sabato 21 gennaio 2017

OCCHIONERO, CUOR NON DUOLE... cit.


I Fratelli OCCHIONERO, nome omen, sono venuti alla ribalta per un caso nostrano di cyberspionaggio nazionale, ma di portata internazionale, che coinvolge diversi mondi, ambienti e personaggi.
Ritengo che siano stati sacrificati due pesci piccoli, forse due arrivisti di piccolo cabotaggio, per diversi motivi.
Innanzitutto, è curioso come i TG abbiano sottolineato la loro appartenenza massonica, portando strumentali suggestioni ai telespettatori, indicandoli come mele marce, come un'eccezione ed una deviazione di una struttura che, invece, parrebbe sana ed aliena a queste dinamiche operative.
Ricordiamo come Cossiga, al tempo, si vantasse di essere spiato e come ciò da sempre, ed a maggiore ragione oggi, questo sistema faccia parte di una prassi che non appartiene più alle fantasie letterarie dell'alveo complottista, ma precisamente alla realtà dei fatti.
Con la tecnologia attuale, quello che un tempo era più complesso ed artigianale, oggi viene scavalcato e superato da tecniche sofisticate di hackeraggio che credevamo erroneamente appartenere ai film di genere o di fantascienza. Oggi con un semplice malware possiamo spiare le mail di chiunque, monitorare l'andamento ed il corso degli eventi economici e politici, ricattare personaggi più o meno illustri, archiviare una mole di dati impressionante per conto di alti committenti, gli stessi che, di volta in volta, potranno liberarsi dei loro mercenari digitali diventati troppo scomodi, ingombranti, magari venuti a conoscenza di dati sensibili nel corso del loro lavoro.
Ritengo che i Fratelli OCCHIONERO non servissero più, erano serviti a spiare Monti, Draghi, Renzi e tanti altri, ma oggi, in vista di una nuova ristrutturazione, siano il logico capro espiatorio per fare pulizia e far credere che tutto cambi mentre tutto resta tale, anzi, il sistema si aggiorna e si raffina ulteriormente. Succede come quando i corrieri della droga sputtanano livelli più bassi sacrificabili per agire indisturbati e continuare più e meglio di prima a svolgere le stesse operazioni.


E' probabile avessero pisciato fuori dal vaso, probabile abbiano fatto passi sbagliati e, come dicevo precedentemente, fossero venuti a conoscenza di cose che contemplano la fine dei propri scopritori.
E' il solito gioco della matrioska, dove i livelli più bassi rappresentano la manovalanza per fini e giochi più grandi di loro.
Al netto della spystory, hanno pagato solo gli OCCHIONERO, ma non chi li utilizzava sapientemente. I piani alti li hanno già sostituiti con altri nuovi "operai" del cyberspionaggio.
Dalle carte della magistratura emerge che esiste un'entità nazionale ben ramificata su tutto il territorio. Il trojan “Eye Pyramid”, aggiornamento di altri malware informatici, pare sia attivo fin dal 2008. 
La licenza del virus appartiene ad una società statunitense “Westland securities The Art and Science of investment banking”, ed è stata aggiornata negli anni fino ad oggi.
Ci sono di mezzo i russi, il vaticano, Malta, lo Ior, il Monte dei Paschi di Siena, emeriti professoroni della Cattolica, poteri trasversali e l'Occhio della Piramide non guarda in faccia a nessuno, nemmeno a chi li utilizza per spiare, perché anch'esso a sua volta è osservato in un loop senza fine.
OCCHIONERO, CUOR NON DUOLE... cit.


Molto interessante il punto di vista di Gioele Magaldi, Gran Maestro del GOD, che ha rilasciato un'intervista ad AFFARI ITALIANI quotidiano online sui retroscena del backoffice del potere massonico, dietro a questa vicenda. Riporto alcuni stralci dell'intervista.
Gioele Magaldi, chi sono davvero gli Occhionero? Quali sono i loro contatti?
Giulio e Francesca Romana Occhionero hanno agito in piena sintonia e reciproca consapevolezza di quello che ciascuno faceva. E sono stati coperti e protetti, per anni, accumulando molti dati sensibili a favore di chi li proteggeva e ispirava. 
Lo ripeto: i fratelli Occhionero hanno accumulato, per conto terzi, una mole infinitamente più grande di dati rispetto a quella sinora scoperta dagli investigatori. Giulio Occhionero ambiva a far parte di una specifica Ur-Lodge (superloggia) sovranazionale, operante principalmente tra Usa, Regno Unito, Malta e il Medio Oriente. Al fratello Occhionero stava stretta l’appartenenza ad una loggia, la “Paolo Ungari-Nicola Ricciotti Pensiero e Azione” all’Oriente di Roma, che fa parte di una Obbedienza ordinaria e nazionale come il Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, cioè di una di quelle entità massoniche ormai in stato di declino e di relativa marginalità rispetto a quei circuiti delle superlogge che ho iniziato a descrivere nel libro “Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges”, Chiarelettere, Milano 2014, e che continuerò a illustrare nel secondo volume della serie di “Massoni”, di prossima pubblicazione, intitolato “Globalizzazione e Massoneria”.
Possono davvero aver fatto tutto da soli?
Come dicevo prima, Giulio Occhionero, ma anche la sorella Francesca Romana, coltivavano l’ambizione di essere ammessi a una specifica superloggia sovranazionale. 
Si tratta della “White Eagle”. Hanno agito su commissione di personaggi collegati come affiliati o come ‘compagni di strada/aspiranti affiliati’ di questa Ur-Lodge.
Qual è il ruolo della massoneria in questa vicenda?
La massoneria sempre meno rilevante del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani c’entra poco, con questa intrigata vicenda. Poco, ma in qualche modo c’entra. 
Lo ‘spionaggio’ ai danni di alcuni Dignitari del GOI era soprattutto un’esigenza personalistica di Giulio Occhionero, qualcosa di irrilevante per i suoi mandanti in ‘super-grembiulino’. 
Invece, la sorveglianza del Gran Maestro Stefano Bisi va ricondotta allo spionaggio sul fratello Mario Draghi (mi dicono avvenuta anche su altre utenze rispetto a quelle sin qui individuate dagli investigatori), di cui Bisi è in qualche modo un servizievole esecutore per questioni massoniche di natura locale. Ciò, sin dai tempi del ‘groviglio armonioso’ legato al Monte dei Paschi di Siena, allorché Draghi, come Governatore di Bankitalia, non vigilò adeguatamente su alcune condotte del management della banca senese e Bisi, come massone e giornalista (caporedattore e poi vicedirettore del Corriere di Siena) influente a Siena, aveva le mani in pasta in diverse questioni MPS, ispirando la sua azione di concerto con il fratello Draghi e con la sorella libera muratrice Anna Maria Tarantola, capo della Vigilanza di Bankitalia, la quale, in virtù della sua clamorosa ‘mancata vigilanza’ sulle questioni più scabrose in capo a MPS, fu premiata dal massone Mario Monti con la nomina a Presidente RAI nel 2012. La massoneria che invece c’entra molto, con tutto questo affaire del cyber spionaggio imputato ai fratelli Occhionero, è quella della Ur-Lodge sovranazionale neoaristocratica “White Eagle”.
Chi potrebbe essere il committente del cyberspionaggio?
Se dal nome della superloggia sovranazionale coinvolta andiamo nel particolare dei personaggi che hanno fatto da tramite con Giulio e Francesca Romana Occhionero, la questione si fa clamorosa. Uno dei personaggi che consiglio agli inquirenti di ascoltare con attenzione su questa vicenda è il massone conservatore e reazionario Micheal Leeden, appunto affiliato di peso alla “White Eagle”. 
Un altro personaggio che varrebbe la pena sentire come ‘persona informata dei fatti’ è Marco Carrai, wannabe supermassone (con specifica propensione proprio verso la “White Eagle”) come il suo caro amico Matteo Renzi.
Quale potrebbe essere l'obiettivo di questa attività di spionaggio?

