoi limiti che anche allora non mancavano, già all'epoca si iniziava a parlare di crisi economica, ma almeno in alcune parti d'Italia si desiderava un altro mondo e si lottava per realizzare un sogno, si lottava per un obiettivo...
Poi dopo il boom economico straordinario degli anni 60 e primi 70, il padronato iniziò a storcere il naso, la destra politica pure, i poteri forti da tempo volevano sterzare a destra perché L'ESEMPIO EMILIANO DI COMUNISMO DEMOCRATICO PADANO, poteva rappresentare un modello scomodo per l'agenda globalista che oggi impera. Questo dimostrerebbe che un altro mondo è possibile, un mondo dove uguaglianza, diritti, prosperità economica in senso orizzontale, potrebbe facilmente realizzarsi, un mondo dove la coperta non fosse tirata tutta da una parte e non riscaldasse solo quel 10% della popolazione che detiene il 90% delle ricchezze...
Ma invece no, nonostante questa grande eredità storica, la sinistra italiana dopo la morte prima di Moro e poi di Berlinguer, ha ceduto dinnanzi alla nuova tecnocrazia, ha ceduto davanti lo strapotere del sistema bancario, è stata infiltrata da virus che l'hanno corrotta dall'interno, diventando anno dopo anno una brutta copia della fazione destroide che almeno deteneva il copyright del prototipo originale.

Negli ultimi 40 anni la colonia Italia, colonia di un impero sionista transnazionale, ha subito una virata a destra nell'assetto politico ed economico, anticipata prima dalla rieducazione del PLAGIO EMOZIONALE dei media che hanno creato le basi per il divide et impera, trasferendo l'odio piccolo borghese nel capro espiatorio presentato come corpo rituale e alimentando la pancia e il vizio percettivo intollerante della massa nei confronti dell'ALTRO, del cosiddetto diverso, basamento e fortuna della nascente Lega Nord a metà degli anni 80 che raccolse i frutti dell'odio disseminato dalle nuove televisioni oracolari... Negli anni 80 RE SILVIO incarnò la figura del grande imprenditore, in realtà fu solo il prestanome deluxe dei poteri forti massonici che lo crearono in seno a PROPAGANDA DUE un decennio prima, iniziandolo ai segreti osiridei, aprendogli i rubinetti delle banche, controllandolo con lo stalliere giardiniere della mafia, per creare la figura del DISSOLUTORE POPULISTA della democrazia.
RE SILVIO ebbe un grande compito, quello di traghettare la nostra società verso il baratro, quella di rieducare la massa al nemico, quella di fomentare la PROPAGANDA neofascista nell'accezione orwelliana del termine, quella di scendere in politica direttamente per realizzare dall'interno il piano di PROPAGANDA DUE di Gelli per conto dei poteri americani e quello di trasformare la nostra già fragile democrazia in una reazionaria monarchia gerontocratica...
Ma contemporaneamente, la sua figura servì e serve ancora a rappresentare simbolicamente il MALE per una metà dei cittadini italiani, cosicchè la finta sinistra "liberale" nascente potesse fare quelle riforme di destra e capitaliste che nemmeno Craxi osò realizzare fino in fondo, come le prime svendite pubbliche, privatizzazioni, adozioni di dinamiche liberiste da applicare a tutti i gangli della società, fino all'Euro che ha dimezzato i salari e raddoppiato i prezzi, primo tassello transnazionale di distruzione del potere d'acquisto dei cittadini e impoverimento conseguente della popolazione...
Era la finta sinistra che avanzava, interpretando la parte dello sbirro buono e, dall'89 in poi, ovvero dopo la caduta del muro di Berlino, sbavava per farsi percepire non più comunista ma democratica e sempre più Light, arancione, cooptabile, liberale, liberista, cattolica...
Insomma snaturandosi ogni anno e trasformandosi da farfalla in bruco e da bruco a essere unicellulare fino all'IMPLOSIONE FINALE che sta avvenendo ora nel 2013 dopo la rielezione di Napolitano...
Ad libitum...???


Basta boom economici, basta diritti, basta salari garantiti, basta articolo 18, basta potere d'acquisto, basta controllo dei prezzi, basta libertà... Negli ultimi decenni i poteri forti hanno trasformato il nostro paese in una discarica e i rifiuti organici in decomposizione puzzano veramente troppo e sono nauseabondi, oramai insopportabili e non più tollerabili.
Dove vogliono arrivare??? Quale effetto domino vogliono innescare??? Ci stiamo preparando ad un grande conflitto militare che riazzeri e resetti tutto, come sempre è avvenuto in occidente???
Quale è la mision delll'agenda del N.W.O.???
E soprattutto e per quel poco che conta, quale sinistra ci sarà in futuro???
O forse il 2013 è la data simbolica della morte di tutte le sinistre in Italia???
La piazza e il proletariato vecchio e nuovo da chi sarà difeso???
Chi si occuperà di lavoro, diritti???
Sarà affidata solo ai nuovi pifferai magici alla Grillo, evanescenti leader interniani, agli scioperi virtuali???
Il nuovo fascismo IN PUNTA DI PIEDI, avanza lento e inesorabile, un passo alla volta, uno dopo l'altro, in modo che nessuno si accorga del cambiamento quotidiano, evitando di farsi percepire in una visione d'insieme che lo smaschererebbe definitivamente, strumentalizzando chi interpreta la piazza e usandolo come contenitore del dissenso per placare gli animi e far percepire illusoriamente di essere accuditi da nuovi guru che pensano per noi e ci guidano verso cosa???...
Ma verso il nuovo che avanza, ovvero il GRANDE VECCHIO CHE RESTA e non si vuol levare dai coglioni...!!!!

Sono passato nuovamente davanti a quella vetrina...
I tortellini mi sono sembrati diversi, forse giacevano in esposizione da troppo tempo perché troppo cari, forse non erano freschissimi come quelli che notai a Dicembre, erano diversi non mi suscitavano più quei ricordi ancestrali così piacevoli... Ho pensato:" Non ci sono più i tortellini di una volta"...
E guardando meglio in quella cesta di vimini, ho notato al centro un tortellino addirittura che aveva un disegno quasi subliminale, visualizzabile solo se guardato attentamente...
Mi avvicinai alla vetrina, stampandoci gli occhi sopra e finalmente l'arcano del tortellino fu risolto, c'era inscritta una miniatura sorridente e paciosa del faccione di Prodi, immortalato in un ghigno satanico, ma invisibile ai più...
Ero l'unico ad aver scoperto il TORTELLINO MAGICO???
Ero l'unico depositario di questo mistero petroniano???
Forse solo un terribile contrappasso da vivere o rivivere come in un dejavù, un contrappasso che simbolicamente poteva rappresentare la morte annunciata di una sinistra forse mai nata...
Era il 13 Aprile, sarebbe in seguito poi stato eletto ancora Napolitano...
Aprile e numero 13 del mese, veicoli numerologici prediletti per le stragi, i delitti rituali e le trasmutazioni in genere...
E se consideriamo che la strategia della tensione e i delitti rituali spesso determinano l'erezione simbolica di nuovi templi o passaggi epocali, questa primavera dovrebbe determinare la fine o l'inizio della fine di alcuni lunghi processi mediatici che ci hanno massacrato i neuroni negli ultimi anni, proprio perché si sta approdando alla nuova repubblica sopra descritta...
Ma questa è un'altra storia...



giovedì 11 aprile 2013

C'ERA UNA VOLTA IN KOREA...


