venerdì 29 aprile 2016

OLOF PALME, UN DELITTO FIRMATO DAI POTERI OCCULTI NEO-ARISTOCRATICI...




Fabrizio Federici 29 febbraio 2016
Da Reset-Dialogues on Civilizations
http://www.reset.it/reset-doc/trentesimo-anniversario-omicidio-olof-palme

Quel 28 febbraio 1986, un venerdì, trent’anni fa, a Stoccolma il premier Olof Palme, storico leader della socialdemocrazia svedese, al potere (salvo l'”intermezzo” 1976- 1982) dal 1969, inizia la giornata positivamente. Unici impegni di rilievo? Un colloquio con l’ambasciatore iracheno, a metà mattina; poi, nel pomeriggio, un’intervista…
A Palme, infatti, uomo politico e premier fortemente impegnato – come i colleghi socialdemocratici, tedesco e austriaco, Willy Brandt e Bruno Kreisky – sul piano internazionale, le Nazioni Unite hanno affidato il delicato incarico di mediatore nella sporca, “orwelliana” guerra che da sei anni si protrae tra Iran e Iraq. Un conflitto carico di retroscena vergognosi: con gli USA, ufficialmente alleati dell’ allora filoccidentale Saddam, che dietro le quinte, grazie al faccendiere colonnello North, fanno affari d’oro col nemico iraniano, garantendogli forniture d’armi attraverso una rete formata da pezzi dell’apparato politico-militare Usa, i cui proventi servono anche a finanziare l’opposizione dei Contras in Nicaragua. Fatto ancor più grave, la rete che fornisce armi all’Iran sembra aver strutture operative all’interno di vari Paesi dell’Europa Occidentale, Scandinavia compresa. Di questo, probabilmente, parlano il premier e l’ambasciatore iracheno.

Alle 16.00, Palme incontra un giornalista d’ una rivista sindacale, per un’ intervista programmata da tempo: centrata appunto sul suo incarico ONU per il conflitto Iran-Iraq, e sul “piano Meidner”, il nuovo modello di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese, lanciato anni prima dal Governo (per inciso: elaborato nel ’71 dall’economista Rudolf Meidner, vicino alla LO, principale sindacato svedese, e più volte modificato, questo progetto – particolare esperimento di socializzazione – prevedeva il graduale trasferimento, a fondi gestiti dai sindacati, di sempre maggiori quote del capitale azionario delle grandi imprese. Un piano che, se realizzato evitando eccessive concentrazioni di potere nei sindacati, sarebbe entrato nella storia come una delle più grandi prove del socialismo riformista). Palme risponde cordialmente, ma il giornalista riferirà poi d’aver avvertito in lui una forte inquietudine, quasi la consapevolezza dei gravi pericoli in agguato. Purtroppo quest’intervista passerà alla storia come l’ equivalente scandinavo di quella (dal significativo titolo “Siamo tutti in pericolo”) rilasciata, il pomeriggio del 1 novembre 1975 a Furio Colombo, da un Pasolini quasi presago della sua prossima fine; e il premier svedese, pur non sapendo che quello sarebbe stato l’ultimo giorno della sua vita, preavvertiva probabilmente, intorno a sé, una grave minaccia.

La vita:
Ma chi è esattamente Olof Palme, e che ruolo ha ricoperto nella socialdemocrazia svedese?
Sven Olof (pr.: “Ulof”) Joachim Palme nasce a Stoccolma nel 1927, da una classica famiglia svedese di origini baltiche e di condizione medio-alta, dall’ideologia conservatrice e un poco perbenista. Ragazzo dalle forti doti intellettuali, frequentando l’Università di Stoccolma aderisce all’associazione degli studenti socialdemocratici: incontro che in lui fa scattare la passione politica. Laureatosi nel ’51, Palme diviene presto, grazie alla personalità carismatica unita a un’ indubbia carica umana, presidente dell’Unione degli Studenti Svedesi, associazione che riunisce varie realtà, legate in gran parte al Partito socialdemocratico svedese.
Mentre Olof nasceva, i socialdemocratici della SAP, il Partito Socialdemocratico Svedese dei Lavoratori (nato nel 1889), erano già parte del Governo svedese da dieci anni, dopo aver conquistato, alle elezioni del 1914 e 1917 ( in quest’ultime, alleati dei liberali), una grande maggioranza alla seconda Camera (posizione, questa, che manterranno sostanzialmente sino ai nostri giorni).Nel 1932, la grande vittoria alle elezioni, con un programma ispirato all’imminente, negli USA, “New Deal” rooseveltiano, e alle idee keynesiane, introdotte in Svezia dalla celebre Scuola economica di Stoccolma (forte di economisti come Niels Karleby e Gunnar Myrdal, poi Nobel per l’Economia nel ’74), porta la SAP alla guida del Governo. Che i socialdemocratici manterranno , salvo brevi periodi d’interruzione, per quasi 65 anni.

A metà anni Trenta la SAP, alla testa d’un governo di coalizione appoggiato anche dal Partito agrario, rappresentante dei lavoratori rurali, lancia un grande programma di lavori pubblici, migliora il sistema di pensionamento, i servizi d’ assistenza sociale per i cittadini inabili al lavoro e l’assistenza sanitaria; rinnova la scuola e il parco abitativo. Dopo gli anni della guerra mondiale, trascorsi in rigorosa neutralità (pur mantenendo i buoni rapporti con la Germania), nel ’46 la pensione d’anzianità creata nel 1914 viene portata a un adeguato livello, e nasce un sistema generale di assicurazione contro le malattie; nel ’47 sono introdotti sussidi per la prole svincolati dal controllo del reddito delle famiglie (cosa che, però, sarà doverosamente adottata solo anni più tardi), e, nel ’48, la legge per la sicurezza sul lavoro. Lo stesso anno, la SAP, privata, alle elezioni, della maggioranza assoluta (che manteneva, alla seconda Camera, sin dal 1940), è costretta a mettere in secondo piano i progetti, di stampo britannico, di nazionalizzazioni ampie; ma nel 1960, la netta sconfitta elettorale dei partiti conservatori permetterà ai socialdemocratici – favoriti anche dal boom economico europeo – d’avviare una seconda fase di grandi riforme.


Il tripudio della socialdemocrazia svedese:
Gli anni Sessanta, così, sono veramente il “siglo de oro” della socialdemocrazia svedese: il giovane Olof Palme, notato dall’allora primo ministro Tage Erlander, diviene suo segretario, e in seguito, nel 1961, capo della divisione di gabinetto del Premier. Col rafforzarsi dell’intesa, Palme è, nel 62, ministro delle Comunicazioni; e, nel ’65, per l’ Educazione e gli Affari culturali.
È in questi anni – tra i Sessanta e i Settanta – che si precisa meglio il particolare modello socio-economico svedese: basato, com’è noto, su un Welfare assai generoso, capillare, ma al tempo stesso macchina onnipresente e quasi puntigliosa, che segue veramente il cittadino “dalla culla alla tomba”. Al di là dei significativi risultati – ma anche dei limiti e ritardi – della sua politica, la socialdemocrazia svedese, comunque, sin dall’immediato Dopoguerra ha dato prova di grande abilità politica: riuscendo a fissare l’asse del dibattito nazionale, e il discrimine fra gli stessi partiti, sulla questione socialismo sì-socialismo no. Tant’è vero che quando nel ’76 la SAP, dopo 44 anni ininterrotti di governo, sarà sconfitta alle elezioni, con conseguenti dimissioni del primo governo Palme, il nuovo esecutivo centrista di Thorbjorn Faelldin, pur accingendosi a tagliare fortemente la spesa pubblica, non s’ azzarderà minimamente a rimettere in discussione il radicato carattere socialdemocratico dello Stato.
Infine, sempre negli anni ’60-’70, con unanime accordo tra i partiti, si completa il profilo etico-culturale della Svezia. Paese rigorosamente neutrale, di cultura libertaria – specie sul piano etico-sessuale – ma senza eccessivi permissivismi, e centrata sul rispetto dei diritti civili (vedi l’ Onbudsman, il Difensore Civico, nato proprio in Svezia nel 1809) e umani in genere; e sull’accoglienza degli stranieri. In molte di queste scelte, determinante è l’iniziativa proprio di Olof Palme: che nel ’69 è eletto presidente del Partito socialdemocratico, divenendo poi Premier. In quegli anni, l’ospitalità che egli – nel solco della tradizionale politica d’accoglienza svedese – concede a tanti giovani americani renitenti alla leva, in quanto contrari alla guerra in Vietnam, rende più difficili le relazioni con gli USA (dove pure esiste, sin dall’ Ottocento, una forte comunità di immigrati svedesi): alienandogli le simpatie dell'”establishment” americano.

Il primo governo Palme, comunque (1969-’76) si caratterizza per l’accentuazione (eccessiva, secondo molti) del carattere già egualitario della politica fiscale. La pressione fiscale complessiva, già da decenni tra le più alte al mondo, a metà anni ’80, col secondo esecutivo Palme e i suoi successori, per il lavoratore medio svedese arriverà a incidere addirittura sul 64% del suo reddito. Va detto, però, che in Svezia l’imposizione fiscale è realmente progressiva (non solo in teoria, come in Italia): i redditi più alti, cioè, pagano una percentuale di imposte più che proporzionale rispetto ai redditi più bassi, anche a fini di ridistribuzione del reddito (questo, però, senza le esagerazioni di vari governi socialisti mediterranei degli anni ’80, Francia e Spagna in testa). Mentre la rete di servizi pubblici di cui gli svedesi in cambio possono usufruire, a livello centrale e locale, è a tutt’oggi – nonostante, cioè, le inevitabili riduzioni degli ultimi decenni – estesissima; e i livelli di corruzione, come certificato dai principali osservatori internazionali, sono davvero molto bassi.