Qualcuno, per anni, ha raccolto e utilizzato le informazioni sensibili che i fratelli Occhionero gli hanno passato, coprendone e proteggendone in vario modo le attività. 
Cari e fraterni amici in capo a importanti strutture di intelligence militare e civile di area euro-atlantica mi dicono che, da qualche tempo, Giulio e Francesca Romana Occhionero erano diventati ‘sacrificabili’ per ottenere, cinicamente, attraverso uno scandalo fatto scoppiare ad arte sulla loro vicenda, una ristrutturazione della cybersecurity italiana a livello nazionale. 
Una ristrutturazione che, sin qui, non si era potuta realizzare e che avrebbe potuto portare al suo vertice una persona gradita a Matteo Renzi, ma sgradita a diversi ambienti massonico-progressisti dell’Intelligence italiana e statunitense, con cui quella italiana tradizionalmente collabora in modo privilegiato. Ciascuno faccia le sue debite deduzioni e, per parte mia, mi riservo di approfondire (c’è molto da dire anche sulla simbologia massonica del nome “Eye Pyramid”) in altre sedi e occasioni le informazioni che acquisirò nel corso del tempo su tutta questa clamorosa vicenda. 



venerdì 6 gennaio 2017

I 12 APOSTOLI DELL' ULTIMO NATALE... NATALE ROSSO SANGUE part 2°


Ad anticipare questa lunga scia di decessi, il 28 dicembre 2015, 3 giorni esatti prima del nuovo anno, era deceduto Lemmy Kilmister, leader dei britannici Motorhead, che metterei simbolicamente ad honorem come Star N°0 di questo anno nefasto, perché rappresenta una sorta di annunciazione per quello che avverrà dopo.
Il 2016 ci ha privato di molte icone popolari della scena internazionale, in maniera trasversale tra generi, razze, età e tendenze sessuali. L'unico comune denominatore tra loro è stato il successo e ciò che hanno significato nell'immaginario collettivo popolare, oltre al fatto che sono passate a "miglior vita" nello stesso breve periodo, quasi tenendosi per mano, una dopo l'altra in punta di piedi.
I 12 apostoli dell' ULTIMO NATALE iniziano il loro cammino verso l'Oriente Eterno partendo dal più importante, David Bowie, anche conosciuto come il Duca Bianco...

1- David Bowie è stato il primo a lasciarci, una grande perdita per la musica, per tutta l'arte e per il mondo intero, forse uno dei più grandi artisti e geni della musica pop del secolo scorso. Un'artista che ha dato vita a nuovi linguaggi musicali, creando generi, stili e mode, attraversando generazioni ed epoche differenti.
Fu iniziato alla Golden Dawn nei primi anni 70, l'ultimo suo disco è una grande opera testamentaria che annunciava l'arrivo della Stella Nera.
Il Duca Bianco è morto a 69 anni il 10 Gennaio 2016.
Solo post-mortem si è saputo che combattesse contro un cancro da due anni e che abbia scelto di lasciarci tramite eutanasia, non prima di aver firmato il suo ultimo capolavoro pieno di significati esoterici. Una carriera straordinaria e molto prolifica, lo ricordiamo non casualmente con il suo ultimo disco... BLACKSTAR


2- Una settimana dopo, il 18 Gennaio 2016, scompare a 68 anni il cantante degli Eagles, Glenn Frey. Le Aquile sono stati un famoso gruppo pop-rock americano anni ’70, noti soprattutto per il brano "Hotel California". Muore a New York per una complicanza dell'artrite reumatoide, di cui soffriva da tempo. Ricordiamo gli Eagles con questa canzone... HOTEL CALIFORNIA


3- Il 28 Gennaio 2016 saluta uno dei grandi protagonisti di Woodstock: Paul Kantner, leader dei Jefferson Airplane, storico gruppo rock-psichedelico. È scomparso all'età di 74 anni a seguito di un attacco cardiaco. Ricordiamo i mitici Jefferson Airplane con questo brano... WHITE RABBIT


4- Maurice White ci lascia a Los Angeles il 3 Febbraio 2016, è stato leader e fondatore degli Earth, Wind & Fire, eccezionale gruppo Funk della Black-Music statunitense. Aggravatosi quasi subito, Maurice White ha deciso di non esibirsi più dal vivo nelle tournée del gruppo, ma è comunque rimasto molto impegnato nell'ambiente musicale, soprattutto nella produzione di nuovi artisti, fino alla morte, avvenuta all'età di 74 anni. Lo ricordiamo con questo brano... FANTASY


5- L’8 Marzo 2016 muore a 90 anni il grande produttore dei Beatles, Sir George Martin.
Viene definito "il quinto Beatle", per via del suo lavoro come produttore della maggior parte delle registrazioni dei Beatles, nonché per aver suonato anche parti strumentali in alcuni dei loro brani ed averne curato gli arrangiamenti orchestrali. E' stato insignito dell'onorificenza di "Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico". Lo salutiamo con affetto con questo capolavoro da lui magistralmente arrangiato... STRAWBERRY FIELDS FOREVER


6- L’11 Marzo 2016 è il turno del 71enne Keith Emerson, grande compositore, musicista ed innovatore dell'uso dei primi sintetizzatori MOOG, famoso tastierista rock-progressive degli "Emerson, Lake & Palmer", band storica degli anni 70. Si è ucciso con un colpo alla testa, soffriva di depressione, aggravata dalla malattia che lo colpì all'arto destro e gli precludeva la possibilità di suonare come un tempo. Lo ricordiamo con questa meravigliosa colonna sonora... INFERNO