Fosse in buona fede ci sarebbe da applaudirlo, per lo meno perché sembra non temere il confronto con gli USA e il loro imperialismo senza confini.
Magari ci fosse qualche eroe solitario che osteggiasse le forze del male sioniste, ma temo siano solo fantasie e vane speranze, soprattutto se si comprende il ruolo interpretato da Kim Jong Un, erede di una dinastia comunista-monarchica, guerriero virtuale di ciò che rimane della vecchia Corea, oramai cinta dalle brame occidentali e strumentalizzata come finto contraltare militare, cooptata ed eteroguidata dall'alto...
La Corea del Nord non è altro che uno stato fantoccio degli "Illuminati", secondo una fonte di alto livello del governo cinese e quella di un veterano della politica giapponese incaricato di negoziare con la Corea del Nord, aggiungo io, anche secondo logica, dato che la Corea del nord svolge quel ruolo di specchietto per le allodole del regime transnazionale nazi-sionista.
Il lancio del missile, tanto minacciato dalla Corea del Nord, fa parte di un vecchio schema militare della Skull&Bones, che poi è lo stesso schema di PROPAGANDA di Kissinger nei confronti della sua creatura passata PolPot.
Alcune dittature comuniste, che poi nei fatti sono di natura nazistoide, nazionalista, classista, militarista e quindi per loro natura intrinseca, reazionarie, nascono come creature del Governo Ombra mondialista che i maghi neri come nonno Bush, papa Bush, Kissinger e altri sionisti dell'elite militar economica, per conto delle rispettive società segrete di appartenenza, hanno da sempre finanziato, ideato e plasmato.
Essi utilizzano i cavalli di troia di regimi criminali, siano essi fascisti che finto-comunisti, ma alla fine sempre di estrema destra perché troppo simili tra loro, sia nell'estetica di regime, sia nella retorica di regime, sia nel modus operandi nei confronti della popolazione schiava sottomessa, tipo la Corea del Nord, come uno strumento per manipolare l'opinione pubblica.
In questo caso per manipolare eventi in Giappone e in altre parti dell'Asia, ma anche per giustificare un'eventuale espansionismo liberista e fascio-capitalista nella direzione del NWO che inglobi poco alla volta tutto l'oriente; operazione che avverrà entro una generazione o poco più, Cina permettendo.

Negli ultimi anni tra il Giappone e la Corea del Nord era stato stipulato un accordo per normalizzare le relazioni diplomatiche, ergo quelle commerciali. Questo processo non rientrava nei piani degli Stati Uniti che, operando una forte pressione, costrinsero la Corea del Nord ad interpretare il ruolo di spauracchio bellico per farla tornare sulla "retta via".
La retta via è quella strada che gli STATI CANAGLIA, definizione di invenzione sionista, devono percorre in quanto creazioni dei loro padroni transnazionali, e una volta portato a termine il loro compito vengono poi terminati, come fu per il nazismo di Hitler, il fascismo di Mussolini, il regime di Saddam Hussein, ecc... ecc...
Tutti questi regimi come anche altri pseudo democratici, teocratici, tecnocratici, sono diverse espressioni di creazioni delle società segrete transnazionali, veri feudi mondiali che si palesano ai popoli in cerca di FEDE, attraverso i loro rispettivi avatar nazionali, a secondo delle tradizioni politico culturali locali.


Esistono DOPPI LIVELLI, dove convivono contemporaneamente e sincronicamente opposti ruoli e opposte percezioni della realtà.
Una dittatura viene solitamente inaugurata con una serie di delitti rituali di natura ancestrale, comuni a quasi tutte le culture del mondo, poi viene creato il CAPRO ESPIATORIO e il nemico comune, viene legittimata la pancia e la parte irrazionale del popolo, viene mistificata e divinizzata la figura del LEADER/ORACOLO, viene instaurato poco alla volta un regime reazionario, viene legittimato, gli si fa fare il lavoro sporco, tanto utile a chi dietro le quinte ha plasmato tale MOSTRO e una volta realizzato il suo compito, gli stessi creatori tolgono la spina e quel regime implode su se stesso...
Queste metodologie e modus operandi si possono notare e percepire osservando come funzionano i sistemi militari, TUTTI. Se le persone iniziassero ad evere VISIONE D'INSIEME e non solo la parziale erudizione dei fatti, se le persone iniziassero a CAPIRE e a CONOSCERE come funziona la cultura militare GLOBALISTA, si accorgerebbero che, A LIVELLI ALTI, non esistono più gli stati e le nazioni, almeno da un secolo a questa parte.
O meglio, continuano a esistere per noi schiavi, ma a livelli REALI e non illusori, le nazioni sono semplicemente distretti dello stesso GOVERNO OMBRA che determina la storia influenzandola e rimanendo influenzato a sua volta.
Guardate i sistemi militari di ogni stato, anche di quelli in guerra tra loro od opposti politicamente, presentano gli stessi loghi, le stesse armature, gli stessi pensieri, lo stesso modus operandi, le stesse processioni e marce militari, le stesse retoriche autocelebrative, oggi le stesse armi spesso costruite dal NEMICO/AMICO/NEMICO.
Essi sono come strutture metafisiche che vivono in assenza di tempo, come fossero Egregore che si replicano imprigionate in schemi e loop di una matrice uguale per tutti, da occidente a oriente. A questa matrice di natura bellica, se ne è cristallizzata un'altra di natura economica, che può attraversare qualsiasi sistema, anche i più lontani, trasversalmente, fregandosene degli schemi ideologici fittizi che i popoli seguono religiosamente, perchè lo schema SUPERIORE sionista contiene tutti gli altri che ne sono specchio riflesso in scala, come in una matrioska senza fine, circolare...

