venerdì 13 maggio 2016

TTIP, OVVERO L'ULTIMA FRONTIERA DEL NAZI-CAPITALISMO...



Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo commerciale di libero scambio in corso di negoziato dal 2013 tra l'Unione europea e gli Stati Uniti d'America.
Viene proposta come obiettivo l'apertura del mercato statunitense degli appalti pubblici. Alcune organizzazioni non governative lo accusano di mancanza di trasparenza e di abbassare gli standard qualitativi di lavoro, ambiente e alimentare in vigore nella Ue. 
I suoi promotori, invece, tra cui tutti i Governi europei e le organizzazioni imprenditoriali, la ritengono una svolta cruciale per rilanciare la crescita in Europa attraverso l'abbattimento delle barriere tariffarie e la riduzione delle procedure burocratiche. 
(wikipedia)

L'ultima frontiera, oppure, a seconda della prospettiva, la prima di una lunga serie di cambiamenti epocali è giunta a noi, in punta di piedi, nel silenzio generale, nel vuoto pneumatico dell'incoscienza di classe collettiva, tra una sfida di Champions League e un delitto casalingo di Brembate, tra uno scandalo politico e populismi striscianti di giovani condottieri.
In un clima divisorio da caccia alle streghe, dove si punta il dito contro il capro di turno, come nel caso di una categoria di persone, di un'etnia, della Res Publica, e mai contro le cause strutturali di un intero sistema padronale marcio che oggi rilancia la carta del NUOVO ORDINE MONDIALE.
Un nuovo ordine globale voluto da determinati poteri forti e senza che nessuno ostacoli il loro cammino, voluto da ambienti supra massonici di UR-LODGES neo-aristocratiche e ultraliberiste che contaminano ogni ambiente economico, sociale, politico, pubblico.
Nel sonno della ragione collettivo, ecco che l'avanguardia del capitale mette in campo le sue carte e, dopo una crisi economica creata a tavolino dai suddetti poteri, si gioca il tutto per tutto, ben sapendo che ha il coltello dalla parte del manico.
E' il mercato, baby... cit. uno schiavo

"Una legislazione meno rigida sul lavoro, a parte comportare una prospettiva di svantaggio economico per le classi interessate, generalmente determina minori tutele per la sicurezza dei lavoratori.Tutti i servizi pubblici, come per esempio quello sanitario, potranno essere oggetto di negoziazione, secondo la cornice del WTO, esclusi i servizi relativi ai poteri governativi (governo, esercito, polizia, magistratura), perciò l’eventualità e il grado di privatizzazione sono in balia delle contingenze politiche e dei rapporti di forza. E' previsto l’accesso al mercato degli appalti pubblici, a tutti i livelli. Sulla copertura dei diritti di proprietà intellettuale, l’irrigidimento di tali tutele comporterà costi maggiorati ai sistemi sanitari nazionali per i farmaci e il minor accesso ad essi da parte delle persone." (sunto da http://www.perunaltracitta.org/2015/11/28/ttip-e-salute/)

Dopo aver rieducato le masse occidentali ad odiare il sistema pubblico, dopo averlo destrutturato ed involuto, dopo aver saccheggiato le nostri menti e comprato la nostra dignità, dopo averci diviso in buoni e cattivi, dopo aver inglobato le economie nazionali tramite potentati bancari, dopo aver eliminato ogni sovranità monetaria e nazionale, dopo aver reso precario il lavoro, dopo averlo delocalizzato in nome di un progresso globalista suicida, dopo aver ridotto massivamente i salari ed introdotto le norme liberticide dei vari job acts, dopo aver ulteriormente proletarizzato le masse lavorative sfruttando e strumentalizzando anche l'immigrazione, spesso causata e voluta dagli stessi poteri, attraverso guerre, carestie, mafie locali, dopo i tentativi di distruzione della costituzione e del buon senso comune, ecco giungere a noi il TTIP, questo acronimo terrificante ed incomprensibile, il nuovo protocollo di accordi commerciali salutato come il nuovo sistema commerciale che produrrà lavoro e prosperità per tutto il mondo.
Finalmente il potere cosiddetto occulto si sveste e mostra fiero le sue nudità oscene ai sudditi, le mostra senza dare troppo nell'occhio, in maniera calcolata, un passo alla volta, sempre fintamente democraticamente e sempre in nome della civiltà del 3° millennio, quella società che non avrà più lavoro, pensioni e diritti, dove i poveri saranno sempre più poveri, dove la classe media diventerà classe proletaria ed i grandi agglomerati di potere economico, sempre più forti e distaccati dal mondo reale.
Le reazioni a questi processi economico-culturali sono monitorati da coloro che gestiscono il dissenso o il potenziale dissenso nella società civile e nella società virtuale, creando contenitori dei vari antagonismi, per ridurre il danno, vero o presunto, si possa arrecare al sistema o qualsiasi rigurgito dal basso possa nascere.


Il TTIP  si propone i seguenti punti:
1) Abbattere ogni ostacolo di sovranità nazionale e delle prerogative legislative degli stati rispetto agli interessi dominanti aziendali e multinazionali, eliminando progressivamente ogni forma di tutela degli operatori di ogni singolo paese. 
2) Modellare ed unificare le regolamentazioni dei settori produttivi in modo che siano gestibili e non sovrani delle proprie azioni, impedendo ogni aspetto critico e di autonomia gestionale.
3) Spostare verso un contenitore unico guidato dal mercato selvaggio le attività produttive tradizionalmente tutelate dalla concorrenza commerciale del più forte, inducendo prospettive di privatizzazione e liberalizzazione.
L’abbassamento delle norme a tutela della salute e del bene comune, saranno declinate dalle suddette regolamentazioni e dagli investimenti che permettono alle multinazionali di scavalcare gli Stati attraverso tribunali sovranazionali (arbitrati internazionali, ISDS, Investor- State Dispute Settlement). Lo scopo delle aziende USA è quello di ottenere un rilevante abbassamento delle “barriere non tariffarie” per poter esportare meglio nei mercati europei.
Il progetto a media scadenza, è quello di disintegrare ciò che rimane della res publica in ogni paese sovrano, sia a livello strettamente economico che culturale, cambiando lo spirito di ogni paese, trasmuntandolo in altro nuovo contenitore di sudditi, cambiandone la matrice ed i connotati, salvando il peggio e preservando solo gli aspetti strutturali già edificati negli ultimi decenni di malapolitica.
Non a caso verrà duramente colpito l'ambiente che non sarà più lo stesso, una volta acquistato e sfruttato dalle Corporation, dopo anni di coltivazioni intensive a base di OGM, dove le minime garanzie di qualità nelle filiere produttive di distribuzione saranno scavalcate dai meccanismi che regolano i nuovi trattati padronali, dove saranno importati a forza prodotti di bassissima qualità dall'estero, senza alcun controllo per la salute pubblica, dove i conseguenti salari di tutti saranno ridotti e dove, per incanto, i diritti dei lavoratori saranno superati dai paradigmi aziendali e multinazionali. I prodotti a basso costo alimentari OGM americani, africani e cinesi satureranno il mercato, causando la chiusura di ogni attività concorrente che non voglia giocare al ribasso, processo che già accade per svariate attività imprenditoriali...
La volontà del progetto a lunga scadenza è quello dell'eliminazione progressiva di una buona parte dell'umanità, in fondo siamo troppi, una bella sfoltita di proletari, ma un poco alla volta, perché la logica conseguenza di tali mutamenti e prospettive verrà a creare una tremenda crisi mondiale, qualche nuova guerra e terrorismi vari, disoccupazione altissima, povertà sempre più diffusa, riduzione all'accesso alle cure pubbliche e a farmaci salvavita, nuove malattie causate dai prodotti alimentari manipolati, dall'ulteriore aumento dell'inquinamento, senza considerare la perdita futura, già paventata e denunciata, della possibilità di coltivarsi in proprio un orto, pratica che verrà vietata proprio in nome dei suddetti principi stipulati dal TTIP sulla proprietà intellettuale aziendale, quindi il conseguente pagamento di royalties in caso di produzione casalinga o comunitaria.
Saranno introdotti nuovi farmaci più costosi e farmaci ora vietati, che andranno ad eliminare i farmaci generici comuni, la proprietà intellettuale rubata solo ai creativi, mentre sarà fortemente preservata per i diritti delle case farmaceutiche che condizioneranno anche il prontuario sanitario nazionale ed i suoi relativi costi, nella direzione di una privatizzazione generale di ogni settore pubblico.

Il nuovo che avanza e domina è arrivato, con i suoi lacchè ignobili che, ogni decennio, cantano le lodi del mercato, sempre pronti a difendere le banche ed ogni vergognoso sopruso del sistema liberista, con i tappetini boldrinisti, drogati di globalismo d'accatto del "ce lo chiede l'europa", dei governi finti di sinistra occidentale, supini ad ogni richiesta del grande capitale, ripetitori convinti pavlovianamente ad accettare i falsi paradigmi di un mondialismo artificiale e malato, cinicamente scambiato per multiculturalismo, dei quali l'EXPO' ne rappresenta il simbolo, l'esempio endemico e cancerogeno. Dove ad ogni passo padronale ne consegue una trasformazione culturale imposta dall'alto, atta ad un'accettazione coatta delle sue leggi, come il linguaggio strumentale aziendalistico in stile GREEN ed ECOSOLIDALE, dove ad ogni rivalsa sindacale o sociale viene contrapposta ideologicamente dal sistema l'avanzata di altri poveri, vittime in primis, portati come esempio di doveroso ribasso salariale, dovuto e fatto accettare come normale conseguenza degli eventi, eventi che solo gli stolti ed i manipolati ora salutano come casuali, complici anche loro dell'accettazione generale di tutte le nuove declinazioni del potere economico, con tutti i suoi paradigmi strutturali atti a stravolgere i popoli europei e mondiali, accompagnandoli per mano verso il baratro...
E' arrivato il TTIP, ovvero l'ultima frontiera del nazi-capitalismo, inchinatevi ed accettate, non criticate, w la globalizzazione, w l'OGM, w le case farmaceutiche, w la privatizzazione della sanità, dell'acqua, w i salari terzomondisti e buon transumanesimo a tutti, nella speranza che l'uomo macchina abbia più fortuna di quello attuale...


