martedì 20 giugno 2017

LONDON'S BURNING...


"Interessante la similitudine tra la coniugazione del verbo TO BURN ed il vocabolo BORN, l'interconnessione suggestiva e simbolica tra BRUCIARE e NATO/NASCERE, ovvero tra morte e rinascita. In questo caso la lingua inglese ci vuol mostrare l'arcano?"
cit. Filippo Cazzone

Scia di attentati senza fine a Londra, dai noti camion guidati da candidati manciuriani in preda ai fumi di droghe ed eteropilotati dall'alto, fino ad incendi mostrati come casuali. Una variazione su tema a Manchester durante il concerto di Ariana Grande e ancora Londra...
Ultimo della lista un furgone su fedeli musulmani: un morto ed 8 feriti tra i presenti all'uscita della moschea di Finsbury Park.
Cosa significano questi attentati nel cuore dell'Inghilterra???
Quali messaggi determinate Fratellanze stanno lanciando al mondo politico e dei poteri forti???
Chi sono e quali reparti deviati dei servizi utilizzano per i loro scopi di propaganda occulta???
Un messaggio a certe fazioni conservatrici populiste di non andare troppo fuori strada, avvertimenti anti-Brexit, come per dire "non credeteci troppo, è servita solo come fase politica ed aggiornamento di sistema". Forse uno scontro tra UR-LODGES che si concretizza materialmente in attentati terroristici o falseflag costruite ad hoc.
I luoghi sono simbolici, gli attacchi veicolano linguaggio operativo anche se creano tanta confusione nella popolazione perché saturano il sentimento di paura nelle coscienze, oramai se ne perde il conto, rischiano di dialogare solo "tra LORO" e solo in seconda battuta si declinano come propaganda mediatica, forse proprio quello è lo scopo finale, oppure sono sperimentali tentativi di sparare le ultime munizioni, un goffo tentativo di stare a galla all'interno di un cambiamento che coinvolge anche il vertice od i vertici in questione.
Quello che è certo è che i presunti attentatori islamici sono solamente carne da macello, i candidati preposti ad impostare una novella collaudata ed utile a nascondere ben altro.
Interessante il fatto che entrino in scena, dopo queste sofferte elezioni, anche attentati o presunti tali di terroristi anti-islamici, anch'essi guidati e/o fatti agire liberamente, in maniera identica a quei terroristi che hanno condizionato e ricattato queste elezioni inglesi.
Un messaggio al Partito Nazionalista Scozzese, nel senso che non esca troppo dai binari stabiliti nel suo appoggio al conservatorismo della MAY pro-Brexit, paradigma voluto paradossalmente da poteri nemici ed utile per ricreare una certa bilancia nei poteri forti nazionali e transnazionali, spostando interessi comuni da una parte all'altra, celandosi con vesti antagoniste per affermarsi su altri piani, EQUILIBRI DI SISTEMA 2.0.
E' scientifico che certi attentati accadono proprio in vista di elezioni e/o cambiamenti nell'assetto politico e negli equilibri strategici.
Cui prodest alla causa islamica e musulmana o a chi da questo apparente caos ne può trarre benefici strutturali???



Ripercorriamo gli ultimi fatti fino alla "rivolta" del patriota anti-islamico che vendica e "celebra" la suggestione della "Grande Fratellanza Ariana" conciliando simbolicamente il fuoco sacro della torre in fiamme ed unendo in una comune ed ecumenica preghiera la May ed il suo avversario, gli amici nazionalisti scozzesi, Papa Francesco e la Regina, la Rosa Bianca e la Rosa Rossa, tutti felicemente raccolti intorno al corpo sacrificale popolare ad esercitare il proprio ruolo in campo.

1-L'attentato di Londra del 22 marzo 2017:
L'attacco è iniziato nei pressi del ponte di Westminster ed è proseguito su Parliament Square e in prossimità del Palazzo di Westminster. L'attentatore è stato identificato dalle autorità come Khalid Masood, un uomo di 52 anni, che ha guidato un'auto contro i pedoni sul ponte uccidendo quattro persone e ha poi proseguito in direzione del palazzo, dove, con un coltello, ha colpito un poliziotto disarmato; l'attentatore è stato quindi colpito mortalmente a sua volta da altri agenti di polizia.
L'attentato è avvenuto nel primo anniversario degli attentati di Bruxelles. Si tratta del primo attacco di questo tipo nei pressi del Parlamento inglese dal 1979, quando Airey Neave fu assassinato dall'INLA, e il primo nella città dopo l'attacco alla stazione della metropolitana di Leytonstone nel 2005.

2-L'attentato di Manchester del 22 maggio 2017: 
L'attentato è stato un attacco suicida avvenuto alle 22:33 locali all'Arena di Manchester, in Inghilterra, al termine del concerto della cantante statunitense Ariana Grande.
L'esplosione ha provocato 23 morti (incluso l'attentatore) e 122 feriti, il che lo rende il peggior attacco avvenuto nel Regno Unito dagli attentati di Londra del 2005.
Il 23 maggio lo Stato Islamico (ISIS) ha rivendicato la responsabilità dell'attentato.
Alle ore 22:33 (ora locale) la struttura è colpita da due esplosioni, precisamente nei pressi della biglietteria, avvertite dal pubblico al suo interno poco dopo la fine della tappa del The Dangerous Woman Tour di Ariana Grande.
L'esplosivo usato è il perossido di acetone, utilizzato anche come esplosivo negli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, negli attentati del 22 marzo 2016 a Bruxelles e si ritiene sia stato utilizzato anche negli attentati di Londra del 2005.
23 persone, compreso l'attentatore, sono state uccise e almeno 122 sono rimaste ferite, tra le quali almeno 12 bambini al di sotto dei 16 anni.
L'autore dell'attacco è stato Salman Ramadan Abedi, un ragazzo di 22 anni e terzo di quattro figli di una famiglia libica.
Il premier Theresa May e il capo dell'opposizione Jeremy Corbyn hanno condannato i bombardamenti, mentre la regina ha espresso la sue condoglianze alle famiglie delle vittime. In seguito all'attacco, la campagna per le elezioni generali è stata sospesa da tutti i partiti politici. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha condannato l'attacco con un messaggio pubblicato sui suoi social media.
Numerosi messaggi di solidarietà alle famiglie delle vittime sono stati espressi da decine di Paesi e da molti leader internazionali e religiosi, tra cui: António Guterres, Patricia Scotland, Jean-Claude Juncker, Papa Francesco e dal segretario Generale dell'Organizzazione della Cooperazione Islamica, Yousef Al-Othaimeen.
Sono state raccolte 10 milioni di sterline e l'intera somma è stata devoluta alla Croce Rossa Britannica.



3-L'attentato di Londra del 3 giugno 2017:
Quello del 3 giugno 2017 è stato il terzo attacco terroristico che ha colpito il Regno Unito, dopo l'attentato di Manchester e l'attentato di Londra del 22 marzo.
Secondo la ricostruzione degli eventi, alle 22.08 (ora locale), 3 uomini a bordo di un furgoncino bianco hanno dapprima investito alcuni passanti che passeggiavano sul London Bridge per poi schiantarsi contro il "Barrowboy and Banker pub". I tre terroristi usciti dalla vettura hanno iniziato ad accoltellare i passanti prima di spostarsi nella zona vicina il Borugh Market, affollata di pub, dove hanno continuato ad aggredire civili. I tre, che indossavano cinture esplosive false, sono stati poi uccisi dalla polizia.
Uno degli attentatori si chiamava Khuram Butt, di 27 anni; era nato in Pakistan, ma risiedeva a Barking, uno dei quartieri periferici di Londra. Era sposato con figli. Il secondo dei tre è Rachid Redouane, 30 anni, anche lui residente nel quartiere di Barking.
Secondo le prime fonti, il terzo attentatore è Youssef Zaghba, un ragazzo italo-marocchino di 22 anni. Sua madre è di nazionalità italiana. Già nel 2016 fu bloccato all'aeroporto di Bologna mentre cercava di prendere un volo diretto per Istanbul. L'attacco è stato rivendicato dall'Isis.



4-L'incendio della Grenfell Tower del 14 Giugno 2017:
L'incendio è un evento catastrofico avvenuto a Londra nella notte del 14 giugno 2017 nel grattacielo di 24 piani Grenfell Tower, situato nel quartiere di North Kensington. Al 16 giugno 2017 le vittime accertate sono 43, i dispersi sono 78, ormai considerati morti, e i feriti 69.
L'incendio è divampato poco prima dell' 01:00 BST (UTC+1) il 14 giugno 2017.
Duecentocinquanta pompieri e quarantacinque autopompe sono stati impiegati nelle operazioni di spegnimento. Si stima che al momento dell'incendio circa 600 persone fossero presenti all'interno dell'edificio. Di queste 30 sono rimaste uccise, 76 sono disperse e 65 sono state tratte in salvo dall'intervento dei vigili del fuoco. 74 feriti sono stati ricoverati in cinque ospedali di Londra di cui 17 in condizioni critiche. La presenza di focolai di incendio ai piani superiori e il timore di cedimento strutturale dell'edificio ha ritardato le operazioni di soccorso, che son state dichiarate concluse il 16 giugno 2017 quando la Polizia Britannica ha dichiarato di non avere più speranze di trovare superstiti.


5-Attentato a Londra del 19 Giugno 2017:
LONDRA, FURGONE SU FEDELI A FINSBURY PARK: Emergono le prime indiscrezioni sull'identità dell'attentatore che a Londra ha alimentato nuovamente la paura per il terrorismo. 
Si tratterebbe di Darren Osborne, un 47enne padre di quattro figli e residente in un sobborgo di Cardiff. Alcuni vicini lo hanno riconosciuto grazie alle prime foto, manifestando la propria sorpresa nel sapere del suo coinvolgimento nell'episodio. 
Nessuna dichiarazione invece da parte di Scotland Yard, che prosegue le proprie indagini nella più assoluta riservatezza. L'unico dato emerso e confermato dall'Intelligence londinese riguarda dei raid effettuati in questi minuti a Cardiff. Secondo le fonti ufficiali, sottolinea l'Ansa, Darrne Osborne avrebbe agito da solo e sarebbe stato mosso dalla sua volontà di "uccidere tutti i musulmani". 
Un nuovo attacco terroristico che ha preso di mira degli innocenti e che mette a dura prova l'equilibrio già delicato di una Londra ancora spaventata e rabbiosa per il recente incendio della Grenfell Tower.
Sono aumentati gli attacchi contro i musulmani a Londra: la violenza anti-islam ha subito un'impennata dopo l'attentato sul London Bridge. 
I numeri sono stati forniti dal sindaco Sadiq Khan, che ha citato i dati pubblicati dalla Met Police: si è passati da 3,5 attacchi di stampo islomofobico al giorno a una media di 20. 
Nei tre giorni successivi all'ultimo attentato londinese, i crimini a sfondo razziale sono aumentati del 40%. La polizia, come riportato dal Fatto Quotidiano, ha contato nello specifico ben 20 attacchi giornalieri nei confronti di musulmani: un aumento improvviso di oltre il 500%. Si tratta di una reazione già registrata in passato: è successo nel 2013, dopo la decapitazione del soldato britannico Lee Rigby, e dopo il massacro di Parigi del 13 novembre 2015, oltre che dopo l'attentato al concerto di Ariana Grande alla Manchester Arena il 22 maggio scorso.
Preghiera collettiva a Finsbury Park, a Londra, dove è avvenuto l'attentato ad alcuni fedeli musulmani nella notte: sul posto la premier Theresa May e il leader laburista Jeremy Corbin. Entrambi sono arrivati alla moschea per partecipare alla preghiera. Con loro diversi leader religiosi cristiani, ebrei e di varie fedi, al fianco dei predicatori islamici del luogo di culto londinese. 
La paura sta cominciando ad avere ripercussioni anche sulla vita quotidiana: molte scuole elementari e britanniche hanno annullato gite di più giorni e visite a musei e destinazioni turistiche di Londra e Manchester. Finora sono già alcune decine le scuole che hanno cancellato i viaggi per il pericolo terrorismo, ma il numero sembra destinato ad aumentare. Ora, come riportato dal Corriere della Sera, si teme un contraccolpo sotto il profilo economico. 

La cronologia mostra attacchi suicidi disperati atti a creare caos, poi un immenso incendio di proporzioni bibliche sigilla il rituale di questa guerra nascosta, un incendio spettacolare con colpi di scena surreali, come per esempio il bambino gettato dalla madre a 10 piani di altezza ed incredibilmente salvato da un passante, oppure tutto il simbolismo purificatore che si porta dietro l'incendio provocato in un quartiere popolare che sembrava non smettere mai di bruciare, come fosse una sacra torcia di antica fattura. 
Ricordiamo a questo punto lo storico incendio di Londra del 1666...
Il Grande incendio di Londra fu un incendio che si propagò nella City di Londra dal 2 al 5 settembre 1666 (12-15 settembre in calendario gregoriano), distruggendola in gran parte. Prima di questo, l'incendio del 1212, che distrusse una grossa parte della città, era conosciuto con lo stesso nome. Successivamente il raid incendiario condotto sulla città dalla Luftwaffe, il 29 dicembre 1940, divenne noto come il Secondo grande incendio di Londra.
L'incendio del 1666 fu una delle più grandi calamità nella storia di Londra. 
Distrusse 13.200 abitazioni, 87 chiese parrocchiali, 6 cappelle, 44 Company Hall, la Royal Exchange, la dogana, la Cattedrale di Saint Paul, la Guildhall, il Bridewell Palace e altre prigioni cittadine, la Session House, quattro ponti sul Tamigi e sul Fleet, e tre porte della città. 
Il numero di vite perse nell'incendio non è conosciuto, anche se tradizionalmente viene ritenuto abbastanza ridotto.