La droga, le armi e il commercio di schiavi che la dinastia Rockfeller, Morgan e le società segrete come la Skull&Bones hanno sempre controllato, ha permesso al sionismo di comprare ed eteropilotare stati nemici e renderli strumentali ai propri fini...
Questo è successo alla Corea del Nord, alle dittature fasciste nel mondo e ad alcune dittature nazi-comuniste asiatiche imposte dal cartello militar religioso economico statunitense sionista.
La Corea del nord è stato spesso strumento dell'occidente, come quando minacciò il Giappone in modo da costringerli a comprare dagli USA e da IS-RAEL un inutile, costoso sistema di difesa missilistico. Il lancio del missile può essere stato un trucco per controllare l'opinione pubblica giapponese per sostenere i politici corrotti associati con la lobby militare e fomentare la PROPAGANDA che vuole gli stati, nemici tra loro in un divide et impera funzionale a chi governa il mondo diviso in tanti distretti apparentemente diversi ma sotto la stessa cappella.
In passato si usava la Corea del Nord anche per ottenere la cooperazione giapponese nella finta "guerra al terrorismo".


Tutto questo per spiegare come esistono contrapposizioni APPARENTI, create ad hoc in un sistema che prevede DOPPI LIVELLI di attuazione di piani occulti, dove gli attori in campo contemporaneamente si combattono e sono d'accordo. Entrambi condividono questo macro-sistema, e questo meccanismo si replica in scala attraverso tutti gli spettatori dello show, divenendo contemporaneamente attori interattivi ma inconsapevoli della storia voluta da altri. Inconsciamente tutti sanno di vivere in una bolla artificiale dove leggi e dogmi sono accettati ed emanati dall'alto, ma contemporaneamente e più consciamente ci si divide in false fazioni opposte ... Il sistema mondialista si muove su questa falsariga e si autodefinisce contenitore di entrambe le fazioni, quindi unico ed eterno vincitore per definizione. Matrice e contenitore della matrice, ma anche ingranaggio della matrice stessa che egli ha contribuito a creare, venendone a sua volta influenzato in corso d'opera...

Ma andiamo a vedere la miseria di questo finto pupazzo costruito dai sionisti che si crede un grande stratega pur sapendo di essere espressione di coloro che pensa di odiare ma che invece ama, soprattutto attraverso il massonico topolino e l'uomo NUOVO americano "negro", sportivo ed ex campione, alcolizzato e strumento anch'esso della propaganda statunitense.
Il successore del leader nordcoreano, che dovrebbe avere 30 anni anche se nessuno sa dire con esattezza se sia nato nell’83 o nell’84 e ricorda un demente uscito dal delirio anticomunista di un fumettista americano anni 50, è stato ripreso accanto a Dennis Rodman, l’ex star del basket statunitense, uomo della propaganda mediatica sportiva...!!!

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/05/kim-iii-piccolo-re-comunista-e-tabagista-che-ama-basket/552829/
- I due hanno assistito ad una partita a Pyongyang e si sono giurati "eterna amicizia".
Forse i due sono diventati amici perché entrambi sono soli e psicologicamente instabili, e perché Kim Jong Un va pazzo per il basket che iniziò a seguire quando venne mandato dal padre, Kim Jong Il, deceduto l’anno scorso, a studiare in un collegio svizzero nei pressi di Berna. Pare che al rampollo non fosse permesso uscire con i suoi coetanei e così, per ammazzare la solitudine, cominciò a seguire ossessivamente le sorti del Boston Celtic, fumare una sigaretta dietro l’altra e ingurgitare cibo. L’odio, più che altro propagandistico, mostrato da suo padre nei confronti degli yankees non sembra avergli smorzato la passione per i suoi idoli a stelle e strisce, anzi. Jong-Un deve aver coltivato questa sua passione come l’unica vera trasgressione ai voleri dell’autorità paterna, se non come una ritorsione per la solitudine, dorata, in cui è stato costretto a vivere durante l’adolescenza.
Persino la ragazza, sposata non appena ereditato il potere l’anno scorso, sembra essere stata una scelta del padre, come nella tredizione delle migliori monarchie mondialiste. Egli ha sempre avuto una preferenza per questo figlio dallo sguardo vacuo e dai movimenti lenti, incline a comandare fin da piccolo.
I pochi aneddoti che si conoscono sulla sua breve vita sono quelli riportati dal cuoco giapponese della “divina” famiglia.
Kenji Fujimoto che preparò lauti pranzi a base di aragoste per 13 anni fino al 2001, nel suo libro Sono stato il cuoco di Kim Jong-Il, aveva previsto l’ascesa di Jong Un.
Si legge che da bambino era chiamato “piccolo generale”, mentre “generale” era riservato al fratello maggiore, Jong-Chul. Un giorno, una delle zie lo chiamò ancora in quel modo ma lui si ribellò: “Non voglio essere un piccolo generale” urlò.
Il padre, che vide la scenata, divertito cominciò a chiamarlo “generale Kim”.
Ora Kim Jong un è salito al vertice dell’esercito e come tutti i discendenti della nazione è diventato anche una sorta di divinità per 25 milioni di nordcoreani.-

E' nato un nuovo ORACOLO e non il tanto atteso NUOVO EROE anti-sionista...
DOPPI LIVELLI???





 

martedì 2 aprile 2013

IL SIMBOLISMO DELLA PASQUA... di Pietro Francesco Cascino


 
Il simbolismo della Pasqua:
                                                                     
I simboli esoterici che noi incontriamo nei nostri studi servono a risalire la vita celata dietro i simboli stessi, e contribuiscono alla conquista interna dello studioso e alla comprensione delle forme che appartengono al sublime patrimonio della storia esoterica.
I simboli servono a renderci più chiare le idee e sanno avvicinarci di più d’ogni altro discorso espresso a parole, poiché essi adottano espressioni allegoriche invece che astrazioni linguistiche. Sono usati nel loro contenuto conscio per evocare immagini dalla mente subconscia, e portano nel piano della coscienza ordinaria quel ricchissimo mondo sommerso, chiave perduta delle nostre ricerche interiori.
Si può dare come esempio: il cuore come simbolo dell’amore, la colomba simbolo della pace, il Sole simbolo della luce, la corona simbolo della regalità.
In questi esempi, un’immagine rappresenta un’idea, concreta o astratta.
E’ necessario ricordare che dal punto di vista esoterico si ritiene che gli astri, e particolarmente il Sole, costituiscono l’espressione materiale di possenti enti­tà spirituali le quali, mediante il loro corso alterno e le relazioni reciproche, influi­scono su tutto il creato determinando gli eventi e ciò si rende possibile in quanto l’uomo stesso è costituito degli stessi elementi.
Il significato simbolico delle grandi festività religiose può essere svelato risalendo alla loro origine, al tempo in cui gli uomini vivevano in contatto con la Natura, e con­frontavano l’alternarsi delle stagioni con il corso degli astri ed a questi ricollegavano tutti gli eventi terreni.
Dall’alternarsi delle stagioni gli antichi scoprirono l’inizio dell’inverno e della primavera, i periodi più importanti per la vita dell’uomo e per la sua sopravvivenza. Con tali periodi si sono fatte coincidere le festività religiose del Natale e della Pasqua.
La manifestazione cosmica si svolge in un susseguirsi di cicli. Per quel che ci riguarda più da vicino possiamo osservare il ciclo Zodiacale costituito dalla precessione degli equinozi, che dura circa 2.000 anni, ed il Ciclo Solare connesso alla rotazione della Terra, che dura un anno.
 