martedì 10 maggio 2016

LA SOTTRAZIONE DEL TEMPO di GIANFRANCO CARPEORO


Ci rubano il tempo, così non pensiamo: ecco il complotto:
Il rapporto tra la velocità e il tempo è cambiato solo negli ultimi quattro secoli: alla velocità è stato assimilato un significato di efficacia, di efficienza, mentre alla lentezza viene attribuito un coefficiente simbolico di ritardo e inefficienza. Una persona che ha dei problemi la chiamiamo “ritardata”: tendiamo a considerare poco efficiente chi, magari, una cosa la capisce dopo – chi risponde dopo, chi reagisce dopo. E’ un ritardo, che per noi oggi è automaticamente un’inefficienza, un’inabilità. 
Quante volte usiamo l’espressione “perdere tempo”
I latini dicevano “festina lente”, cioè “affrettati lentamente”. 
Per circa due secoli è stato il motto di case nobiliari nonché del veneziano Aldo Manuzio, il primo editore del mondo. Già nella favola di Fedro, la tartaruga batte la lepre. Il “festina lente” lo ritroviamo nei testi più misteriosi, all’origine del rosacrocianesimo, e in Giordano Bruno, nel famoso dialogo de “La cena delle ceneri”. Manzoni, nei “Promessi sposi”, lo cambia in “adelante, cum judicio”: veloce, ma con prudenza.
La velocità percepita come virtù è un’acquisizione molto recente. 
Attribuire alla velocità un valore positivo e alla lentezza un valore negativo può non essere una cosa utile, in senso assoluto: chi ha detto che il boia che dice “domani” è peggio del boia che dice “subito”? Nel film “Non ci resta che piangere”, con Benigni e Troisi, Leonardo è un ritardato. Leonardo era lento, molte commissioni gli sono state tolte perché non finiva in tempo i lavori: per fare le cose si prendeva i suoi tempi. 
Era lento, ma questo non gli ha impedito di scrivere 13.000 pagine di studi. Impegnava il tempo secondo i suoi principi. Il tempo è un bene collettivo, ma anche individuale. Il tempo è denaro, si dice, ma non è vero: il tempo non è denaro. Il denaro è fungibile, il tempo no: se ti rubo 100 euro potrai sempre recuperarli, ma se ti rubo un’ora non te la ridarà nessuno. E questo è fondamentale per capire qual è la chiave di volta a cui siamo arrivati, nel nostro sviluppo evolutivo. 
Il sistema, l’intero sistema di potere mondiale, è fondato sulla sottrazione del nostro tempo.
Il tempo ci dev’essere sottratto, ci dev’essere tolto: perché, in quanto moneta infungibile, diventa la vera risorsa del sistema di potere. Quindi la vera risorsa non sono i nostri soldi, ma il nostro tempo. La sottrazione del nostro tempo è mirata a trasformare l’uomo in consumatore: l’essere umano pensante deve essere trasformato in consumatore. Meno si pensa, e più si consuma. Il miglior consumatore è quello non pensante. Quindi, sottraendovi il tempo, voi non pensate. In tempi andati, fino a 70-80 anni fa, la gente teneva dei diari. Quella di racchiudere delle cose in un racconto è un’esigenza naturale dell’uomo, una narrazione destinata anche a se stessi. E quella stessa narrazione era un modo anche per pensare – perché non è che si pensa in compagnia, si pensa da soli. Il pensiero, l’introspezione, è individuale. Si può pregare in compagnia, ma non pensare. Il pensiero è veramente la radice della nostra essenza. Se un grande filosofo come Cartesio ha scritto “cogito ergo sum” (penso, dunque sono) ci sarà pure un motivo, no?
E quindi il sistema ci deve togliere il tempo per non farci pensare. Ma dato che noi abbiamo l’esigenza del racconto, ci dà Facebook – che è un modo di sottrarre il tempo, evitando però di pensare: chi è che si va a riguardare le scemate che ha scritto in precedenza? Facebook non è un libro, un quaderno. E poi a un certo punto ti impedisce di andare indietro. E’ l’ennesimo sistema costruito ai fini del grande progetto: la sottrazione del tempo. Noi non pensiamo, perché il tempo ci viene sottratto. E siccome non pensiamo, non partecipiamo. 
Chi di noi partecipa al sistema politico? Chi di noi si iscrive al partito che ha votato, andando a rompere i coglioni ai congressi e facendo causa per averli, i congressi? Certo, nessuno nega che anche Facebook abbia anche i suoi aspetti positivi, la capacità di veicolare idee. Del resto, nessuna cosa è mai interamente negativa. 
In una rivisitazione del “Dottor Jekyll”, Mister Hide deve fare un’azione malvagia, pesca un pesciolino dalla boccia e dice “adesso lo do al gatto”, ma poi ci ripensa: “No, così il gatto gode”. Avrebbero mai dato uno Stato a Israele senza i 6 milioni di ebrei sterminati da Hitler?

Resta però il fatto che, se facciamo la somma del tempo sottratto, a tutti quanti, scopriamo che tutti gli espedienti sono indirizzati alla sottrazione del tempo. 
La sottrazione del tempo opera attraverso un concetto che si chiama “astrazione del gesto”: è il modo in cui si sono fondate tutte le operazioni di business criminale dell’umanità. Se ti convinco, una tantum, a fumarti un sigaro particolare, tu non diventi un fumatore. E non sei un fumatore se ti fumi quattro sigari all’anno, nelle ricorrenze. 
Quand’è che diventi un fumatore? Quando io ti fabbrico l’oggetto astratto – l’astrazione di un piacere – che è la sigaretta: te la fumi, senza più neppure accorgerti che stai fumando. Devi arrivare al gesto per cui tu compri senza pensare a quello che stai comprando. Mangi, senza sapere che stai mangiando. Devono toglierti quello che c’è dietro alle cose, ai gesti – mangiare, fumare. 
Non necessariamente sarebbero morte di cancro migliaia di persone. 
Una volta il tabacco non lo si fumava, lo si annusava. Nessuno sarebbe morto di cancro, ma non sarebbe neanche nata la Philip Morris.
Le cose devono funzionare in quel modo: la sottrazione del tempo significa astrazione del contenuto dei gesti, e quindi eliminazione della scelta. 
Non facciamo più le cose per scelta, ma perché le abbiamo fatte ieri e quindi le rifaremo domani. E’ stato costruito uno schema per cui la quantità dei nostri gesti automatici è oggi infinitamente superiore a quella dell’uomo di 400 anni fa. Oggi, i nostri gesti automatici sono il 90% della giornata. 
L’uomo del‘400 non ti diceva “ok, lo faccio subito”, ma “lo faccio dopo”: era la difesa del principio in base al quale lui sceglieva come destinare il proprio tempo. Su questo presupposto, il vero atto rivoluzionario è riappropriarsi del tempo. Ognuno di noi lo può fare. 
E’ semplice, ed è alla base di tutto: adottare un certo tipo di alimentazione, costruire un vissuto diverso. Alla base di tutto ci dev’essere la riappropriazione del tempo. E’ vero che lavoriamo 8 ore, ma poi tendiamo a perdere anche le altre. Il tempo non è perso se ho visto una cosa che non mi è piaciuta, se ho scelto di vederla, perché anche quella è un’esperienza. Il tempo è perso se sono a una conferenza noiosa e non l’ho deciso io, di andarci. E il tempo perso non è restituibile.

Anche all’interno dello schema della società odierna, noi potremmo riappropriarci di una serie di cose. Rispetto ai concetti più complicati di consapevolezza e rivoluzione personale, questa è una cosa più semplice da spiegare, da far capire. Se a un certo punto ognuno di noi, nel suo piccolo, fa questa operazione su se stesso e la stimola nelle persone che gli sono vicine, scopre che questo è l’unico modo – vero – per recuperare energie per poi rifare progetti e rimettersi in moto. Dalla fine del ‘900 stiamo vivendo nel picco più basso, a livello di consapevolezza. E’ il più alto tecnologicamente, ma non ci serve a nulla. Perché la tecnologia è stata sviluppata? Per fotterci il tempo. Esce il telefonino nuovo e te lo devi comprare, esce il computer nuovo che ti fa risparmiare del tempo, ma quel tempo lo perdi lavorando come un matto per trovare i soldi necessari a quegli acquisti. 
Quando dirigevo “Pc Magazine” scrissi un editoriale nel quale dicevo: non comprate l’ultimo modello, perché vi fa risparmiare un’ora di lavoro ma ve ne fa perdere dieci per pagarlo. Il direttore italiano di Cisco ci tolse la pubblicità e inviò una lettera di fuoco, di tre pagine. Risposi con due parole: “Sopravviveremo entrambi”.


Tutto è costruito per fotterci il tempo. La macchina da 50 milioni di euro, che può essere il sogno della mia vita, convive col divieto di superare i 130 chilometri orari. Che me ne faccio, allora, di una Ferrari? Eppure la gente continua a comprare le Ferrari: l’automatismo è formidabile, è un sistema micidiale. A chi non piacerebbe una bella casa, con parco e piscina? Ho un amico industriale che ne ha una così, vicino a Milano, ma è stata costruita su una vena radioattiva che risale all’evento di Chernobyl. 
Un umanista come Leon Battista Alberti per prima cosa domanda: dove la fate, la casa? Chi si pone mai il problema del “dove”, dell’orientamento fatto in modo serio? Il Feng Shui dell’80% degli architetti italiani è una truffa, ma il vero Feng Shui si fonda sullo stesso principio del Padre Nostro, “così in cielo così in terra”, in alto come in basso. Ci sono energie che vengono da sopra e energie che vengono da sotto. Quelle che vengono da sotto vennero studiate a tutti i livelli: da egizi, persiani, alchimisti. E si chiama tellurismo. Ora, studiare la ragnatela del tellurismo, la ragnatela geo-magnetica, non è semplice. Se uno la conoscesse davvero, potrebbe prevenire i terremoti.
Io ho un caro amico, Giampaolo Giuliani, che i terremoti li prevede. Ci ha sempre azzeccato, perché rileva il radon, cioè l’espressione del tellurismo: è il gas che circola e viene liberato quando le vene, i canali in cui viaggia si rompono, e quindi sale. Ma non c’è pericolo che gli architetti “chic” ne sappiano qualcosa, di tellurismo: anche a loro hanno tolto il tempo. 

Le forze che vengono dall’alto, invece, sono alla base del simbolismo astrologico, il cui significato non è quello divinatorio, di stabilire i caratteri dei segni. Il simbolismo astrologico nasce come ancestrale collocazione in un ordine, da parte degli antichi, delle energie che provengono dalle stelle. Il testo base della difesa dell’astrologia l’ha scritto Firmico Materno, è un romano del 100 dopo Cristo. La prima cosa che scrive è che l’astrologia non serve per divinare. Tralasciando i fabbricanti di oroscopi, se invece studiamo come questa simbologia ha cercato di raffigurare i potenziali energetici delle varie costellazioni, non dico che possa essere una cosa esatta, ma è una cosa storica, mentre l’astrologia di oggi è come il Reiki, che non è una disciplina tradizionale e nasce per fottere soldi alla gente, su invenzione di un americano del secolo scorso.
Le discipline tradizionali non necessariamente sono esatte, ma hanno una storia. Trovate molte differenze tra il rosario cristiano e il mantra degli indiani? 
La scansione dei tempi comporta un esercizio di respirazione. 
E’ la “novena della Vergine” o qualcos’altro? Certo che è qualcos’altro: l’hanno teorizzato i benedettini, si chiama Esicasmo ed è lo Yoga dei cristiani. 
E’ uguale: serve a regolare la respirazione per raggiungere un determinato stato di meditazione, solo che i preti si guardano bene dallo spiegare una cosa del genere. C’è nel Cristianesimo qualcosa che andrebbe approfondito, ma non te lo dicono, perché per loro non è questo il business. Idem per la massoneria: la dottrina massonica non è un business, mentre l’organizzazione massonica lo è. Se voglio fare il business mi interessa l’organizzazione, non la teoria. Poi, certo, mi serve qualcosa di appiccicaticcio per convincere la gente che è una cosa seria – ma come fumo negli occhi, non come materia da approfondire.