7- Il 21 Aprile 2016 si è spento a 57 anni Prince, grandissimo cantante, chitarrista e musicista di Minneapolis. All’anagrafe Prince Rogers Nelson, il "piccolo genio" polistrumentista statunitense, pare sia morto per un overdose da oppiacei, anche se le cause del suo decesso non sono mai state chiarite del tutto. Ha influenzato decine di artisti ed innovato la Black-Music, mescolando diversi generi in uno stile molto personale che lo ha portato ad essere stato uno dei più grandi artisti pop del secolo scorso. Lo ricordiamo con un suo classico dal vivo... PURPLE RAIN


8- Il 24 Ottobre muore a Londra Pete Burns, cantante new-wave anni 80, frontman dei "Dead or Alive", band che nel 1985 conquistò le classifiche di mezzo mondo con il singolo "You Spin Me Round". Aveva 57 anni, a stroncarlo un attacco cardiaco. Si sottopose a svariati interventi chirurgici.
Lo ricordiamo con il suo brano più famoso... YOU SPIN ME ROUND


9- Il 7 Novembre 2016 si è spento Leonard Cohen, maestro di poesia in musica e storico cantautore canadese. Considerato uno dei più celebri, influenti e apprezzati cantautori al mondo, nelle sue opere Cohen esplora temi come la religione, l'isolamento e la sessualità, la morte.
Aveva 82 anni, muore a Los Angeles. Lo ricordiamo con questa chicca... HALLELUJAH



10- L’8 Dicembre 2016 è scomparso a 69 anni il cantante, bassista e chitarrista britannico Greg Lake. Considerato una leggenda del Rock-Progressive, aveva iniziato la carriera con i "King Crimson" per poi approdare agli "Emerson, Lake and Palmer", ironia della sorte, secondo membro del gruppo che muore nello stesso anno. Lo ricordiamo con questa canzone... LUCKY MAN


11- Il 24 Dicembre 2016, il giorno della vigilia di Natale muore Rick Parfitt, il chitarrista del gruppo britannico rock "Status Quo". L'annuncio è stato dato dal suo rappresentante, che ha spiegato che Parfitt, 68 anni, è morto all'ospedale di Marbella, in Spagna, a seguito di una "grave infezione". 
Lo ricordiamo con il loro brano più noto... WHATEVER YOU WANT


12- Il 25 Dicembre 2016, il giorno di Natale muore a 53 anni George Michael, voce calda, morbida e ben posata, grande intonazione, grande interprete ed icona pop anni 80. Iniziò con il famoso duo commerciale degli "Wham!" insieme a Andrew Ridgeley e poi continuò una celebre e fortunata carriera da solista. Causa del decesso un infarto avvenuto all'improvviso nella sua casa di Londra, alcuni dicono si sia suicidato.
Da tempo era sparito dalle scene, era vistosamente ingrassato e non più in forma a causa dell'abuso di alcol, cibo e droghe. Muore curiosamente il giorno di Natale, proprio lo stesso giorno di un suo grande successo commerciale, "Last Christmas".
Lo ricordiamo con l'omonimo brano natalizio...


Il 2016 verrà ricordato come l’anno peggiore per le scomparse celebri. 
In realtà il primato non riguarda il numero dei decessi complessivi di cantanti e musicisti, infatti anche quest'anno se ne contano centinaia e quindi siamo in linea con la media di altri anni, ma per la qualità degli artisti che ci hanno lasciato, per quanto fossero evocativi nell'immaginario collettivo e per la loro grande notorietà ed importanza nel panorama musicale.
Sono morti 12 tra cantanti/musicisti famosi, 12 come il numero degli apostoli, 12 come i mesi dell'anno e l'ultimo ci ha lasciato il giorno di Natale, proprio colui che cantò "Last Christmas". Contrappasso, scherzo del destino o semplice casualità???
Mi soffermerò ad analizzare il caso di George Michael, dopo aver già analizzato l'ultimo disco legato alla morte di David Bowie un anno fa, chiudendo un ciclo necrologico...

George Michael muore due anni dopo un fantastico concerto a Parigi dove aveva raggiunto una padronanza vocale meravigliosa. Respirazione perfetta, intonazione perfetta, un timbro più maturo ed espressivo, una tranquillità ed una sicurezza sul palco invidiabili, estremamente concentrato su ogni nota, sull'evitare stonature ed imperfezioni. Non sembra il quadro clinico di un tossico o di un alcolista, troppo posato e naturale, mai sopra o sotto le righe, pare piuttosto appena uscito da una 24 ore di meditazione trascendentale...
Interessante il look esibito nell'ultimo live a Parigi, ma ancor più interessante è la scenografia in apertura con frattale rosso digitale pieno di rimandi a forme vagamente infernali, oltre a croci che bruciano ed altre immagini evocative...


Il video di WHITE LIGHT, ultimo singolo famoso dell'artista, datato 2012 sembra annunciare la sua morte, mentre nel testo apparente, lui si auto celebra come sopravvissuto, relativamente al periodo dove, pare, rischiò la vita.
Il video in questione è ricco di suggestioni e simboli esoterici da alcuni già analizzati, come il dualismo messo in scena, la colomba e il corvo, la zebra, il capro che si vede appeso sopra il protagonista, lo specchio/portale, ecc..., ma ritengo che la bella Kate Moss sia più un angelo della morte che annuncia la sua sorte, piuttosto che una figura positiva contrapposta all'autorità incarnata dal poliziotto zombie che forse è solo una sorta di medium/strumento di morte. E' interessante la penultima sequenza che mostra il lancio della moneta; mentre ruota in alto, il regista inquadra volutamente a rallenty un frame che mostra l'aquila dell'Euro, ovvero, quello che essa rappresenta.
Riguardo all'angelo della morte kATE Moss, l'amico Andrea Mantenos ne estrapola 4 lettere da nome e cognome e compone ATEM, regalandoci nuove suggestioni...
ATEM oltre essere un farmaco (Atem - Ipratropio Bromuro), è stata una divinità egizia.
Atum (Atem) era il dio creatore nella teologia eliopolitana, generatosi da sé, nonché incarnazione del sole che tramonta (e perciò talvolta venerato come aspetto serale del dio-sole Ra). Si ritiene che il suo nome derivi dalla parola tem, che significa completare, finire, portare a termine ma che è anche la forma negativa del verso essere; ciò si potrebbe riferire alla sua natura di dio creatore del mondo ma originatosi spontaneamente da un universo indistinto.
L'angelo della morte, annunciatrice oscura, arriva con la sua macchina sotto la pioggia di notte e si ferma improvvisamente dentro un bosco (si potrebbe speculare sul significato del bosco e cosa succede al suo interno). Stacco, siringa pronta e la scena seguente, che ufficialmente dovrebbe mostrare le cure ricevute in clinica dopo un lungo abuso di sostanze stupefacenti, sembra in realtà mostrare altro, ovvero, quello che in gergo si definisce "essere suicidati", magari la vera causa della morte dell'artista trovato morto dopo un overdose.
Il chitarrista Andrew Ridgeley, che era stato il co-fondatore dello storico duo degli Wham!, ha espresso la sua profonda tristezza per la morte improvvisa dell’amico: "Ho il cuore spezzato per la perdita del mio caro amico fraterno Yog ha scritto in un tweet riferendosi a George Michael con il soprannome con cui lo chiamava.
Yog-Sothoth (Il Guardiano della Soglia, La Chiave e la Porta, La Guida, Il Tutto-in-Uno e L'Uno-in-Tutto, L'Altrove) è una divinità immaginaria presente nel Ciclo di Cthulhu e nelle Storie Oniriche di H. P. Lovecraft.
Se nella canzone George Michael veicola insistentemente io SONO VIVO, SONO VIVO, il video finisce con poliziotti zombie che gli sparano...
Una contraddizione voluta?
Che senso ha questa ambivalenza???
Muore per rinascere, vivo altrove in senso iniziatico, quindi morto solo materialmente e/o profanamente?
Una previsione di quello che accadrà pochi anni dopo?