Questo Ciclo Solare fu associato, sin dalla notte dei tempi, alla venuta sulla Terra di una Divinità Solare che portava luce e messi alla Terra e vita all’umanità. La nascita di questa divinità avveniva al solstizio d’inverno, giorno in cui la costellazione della Vergine sorge all’orizzonte, quando il Sole scende alla massima declinazione per riprendere il cammino verso l’emisfero nord apportando nuovamente luce e calore fino a raggiungere il suo Zenit al solstizio d’estate. Tale giorno, fu consacrato al “Sol Invictus”, dio persiano Mithra il cui culto risaliva al 1400 a.C., successivamente diffuso nell’Impero Romano nel primo secolo della nostra era, e veniva celebrato il 25 dicembre. Nel compimento del ciclo Solare, nella religione cristiana viene espressa la liturgia dell’Ascensione che si rapporta, secondo gli insegnamenti teosofici, al percorso compiuto dall’Ego, l’eterno pellegrino.
Il Natale, richiamandosi al ciclo solare, era considerato co­me la “nascita” dell’Ego nell’essere umano e la sua crescita attraverso le prove in­vernali fino all’equinozio di primavera (che segna il risveglio della natura) allorquando, avendo superato l’oscurità e la morte, lo spirito dell’uomo risorge dalla materia.
Il simbolo della festa occidentale della Pasqua è posto, quindi, tra l’inverno che si conclude, e la Primavera che sta per iniziare.
La Pasqua nei primi secoli era officiata ogni domeni­ca ed in seguito una volta all’anno al plenilunio dei mesi di marzo / aprile in coincidenza con la festa che ricordava l’esodo degli ebrei dall’Egitto e quindi la salvezza dalla “schiavitù”. Appena nel sesto secolo, fu stabilita la data mo­bile della Pasqua che deve cadere una domenica dopo il plenilunio di primavera.
H.P..Blavatsky nel suo articolo “II carattere esoterico del Vangelo” con                                       ri­ferimento alla festività scrive:
“La venuta di Cristo significa la presenza di Christos in un mondo rigenerato, non già la venuta nel corpo di Cristo-Gesù. Questo Cri­sto non si deve cercare nel deserto o nelle “camere inferiori” e neppure nel san­tuario di qualche tempio o Chiesa costruiti dall’uomo, poiché il Cristo - vero Sal­vatore esoterico - non è un uomo, bensì il Principio divino in ogni essere umano. Chi lotta per far risorgere lo spirito crocifisso dalle sue passioni terrene e seppel­lito profondamente nel “sepolcro” della sua carne peccaminosa, chi ha la forza di
rovesciare la pietra della materia dall’uscio del suo santuario interiore, fa risorgere
il Cristo in lui... “.      
 
Esaminiamo i simboli collegati alla festa religiosa della Pasqua.
I simboli connessi a questa fase di transizione s’identificano astrologicamente con i segni dei Pesci e dell’Ariete, esotericamente con la Croce, e cosmogonicamente con l’uovo, simbolo di germe di vita. 
Il simbolo della Croce
Per la maggior parte delle persone la Croce è semplicemente un simbolo religioso associato al Cristianesimo, ma se andiamo a vedere nella Storia del simbolo della Croce esistono molte varianti, la cui origine è molto più antica della Croce che il Cristianesimo ci ha tramandato. Tali varianti sono legate e fanno parte della filosofia pagana e della legge universale.
Noi come studiosi d’esoterismo dobbiamo considerare la Croce come uno dei più antichi simboli mistici ed accettare che essa fu adottata dalla cristianità come il più antico simbolo della dualità. Ovunque noi la vediamo rappresentata le dobbiamo manifestare un doppio rispetto, poiché è sacra come simbolo Cristiano del Sacrificio ed è ugualmente sacra come segno mistico della legge eterna la quale ci dice: “ quando due opposti si incontrano si produce una manifestazione che è una combinazione della loro potenza”.
 