Il problema è che la sottrazione del tempo è innanzitutto è un’operazione di consapevolezza individuale: ci ha reso aggressivi e vendicativi. Noi abbiamo un altissimo coefficiente di aggressività, vendicatività e incapacità di subire un torto. Alla fine, subire un piccolo torto non è la fine del mondo: se uno ti passa davanti nella coda, e tu non hai fretta, che te ne importa? Noi litighiamo anche quando non abbiamo fretta: perché? Perché la sottrazione del tempo ci ha reso ipersensibili anche in questo senso. Siamo convinti che non dobbiamo essere fregati. E non capiamo che, in una vita sociale, un poco dobbiamo essere fottuti tutti quanti. Siamo esseri sociali, dopotutto. E allora è molto meglio stabilire un limite entro il quale sopportare, e reagire solo quando quel limite è oltrepassato. Invece, la maggior parte di noi reagisce sempre. Succede quando ti tolgono il tempo, quando non hai più il tempo di pensare a quello che stai facendo, il tempo di contare fino a dieci.
Se tu potessi contare fino a dieci, se fossi abituato a prenderti il tempo, non t’incazzeresti. Ma siccome non sei più abituato a prenderti il tempo, t’incazzi. Questo è il meccanismo. I primi che si fottono il tempo da soli siamo noi. Se al posto di Facebook avessimo un diario serio, lo scopriremmo che ci fottiamo il tempo. Il problema vero, centrale, è che rispetto a tutte le scelte – alimentazione, qualità della vita, piccole rivoluzioni personali – la prima cosa che dobbiamo fare è riprenderci il tempo. 
L’alta velocità? Assurda. Cos’era il senso del viaggio, 500 anni fa? Se Marco Polo fosse potuto andare da Venezia in Cina in aereo, avrebbe mai scritto il “Milione”? Il senso del viaggio qual è? Chi si organizza le vacanze lo fa, il ragionamento sul senso del viaggio? 
No, certo, perché gli hanno fottuto il tempo. La sottrazione del tempo coinvolge ogni aspetto della vita. “L’ozio e il negozio” dei latini si colloca perfettamente in questo quadro: tutte le cose in cui bisognava pensare erano delegate all’“otium”, non al “negotium”. Seneca dice che, se non fai un buon “otium”, ti va male il “negotium”: se non pensi le cose giuste, mentre fai l’“otium” con calma, poi nel “negotium” ti prendi le mazzate.
In realtà c’è questo respiro, tra le cose che devi fare entro certi schemi e le cose che devi fare fuori dagli schemi. Se tu questo equilibrio lo alteri, e fai tutto dentro gli schemi, la tua creatività è morta. Le nostre energie sociali, la capacità di avere progetti, di scoprire cose, di scoprire nuovi modi di vivere, sono zero. Diventiamo degli ottimi consumatori: alla Coop, all’Esselunga. Da anni, altri ci fanno fare quello che vogliono loro, e noi non ce ne preoccupiamo. Anche Sant’Agostino diceva “fa’ quel che vuoi”. La gente lo fraintendeva, e pensava che fosse epicureo. Poi nella “Città di Dio” l’ha spiegato: “fa’ quello che vuoi” significa che devi fare quel che vuoi veramente, non quello che ti spingono a fare. “Fa’ quel che vuoi” non significa andare a cercare tutti i piaceri del mondo, perché potresti scoprire che non è quel che vuoi, se ci pensi bene. Era anche quello che diceva Epicuro: «La felicità è semplice, basta inseguire il piacere; però è quasi impossibile, perché bisogna capire qual è il piacere».

(Gianfranco Carpeoro, estratti della conferenza “Il grande complotto: la sottrazione del tempo” tenutasi a Milano nel giugno 2012, ripresa in video su YouTube. Massone, già gran maestro del Rito Scozzese italiano, Carpeoro è stato avvocato e pubblicitario. Giornalista e scrittore, allievo di Francesco Saba Sardi, è considerato uno dei massimi studiosi di esoterismo e linguaggio simbolico).
http://www.libreidee.org/2015/05/ci-rubano-il-tempo-cosi-non-pensiamo-ecco-il-complotto/


venerdì 29 aprile 2016

OLOF PALME, UN DELITTO FIRMATO DAI POTERI OCCULTI NEO-ARISTOCRATICI...




Fabrizio Federici 29 febbraio 2016
Da Reset-Dialogues on Civilizations
http://www.reset.it/reset-doc/trentesimo-anniversario-omicidio-olof-palme

Quel 28 febbraio 1986, un venerdì, trent’anni fa, a Stoccolma il premier Olof Palme, storico leader della socialdemocrazia svedese, al potere (salvo l'”intermezzo” 1976- 1982) dal 1969, inizia la giornata positivamente. Unici impegni di rilievo? Un colloquio con l’ambasciatore iracheno, a metà mattina; poi, nel pomeriggio, un’intervista…
A Palme, infatti, uomo politico e premier fortemente impegnato – come i colleghi socialdemocratici, tedesco e austriaco, Willy Brandt e Bruno Kreisky – sul piano internazionale, le Nazioni Unite hanno affidato il delicato incarico di mediatore nella sporca, “orwelliana” guerra che da sei anni si protrae tra Iran e Iraq. Un conflitto carico di retroscena vergognosi: con gli USA, ufficialmente alleati dell’ allora filoccidentale Saddam, che dietro le quinte, grazie al faccendiere colonnello North, fanno affari d’oro col nemico iraniano, garantendogli forniture d’armi attraverso una rete formata da pezzi dell’apparato politico-militare Usa, i cui proventi servono anche a finanziare l’opposizione dei Contras in Nicaragua. Fatto ancor più grave, la rete che fornisce armi all’Iran sembra aver strutture operative all’interno di vari Paesi dell’Europa Occidentale, Scandinavia compresa. Di questo, probabilmente, parlano il premier e l’ambasciatore iracheno.

Alle 16.00, Palme incontra un giornalista d’ una rivista sindacale, per un’ intervista programmata da tempo: centrata appunto sul suo incarico ONU per il conflitto Iran-Iraq, e sul “piano Meidner”, il nuovo modello di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese, lanciato anni prima dal Governo (per inciso: elaborato nel ’71 dall’economista Rudolf Meidner, vicino alla LO, principale sindacato svedese, e più volte modificato, questo progetto – particolare esperimento di socializzazione – prevedeva il graduale trasferimento, a fondi gestiti dai sindacati, di sempre maggiori quote del capitale azionario delle grandi imprese. Un piano che, se realizzato evitando eccessive concentrazioni di potere nei sindacati, sarebbe entrato nella storia come una delle più grandi prove del socialismo riformista). Palme risponde cordialmente, ma il giornalista riferirà poi d’aver avvertito in lui una forte inquietudine, quasi la consapevolezza dei gravi pericoli in agguato. Purtroppo quest’intervista passerà alla storia come l’ equivalente scandinavo di quella (dal significativo titolo “Siamo tutti in pericolo”) rilasciata, il pomeriggio del 1 novembre 1975 a Furio Colombo, da un Pasolini quasi presago della sua prossima fine; e il premier svedese, pur non sapendo che quello sarebbe stato l’ultimo giorno della sua vita, preavvertiva probabilmente, intorno a sé, una grave minaccia.

La vita:
Ma chi è esattamente Olof Palme, e che ruolo ha ricoperto nella socialdemocrazia svedese?
Sven Olof (pr.: “Ulof”) Joachim Palme nasce a Stoccolma nel 1927, da una classica famiglia svedese di origini baltiche e di condizione medio-alta, dall’ideologia conservatrice e un poco perbenista. Ragazzo dalle forti doti intellettuali, frequentando l’Università di Stoccolma aderisce all’associazione degli studenti socialdemocratici: incontro che in lui fa scattare la passione politica. Laureatosi nel ’51, Palme diviene presto, grazie alla personalità carismatica unita a un’ indubbia carica umana, presidente dell’Unione degli Studenti Svedesi, associazione che riunisce varie realtà, legate in gran parte al Partito socialdemocratico svedese.
Mentre Olof nasceva, i socialdemocratici della SAP, il Partito Socialdemocratico Svedese dei Lavoratori (nato nel 1889), erano già parte del Governo svedese da dieci anni, dopo aver conquistato, alle elezioni del 1914 e 1917 ( in quest’ultime, alleati dei liberali), una grande maggioranza alla seconda Camera (posizione, questa, che manterranno sostanzialmente sino ai nostri giorni).Nel 1932, la grande vittoria alle elezioni, con un programma ispirato all’imminente, negli USA, “New Deal” rooseveltiano, e alle idee keynesiane, introdotte in Svezia dalla celebre Scuola economica di Stoccolma (forte di economisti come Niels Karleby e Gunnar Myrdal, poi Nobel per l’Economia nel ’74), porta la SAP alla guida del Governo. Che i socialdemocratici manterranno , salvo brevi periodi d’interruzione, per quasi 65 anni.

A metà anni Trenta la SAP, alla testa d’un governo di coalizione appoggiato anche dal Partito agrario, rappresentante dei lavoratori rurali, lancia un grande programma di lavori pubblici, migliora il sistema di pensionamento, i servizi d’ assistenza sociale per i cittadini inabili al lavoro e l’assistenza sanitaria; rinnova la scuola e il parco abitativo. Dopo gli anni della guerra mondiale, trascorsi in rigorosa neutralità (pur mantenendo i buoni rapporti con la Germania), nel ’46 la pensione d’anzianità creata nel 1914 viene portata a un adeguato livello, e nasce un sistema generale di assicurazione contro le malattie; nel ’47 sono introdotti sussidi per la prole svincolati dal controllo del reddito delle famiglie (cosa che, però, sarà doverosamente adottata solo anni più tardi), e, nel ’48, la legge per la sicurezza sul lavoro. Lo stesso anno, la SAP, privata, alle elezioni, della maggioranza assoluta (che manteneva, alla seconda Camera, sin dal 1940), è costretta a mettere in secondo piano i progetti, di stampo britannico, di nazionalizzazioni ampie; ma nel 1960, la netta sconfitta elettorale dei partiti conservatori permetterà ai socialdemocratici – favoriti anche dal boom economico europeo – d’avviare una seconda fase di grandi riforme.