L'incendio scoppiò di domenica mattina, il 2 settembre 1666. Iniziò in Pudding Lane, nella casa di Thomas Farrinor (scritto anche Farriner, Fraynor, Farryner, o Farynor), un fornaio del re Carlo II
È probabile che l'incendio abbia avuto inizio perché Farrinor dimenticò di spegnere il forno prima di ritirarsi per la sera e che poco dopo la mezzanotte alcuni tizzoni ardenti abbiano dato fuoco a della legna posta nelle vicinanze. Farrinor riuscì a scappare dall'edificio in fiamme insieme alla famiglia, uscendo da una finestra del piano superiore. La domestica del fornaio non riuscì a fuggire e fu la prima vittima che morì tra le fiamme.
Nel giro di un'ora dall'inizio dell'incendio, il sindaco di Londra, Sir Thomas Bloodworth, venne svegliato dalla notizia. Non ne fu comunque impressionato, dichiarando che: «una donna potrebbe estinguerlo con una pisciata».
Molti degli edifici di Londra all'epoca erano costruiti con materiali combustibili, ma ben resistenti al fuoco, come il legno strutturale, a cui però venivano accostati altri materiali altamente combustibili, come la paglia. Le scintille che partivano dal negozio del fornaio ricaddero sulle costruzioni adiacenti. Spinto da un fortissimo vento, una volta innescato, l'incendio cominciò a diffondersi. Ma la diffusione del fuoco fu aiutata fondamentalmente dal fatto che gli edifici erano costruiti troppo vicini l'uno all'altro, con solo stretti vicoli tra loro. 
L'esperienza del grande incendio di Roma non aveva insegnato nulla ai londinesi, da un punto di vista urbanistico.
Nel 1666 Londra andava appena riprendendosi dalla peggiore pestilenza della sua storia (dopo quella del 1349-1350). Anche questo influì in maniera negativa sul propagarsi dell'incendio. Molte case erano sfitte, o perché i suoi abitanti erano morti o perché si erano trasferiti altrove per cercare riparo dall'epidemia. È facile capire che pochi erano gli abitanti che si preoccuparono immediatamente di spegnere le fiamme in quelle case vuote e sfitte. In secondo luogo la peste, riducendo il numero degli abitanti, aveva ridotto anche quello delle persone in grado di combattere contro le fiamme, diminuendo il numero di volontari che, dai quartieri non coinvolti nell'incendio, puntavano ai quartieri in fiamme.
La procedura standard all'epoca per fermare la diffusione del fuoco era sempre stata quella di distruggere le case sulla strada delle fiamme, creando così delle "fasce tagliafuoco", con l'intento di privare l'incendio di combustibile. Il progresso del fuoco forse avrebbe potuto essere frenato, ma ciò non fu possibile per la condotta del Lord Mayor, titubante nel dare gli ordini di buttare giù alcune case, preoccupato dai costi di ricostruzione. Il sindaco fece la scelta sbagliata, di affidare il compito di spegnere le fiamme a squadre di emergenza al soldo di alcuni uomini benestanti di Londra. Questi possedevano molte proprietà nella città ed erano disposti a chiudere un occhio per far divampare le fiamme verso i magazzini e le proprietà di altri nobili loro concorrenti. Le squadre furono inviate a demolire le case, ma spesso le macerie erano troppe per essere sgomberate prima dell'arrivo del fuoco ed anzi per lo più facilitarono la sua diffusione. Il fuoco divampò incontrollato per altri tre giorni, fino a quando si fermò vicino alla Chiesa del Tempio (Temple Church). Poi, improvvisamente balzò nuovamente alla vita, proseguendo verso Westminster. Il duca di York (poi re Giacomo II), ebbe la presenza di spirito di ordinare la demolizione della Biblioteca (Paper House) per bloccare le fiamme... il fuoco, infine, si spense.
L'unico effetto positivo del Grande Incendio di Londra fu che la peste diminuì notevolmente, a causa della morte in massa dei ratti portatori dell'infezione.
Il Monumento al grande incendio di Londra, noto semplicemente come The Monument, venne progettato da Wren e Robert Hooke. È posto vicino al luogo dove iniziò l'incendio, vicino all'estremità nord del London Bridge. L'angolo tra Giltspur Street e Cock Lane, dove finì l'incendio, è noto come Pye Corner, ed è segnato da una piccola statua dorata nota come Fat Boy (Ragazzo grasso) o Ragazzo dorato di Pye Corner, probabilmente un riferimento ad una teoria esposta da un predicatore anticonformista che disse: « La calamità non fu dovuta al peccato di blasfemia, perché in quel caso avrebbe avuto inizio a Billingsgate, né per oscenità perché allora Drury Lane sarebbe stata la prima a prender fuoco, né per menzogna perché allora le fiamme avrebbero raggiunto la City da Westminster Hall. No, fu causata dal peccato di gola perché iniziò a Pudding Lane e finì a Pye Corner. »
John Dryden commemorò l'incendio nel suo poema del 1667, Annus Mirabilis. Dryden, nel suo poema, lavorò per reagire alla paranoia circa le cause dell'incendio e propose che il fuoco fosse stato parte di un anno di miracoli, piuttosto che di uno di disastri. 
Il fatto che Carlo stesse già progettando di ricostruire una città gloriosa sopra le ceneri e il fatto che vennero riportate così poche vittime, per Dryden, era segno del favore divino, piuttosto che della maledizione.

lunedì 12 giugno 2017

BLU WHALE IL GIOCO CHE UCCIDE?


Il sito Butac anti-bufale, pur limitandosi ad una visione meccanicistica ed ufficialista ha detto una volta tanto una cosa giusta, ovvero che non pare esserci nessun legame accertato tra i suicidi in Russia ed il programma della Balena Blu. Questo perché in Russia da sempre si registrano una moltitudine di suicidi, a prescindere dal gioco o da eventuali e/o potenziali giochi più "alti" ed occulti.
Essendo dietrologo propendo che lo "scherzetto magico" in questione, svolga la funzione di testing di massa, di distrazione mediatica, di propaganda, di creazione di false flag e fake-news per censurare successivamente la rete ed i suoi contenuti scomodi, e per studiare nuove forme di controllo attraverso il solito trinomio Problema, Reazione, Soluzione.
ll Blu Whale è comunque una bufala, atta a costruire un meccanismo indotto di paura e tensione, un fake che però contiene "verità", verità non tanto inerenti alla notizia per come è stata veicolata e presentata dai media, storia che di fatto non esiste, piuttosto riguardo al discorso manipolatorio ed all'induzione del suicidio di persone psicolabili e facilmente plagiabili.
Andando oltre la notizia, la letteratura criminale ci viene incontro e ci mostra quali e quante volte sono accaduti omicidi in massa ben peggiori di quelli falsi attribuiti al programma della Balena Blu, soprattutto riguardo a sedicenti sette para-religiose, spesso controllate da uomini dei servizi segreti e di apparati militar-esoterici in join venture con alti gradi del satanismo mondiale, ma anche di religioni ed ambienti controiniziatici.
Gli esperimenti dell' MK-ULTRA sono i metodi primordiali del controllo a distanza delle persone e quindi non deve stupire che esistano tali metodi sofisticati mutuati da antiche conoscenze esoteriche e declinati in versione militare, oltretutto praticati anche a livello controiniziatico per eliminare personaggi scomodi o per punire traditori in certi ambienti particolari, come a livello di Intelligence per la creazione di candidati manciuriani da utilizzare per stragi, omicidi, fino al suicidio.
Questo per dire che tecnicamente il fenomeno esiste e non è sperimentale come ingenuamente si potrebbe credere, semmai è praticato da più di mezzo secolo ed è diventato prassi miliziana ed arma contro il nemico, qualunque esso sia, interno, esterno, oppure un semplice esercizio perverso di potere e controllo sui sottoposti.

MK-ULTRA da Wikipedia: "Denominato inizialmente "Project Bluebird" ("progetto Sialia") e successivamente "Project Artichoke" ("progetto carciofo"), fu infine chiamato "MKULTRA" il 13 aprile 1953 dal direttore della CIA Allen Dulles, che si era lamentato di "non avere abbastanza cavie umane per sperimentare queste straordinarie tecniche". L' MKULTRA ha raggruppato sotto un unico programma i vari progetti di interrogazione e controllo mentale federali, usufruendo di un numero molto elevato di risorse (denaro e scienziati) su tutto il territorio statunitense (e canadese). Durante gli anni '60 è stato ridotto per poi essere ufficialmente bloccato nel 1973 a causa dello scandalo, con il direttore della CIA Richard Helms che ordinò la distruzione di tutti documenti ma senza pieno successo.
Durante i 20 anni ebbe anche come scopo quello di contrastare in piena guerra fredda gli studi russi, cinesi e coreani sul cosiddetto controllo mentale (mind control) ovvero sulla manipolazione della psiche delle persone. Le scoperte avrebbero dovuto portare numerosi vantaggi, come ad esempio la creazione di assassini inconsapevoli o il controllo di leader stranieri scomodi.
Il progetto sarebbe stato sovvenzionato da un totale di 25 milioni di dollari e furono coinvolte almeno 80 istituzioni tra cui 44 college ed università, 12 ospedali e 3 prigioni, e 185 ricercatori privati.Molte ricerche venivano pubblicate in giornali medici ufficiali ed il clima era essenzialmente permissivo ed approvava le sperimentazioni in ambito "controllo mentale".


Come dicevamo, nonostante la notizia falsa, esiste realmente il discorso del controllo mentale e l'induzione al suicidio.
Esiste la figura del Master, proveniente da quel legame tra ambiente psichiatrico al servizio dell'apparato militare e servizi deviati del "governo ombra".
Egli può creare giochi di ruolo su menti fragili e potenzialmente psicolabili, li manovra attraverso inconsapevoli sub-master, e così via, come in una catena di Sant' Antonio, fino agli utilizzatori finali.
Questo paradigma lo ritroviamo declinato in tutti gli aspetti di marketing possibili, una sorta di piramide e di effetto domino controllato che si autoalimenta da solo una volta innescato.
Si creano gruppi segreti, si creano mode, si crea l'indotto mediatico Balena Blu, che non esisteva fino a quando non è stato presentato dall'oracolo mediatico, e se esisteva in altre forme, si sposta volutamente il bersaglio su rami sacrificabili dell'albero, ovvero fake news e ridicolizzazione, non tanto del Blu Whale che è una costruzione, ma del vero controllo mentale in atto da generazioni nella società post-industriale. Dopo questa operazione la Balena Blu prende vita anche se non esiste.
Parallelamente si creano false flag di finti suicidi spettacolari, filmati non si sa da chi, e reperiti non si sa da chi, abbinandoli al giochino perverso, in realtà eventi slegati tra loro e creati ad hoc. Oppure, ancor peggio, si strumentalizzano veri suicidi ed omicidi o si rappresentano falsi suicidi, abbinandoli al Blu Whale, anche se non è direttamente la causa di tutto ciò, per scopi diversi come messaggi in codice, controllo della psicologia di massa, testing di massa, plagio emozionale.
Questa nuova moda collettiva digitale di partecipare ad eventi, a questo punto non importa se veri o falsi, l'abbiamo ritrovata anche per altri giochi apparentemente più bonari ed innocenti come il Pokemon Go. Anche in quel caso persone eseguivano ordini per sviluppare un gioco stupido senza nessun senso, e l'unico senso era quello di controllare una moltitudine di persone facendole fare le cose più assurde nei posti più assurdi.
Il virtuale che diventa reale, il falso che diventa vero, questo è il paradigma da far accettare, da sviluppare come vero programma rieducazionale di massa.
Le veline russe, italiane ed americane recitavano un mantra, ma di falsa fattura, chissà perché tutte d'accordo tra loro nel presentare la bufala; credo sia questo il vero ed interessante dilemma e mistero da comprendere.

Perché creare mediaticamente ed anche su giornali ufficiali notizie false di questo genere, perché le ANSA spingono su certe cose, cosa ci vogliono comunicare, a chi vogliono comunicare, cosa sottendono???
Comunque, all'interno della falsa narrazione, sarebbe stato arrestato per davvero in Russia l'ideatore del Blue Whale, il folle "gioco" che spinge i ragazzini a suicidarsi. Quindi paradossalmente, troviamo appunto un doppio livello, ovvero una bufala che però presenta indagini reali ed innocenti in galera che recitano la parte dei presunti master che, nel caso esistessero, sarebbero da localizzare in ben altri ambienti. Abbastanza inquietante il fatto che una non realtà venga a creare una realtà, questa è magia, direbbero alcuni.
Il "percorso" finale prevede il suicidio dal palazzo più alto della città o in altre svariate modalità. Esistono diversi ruoli all'interno del gioco mortale e certi "padroni" agganciano adolescenti, fragili ed ingenui, gli fanno il lavaggio del cervello e li spingono ad atroci sofferenze che culminano con la morte.
Effettivamente sembra una delle tante sceneggiature distopiche di horror dell'ultima generazione, da SAW l'enigmista fino a 13 SINS, dove i malcapitati sono costretti a scegliere un male minore (suicidio o sacrificare il contendente) piuttosto che essere uccisi loro ed i loro cari, oppure talmente manovrati da essere cavie perfette.
Pressioni tali le ritroviamo spesso nella realtà empirica, anche in passato la mafia ha agito in questi termini costringendo di fatto al suicidio chi riteneva di ricattare pesantemente, ma gli esempi potrebbero essere infiniti, perché queste manipolazioni sono vere pur essendo presentate talvolta in falsi contenitori.