La parola “croce” deriva probabilmente dal sanscrito Krugga che significa “bastone”. I greci la chiamarono stauros “palo”; gli Ebrei “albero”. La croce, convergente con il numero quattro, era già nell’antichità pre cristiana un simbolo che evocava:
1) L’unione dei contrari (sopra, sotto, destra, sinistra);
2) La vita /l’asse orizzontale: il suolo e l’orizzonte sul quale vive l’uomo; l’asse verticale: il percorso terreno dalla nascita alla morte del corpo, crescita basso-alto o ascesi dell’anima al cielo)
3) Il tempo, collegando nella linea verticale il passato (in basso), il presente (incrocio con la linea orizzontale, rappresentante l’seistente) e il futuro (l’alto); ovvero l’ieri, l’oggi e il domani.
La croce era (ed è) rappresentata in varie forme:
1) Ansata o egiziana: derivata dal geroglifico ANKH, simbolo della vita, con forma di croce sormontata da un cerchio. Tale simbolo fu adottato dai cristiani copti che ne fecero un simbolo cristiano;
2) Commissa o greca: a T (lettera Tau dell’alfabeto greco);
3) Immissa o capitata o aperta o latina: la croce comune;
4) Croce di Lorena: a forma di X (lettera Chi dell’alfabeto greco);
5) Gammata: a forma di T (lettera Gamma dell’alfabeto greco);
6) Uncinata: costituita dall’unione di 4 croci gammate con orientamento verso sinistra (occidente), che schematizzava il moto apparente del Sole. Tale croce è stata anche unita al simbolo del cerchio; ricorda il movimento rotatorio e quindi la vita, nei simboli della croce runica (o celtica), e nella svastica. La croce runica (da runa, lettera dell’alfabeto arcaico delle popolazioni germaniche) unisce i due simboli sovrapposti, una croce a 4 bracci uguali ed un cerchio.
Dopo il supplizio di Cristo sulla croce si sono aggiunti altri significati religiosi e simboli:
La croce come albero della vita
- L’asse verticale indica la connessione fra la terra e il cielo; questo, conficcato nella terra, simboleggia anche le radici della vita.
L’abbraccio del figlio di Dio all’umanità
- L’abbraccio della Redenzione di cui il figlio di Dio si è fatto strumento, facendosi uomo.
La figura umana
- La croce evoca anche la figura umana a braccia aperte ( ripresa anche dalla figura del normotipo di Leonardo da Vinci).
La croce a quattro braccia riporta al numero (4), il più simbolico fra i numeri e, quindi, al quadrato. La croce contiene anche il centro, quindi il superamento della quadrinomia mediante il raggiungimento dell’origine dei quattro elementi attraverso il passaggio al numero successivo, il cinque, ovvero alla “quintessenza. La quintessenza simboleggia, quindi, l’elemento puramente immateriale, lo spirito del mondo, dal quale sono stati generati, e separati dal centro, nelle quattro direzioni i 4 elementi (aria, acqua, fuoco e terra).
Gli iniziati orientali, considerano il simbolo della croce, coetaneo del cerchio dell’Infinitudine Deifica e prima differenziazione dell’Essenza, l’unione tra Spirito e Materia.
Secondo l’allegoria astronomica Mercurio è figlio di Coelus e di Lux, del Cielo e della Luce, o Sole; in mitologia è la progenie di Giove e Maia. E’ il messaggero del Padre Giove, il Messia del Sole; in greco il suo nome Hermes significa tra l’altro “l’Interprete”, la Parola, il Logos o Verbo. Mercurio era raffigurato anche in forma di cubo. La forma cubica è quella che mette i Termini direttamente in relazione con la Croce in quanto il cubo disteso diventa una croce in forma di T maiuscola che i greci chiamavano Tau (croce egizia).
Porfirio nel Pimandro insegna che la Parola di Hermes ora interpretata “Parola di Dio” è una Parola Creatrice “Verbum”, è il principio seminale sparso per tutto l’Universo.
In Alchimia “Mercurio” è il principio umido, l’acqua primitiva o elementare contenente il Seme dell’Universo, fecondata dal Fuoco Solare. Per esprimere il principio fecondatore, gli egiziani alla croce aggiungevano spesso un fallo (per rappresentare l’unione del maschio e della femmina, del verticale e l’orizzontale). Gli egiziani conoscevano il simbolo della Croce sotto un’altra forma: la TAU sormontata da un anello che chiamarono ANKH, la Croce dei Faraoni, chiamata anche specchio di Venere in quanto rappresenta la riproduzione. Noi la chiamiamo abitualmente con il suo nome latino, Croce Ansata.
 
Per gli Egiziani il simbolo della Croce Ansata è quello fra i più frequenti della medicina magico-religiosa. Essa trovò la sua più alta collocazione presso i Sacerdoti di Ammon il Dio di Tope ed era il simbolo della Creazione e della generazione. L’idea di un uomo attaccato alla croce era coordinata con quella dell’origine della vita umana, e quindi con la forma fallica.
Una testa umana era a volte aggiunta al simbolo come a riprodurre l’esatta immagine dello Spirito che s’introduceva nella materia; vale a dire l’immagine del Crocefisso.
Il cerchio e la croce sono inseparabili… la Croce Ansata unisce il cerchio e la croce a quattro bracci. In conseguenza di questo, il cerchio e la croce sono diventati talvolta intercambiabili.
Per esempio il Chakra (o disco di Vishnu), è un cerchio; il nome denota la circolazione, la rotazione come nella Svastica (o nel Filfot del Dio Thor) dove a ciascuna delle quattro estremità della croce si trova un quarto di una curva oviforme, e se questi quattro si avvicinano formano un ovale; così la figura combina la croce col cerchio attorno, diviso in quattro parti.
Il fiore di loto a quattro petali di Budda è ugualmente raffigurato al centro di questa croce, essendo il loto una versione egiziana e indù dei quattro bracci.
Il cerchio rappresenta anche la periodicità, il ciclo del tempo. In tal senso la Croce equivale al ciclo dell’anno. I quattro archi, se riuniti insieme, formerebbero dunque, un’ellisse.
Quest’ellisse denota l’orbita della Terra e si configura come croce dei due equinozi e dei due solstizi manifestando in tal modo l’aspetto astronomico del doppio glifo.
L’emblema della ruota unisce la croce e il cerchio in uno formando il nodo Ankh.
Le Ankh simbolizzavano la vita, non animica solamente ma la vita nel senso di continuità.
Ha avuto anche un significato speciale in un nome o un titolo come quello del Faraone Tout (Ank) Amon . Nelle decorazioni murali, nei tempi e nelle tombe egizie, i personaggi reali e i sacerdoti erano rappresentati con il simbolo della vita in mano, difatti prima della diciottesima dinastia, solo i re e i membri del clero erano considerati come aventi accesso all’immortalità e, per questa ragione, il simbolo dell’immortalità è stato reso visibile sulle loro persone.
Assicurava la protezione della Divinità a chi lo portava addosso. Il simbolo della vita veniva anche esposto nei sacri templi dove la medicina era insegnata insieme alla magia. Questo binomio si protrasse fino alla riforma del Faraone Aton, quando la medicina si staccò dalla magia e tra le due si venne a formare un incolmabile abisso.
 