Il tripudio della socialdemocrazia svedese:
Gli anni Sessanta, così, sono veramente il “siglo de oro” della socialdemocrazia svedese: il giovane Olof Palme, notato dall’allora primo ministro Tage Erlander, diviene suo segretario, e in seguito, nel 1961, capo della divisione di gabinetto del Premier. Col rafforzarsi dell’intesa, Palme è, nel 62, ministro delle Comunicazioni; e, nel ’65, per l’ Educazione e gli Affari culturali.
È in questi anni – tra i Sessanta e i Settanta – che si precisa meglio il particolare modello socio-economico svedese: basato, com’è noto, su un Welfare assai generoso, capillare, ma al tempo stesso macchina onnipresente e quasi puntigliosa, che segue veramente il cittadino “dalla culla alla tomba”. Al di là dei significativi risultati – ma anche dei limiti e ritardi – della sua politica, la socialdemocrazia svedese, comunque, sin dall’immediato Dopoguerra ha dato prova di grande abilità politica: riuscendo a fissare l’asse del dibattito nazionale, e il discrimine fra gli stessi partiti, sulla questione socialismo sì-socialismo no. Tant’è vero che quando nel ’76 la SAP, dopo 44 anni ininterrotti di governo, sarà sconfitta alle elezioni, con conseguenti dimissioni del primo governo Palme, il nuovo esecutivo centrista di Thorbjorn Faelldin, pur accingendosi a tagliare fortemente la spesa pubblica, non s’ azzarderà minimamente a rimettere in discussione il radicato carattere socialdemocratico dello Stato.
Infine, sempre negli anni ’60-’70, con unanime accordo tra i partiti, si completa il profilo etico-culturale della Svezia. Paese rigorosamente neutrale, di cultura libertaria – specie sul piano etico-sessuale – ma senza eccessivi permissivismi, e centrata sul rispetto dei diritti civili (vedi l’ Onbudsman, il Difensore Civico, nato proprio in Svezia nel 1809) e umani in genere; e sull’accoglienza degli stranieri. In molte di queste scelte, determinante è l’iniziativa proprio di Olof Palme: che nel ’69 è eletto presidente del Partito socialdemocratico, divenendo poi Premier. In quegli anni, l’ospitalità che egli – nel solco della tradizionale politica d’accoglienza svedese – concede a tanti giovani americani renitenti alla leva, in quanto contrari alla guerra in Vietnam, rende più difficili le relazioni con gli USA (dove pure esiste, sin dall’ Ottocento, una forte comunità di immigrati svedesi): alienandogli le simpatie dell'”establishment” americano.

Il primo governo Palme, comunque (1969-’76) si caratterizza per l’accentuazione (eccessiva, secondo molti) del carattere già egualitario della politica fiscale. La pressione fiscale complessiva, già da decenni tra le più alte al mondo, a metà anni ’80, col secondo esecutivo Palme e i suoi successori, per il lavoratore medio svedese arriverà a incidere addirittura sul 64% del suo reddito. Va detto, però, che in Svezia l’imposizione fiscale è realmente progressiva (non solo in teoria, come in Italia): i redditi più alti, cioè, pagano una percentuale di imposte più che proporzionale rispetto ai redditi più bassi, anche a fini di ridistribuzione del reddito (questo, però, senza le esagerazioni di vari governi socialisti mediterranei degli anni ’80, Francia e Spagna in testa). Mentre la rete di servizi pubblici di cui gli svedesi in cambio possono usufruire, a livello centrale e locale, è a tutt’oggi – nonostante, cioè, le inevitabili riduzioni degli ultimi decenni – estesissima; e i livelli di corruzione, come certificato dai principali osservatori internazionali, sono davvero molto bassi.

Intorno alla metà degli anni Settanta, col primo periodo di governo di Olof Palme, dopo una fase in cui lo shock petrolifero del 1973 non sembra aver particolari ripercussioni sulla Svezia, con inflazione sotto controllo e ulteriore crescita di profitti e salari, il gonfiarsi della spesa pubblica e per i contributi dei datori di lavoro privati ai fondi pensione produce un forte aumento dell’inflazione; e alcuni settori tradizionalmente forti dell’economia – come la cantieristica navale – sono colpiti dalle conseguenze a catena della crisi petrolifera. Da qui, la vittoria dei conservatori alle elezioni del 1976. Ma, come ricordavamo, il nuovo governo conservatore non porta avanti una politica propriamente antisocialdemocratica: anche se una delle prime decisioni, ovviamente, è rimandare alle calende greche l’attuazione del “Piano Meidner”. Alla lunga, però, proprio la debole identità culturale di questa destra, e la mancanza di proposte innovative in economia (proprio negli anni che, al di qua e al di là dell’ Atlantico, vedono all’assalto la nuova destra, ultraliberista, di Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Helmut Kohl), oltre alle forti divisioni interne, fan sì che l’elettorato svedese torni a preferire i socialdemocratici: siamo nell’autunno 1982, quasi in contemporanea al trionfo di Felipe Gonzales in Spagna, e un anno dopo le storiche vittorie di Mitterrand in Francia e del PASOK di Papandreu in Grecia. Riconfermata nel 1985, nel quadro generale di ritorno al potere delle socialdemocrazie europee degli anni Ottanta, la SAP comunque è consapevole che il vecchio “modello svedese”, ideale in tempi d’espansione economica, viene ad incepparsi, invece, in tempi di crisi ricorrenti, “stagflazione” e, soprattutto, incipiente globalizzazione.
A tutte queste cose, probabilmente, ripensa Olof Palme, nel tardo pomeriggio di quel 28 febbraio 1986: mentre è al culmine della sua carriera politica, come premier svedese, mediatore per l’ONU (e anzi candidato a succedere a Pérez de Cuéllar alla carica di Segretario Generale), vicepresidente dell’ Internazionale Socialista, pacifista in senso autentico, impegnato nella distensione fra i blocchi; e leader assertore del non allineamento del suo paese, in un senso che diremmo più “terzomondista”, nello stile dei capi storici di questo movimento (Nehru, Nasser, Tito). Verso le 18,30, tornato a casa conferma, con la moglie, la decisione d’andare al cinema, insieme al figlio Marten e alla sua fidanzata; congedando così (con gesto tipicamente “scandinavo-anglosassone”, impensabile dalle nostre parti) la scorta, che , insieme ai servizi di sicurezza, sa bene che il “cliente”, sino al lunedì, rimarrà senza alcuna copertura.



L’uccisione:
Alle 23,15, fuori dal cinema, le due coppie si congedano, e i coniugi Palme si incamminano lungo Sveavagen, il grande viale nel centro di Stoccolma, diretti a casa. La coppia prosegue avvicinandosi alle vetrine d’ un colorificio, all’angolo con Tunnelgatan, stradina pedonale al termine della quale una lunga scalinata conduce a Luntmakargatan, nella parte superiore della città: proprio lì, nell’ombra, un uomo con un soprabito scuro, immobile, sembra attendere qualcuno (lo nota un’ insegnante di musica seduta nella sua auto). Sono le 23.21, Olof e Lisbet Palme superano il colorificio; l’ombra nel buio s’avvicina alla coppia, estrae una Smith & Wesson 357 “Magnum” e spara due colpi alla schiena del primo ministro, che crolla in una pozza di sangue. Lisbet – rimasta anche lei leggermente ferita – urla e chiede aiuto; l’ombra si dilegua per sempre, correndo verso Tunnelgatan.
Il premier, gravemente ferito, morirà poco dopo. Nel caos di quei momenti, l’allarme generale, con l’ordine di bloccare completamente le vie d’uscita e d’ accesso alla città, viene dato, tuttavia, solo più di venti minuti dopo (come, incredibilmente, a Washington la sera del 15 aprile 1865, dopo l’assassinio di Lincoln). L’istruttoria per l’ omicidio di Palme è stata la più lunga e costosa mai portata avanti in Svezia, e non è ancora chiusa, dal momento che il suo assassino non ha ancora un nome; l’arma del delitto non è stata mai ritrovata.

L’inchiesta sulla morte:

Le piste più diverse son state battute dagli inquirenti. Il criminologo e scrittore svedese Leif G. W. Persson, nel suo romanzo del 2007 In caduta libera come in un sogno (Marsilio, 2008: romanzo che, però, si basa ampiamente su documenti della polizia normalmente non accessibili), ipotizza che la responsabilità dell’omicidio sia da ascriversi a schegge impazzite (elementi neo-nazisti) dei servizi segreti svedesi, che addirittura ritenevano Palme, per i suoi progetti di socializzazione dell’economia e il suo neutralismo terzomondista, al soldo dei sovietici. Un altro scrittore, il portoghese Luís Miguel Rocha, nel libro The last Pope(2006) ipotizza invece che Palme sia stato ucciso per volere della P2. Varie fonti, tra cui, più recentemente, il giornalista Enrico Fedrighini su “Il fatto quotidiano” del 27 febbraio 2013 (2), ricordano del resto che martedì 25 febbraio 1986, 3 giorni prima dell’omicidio di Palme, a Washington Philip Guarino, esponente del Partito Repubblicano molto vicino a George Bush Sr., aveva ricevuto un telegramma dal Sud America, in una sorta di codice cifrato: «Tell our friends the Swedish palm will be felled», «Informa i nostri amici che la palma svedese sarà abbattuta». La firma era d’un italiano, Licio Gelli, vecchia conoscenza di Guarino (alcuni anni prima, avevano entrambi sottoscritto un “affidavit” a favore d’ un certo Michele Sindona…): ed evidente il “gioco” di parole, “palma- Palme”…

Nello stesso 1986, comunque, per l’omicidio del premier svedese viene incriminato un pregiudicato con inclinazioni neonaziste, tale Christler Pettersson, militante d’un sedicente “Partito Operaio Europeo” : solito Oswald di turno, strumento di oscuri mandanti. Riconosciuto in tribunale dalla vedova di Palme, è condannato all’ ergastolo: sarà comunque, prosciolto, per insufficienza di prove, dalla Corte Suprema Svedese nel 1998. Il 15 settembre 2004, ricorda ancora Fedrighini nel suo articolo su “Il fatto”, Pettersson contatta Marten Palme, figlio del premier assassinato, avendo qualcosa d’importante da confidargli sulla morte del padre. Il giorno dopo – secondo un copione più volte recitato sul palcoscenico della storia – Pettersson viene ricoverato in coma al Karolinska University Hospital di Stoccolma, con gravi ematomi alla testa. Morirà il 29 settembre per emorragia cerebrale, senza mai aver ripreso conoscenza. Nell’aprile 1990 il quotidiano svedese “Dagens Nyheter” rivela la notizia del telegramma di Licio Gelli a Guarino del 25 febbraio 1986. Contattando i colleghi svedesi, il giornalista del TG1 Ennio Remondino rintraccia e intervista le fonti, due agenti della CIA che confermano la notizia del telegramma: rivelando, per la prima volta ufficialmente, anche l’esistenza di quella struttura segreta, operante in vari Paesi dell’Europa occidentale sin dal Secondo Dopoguerra, chiamata “Stay Behind” (organizzazione “Gladio”, nella versione italiana ), e coinvolta da decenni in traffici d’armi e azioni finalizzate a “stabilizzare per destabilizzare” ( o al contrario, a seconda delle necessità)…