Questa manipolazione si sviluppa su più livelli ed un protocollo contiene una bufala per coprire le ragioni di una verità. E questa verità viene svilita proprio dal contenitore bufala.
Pur spaziando altrove, concettualmente, è lo stesso fenomeno che ritroviamo sui doppi livelli di propaganda come successe un secolo fa per i "Protocolli dei Savi di Sion". Un falso storico accertato che, però, dice anche delle verità accertate, verità che, essendo inserite in un contenitore considerato falso, perdono di credibilità, pur mantenendo un livello subliminale impresso nella memoria e nelle suggestioni popolari. In questo modo le verità occulte rimangono tali, quelle verosimili saranno sputtanate dal fatto che il testo si presenta volutamente come testo razzista e quindi, quale valenza sarà accettata e/o accertata se il testo è un falso razzista proto-nazista, che però svela diversi arcani dello schema del potere???
Cui prodest questo triplo gioco???
Ma lo stesso M5S, concettualmente, funziona allo stesso modo, esattamente come la veicolazione di notizie false ma verosimili, infatti la sua azione politica è verosimile, non falsa ma neanche vera, dato che ogni volta che si può risolvere un problema c'è una forza arcana che blocca l'operazione in corso, scomunicando gli avatar preposti. Esso rappresenta il contenitore della rabbia e del malcontento popolare, contenitore costruito dagli stessi poteri che prima piazzarono i suoi attuali illusori avversari politici. La forma pensiero della piazza viene quindi compressa e metabolizzata, il sistema è salvo, ma soprattutto, la funzione sarà quella di illudere la massa che qualcuno lavora per lei, senza però mai risolvere i problemi, ma fingendo di occuparsene, spostando i problemi, parlando di altro per non parlare di..., confondere le acque e magari, aspettare una reazione censoria da parte del sistema.
Questo per dire che la società transumanista attuale lavora sui doppi livelli, sui contenitori che possono essere opere letterarie (Protocolli), formazioni politiche che evitano conflitti sociali e sono stampella del sistema (M5S e tanti altri), notizie false che ne nascondono di vere, oppure atte a manipolare l'opinione pubblica creando ansia, annichilimento, che possono essere usate per ridicolizzare la rete e successivamente imporre censure, oppure sperimentazione su vasta scala e nuovi metodi di controllo mentale.


Poi viene presentato ai sudditti tal Philipp Budeikin, reo-confesso, studente di psicologia ed apparente ideatore del Blue Whale.
Oggi detenuto in carcere non pare aver mostrato alcun tipo di pentimento. È accusato di aver direttamente istigato al suicidio almeno una quindicina di adolescenti negli ultimi mesi dopo averli attratti con l'inganno su VK, il social network più in voga in Russia.
Le vittime nella sola Russia sono più di 160 negli ultimi mesi.
Egli nel corso dell'interrogatorio avrebbe affermato: "Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società". E ancora: "Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo. Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza".
A prescindere dalla costruzione della notizia, bisogna capire se il falso d'autore preveda anche l'invenzione del suddetto personaggio, oppure, sia stato creato un capro espiatorio ed incolpata una persona, magari coinvolta in cose simili, per avallare la storia stessa ed ammantarla di credibilità.
In questo caso il fatto diventa ancora più interessante e preoccupante, in quanto verrebbero arrestati innocenti per dare senso ad una bufala creata per altre ragioni, ragioni che poi vanno ad intersecarsi su diversi piani e creano anche l'effetto egregorico che prenda vita, nonostante tutto.
Come vedete, anche da una bufala può avvenire un complotto indiretto ed ancor più pericoloso in quanto non complotto diretto, ma evocazione che prende vita da se, dall'effetto domino e da manovratori molto abili dietro alle quinte.
Alla faccia della balena bianca, di Pinocchio e delle favole per bambini...
La realtà è ben più avanti della serie Black Mirror, serie che poi serve alla massa a far accettare la nostra realtà quotidiana, che viene dipinta apparentemente in termini surreali, paradossali e metaforici.
Black Mirror serve anche come contenitore mediatico dell'assurdo, in modo che l'utente medio si senta rassicurato che certe cose strane accadano solo nella finzione.
In termini razionali e consci lo rassicura, in termini inconsci e più subliminali lo abitua al nuovo che avanza, spaventandolo e muovendo aggressività, aggressività che sarà successivamente incanalata da altri contenitori sottili per concludere la manipolazione. 

-La storia quindi parte dalla Russia nel Maggio 2016, prima apparizione sulla stampa ufficiale.
I primi a parlarne sono i redattori della Novaya Gazeta russa. Tutto parte da un social network russo –VKontakte- che, come il nostro Facebook, ha gruppi chiusi di svariato genere tra cui alcuni dedicati ai depressi o agli aspiranti suicidi. Le stesse identiche cose che si trovano sui social network di tutto il mondo come ben sa chi naviga molto.
Su Novaya si racconta che all’interno di questi gruppi chiusi, sin da ottobre 2015, sarebbe stato fatto circolare questo “gioco” e che il tutto avrebbe portato a suicidi improvvisi. Novaya sostiene che il gruppo da cui tutto parte si chiamasse “Svegliati alle 4:20” (РАЗБУДИ МЕНЯ В 4:20), cosa a mio avviso strana, come riporta Urban dictionary:
4:20 was the designated time for a small group of smokers at San Rafael High School in California to meet at a specific location and light up. The number originates some time around 1971. It has since been adopted by smokers the world over as the “universal time to get high.”
Con 4:20 solitamente si parla di marijuana, non di suicidi.
Gruppo originale ora bloccato
Il gruppo ora è stato chiuso, quindi qualsiasi verifica è impossibile.
Comunque Gazeta riporta il tragico racconto di un suicidio, con intervista alla mamma della ragazza morta. Non c’è nulla che colleghi questo suicidio col gioco sotto accusa se non supposizioni. Sia chiaro, sull’onda dell’articolo della Gazeta le segnalazioni si sono moltiplicate, ma sempre senza nessuna vera prova che colleghi i ragazzi che si sono uccisi con questo gioco.
Prove?
Nessuna, l’unica cosa certa è che dopo l’uscita dell’articolo siano nati svariati gruppi su VKontakte dedicati al Blue Whale game che ripropongono versioni di quanto riportato dal quotidiano russo, che sia emulazione, trollaggio, ricerca di viralità?
Non si sa. Quello che è certo è che da quel primo articolo la vicenda piano piano ha fatto il giro prima della Russia, poi del Kazakistan e ora se ne parla anche in USA e Europa. Se ne parla anche su 4chan, con scetticismo.
Per riassumere:
una testata russa, senza portare prova alcuna, racconta di un fantomatico gioco che spinge al suicidio i ragazzi. Sull’onda di quell’articolo nascono pagine dedicate a tale gioco, la notizia si diffonde e arrivano anche pagine ufficiali (in Kazakistan ad esempio)a mettere in guardia le famiglie dai pericoli di giochi come questo.
Sia chiaro, la pagina su VKontakte esisteva per davvero, e la polizia russa ha anche fermato un ragazzo, Phillip Budeikin, che sarebbe stato tra i creatori del “gioco”, ma lui ha sostenuto d’aver creato uno strumento di marketing, e che non c’era alcuna ispirazione al suicidio. A oggi non trovo traccia del suo esser ancora sotto accusa o in arresto (ma le ricerche in russo non sono proprio semplici), il Mirror lo da come rilasciato, ma non è una fonte di cui mi fidi al 100%.-

Un articolo del 2012 sul New York Times ci racconta:
A report by the United Nations Children’s Fund released late last year said Russia, with 143 million people, ranked third in the world in per capita teenage suicides, trailing two other former Soviet republics, Kazakhstan and Belarus. Around the world, an average of 7 out of every 100,000 teenagers commit suicide every year. In Russia, that number is 22 per 100,000, and in two regions, Tuva and Chukotka, more than 100 per 100,000. Yearly, more than 1,700 Russians between 15 and 19 take their lives, according to the report.

Le presunte regole assurde ed atroci del gioco:
1- Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore
2 – Alzatevi alle 4.20 del mattino e guardate video psichedelici e dell’orrore che il curatore vi invia direttamente
3 – Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non tagli troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore
4 – Disegnate una balena su un pezzo di carta e inviate una foto al curatore
5 – Se siete pronti a “diventare una balena” incidetevi “yes” su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi
6 – Sfida misteriosa
7 – Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore
8 – Scrivete “#i_am_whale” nel vostro status di VKontakte (VKontakte è il Facebook russo, ndr)
9 – Dovete superare la vostra paura
10 – Dovete svegliarvi alle 4.20 del mattino e andare sul tetto di un palazzo altissimo
11 – Incidetevi con il rasoio una balena sulla mano e inviate la foto al curatore
12 – Guardate video psichedelici e dell’orrore tutto il giorno
13 – Ascoltate la musica che vi inviano i curatori
14 – Tagliatevi il labbro
15 – Passate un ago sulla vostra mano più volte
16 – Procuratevi del dolore, fatevi del male
17 – Andate sul tetto del palazzo più alto e state sul cornicione per un po’ di tempo
18 – Andate su un ponte e state sul bordo
19 – Salite su una gru o almeno cercate di farlo
20 – Il curatore controlla se siete affidabili
21 – Abbiate una conversazione “con una balena” (con un altro giocatore come voi o con un curatore) su Skype
22 – Andate su un tetto e sedetevi sul bordo con le gambe a pensoloni
23 – Un’altra sfida misteriosa
24 – Compito segreto
25 – Abbiate un incontro con una “balena”
26 – Il curatore vi dirà la data della vostra morte e voi dovrete accettarla
27 – Alzatevi alle 4.20 del mattino e andate a visitare i binari di una stazione ferroviaria
28 – non parlate con nessuno per tutto il giorno
29 – Fate un vocale dove dite che siete una balena
dalla 30 alla 49 – Ogni giorno svegliatevi alle 4. 20 del mattino, guardate i video horror, ascoltate la musica che il curatore vi mandi, fatevi un taglio sul corpo al giorno, parlate a “una balena”
50 – Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita.

martedì 30 maggio 2017

I 12 VACCINI DELLA TAVOLA ROTONDA...



La società è per sua natura oligarchica, e il potere dell'oligarchia si basa sempre sulla forza e sull'inganno... Il potere può talvolta essere conquistato o mantenuto senza violenza, ma mai senza inganno, perché essendo necessario fare uso delle masse, queste non coopererebbero se sapessero di essere utilizzate semplicemente per gli scopi di una minoranza.
cit. George Orwell



-La realtà è che nemmeno gli immunologi oggi sanno con certezza se un piano di vaccinazioni multiple esteso all'intera popolazione potrebbe eventualmente portare nel tempo a un deterioramento del sistema immunitario collettivo.
Figuratevi quindi se lo sanno gli ultras dell'anti-anti-vaccinismo, che sono soltanto degli arroganti.
Magari le vaccinazioni non producono nessun problema di rilievo, al netto di qualche sporadico caso negativo su cui GIA' esiste letteratura scientifica. Però non abbiamo certezze assolute.
Vaccinare l'intera popolazione, peraltro, vuol dire non avere a disposizione un "gruppo di controllo" su cui effettuare riscontri.
L'unica posizione ragionevole è quindi applicare il principio di precauzione ed evitare interventi massicci ed esageratamente invasivi, limitando solo a quei morbi che avrebbero esiti fatali o drammaticamente invalidanti e che abbiano una certa probabilità di diffondersi.
Il resto è dogmatismo travestito da scientificità.
Il problema è che esiste una certa categoria di persone che ostenta laicismo e ateismo, ma poi idolatra messianicamente le formulazioni mediatiche e le risoluzioni politiche più mainstream solo per il fatto di essere appoggiate da una buona parte (ma non da tutti) degli scienziati; guarda caso quella parte che spesso ha degli interessi in gioco...
Ieri il programma di Alberto Angela, Ulisse, ha fatto tempestivamente una puntata su Pasteur e i vaccini. Ne è risultato che molti di essi hanno salvato molte vite.
Detto ciò occorre avere un approccio non ideologico, laddove vedo invece che non solo gli antivaccinisti per partito preso lo hanno, ma anche i vaccinisti oltranzisti (che santificano non tanto la scienza, ma l'apparato tecno-scientifico biopolitico senza rendersene conto, perché in realtà son meno intelligenti e colti di quel che credono).
A un certo punto nel programma, che era chiarissimamente pro-vaccini, viene intervistato un IMMUNOLOGO che dichiara (parola più parola meno): "COME TUTTI I FARMACI, ANCHE I VACCINI HANNO DEGLI EFFETTI COLLATERALI, PERO' I BENEFICI SONO DI GRAN LUNGA MAGGIORI DEI RISCHI".
cit. Stefano Sissa



Purtroppo siamo in odor di neo-clericalismo e caccia alle streghe.
Oggi le persone sono talmente plagiate dall'oracolo scientista che neanche un Poggiolini DOC farebbe più colpo. Fossi nei politici ed in certi poteri forti, in questo sonno della ragione persistente, ne approfitterei per farne di tutti i colori, tanto la FEDE è fortissima ed incrollabile.
Il punto non è essere pro o contro i vaccini, personalmente ritengo i vaccini, come alcuni farmaci, di una vitale importanza per l'umanità intera, frutto di studi e ricerche innovative scientifiche, quindi ben venga la scienza e la ricerca.
Il punto è l'obbligatorietà, l'improvvisa ed urgentissima necessità di dover introdurre ben 12 vaccini, alcuni dei quali palesemente inutili prodotti nel 3° mondo senza aver fatto prima un dibattito culturale serio, civile e democratico, senza la giusta trasparenza governativa sui pro e contro che esistono a prescindere dall'importanza del vaccino stesso, in ASSENZA da pandemie, per cui l'improvvisa obbligatorietà diventa quanto meno sospetta ed ipocrita, ovvero diventa propaganda governativa ed arma politica.
Questa urgenza multinazionale governativa, che mi ricorda l'inutile introduzione del vaccino di De Lorenzo dell'epatite B, dovrebbe suonare almeno come campanello d'allarme.
Questo acriticismo diffuso qualunquista è più populista del peggior populismo complottista.
Qualche domanda seria senza santini ce la vogliamo fare tutti, o preferiamo dividerci stupidamente in fazioni calcistiche?