Questo simbolo era inciso sulle tombe come amuleto per vegliare i morti e conferire loro l’attribuzione di una nuova vita. La Croce ansata simbolizzava l’immortalità divina trasmessa all’uomo. In chiave astronomica, la parte superiore della Croce ansata è il geroglifico Ru, posto sopra la croce del Tau. Il Ru è la porta, l’entrata e l’apertura d’uscita; denota il luogo nel quadrante settentrionale del cielo, dal quale il Sole Nasce. In questo quadrante settentrionale, la Dea delle Sette Stelle, l’Orsa Maggiore disegnava in cielo nel suo movimento di rivoluzione la prima forma della croce Ank, un semplice cappio che avrebbe contenuto in una sola immagine il cerchio e la croce. Questo rappresenta il cerchio percorso nel cielo settentrionale dell’Orsa Maggiore che costituì il quadrante e luogo della nascita del tempo.
Il nodo Ank lo troviamo nell’induismo sotto il nome di Pasha, una corda che Shiva con quattro braccia tiene nel suo braccio destro inferiore, e significa la “porta stretta” che conduce nel Regno dei Cieli, piuttosto che il “luogo di nascita” in senso fisiologico.
Tornando a parlare della Croce connessa con la Pasqua e l’equinozio di Primavera possiamo fare le seguenti osservazioni:
Fino al Concilio di Nicea dell’anno 325 la più antica rappresentazione del dramma di Gesù, il Maestro, il rappresentante in Terra del Dio solare il quale era rappresentato col simbolo dell’agnello (ariete); fu in seguito che si adottò il simbolo della Croce e della crocifissione.
Le tre croci del Monte Calvario rappresentano le croci zodiacali: mutevole, fissa e cardinale le quali rappresentano, inoltre, le forme di Dio immanente nella materia. Da allora questa festa fu commemorata il venerdì seguente il plenilunio dell’ariete e ricordata sul Monte Calvario, che in ebraico significa cranio, ad indicare che in questo posto venne sepolto prima il primo uomo Adamo, e poi Abramo, progenitore degli israeliti.
Attraverso il mistero del Golgota e la morte di Gesù ci furono descritti la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra.
La Pasqua va vista quindi con la tradizione cosmica collaterale.
La morte della crocifissione si contrappone alla tradizione mistica del Dio della vegetazione.
Da un lato il Dio solare che rinasceva dopo essere entrato nel grembo della terra, e dall’altro la morte del Dio della vegetazione, festeggiata dopo tre giorni.
Dal “Viridarium chymicum di Daniele Stolcio di Stolcenmberg pubblicato a Francoforte nel 1624 si legge nella sesta tavola:
Putrefactio
E’ necessario che il seme per prima cosa imputridisca e simultaneamente muoia affinché rinasca alle superne facoltà.
Mai nulla vidi crescere senza tale procedimento.
Senza tale procedimento anche tu sarai vacuo.
Pertanto, mentre la pallida morte con la Falce ucciderà gli amanti,
In quel momento stesso Vulcano darà nuovi fili alla vita.
 
Il simbolo dell’uovo
L’uovo, che nel suo stesso involucro e per la sua forma racchiude il germe della vita, della riproduzione, della continuità e, quindi, dell’immortalità, rappresentò nel tempo l’archetipo psichico della cellula primaria, sorgente magica della vita.
Preso come simbolo della potenza femminile della natura, è stato rappresentato come vergine madre, come caos, come abisso primordiale; ed essendo sferoide, come emblema dell’eternità e dell’infinito, origine del microcosmo e del macrocosmo, la manifestazione in miniatura del processo creativo dell’evoluzione cosmica.
Fin dalle primissime concezioni dell’uomo, esso fu considerato da tutti i popoli come il simbolo che avrebbe rappresentato nel miglior modo possibile l’origine ed il segreto dell’Essere e, per questo, fu venerato tanto per la sua forma quanto per il suo mistero interiore.
L’uovo fu venerato anche per la sua forma sferoidale che fu individuata quale rappresentazione primordiale di tutte le cose, dall’atomo al globo, dall’uomo visto nel suo involucro aurico, all’Angelo (i serafini sono detti Globi alati).
La sfera o il circolo è l’emblema dell’eternità e dell’infinito; citiamo a questo proposito il simbolo del serpente che si morde la coda.
I fenici considerarono l’uovo il “grembo” dell’amore e del genere umano, il “mezzo” che reca in sé la vita e tutto ciò che può servire ad essa nell’universo. La stessa concezione dei Fenici fu conosciuta dalla Fenicia all’India, dalla Cina all’Oceania ed all’Iran.
Nella cosmogonia orfica veniva rappresentato come “uovo cosmico”, contenitore del tempo, dello spazio e della materia, dal quale derivarono tutti gli esseri, dei e semidei.
Fra i greci l’Uovo Orfico faceva parte dei Misteri Dionisiaci, durante i quali L’Uovo del Mondo veniva consacrato e ove si spiegava il suo significato.
Aristofane, in Nuvole, 693, dice “Il Caos, La Notte, L’Erebo ed il Tartaro erano esseri primitivi: La Notte produsse un uovo nel seno infinito dell’Erebo e ne uscì l’Amore che legò tutte le cose insieme e produsse il Cielo, l’oceano, la terra e gli dei”. Dall’uovo di Leda della tradizione greca nacquero Apollo e Latona, Castore e Polluce.
Secondo la mitologia greca, il primogenito del Mondo fu Dionisio che uscì dall’Uovo del Mondo e dal quale derivarono i Mortali e gli Immortali. Similmente alla visione gnostica di Sophia che esce dal Pleroma.
Diodoro Siculo ci dice che Osiride fu generato dall’uovo. Allo stesso modo di BRAHMA della tradizione indù sorge dall’Hiranyagarbha, uovo d’oro (Hiranya significa risplendente, brillante, piuttosto che d’oro).
In Egitto l’uovo era consacrato ad Iside ed era il simbolo della vita immortale e dell’eternità, preso come glifo della matrice generatrice. Nel rituale egiziano si parla di Seb, il Dio del Tempo e della Terra che depone un uovo o l’Universo nel KHOOM, acqua dello spazio, principio femminile astratto.
 
Nel Libro dei Morti, il Dio RA è rappresentato come radiante nel suo Uovo (il Sole).
I Cinesi descrivono la nascita del loro primo uomo da un uovo che Tien, il loro Assoluto, lasciò cadere dal Cielo sulla terra.
I testi sanscriti alludono ad un immenso uovo da cui sarebbero sgorgati i celesti.
L’autrice della “Dottrina Segreta” Helena Petrovna Blavatsky, nel Proemio descrive la visione di un manoscritto arcaico “Le Stanze del Libro di Dzyan”, formato di foglie di palma rese inalterabili all’acqua, al fuoco e all’aria mediante un processo specifico sconosciuto.
Sulla prima pagina di questo Testo appare un disco bianco immacolato, su fondo nero. Sulla seguente vi è un disco simile, con un punto nel centro. Lo studioso di teosofia sa che il primo rappresenta il Cosmo nell’Eternità, prima del risveglio dell’Energia ancora assopita. Il punto nel circolo fino allora immacolato, Spazio ed eternità in Pralaya, indica l’aurora della differenziazione.
E’ il punto nell’Uovo del Mondo, il Germe che diverrà l’Universo; un Germe che è periodicamente ed alternativamente latente ed attivo. Il circolo intero è l’Unità divina da cui tutto procede, a cui tutto ritorna. E’ su questo piano che cominciano le manifestazioni Manvantariche, cioè la realizzazione del Mondo manifestato.
Nella Stanza III, del manoscritto citato, al terzo versetto è così riportato: “ La Tenebra irradia la Luce e la Luce lascia cadere un Raggio Solitario nelle acque, nella Profondità Madre. Il Raggio dardeggia attraverso l’Uovo Vergine, il Raggio causa un fremito nell’Uovo Eterno ed esso lascia cadere il Germe Non Eterno che si condensa nell’Uovo del Mondo”.
Nella visione moderna degli astronomi, dei fisici, e dei filosofi più avanzati, la teoria nebulare dell’Universo è raffigurata con la cellula uovo contenente un centro vibrante che eccita il centro stesso della vita della stessa cellula. Questa teoria ricalca i miti attorno all’uovo, embrione caotico Primum della materia, eterno pellegrino che dopo un processo evolutivo libera dal suo seno il frutto della vita ripetendo in eterno la fine di un periodo, o di uno stato d’essere, e l’inizio di un altro.
 