Remondino confermerà il tutto dieci anni dopo, deponendo, il 4 luglio 2000, presso la Commissione parlamentare d’Inchiesta sul terrorismo e le stragi, presieduta dal Sen. Giovanni Pellegrino. Due anni fa, infine, a fine febbraio 2014, l’altro quotidiano svedese “Svenska Dagbladet” rivela l’interesse dello scrittore Stieg Larsson , autore della celebre trilogia “Millennium”, per il caso Palme. Larsson (stroncato poi da un infarto nel 2004), tra i migliori giornalisti investigativi scandinavi, studioso degli ambienti neonazisti (dai quali, infatti, era stato più volte minacciato) e consulente per Scoltand Yard, riteneva che alcuni mercenari, negli anni ’80, fossero stati in contatto coi servizi segreti sudafricani appunto per eliminare Palme (che era stato protagonista di varie battaglie antiapartheid). Al centro dei sospetti di Larsson, lo svedese Bertil Wedin, uomo noto negli ambienti dell’estremismo di destra, ma mai interrogato (nonostante i suoi stessi inviti) dalla polizia: partendo da lui, i giornalisti dello “Svenska Dagbladet” sono arrivati a Gio Petre, attrice ed ex compagna di Alf Enerström, medico ed estremista di destra legato a doppio filo con Wedin.

Al quotidiano svedese – ricorda, il 27 febbraio 2014, Monica Perosino su “La Stampa” (3) – la Petre racconta che, proprio quella sera del 28 febbraio 1986, Enerström, all’epoca suo compagno, uscì da casa dicendo «di dover mettere dei soldi nel parcometro» (peccato che fosse un venerdì sera, e che il parcheggio fosse gratuito). «Ritornò tardi», racconta ancora la Petre, aggiungendo d’aver trovato la cosa quantomeno bizzarra, senza però dire nulla per paura dell’uomo, notoriamente violento. La polizia svedese non commenta, ma «non esclude di aprire una nuova pista», e considera «interessanti» le nuove rivelazioni.

Fare i conti con la perdita della verginità politica:
Trent’anni dopo, insomma, l’assassinio di Palme – un po’ come accaduto in seguito, mutatis mutandis, in Israele con quello di Ytzhak Rabin (1995) – continua a pesare fortemente sulla società svedese, sia per il vuoto lasciato da un leader energico e carismatico, che non ha avuto degni successori, sia come complesso di colpa d’una società mostratasi incapace (o nolente) di trovare i responsabili. Nel caso specifico della Svezia, questo trauma s’è rivelato particolarmente forte, assumendo anche i connotati (profondi quanto, in parte, ipocriti) della perdita della “verginità politica”, dell'”innocenza” da parte d’un Paese che, forse più delle altre nazioni scandinave, sino ai primi anni ’80 era vissuto autoalimentando il proprio mito d’una terra civilissima e felice, aliena dai fenomeni d’odio e d’intolleranza tipici dei Paesi del Sud.
Nel 1988, ad ogni modo, la SAP, per la prima volta dal 1970, ottiene in Parlamento un numero di seggi di poco superiore addirittura a quello di tutti e tre i partiti moderati: anche come logica conseguenza dell'”effetto Palme” . Ma in una situazione profondamente cambiata rispetto non solo agli anni ’70, ma anche a pochi anni prima, i socialdemocratici non riusciran più a ripetere le politiche di sviluppo economico e perfezionamento del Welfare tipiche dei tempi d’oro: nel 1991, la grande vittoria del 1988 si trasformerà nella peggior sconfitta mai subita dagli anni ’30, con la discesa della SAP (come accaduto, l’anno prima alla SPD tedesca nelle prime elezioni del dopo caduta del Muro) addirittura sotto al 40% dei voti. Tornati al governo nel 1994, i socialdemocratici, coi premier Carlsson (già successore di Palme nel 1986) e , dal ’96, Persson, riusciranno ancora a mantenere lo Stato sociale a livelli accettabili (la spesa per sanità e istruzione tuttora è significativamente più alta in Svezia, Danimarca e Norvegia rispetto alla media dei Paesi OCSE), pur con forti riduzioni della spesa pubblica e con le limitazioni nella sovranità monetaria e nelle stesse politiche di bilancio seguìte all’entrata del Paese nell’Unione Europea (gennaio 1999).

Nel 2006, infine, la SAP scende ulteriormente al 35% dei voti, pur restando partito di maggioranza relativa, e il Governo torna ai conservatori. Ma se i socialdemocratici accusano fortemente la mancanza d’un leader come Palme, anche i conservatori non hanno affatto vita facile, con la persistente disoccupazione, specie giovanile, e le crescenti tensioni – secondo l’ OCSE, addirittura le più alte al mondo – tra occupati svedesi e immigrati extracomunitari. Nella tarda primavera del 2013, le rivolte degli immigrati a Stoccolma, Oebrio, Linkoping, stile Los Angeles 1992, o banlieues parigine dell’era Sarkozy, fungono amaramente da termometro della situazione. A settembre 2014, le nuove elezioni pongono fine a quello che, dai lontani anni Venti, e’ stato il piu’ lungo periodo di governo conservatore in Svezia (8 anni): e la guida del Governo torna alla SAP, diretta dal leader sindacale Stefan Lofven. Che, però, è alla testa d’un governo di coalizione (socialdemocratici e verdi): il quale, peraltro, rappresenta solo il 38% degli elettori, e, per la prima volta nella storia del Paese, si regge, “all’italiana”, grazie alle astensioni della Sinistra radicale, forte del 5,7%, e della stessa, sconfitta, Alleanza dei quattro partiti di centrodestra.

Questo è il governo che guida oggi una Svezia decisamente incerta e confusa, oscillante tra le tradizionali politiche di accoglienza e le forti tensioni interne (da gennaio a ottobre 2015, la Svezia aveva già dato asilo ad almeno cinquantamila rifugiati, e solo fra il 2 e l’8 novembre arrivavano altri diecimila richiedenti asilo). Ma, osserviamo, se il “modello svedese”, e più in generale scandinavo, in un mondo come quello d’oggi è in evidente crisi, ciò non significa che un socialismo democratico e riformista come quello svedese, depurato dei suoi limiti e dei lati anche negativi di tanti anni di governo, non possa (discorso, questo, valido un po’ per tutte le forze socialdemocratiche) rigenerarsi, per affrontare in modo diverso le tante sfide del Duemila.

Note:
1) D. SASSOON, in AA. VV., Cento anni di socialismo. La sinistra nell’ Europa Occidentale del XX secolo, Roma, Editori Riuniti, 1997, p. 556.
(2) E. FEDRIGHINI, Olof Palme, un caso ancora aperto, in “Il fatto quotidiano”, Roma, 27 febbraio 2013, op. cit.
(3) M. PEROSINO, Svezia, a 27 anni dall’omicidio Palme crolla l’alibi di un sospettato chiave, “La Stampa”, Torino, 27 febbraio 2014, op. cit.







lunedì 25 aprile 2016

LA GUERRA DEI MONDI di ORSON WELLES (STORIA DELL'INGEGNERIA SOCIALE)




E’ conosciuta come la più grande beffa mediatica del nostro secolo. Una farsa capace di gettare nel panico migliaia di americani provenienti da ogni strato sociale. 
Un radiodramma che cambiò definitivamente non solo la carriera del suo artefice, ma tutto lo studio sociologico sugli effetti dell’esposizione ai contenuti massmediatici.
Stiamo parlando della celebre versione radiofonica di La Guerra dei Mondi realizzata da Orson Welles. Da quel giorno in poi fu assai più evidente da una parte l’enorme potenzialità dei mezzi di comunicazione di massa, dall’altra quanto fosse presente il rischio di manipolazione e canalizzazione dell’opinione pubblica da parte di tali mezzi.
Come spesso accade, la descrizione dell’evento stesso può esserci d’aiuto per capire meglio le dinamiche che hanno permesso ad un semplice radiodramma di scatenare una serie di reazioni a catena capaci di suscitare il reale terrore degli ascoltatori.

E’ la sera del 30 Ottobre del 1938, la sera prima di Halloween (e la data di sicuro non è casuale), quando la stazione radiofonica statunitense della CBS decide di mandare in onda uno show speciale per celebrare tale festività. Come di consuetudine, è previsto un radiodramma, affidato quell’anno al miglior attore emergente di cui la radio disponeva: Orson Welles.
Il programma prevede la trasposizione radiofonica di un romanzo di fantascienza di H.G. Wells (è curiosa in questo caso l’assonanza del cognome con quello di Welles), dal titolo La Guerra dei Mondi. Il romanzo descrive l’invasione della Terra da parte di extraterrestri provenienti da Marte sul finire del diciannovesimo secolo.
La storia viene riadattata ai tempi radiofonici principalmente da Howard Koch e alcuni suoi collaboratori della CBS. Il riadattamento tuttavia non piaceva del tutto a Welles, perplesso sopratutto dal ritmo del testo che ne era uscito. Con una geniale intuizione, lo stesso Welles decide, per ‘dare sapore’ a quel piatto sciapo, di impostare la trasmissione come se si trattasse di un normale programma musicale interrotto ad un certo momento da un falso notiziario radio che annunciava l’invasione degli alieni e i suoi drammatici sviluppi.
Nessuno degli addetti al radiodramma, compreso lo stesso Orson Welles, si sarebbe mai immaginato che quello che ai loro occhi appariva semplicemente come un normale lavoro di routine, si sarebbe trasformato in un evento i cui effetti furono tali da modificare in maniera incontrovertibile non solo il destino artistico del giovane attore, ma anche il destino degli studi sociologici circa gli effetti dei contenuti massmediatici.
La trasmissione comincia con lo speaker che presenta, “in diretta dalla Meridian Room dell’Hotel Park Plaza di New York”, l’inizio della programma musicale di Ramon Raquello e della sua orchestra. Si può facilmente interpretare lo sgomento del pubblico radiofonico quando, dopo pochi minuti dall’inizio della trasmissione, questa viene bruscamente interrotta con un comunicato dai toni altamente drammatici:“Signore e signori, vogliate scusare per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle otto meno venti, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute a intervalli regolari sul pianeta Marte. Lo spettroscopio indica che si tratta di idrogeno e che si sta avvicinando verso la terra a enorme velocità. Il professor Pierson dell’Osservatorio di Princeton conferma questa osservazione dicendo che il fenomeno è simile alla fiammata blu dei jet sparata da un’arma”.
Ha inizio la beffa mediatica del secolo, il falso che ha messo in luce il rapporto fin troppo fideistico e acritico che il pubblico aveva instaurato con i mezzi di comunicazione di massa. 
Gli oltre sei milioni di ascoltatori non erano preparati né a sospettare del falso, né tanto meno a sospettare dell’enorme potenzialità di quello che dalla maggioranza di loro veniva ancora considerato semplicemente come un ‘mezzo di svago’. Probabilmente Welles era al corrente di queste potenzialità e dell’abbaglio al quale erano sottoposti i fruitori dei mezzi di comunicazione di massa.