Intorno alla metà degli anni Settanta, col primo periodo di governo di Olof Palme, dopo una fase in cui lo shock petrolifero del 1973 non sembra aver particolari ripercussioni sulla Svezia, con inflazione sotto controllo e ulteriore crescita di profitti e salari, il gonfiarsi della spesa pubblica e per i contributi dei datori di lavoro privati ai fondi pensione produce un forte aumento dell’inflazione; e alcuni settori tradizionalmente forti dell’economia – come la cantieristica navale – sono colpiti dalle conseguenze a catena della crisi petrolifera. Da qui, la vittoria dei conservatori alle elezioni del 1976. Ma, come ricordavamo, il nuovo governo conservatore non porta avanti una politica propriamente antisocialdemocratica: anche se una delle prime decisioni, ovviamente, è rimandare alle calende greche l’attuazione del “Piano Meidner”. Alla lunga, però, proprio la debole identità culturale di questa destra, e la mancanza di proposte innovative in economia (proprio negli anni che, al di qua e al di là dell’ Atlantico, vedono all’assalto la nuova destra, ultraliberista, di Margaret Thatcher, Ronald Reagan, Helmut Kohl), oltre alle forti divisioni interne, fan sì che l’elettorato svedese torni a preferire i socialdemocratici: siamo nell’autunno 1982, quasi in contemporanea al trionfo di Felipe Gonzales in Spagna, e un anno dopo le storiche vittorie di Mitterrand in Francia e del PASOK di Papandreu in Grecia. Riconfermata nel 1985, nel quadro generale di ritorno al potere delle socialdemocrazie europee degli anni Ottanta, la SAP comunque è consapevole che il vecchio “modello svedese”, ideale in tempi d’espansione economica, viene ad incepparsi, invece, in tempi di crisi ricorrenti, “stagflazione” e, soprattutto, incipiente globalizzazione.
A tutte queste cose, probabilmente, ripensa Olof Palme, nel tardo pomeriggio di quel 28 febbraio 1986: mentre è al culmine della sua carriera politica, come premier svedese, mediatore per l’ONU (e anzi candidato a succedere a Pérez de Cuéllar alla carica di Segretario Generale), vicepresidente dell’ Internazionale Socialista, pacifista in senso autentico, impegnato nella distensione fra i blocchi; e leader assertore del non allineamento del suo paese, in un senso che diremmo più “terzomondista”, nello stile dei capi storici di questo movimento (Nehru, Nasser, Tito). Verso le 18,30, tornato a casa conferma, con la moglie, la decisione d’andare al cinema, insieme al figlio Marten e alla sua fidanzata; congedando così (con gesto tipicamente “scandinavo-anglosassone”, impensabile dalle nostre parti) la scorta, che , insieme ai servizi di sicurezza, sa bene che il “cliente”, sino al lunedì, rimarrà senza alcuna copertura.



L’uccisione:
Alle 23,15, fuori dal cinema, le due coppie si congedano, e i coniugi Palme si incamminano lungo Sveavagen, il grande viale nel centro di Stoccolma, diretti a casa. La coppia prosegue avvicinandosi alle vetrine d’ un colorificio, all’angolo con Tunnelgatan, stradina pedonale al termine della quale una lunga scalinata conduce a Luntmakargatan, nella parte superiore della città: proprio lì, nell’ombra, un uomo con un soprabito scuro, immobile, sembra attendere qualcuno (lo nota un’ insegnante di musica seduta nella sua auto). Sono le 23.21, Olof e Lisbet Palme superano il colorificio; l’ombra nel buio s’avvicina alla coppia, estrae una Smith & Wesson 357 “Magnum” e spara due colpi alla schiena del primo ministro, che crolla in una pozza di sangue. Lisbet – rimasta anche lei leggermente ferita – urla e chiede aiuto; l’ombra si dilegua per sempre, correndo verso Tunnelgatan.
Il premier, gravemente ferito, morirà poco dopo. Nel caos di quei momenti, l’allarme generale, con l’ordine di bloccare completamente le vie d’uscita e d’ accesso alla città, viene dato, tuttavia, solo più di venti minuti dopo (come, incredibilmente, a Washington la sera del 15 aprile 1865, dopo l’assassinio di Lincoln). L’istruttoria per l’ omicidio di Palme è stata la più lunga e costosa mai portata avanti in Svezia, e non è ancora chiusa, dal momento che il suo assassino non ha ancora un nome; l’arma del delitto non è stata mai ritrovata.

L’inchiesta sulla morte:

Le piste più diverse son state battute dagli inquirenti. Il criminologo e scrittore svedese Leif G. W. Persson, nel suo romanzo del 2007 In caduta libera come in un sogno (Marsilio, 2008: romanzo che, però, si basa ampiamente su documenti della polizia normalmente non accessibili), ipotizza che la responsabilità dell’omicidio sia da ascriversi a schegge impazzite (elementi neo-nazisti) dei servizi segreti svedesi, che addirittura ritenevano Palme, per i suoi progetti di socializzazione dell’economia e il suo neutralismo terzomondista, al soldo dei sovietici. Un altro scrittore, il portoghese Luís Miguel Rocha, nel libro The last Pope(2006) ipotizza invece che Palme sia stato ucciso per volere della P2. Varie fonti, tra cui, più recentemente, il giornalista Enrico Fedrighini su “Il fatto quotidiano” del 27 febbraio 2013 (2), ricordano del resto che martedì 25 febbraio 1986, 3 giorni prima dell’omicidio di Palme, a Washington Philip Guarino, esponente del Partito Repubblicano molto vicino a George Bush Sr., aveva ricevuto un telegramma dal Sud America, in una sorta di codice cifrato: «Tell our friends the Swedish palm will be felled», «Informa i nostri amici che la palma svedese sarà abbattuta». La firma era d’un italiano, Licio Gelli, vecchia conoscenza di Guarino (alcuni anni prima, avevano entrambi sottoscritto un “affidavit” a favore d’ un certo Michele Sindona…): ed evidente il “gioco” di parole, “palma- Palme”…

Nello stesso 1986, comunque, per l’omicidio del premier svedese viene incriminato un pregiudicato con inclinazioni neonaziste, tale Christler Pettersson, militante d’un sedicente “Partito Operaio Europeo” : solito Oswald di turno, strumento di oscuri mandanti. Riconosciuto in tribunale dalla vedova di Palme, è condannato all’ ergastolo: sarà comunque, prosciolto, per insufficienza di prove, dalla Corte Suprema Svedese nel 1998. Il 15 settembre 2004, ricorda ancora Fedrighini nel suo articolo su “Il fatto”, Pettersson contatta Marten Palme, figlio del premier assassinato, avendo qualcosa d’importante da confidargli sulla morte del padre. Il giorno dopo – secondo un copione più volte recitato sul palcoscenico della storia – Pettersson viene ricoverato in coma al Karolinska University Hospital di Stoccolma, con gravi ematomi alla testa. Morirà il 29 settembre per emorragia cerebrale, senza mai aver ripreso conoscenza. Nell’aprile 1990 il quotidiano svedese “Dagens Nyheter” rivela la notizia del telegramma di Licio Gelli a Guarino del 25 febbraio 1986. Contattando i colleghi svedesi, il giornalista del TG1 Ennio Remondino rintraccia e intervista le fonti, due agenti della CIA che confermano la notizia del telegramma: rivelando, per la prima volta ufficialmente, anche l’esistenza di quella struttura segreta, operante in vari Paesi dell’Europa occidentale sin dal Secondo Dopoguerra, chiamata “Stay Behind” (organizzazione “Gladio”, nella versione italiana ), e coinvolta da decenni in traffici d’armi e azioni finalizzate a “stabilizzare per destabilizzare” ( o al contrario, a seconda delle necessità)…

Remondino confermerà il tutto dieci anni dopo, deponendo, il 4 luglio 2000, presso la Commissione parlamentare d’Inchiesta sul terrorismo e le stragi, presieduta dal Sen. Giovanni Pellegrino. Due anni fa, infine, a fine febbraio 2014, l’altro quotidiano svedese “Svenska Dagbladet” rivela l’interesse dello scrittore Stieg Larsson , autore della celebre trilogia “Millennium”, per il caso Palme. Larsson (stroncato poi da un infarto nel 2004), tra i migliori giornalisti investigativi scandinavi, studioso degli ambienti neonazisti (dai quali, infatti, era stato più volte minacciato) e consulente per Scoltand Yard, riteneva che alcuni mercenari, negli anni ’80, fossero stati in contatto coi servizi segreti sudafricani appunto per eliminare Palme (che era stato protagonista di varie battaglie antiapartheid). Al centro dei sospetti di Larsson, lo svedese Bertil Wedin, uomo noto negli ambienti dell’estremismo di destra, ma mai interrogato (nonostante i suoi stessi inviti) dalla polizia: partendo da lui, i giornalisti dello “Svenska Dagbladet” sono arrivati a Gio Petre, attrice ed ex compagna di Alf Enerström, medico ed estremista di destra legato a doppio filo con Wedin.

Al quotidiano svedese – ricorda, il 27 febbraio 2014, Monica Perosino su “La Stampa” (3) – la Petre racconta che, proprio quella sera del 28 febbraio 1986, Enerström, all’epoca suo compagno, uscì da casa dicendo «di dover mettere dei soldi nel parcometro» (peccato che fosse un venerdì sera, e che il parcheggio fosse gratuito). «Ritornò tardi», racconta ancora la Petre, aggiungendo d’aver trovato la cosa quantomeno bizzarra, senza però dire nulla per paura dell’uomo, notoriamente violento. La polizia svedese non commenta, ma «non esclude di aprire una nuova pista», e considera «interessanti» le nuove rivelazioni.