Dopo la grande annunciazione pavloviana e orwellina governativa, ascolto per caso alcune dichiarazioni della Ministra Lorenzin riguardo l'EFFETTO GREGGE da sviluppare come dinamica mediatica. La cosa bella del Bel Paese è vedere certi personaggi senza freni morali dire le più grosse sciocchezze manipolatorie in circolazione riguardo ai vaccini imposti dal BIGDICKFARMA.
Ancora più bello è ascoltare le ragioni del suddetto GREGGE difendere a spada tratta gli interessi delle multinazionali per ignoranza ed a causa di una mentalità tipica dello schiavo.
La cosa più insopportabile, però, sono i cani da guardia scientisti pronti a difendere l'indifendibile, coloro che si sentono le spalle coperte perché sono schierati dalla parte giusta, coloro che non si chiedono perché improvvisamente, senza alcuna emergenza nazionale e ragione medica, ma anche logica, vengano introdotti a forza ed imposti culturalmente come pensiero unico totalitario, tutti insieme "I 12 vaccini della tavola rotonda".
Introdotti senza SE e senza MA, senza aver alcun riscontro su eventuali effetti collaterali, senza nessuna ombra del dubbio, così perché l'hanno detto LORO (e per LORO intendo i figli putativi politici dei De Lorenzo e dei Poggiolini), senza memoria storica, senza considerare tutta la speculazione dietro a tali "innovazioni", FIDANDOSI come e peggio dei cattolici dell'oracolo religioso scientista liberista, magari pensando anche di essere laici, liberi, moderni e DESINISTRA, senza considerare premi nobel, diversi medici e scienziati contrari, dubbiosi, aperti e non allineati, senza sentire nessuna puzza di bruciato quando medici coraggiosi ed onesti vengono radiati e minacciati quando osano mettere in discussione leggi liberticide e medievaliste sulla salute pubblica, di fatto riponendo passiva fiducia a questo governo NON eletto, riflesso ed espressione diretta criminale di certi ambienti.
Ecco, questi sono i cani da guardia, consapevoli ed ancora peggio inconsapevoli, contenti di essere clienti infiniti del BigFarma, morbosamente ed edipicamente legati ad un cordone ombelicale con la peggiore scienza che mette in discussione i suoi stessi principi, diventando di fatto altro Tempio, uguale/diverso da quello che distrusse giustamente durante l'illuminismo.
Ma come ogni potere è giunto il momento di mettere in discussione il potere costituito che è diventato dogma, proprio in nome di quella scienza che il secolo dei lumi ci regalò...


Affermare stupidamente "LA SCIENZA DICE CHE...", non significa nulla, è un po' come dire "IN NOME DI DIO..."
Chi pensa di essere libero e laico, sposando la causa scientista, perché così è stato stabilito da LORO, senza nessuna spiegazione, accettando acriticamente tutto il pacchetto, senza domandarsi nulla, come fedeli durante una messa, è ai miei occhi una roba spaventosa, culturalmente imbarazzante e da combattere.
Il principio scientifico originario non era certo pensiero unico dogmatico, la scienza per natura deve essere messa in discussione continuamente, dovrebbero essere salutate positivamente eventuali critiche, soprattutto quando arrivano in opposizione ad un governo liberticida.
Dovrebbero allarmare le imposizioni nazi-vacciniste in assenza di pandemie e palesemente strumentali a meri interessi speculativi di settore.
La verità scientifica è per natura SEMPRE provvisoria, si pone in termini autocritici o, almeno, dovrebbe esserlo, e mai principio assoluto oracolare, essa si evolve in continuazione.
Ergo, affermare che i vaccini, tutti ed indistintamente, siano necessari a prescindere, non contemplare il fatto che ci siano interessi dietro che spingono pesantemente tutto l'indotto, accettare regole anti-democratiche ed anti-costituzionali sull'obbligatorietà con multe salate e privazione della patria potestà per chi sgarra, bombardare chimicamente neonati e bambini per trasformarli di fatto in piccoli tossici con 12 vaccini, sia cosa buona e sana, è un po' da PRETI MANCATI.
Altro che laicità, peggio dei cattolici...
cit. MDD



MONDO UTENTE E LA FARMA-SORVEGLIANZA:
Non vi suona il tutto un po' troppo invasivo e criminale, vi sembra giusto il pacco regalo dei 12 vaccini dentro un sistema immunitario in via di formazione, vaccini di cui ignorate qualsiasi conseguenza, provenienza, che non possono essere messi in discussione per statuto???
Se i vaccini fossero stati 33, non facevate una piega ugualmente, nessuna domanda, imboccati dal tutore di turno come pazienti psichiatrici???
Questa moda scientista è trasversale, la gente ignorante e tronfia come una scrofa prima di essere sgozzata, crede tutto ciò che i media presentano, salvo poi lamentarsi del governo e del sistema solo quando hanno il sentore che li stanno inculando a sangue.
Ecco, lo stesso sistema che talvolta sfanculate senza cognizione di causa, vi ordina che in futuro dovete vaccinarvi con 12 vaccini della tavola rotonda farmaceutica, senza dirvi quali e quante conseguenze il vostro organismo, soprattutto quello dei vostri poveri figli, sarà costretto PER LEGGE a subire nel tempo, modificandosi nel tempo.
Pena la perdita di patria potestà, multe e altre distopie future...
Questo per alterare il vostro sistema immunitario, futuri pazienti, perché dovrete poi accettare il fatto che i vostri figli saranno dei pupazzi tossici, fragili e indifesi anche per colpa della vostra ignavia ed acriticità omertosa.
Capisco chi ci specula sulle vostre testoline microcefale, ma voi umili schiavi da sempre GIUSTAMENTE sottomessi, dovrete prima o poi comprendere ed avere qualche piccolo dubbio sulla necessità improvvisa di bombardare i vostri figli di chimicazza nei loro piccoli organismi.
Siete proprio dei genitori di merda, sappiatelo...
Voi capite quali ripercussioni future avrà l'organismo delle nuove generazioni, organismi OGM fragili come origami, senza nessuna resistenza alle naturali intemperie, alle minime sollecitazioni della vita.
Noi tutti più grandicelli abbiamo avuto il morbillo senza morire, senza problemi, aspettiamoci allora una massa di nuovi utenti pazienti, iper-protetti e sottosviluppati, cullati come bambolotti di ceramica, fragili, passivi, infantili e potenziali zombie alle mercé di qualsiasi dogma, clienti gold dello scientismo d'accatto.
Il bello è che siamo solo all'inizio, in futuro oltre ai vaccini, (alcuni utili, alcuni invasivi, inutili e deleteri) il paziente di MONDO UTENTE sarà curato alla minima sollecitazione esterna, basterà che qualsiasi giornalaio prezzolato vi convinca che chi non si vaccina è un passatista populista anti-modernista ed il gioco è fatto, e voi come coglioni, perché un po' lo siete, abboccherete un'altra volta come sempre, poveri esseri svuotati che non siete altro, massa giustamente usata come cavia...
Vaccinatevi i clisteri e poi cacatevi addosso...
cit. FILIPPO CAZZONE







sabato 27 maggio 2017

UOMO, ANDROIDE E MACCHINA (1976) di Philip Dick parte 2°


UOMO, ANDROIDE E MACCHINA (1976) di Philip Dick (parte 2°)
"L’anima sta all’uomo come l’uomo sta alla macchina: è la dimensione aggiuntiva, in termini di gerarchia funzionale." 
cit. Philip Dick

Vorrei a questo punto ricordare come, secondo la concezione di antichi greci ed ebrei, Dio, o la Mente di Dio, non sovrasti l’universo, bensì si trovi al suo interno: Mente o Dio immanente, con l’universo visibile a costituirne il corpo, cosicché Dio stia all’universo come la psyche sta al soma. Ma essi avanzavano anche l’ipotesi che forse Dio non era una grande Psiche, bensì Nous, una niente di tipo diverso; in tal caso non l’universo ne sarebbe stato il corpo, bensì Dio stesso. L’universo spazio-temporale accoglie Dio ma non ne fa parte: Dio è soltanto l’enorme campo di energia.
Se ammettete (e ciò sarebbe corretto) che le nostre menti sono campi di energia di qualche tipo, e che noi siamo fondamentalmente campi interagenti più che particelle discrete, allora concepire questa interazione tra miliardi di cervelli da cui emanano, si formano e si riformano i modelli della noosfera non costituisce assolutamente un problema teorico.
Se invece vi attenete alla visione ottocentesca di voi stessi come organismi discreti, molto simili a macchine, composti di parti, come sarà possibile che voi vi fondiate con la noosfera?
Voi siete una cosa singolare, concreta.
E la “cosalità” è ciò da cui dobbiamo allontanarci nella considerazione di noi stessi e della vita. Secondo concezioni più moderne, noi siamo campi che si sovrappongono – tutti noi, animali e piante inclusi. Questa è l’ecosfera, in cui tutti ci troviamo. Ma ciò di cui non ci rendiamo conto è che i miliardi di emisferi cerebrali sinistri discreti e interamente fondati sull’ego hanno da dire molto meno riguardo alla definitiva disposizione del mondo che produce il noosferico collettivo.
La mente che comprende tutti i nostri emisferi cerebrali destri e da noi tutti condivisa. Sarà essa a decidere, e non credo sia impossibile che questa vasta noosfera plasmatica -considerando che racchiude tutto il nostro pianeta come un velo o uno strato- interagisca all’esterno con campi di energia solare e, di lì, con i campi cosmici. Ognuno di noi, dunque, partecipa del cosmo, se è disponibile ad ascoltare i propri sogni. E saranno questi sogni che lo trasformeranno da semplice macchina in autentico essere umano.
Non se ne andrà più in giro tutto impettito rumoreggiando con la sua armatura metallica, e qui cesserà il suo piccolo regno: si librerà verso l’alto, volando come un campo di ioni negativi, come l’entità Ubik nel mio romanzo omonimo: è vita, dà vita, ma senza mai definirsi, perché è impossibile dare a esso e a noi un nome preciso.
Muovendoci nel molteplice, cioè progredendo lungo il tempo lineare, o rimanendo immobili mentre il tempo lineare progredisce (quale che sia il modello più corretto) noi, come tante entelechie riceviamo continui segnali, informazioni e, soprattutto, veniamo messi in azione da brillamenti dell’universo circostante; in questo modo si mantiene l’armonia tra tutti i suoi elementi.

Non esiste piano più grandioso di questo: la consapevolezza di doversi dispiegare, come entelechie, solo nel momento in cui questi segnali prestabiliti mi raggiungono, e del fatto che il controllo sul momento – cioè, il luogo nel tempo – in cui questi segnali mi raggiungeranno sono interamente nelle mani dell’universo… Questa è un’illuminazione elettrizzante, e mi rende conscio dell’indissolubile legame che mi avvince all’ambiente circostante.
Esiste un tale ordine nell’azione-reazione che si instaura tra i sistemi inscritti dentro ciascuno di noi e i segnali accumulantisi che mettono sequenzialmente in azione questi sistemi, da far ritenere necessariamente che l’Agente il quale in primo luogo ha posto in essere l’entelechia, per poi inscrivere e predisporre questi sistemi, sapeva con precisione assoluta in quale punto del tracciato temporale si sarebbero manifestati i segnali che avrebbero dato il via; il caso non svolge qui alcun ruolo: il più felice degli accidenti risponde a un’astutissima pianificazione dell’universo.
A volte mi domando come sia stato possibile immaginare che la nostra specie fosse esente dagli istinti che nelle specie inferiori sono manifesti.
L’aspetto che ci differenzia, però, è che le formiche, per esempio, vengono messe in azione da uno stesso segnale, che dà luogo a un comportamento sempre identico; è come se il tutto accadesse a un’unica formica, ad infinitum. Nel nostro caso, invece, ognuno è un’entelechia diversa, e ognuno riceve sequenze di segnali assolutamente particolari, a cui reagisce in modo assolutamente singolare. Tuttavia, quello che la formica ode è il medesimo linguaggio dell’universo: la gioia che ci elettrizza è comune. Io stesso ho tratto molto materiale per le mie opere dai sogni.
In Flow My Tears, per esempio, il grandioso sogno del vecchio saggio a cavallo, che capita a Felix Buchman verso la fine del romanzo, è un sogno che ho davvero fatto mentre scrivevo quel romanzo. In Martian Urne-Slip ho inserito tali e tante esperienze oniriche da non riuscire più a distinguerle, rileggendo il romanzo.
Ubik era innanzi tutto un sogno, o una serie di sogni. Secondo me, contiene molti elementi filosofici delle visioni del mondo presocratiche (si pensi a Empedocle, per esempio) che ai tempi non mi erano affatto familiari. È possibile che la noosfera contenesse modelli di pensiero sotto forma di energia debole, finché non abbiamo inventato la trasmissione radio; a quel punto il livello di energia della noosfera si è liberato dai vincoli e ha acquistato una vita propria.
Ha smesso di essere semplice ricettacolo passivo dell’informazione umana (i “mari della sapienza” in cui credevano gli antichi sumeri) e invece, a causa dell’incredibile flusso di carica proveniente dai nostri segnali elettronici e dal materiale denso di informazioni in essi contenuto, abbiamo potuto oltrepassare una soglia importantissima: abbiamo, per così dire resuscitato ciò che Filone [Filone Ebreo, o di Alessandria, 20 a.C.-40 d.C. ca., N.d.T.] e gli altri antichi hanno chiamato Logos. L’informazione, dunque, è diventata viva, dotata di una sua mente collettiva indipendente dai nostri cervelli, se questa teoria è corretta. Non sa semplicemente quello che noi sappiamo o ricorda quello che si sapeva un tempo, bensì inventa soluzioni sue proprie: è un sistema titanico di intelligenza artificiale. La differenza allora sarebbe tra un registratore audio in grado di “ricordare” una sinfonia di Beethoven che ha “sentito” e uno in grado di crearne di sempre nuove: la biblioteca celeste, che ha letto tutti i libri già scritti, sta ora scrivendo un’opera sua che di notte ci viene letta, l’emozionante fiaba comprendente quel grandioso work in progress.
Vorrei ricordare a questo punto l’articolo di lan Watson, comparso su “Science Fiction Studies”, a proposito di La falce dei cieli di Ursula Le Guin. In questo eccellente pezzo Watson si sofferma su quello che è probabilmente il più significativo – e sbalorditivo -racconto di sf mai scritto, opera di Fredric Brown e comparso su “Astounding”: The Waveries [Gli oscillanti]. Vi consiglio di leggere questo racconto, perché se non lo fate potreste morire senza aver capito l’universo in divenire che vi circonda. Le waveries venivano attratte sulla Terra dalle onde radio: rispondevano in forma così simile alle nostre trasmissioni (Sos e così via, in senso cronologico) che dapprincipio non riuscivamo a capire che cosa stesse succedendo.