E’ per questo che aveva deciso di inserire il suo falso nel bel mezzo di un programma d’intrattenimento, come a voler render più netto lo stacco tra uno stato d’animo disteso, qual è appunto quello derivante dall’ascolto di un programma musicale, e uno stato di panico crescente dovuto all’annuncio dell’avvenuta invasione aliena.
Dopo il primo avvertimento circa le fiammate provenienti da Marte, la programmazione musicale prosegue con un brano estremamente simbolico dal punto di vista linguistico: Star Dust (polvere di stelle).
Gli ascoltatori tornano così a rilassarsi con una delle canzoni di maggior successo dell’epoca, ignari del susseguirsi di eventi che di lì a poco li avrebbe destati dalle loro poltrone e scaraventati nelle strade in cerca di salvezza. 
Infatti, passano pochi minuti ed ecco una nuova interruzione: “Signore e signori, vorrei leggervi un telegramma indirizzato al professor Pierson dal dottor Gray, del Museo di Storia Naturale di New York. Il testo dice: Ore 21:15, ora standard delle regioni orientali. I sismografi hanno registrato una scossa di forte intensità verificatesi in un raggio di 20 miglia da Princeton. Per favore investigate. Firmato Loyd Gray, capo della Divisione Astronomica”. 
Vediamo in questo caso come la citazione di fonti apparentemente autorevoli, come il ‘Museo di Storia Naturale’ o il ‘Professor Gray, capo della Divisione Astronomica’, sia un espediente imprescindibile per chi vuole mettere a segno una beffa mediatica e intende donare ad essa ulteriore credibilità.
Gli eventi che seguono il secondo annuncio diventano sempre più drammatici e la costante alternanza di questi allarmi con la normale programmazione musicale non fa altro che creare ulteriore confusione nell’ormai già allarmato pubblico.
Man mano che passa il tempo, si diffondono, tramite le voci di abilissimi attori, notizie che riferiscono dell’avvenuto atterraggio extraterrestre, delle orribili fattezze degli alieni, delle loro sofisticatissime armi e dei gas tossici. L’escalation porta addirittura a descrivere ‘in diretta’ la morte di un cronista che stava riferendo dell’avvenuta distruzione della città di New York. E quest’ultima è la scintilla che scatena l’esplosione di panico tra la gente.
Per capire meglio il linguaggio di cui si è fatto uso in questa trasmissione, che ricalcava in modo astuto quello delle reali cronache giornalistiche, e per capire meglio la drammaticità del falso evento, di seguito riporto la descrizione di un ‘falso’ cronista che si ritrova faccia a faccia con una presenza aliena: “Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbiamo mai assistito…Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità..qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi..sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere..mio Dio, dall’ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un serpente. E poi un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco, adesso posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come cuoio bagnato. Ma il viso! È indescrivibile. Devo darmi forza per riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove a fatica. Un oggetto ricurvo sta uscendo dalla fossa. Sembra un piccolo raggio di luce riflesso su uno specchio. Che succede? Dallo specchio si sprigiona un raggio di luce…che si dirige verso gli uomini che avanzano. Li ha colpiti! Sant’Iddio, li ha incendiati! Bruciano come torce”.



Seguono diversi silenzi radio (come a far crescere la tensione), ogni tanto ripresi da qualche sporadica e confusa cronaca, fino a quando non si giunge ad un’apparente cessazione delle trasmissioni. E’ a questo punto che si scatena il putiferio. Migliaia di persone in preda al panico si riversano nelle strade e si lasciano andare a comportamenti di grave irrazionalità.
Si segnalano numerosi ingorghi nelle arterie principali di molte città degli Stati Uniti, mentre le linee di comunicazione si sovraccaricano fino al collasso. Alcuni si abbandonano a episodi di violenza, altri pregano di non essere coinvolti nell’attacco. A San Francisco, una donna si presenta alla polizia con i vestiti lacerati sostenendo di essere stata aggredita dagli alieni, mentre a New York ci vollero settimane per convincere alcuni di quelli che erano scappati a far ritorno nelle proprie abitazioni.
Ai giorni nostri, una simile reazione ci apparirebbe del tutto esagerata. A questo proposito, tuttavia, va ricordato che la radio fonda parte del suo fascino sulla disponibilità e la fantasia dell’ascoltatore che, soprattutto allora, non ne fruiva con la passiva attenzione che noi oggi dedichiamo al video.
La grande abilità di Orson Welles nel riprodurre in maniera impeccabile lo stile cronistico ha contribuito poi sopra ogni cosa a rendere credibile la messinscena. Emerge così l’importanza, quando si parla di falsi voluti e di beffe mediatiche, dell’utilizzo delle stesse modalità espressive del soggetto che si vuole imitare, in questo caso il giornalismo radiofonico. Per spiegarmi meglio, l’esito di questo programma sarebbe stato del tutto diverso se Welles avesse deciso di impostarlo, ad esempio, come un talk show o come una semplice intervista con un esperto di Ufo.
Inoltre, come in ogni beffa che si rispetti, anche in questa erano presenti tracce della sua falsità. A parte gli elementi fantastici e surreali descritti, che con poca razionalità potevano essere riconosciuti come tali, viene infatti ripetuto per ben quattro volte durante la trasmissione che ciò che si stava ascoltando altro non era che un radiodramma, e che gli eventi descritti erano il frutto della fantasia dell’autore del libro, H.G Wells.
Entra qui in gioco un fattore di estrema importanza quando si parla di mass media, ovvero il grado di attenzione che il pubblico riserva ai mezzi di comunicazione di massa, la scarsa criticità nei confronti dei contenuti veicolati da essi. Si spiega la logica secondo la quale un messaggio mediatico viene interiorizzato secondo quelle che sono le predisposizioni del pubblico a ricevere tale messaggio.
Come ricordava lo storico March Bloch all’inizio del secolo: “una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita; questa, solo apparentemente è fortuita, o, più precisamente, tutto ciò che in esse vi è di fortuito è l’incidente iniziale, assolutamente insignificante, che fa scattare il lavoro di immaginazione; ma questa messa in moto ha luogo soltanto perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento. La falsa notizia è lo specchio in cui la coscienza collettiva contempla i propri lineamenti”.

Ciò vuol dire che se il pubblico americano ha preso per vero un episodio così impossibile ed ha in qualche modo involontariamente omesso gli indizi, anche espliciti, che ne svelavano l’assurdità, ciò è perché in qualche modo era ‘preparato’ ad affrontare una situazione del genere. Una situazione che preesisteva già da tempo nel loro immaginario collettivo, il frutto del periodo storico in cui è maturata.
Si era infatti già vissuta la Prima Guerra Mondiale e il clima politico internazionale era surriscaldato dall’imminenza di un altro conflitto, mentre le scoperte scientifiche sempre più avanzate facevano intravedere futuri scenari di conquista spaziale, dai quali la narrativa e il cinema attingevano in maniera sempre più frequente.
La gente era da una parte spaventata, dall’altra preparata a vivere un evento del genere. Poco importa poi se gli extraterrestri avevano i tentacoli e improbabili fattezze o che utilizzassero poteri straordinari; per gli americani quel giorno la realtà rappresentava l’invasione dei marziani, gli abitanti del ‘Pianeta Rosso’.
Ciò che ha reso di portata storica questo avvenimento è il fatto che è riuscito ad evidenziare, chiaramente e per la prima volta,l’enorme potere ei mezzi di comunicazione di massa; un potere in grado di canalizzare e manipolare l’opinione pubblica secondo i desideri di coloro che controllano e posseggono tali mezzi.
La Guerra dei Mondi nella sua versione radiofonica ha aperto una nuova pagina negli studi di sociologi, psicologi di massa ed esperti di comunicazione, tutti accomunati in quel giorno dalla sorpresa di assistere agli effetti che un falso poteva provocare alla grande massa dei fruitori mediali.


Tratto da:"LA GUERRA DEI MONDI DI ORSON WELLES"
Cronaca di un radiogramma che gettò nel panico gli Stati Uniti
di Andrea Laruffa 


domenica 17 aprile 2016

SCIE CHIMICHE: "PIOVE GOVERNO LADRO"... OVVERO I 3 STEP PER COMPRENDERE IL FENOMENO.


Il dibattito sulle scie chimiche sembra non avere mai fine, il mondo interniano e non, è diviso in due blocchi contrapposti che ben conosciamo.
In entrambi i blocchi ci sono verità, mezze verità e falsità perché il tema purtroppo è spesso trattato male, in maniera superficiale e veicolato ancor peggio.
Intanto il linguaggio usato dai complottisti non è sempre corretto e si presta ad essere criticato, sbeffeggiato e ridicolizzato dagli ingenuisti ed i normalizzatori, dai troll e da tutti coloro che non comprendono ed ignorano il fenomeno.
Il termine SCIE CHIMICHE andrebbe cambiato, rinnovato, perché appena qualcuno osa pronunciarlo il suo interlocutore inizia a sorridere ed a scherzarci sopra, oppure, nel migliore dei casi, a scuotere il capo dicendo che non sa nulla e che, comunque, gli pare sia fantascienza, anche perché fatica ad accettare che il potere costituito possa fare qualcosa di segreto senza che non si venga a sapere ufficialmente e pubblicamente e che i blogger e gli studiosi che ne parlano, siano attendibili e scientificamente riconosciuti.