Fare i conti con la perdita della verginità politica:
Trent’anni dopo, insomma, l’assassinio di Palme – un po’ come accaduto in seguito, mutatis mutandis, in Israele con quello di Ytzhak Rabin (1995) – continua a pesare fortemente sulla società svedese, sia per il vuoto lasciato da un leader energico e carismatico, che non ha avuto degni successori, sia come complesso di colpa d’una società mostratasi incapace (o nolente) di trovare i responsabili. Nel caso specifico della Svezia, questo trauma s’è rivelato particolarmente forte, assumendo anche i connotati (profondi quanto, in parte, ipocriti) della perdita della “verginità politica”, dell'”innocenza” da parte d’un Paese che, forse più delle altre nazioni scandinave, sino ai primi anni ’80 era vissuto autoalimentando il proprio mito d’una terra civilissima e felice, aliena dai fenomeni d’odio e d’intolleranza tipici dei Paesi del Sud.
Nel 1988, ad ogni modo, la SAP, per la prima volta dal 1970, ottiene in Parlamento un numero di seggi di poco superiore addirittura a quello di tutti e tre i partiti moderati: anche come logica conseguenza dell'”effetto Palme” . Ma in una situazione profondamente cambiata rispetto non solo agli anni ’70, ma anche a pochi anni prima, i socialdemocratici non riusciran più a ripetere le politiche di sviluppo economico e perfezionamento del Welfare tipiche dei tempi d’oro: nel 1991, la grande vittoria del 1988 si trasformerà nella peggior sconfitta mai subita dagli anni ’30, con la discesa della SAP (come accaduto, l’anno prima alla SPD tedesca nelle prime elezioni del dopo caduta del Muro) addirittura sotto al 40% dei voti. Tornati al governo nel 1994, i socialdemocratici, coi premier Carlsson (già successore di Palme nel 1986) e , dal ’96, Persson, riusciranno ancora a mantenere lo Stato sociale a livelli accettabili (la spesa per sanità e istruzione tuttora è significativamente più alta in Svezia, Danimarca e Norvegia rispetto alla media dei Paesi OCSE), pur con forti riduzioni della spesa pubblica e con le limitazioni nella sovranità monetaria e nelle stesse politiche di bilancio seguìte all’entrata del Paese nell’Unione Europea (gennaio 1999).

Nel 2006, infine, la SAP scende ulteriormente al 35% dei voti, pur restando partito di maggioranza relativa, e il Governo torna ai conservatori. Ma se i socialdemocratici accusano fortemente la mancanza d’un leader come Palme, anche i conservatori non hanno affatto vita facile, con la persistente disoccupazione, specie giovanile, e le crescenti tensioni – secondo l’ OCSE, addirittura le più alte al mondo – tra occupati svedesi e immigrati extracomunitari. Nella tarda primavera del 2013, le rivolte degli immigrati a Stoccolma, Oebrio, Linkoping, stile Los Angeles 1992, o banlieues parigine dell’era Sarkozy, fungono amaramente da termometro della situazione. A settembre 2014, le nuove elezioni pongono fine a quello che, dai lontani anni Venti, e’ stato il piu’ lungo periodo di governo conservatore in Svezia (8 anni): e la guida del Governo torna alla SAP, diretta dal leader sindacale Stefan Lofven. Che, però, è alla testa d’un governo di coalizione (socialdemocratici e verdi): il quale, peraltro, rappresenta solo il 38% degli elettori, e, per la prima volta nella storia del Paese, si regge, “all’italiana”, grazie alle astensioni della Sinistra radicale, forte del 5,7%, e della stessa, sconfitta, Alleanza dei quattro partiti di centrodestra.

Questo è il governo che guida oggi una Svezia decisamente incerta e confusa, oscillante tra le tradizionali politiche di accoglienza e le forti tensioni interne (da gennaio a ottobre 2015, la Svezia aveva già dato asilo ad almeno cinquantamila rifugiati, e solo fra il 2 e l’8 novembre arrivavano altri diecimila richiedenti asilo). Ma, osserviamo, se il “modello svedese”, e più in generale scandinavo, in un mondo come quello d’oggi è in evidente crisi, ciò non significa che un socialismo democratico e riformista come quello svedese, depurato dei suoi limiti e dei lati anche negativi di tanti anni di governo, non possa (discorso, questo, valido un po’ per tutte le forze socialdemocratiche) rigenerarsi, per affrontare in modo diverso le tante sfide del Duemila.

Note:
1) D. SASSOON, in AA. VV., Cento anni di socialismo. La sinistra nell’ Europa Occidentale del XX secolo, Roma, Editori Riuniti, 1997, p. 556.
(2) E. FEDRIGHINI, Olof Palme, un caso ancora aperto, in “Il fatto quotidiano”, Roma, 27 febbraio 2013, op. cit.
(3) M. PEROSINO, Svezia, a 27 anni dall’omicidio Palme crolla l’alibi di un sospettato chiave, “La Stampa”, Torino, 27 febbraio 2014, op. cit.







lunedì 25 aprile 2016

LA GUERRA DEI MONDI di ORSON WELLES (STORIA DELL'INGEGNERIA SOCIALE)




E’ conosciuta come la più grande beffa mediatica del nostro secolo. Una farsa capace di gettare nel panico migliaia di americani provenienti da ogni strato sociale. 
Un radiodramma che cambiò definitivamente non solo la carriera del suo artefice, ma tutto lo studio sociologico sugli effetti dell’esposizione ai contenuti massmediatici.
Stiamo parlando della celebre versione radiofonica di La Guerra dei Mondi realizzata da Orson Welles. Da quel giorno in poi fu assai più evidente da una parte l’enorme potenzialità dei mezzi di comunicazione di massa, dall’altra quanto fosse presente il rischio di manipolazione e canalizzazione dell’opinione pubblica da parte di tali mezzi.
Come spesso accade, la descrizione dell’evento stesso può esserci d’aiuto per capire meglio le dinamiche che hanno permesso ad un semplice radiodramma di scatenare una serie di reazioni a catena capaci di suscitare il reale terrore degli ascoltatori.

E’ la sera del 30 Ottobre del 1938, la sera prima di Halloween (e la data di sicuro non è casuale), quando la stazione radiofonica statunitense della CBS decide di mandare in onda uno show speciale per celebrare tale festività. Come di consuetudine, è previsto un radiodramma, affidato quell’anno al miglior attore emergente di cui la radio disponeva: Orson Welles.
Il programma prevede la trasposizione radiofonica di un romanzo di fantascienza di H.G. Wells (è curiosa in questo caso l’assonanza del cognome con quello di Welles), dal titolo La Guerra dei Mondi. Il romanzo descrive l’invasione della Terra da parte di extraterrestri provenienti da Marte sul finire del diciannovesimo secolo.
La storia viene riadattata ai tempi radiofonici principalmente da Howard Koch e alcuni suoi collaboratori della CBS. Il riadattamento tuttavia non piaceva del tutto a Welles, perplesso sopratutto dal ritmo del testo che ne era uscito. Con una geniale intuizione, lo stesso Welles decide, per ‘dare sapore’ a quel piatto sciapo, di impostare la trasmissione come se si trattasse di un normale programma musicale interrotto ad un certo momento da un falso notiziario radio che annunciava l’invasione degli alieni e i suoi drammatici sviluppi.
Nessuno degli addetti al radiodramma, compreso lo stesso Orson Welles, si sarebbe mai immaginato che quello che ai loro occhi appariva semplicemente come un normale lavoro di routine, si sarebbe trasformato in un evento i cui effetti furono tali da modificare in maniera incontrovertibile non solo il destino artistico del giovane attore, ma anche il destino degli studi sociologici circa gli effetti dei contenuti massmediatici.
La trasmissione comincia con lo speaker che presenta, “in diretta dalla Meridian Room dell’Hotel Park Plaza di New York”, l’inizio della programma musicale di Ramon Raquello e della sua orchestra. Si può facilmente interpretare lo sgomento del pubblico radiofonico quando, dopo pochi minuti dall’inizio della trasmissione, questa viene bruscamente interrotta con un comunicato dai toni altamente drammatici:“Signore e signori, vogliate scusare per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle otto meno venti, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute a intervalli regolari sul pianeta Marte. Lo spettroscopio indica che si tratta di idrogeno e che si sta avvicinando verso la terra a enorme velocità. Il professor Pierson dell’Osservatorio di Princeton conferma questa osservazione dicendo che il fenomeno è simile alla fiammata blu dei jet sparata da un’arma”.
Ha inizio la beffa mediatica del secolo, il falso che ha messo in luce il rapporto fin troppo fideistico e acritico che il pubblico aveva instaurato con i mezzi di comunicazione di massa. 
Gli oltre sei milioni di ascoltatori non erano preparati né a sospettare del falso, né tanto meno a sospettare dell’enorme potenzialità di quello che dalla maggioranza di loro veniva ancora considerato semplicemente come un ‘mezzo di svago’. Probabilmente Welles era al corrente di queste potenzialità e dell’abbaglio al quale erano sottoposti i fruitori dei mezzi di comunicazione di massa.