Nel concerto di Parigi capeggia inizialmente questo grande LOVE infuocato che dovrebbe indicare qualcosa di preciso, perlomeno qualche suggestione.
Oppure è semplicemente un inno all' "AMMORE", ovvero, riferito alla vita e alla musica, tipo "AMORE E'..." dei famosi poster nazional-popolari di fine anni 70?
Il giorno del decesso sono apparsi una serie di tweet sul account di Fawaz, il suo compagno, per poi essere cancellati, e dopo l'account è stato chiuso. In questi tweet riportati dal Sunday Mirror si dice che "l'unica cosa che voleva George era morire, ci ha provato molte volte e finalmente ci è riuscito. Ci amavamo molto e stavamo insieme ventiquattr'ore su ventiquattro". 
Ecco, io capisco la depressione, il grande male di vivere, ma ci leggo anche vistose contraddizioni, il compagno afferma che voleva morire ed al tempo stesso dice che "ci amavamo tanto e stavamo insieme 24 ore su 24? C'è qualcosa che non funziona, un tempo ci si suicidava per non essere corrisposti, oggi perché si è troppo felici e si vive un meraviglioso rapporto nell'apice artistica della carriera? Secondo me qualcosa non quadra...
"Alcune fonti sostengono che George Michael fosse particolarmente depresso a causa delle condizioni della sua voce che, in seguito ad una polmonite contratta nel 2011, non era più quella di una volta."
COME??? La sua voce non era più quella di una volta? Ma basta ascoltare il live del 2014, per capire che fosse al massimo della sua potenza vocale, semmai è l'esatto contrario. Queste falsità mi fanno capire, insieme a tante altre cose, che qualcuno è venuto a riscuotere, altro che suicidio...
Il tempo era scaduto ed i patti vanno saldati.
Ovviamente, le mie sono suggestioni e visioni dietrologiche, magari banalmente è morto di infarto, era talmente depresso da volersi uccidere, ma io ritengo forse di no, ben comprendendo coloro che hanno una visione diversa, più ufficialista e normalizzata degli eventi che scorrono sopra le nostre teste.

Se volessimo giocare ai tarocchi del "DIO de LI MORTACCI", nel massimo rispetto dei defunti e dei loro cari, potremmo addentrarci in dietrologie e speculazioni senza fine.
In questa sede possiamo farlo, perché cari lettori che mi state leggendo, lo so che avete questi retro-pensieri cattivi e allora bando alla ciance, addentriamoci in suggestioni al confine del consentito.
Tutto è iniziato nel freddo Gennaio scorso quando il Duca Bianco ci lasciò con la sua Black-Star, per finire l'anno con "L'ultimo Natale" di George Michael, a conclusione di un ciclo solare, 12 vittime come fossimo in un romanzo giallo di Agatha Christie.
La 12° Stella potrebbe essere quella che chiude la lista dei decessi VIP, potrebbe essere l'ultima morte di un macro rituale, simile nelle dinamiche a quello che mise in scena Elio Petri con il suo capolavoro TODO MODO mutuato da Sciascia, che si porta dietro la firma d'autore ed i messaggi operativi e/o celebrativi esoterici conseguenti.
Gli antichi "Volgitori della Ruota" hanno chiuso definitivamente un periodo storico, hanno dato un giro al loro timone lunare verso un nuovo eone, eliminando una alla volta tante icone sacre che credevamo immortali, irraggiungibili, alla stessa stregua di Semi-Dei.
Così li abbiamo percepiti come comuni mortali e, forse per questo motivo, siamo un po' simbolicamente morti con loro.
Sicuramente è finita anche una nostra "epoca individuale", erano tutti insieme alcuni degli attori del nostro pantheon inconscio dove pullulano strani personaggi che abbiamo imparato a conoscere ed abbiamo registrato nella nostra esperienza terrena, nel bene o nel male, parte del nostro bagaglio culturale.
Una nuova Era è alle porte, il vecchione va bruciato a fine anno, i patti di sangue stipulati in passato vanno saldati come tutti i debiti ed il il Dio de li Mortacci non fa sconti a nessuno, si ricorda di tutti, nella sua agenda di pelle di capra scrive tutti i nomi di coloro che incontrò nel suo cammino.
Con la sua falce è giunto a noi il triste mietitore a riscuotere quello che aveva seminato...

Buona Befana a tutti quanti...


PS: L'ultimo dei 12 apostoli chi era?
Giuda Iscariota è stato talvolta rappresentato per ultimo, e questo può indicare la mancanza di una sua relazione personale con Cristo, quindi possiamo annoverarlo simbolicamente come ULTIMO, il più distante, colui che lo tradì, annunciandone la morte.
È possibile collegare Iscariota al termine Iskariot (che in aramaico, non scrivendo le vocali come consuetudine, sono omografi -S-q-r-t-), i killer zeloti.
Gli zeloti (in ebraico: קנאים, Ḳanna'im) erano un gruppo politico-religioso giudaico apparso all'inizio del I° secolo, partigiani accaniti dell'indipendenza politica del regno di Giudea, nonché difensori dell'ortodossia e dell'integralismo ebraici dell'epoca. Considerati dai romani alla stregua di terroristi e criminali comuni, si ribellavano con le armi alla presenza romana in Israele.
Gli antesignani patriottici del MOSSAD, diremmo volgarmente oggi...

giovedì 29 dicembre 2016

2016: FUGA DA BERLINO...