Questo è l'ostacolo principale, la massa acritica, abituata ad essere guidata ed indirizzata, non accetta che ci siano persone che mettano in discussione le versioni ufficiali, perché ciò andrebbe a significare che noi tutti si è sempre creduto ad un favola, che in fondo siamo scimmie ammaestrate, e questo non può essere accettato. Mettere in discussione le proprie fedi sarebbe come far crollare il castello di carte che sapientemente è stato costruito nel tempo dal sistema. La massa acritica ha paura di far crollare il castello di carte, ha paura di rimanere seppellita sotto le sue macerie, ha paura del cambiamento, della presa di coscienza e della conseguente responsabilità, non tutti hanno voglia e tempo per mettere in discussione il dogma appreso faticosamente durante la propria vita.
Dall'altra parte i complottisti, con certe argomentazioni farlocche ed estreme, fanno di tutto per non buttarlo giù completamente, come fossero due facce della stessa medaglia che si sorreggono contrapponendosi malamente, mentre tutto procede indisturbato.
La rete, d'altronde, si presta perfettamente a questo gioco e fa da contenitore mediatico, da un lato facendo arrivare le informazioni potenzialmente a tutti ed ovunque, dall'altro ne impedisce il salto di qualità, perché la guerra rimane confinata sui social, sui blog e solo raramente in altre sedi più autorevoli, come conferenze, giornali e TV. Ne deriva una rivoluzione solo in potenza, ci si esaurisce nell'idea di controinformazione più che nell'azione concreta di confutare la versione ufficiale, ovvero che il fenomeno non esiste ed è una leggenda metropolitana.


Il metodo che potremmo utilizzare noi cospirazionisti, dovrebbe riguardare solo ciò che possiamo empiricamente dimostrare con documenti ufficiali, lasciando da parte momentaneamente le suggestioni che sfociano in tematiche non comprensibili dalle persone comuni o che possono essere strumentalizzate da coloro che non vogliono si sappia la verità.
Per questa ragione io mi limiterò a parlare solo di CLOUD SEEDING, utilizzando un linguaggio mutuato proprio da coloro che lo praticano da anni, cercando di non usare mai il termine SCIE CHIMICHE. Anche su WIKIPEDIA le due definizioni hanno un trattamento diverso, non a caso, e se leggiamo la voce SCIE CHIMICHE noteremo un approccio marcatamente anticomplottista tendente a ridimensionare il tema fino a prendere in giro chi lo tratta, ma se, magicamente, andiamo a leggere cosa ci dice la fonte ufficiale della rete riguardo al CLOUD SEEDING, scopriamo che le cose cambiano e non di poco. Intanto il fenomeno viene, se pur superficialmente accettato, spiegato e dimostrato anche con agganci storici, ci sono dei link, dei rimandi interessanti per coloro che hanno sempre nutrito diffidenza, può essere il primo passo per far capire alla massa che il sistema militare e determinate multinazionali, per i più svariati motivi, operano il controllo climatico da mezzo secolo almeno e lo fanno a prescindere dai risultati e per diverse ragioni.
Le motivazioni ufficiali delle Corporation che controllano il clima in zone circoscritte ed inseminate artificialmente, sono solo di natura metereologica e servono a combattere la siccità, il riscaldamento globale in funzione dei raccolti, dell'incremento idrico, ma anche dello spostamento eventuale di assemblamenti nebulosi in altre aree e quindi il mantenimento di un clima non piovoso in quel dato perimetro celeste. Nei siti ufficiali di queste multinazionali vengono spiegate le ragioni per le quali si insemina il cielo, agganciandosi a nuvole o zone umide particolari preesistenti, in modo da provocare precipitazioni controllate che possano soddisfare determinate esigenze industriali, civili e militari.
Questa pratica che nasce alla fine degli anni 50, è stata ben sperimentata in tutti questi decenni, fino all'incremento massivo degli ultimi 10-15 anni, ovvero, fino a quando si è riusciti ad utilizzarla con risultati reali, per fini pratici, dimostrabili empiricamente e, come dicevo precedentemente, veicolati in primis proprio da quegli ambienti che ne fanno largamente uso quasi in tutto il globo.

La tecnologia degli ultimi decenni ha contribuito definitivamente a coronare questo sogno, un incubo direbbero alcuni, e a poter utilizzare il CLOUD SEEDING con risultati strabilianti.
Funziona in particolar modo in tutte quelle aree geografiche che hanno grossi deficit di piovosità e che rischiano la desertificazione. Un esempio reale e documentato è quello della corporation israeliana MEKOROT, accusata anche di sottrarre le fonti idriche ai palestinesi e quindi, di rimando, ad utilizzarle come ricatto politico, da inquadrare come processi in una vera e propria guerra ambientale.
Quindi abbiamo visto come sia una realtà il controllo climatico realizzato da enti privati legati a doppio filo ad ambienti militari e politici.
Questo dovrebbe essere il primo step da spiegare a tutti coloro che non conoscono l'argomento e come forte argomentazione per tutti coloro che lo negano, senza voli pindarici e senza sfociare in altre tematiche. Una volta accettato il fatto che esistono le tecnologie per controllare il clima e che queste operazioni vengono pubblicamente realizzate da anni quotidianamente sui nostri cieli, possiamo iniziare a parlare anche di altro, ovvero della VOLONTA' di certi ambienti di usufruire di determinate scoperte per i più svariati fini, civili, ambientali, bellici, militari.
Se volete informarvi bene sul CLOUD SEEDING, alla fine dell'articolo ci sono alcuni link delle corporation, documentazioni ufficiali in pdf e relazioni su riviste scientifiche e di stampa ufficiale.


Come ci suggerisce il Generale MINI in alcune conferenze sul tema SCIE CHIMICHE, se l'ambiente militare dispone di certi mezzi, stiamo tranquilli che essi verranno usati, questo a prescindere dalle convenzioni NATO o da qualsiasi altra barriera legale costituita, come sempre è avvenuto nella storia.
Un conto sono le regole un conto sono le pratiche.
MINI ci spiega come il sistema militare in joinventure con quello multinazionale industriale, non abbia alcuna remora morale, se ha la possibilità di utilizzare qualsiasi nuova tecnologia, la utilizza sempre e comunque, anche quando essa è alle primi fasi di sperimentazione, nulla si ferma dinnanzi alla VOLONTA' di certi ambienti, questo va compreso perché abbiamo innumerevoli esempi storici ancora più gravi, come le esplosioni nucleari e le guerre batteriologiche.
MINI cita anche diversi scienziati che hanno sperimentano come poter creare terremoti artificiali, maremoti ed altre catastrofi ambientali, questo per capire che, se esiste la possibilità, il sistema non si ferma davanti a nulla nella competizione globale. E questo è il secondo STEP, ovvero quello di inquadrare e far ben comprendere chi gestisce cosa, ovvero le tecnologie e le scoperte scientifiche, sempre per i più svariati usi militari, civili, ambientali, industriali, quindi quello di iniziare a scoprire che ci troviamo, volenti o nolenti, nel bel mezzo di una guerra ambientale. Sarebbe come aver scoperto la polvere da sparo e non volerla utilizzare per remore morali. Questo non esiste, è antistorico, antiscientifico, quando l'uomo fa una scoperta, essa viene sempre sfruttata e allora possiamo andare nel 3° STEP, ovvero quello di iniziare a capire quali potrebbero essere gli usi di irrorazioni celesti, se, come dicevamo, certi ambienti non hanno alcun problema ad usare qualsiasi mezzo per i propri fini.
Se tutto ciò è vero ed abbiamo ben introiettato i primi due passaggi, il terzo STEP ci suggerisce, purtroppo e senza neanche troppa fantasia dietrologica, scenari orwelliani.

Abbiamo iniziato a spiegare il CLOUD SEEDING, che personalmente ritengo una delle motivazioni principali riguardo le cosiddette scie persistenti in cielo, ma nel terzo passaggio siamo finiti a comprendere che esiste la reale possibilità di altri utilizzi forse più invasivi e deleteri sull'uomo e sull'ambiente che potrebbero andare dall'uso di gas nocivi ed agenti battereologici, come talvolta è successo e succede in scenari bellici che storicamente già conosciamo.
L'utilizzo potrebbe variare a seconda del fine, come la distruzione di raccolti in terre nemiche o al soldo di poteri transnazionali, sul proprio territorio nazionale, oppure, l'immissione di specifici virus, non necessariamente letali, d'accordo con il Bigpharma, sia per operazioni economiche che di controllo della popolazione, attraverso l'induzione di nuove malattie e ceppi virali, oppure ancora, per fini strettamente militari e geopolitici, come l'irrorazione di determinate sostanze che facilitino le tratte aeree di droni e l'uso sempre più invasivo dell'apparato satellitare, congiuntamente ad operazioni belliche od anche di natura civile.
Il cielo, e ancor sopra lo spazio, sono ampiamente sfruttati da chi ci comanda, far finta di nulla è grottesco ed inaccettabile, significa aver paura di poter dire la propria opinione e far sentire la propria voce, significa voler ancora una volta delegare ad altri la propria vita, la qualità della propria vita.
Quindi, partendo per gradi, un passo alla volta, iniziamo tutti a studiare il fenomeno reale del CLOUD SEEDING, e, solo dopo, iniziamo a capire quali potrebbero essere gli altri eventuali usi, sempre considerando che se esiste la POSSIBILITA' di utilizzare determinate tecnologie, la VOLONTA' di utilizzarle, come ci ricorda giustamente il Generale MINI, è già li che aspetta bramosa di potersi esprimere al meglio, o, a seconda dei casi, al peggio.


NB: Sotto l'articolo ho riportato diversi link utili a comprendere il fenomeno, per farsi un'idea di cosa già esiste e per affrontare poco alla volta i 3 STEP di analisi, sopra citati.










sabato 9 aprile 2016

ORIGINI DEI SACRIFICI RITUALI (I SACRIFICI COME FONDAMENTO DELLA SOCIETA' ELITARIA)...


Un nuovo studio rileva che il sacrificio rituale umano ha avuto un ruolo centrale nell'aiutare coloro che sono al vertice della gerarchia sociale a mantenere il potere sulla popolazione.
"La religione è stata tradizionalmente percepita come uno dei fattori chiave della moralità e della cooperazione, ma il nostro studio rileva che la ritualità religiosa aveva anche un ruolo più sinistro nell'evoluzione delle società moderne", dice l'autore dello studio Joseph Watts.
I ricercatori dell'Università di Auckland della Scuola di Psicologia, il Max Planck Institute per la scienza della storia umana in Germania e Victoria University, hanno dimostrato il collegamento tra lo sviluppo gerarchico e le diseguaglianze di una data cultura nella stratificazione sociale ed i sacrifici umani. Il team ha utilizzato metodi di calcolo derivati ​​dalla biologia evolutiva per analizzare i dati storici da 93 culture Austronesiane.
La pratica del sacrificio umano era diffusa in tutta Austronesia: 40 su 93 culture incluse nello studio hanno praticato una qualche forma di omicidio umano rituale di austronesiani.
Le prime si pensa abbiano avuto origine a Taiwan e, mentre si muovevano verso il sud, presero piede in quasi metà del globo. Si diffusero a ovest verso il Madagascar, a est verso Rapa Nui (Isola di Pasqua) e a sud, fino alle isole del Pacifico e la Nuova Zelanda.
I metodi rituali di sacrifici umani in queste culture includono torture come l'annegamento, lo strangolamento, l'utilizzo di armi contundenti, la sepoltura, l'amputazione e la sezione di parti del corpo, lo schiacciamento sotto canoe o altri mezzi, la decapitazione.
Le vittime erano tipicamente di basso status sociale, come schiavi, mentre i carnefici erano solitamente di alto status sociale, come sacerdoti e capi tribù.
Lo studio ha diviso le 93 diverse culture in tre gruppi principali di alta, moderata o bassa stratificazione sociale.
Si pensa che le culture con il massimo livello di stratificazione sociale siano state molto probabilmente coloro che praticavano il sacrificio umano (67%, o 18 su 27).
Nelle culture con stratificazione moderata, il 37% utilizzavano il sacrificio umano (17 su 46) mentre nelle società più egualitarie erano meno probabile si praticasse (25%, o cinque su 20).
"Utilizzando il sacrificio umano per punire le violazioni dei tabù, per annichilire il sottoproletariato ed instillare la paura nelle élite sociali, le élite di potere sono state in grado di mantenere e sviluppare il controllo sociale", dice Watts.