E’ per questo che aveva deciso di inserire il suo falso nel bel mezzo di un programma d’intrattenimento, come a voler render più netto lo stacco tra uno stato d’animo disteso, qual è appunto quello derivante dall’ascolto di un programma musicale, e uno stato di panico crescente dovuto all’annuncio dell’avvenuta invasione aliena.
Dopo il primo avvertimento circa le fiammate provenienti da Marte, la programmazione musicale prosegue con un brano estremamente simbolico dal punto di vista linguistico: Star Dust (polvere di stelle).
Gli ascoltatori tornano così a rilassarsi con una delle canzoni di maggior successo dell’epoca, ignari del susseguirsi di eventi che di lì a poco li avrebbe destati dalle loro poltrone e scaraventati nelle strade in cerca di salvezza. 
Infatti, passano pochi minuti ed ecco una nuova interruzione: “Signore e signori, vorrei leggervi un telegramma indirizzato al professor Pierson dal dottor Gray, del Museo di Storia Naturale di New York. Il testo dice: Ore 21:15, ora standard delle regioni orientali. I sismografi hanno registrato una scossa di forte intensità verificatesi in un raggio di 20 miglia da Princeton. Per favore investigate. Firmato Loyd Gray, capo della Divisione Astronomica”. 
Vediamo in questo caso come la citazione di fonti apparentemente autorevoli, come il ‘Museo di Storia Naturale’ o il ‘Professor Gray, capo della Divisione Astronomica’, sia un espediente imprescindibile per chi vuole mettere a segno una beffa mediatica e intende donare ad essa ulteriore credibilità.
Gli eventi che seguono il secondo annuncio diventano sempre più drammatici e la costante alternanza di questi allarmi con la normale programmazione musicale non fa altro che creare ulteriore confusione nell’ormai già allarmato pubblico.
Man mano che passa il tempo, si diffondono, tramite le voci di abilissimi attori, notizie che riferiscono dell’avvenuto atterraggio extraterrestre, delle orribili fattezze degli alieni, delle loro sofisticatissime armi e dei gas tossici. L’escalation porta addirittura a descrivere ‘in diretta’ la morte di un cronista che stava riferendo dell’avvenuta distruzione della città di New York. E quest’ultima è la scintilla che scatena l’esplosione di panico tra la gente.
Per capire meglio il linguaggio di cui si è fatto uso in questa trasmissione, che ricalcava in modo astuto quello delle reali cronache giornalistiche, e per capire meglio la drammaticità del falso evento, di seguito riporto la descrizione di un ‘falso’ cronista che si ritrova faccia a faccia con una presenza aliena: “Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbiamo mai assistito…Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità..qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi..sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere..mio Dio, dall’ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un serpente. E poi un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco, adesso posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come cuoio bagnato. Ma il viso! È indescrivibile. Devo darmi forza per riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove a fatica. Un oggetto ricurvo sta uscendo dalla fossa. Sembra un piccolo raggio di luce riflesso su uno specchio. Che succede? Dallo specchio si sprigiona un raggio di luce…che si dirige verso gli uomini che avanzano. Li ha colpiti! Sant’Iddio, li ha incendiati! Bruciano come torce”.



Seguono diversi silenzi radio (come a far crescere la tensione), ogni tanto ripresi da qualche sporadica e confusa cronaca, fino a quando non si giunge ad un’apparente cessazione delle trasmissioni. E’ a questo punto che si scatena il putiferio. Migliaia di persone in preda al panico si riversano nelle strade e si lasciano andare a comportamenti di grave irrazionalità.
Si segnalano numerosi ingorghi nelle arterie principali di molte città degli Stati Uniti, mentre le linee di comunicazione si sovraccaricano fino al collasso. Alcuni si abbandonano a episodi di violenza, altri pregano di non essere coinvolti nell’attacco. A San Francisco, una donna si presenta alla polizia con i vestiti lacerati sostenendo di essere stata aggredita dagli alieni, mentre a New York ci vollero settimane per convincere alcuni di quelli che erano scappati a far ritorno nelle proprie abitazioni.
Ai giorni nostri, una simile reazione ci apparirebbe del tutto esagerata. A questo proposito, tuttavia, va ricordato che la radio fonda parte del suo fascino sulla disponibilità e la fantasia dell’ascoltatore che, soprattutto allora, non ne fruiva con la passiva attenzione che noi oggi dedichiamo al video.
La grande abilità di Orson Welles nel riprodurre in maniera impeccabile lo stile cronistico ha contribuito poi sopra ogni cosa a rendere credibile la messinscena. Emerge così l’importanza, quando si parla di falsi voluti e di beffe mediatiche, dell’utilizzo delle stesse modalità espressive del soggetto che si vuole imitare, in questo caso il giornalismo radiofonico. Per spiegarmi meglio, l’esito di questo programma sarebbe stato del tutto diverso se Welles avesse deciso di impostarlo, ad esempio, come un talk show o come una semplice intervista con un esperto di Ufo.
Inoltre, come in ogni beffa che si rispetti, anche in questa erano presenti tracce della sua falsità. A parte gli elementi fantastici e surreali descritti, che con poca razionalità potevano essere riconosciuti come tali, viene infatti ripetuto per ben quattro volte durante la trasmissione che ciò che si stava ascoltando altro non era che un radiodramma, e che gli eventi descritti erano il frutto della fantasia dell’autore del libro, H.G Wells.
Entra qui in gioco un fattore di estrema importanza quando si parla di mass media, ovvero il grado di attenzione che il pubblico riserva ai mezzi di comunicazione di massa, la scarsa criticità nei confronti dei contenuti veicolati da essi. Si spiega la logica secondo la quale un messaggio mediatico viene interiorizzato secondo quelle che sono le predisposizioni del pubblico a ricevere tale messaggio.
Come ricordava lo storico March Bloch all’inizio del secolo: “una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita; questa, solo apparentemente è fortuita, o, più precisamente, tutto ciò che in esse vi è di fortuito è l’incidente iniziale, assolutamente insignificante, che fa scattare il lavoro di immaginazione; ma questa messa in moto ha luogo soltanto perché le immaginazioni sono già preparate e in silenzioso fermento. La falsa notizia è lo specchio in cui la coscienza collettiva contempla i propri lineamenti”.

Ciò vuol dire che se il pubblico americano ha preso per vero un episodio così impossibile ed ha in qualche modo involontariamente omesso gli indizi, anche espliciti, che ne svelavano l’assurdità, ciò è perché in qualche modo era ‘preparato’ ad affrontare una situazione del genere. Una situazione che preesisteva già da tempo nel loro immaginario collettivo, il frutto del periodo storico in cui è maturata.
Si era infatti già vissuta la Prima Guerra Mondiale e il clima politico internazionale era surriscaldato dall’imminenza di un altro conflitto, mentre le scoperte scientifiche sempre più avanzate facevano intravedere futuri scenari di conquista spaziale, dai quali la narrativa e il cinema attingevano in maniera sempre più frequente.
La gente era da una parte spaventata, dall’altra preparata a vivere un evento del genere. Poco importa poi se gli extraterrestri avevano i tentacoli e improbabili fattezze o che utilizzassero poteri straordinari; per gli americani quel giorno la realtà rappresentava l’invasione dei marziani, gli abitanti del ‘Pianeta Rosso’.
Ciò che ha reso di portata storica questo avvenimento è il fatto che è riuscito ad evidenziare, chiaramente e per la prima volta,l’enorme potere ei mezzi di comunicazione di massa; un potere in grado di canalizzare e manipolare l’opinione pubblica secondo i desideri di coloro che controllano e posseggono tali mezzi.
La Guerra dei Mondi nella sua versione radiofonica ha aperto una nuova pagina negli studi di sociologi, psicologi di massa ed esperti di comunicazione, tutti accomunati in quel giorno dalla sorpresa di assistere agli effetti che un falso poteva provocare alla grande massa dei fruitori mediali.


Tratto da:"LA GUERRA DEI MONDI DI ORSON WELLES"
Cronaca di un radiogramma che gettò nel panico gli Stati Uniti
di Andrea Laruffa 


domenica 17 aprile 2016

SCIE CHIMICHE: "PIOVE GOVERNO LADRO"... OVVERO I 3 STEP PER COMPRENDERE IL FENOMENO.


Il dibattito sulle scie chimiche sembra non avere mai fine, il mondo interniano e non, è diviso in due blocchi contrapposti che ben conosciamo.
In entrambi i blocchi ci sono verità, mezze verità e falsità perché il tema purtroppo è spesso trattato male, in maniera superficiale e veicolato ancor peggio.
Intanto il linguaggio usato dai complottisti non è sempre corretto e si presta ad essere criticato, sbeffeggiato e ridicolizzato dagli ingenuisti ed i normalizzatori, dai troll e da tutti coloro che non comprendono ed ignorano il fenomeno.
Il termine SCIE CHIMICHE andrebbe cambiato, rinnovato, perché appena qualcuno osa pronunciarlo il suo interlocutore inizia a sorridere ed a scherzarci sopra, oppure, nel migliore dei casi, a scuotere il capo dicendo che non sa nulla e che, comunque, gli pare sia fantascienza, anche perché fatica ad accettare che il potere costituito possa fare qualcosa di segreto senza che non si venga a sapere ufficialmente e pubblicamente e che i blogger e gli studiosi che ne parlano, siano attendibili e scientificamente riconosciuti.