HATHOR PENTALPHA presenta:

2016-FUGA DA BERLINO 
Regia: Alfred Rosenberg III° detto Junior
Soggetto e sceneggiatura: Hathor Pentalpha
Musiche: George Michael & il Coro dell'Armata Rossa
Attori: Anis Amri nella parte del terrorista magro 
Amri Anis nella parte del terrorista grasso
Lukas Urban nella parte dell'autista polacco 
Cristian e Luca nella parte degli eroi poliziotti
Marzuk Magda Allarm nella parte del kebabbaro misterioso.
Con la partecipazione straordinaria di Marco Minniti nella parte del Ministro dell'Interno.

Recensione di Ludovico Sgambati Sforza:
- Film interessante anche se non riuscito del tutto. Senza nascondersi dietro l'ausilio di troppi effetti speciali, racconta la tragedia del terrorismo attraverso il punto di vista dell'autore della strage.
Opera pretenziosa che voleva essere esistenzialista, dove l'azione è stata ridotta ai minimi termini per lasciar spazio alle ansie del protagonista, dove i morti della strage sono solo la macabra scenografia per raccontare altro, ma che non è riuscita ad essere credibile fino alla fine.
Peccato che il regista riesca impunemente a rovinare tutto nel secondo tempo. Dopo la famosa scena incomprensibile dei documenti lasciati sul sedile, la storia inizia ad essere sempre più surreale fino a sfociare nel visionario demenziale. Qui il buon Rosenberg III° detto Junior, spreca un'ottima sceneggiatura ed una buona occasione volendo offrire una visione troppo autoriale in contraddizione con la prima parte del film più sobria e realista, perdendo le redini del controllo. Quello che ci preoccupa maggiormente è che potrebbe essere il primo di una lunga trilogia annunciata, visto gli incassi ai botteghini. Augurandoci che nel seguito vengano risolti gli arcani enigmatici, vi invito a vederlo senza troppe pretese e ben sapendo che è un film da 2 bollini.

-Anis Amri è il terrorista tunisino che avrebbe fatto l'attentato al mercato di Berlino, ma il regista ci lascia un remoto dubbio: è stato lui, è tutto un sogno, quali dei volti mostrati nelle fototessere è il vero Anis, come sono andati veramente i fatti?
Il criminale, dopo aver ucciso l'autista polacco del tir ed averlo nascosto nel retro, a folle velocità, si sarebbe schiantato sulla folla provocando una strage tra i passanti, uscendo incolume dall'abitacolo distrutto dall'impatto, non prima di aver lasciato, come da tradizione, i suoi documenti, scappando tra la folla senza essere visto e senza essere fermato, fino ad arrivare in stazione a Berlino per prendere il treno per Lione, senza essere fermato dalle forze dell'ordine per nessun controllo, senza riportare nessuna ferita, pronto per partire come niente fosse. 
Qui iniziano le incongruenze vistose, ma forse l'autore si muove tra il realistico e l'onirico, volendo ostentare un manierismo troppo accademico nella messa in scena.

-Dalla Francia con furore, sempre senza nessun controllo e sempre senza essere visto da alcuno, arriva a Torino e, nonostante oramai fosse un ricercato internazionale a causa dei documenti "dimenticati" sul camion e con le foto veicolate da tutti i tg del mondo, prende l'ennesimo treno per Milano senza problemi.
Ma ancora nulla, meglio di 007, il nostro terrorista si reca a Sesto San Giovanni in piena notte, in barba agli orari ufficiali del sito di Trenitalia, dato che non esistono tratte notturne di treni e di bus dopo un certo orario per quella località. Quello sarebbe stato il suo ultimo viaggio della speranza.
Potendo arrivare a Sesto San Giovanni non oltre le 24.00, sarebbe stato ingenuamente davanti alla stazione dei treni vicino alla strada, nella ovvia possibilità potesse passare chiunque, ben 3 ore e mezza, ma ci sarebbe stato fino al mattino se, per incanto non fosse stato fermato da una volante di passaggio.
Anche in questa parte del film non si comprende bene se l'autore voglia soffermarsi sulla tensione della fuga, facendo immedesimare lo spettatore, oppure abbia volutamente esagerato sotto la pressione della casa di produzione.

-Al posto che nascondersi istintivamente dietro o dentro qualsiasi anfratto, aspettando l'arrivo di contatti, o, semplicemente, fino all'arrivo del prossimo treno della salvezza, ha preferito bighellonare e ciondolare in lungo ed in largo nella piazzetta della stazione in piena notte, visibile da tutti, non si capisce bene per quale motivo. Senso di colpa, innata propensione masochistica suicida?
Il regista non chiarisce fino in fondo le vicissitudini.
Durante il controllo degli agenti, finalmente giunti dopo una misteriosa chiamata che allarmava di spari uditi nella zona, avrebbe provato a mentire simulando un accento calabrese, ma dalla dichiarazione lasciata ai media, uno dei due poliziotti ci riferisce di aver capito subito che non si trattava di un calabrese doc, ed insospettito, solo dopo avrebbe chiesto i documenti ad Anis...
Qui il regista perde completamente il controllo sfociando nel delirio, anche se alcuni colleghi hanno ritenuto fosse tutto voluto, un modo inusuale per lasciare sconcertato il pubblico, in una sorta di stile sicuramente sopra le righe che cade nel fumetto. Ma la parte più comica, quella che rovina tutto, ed è un peccato, perché potevano essere fatte diverse scelte, è il tragico finale, per la precisione nelle ultime battute del protagonista oramai braccato...
"Cazzo, i documenti li ho lasciati nell'abitacolo del Tir, che stupido, se me li fossi portati dietro, non saprebbero chi sono, non sarei ricercato e, soprattutto, li avrei mostrati alla polizia senza problemi... Non dovevo fingere di essere calabrese..."
Pensò Anis, prima di afferrare la pistola e scaricarla sul povero agente malcapitato...
"La pistola, devo provare a sparare prima di loro, sento che è la fine, ecco, sparo, fuoco... Cazzo l'ho preso alla spalla di striscio, mi nascondo dietro l'auto, ora sono rannicchiato, eccolo, lo sento arrivare... Chiudo gli occhi, ciaone Allah... 