Il professor Russell Gray, co-autore dello studio, osserva che "il sacrificio umano ha fornito un mezzo particolarmente efficace di controllo sociale perché ha fornito una giustificazione soprannaturale per la punizione. I re, come i sacerdoti ed i capi, credevano di discendere dagli dei ed il sacrificio rituale umano era la dimostrazione definitiva del loro potere."
Una caratteristica unica della ricerca era che, l'uso di metodi evolutivi computazionali ha permesso al team di ricostruire la sequenza di cambiamenti tra sacrifici umani e relativo status sociale nel corso della storia. Questo ha permesso al team di verificare se il sacrificio abbia preceduto o seguito cambiamenti di status sociale.
Il Co-autore, professore associato Quentin Atkinson dice: "Quello che abbiamo scoperto è che il sacrificio rituale è stato la forza trainante che ha reso le società più inclini ad adottare una struttura sociale elitaria e meno propensa a tornare ad una struttura sociale egualitaria".

http://www.heritagedaily.com/2016/04/the-dark-side-of-religion-how-ritual-human-sacrifice-helped-create-unequal-societies/110468 http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature17159.html
Traduzione: MDD


mercoledì 30 marzo 2016

LE TRADIZIONI PASQUALI. di ANDREA ROMANAZZI


Le tradizioni Pasquali
Tra antiche divinità nordiche e simbologie pagane

di Andrea Romanazzi

Introduzione:
Nella religione cristiana grande importanza ha la festività di Pasqua, la Resurrezione del Cristo che con il suo sacrificio cancella le ataviche colpe umane.
Tra le pieghe di questa festa religiosa, però, sono ben nascosti simboli e tradizioni di origine pagana, ricordi di altre e ben più antiche festività poi cancellate od assorbite dal Cristianesimo con una vera e propria opera di sincretismo.
Inizieremo così un viaggio che ci porterà tra le desolate lande dell'Europa del nord, alla ricerca di antiche divinità celtiche che ci aiuteranno a scoprire le vere origini e i simboli di questa festività.
Per effettuare un esame etimologico della "Pasqua" dobbiamo rifarci al termine inglese "Easter" che ci riporterebbe ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e in particolare ad una antica divinità pagana, la Dea Eostre.
Questa antica divinità non è molto conosciuta nella mitologia nordica, viene menzionata per la prima volta dal Venerabile Bede (679-735) nel suo "De Temporum Ratione" dove è messa in relazione alla primavera e alla fertilità dei campi.
Il suo nome sembrerebbe provenire da aus o aes e cioè Est, dunque una divinità legata al sole nascente e al suo calore, l’idea della rinascita e del resto il tema dei fuochi e del ritorno del calore solare sarà un tema ricorrente nel proseguo delle tradizioni pasquali.
Le origini di questo culto femminile però non sono molto chiare, dalle caratteristiche sembrerebbe una divinità nordica, anche se non viene per nulla citata nella mitologia celtica, tanto da far credere ad alcuni studiosi che si tratti di una divinità inventata dallo stesso Bede, spiegazione non molto plausibile in quanto un religioso cristiano non avrebbe avuto bisogno di creare una nuova divinità in un pantheon pagano già molto ricco e variegato.
Il Grimm, noto studioso di mitologia nordica nel suo "Teutonic Mythology" descrive Eostre come una divinità pagana portatrice di fertilità e la collega alla luce dell'Est e in particolare all'equinozio di Primavera che veniva chiamato dai popoli celti "Eostur-Monath" e successivamente di "Ostara".

Uova pasquali e il mistico coniglio:

Interessante tradizione tipica della Pasqua è lo scambio delle uova di cioccolato, in Germania ad esempio vi è l'usanza che i bambini, la mattina della domenica di Pasqua, chiamata Ostern, vadano alla ricerca nei giardini delle case delle uova nascoste dal "coniglio pasquale", mentre in Inghilterra si fan rotolare sulla strada uova sode colorate fino a quando il guscio non sia completamente rotto.
Questa tradizione è fortemente legata al culto della Dea precedentemente descritta, infatti nelle tradizioni pagane si celebrava il ritorno della divinità portatrice di novella fertilità andando a scambiarsi uova "sacre" sotto l'albero ritenuto "magico" del villaggio, usanza che dunque collega Eostre alle divinità arboree e ai culti agro-pastorali. L'uovo non è scelto a caso ma è da sempre simbolo di rinascita. Per l'antico raccoglitore e cacciatore la Primavera portava infatti gli uccelli a deporre le proprie uova e dunque ad avere un nuovo sostentamento dopo l'austerità dell'inverno. La stessa deposizione di uova differenti da parte delle diverse specie di uccelli potrebbe portare all'idea delle uova differentemente dipinte che si sono poi tramandate fino ai giorni nostri.
L'uovo diventa così potente talismano di fertilità e vita come testimoniato dalle usanze delle uova sacre Russe o Ucraine ove il cibarsi di questo alimento celebrerebbe la rinascita del sole e il ritorno delle stagioni dell'abbondanza.
L'idea del "sacro" uovo si è così tramutata nel tempo, basti pensare all'uovo alchemico di Hermete Trismegisto o agli antichi romani per i quali "omne vivum ex ovo". Una leggenda narra ad esempio che Maria Maddalena si presentò all'imperatore Tiberio con un uovo dal guscio rosso , o ancora la Vergine Maria donò a Ponzio Pilato un cesto di uova colorate per implorare la liberazione del Cristo. Il cibarsi delle uova, così, diventa un rituale collettivo di partecipazione alla nuova vita e dunque alla resurrezione.Simbolo della Dea è la lepre o il coniglio che in realtà rappresenta la stessa divinità che si rende immanente e concepisce se stessa come divinità dei boschi. L'animale, poi, non è casuale, ma scelto non solo per le sue famose doti riproduttive ma anche e perché, secondo i Germani, le aree nere della luna rappresenterebbero proprio la lepre, sancendo così la sacralità dell'animale.


La reminiscenza dello spirito arboreo:
E’ la presenza di questo animale totemico che ci permette di legare la Pasqua ai rituali naturali e alla sacralità degli alberi, essa altro non sarebbe che un'altra forma di venerazione, di quel principio agreste basato sulla morte e rinascita dello spirito della vegetazione rappresentato spesso nell'uccisione e nella risurrezione della Dea o dell'Uomo Selvatico.
Una tradizione interessante è quella dei cosi detti Giardini di Adone: in particolare nell'area orientale si venerava, sotto i nomi di Tammuz e Adone, la decadenza e la rinascita annuale della vita e anche se le fonti intorno a queste divinità sono frammentarie e oscure, da esse deduciamo che morissero ogni anno per poi risorgere. Ad esse era dedicato una specie di giardino che altro non era che un simbolo basato sul principio della Magia Imitativa, cioè che il simile produce il simile: realizzare questi giardini fioriti era un modo per incoraggiare la crescita delle messi.
Si schiude come di incanto la spiegazione di un rituale creduto cristiano ma che affonda le sue radici nel paganesimo, i "sepolcri", realizzati il Venerdì Santo per il Cristo con piante, spighe e fiori, veri "giardini" realizzati sulla tomba del dio morto creando un legame ancora più stretto tra festività e rituali arborei.
Anche la simbologia dell'agnello o meglio del "capretto" sarebbe strettamente legata al culto arboreo nello stesso significato della lepre per la Dea Eostre. La capra infatti, errando nei boschi, rosicchia le cortecce degli alberi danneggiandoli notevolmente, così solo il dio della vegetazione si nutre della pianta da esso personificata, e dunque lo stesso animale non può che essere sacro.
Come nel caso delle uova, l'uomo antico mangiando la carne dell'animale crede di acquistare e assorbire una parte di divinità. Pertanto il cibarsi di animali sacri per il dio è un sacramento solenne come la celebrazione di Gesù, rappresentato da un Agnello che ancora oggi, in molte parti di Italia si consuma.
"Io sono l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo…"

La festa del fuoco:

Strettamente connesso con i rituali legati alla vegetazione e alla rinascita è la tradizione pasquale di accendere falò. I cosi detti fuochi di gioia da cui poi deriverebbe la tradizione del cero pasquale.
In Germania ad esempio i contadini raccolgono tutti i rami secchi che trovano nelle loro campagne per poi farne un enorme rogo e spargere le ceneri nei campi per propiziare il raccolto, mentre tizzoni accesi vengono portati all'interno delle case come protezione dagli spiriti maligni. Tali rituali li troviamo anche in molte altre parti d'Europa e nella nostra stessa Italia.
La spiegazione data è molteplice, per alcuni si tratterebbe di un rito purificatorio, in sintonia con quello che poi sarebbe il significato della Pasqua cristiana, del resto è abitudine spesso bruciare in questi roghi delle effigie stregonesche o un fantoccio costituito da sterpaglie che comunemente viene chiamato "Giuda".
In realtà la tradizione ben si sposa con il concetto di Magia Imitativa molto caro all'uomo antico, infatti la festa legata all'equinozio di primavera è strettamente legata alla rinascita del Sole dopo la sua morte, il buio e la luce si equivalgono per poi far prendere il sopravvento di quest'ultima.
I rituali erano così un modo di imitare il cammino dell'astro o ancora di portare in terra parte del suo calore infatti l'usanza di far ruzzolare ruote infuocate giù per una collina o il correre nei campi con le fiaccole accese fa proprio passare per una imitazione del percorso solare nel cielo.
In questa tradizione fortemente pagana si inserisce il cero pasquale, il fuoco sacro alla religione Cristiana che anche in questo caso attinge a piene mani dal mistico sacco dei rituali pagani. Così ecco che nelle chiese si spengono le luci, proprio a rappresentare il dominio assoluto del buio, visto solo successivamente come male, poi trionfa la luce, simboleggiata dal cero dal quale si accendono le varie candele, che si portano a casa come i pagani portavano i loro tizzoni accesi: un mistico intreccio di culture e credenze che si fondono in antichi rituali e simbologie che si perdono nella notte dei tempi.