Questo è l'ostacolo principale, la massa acritica, abituata ad essere guidata ed indirizzata, non accetta che ci siano persone che mettano in discussione le versioni ufficiali, perché ciò andrebbe a significare che noi tutti si è sempre creduto ad un favola, che in fondo siamo scimmie ammaestrate, e questo non può essere accettato. Mettere in discussione le proprie fedi sarebbe come far crollare il castello di carte che sapientemente è stato costruito nel tempo dal sistema. La massa acritica ha paura di far crollare il castello di carte, ha paura di rimanere seppellita sotto le sue macerie, ha paura del cambiamento, della presa di coscienza e della conseguente responsabilità, non tutti hanno voglia e tempo per mettere in discussione il dogma appreso faticosamente durante la propria vita.
Dall'altra parte i complottisti, con certe argomentazioni farlocche ed estreme, fanno di tutto per non buttarlo giù completamente, come fossero due facce della stessa medaglia che si sorreggono contrapponendosi malamente, mentre tutto procede indisturbato.
La rete, d'altronde, si presta perfettamente a questo gioco e fa da contenitore mediatico, da un lato facendo arrivare le informazioni potenzialmente a tutti ed ovunque, dall'altro ne impedisce il salto di qualità, perché la guerra rimane confinata sui social, sui blog e solo raramente in altre sedi più autorevoli, come conferenze, giornali e TV. Ne deriva una rivoluzione solo in potenza, ci si esaurisce nell'idea di controinformazione più che nell'azione concreta di confutare la versione ufficiale, ovvero che il fenomeno non esiste ed è una leggenda metropolitana.


Il metodo che potremmo utilizzare noi cospirazionisti, dovrebbe riguardare solo ciò che possiamo empiricamente dimostrare con documenti ufficiali, lasciando da parte momentaneamente le suggestioni che sfociano in tematiche non comprensibili dalle persone comuni o che possono essere strumentalizzate da coloro che non vogliono si sappia la verità.
Per questa ragione io mi limiterò a parlare solo di CLOUD SEEDING, utilizzando un linguaggio mutuato proprio da coloro che lo praticano da anni, cercando di non usare mai il termine SCIE CHIMICHE. Anche su WIKIPEDIA le due definizioni hanno un trattamento diverso, non a caso, e se leggiamo la voce SCIE CHIMICHE noteremo un approccio marcatamente anticomplottista tendente a ridimensionare il tema fino a prendere in giro chi lo tratta, ma se, magicamente, andiamo a leggere cosa ci dice la fonte ufficiale della rete riguardo al CLOUD SEEDING, scopriamo che le cose cambiano e non di poco. Intanto il fenomeno viene, se pur superficialmente accettato, spiegato e dimostrato anche con agganci storici, ci sono dei link, dei rimandi interessanti per coloro che hanno sempre nutrito diffidenza, può essere il primo passo per far capire alla massa che il sistema militare e determinate multinazionali, per i più svariati motivi, operano il controllo climatico da mezzo secolo almeno e lo fanno a prescindere dai risultati e per diverse ragioni.
Le motivazioni ufficiali delle Corporation che controllano il clima in zone circoscritte ed inseminate artificialmente, sono solo di natura metereologica e servono a combattere la siccità, il riscaldamento globale in funzione dei raccolti, dell'incremento idrico, ma anche dello spostamento eventuale di assemblamenti nebulosi in altre aree e quindi il mantenimento di un clima non piovoso in quel dato perimetro celeste. Nei siti ufficiali di queste multinazionali vengono spiegate le ragioni per le quali si insemina il cielo, agganciandosi a nuvole o zone umide particolari preesistenti, in modo da provocare precipitazioni controllate che possano soddisfare determinate esigenze industriali, civili e militari.
Questa pratica che nasce alla fine degli anni 50, è stata ben sperimentata in tutti questi decenni, fino all'incremento massivo degli ultimi 10-15 anni, ovvero, fino a quando si è riusciti ad utilizzarla con risultati reali, per fini pratici, dimostrabili empiricamente e, come dicevo precedentemente, veicolati in primis proprio da quegli ambienti che ne fanno largamente uso quasi in tutto il globo.

La tecnologia degli ultimi decenni ha contribuito definitivamente a coronare questo sogno, un incubo direbbero alcuni, e a poter utilizzare il CLOUD SEEDING con risultati strabilianti.
Funziona in particolar modo in tutte quelle aree geografiche che hanno grossi deficit di piovosità e che rischiano la desertificazione. Un esempio reale e documentato è quello della corporation israeliana MEKOROT, accusata anche di sottrarre le fonti idriche ai palestinesi e quindi, di rimando, ad utilizzarle come ricatto politico, da inquadrare come processi in una vera e propria guerra ambientale.
Quindi abbiamo visto come sia una realtà il controllo climatico realizzato da enti privati legati a doppio filo ad ambienti militari e politici.
Questo dovrebbe essere il primo step da spiegare a tutti coloro che non conoscono l'argomento e come forte argomentazione per tutti coloro che lo negano, senza voli pindarici e senza sfociare in altre tematiche. Una volta accettato il fatto che esistono le tecnologie per controllare il clima e che queste operazioni vengono pubblicamente realizzate da anni quotidianamente sui nostri cieli, possiamo iniziare a parlare anche di altro, ovvero della VOLONTA' di certi ambienti di usufruire di determinate scoperte per i più svariati fini, civili, ambientali, bellici, militari.
Se volete informarvi bene sul CLOUD SEEDING, alla fine dell'articolo ci sono alcuni link delle corporation, documentazioni ufficiali in pdf e relazioni su riviste scientifiche e di stampa ufficiale.


Come ci suggerisce il Generale MINI in alcune conferenze sul tema SCIE CHIMICHE, se l'ambiente militare dispone di certi mezzi, stiamo tranquilli che essi verranno usati, questo a prescindere dalle convenzioni NATO o da qualsiasi altra barriera legale costituita, come sempre è avvenuto nella storia.
Un conto sono le regole un conto sono le pratiche.
MINI ci spiega come il sistema militare in joinventure con quello multinazionale industriale, non abbia alcuna remora morale, se ha la possibilità di utilizzare qualsiasi nuova tecnologia, la utilizza sempre e comunque, anche quando essa è alle primi fasi di sperimentazione, nulla si ferma dinnanzi alla VOLONTA' di certi ambienti, questo va compreso perché abbiamo innumerevoli esempi storici ancora più gravi, come le esplosioni nucleari e le guerre batteriologiche.
MINI cita anche diversi scienziati che hanno sperimentano come poter creare terremoti artificiali, maremoti ed altre catastrofi ambientali, questo per capire che, se esiste la possibilità, il sistema non si ferma davanti a nulla nella competizione globale. E questo è il secondo STEP, ovvero quello di inquadrare e far ben comprendere chi gestisce cosa, ovvero le tecnologie e le scoperte scientifiche, sempre per i più svariati usi militari, civili, ambientali, industriali, quindi quello di iniziare a scoprire che ci troviamo, volenti o nolenti, nel bel mezzo di una guerra ambientale. Sarebbe come aver scoperto la polvere da sparo e non volerla utilizzare per remore morali. Questo non esiste, è antistorico, antiscientifico, quando l'uomo fa una scoperta, essa viene sempre sfruttata e allora possiamo andare nel 3° STEP, ovvero quello di iniziare a capire quali potrebbero essere gli usi di irrorazioni celesti, se, come dicevamo, certi ambienti non hanno alcun problema ad usare qualsiasi mezzo per i propri fini.
Se tutto ciò è vero ed abbiamo ben introiettato i primi due passaggi, il terzo STEP ci suggerisce, purtroppo e senza neanche troppa fantasia dietrologica, scenari orwelliani.

Abbiamo iniziato a spiegare il CLOUD SEEDING, che personalmente ritengo una delle motivazioni principali riguardo le cosiddette scie persistenti in cielo, ma nel terzo passaggio siamo finiti a comprendere che esiste la reale possibilità di altri utilizzi forse più invasivi e deleteri sull'uomo e sull'ambiente che potrebbero andare dall'uso di gas nocivi ed agenti battereologici, come talvolta è successo e succede in scenari bellici che storicamente già conosciamo.
L'utilizzo potrebbe variare a seconda del fine, come la distruzione di raccolti in terre nemiche o al soldo di poteri transnazionali, sul proprio territorio nazionale, oppure, l'immissione di specifici virus, non necessariamente letali, d'accordo con il Bigpharma, sia per operazioni economiche che di controllo della popolazione, attraverso l'induzione di nuove malattie e ceppi virali, oppure ancora, per fini strettamente militari e geopolitici, come l'irrorazione di determinate sostanze che facilitino le tratte aeree di droni e l'uso sempre più invasivo dell'apparato satellitare, congiuntamente ad operazioni belliche od anche di natura civile.
Il cielo, e ancor sopra lo spazio, sono ampiamente sfruttati da chi ci comanda, far finta di nulla è grottesco ed inaccettabile, significa aver paura di poter dire la propria opinione e far sentire la propria voce, significa voler ancora una volta delegare ad altri la propria vita, la qualità della propria vita.
Quindi, partendo per gradi, un passo alla volta, iniziamo tutti a studiare il fenomeno reale del CLOUD SEEDING, e, solo dopo, iniziamo a capire quali potrebbero essere gli altri eventuali usi, sempre considerando che se esiste la POSSIBILITA' di utilizzare determinate tecnologie, la VOLONTA' di utilizzarle, come ci ricorda giustamente il Generale MINI, è già li che aspetta bramosa di potersi esprimere al meglio, o, a seconda dei casi, al peggio.


NB: Sotto l'articolo ho riportato diversi link utili a comprendere il fenomeno, per farsi un'idea di cosa già esiste e per affrontare poco alla volta i 3 STEP di analisi, sopra citati.










sabato 9 aprile 2016

ORIGINI DEI SACRIFICI RITUALI (I SACRIFICI COME FONDAMENTO DELLA SOCIETA' ELITARIA)...