-Sullo sfondo della piazza un sinistro kebabbaro osserva silente tutto e chiude le serrande senza dare troppo nell'occhio.
Il film si conclude così, ma dopo la morte di Anis, quando i titoli di coda sembravano terminati, ecco che arriva la vera ultima sequenza, quella che ci prelude il seguito della trilogia.
Minniti, curiosamente calabrese doc non come Anis, chiama personalmente la Merkel rassicurandola che le forze dell'ordine italiane hanno risolto la vicenda fermando ed uccidendo il pericoloso terrorista scampato alle frontiere di mezza Europa...
La Germania a reti unificate si congratula con l'Italia per l'efficienza della nostra polizia.
Dall'ospedale i due agenti salutano il mondo, tra selfie, ringraziamenti e sorrisi, circondati dai fan. 
Minniti ci tiene a sottolineare che i due poliziotti non rischiano nulla a farsi vedere pubblicamente, anzi, sono già diventati gli eroi nazionali di questo triste Natale rosso sangue ed hanno aperto una pagina su FB dedicata ai miracoli di Padre Pio. Il film termina con un inquietante interrogativo... 
Chi è dei volti mostrati in fototessera il vero Anis?
Quello più magro o quello più grasso con le labbra gonfie?
E chi ha fatto la misteriosa telefonata tradendo Anis? Il kebabbaro notturno di cui si intravede solo l'ombra?
Buona visione a tutti...





mercoledì 21 dicembre 2016

PAPE SATAN, PAPE SATAN ALEPPO... NATALE ROSSO SANGUE



Un giovane poliziotto di 22 anni ha ucciso l'ambasciatore russo in Turchia, Andrey Karlov, sparando contro di lui durante una mostra fotografica ad Ankara. L'attentatore è stato poi ucciso in un blitz della polizia turca. "Noi moriamo ad Aleppo, tu muori qui". È questa una delle frasi che l'attentatore avrebbe urlato prima di sparare all'ambasciatore russo. L'uomo è stato identificato come un diplomato dell'accademia di polizia di nome Mert Altintas, di 22 anni.
L'omicidio dell'ambasciatore russo è "chiaramente una provocazione" mirata a minare i rapporti russo-turchi e "il processo di pace in Siria promosso dalla Russia, dalla Turchia, dall'Iran e da altri paesi", ha detto Vladimir Putin.
Germania sotto choc. Un camion si è schiantato contro un affollato mercato di Natale a Berlino. Diversi morti, almeno 12, e circa 48 feriti.
Il camion ha invaso un marciapiede nei pressi della Chiesa del Ricordo.
"So che per noi tutti sarebbe particolarmente difficile da tollerare se si confermasse che a compiere questo atto e' stata una persona che ha chiesto protezione e asilo in Germania": lo ha detto la cancelliera Angela Merkel in una dichiarazione fatta a Berlino e trasmessa da varie tv.
Il sospetto terrorista arrestato nega il crimine: il 23enne finora contesta tutto. Le autorità tedesche stanno cercando, attraverso il test del dna, di verificare se il pachistano fermato sia effettivamente coinvolto nell'attentato. 
L'Isis avrebbe rivendicato l'attacco. La PMU, la coalizione delle milizie irachene che combattono il califfato, ha letto la rivendicazione su un canale online dell'Isis.
"Il crimine commesso contro i cittadini civili sconvolge per la sua crudeltà e il cinismo": lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin in un messaggio di condoglianze inviato alla cancelliera Angela Merkel.


http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/12/19/ankara-ferito-ambasciatore-russo-in-turchia.-un-uomo-ha-sparato-contro-il-diplomatico_ed3165f6-d29a-44a8-b988-4bda80a9ad82.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/12/19/camion-contro-mercato-di-natale-a-berlino-diversi-feriti_c0f0cc26-1b9a-4fef-ac1f-d40ed862077e.html


I due attentati, avvenuti quasi simultaneamente, sono legati tra loro e svolgono diversi compiti occulti. La situazione internazionale con il suo risiko geo-politico è in continuo mutamento e gioca a carte scoperte, spesso barando, ma sempre sulla pelle delle persone. Le continue tensioni tra leadership e governance partoriscono frutti amari, le renne della slitta di babbo natale sono lorde di sangue, un natale rosso sangue ed il buon vecchio barbuto non riesce più a stabilizzare la rotta del suo antico carro per il lungo viaggio invernale, ma per fortuna il suo abito è dello stesso colore.
Questa volta ha deragliato dentro un mercatino natalizio che lo rappresentava, nei pressi della Chiesa del Ricordo a Berlino, e non era la slitta celeste ma un camion nero gigante, segno dei tempi...
All'interno della parte vecchia della chiesa, precisamente nella base della torre rimasta come rovina, trova collocazione il Gedenkhalle (Memoriale), una sorta di museo della chiesa. Qui si trovano documenti storici della chiesa, alcuni dei mosaici contenuti nell'edificio, fra cui il "Mosaico degli Hohenzollern", e una figura del Cristo di Hermann Schaper, che originariamente si trovava sull'altare maggiore, scampata ai bombardamenti.
Soprattutto vi si trovano i simboli della riconciliazione dei tre paesi che una volta erano nemici, ovvero una croce costruita con i chiodi ritrovati nelle ceneri delle rovine dell'antica cattedrale di Coventry (distrutta dai bombardamenti tedeschi), un'icona russa a forma di croce, dono del vescovo ortodosso di Volokolamsk e Yuryev, nonché la Madonna di Stalingrado, il disegno creato durante l'omonima battaglia dal sacerdote e medico militare tedesco Kurt Reuber.

In Turchia invece abbiamo assistito ad una performance da biennale, una rappresentazione macabra e dissacrante degna dell'artista Cattelan nella sala principale della Galleria di Ankara, dove era in corso una mostra fotografica. La guardia del corpo della security, come nei miglior film cospirazionisti di 007, si è trasformata in terrorista ed ha ucciso l'ambasciatore russo.
Caso volle che l'ambasciatore questa volta ha portato pena a se stesso, forse perché è stato ucciso proprio davanti ad una simpatica foto che ritraeva un cannone puntato sulla sua testa, quando si dice il fato...
I due episodi criminali avvenuti alle porte del Natale, hanno in comune l'aspetto della messa in scena filmica, sembrano diretti da un regista esperto, 2 scene dello stesso film, due location differenti ma intimamente legate, due diversi contesti apparenti, due percorsi che portano lontano verso gli stessi obiettivi che si prefiggono i suoi produttori.
Proverò ad analizzare cosa è successo in questi giorni.