A proposito di La falce dei cieli, Watson dice:
"A quanto pare, George (Orr) ha sognato un’invasione ostile all’interno di una pacifica; eppure la cosa più probabile è che gli alieni appartengano, come loro sostengono, “al tempo dei sogni”, che tutta la loro civiltà ruoti attorno al modo con cui la “realtà realizza se stessa sognando”, che sono stati attratti sulla Terra come le waveries del racconto di Fredric Brown, ma da onde oniriche, invece che da onde radio.
Lo si potrebbe considerare roba da paura, questo tema nell’opera di Le Guin e mia. Che cosa sono i sogni? Esistono simili entità universal-oniriche giunte qui da un’altra stella (Aldebaran, nel caso del romanzo della Le Guin)?
Gli ufo osservati dalla gente non sono magari ologrammi proiettati dalle loro menti inconsce, che agiscono come trasformatori e anche come trasduttori di queste strane creature universal-oniriche? Per tutto lo scorso anno ho fatto moltissimi sogni che sembravano – e sottolineo “sembravano” -suggerire l’ipotesi che da qualche parte nella mia testa fosse in atto una sorta di comunicazione telepatica, ma dopo aver parlato con Henry Korman, un collaboratore di Ornstein, credo piuttosto che fossero i miei emisferi destro e sinistro impegnati in un dialogo alla Martin Buber.
Ma la produzione di gran parte di quel materiale onirico sembrava al di là delle mie capacità personali. A un certo punto, è stato fatto un tentativo di indurmi a descrivere un complicato principio ingegneristico che mi era stato rivelato nella forma di un motore circolare dotato di due ruote identiche, rotanti in senso opposto – molto simile all’alternanza taoista di yin e yang come coppia di opposti (e anche al dualismo empedocleo di amore e odio, come interazione dialettica universale ). Ma quello era un vero dispositivo ingegneristico che era stato insinuato nel mio sogno; mi hanno mostrato una matita e mi hanno detto: “Questo principio era noto ai tuoi tempi“. E mentre io correvo a prendere la matita, hanno aggiunto: “Noto, ma sepolto e dimenticato in una cantina“.
Si trattava di un complicato meccanismo di coppia azionato a catena che si muoveva eccentricamente tra i due rotori, ma al risveglio non sono più stato in grado di ricostruirlo.
Ecco, invece, che cosa ho afferrato in seguito: ulteriori sogni hanno chiarito che in qualche modo il nostro trattamento dell’acqua marina secondo un processo di osmosi ci avrebbe dato non solo acqua pura, bensì anche energia. Comunque, hanno scelto l’uomo sbagliato a cui fornire questo genere di materiale: non sono certo il più adatto a divulgarlo.
Però, ho speso più di mille dollari in libri e manuali per cercare di capire che cosa mi fosse stato comunicato. Ecco cosa ho scoperto: in questo sistema a doppio rotore, qualcosa che aveva a che fare con una sensibile isteresi si traduceva in un vantaggio, invece che costituire un difetto.
Non serve sistema frenante: i due rotori girano costantemente alla stessa velocità, e la torsione viene trasmessa per mezzo di una catena a camme.
Dico questo solo per mostrare che o il mio inconscio ha letto articoli e saggi di ingegneria che sfuggono al mio ricordo, nonché alla mia attenzione e al mio interesse, oppure ci sono, diciamo, persone universal-oniriche provenienti, diciamo, da Aldebaran o da qualche altra stella.
Condividono forse con noi la medesima noosfera?
Offrono forse aiuto a un pianeta paralizzato e afflitto che si è arenato, come un topo su una ruota stanca, nel mezzo di un inverno che dura da più di duecento anni?
Se portano con sé la primavera, allora – chiunque essi siano – io do loro il benvenuto; come Joe Chip in Ubik, temo il freddo e la stanchezza; ho paura di morire consumandomi nella salita di un’interminabile scala, mentre un essere crudele, o qualcuno che ne indossi la maschera assiste senza offrirmi aiuto: la macchina priva di empatia che si limita a osservare, semplice spettatrice – incubo che, lo so, attanaglia anche Harlan Ellison.
Fa persino più paura dell’assassino (Jory, in Ubik) questa figura che vede ma non porge aiuto, non tende la mano. Per me è l’androide, per Harlan il semidio; entrambi rabbrividiamo alla sola idea della sua esistenza.
Quello che posso dirvi delle persone universal-oniriche è che se esistono – di chiunque si tratti non sono androidi anempatici: sono esseri umani nel senso più pieno del termine.
Hanno teso una mano compassionevole al nostro pianeta, alla nostra ecosfera inquinata e, forse, hanno addirittura contribuito ad abbattere la tirannia che ha oppresso gli Stati Uniti, il Portogallo, la Grecia, e un giorno abbatteranno anche la tirannia del blocco sovietico. Ecco cosa ho in mente quando penso alla primavera: l’apertura delle porte d’acciaio della prigione, e i poveri prigionieri, come nel Fidelio di Beethoven, liberi di uscire alla luce del sole.
È stupendo quel momento dell’opera in cui vedono il sole e ne sentono il tepore. E finalmente, al termine, gli squilli di tromba della libertà segnano la fine perpetua della loro crudele prigionia: è arrivato un aiuto, dall’esterno (in realtà questo esterno è un interno).
Ogni tanto qualcuno si presenta a uno scrittore di fantascienza e con un sorriso folle di segreta complicità ammicca: “So che quello che scrivi è vero, ma in codice. Tutti voi scrittori di sci-fi riuscite a riceverLi”. Ovviamente, io chiedo sempre chi mai siano Costoro, e la risposta è sempre la stessa. “Lo sai bene: quelli di lassù, la gente dello spazio. Sono già tra noi, e si servono dei tuoi scritti. Non far finta di non saperlo“. A quel punto, di solito, sorrido e cambio discorso. Accade continuamente. Be’, detesto ammetterlo, ma è possibile:
1) che esista qualcosa di simile alla telepatia;
2) che l’idea del progetto ceti, secondo cui potremmo comunicare telepaticamente con intelligenze extraterrestri, sia ragionevole – ammesso che esistano telepatia e intelligenze extraterrestri.


In caso contrario, stiamo tentando di comunicare con qualcuno che non esiste utilizzando, per giunta, un sistema che non funziona. Se non altro, ciò terrà molti di noi occupati a lungo. Ora, però, capisco come un’equipe di astronomi sovietici – evidentemente capeggiati dallo stesso dottor Nikolaj Kozyrev che ha sviluppato la teoria del tempo-energia già menzionata – abbia affermato di aver ricevuto segnali emessi da intelligenze extraterrestri presenti all’interno del nostro sistema solare.
Se ciò fosse vero… ma i nostri sostengono che i sovietici stiano solo ricevendo banali, inutili e vecchi segnali prodotti dai nostri satelliti abbandonati e da altre navicelle in disuso.
Supponiamo comunque che queste entità extraterrestri intelligenti o questa mente collettiva si trovi all’interno, diciamo, del grande plasma che sembra circondare la Terra e abbia a che fare con fenomeni quali macchie solari e affini. Mi riferisco, ovviamente, alla noosfera: si tratta di intelligenza terrestre ed extraterrestre al tempo stesso, che probabilmente somiglia molto a ciò di cui Ursula Le Guin ha parlato in La falce dei cieli.
Inoltre, come sanno tutti gli appassionati di sf, anche i miei scritti affrontano temi analoghi, fornendo così un altro paio di fastidiosi appigli a tutti quei balordi che si presentano agli scrittori di SF e dicono: “Voi scrivete in codice” ecc.
In verità, può darsi che noi si sia influenzati, soprattutto in sogno, da una noosfera prodotta da noi stessi, capace di processi mentali autonomi e legata a intelligenze extraterrestri -una combinazione di tutte e tre le cose e Dio solo sa di cos’altro. Potrebbe anche non trattarsi del Creatore, ma è la nostra migliore approssimazione possibile alla Mente Infinita; ed è un’approssimazione sufficiente.
Che sia benefica è ovvio, se si accoglie l’affermazione di Maslow, secondo cui – se non le fossimo graditi – ci avrebbe giustiziato molto tempo fa; qui, la definiamo “noosfera infinita” per natura. Forse, siamo noi umani – teneri e buoni d’aspetto, con i nostri occhi pensierosi – le vere macchine.
E quelle costruzioni oggettuali, gli oggetti naturali che ci circondano -in particolare, i macchinari elettronici da noi costruiti, i trasmettitori e le stazioni di ritrasmissione a microonde, i satelliti -potrebbero essere il travestimento di realtà viventi, nella misura in cui possono far parte più pienamente e in modo a noi oscuro della Mente ultima.
Forse noi non vediamo solo un velo ingannevole, bensì anche all’indietro.


La migliore approssimazione alla verità è, forse, questa: “Tutto è egualmente vivo, libero, sensibile, non perché tutto sia vivo, o vivo a metà, o morto, bensì perché è vissuto. Un trasmettitore emette segnali radio che attraversano i vari componenti, si modificano e si amplificano; i loro contorni mutano; il rumore viene eliminato, scartato…
Noi siamo estensioni, come quegli arti metallici utilizzati dagli scienziati per manipolare oggetti radioattivi. Siamo come guanti che Dio ha adibito al movimento delle cose secondo i Suoi gusti. Per qualche ragione, Egli preferisce gestire la realtà in questo modo (sono irremovibile e difenderò fino all’ultimo questa analogia).
Siamo come abiti che Egli crea, indossa, consuma e, infine, scarta. Siamo armature, il che produce un’impressione sbagliata in certe altre farfalle chiuse in altre armature.
Dentro l’armatura c’è la farfalla, e dentro la farfalla c’è… il segnale proveniente da un’altra stella. Nel romanzo che sto scrivendo (o che il Sognatore, forse, sta creando tramite me) questa stella si chiama Albemuth. Non avevo ancora letto il romanzo di Ursula Le Guin, La falce dei cieli, quando mi è venuta quest’idea, ma chi lo ha letto troverà anche nel mio lavoro questa concezione di noi come stazioni all’interno di una vasta rete, inconsapevoli.
Considerate questa Meditazione di Rumi, un detto [tradotto] da Idries Shah, che è molto famoso tra i moderni maestri sufi: “L’artigiano è celato nell’opera“. Poiché, evidentemente, è stato il dottor Ornstein, prima di chiunque altro, lo scopritore della nuova visione del mondo che implica, tra i due emisferi cerebrali, una parità mai sospettata dai tempi di Pitagora e Platone, ho fatto appello a tutto il mio coraggio e gli ho scritto. Ogni tanto qualche ammiratore mi scrive, con mano tremante; così, tutta la mia macchina da scrivere elettrica tremava mentre scrivevo al dottor Ornstein.
Riporterò, qui di seguito, il testo della mia lettera, a mo’ di nota conclusiva al fine di spiegare come, grazie all’aiuto di Ornstein, io abbia trasceso l’opposizione di realtà e illusione, portando chiaramente a conclusione uno studio e uno sforzo durati vent’anni della mia vita.
Cito testualmente:
Caro dottor Ornstein, ho incontrato di recente Henry Korman e Tony Hiss (quest’ultimo era venuto a intervistarmi per il “New Yorker”). Con il primo ho avuto una meravigliosa conversazione sul sufismo e ho parlato della mia ammirazione, confinante con l’entusiasmo fanatico, per il suo pionieristico lavoro in merito all’uguaglianza tra i due emisferi cerebrali.
Avendo in tal modo scoperto che La conoscono entrambi, mi faccio coraggio e Le chiedo: che cosa sono diventato dopo i miei esperimenti miranti a sollecitare il mio emisfero destro (soprattutto per mezzo di vitamine a formula ortomolecolare, oltreché di una notevole dose di approfondita meditazione)? È successo dieci mesi fa, e da dieci mesi non sono più lo stesso. Ma la cosa per me più straordinaria (a questo proposito sto scrivendo un libro in forma narrativa, un romanzo intitolato To Scare the Dead) è che… Ma lasci che le esponga la premessa così come l’ho espressa nel mio romanzo.

Nicholas Brady, un comune cittadino americano con valori mondani e le comuni ambizioni del suo tempo (denaro, potere e prestigio) registra improvvisamente dentro di sé il risveglio alla vita di un’entità che è rimasta assopita per duemila anni. Quest’entità è un esseno, morto con la certezza della resurrezione promessagli: ne era certo perché a garanzia di ciò lui e altri abitanti di Qumran disponevano di formule segrete, medicine e pratiche scientifiche. Così, all’improvviso, il nostro protagonista, Nicholas Brady, scopre di essere duplice: da una parte, il suo vecchio Io, col suo lavoro e i suoi obiettivi secolari, e questo esseno, originario del wadi di Qumran, vissuto intorno al 45 d.C.; un sant’uomo animato da valori sacri e da un totale antagonismo nei confronti del mondo fisico e terreno, da lui visto come la “Città d’acciaio”. La mente di Qumran si impadronisce di Brady e lo guida nel compimento di una serie di atti, finché non risulta evidente che altri uomini di Qumran, come questo, stanno tornando alla vita, qua e là nel mondo.