Un nuovo studio rileva che il sacrificio rituale umano ha avuto un ruolo centrale nell'aiutare coloro che sono al vertice della gerarchia sociale a mantenere il potere sulla popolazione.
"La religione è stata tradizionalmente percepita come uno dei fattori chiave della moralità e della cooperazione, ma il nostro studio rileva che la ritualità religiosa aveva anche un ruolo più sinistro nell'evoluzione delle società moderne", dice l'autore dello studio Joseph Watts.
I ricercatori dell'Università di Auckland della Scuola di Psicologia, il Max Planck Institute per la scienza della storia umana in Germania e Victoria University, hanno dimostrato il collegamento tra lo sviluppo gerarchico e le diseguaglianze di una data cultura nella stratificazione sociale ed i sacrifici umani. Il team ha utilizzato metodi di calcolo derivati ​​dalla biologia evolutiva per analizzare i dati storici da 93 culture Austronesiane.
La pratica del sacrificio umano era diffusa in tutta Austronesia: 40 su 93 culture incluse nello studio hanno praticato una qualche forma di omicidio umano rituale di austronesiani.
Le prime si pensa abbiano avuto origine a Taiwan e, mentre si muovevano verso il sud, presero piede in quasi metà del globo. Si diffusero a ovest verso il Madagascar, a est verso Rapa Nui (Isola di Pasqua) e a sud, fino alle isole del Pacifico e la Nuova Zelanda.
I metodi rituali di sacrifici umani in queste culture includono torture come l'annegamento, lo strangolamento, l'utilizzo di armi contundenti, la sepoltura, l'amputazione e la sezione di parti del corpo, lo schiacciamento sotto canoe o altri mezzi, la decapitazione.
Le vittime erano tipicamente di basso status sociale, come schiavi, mentre i carnefici erano solitamente di alto status sociale, come sacerdoti e capi tribù.
Lo studio ha diviso le 93 diverse culture in tre gruppi principali di alta, moderata o bassa stratificazione sociale.
Si pensa che le culture con il massimo livello di stratificazione sociale siano state molto probabilmente coloro che praticavano il sacrificio umano (67%, o 18 su 27).
Nelle culture con stratificazione moderata, il 37% utilizzavano il sacrificio umano (17 su 46) mentre nelle società più egualitarie erano meno probabile si praticasse (25%, o cinque su 20).
"Utilizzando il sacrificio umano per punire le violazioni dei tabù, per annichilire il sottoproletariato ed instillare la paura nelle élite sociali, le élite di potere sono state in grado di mantenere e sviluppare il controllo sociale", dice Watts.



Il professor Russell Gray, co-autore dello studio, osserva che "il sacrificio umano ha fornito un mezzo particolarmente efficace di controllo sociale perché ha fornito una giustificazione soprannaturale per la punizione. I re, come i sacerdoti ed i capi, credevano di discendere dagli dei ed il sacrificio rituale umano era la dimostrazione definitiva del loro potere."
Una caratteristica unica della ricerca era che, l'uso di metodi evolutivi computazionali ha permesso al team di ricostruire la sequenza di cambiamenti tra sacrifici umani e relativo status sociale nel corso della storia. Questo ha permesso al team di verificare se il sacrificio abbia preceduto o seguito cambiamenti di status sociale.
Il Co-autore, professore associato Quentin Atkinson dice: "Quello che abbiamo scoperto è che il sacrificio rituale è stato la forza trainante che ha reso le società più inclini ad adottare una struttura sociale elitaria e meno propensa a tornare ad una struttura sociale egualitaria".

http://www.heritagedaily.com/2016/04/the-dark-side-of-religion-how-ritual-human-sacrifice-helped-create-unequal-societies/110468 http://www.nature.com/nature/journal/vaop/ncurrent/full/nature17159.html
Traduzione: MDD


mercoledì 30 marzo 2016

LE TRADIZIONI PASQUALI. di ANDREA ROMANAZZI


Le tradizioni Pasquali
Tra antiche divinità nordiche e simbologie pagane

di Andrea Romanazzi

Introduzione:
Nella religione cristiana grande importanza ha la festività di Pasqua, la Resurrezione del Cristo che con il suo sacrificio cancella le ataviche colpe umane.
Tra le pieghe di questa festa religiosa, però, sono ben nascosti simboli e tradizioni di origine pagana, ricordi di altre e ben più antiche festività poi cancellate od assorbite dal Cristianesimo con una vera e propria opera di sincretismo.
Inizieremo così un viaggio che ci porterà tra le desolate lande dell'Europa del nord, alla ricerca di antiche divinità celtiche che ci aiuteranno a scoprire le vere origini e i simboli di questa festività.
Per effettuare un esame etimologico della "Pasqua" dobbiamo rifarci al termine inglese "Easter" che ci riporterebbe ad antichi culti legati al sopraggiungere della primavera e in particolare ad una antica divinità pagana, la Dea Eostre.
Questa antica divinità non è molto conosciuta nella mitologia nordica, viene menzionata per la prima volta dal Venerabile Bede (679-735) nel suo "De Temporum Ratione" dove è messa in relazione alla primavera e alla fertilità dei campi.
Il suo nome sembrerebbe provenire da aus o aes e cioè Est, dunque una divinità legata al sole nascente e al suo calore, l’idea della rinascita e del resto il tema dei fuochi e del ritorno del calore solare sarà un tema ricorrente nel proseguo delle tradizioni pasquali.
Le origini di questo culto femminile però non sono molto chiare, dalle caratteristiche sembrerebbe una divinità nordica, anche se non viene per nulla citata nella mitologia celtica, tanto da far credere ad alcuni studiosi che si tratti di una divinità inventata dallo stesso Bede, spiegazione non molto plausibile in quanto un religioso cristiano non avrebbe avuto bisogno di creare una nuova divinità in un pantheon pagano già molto ricco e variegato.
Il Grimm, noto studioso di mitologia nordica nel suo "Teutonic Mythology" descrive Eostre come una divinità pagana portatrice di fertilità e la collega alla luce dell'Est e in particolare all'equinozio di Primavera che veniva chiamato dai popoli celti "Eostur-Monath" e successivamente di "Ostara".

Uova pasquali e il mistico coniglio:

Interessante tradizione tipica della Pasqua è lo scambio delle uova di cioccolato, in Germania ad esempio vi è l'usanza che i bambini, la mattina della domenica di Pasqua, chiamata Ostern, vadano alla ricerca nei giardini delle case delle uova nascoste dal "coniglio pasquale", mentre in Inghilterra si fan rotolare sulla strada uova sode colorate fino a quando il guscio non sia completamente rotto.
Questa tradizione è fortemente legata al culto della Dea precedentemente descritta, infatti nelle tradizioni pagane si celebrava il ritorno della divinità portatrice di novella fertilità andando a scambiarsi uova "sacre" sotto l'albero ritenuto "magico" del villaggio, usanza che dunque collega Eostre alle divinità arboree e ai culti agro-pastorali. L'uovo non è scelto a caso ma è da sempre simbolo di rinascita. Per l'antico raccoglitore e cacciatore la Primavera portava infatti gli uccelli a deporre le proprie uova e dunque ad avere un nuovo sostentamento dopo l'austerità dell'inverno. La stessa deposizione di uova differenti da parte delle diverse specie di uccelli potrebbe portare all'idea delle uova differentemente dipinte che si sono poi tramandate fino ai giorni nostri.
L'uovo diventa così potente talismano di fertilità e vita come testimoniato dalle usanze delle uova sacre Russe o Ucraine ove il cibarsi di questo alimento celebrerebbe la rinascita del sole e il ritorno delle stagioni dell'abbondanza.
L'idea del "sacro" uovo si è così tramutata nel tempo, basti pensare all'uovo alchemico di Hermete Trismegisto o agli antichi romani per i quali "omne vivum ex ovo". Una leggenda narra ad esempio che Maria Maddalena si presentò all'imperatore Tiberio con un uovo dal guscio rosso , o ancora la Vergine Maria donò a Ponzio Pilato un cesto di uova colorate per implorare la liberazione del Cristo. Il cibarsi delle uova, così, diventa un rituale collettivo di partecipazione alla nuova vita e dunque alla resurrezione.Simbolo della Dea è la lepre o il coniglio che in realtà rappresenta la stessa divinità che si rende immanente e concepisce se stessa come divinità dei boschi. L'animale, poi, non è casuale, ma scelto non solo per le sue famose doti riproduttive ma anche e perché, secondo i Germani, le aree nere della luna rappresenterebbero proprio la lepre, sancendo così la sacralità dell'animale.