Molti popoli dunque hanno avuto e continuano ad avere in comune la tradizione dell’uovo che fu inserita in una delle più grandi feste annuali che segnavano la fine di un ciclo astrologico cosmico e l’inizio di un altro. Fu Mosè il primo che attivò in occidente la festa ebraica della Pasqua nella quale l’uovo e l’agnello erano stati da allora adottati come simboli d’immolazione e resurrezione della divinità.
Da tempi immemorabili l’Umanità ogni anno nell’equinozio di Primavera festeggia la presenza immanente della divinità nella materia, collegando la tradizione mistica del dio della vegetazione, il dio Sole, che sacrifica se stesso penetrando il grembo della materia e rinascendo dopo tre giorni dalla mutazione chiamata morte.
Ricordiamo che l’equinozio è l’istante in cui il Sole muovendosi sull’eclittica si trova esattamente sull’equatore terrestre vale a dire ad uno dei due nodi della sua orbita rispetto all’equatore celeste. L’equinozio di primavera cade il 21 marzo.
I Magi dell’antichità, che erano fra l’altro anche astrologi, sapevano che con l’entrata della precessione degli equinozi nel segno zodiacale dei Pesci, veniva sacrificato l’Ariete che era l’espressione della volontà e del potere della vita che si incarnava nella materia.
In tutte le antiche religioni, in questo periodo dell’equinozio di primavera, si celebrava la morte e resurrezione di una divinità solare, di un uomo divino, o di un grande eroe celeste. Era il segno della fine di un grande ciclo cosmico.
Dal punto di vista astrologico l’Ariete, come si sa, fa parte con il Leone e il Sagittario della triplicità del segno del fuoco, il fuoco divino che consuma purificando.
Quindi il simbolo della materia, con una serie di resurrezioni, fa ritorno nel Regno di Dio, nel Regno del Padre.
 
Tutte le dottrine delle principali religioni sono fondate su questa verità, ed è la stessa che troviamo rappresentata allegoricamente nella Bhagavad Gita, nella battaglia sostenuta da Arjuna contro il suo “Io”, per potersi unire a KRISNA; è l’ego che rinasce e muore di nuovo più e più volte, ed in ogni ricorrenza della Pasqua ripete l’atto cosmogonico: in altre parole la fine di un periodo di tempo e l’inizio di un nuovo, basato su un sistema di ritmi cosmici della rigenerazione della vita.
Anche Krisna, nei libri sacri indiani, è ucciso dopo aver compiuto l’opera di redenzione.
Nell’antica Persia si parla anche di resurrezioni: Mitra il Figlio di Dio redime per mezzo della resurrezione. Nell’Atharva, antico testo persiano, leggiamo: “Egli verrà e la vita non avrà più paura della morte, il tempo della putrefazione avrà fine, Egli rinnoverà il sangue di tutti gli esseri, purificherà le anime e tutti i corpi risorgeranno”.
Nelle iniziazioni degli antichi misteri era vissuta questa fase del Dio che s’incarna e risorge. Nell’antico Egitto, nei giorni d’equinozio, il candidato all’iniziazione doveva scendere nel sarcofago ed entrare simbolicamente nel grembo della terra per uscirne il mattino successivo a rappresentare la resurrezione della vita, dopo la mutazione chiamata morte. Nei Grandi Misteri, questo rito durava due giorni. Il candidato veniva legato ad un letto a forma di croce, e dopo atroci prove, e lasciato al buio, il candidato otteneva lo sdoppiamento della personalità; al sorgere del terzo giorno, ormai in possesso della relazione tra visibile ed invisibile, veniva liberato.
 
In Babilonia si commemorava il Dio Tammuz. Così avveniva anche in Persia col Dio Mitra.
In Grecia Bacco veniva fatto a pezzi simbolicamente dai Titani, ma dopo tre giorni di permanenza nell’Ade, risuscitava, così come in Egitto Osiride veniva ucciso da Tifoen, il serpente del male.
Anche nell’antico Jucatan ( America Centrale) il Dio Bacab veniva crocefisso e dopo tre giorni risuscitava e saliva in cielo.
Nell’Antico Testamento leggiamo che fu Mosè il primo ad istituire la festa ebraica della Pasqua per ricordare la liberazione degli Israeliti dall’Egitto, quando l’Angelo sterminatore imperversando sull’Egitto lasciò indenni gli Israeliti che avevano segnato preventivamente le porte delle loro case col sangue dell’agnello che veniva immolato in quel tempo, e le carni mangiate insieme al pane azzimo (tradizione comune anche ad altri popoli antichi).
I simboli dei Pesci e dell’Ariete.
Il segno astrologico dei Pesci, abbraccia l’arco dei giorni che vanno dal 22 febbraio al 21 marzo d’ogni anno. Questo segno è rappresentato da due pesci legati che nuotano uno rivolto al nord e l’altro allo Zenit. Questo segno simboleggia la fase di passaggio tra il periodo invernale, che termina, e la primavera che sta per iniziare e il suo motto è: “Io lascio la casa del Padre e, tornando indietro io salvo”.
 