Studiando la Bibbia, con il supporto di quest’uomo di Qumran, Brady scopre che il Nuovo Testamento è scritto in codice, e che l’esseno è in grado di decifrarlo. “Gesù” è in realtà Zagreo-Zeus, caratterizzato da due diverse forme: una dolce, l’altra onnipotente, su cui i seguaci possono contare in caso di bisogno. L’uomo di Qumran -che nella narrazione si chiama Thomas – a poco a poco avverte Brady dell’imminenza della Parousia, gli ultimi giorni del mondo.
Gli dice di prepararsi. Thomas lo preparerà evocando in lui il ricordo della sua – di Brady – divinità, con l’anamnesi. È Thomas che la definisce così. Thomas crea una particolare uguaglianza tra sé e Brady, ma sviluppa come fonte di conoscenza per l’ignorantissimo Brady l’entità nota con il nome di Erasmo, che in realtà è solo un nodo della noosfera – la quale è così intensamente attiva attorno alla Terra che, se uno ne ha consapevolezza, ne può consciamente, più che inconsciamente, trarre un’influenza positiva: sono i “mari della sapienza“, noti agli antichi, su cui faceva affidamento la sibilla di Delfi. Ma questa è apparenza; Brady scopre, infatti, che il dio degli uomini di Qumran non è il mitico Gesù, bensì Zagreo, e in seguito ad alcune ricerche viene a sapere che Zagreo è una delle identità assunte da Dioniso.
Il cristianesimo non è che una tarda manifestazione del dionisismo, addolcito dalla strana e tenera figura di Orfeo.
Orfeo, come Gesù, è reale solo nella misura in cui Dioniso diviene “sociale”: nato come figlio di un’altra stirpe – non umana, bensì proveniente da un altro luogo – Zagreo ha dovuto imparare per gradi a modificare la sua “follia”, ora ridotta ai minimi termini.
In sostanza, egli è tra noi per ricostituirci quali sue manifestazioni, e ciò attraverso la possessione, ricercata dai primi cristiani e nascosta agli odiati romani. Dioniso-Zagreo-Orfeo-Gesù è sempre stato in lotta contro la Città d’acciaio, che si trattasse di Roma o di Washington: è il dio della primavera, della vita nuova, delle creature piccole e indifese; è il dio del mirto e dell’invasamento, il dio che mi consente di lavorare un giorno dopo l’altro a questo romanzo.
Ma nel libro, Thomas dice: “Gli ultimi giorni sono giunti. Il rovesciamento della tirannia è quello che Giovanni, con fosche parole, ha descritto nell’Apocalisse. Ora Gesù-Zagreo si reimpossessa di coloro che gli appartengono, uno dopo l’altro: risorge“. Durante l’inverno si credeva che Dioniso, dio della vite, della vegetazione, del raccolto, dormisse. Si sapeva che, per quanto morto potesse apparire (il Finnegans Wake di Joyce ne dà meravigliosamente conto, quando i protagonisti versano accidentalmente la birra sul cadavere, facendolo tornare alla vita), in realtà era vivo, anche se non lo si sarebbe mai detto. Dopodiché -senza la benché minima sorpresa di chi lo comprendeva e credeva in lui – rinasceva.
I suoi adepti sapevano che sarebbe successo; conoscevano il segreto (“Badate! Vi rivelo un sacro segreto…”). Ci riferiamo alle religioni misteriche -a tutte, cristianesimo compreso.
Il nostro Dio ha dormito nel lungo inverno della civiltà umana (non solo per la durata del ciclo delle stagioni, bensì dal 45 d.C. per tutti i secoli di inverno mentale fino ai giorni nostri); solo quando l’inverno serra ogni cosa nella sua presa, nella neve della disperazione e del declino (del caos politico e della rovina morale ed economica, nel nostro caso: l’inverno del nostro pianeta, del nostro mondo, della nostra civiltà), solo allora la vite, che era avvizzita, vecchia, apparentemente morta, torna a erompere alla vita, e il nostro Dio risorge, non realmente fuori di noi, ma in ognuno di noi. Dormendo, non sotto la neve che copre la terra, bensì all’interno dell’emisfero destro dei nostri cervelli. Abbiamo aspettato, anche se non sapevamo che cosa.
Ecco: questa è la primavera del nostro pianeta, in un senso più profondo ed essenziale. Le gelide catene d’acciaio sono state spezzate, ma quale miracolo c’è voluto! Come il mio personaggio, Nicholas Brady, ho vissuto il risveglio di Zagreo nel mio emisfero destro, e mi sono sentito inondare dalla sua vita che si rinnova, dal suo vigore, dalla sua personalità e dalla sua saggezza divina: egli odiava l’ingiustizia e le menzogne che vedeva intorno a sé, e ricordava: “La persona cara giunge indisturbata dagli uomini, dove tra le fronde ombrose / i piccoli della foresta vivono nascosti” (Euripide). Grazie, dottor Ornstein, per aver messo fine a quest’inverno e per aver introdotto non solo la primavera, bensì risvegliato la primavera che, pur viva, era assopita dentro di noi.

In realtà credo che la linea netta che separava allucinazione e realtà sia divenuta essa stessa una specie di allucinazione, e forse sto prendendo i miei sogni troppo sul serio. Ma, attualmente, suscita molto interesse, per esempio, la tribù Senoi della penisola malese (si veda Kilton Stewart, Dream Theory in Malaya, in Charles T. Tart, Altered States of Consciousness). Una volta ho sognato che la parola “Gesù” fosse un codice, un neologismo, un nome nient’affatto vero: gli esoterici (cioè, probabilmente, gli uomini di Qumran), coloro che leggevano il testo in quei tempi antichi, vedevano “Zeus” e “Zagreo” combinati a formare il nome di Gesù. È un codice di sostituzione; così credo che si chiami. Ebbene, normalmente, si tenderebbe a non dare molto credito a sogni come questo, o anche di altro genere, secondo cui potrebbe esserci effettivamente un’entità, un sistema di la, magari, che fornisce informazioni precise altrimenti indisponibili.
Ma andando a verificare una questione ortografica su uno dei miei volumi di consultazione, ho scoperto questi passaggi testuali notevolmente simili tra loro – il primo dei quali universalmente noto, dato che conclude le nostre sacre scritture, il Nuovo Testamento: “Io sono la radice della stirpe di David, la stella radiosa del mattino” (Apocalisse di Giovanni 22,16, dove chi parla è Gesù).
E poi: Tra tutti gli alberi al mondo
pasce il suo gregge e lo nutre di ogni radice
Dioniso, dio della Gioia, la pura stella
che brilla al raccolto del frutto.
(Pindaro, una delle quartine preferite da Plutarco, 430 a.C. ca.)

Che valore hanno i nomi? Questo è il dio dell’intossicazione, che prende i funghi sacri (cfr. John Allegro) o beve il vino, o inventa uno scherzo così divertente da far impazzire dal ridere e dal piangere, come certe slapstick comedies mute. In questa singola, breve stanza pindarica troviamo un gregge, alberi e, oltre a questi, due importanti simboli di Gesù, termini con cui tutti gli esoterici lo identificano e, pur tuttavia, molto profondi: la radice e la stella.
Questo riferimento alla radice e alla stella potrebbe essere considerato analogo all’estensione spaziale e temporale dell’Io sono l’Alfa e l’Omega” [Apocalisse di Giovanni, 22,13, N.d.T], cioè il primo e l’ultimo.
Dunque, radice e stella significano: io salgo dal mondo ctonio e discendo dal cielo stellato. Ma nella stella, nella stella radiosa del mattino, io vedo qualcos’altro. Credo che ciò voglia dire: “II segno che la primavera per l’uomo è arrivata proviene da un’altra stella“. Abbiamo degli amici, intelligenze extraterrestri, che sono come Egli ci ha detto: una radiosa stella del mattino, la stella dell’amore.


giovedì 18 maggio 2017

UOMO, ANDROIDE E MACCHINA (1976) di Philip Dick parte 1°


UOMO, ANDROIDE E MACCHINA (1976) di Philip Dick (parte 1°)
"L’anima sta all’uomo come l’uomo sta alla macchina: è la dimensione aggiuntiva, in termini di gerarchia funzionale." 
cit. Philip Dick

Nell’universo esistono cose gelide e crudeli, a cui io ho dato il nome di “macchine”.
Il loro comportamento mi spaventa, soprattutto quando imita così bene quello umano da produrre in me la sgradevole sensazione che stiano cercando di farsi passare per umane pur non essendolo. In questo caso le chiamo “androidi”. Per “androide” non intendo il risultato di un onesto tentativo di ricreare in laboratorio un essere umano (come si vede nell’ottimo film The Questor Tapes).
Mi riferisco invece a una cosa prodotta per ingannarci in modo crudele, spacciandosi con successo per un nostro simile. Che ciò avvenga in un laboratorio o meno per me non ha molta importanza: l’intero universo è una sorta di enorme laboratorio, da cui provengono scaltre e crudeli entità che ci sorridono tendendoci la mano. Ma la loro stretta è quella della morte, e il loro sorriso è di un gelo tombale. Queste creature sono tra noi, e morfologicamente non sono diverse: la differenza che noi postuliamo pertiene al comportamento, non all’essenza.
Nelle mie opere di fantascienza ne ho parlato continuamente. A volte neppure loro sanno di essere androidi. Come Rachael Rosen, possono essere di ottimo aspetto, benché privi di un certo nonsoché; oppure, come Pris in We Can Build You, possono essere realmente usciti da un utero umano e addirittura capaci di progettare androidi – quello di Abraham Lincoln , in quel libro – pur essendo anch’essi privi di calore: rientrano, insomma, nella categoria clinica dello “schizoide”, cioè mancano di sentimenti veri e propri. Sono sicuro che abbiamo in mente la stessa cosa, e sottolineo “cosa”.
Un essere umano privo di capacità empatica e di sentimenti è identico a un androide costruito, intenzionalmente o per errore, senza di essi.
Ci riferiamo fondamentalmente a qualcuno cui non importa della sorte delle creature viventi sue simili: costui ostenta distacco, come uno spettatore, confermando con la sua indifferenza il teorema di John Donne, secondo cui “no man is an island” [lett: “nessun uomo è un’isola”], ma in una formulazione leggermente diversa: un’isola morale e mentale non è un uomo.
Di questi tempi, il maggiore mutamento in atto nel mondo è probabilmente la tendenza del vivente alla reificazione e, allo stesso tempo, la reciproca compenetrazione di animato e meccanico.
Non disponiamo più di una definizione pura del vivente in quanto contrapposto al non-vivente.
Il nostro paradigma sarà ben presto il seguente: Hoppy, un personaggio del mio romanzo Dr. Bloodmoney, è una specie di palla umana corredata di un groviglio di servo-meccanismi.
È solo parzialmente organico, ma interamente vivente: una sua parte è uscita da un utero umano, ma tutto il suo corpo è vivo. Ho in mente il nostro mondo reale, e non quello della fantasia, quando affermo che un giorno avremo milioni di entità ibride a cavallo tra questi due mondi.