La reminiscenza dello spirito arboreo:
E’ la presenza di questo animale totemico che ci permette di legare la Pasqua ai rituali naturali e alla sacralità degli alberi, essa altro non sarebbe che un'altra forma di venerazione, di quel principio agreste basato sulla morte e rinascita dello spirito della vegetazione rappresentato spesso nell'uccisione e nella risurrezione della Dea o dell'Uomo Selvatico.
Una tradizione interessante è quella dei cosi detti Giardini di Adone: in particolare nell'area orientale si venerava, sotto i nomi di Tammuz e Adone, la decadenza e la rinascita annuale della vita e anche se le fonti intorno a queste divinità sono frammentarie e oscure, da esse deduciamo che morissero ogni anno per poi risorgere. Ad esse era dedicato una specie di giardino che altro non era che un simbolo basato sul principio della Magia Imitativa, cioè che il simile produce il simile: realizzare questi giardini fioriti era un modo per incoraggiare la crescita delle messi.
Si schiude come di incanto la spiegazione di un rituale creduto cristiano ma che affonda le sue radici nel paganesimo, i "sepolcri", realizzati il Venerdì Santo per il Cristo con piante, spighe e fiori, veri "giardini" realizzati sulla tomba del dio morto creando un legame ancora più stretto tra festività e rituali arborei.
Anche la simbologia dell'agnello o meglio del "capretto" sarebbe strettamente legata al culto arboreo nello stesso significato della lepre per la Dea Eostre. La capra infatti, errando nei boschi, rosicchia le cortecce degli alberi danneggiandoli notevolmente, così solo il dio della vegetazione si nutre della pianta da esso personificata, e dunque lo stesso animale non può che essere sacro.
Come nel caso delle uova, l'uomo antico mangiando la carne dell'animale crede di acquistare e assorbire una parte di divinità. Pertanto il cibarsi di animali sacri per il dio è un sacramento solenne come la celebrazione di Gesù, rappresentato da un Agnello che ancora oggi, in molte parti di Italia si consuma.
"Io sono l'Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo…"

La festa del fuoco:

Strettamente connesso con i rituali legati alla vegetazione e alla rinascita è la tradizione pasquale di accendere falò. I cosi detti fuochi di gioia da cui poi deriverebbe la tradizione del cero pasquale.
In Germania ad esempio i contadini raccolgono tutti i rami secchi che trovano nelle loro campagne per poi farne un enorme rogo e spargere le ceneri nei campi per propiziare il raccolto, mentre tizzoni accesi vengono portati all'interno delle case come protezione dagli spiriti maligni. Tali rituali li troviamo anche in molte altre parti d'Europa e nella nostra stessa Italia.
La spiegazione data è molteplice, per alcuni si tratterebbe di un rito purificatorio, in sintonia con quello che poi sarebbe il significato della Pasqua cristiana, del resto è abitudine spesso bruciare in questi roghi delle effigie stregonesche o un fantoccio costituito da sterpaglie che comunemente viene chiamato "Giuda".
In realtà la tradizione ben si sposa con il concetto di Magia Imitativa molto caro all'uomo antico, infatti la festa legata all'equinozio di primavera è strettamente legata alla rinascita del Sole dopo la sua morte, il buio e la luce si equivalgono per poi far prendere il sopravvento di quest'ultima.
I rituali erano così un modo di imitare il cammino dell'astro o ancora di portare in terra parte del suo calore infatti l'usanza di far ruzzolare ruote infuocate giù per una collina o il correre nei campi con le fiaccole accese fa proprio passare per una imitazione del percorso solare nel cielo.
In questa tradizione fortemente pagana si inserisce il cero pasquale, il fuoco sacro alla religione Cristiana che anche in questo caso attinge a piene mani dal mistico sacco dei rituali pagani. Così ecco che nelle chiese si spengono le luci, proprio a rappresentare il dominio assoluto del buio, visto solo successivamente come male, poi trionfa la luce, simboleggiata dal cero dal quale si accendono le varie candele, che si portano a casa come i pagani portavano i loro tizzoni accesi: un mistico intreccio di culture e credenze che si fondono in antichi rituali e simbologie che si perdono nella notte dei tempi.


mercoledì 23 marzo 2016

IL GRANDE COPRIFUOCO... (ATTACCO AL CUORE D'EUROPA)



Il progetto a lunga scadenza è quello di uno spostamento a destra e su posizioni neocon dell'intero asse europeo. Una nuova UNIONE EUROPEA è all'orizzonte, quella vecchia sta per essere smantellata dai suoi stessi padri. Gli stessi che hanno finto di osannare il multiculturalismo e finto di accogliere i disperati, dopo averli bombardati nei loro paesi per decenni, oggi saranno i primi a giustificare il GRANDE COPRIFUOCO che ci aspetta. Ovvero una nuova europa militarizzata dove saranno accettate le restrizioni dei diritti civili, delle libertà. Un nuovo medioevo è all'orizzonte e l'ISIS non esiste per come è rappresentata dai media, è solo una NOSTRA creazione e dei paesi islamici filosionisti come Turchia e Arabia.
TORNANO GLI ATTENTATI TRANSNAZIONALI DELLA HATHOR PENTALPHA, E COME DA COPIONE, SARANNO SOLO L'INIZIO DI UNA LUNGA STRATEGIA DELLA TENSIONE IN TUTTA EUROPA...
Nei grandi media purtroppo è ignorata la voce profetica di Gioele Magaldi, scrittore, intellettuale e Gran Maestro del GOD di orientamento progressista, autore di MASSONI, società a responsabilità illimitata, è da tempo che descrive questo scenario di strategia della tensione a livello planetario. Egli da tempo ha individuato quei poteri forti, riuniti nel grande contenitore supermassonico della HATHOR PENTHAPHA, Ur-loggia sovranazionale, come i veri autori dell'ISIS, i creatori e finanziatori del cosiddetto Stato Islamico.



Sono diversi gli attori trasversali e i finanziatori dell'ISIS, dalle superpotenze occidentali, fino alla Turchia e l'Arabia Saudita. Gli interessi in campo sono fortissimi, si sta disegnando un nuovo mondo, si ipotizzano nuove Governance spostate su posizioni reazionarie e conservatrici.
I volgitori oscuri della ruota e le forze ostacolatrici, sono al lavoro, dobbiamo capire lo scenario bellico e non farci prendere dal lato irrazionale ed emotivo per non cascare nel grande tranello e finire dentro il cerchio magico. 
Queste sono le premesse dell'inizio di un nuovo ORDINE MONDIALE assolutista, dispotico ed orwelliano, saremmo da oggi tutti riuniti sotto il GRANDE COPRIFUOCO a stringere un patto, legittimando l'uso della forza per nuove operazioni militari in medioriente che non faranno che aumentare il kaos ed altre guerre senza fine, e questo clima non sarà confinato solo fuori dai nostri paesi, ma anche in casa nostra, ed è una delle ragioni principali di questa nuova strategia della tensione su scala globale.
A breve ci saranno altri attentati che andranno a giustificare un forte cambiamento nella vita dei paesi democratici per come li conosciamo, più controlli, territori militarizzati, restringimento degli spazi delle libertà individuali, meno diritti civili, nel futuro già si pensa di limitare gli scioperi e qualsiasi antagonismo democratico, manifestazione, occupazione universitaria o di fabbrica, con la scusa del terrorismo cambieranno in peggio le nostre abitudini democratiche, e in nome della sicurezza saranno sacrificati all'altare della patria la qualità della vita di tutti i cittadini che, ben presto si troveranno ad accettare un regime militare con i suoi PATRIOT ACT, ma non solo, saranno gli stessi sudditi impauriti a chiedere protezione, in un divide et impera senza fine.
Poco alla volta, ma sempre in punta di piedi, in modo che il nascente GRANDE COPRIFUOCO, non oscuri completamente e subito il SOLE... così che la gente non si accorga che i suoi padroni sono gli stessi che armano servizi deviati e le cellule terroristiche, bastone in testa e carota in culo, confusione ed emotività, paura dell'altro, chiusura ed annichilimento.
Un eclissi lenta ed inesorabile per una nuova era medievalista, l'egregora è pronta...
Buona Pasqua di sangue e mangiate tanto agnello!!!



FONTE ANSA:
La capitale belga sotto attacco terrorista rivendicato dall'Isis questa mattina. 
Almeno 34 morti in due attacchi distinti all'aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, anche vicino alla sede della Commissione Ue. 
Due esplosioni all'aeroporto nell'area delle partenze verso gli Stati Uniti hanno ucciso 14 persone. Una terza bomba, inesplosa è stata fatta brillare. 
Chiuso lo scalo di Zavantem, voli deviati su Charleroi. 
Almeno 20 morti e 106 feriti negli attacchi alla metropolitana.
Intanto sarebbe stato evacuato l'impianto nucleare di Tihange, a Liegi. E' in corso l'evacuazione della gare du Nord, la stazione ferroviaria di Parigi dalla quale partono normalmente i treni diretti a Bruxelles. L'ordine di evacuazione - ma la stazione sta lavorando oggi a scartamento ridotto visto che in direzione del Belgio i treni sono bloccati - è stato impartito dopo il ritrovamento di un involucro sospetto.
Gli attacchi di oggi fanno subito scattare l'allerta in tutte le capitali, mentre il Belgio chiude le frontiere e interrompe i collegamenti ferroviari, schierando anche i militari nelle strade: le autorità parlano di attacchi terroristici, e si ha conferma di almeno un kamikaze in azione all' aeroporto di Zaventem: secondo fonti Usa, l'ordigno potrebbe essere stato messo in una valigia. Nello scalo si registrano scene di panico fra i passeggeri, molti dei quali sono evacuati sulla pista per ragioni di sicurezza: trovato anche un kalashnikov ed un giubbotto inesploso. E la Polizia è ancora in allarme, perché si teme che all'interno dello scalo possano esserci ancora dei terroristi o loro fiancheggiatori.

Scene di disastro e disperazione delle persone ferite anche alla fermata della metropolitana colpita nell' attacco, con immagini shock del vagone sventrato, in brandelli le porte del convoglio e gli interni, e alcune persone ancora bloccate all' interno della stazione. E sulle strade traffico impazzito, mentre si susseguono gli arrivi dei mezzi di soccorso - fatti arrivare anche da Anversa - e quelli della sicurezza. E mentre la polizia ferma e perquisisce nelle strade chiunque susciti un minimo di sospetto e fa esplodere un veicolo sospetto, esperti antiterrorismo riferiscono alla tv che è in corso una vasta caccia all'uomo su 5 sospetti individuati dalle immagini della videosorveglianza. L' Europa si mobilita, praticamente tutti i leader intervengono per mostrare solidarietà ai belgi, e vengono innalzate le misure di sicurezza anche negli aeroporti italiani, mentre nella capitale belga si susseguono gli allarmi, ed uno interessa anche il Palazzo Reale. Le autorità belghe temono inoltre che altri attacchi possano essere lanciati a Bruxelles o nel resto del Paese.