A questo segno nell’antichità furono accostati: il simbolo del delfino e dell’elefante, rappresentazioni di Giove, pianeta e divinità, che aveva il domicilio notturno nella costellazione dei pesci.
L’elefante fu preso come simbolo di potenza e di saggezza e preso a modello di longevità, poiché i suoi anni di vita si prolungano oltre quelli dell’uomo.
Il delfino, dal punto di vista mitologico, era collegato al Dio Apollo, a Dionisio, Bacco e a Poseidon-Nettuno. Appariva agli occhi degli antichi come cavalcatura degli dei marini e simboleggiava l’amicizia fra gli uomini e le divinità marine.
Questo segno è l’ultimo dei segni dello Zodiaco, l’ultima prova. E’ un segno d’acqua, è mutevole e appartiene al secondo Raggio o Raggio dell’Amore- Saggezza, ha affinità col piano astrale o piano emotivo, tanto nel suo lato mistico, purificatore ed evolutivo, quanto nel suo lato più basso con tutto ciò che si riferisce ai sensi.
Il segno dei Pesci è la dodicesima porta che l’aspirante deve oltrepassare affinché il ciclo sia completo. E’ la dodicesima fatica che il grande iniziato Ercole ha dovuto sostenere prima di iniziare il suo compito cosmico.
Il significato del segno dei Pesci è dunque quello dell’interazione con l’Universo, dell’adesione all’unità superiore, della liberazione totale dei veicoli con la dimensione della materia.
Lo stesso segno è stato ripreso dall’iconografia cristiana che vi ha raffigurato Cristo stesso amico dell’Umanità, Salvatore e guida nelle acque procellose dell’esistenza.
Analizziamo, adesso il segno dell’Ariete unito simbolicamente al cavallo bianco degli antichi Arii Vedici e al cavallo bianco descritto nell’Apocalisse:
Col 21 marzo entriamo nell’Equinozio di primavera sotto il segno dell’Ariete.
L’Ariete è un segno di fuoco ed è legato alla seconda persona della sacra Trinità o della divina Trimurti.
E’ sotto il segno dell’Ariete che ha inizio nell’Umanità l’individualizzazione. In pratica l’uomo dal regno animale passa al quarto regno della natura, vale a dire all’Uomo, sviluppando il corpo mentale attraverso il quale il pensiero divino si manifesta.
La simbologia del cavallo bianco degli antichi inni Vedici ha la stessa simbologia dell’ariete e ricordiamo che il cavallo bianco chiamato KALKI o ASHVA veniva allevato e reso poi libero per un anno di vagare per i campi e dopo un anno, in una manifestazione che durava tre giorni, e veniva sacrificato come l’ariete degli ebrei.
Nell’Apocalisse Cap. 19 leggiamo: “ Poi vidi il cielo aperto ed ecco un cavallo bianco e colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e il Verace…, gli eserciti che sono in cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi”.
 
Il cavallo bianco e l’ariete rappresentano l’attività intellettuale, il corpo mentale illuminato dell’uomo spirituale. Essi sono legati alle dodici fatiche di Ercole e ai dodici figli di Giacobbe. Sono entrambi presi come simboli cosmici dell’anno solare e come canale lungo il quale la conoscenza è distribuita nei diversi regni.
Difatti il motto del segno dell’Ariete è: “Io mi manifesto e dal piano della mente governo”.
Anticamente gli uomini avevano stabilito grandi feste in onore del potere generativo, il potere della natura (al momento in cui questa produceva i frutti) attraverso il Culto di Priapo e con l’esibizione in pubblico del simbolo della generazione, il fallo, o di un albero con fronde o senza. Queste feste segnavano sempre cadenze di un tempo strutturato secondo il ciclo della stagione ed erano rituali di pratiche magico-religiose volti a propiziare, attraverso l’offerta delle primizie o l’esibizione di simboli, l’abbondanza della natura e la continuità della vita.
Nel Medioevo in tutta l’Europa si celebravano nei mesi d’Aprile e maggio feste che comprendevano Pasqua, May day e la festa del solstizio d’estate; feste che sembravano mescolate all’origine del culto di Priapo, festa caratteristica degli antichi Romani.
Molte di queste feste, con l’immissione di pregiudizi acquisiti durante secoli dall’umanità (non esistenti certamente all’epoca in cui i simboli della generazione erano simboli mistici di culti), con l’aggiunta dell’avvento del feticismo della morale corrente, sono diventate da simboli del principio creatore in simboli di peccato, del male, e perciò ritenuti impuri, combattuti e sostituiti con altri simboli che conservano sempre, per chi sa leggere, l’origine dei simboli stessi.
Le feste dei Liberalia si sono tramandate fino ai nostri giorni e sembra che in Francia presso la Rochelle in Santiague sussistesse fino a poco tempo fa il costume di fare piccoli dolci in forma di fallo e offrirli a Pasqua trasportandoli di casa in casa.
 
Lo scrittore francese Dulonne ci dice anche che la domenica delle Palme veniva chiamata la festa dei pini, “pine” che in linguaggio popolare e volgare in Francia è il nome comune del membro virile. Anche a Saint-Feou d’Angely esisteva un simile uso di fare dei piccoli dolci chiamati fateux e portarli in processione alla Fete de Dieu o Corpus Cristi.
Questa usanza derivata dai Romani sembra si sia perpetuata durante tutto il Medioevo e se ne trova traccia fino al XIV e al XV secolo.
Tornando indietro anche nell’antica Grecia si svolgevano in questo periodo allegre processioni che vedevano i giovani sfilare carichi di rami d’ulivo o di lauro, da cui pendevano dolci frutti, vasetti d’olio e di vino, tutti simboli delle rinnovate forze della natura.
Queste feste si ricollegavano ai riti agricoli nati, quando l’uomo imparò a coltivare la terra.
Come abbiamo potuto vedere, la festa della Pasqua dei Cristiani e le altre feste che la precedono o che sono state poste dopo, affondano le radici nella notte dei tempi e sono state e sono ancora comuni a tutte le religioni.
La Pasqua anticamente era intesa dagli ebrei, non solo come l’Esodo dall’Egitto, ma anche come una festa patriarcale che si celebrava con canti, danze e offerta delle primizie, specialmente degli agnelli nati nell’anno. In questo modo 1’ agnello rappresentava il simbolo del riscatto dalle forze oscure dell’inverno e l’ini­zio del nuovo ciclo primaverile.
Pasqua che in ebraico significa passare oltre, ci ricorda che l’umanità è passata da un lungo e doloroso ciclo di morte e di distruzione con la crocifissione che è il “tema del sangue” e che domina tutto l’anno con il ritratto del Cristo, ma che con la Pasqua il Cristo come presenza viva emerge alla luce dopo tre giorni in un anno nuovo.
Questi simboli in precedenza esaminati sono alcuni dei più importanti simboli mistici della verità. Spesso i simboli appaiono complessi di fattura e rendono oscuro il senso che è loro dato.
E’ necessario, in tal caso cercare le parti essenziali, semplici che costituiscono i simboli, e dalla comprensione di queste si passa in seguito, a quelle degli elementi più complessi, scoprendo così l’idea generale esaminata.
Allorché noi saremo divenuti degli attenti osservatori della natura e dei suoi metodi di lavoro, avendo adottata la pratica di scoprire in loro i segni per le nostre riflessioni, i simboli saranno più agevolmente compresi e potremo trarne l’utile necessario per le nostre ricerche.
 
Pietro Francesco Cascino è il Vice presidente del Gruppo Teosofico “Ars Regia H.P.B.” di Milano