La definizione dell'”uomo” in quanto contrapposto alla macchina darà luogo a una serie di giochi di parole e rompicapo da sciogliere. La vera preoccupazione presente e futura è: questa entità composita (di cui Palmer Eldritch – per restare ai personaggi dei miei romanzi – è un ottimo esempio) si comporta davvero in modo umano? In molte delle mie storie si narra di sistemi puramente meccanici che si comportano con cortesia – i taxi, per esempio, o i piccoli veicoli alla fine di Now Wait for Last Year, costruiti da quel povero e imperfetto essere umano.
“Uomo” o “essere umano” sono termini che vanno compresi chiaramente e poi impiegati, ma non per definire l’origine o una qualche ontologia, bensì soltanto un modo di essere nel mondo; se una costruzione meccanica interrompe le sue abituali occupazioni e vi presta il suo aiuto, allora finirete per attribuirle, pieni di riconoscenza, un carattere umano che a un’analisi dei suoi sistemi di transistor e relè risulterebbe indimostrabile.
Uno scienziato che cercasse tra i circuiti di tale macchina la fonte di un simile sentimento umano non sarebbe diverso da uno dei nostri seri scienziati che dopo aver tentato invano di localizzare l’anima nell’uomo, incapace di individuare un organo specifico situato in un punto determinato, decidesse di respingere la tesi secondo cui noi avremmo un’anima.
L’anima sta all’uomo come l’uomo sta alla macchina: è la dimensione aggiuntiva, in termini di gerarchia funzionale.
Così come uno di noi può agire in modo davvero divino (donando il proprio mantello a uno sconosciuto), una macchina agisce umanamente quando interrompe il ciclo del suo programma per tornare a svolgerlo solo in seguito a una propria decisione consapevole.
Eppure, dobbiamo renderci conto che l’universo, benché complessivamente buono verso di noi (evidentemente ci accetta e gli piaciamo, perché altrimenti non saremmo qui, cioè, come dice Abraham Maslow, “altrimenti la natura ci avrebbe giustiziato molto tempo fa“), presenta a volte malvagie maschere ghignanti che sbucano dalla nebbia della confusione e potrebbero ucciderci per il loro tornaconto. Dobbiamo stare attenti, però, a non scambiare una maschera per la realtà sottostante. Pensate alla maschera bellica indossata da Pericle: si scorgono tratti gelidi, la severità marziale, senza il minimo segno di compassione, e non un viso autenticamente umano, o una persona alla cui umanità far appello. E questo, naturalmente, era nelle intenzioni.
Provate a immaginare di non sapere che si tratta di una maschera; supponete, mentre Pericle vi viene incontro nella nebbia e nella semioscurità del primo mattino, di credere che quello sia il suo autentico carattere. Ebbene, il protagonista del mio romanzo The Three Stigmata of Palmer Eldritch è descritto in modo quasi identico; così simile alle maschere di guerra attiche che la rassomiglianza non può essere casuale. Ma, allora, le fessure degli occhi, il braccio e la mano meccanici, i denti di acciaio inossidabile – cioè le terrificanti stimmate del male, che io stesso ho intravisto per la prima volta nel cielo meridiano di un giorno del 1963 – non sono forse una descrizione, una visione, la maschera di guerra e l’armatura metallica di una divinità marziale?
Il Dio dell’Ira, infuriato con me. Ma sotto la furia, sotto l’elmo di metallo – come nel caso di Pericle – c’è il volto di un uomo. Un uomo buono e amabile. L’assunto che per anni ha informato i miei scritti è stato: “II diavolo ha un volto di metallo“. Forse, tale assunto andrebbe ora emendato.
Ciò che avevo intravisto e di cui ho parlato, infatti, non era un volto, bensì una maschera sovrapposta a un volto. E il vero volto è l’opposto della maschera.
Ora, almeno, mi parrebbe logico. È inutile, infatti, sovrapporre una crudele maschera metallica a un crudele volto metallico: la si usa invece sopra la morbida carne, come l’innocua falena che si adorna abilmente di ocelli per terrorizzare i predatori. È un sistema di difesa; se funziona, il predatore tornerà alla sua tana borbottando e racconterà: “Ho visto la più spaventosa creatura del cielo: faceva smorfie orribili, sbatteva le ali e aveva pungiglioni avvelenati“. I suoi simili ne rimarranno impressionati, ed ecco che la magia ha funzionato. Avevo supposto che solo le persone cattive indossassero maschere spaventose, ma, come potete vedere, sono diventato sensibile alla magia delle maschere, al loro terrificante e spaventoso incantesimo, alla loro illusorìetà. Mi sono lasciato ingannare anch’io e sono scappato; ora vorrei scusarmi per avervi spacciato il falso come se si fosse trattato di cosa autentica: vi ho tenuti lì, seduti in cerchio intorno al fuoco dell’accampamento con gli occhi spalancati, raccontandovi le storie degli orribili mostri che ho incontrato e il mio viaggio di esplorazione conclusosi con agghiaccianti visioni che ho conservato e diligentemente riportato a casa, fuggendo verso la salvezza. Salvezza da cosa?
Da qualcosa che, una volta svanita la necessità di nascondersi, mi ha sorriso e si è rivelato innocuo. Non intendo certo sbarazzarmi della dicotomia, da me appena introdotta, tra l’umano” e l’androide”, dove quest’ultimo non è che una crudele e volgare caricatura del primo realizzata per scopi malvagi. Ma finora mi ero fermato alle apparenze, in superficie: per distinguere le due categorie è necessaria una maggiore sottigliezza. Perché se una forma di vita buona e innocua si nasconde dietro una spaventosa maschera di guerra, è altresì probabile che dietro una maschera buona e amabile si nasconda un perverso assassino di anime umane. In nessun caso dobbiamo fermarci alla superficie, bensì dobbiamo penetrare in profondità, fino al cuore del soggetto.


Tutto quanto esiste nell’universo, probabilmente, serve a un fine positivo, cioè agli scopi dell’universo. Ma alcune parti o sottosistemi di esso possono essere contrari alla vita.
Dobbiamo affrontarli come tali, senza pensare al loro ruolo all’interno della struttura complessiva.
Il Sepher Yezirah, o Libro della Creazione, testo cabalistico che risale a quasi duemila anni fa, dice: “Dio ha poi posto l’uno contro l’altro: il bene contro il male, e il male contro il bene; il bene purifica il male, e il male il bene; il bene è riservato ai buoni, e il male ai cattivi“. In entrambi i contendenti c’è Dio, il quale è entrambi e nessuno dei due.
Il risultato della contesa è che entrambi i partecipanti ne escono purificati. Così predica l’antico monoteismo ebraico, di tanto superiore al nostro modo di pensare.
Noi siamo creature in gioco con le nostre affinità e avversioni, fissate non dalla cieca casualità, bensì da meccanismi di inscrizione accurati e prestabiliti che intuiamo a malapena. Se li cogliessimo chiaramente, il gioco finirebbe.
E ciò, evidentemente, non farebbe comodo a nessuno. Dobbiamo confidare in questi tropismi, e del resto non abbiamo scelta – almeno finché non smettono di funzionare.
In alcuni casi può succedere, e di fatto succede. A quel punto, molto di quanto ci era prima intenzionalmente celato risulta immediatamente chiaro. Dobbiamo però tener presente che questo inganno, questo nascondimento delle cose come al di sotto di un velo -il velo di maya, è stato chiamato- non è di per sé un fine, come se l’universo si dilettasse perversamente a confonderci; invece, una volta appurato che tra noi e la realtà è steso un velo (dokos, in greco antico), dobbiamo accettare l’idea che questo velo abbia un fine positivo.

Parmenide, il filosofo presocratico, è storicamente considerato colui che per primo in Occidente ha fornito la prova del fatto che il mondo non può essere come lo vediamo, che, cioè, il dokos esiste.
È praticamente lo stesso concetto espresso da San Paolo, quando afferma che noi vediamo “come per il riflesso proveniente dal fondo lucidato di una padella di metallo“. Egli si riferisce qui al noto concetto platonico secondo cui noi vediamo soltanto immagini della realtà, e queste immagini sono molto probabilmente imprecise, imperfette e inaffidabili. Ma vorrei dire che Paolo, a mio parere, dice qualcosa di più rispetto al celeberrimo mito platonico della caverna: Paolo dice che noi potremmo benissimo vedere l’universo al contrario [backward].
La straordinaria forza di questa idea non può assolutamente essere compresa, anche se con l’intelletto riusciamo ad afferrarla. “Vedere l’universo al contrario?” Che cosa vorrebbe dire? Ebbene, la mia ipotesi è questa: noi esperiamo il tempo al contrario; per essere più precisi, la nostra categoria interiore, soggettiva dell’esperienza temporale (nel senso in cui ne ha parlato Kant, come del modo con cui noi inquadriamo la realtà empirica) – insomma, la nostra esperienza del tempo – è ortogonale, perpendicolare al flusso del tempo medesimo.

Ci sono due tipi di tempo: quello che fonda la nostra esperienza o percezione o costruzione della matrice ontologica – estensione legata allo spazio, sua inseparabile estensione in un’altra sfera – che è reale; ma il flusso temporale esterno dell’universo si muove in una direzione diversa.
Sono entrambi reali, ma dalla nostra esperienza del tempo che si pone ortogonalmente rispetto alla reale direzione del suo flusso ricaviamo un’idea completamente errata della sequenza degli eventi, della causalità, di che cosa è passato e che cosa futuro, di dov’è diretto l’universo. Spero che vi rendiate conto di quanto ciò sia importante.
Il tempo è reale, sia come esperienza in senso kantiano sia nel senso a esso attribuito da uno studioso sovietico, il dottor Nikolaj Kozyrev, secondo il quale il tempo è un’energia; anzi, sarebbe l’energia fondamentale che tiene insieme l’universo, da cui dipende ogni forma di vita, da cui hanno origine e acquistano forma tutti i fenomeni. È l’energia di ogni singola entelechia e dell’entelechia totale dell’universo stesso.
Il tempo in sé, però, non muove dal nostro passato al nostro futuro. Il suo asse perpendicolare lo conduce lungo una traiettoria circolare che noi abbiamo percorso più volte nel freddo e interminabile inverno della nostra specie che è già durato circa duemila anni del nostro tempo lineare. Evidentemente, il tempo ortogonale, o tempo vero, scorre un po’ come il tempo ciclico primitivo, in cui ogni nuovo anno era lo stesso anno, ogni raccolto lo stesso raccolto, ogni primavera la stessa primavera. Ciò che ha minato la capacità umana di percepire il tempo in questa maniera così semplice è stato il fatto che l’individuo, sempre più longevo, ha dovuto fare i conti con il proprio declino e rendersi conto che non si rinnovava affatto ogni anno come le messi, i bulbi, le radici e gli alberi. Bisognava trovare una concezione del tempo più adeguata di quella ciclica. Così, con una certa riluttanza, l’uomo ha sviluppato l’idea del tempo lineare, che è un tempo cumulativo, come ha mostrato Bergson; procede, cioè, in una sola direzione e trascorrendo si aggiunge al tutto, o lo costituisce.


Il tempo ortogonale ha un moto rotatorio, ma su scala più ampia, quasi come il Grande Anno degli antichi o l’idea dantesca della misura eterna del tempo espressa nella Divina Commedia.
Nel medioevo, pensatori come Scoto Eriugena avevano cominciato a soffermarsi sulla vera eternità o atemporalità, ma altri avevano cominciato a pensare che l’eternità implica il tempo (l’atemporalità sarebbe una condizione statica), benché il tempo sia molto diverso dalla percezione che noi ne abbiamo. Di ciò si trova traccia in San Paolo, nella sua ricorrente affermazione secondo cui la fine del mondo sarà il Tempo della restaurazione di tutte le cose. Egli aveva sufficiente esperienza del tempo ortogonale per capire che questo comprende, in modo simultaneo e coestensivo, tutto ciò che è stato, proprio come i solchi di un Lp, che contengono la musica già suonata e non scompaiono dopo che la puntina li ha percorsi.
Un disco è in effetti una lunga spirale concentrica rappresentabile nel campo della geometria piana, nello spazio – benché, certo, voi possiate pensare che la musica si accumuli sulla puntina, a mano a mano che questa avanza. L’idea di un malfunzionamento – quale, per esempio, un salto in avanti o all’indietro – è plausibile, in questo contesto, ma non può essere intesa teleologicamente: si tratterebbe di slittamenti temporali [time-slips], come nel mio romanzo Martian Time-Slip.
Eppure, se accadessero, potrebbero diventare uno scopo, per noi osservatori o ascoltatori: comprenderemmo in un istante moltissime cose del nostro universo.
Credo che questi malfunzionamenti ontologici del tempo si verifichino davvero, benché il nostro cervello generi immediatamente un sistema di falsi ricordi per nasconderli.
La spiegazione di ciò ci riporta alla mia premessa: il velo, o dokos, esiste per ingannarci a fin di bene, e rivelazioni come quelle offerte da tali malfunzionamenti temporali devono essere dimenticate perché questo scopo benefico sia raggiunto. In un sistema che produce necessariamente un’enorme quantità di veli, sarebbe da stupidi lamentarsi della realtà, dato che, secondo la mia premessa, se anche dovessimo per qualche ragione penetrarvi, questo strano sogno simile a un velo vi si reinstallerebbe retroattivamente alterando le nostre percezioni e memorie.
Il sogno reciproco riprenderebbe come prima, perché io credo che noi siamo come i personaggi del mio romanzo Ubik: siamo in una condizione di semi-vita.
Non siamo morti, ma neppure vivi, bensì tenuti in una cella frigorifera, in attesa di essere scongelati. Servendosi della forse abusata metafora del susseguirsi delle stagioni, quello di cui parlo è l’inverno, l’inverno della nostra specie, l’inverno dei semi-vivi di Ubik.
Ghiaccio e neve li ricoprono, così come ricoprono il nostro mondo con strati di concrezioni che noi chiamiamo dokos, o maya. Ciò che ogni anno fa sciogliere la crosta di ghiaccio che ricopre il mondo è, naturalmente, la ricomparsa del sole. Ciò che scioglie la neve e il ghiaccio di cui sono coperti i personaggi di Ubik e che interrompe l’ibernazione delle loro vite – l’entropia che percepiscono è prodotta dalla voce di mister Runciter, il loro ex datore di lavoro, che li chiama.
La voce di mister Runciter è la stessa che sentono tutti i bulbi, i semi e le radici sprofondati d’inverno nel terreno. E la voce dice: “Svegliatevi, dormiglioni!“. Ecco svelati l’identità di Runciter, la nostra condizione, nonché il vero tema di Ubik.
Ho anche detto come il tempo corrisponda in realtà alla definizione datane dal dottor Kozyrev, e che in Ubik il tempo è stato annullato e non procede più nel modo lineare da noi esperito.
Dopo tale evento, causato dalla morte dei personaggi, noi lettori e i personaggi stessi vediamo il mondo liberato dal velo di maya, senza più l’ingannevole nebbia del tempo lineare.
È questa stessa energia – il Tempo che, secondo la definizione di Kozyrev, collega tutti i fenomeni e conserva ogni vita – che con la sua attività nasconde la realtà ontologica sottostante.
L’asse del tempo ortogonale può essere stato introdotto in Ubik senza che io comprendessi realmente quel che stavo descrivendo – cioè, la regressione formale degli oggetti secondo una linea tutta diversa da quella seguita nella loro evoluzione lungo il tempo lineare.
Questa regressione è quella delle idee platoniche o archetipi: un razzo regredisce allo stadio di Boeing 747 e, di lì, a un biplano “Jenny” della prima guerra mondiale. Se è vero che posso aver espresso una concezione un po’ drammatica del tempo ortogonale, meno certo è che questo tempo ortogonale sia realmente soggetto a una regressione innaturale, cioè si muova all’indietro.
Quel che i personaggi di Ubik vedono può essere il tempo ortogonale che si muove lungo il suo normale asse; se noi stessi vediamo in un certo senso l’universo all’inverso [reversed], allora le “inversioni” di forma subite dagli oggetti in Ubik potrebbero essere un impulso verso la perfezione. Ciò implicherebbe che il nostro mondo, in quanto esteso nel tempo (invece che nello spazio), è come una cipolla, con un numero praticamente infinito di strati. Se il tempo lineare sembra aggiungere strati, allora forse il tempo ortogonale li sfoglia, pelando strati di Essere sempre più grandi. Viene in mente, a questo riguardo, la concezione plotiniana dell’universo visto come serie di anelli concentrici di emanazione, ciascuno dotato di più Essere – o realtà – del successivo.
All’interno di quell’ontologia, di quel dominio dell’Essere, i personaggi – come noi, del resto – indugiano tra i sogni in attesa della voce che li risveglierà.
Quando dico che loro e noi attendiamo l’arrivo della primavera, non parlo solo in senso metaforico.