Per ragioni di sicurezza sono state evacuate l'università di ULB a Bruxelles e la centrale nucleare di Liegi. I social network si attivano per essere d'aiuto a chi voglia far girare informazioni sui propri cari che possano essere stati coinvolti dagli attentati. Come è accaduto nei giorni successivi alle strage di Parigi, la Procura ha chiesto ai media di non pubblicare alcuna informazione sulle perquisizioni in corso. La macchina della solidarietà vede anche il comune di Parigi decidere di illuminare stasera la Tour Eiffel con i tre colori del Belgio. 







mercoledì 9 marzo 2016

OMICIDIO VARANI: IL TRIANGOLO CHE UCCISE IL "DRAGO"...



Chi sono i draghi???
Mi viene in mente il VARANO di komodo, una lucertolona terrificante che raggiunge la lunghezza di 3 metri, presente in Indonesia ed anticamente in Australia. Un rettile predatore, carnivoro, una sorta di divinità ancestrale in Oriente.
In occidente, invece, esiste la leggenda del Cavaliere Giorgio, giunto a Selem in LIBIA, a liberare gli abitanti dal drago che terrorizzava la città e si nutriva di sacrifici umani. E' la storia di San Giorgio e della lotta del bene contro il male, ma questo magnanimo cavaliere non era così disinteressato a salvare i libici gratuitamente.
Infatti, una volta che il Re di Selem si trovò costretto a dover sacrificare la figlia per donarla al drago, accettò l'aiuto di Giorgio che in cambio pretese la sua conversione e quella di tutto il suo popolo.
Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Allora il Re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi.

Nella triste vicenda successa a Roma Venerdì 4 Marzo in via Igino Giordani, ha perso la vita un giovane ragazzo, si chiamava Luca Varani ed aveva 23 anni. I suoi assassini sono Manuel Foffo e Marco Prato che avrebbero ucciso un loro conoscente solo per il gusto di provare il brivido del proibito, il gesto estremo.
Il giorno successivo Foffo ha confessato al padre l'accaduto durante il funerale dello zio, mentre Prato ha tentato il suicidio farmacologico in un Hotel... 
Entrambi sono agli arresti mentre il padre di Foffo è già stato ospite di Bruno Vespa e con incredibile freddezza ha partecipato allo show mediatico.
Ci sono dei particolari importanti che non sono stati spiegati, per esempio, come hanno fatto ad uscire fuori, dopo il festino horror, imbrattati di sangue dalla testa ai piedi senza lasciare tracce altrove???
Nei giornali è stato scritto che avrebbero buttato via solo gli indumenti della vittima ed il suo cellulare, ma non è stato menzionato come hanno fatto ad uscire di casa senza lavarsi e cambiarsi, soprattutto, senza lasciare tracce fuori dalla stanza dove è successa la mattanza, pare che abbiano addirittura lasciato nel luogo del delitto tutte le armi usate per uccidere Varani.
Dato che hanno subito confermato che il sangue era localizzato solo in un ambiente circoscritto, come sono riusciti a non lasciare tracce ematiche, impronte in bagno, nei corridoi, nelle scale del palazzo, non si comprende come due persone completamente fatte e in preda alle allucinazioni, siano riuscite ad uscire da quella stanza passando inosservati. I vicini di casa non hanno sentito ne grida di aiuto, ne rumori molesti, quando pare che la vittima sia stata seviziata lungamente, torturata ed accoltellata.
Non sono dinamiche che succedono durante un omicidio che coinvolge persone sotto effetto di droghe, non è possibile non ci sia stato alcun rumore e tutto si sia consumato come in una messa sacrificale, in silenzio quasi religioso.
Manca il movente perché quello presentato dagli inquirenti è abbastanza ridicolo, ovvero, quello di un omicidio gratuito e premeditato tanto per passare il tempo, quindi deciso precedentemente allo stato di alterazione, ma in realtà poco organizzato, in quanto non si sono posti il problema di come sbarazzarsi del cadavere e delle armi, tutte quante lasciate impunemente vicino al cadavere...
E' da rilevare che il povero ragazzo è stato finito con un colpo secco di coltello al petto, dinamica che mi ricorda tanto altri omicidi rituali, ma sarà un'altra casualità.
Erano impazziti improvvisamente già prima di drogarsi??? Avevano così in antipatia Varani tanto dal volerlo uccidere in un festino gay a base di coca, invitarlo, tendergli la trappola e poi torturarlo, così senza la minimo precauzione per poter sfuggire alla giustizia, senza pensare a come uscire da quel cul de sac in cui si erano maldestramente infilati???
Perché un conto, è se qualcuno uccide sotto effetto di sostanze, durante un raptus violento lasciandosi andare, un conto è premeditare il tutto, pianificarlo abbastanza bene, almeno nella prima parte e poi non preoccuparsi delle logiche conseguenze penali successive.
Quindi, o si è trattato di un momento di pazzia improvvisa, nel culmine della fattanza generale, oppure, tutto quanto era stato stabilito in precedenza, come lo stesso Foffo ha da subito confessato. "Avevamo fatto un patto di sangue, stabilito un accordo, dovevamo uccidere qualcuno"...



Naturalmente, oggi è troppo presto per azzardare ipotesi complottiste, mancano una marea di elementi e spesso le notizie prese dai media sono volutamente confusive ed imprecise, ma non tornano tante cose, dal movente alla mancanza di indumenti insanguinati dei carnefici, dalle mancate tracce di sangue fuori dagli ambienti dove è successa la tragedia, fino al fatto che Vespa inviti 2 giorni dopo il padre di Foffo come se fosse un VIP... 
L'altro presunto assassino, tal Marco Prato, che mi ricorda l'omicidio di Erba per l'assonanza floreale dei nomi, è conosciuto nella capitale, è uno che conosce gente che conta, che organizza party, che vive nel giro dove si consuma coca e si fanno strani incontri. Lo ricorda Flavia Vento, soubrette nostrana, come un caro amico, assolutamente pacifico e persona perbene.
Può essere successo di tutto, magari un'orgia andata male, dove il terzo amante che si è rifiutato di fare giochi estremi è stato punito, magari dopo una lunga colluttazione, anche non ci sono segni di una rissa, i due assassini sono rimasti illesi, neanche un graffio. 
Oppure era presente qualcun altro e loro sono stati solo spettatori o parziali attori di un massacro preordinato, magari ricattati e per quello, forse, Marco Prato, avrebbe tentato il suicidio successivamente in albergo. 
Magari qualcuno voleva punire Prato perché a conoscenza di qualche losca faccenda, magari qualcuno nell'ambiente della droga aveva bisogno di incolparlo perché era diventato scomodo, poteva aver qualche scheletro nell'armadio, chissà... 
Sono ovviamente supposizioni, forse la storia è completamente diversa da come è stata confezionata, forse la trama è ancora più inquietante.

Sicuramente sarà strumentalizzata a vari livelli, nazionali ed internazionali, ove fosse anche avvenuto un omicidio tra ragazzi, secondo la vulgata mediatica ufficiale e non un omicidio sacrificale di altra natura, perché ci sono a mio parere diversi elementi che lo fanno supporre e diverse attinenze simboliche con eventi decisionali politici e strategici in corso d'opera, step e passaggi occulti da sincronizzare con la notizia di apparente cronaca locale di Roma, messaggi di varia natura. 
Non a caso ho fatto da subito l'analogia con San Giorgio, colui che uccise il DRAGO/Varani, che in Libia cristianizzò Selem/Tripoli (in altre variazioni della leggenda Selem si troverebbe in Turchia), e 5 giorni fa sono stati liberati 2 ostaggi italiani, proprio in Libia, ma forse è solo una coincidenza senza alcun fondamento.
Mi è subito tornato alla mente l'omicidio di Meredith, anche in quel caso c'era stato un festino particolare, i ragazzi erano sotto effetto di droghe e la vittima pare non volesse partecipare a qualche gioco strano. Non solo, mi torna in mente anche la storia delle Bestie di Satana, che avrebbero ucciso nel bosco loro amici e, sotto il solito effetto di sostanze stupefacenti, avrebbero massacrato i poveri malcapitati, senza lasciare tracce di sangue sui loro indumenti e nella macchina usata per tornare a casa.
In tutti questi casi, i ragazzi coinvolti sono drogati marci fino a non ricordarsi nulla di cosa sia successo, sembrano riprogrammati a dire falsità, mezze verità, forse per paura di dire tutta la verità.

Ora è troppo presto per trarre conclusioni affrettate e troppo dietrologiche, ai posteri l'ardua sentenza nella speranza che San Giorgio e i militari italiani, neo cavalieri evangelizzatori dell'oro nero, NON facciano in grande lo stesso sacrificio accaduto in piccolo a Roma. Il rito propiziatorio e compensativo è già stato fatto o è la solita lunga lista di omicidi mediatici che accompagneranno nuove stagioni belliche, nella distrazione di massa generale???

PS: Una curiosità da annotare, nel 2013 c'è stata una vicenda criminale che riguarda un altro Luca Varani, condannato a 20 anni per aver sfigurato con l'acido l'ex fidanzata, questa volta nel ruolo del carnefice, vero o presunto, chissà... 
Incredibile questa casualità, non trovate???