Il primo macro-messaggio è rivolto contro il premier russo riguardo l'ingerenza e la permanenza in Siria, e di conseguenza contro all'asse PUTIN-TRUMP, ed avendo superato l'ultimo ostacolo dei Grandi Elettori in USA, è un monito al neo-presidente a seguire la stessa agenda internazionale precedente, senza troppe personalizzazioni che recherebbero danno e perdita di tempo per l'edificazione dell'opera globalista in atto.
Il secondo messaggio, che va nella stessa direzione di cui sopra, è quello di dividere l'asse turco-russo, creando precedenti, ricatti e moniti oscuri, nel caso gli intenti proseguissero nella stessa traiettoria inaugurata dai premier Erdogan e Putin, di minare i rapporti diplomatici tra i due paesi, quindi un'operazione contro l'asse euroasiatico.
Il terzo messaggio è contro la Merkel, contro la Germania, per una rinnovata supremazia USA, per quanto più isolazionista possa essere in futuro la politica del nuovo presidente americano, e contro l'asse iniziatico MERKEL-PUTIN, essendo entrambi nello stesso contenitore massonico della UR-LODGE GOLDEN EURASIA.
Non è un caso, come ricordavo precedentemente, che l'attentato di Berlino sia avvenuto nei pressi della Chiesa de Ricordo, simbolo di riconciliazione russo-germanico.


Ricapitolando...
Putin in questo processo viene isolato politicamente e ne viene indebolita l'immagine, viene frenato il suo interventismo in Siria contro lo Stato Islamico; sono altri attori che devono occuparsi delle questioni mediorientali.
Vengono resi innocui ed allineati anche i suoi alleati odierni, i turchi su un piano squisitamente più geopolitico e militare, e la Merkel, quindi la Germania, su di un piano massonico e di riflesso di supremazia economica, senza considerare gli attriti fisiologici già esistenti tra i tedeschi ed i russi.
Avvenuta celebrazione controiniziatica di Trump a nuovo leader del cosiddetto NWO, celebrazione che si completa con il controllo a vista della sua agenda politica, in particolar modo riguardo alla sua presunta alleanza con Putin, unica condizione possibile per regnare senza problemi ed interferenze cospirative del suo governo ombra.
Un giro di ruota per riordinare il parco giochi, grandi pulizie di fine anno...

Scenografia e capro sacrificale, la Siria ed Aleppo, terra di sangue, macerie e morti, soprattutto tra i civili...
E allora vi saluto ricordandovi cosa scrisse il buon Dante all'inizio del VII canto dell'Inferno:
"Pape Satàn, pape Satàn aleppe"






mercoledì 14 dicembre 2016

COS'E' QUESTO GOLPE? IO SO... di PIER PAOLO PASOLINI (IN RICORDO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA)


Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos'è questo golpe? Io so
di Pier Paolo Pasolini



Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della CIA (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della CIA, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere.
Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. 
Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. 
Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. 
In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. 
In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. 
Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. 
In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. 
È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? 
È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. 
E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. 
Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). 
Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.


Interessante intervista di Luciano Lanza a Guido Salvini

Ricordiamo anche questa interessante intervista di Franco Melandri a Luciano Lanza
Luciano Lanza, giornalista e saggista, ha recentemente pubblicato il libro Bombe e segreti -Piazza Fontana 1969, edizioni Elèuthera.



Quando si commemora la Strage di Piazza Fontana, avvenuta oggi nel 1969, le 'autorità' si affrettano a sottoscrivere che ad organizzarla fu lo 'Stato deviato', lo 'Stato parallelo' o, ancora più ipocritamente, 'spezzoni di Stato deviato'.
Ecco, dopo 47 anni sarebbe il caso di dire la verità. Quello di Piazza fontana E' lo Stato nel pieno delle sue funzioni, con tutti i suoi servitori e rappresentanti pronti a servire e rappresentare. Non c'è deviazione alcuna. Lo Stato può essere SOLO così, quello del 12 dicembre 1969, con il suo seguito di incarcerati innocenti e defenestrati affetti da 'malore attivo'. E' così anche oggi e sempre lo sarà. Non esiste uno Stato buono: rassegnatevi.

Luciano Lanza, giornalista e saggista, ha recentemente pubblicato il libro Bombe e segreti -Piazza Fontana 1969, edizioni Elèuthera.
cit. Guido Santi

mercoledì 7 dicembre 2016

IL GRANDE ESEMPIO DEI SIOUX DOPO LA SBORNIA ELETTORALE REFERENDARIA...




La vittoria del NO è stata importante su di un piano sottile simbolico, come esempio di ribellione allo status quo, contro il PD, il Governo e le politiche centrali dell'EU, più che su di un piano meramente tecnico e pratico per cambiare la politica italiana, che continuerà come prima, peggio di prima.
Questo nel periodo storico in cui viviamo oggi, dove i poteri forti agiscono oramai in prima persona indisturbati e sono piuttosto palesi, non certo occulti.
Io per questo motivo ho votato NO, come segnale, perché la direzione era verso una visione peggiorativa ed esclusivista del potere politico, il SI non rappresentava un cambiamento progressista, ma un ulteriore fase della Troika, un suo involutivo aggiornamento, era paradossalmente quello il paradigma più conservatore.
Ho spiegato le ragioni a tante persone del NO, ho scritto articoli sui social per il NO, usato la radio per il NO e nel mio piccolo, ho consigliato la mia di visione, portando alla ragione alcuni amici schierati apertamente per il SI, talvolta convincendoli a cambiare idea, a volte scontrandomi con un muro di gomma fideistico che sarebbe buona cosa abbattere per il futuro.
Ritengo però sia stata una vittoria di PIRRO, per carità, importante e necessaria, ed infatti abbiamo vinto, ma che conta poco e soddisfa solo alcuni aspetti, lasciandoci nell'illusione generale di una distorsione generale...
Oggi l'asse si sposta ulteriormente a destra, i rigurgiti populisti soffieranno sul fuoco alimentando l'incendio, dobbiamo stare tutti in allerta e monitorare il corso degli eventi. 
Questo avviene perché il grande potenziale popolare a sinistra dell'arco costituzionale, l'associazionismo, l'antagonismo, o ancora più semplicemente una certa sinistra democratica della civis che non si riconosce nel PD, NON E' rappresentata a livello istituzionale. 
In questo vuoto pneumatico globale questo contenitore mancante e presente solo in potenza, evocato ma non materializzato, è invece già sostituito da un contenitore uguale/opposto reazionario che rappresenta il piano B dei poteri forti.
Esso rappresenterà l'EURO 2.0, quella nuova Comunità Europea sempre liberista, magari "diversamente liberista", però più militarizzata, intimamente nazionalista ed elitaria, in continuità con il passato per quanto riguarda l'agenda economica, meno liberale per quanto riguarda i diritti civili, che concederà alle masse un conservatorismo compassionevole, brutta imitazione di un ancora assente Keinesismo, di cui si sente tanto la mancanza e del quale avremmo tanto bisogno.
In italia, a meno che una "sinistra immaginaria" e una sinistra interna al 5S si uniscano in un fraterno abbraccio più o meno mortale, ci sarà il passaggio di consegne ai populismi o ai rimpastismi europeisti, oltre alla sempreverde presenza di nuovi tecnici che sostituiranno vecchi tecnici scesi dall'astronave tecno-europea.