La primavera significa il ritorno del caldo, l’interruzione del processo entropico: la loro esistenza può essere espressa in termini di unità di calore, che ammontano a zero. È la primavera che resuscita la vita, completamente; in alcuni casi, come in quello della nostra specie, la nuova vita è una metamorfosi; il periodo di letargo è un periodo di gestazione in compagnia dei nostri amici che culminerà in una forma di vita totalmente diversa da quelle fino a quel momento conosciute.
Molte specie sono così: attraversano dei cicli. E dunque il nostro letargo invernale non è semplicemente un “giro della nostra ruota”, come potrebbe sembrare. Non sbocceremo semplicemente daccapo ogni volta, con gli stessi germogli da noi prodotti l’anno precedente. Ecco perché gli antichi sbagliavano a credere che per noi, come per il mondo vegetale, ritornasse sempre lo stesso anno: nel nostro caso si ha accumulazione, la crescita di un’entelechia ancora imperfetta o incompleta e irripetibile per ciascuno di noi. Come sinfonie di Beethoven, ognuno di noi è unico, e quando il lungo inverno finisce, come nuovi germogli sorprenderemo noi stessi e il mondo attorno a noi.
Quel che molti di noi faranno sarà togliersi la maschera fino ad allora indossata, una maschera che noi volevamo fosse scambiata per realtà. Maschere che hanno abilmente ingannato tutti, come sperato. Siamo stati tanti Palmer Eldritch in movimento nella nebbia gelida, nella bruma e nel crepuscolo invernale, ma presto riemergeremo e smetteremo la maschera di guerra d’acciaio, per rivelare il volto sottostante.È un volto che neppure noi, i portatori di maschere, abbiamo mai visto; sorprenderà anche noi. Perché la realtà assoluta si riveli, le categorie delle esperienze spazio-temporali, matrice fondamentale grazie alla quale siamo in relazione con l’universo, devono infrangersi e crollare del tutto.


Ho affrontato un crollo simile in Martian Time-Slip, su un piano temporale; in Maze of Death ci sono infinite realtà parallele disposte nello spazio; in Flow My Tears, the Policeman Said il mondo di uno dei personaggi invade il mondo condiviso, dimostrando come con il termine “mondo” ci riferiamo in realtà, più o meno, alla mente – alla mente pensante immanente – o piuttosto a sogni, al nostro mondo.
Colui che sogna, come il sognatore del Finnegans Wake di Joyce, si sta rigirando ed è in procinto di tornare alla coscienza. Noi siamo dentro quel sogno; questi molteplici sogni si ripiegano in se stessi per scomparire in quanto tali ed essere sostituiti dal vero paesaggio reale del sognatore. Noi ci uniremo a lui quando lo vedrà di nuovo e si renderà conto di aver sognato. Nel brahmanesimo si direbbe che un grande ciclo si è concluso e che Brahma si rigira e si risveglia, o che si riaddormenta dopo la veglia: in ogni caso, l’universo da noi esperito, cioè l’estensione nello spazio e nel tempo della sua Mente, vive le tipiche disfunzioni che si verificano alla fine di un ciclo. Si può dire, se volete, che “la realtà sta crollando e tutto piomba nel caos” oppure – come io preferisco – “sento che il sogno, il dokos, sta svanendo; sento che maya sta dissolvendosi; mi sto risvegliando. Si sta svegliando: io sono il Sognatore, noi tutti siamo il Sognatore”.
E a questo punto vie ne spontaneo pensare alla overmind [mente cosmica, N.d.R.] di Arthur C. Clarke. Quando le nostre categorie ontologiche crolleranno, ognuno di noi dovrà accettare o negare la realtà che ne risulterà svelata. Se avete la sensazione che il caos incomba, che quando il sogno svanirà non resterà più nulla o, peggio, che vi troverete di fronte a qualcosa di terribile… be’, ecco spiegato perché perdura l’idea del Dies Irae; molti nutrono il profondo timore che quando il dokos improvvisamente svanirà saranno guai per loro.
Io, invece, credo che il volto che si manifesterà sarà sorridente, perché di solito la primavera si irradia beneficamente sulle creature, piuttosto che distruggerle e disseccarle con il caldo.
Certo, nell’universo potranno anche esserci forze malvagie che si manifesteranno dopo la rimozione del velo, ma se penso alla caduta, nel 1974, della tirannia politica negli Stati Uniti, mi pare che nell’esposizione alla luce del giorno di quell’orribile cancro e nella successiva asportazione è contenuta la natura dell’alto valore che si schiude alla luce del sole; possiamo anche aver subito dei traumi, apprendendo per esempio che durante il Nacht und Nebel, nel tempo della notte e della nebbia, la nostra libertà, i nostri diritti, la nostra proprietà e persino la nostra vita sono state mutilate, conculcate, rubate e distrutte da creature spregevoli rintanate nell’illegittimo santuario di San Clemente [località in cui aveva abitato Nixon], in Florida e nelle altre ville, ma il trauma della rivelazione è stato più nocivo ai loro piani che ai nostri. Noi volevamo soltanto giustizia, verità e libertà: il precedente governo di questo paese si è adattato a convivere con forze crudeli e violente, raccontandoci, contemporaneamente, un’infinità di menzogne attraverso ogni canale di comunicazione. Ecco un esempio del potere terapeutico della luce del sole – potere di rivelare, prima, e, poi, di disseccare la mala pianta della tirannia cresciuta e radicatasi in profondità nel cuore della brava gente.
Questo cuore ora batte più forte che mai, benché fosse gravemente ammalato; il cancro che lo aveva attaccato, però, è scomparso. Quella nera escrescenza che fuggiva la luce, fuggiva la verità e distruggeva chiunque osasse pronunciarla, dà una dimostrazione di ciò che può crescere e svilupparsi nel lungo inverno della razza umana. Ma l’inizio della fine dell’inverno è da collocare nell’equinozio di primavera del 1974.

A volte penso che il Sognatore, svegliandoci, abbia cominciato a combattere la tirannia: qui negli Stati Uniti ci ha risvegliato alla nostra reale condizione, ci ha fatto aprire gli occhi davanti all’orrendo pericolo che ci minacciava. Uno dei romanzi migliori, fondamentale per la comprensione della natura del nostro mondo, è La falce dei cieli di Ursula Le Guin, in cui l’universo del sogno è articolato in modo così stupefacente e convincente da farmi dubitare dell’opportunità di aggiungere ulteriori spiegazioni: non ce n’è alcun bisogno.
Credo che né io né lei avessimo letto dello studio di Charles Tart sul sogno, prima di scrivere i nostri romanzi, ma ora io l’ho fatto, e ho letto anche qualcosa di Robert E. Ornstein, promotore della “rivoluzione del cervello” alla Stanford University, poco più a nord di dove vivo io.
Sulla base del lavoro di Ornstein emerge la possibilità che noi si sia dotati di due cervelli completamente separati, più che di un unico cervello diviso in due emisferi simmetrici, cioè che il nostro corpo, singolo, possieda due menti (si veda al riguardo il saggio di Joseph E. Bogen, The Other Side of the Brain: An Appositional Mind, compreso nel volume di Ornstein, The Nature of Human Consciousness).
Bogen dimostra che era già successo che dei ricercatori avessero subodorato la possibilità che ci fossero in noi due cervelli, due menti, ma che solo con le moderne tecniche di brain mapping e gli studi relativi è stato possibile provarlo.
Per esempio, nel 1763 Jerome Gaub scriveva: “Spero che voi crediate a Pitagora e a Platone, i più saggi tra gli antichi filosofi, i quali, secondo Cicerone, dividevano la mente in due parti, l’una partecipe della ragione, l’altra assolutamente priva“. Il saggio di Bogen presenta idee così affascinanti da indurmi a domandarmi perché non ci siamo mai accorti che il nostro “inconscio” non è affatto tale, bensì solo un’altra forma di coscienza, con cui intratteniamo un rapporto labilissimo.
È quest’altra mente, o coscienza, che ci sogna di notte: essa ci affascina con i suoi racconti, e noi siamo il suo pubblico di bambini incantati…
Ecco perché La falce dei cieli può essere considerato uno dei grandi libri fondamentali della nostra civiltà, soprattutto perché Ursula Le Guin, ne sono certo, è giunta alla sua formulazione senza conoscere l’opera di Ornstein e la straordinaria teoria di Bogen.
Ciò implica che entrambi i cervelli ricevono gli stessi input, attraverso i vari organi di senso, ma elaborano le informazioni in modo diverso: ciascun cervello opera in modo assolutamente originale (quello di sinistra è molto simile a un computer digitale, quello di destra a un computer analogico, che funziona sulla base del confronto di modelli).
Elaborando la stessa informazione, i due cervelli possono giungere a conclusioni del tutto differenti; poiché la nostra personalità si costituisce nel cervello sinistro, se il cervello destro scopre qualcosa di fondamentale di cui noi con il sinistro rimaniamo inconsapevoli, ce lo comunica durante il sonno, in sogno; perciò, evidentemente, il Sognatore che si rivolge a noi di notte con tale urgenza è localizzato neurologicamente nel cervello destro, che rappresenta il non-Io.
Oltre a questo, però (per esempio: il cervello destro è forse, come pensava Bergson, il trasduttore o il trasformatore di input ultrasensoriali fuori dalla portata del sinistro?), nulla è ancora certo. Credo, comunque, che l’incantesimo del dokos sia tessuto dalla pluralità dei nostri cervelli destri; in quanto specie, siamo inclini a basarci interamente su un unico emisfero, lasciando l’altro libero di fare il suo dovere per proteggere il mondo. Tenete presente che questa protettività è biunivoca, uno scambio tra il mondo e ciascuno di noi: ognuno di noi costituisce un tesoro, da apprezzare e preservare, ma lo stesso si può dire per il mondo e per i semi in esso nascosti e assopiti. Gli altri semi nascosti. Così, dal vorticare dei veli di Kali, corrispondente all’emisfero destro di ciascuno di noi, siamo tenuti all’oscuro di ciò che dobbiamo ignorare. Ma quest’epoca è al termine: l’inverno sta finendo, e la neve, insieme alle paure e alla tirannia, si sta sciogliendo. La migliore descrizione della tessitura del dokos che io abbia letto è quella data da Frederick Jameson, nel suo articolo After Armageddon: Character Sistems in “Dr. Bloodmoney” (quest’ultimo è un mio oscuro romanzo), comparso in “Science Fiction Studies” del marzo 1975.
Cito testualmente: “Tutti i lettori di Dick hanno una notevole familiarità con questa incertezza da incubo, con questo fluttuare della realtà a volte causato dalle droghe, altre dalla schizofrenia [Spero che Jameson si riferisca alle droghe e alla schizofrenia dei personaggi del mio libro, e non a me. Comunque sia, lasciamo perdere, N.d.A.], altre ancora in cui il mondo psichico per così dire dilaga all’esterno e ricompare sotto forma di simulacri o di abili riproduzioni fotografiche dell’esterno” .

Come è facile dedurre da quanto scrive Jameson, stiamo parlando di qualcosa che è molto simile a maya, ma anche a un ologramma. Ho la netta sensazione che Carl Gustav Jung avesse ragione, a proposito dei nostri inconsci personali, quando affermava che essi costituiscono un’entità unitaria, da lui chiamata “inconscio collettivo”. In tal caso, questa entità cerebrale collettiva – composta, in senso letterale, da miliardi di “stazioni” che trasmettono e ricevono – formerebbe una vasta rete di comunicazione e informazione, molto simile all’idea di “noosfera” formulata da Teilhard.
Questa è realmente la noosfera, tanto reale quanto la ionosfera e la biosfera: è uno strato dell’atmosfera terrestre costituito da proiezioni olografiche e informative all’interno di una gestalt unitaria e in fase di costante elaborazione, la cui sorgente si trova nella moltitudine dei nostri cervelli destri. Ciò dà luogo a una Mente enorme, per noi immanente, dotata di una tale potenza e saggezza da sembrarci indistinguibile dal Creatore. Questa, perlomeno, era la concezione di Dio formulata da Bergson.
È interessante vedere come fossero profondamente turbati i filosofi greci dalle attività degli dei; erano in grado di vedere sia le une (almeno, così pensavano) sia gli altri, ma come disse Senofane: “Infatti, se anche uno si trovasse per caso a dire, come meglio non si può, una cosa reale, tuttavia non la conoscerebbe per averla sperimentata direttamente. Perché a tutti è dato solo l’opinare” [il corsivo è di Dick]. Questa idea balenò ai presocratici in virtù del fatto che molte delle cose che vedevano erano da loro considerate non reali, a priori, dato che solo l’Uno esisteva. “Se Dio è tutte le cose, allora le apparenze sono certamente ingannevoli; e benché l’osservazione del cosmo possa produrre generalizzazioni e speculazioni a proposito dei piani divini, la vera conoscenza di questi potrebbe essere data solo dal contatto diretto con la mente di Dio” (questa citazione è tratta dal meraviglioso libro di Edward Hussey, The Pre-Socratics, p. 35). Hussey prosegue citando due frammenti di Eraclito:
“La natura delle cose ama celarsi” (frammento 123).
“L’armonia nascosta vale più di quella che appare” (frammento 54).