Ritengo che le elezioni siano importanti, meglio partecipare che non partecipare, ma al tempo stesso, in questa epoca, strumento poco efficace ed obsoleto, che va perfezionato ed implementato con tanto altro, che va ripensato, aggiustato senza limiti creativi, uscendo dagli schemi preconfezionati.
Questo non tanto per la pratica democratica che coinvolge milioni di persone, quella è sempre cosa buona e positiva, come è positiva ed augurabile una partecipazione sempre più attiva nelle piazze, ma per il fatto che viviamo in un periodo di passaggio e trasformazione dove il potere si accentra giorno dopo giorno, perché è più elastico e veloce della società civile, pensa di più, ha il tempo per farlo e quindi agisce MEGLIO nella realtà concreta.
Bisogna capire bene gli scenari futuri ed iniziare a chiederci il PERCHE' delle cose, piuttosto del COME, prenderci il tempo necessario per avere una buona visione d'insieme generale, individuando i bersagli attraverso la giusta comprensione della logica del potere che per natura si replica e rinasce dalle sue ceneri.
Quindi sono contento che il governo sia "caduto", ma solo fino ad un certo punto...
Ora inizia la GUERRA, quella vera e su tutti i fronti, contro ciò che si materializzerà a breve, senza fermarci all'euforia del derby campanilistico e di una vittoria giusta, ma che non cambia di tanto la posizione in classifica e soddisfa gli animi solo per la durata dell'incontro.
Un esempio concreto e lampante su quali siano le modalità operative collettive di contrasto al pensiero unico liberista, ce lo mostrano gli indiani d'America, e non è casuale che siano proprie le nicchie l'avanguardia del futuro, nicchie che rappresenteranno le infiltrazioni nelle crepe della grande muraglia del cerchio magico dello status quo, erodendolo dalle sue fondamenta.
Salutiamo positivamente la vittoria dei SIOUX che sono riusciti con tanta tenacia a bloccare l'oleodotto petrolifero, una buona notizia dal mondo che dimostra quanti e quali siano gli strumenti per confliggere il Sistema ed ottenere risultati concreti, TRUMP permettendo, ovviamente...


"Hanno perso la guerra contro la colonizzazione, ma non il loro spirito combattivo che li ha portati a vincere una battaglia in difesa dei loro territori. E alla fine, migliaia di membri della tribù di indiani Sioux di Standing Rock che si opponevano al passaggio di un oleodotto sul territorio della loro riserva, nel North Dakota, l’hanno spuntata. Almeno per ora. 
L’Esercito Usa, sotto al cui giurisdizione ricade parte della zona interessata, ha annunciato che non concederà all’azienda costruttrice il permesso di realizzare l’opera, per la quale verrà trovato un percorso alternativo. Per i nativi americani che avevano lanciato una campagna contro l’oleodotto si tratta di una “decisione storica” per la quale, hanno dichiarato, saranno “per sempre grati” al presidente Barack Obama. Ma l’amministrazione Trump fa sapere: “Deciderà il presidente eletto”.
La loro rivendicazione ha dato vita a proteste e manifestazioni che sono arrivate fino a New York. Cortei e polizia, dunque, non più solo in Nord Dakota, sulle rive del Lago Oahe, dove a difesa dei Sioux sono arrivati i veterani, ma anche nel cuore della Grande Mela, quartier generale del neo presidente a cui i membri della tribù lanciano un avvertimento: “Donald Trump si prepari perché non daremo tregua”. L’oleodotto dovrebbe correre per quasi 2000 chilometri, attraversando quattro Stati per portare il greggio alle raffinerie dell’Illinois. “La parte sottomarina del tracciato mette a rischio il bacino idrico delle comunità, senza contare la violazione di terreni e luoghi sacri Sioux”, spiega una dimostrante.
Le proteste vanno avanti da un mese, ma la tensione non è mai stata così alta. In settimana scade l’ultimatum del governatore del Nord Dakota, Jack Dalrymple, deciso a disperdere gli accampati di Standing Rock. Non sarà facile. Dalla parte dei Sioux ci sono i veterani, almeno 2000, mobilitati da Wesley Clark Junior, figlio del generale già candidato alla Casa Bianca. 
A Standing Rock farebbero da “scudo” per impedire nuovi scontri tra dimostranti e agenti di polizia. Ma non nascondono le proprie simpatie: con la piattaforma GoFundMe, hanno già raccolto per la causa 24 mila donazioni per oltre un milione di dollari. 
Uno dei leader della protesta è Dave Archambault II, il capo sioux di Standing Rock, che contro la repressione ha chiesto aiuto a Barack Obama e all’Onu: “Questi sono i giorni dell’anniversario del Massacro di Sand Creek; è ora che gli Stati Uniti pongano fine ai loro abusi contro i nativi americani”.
La partita non è chiusa e “sulla sua realizzazione si dovrà pronunciare l’amministrazione Trump”, ha fatto sapere il portavoce del presidente eletto, Jason Miller, spiegando che Donald Trump una volta insediatosi alla Casa Bianca esaminerà la decisione presa da Obama di negare il permesso per il progetto. Miller ha anche ricordato come il tycoon sostenga la costruzione dell’opera e si riserva di prendere le decisioni più adeguate."
 http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/05/usa-la-vittoria-dei-sioux-contro-loleodotto-in-north-dakota-lopera-non-passera-dalla-loro-riserva-foto/3239295/



sabato 26 novembre 2016

VENERDI' NERO, OVVERO LA SUBLIMAZIONE DELLA RIVOLUZIONE...


Nello stesso 25 novembre, muore l'unico personaggio che una rivoluzione è riuscita a farla.
La notizia della morte di Fidel Castro fa da contraltare a quella dell'esaltazione del capitalismo, una sorta di Livella, dove la sublimazione della rivoluzione simbolicamente sostituisce quella naturale.


Prima di analizzare il "Black Friday", ribattezzato dal sottoscritto "Black Free-day", invito tutti i lettori a visionare bene questo terrificante e surreale video che mostra decine e decine di assalti a store e negozi da parte di orde di zombi famelici, il cui unico scopo è consumare e spendere per primi a costo di essere menati e calpestati dalla folla indemoniata.
Il termine storico dell'evento si riferisce a due grosse crisi che colpirono il mondo finanziario.
La prima crisi fu quella di Venerdì 24 settembre 1869, chiamata Black Friday, mentre la seconda più tristemente famosa, quella di Martedì 29 ottobre 1929 chiamata Black Tuesday
Nel 1929 avvenne il crollo di Wall Street e il 29 ottobre dette inizio al periodo noto come la Grande Depressione.
Il Black Friday oggi rinasce sotto una nuova stella e viene accuratamente osservato ed atteso da tutti gli analisti finanziari e dalle borse americane e internazionali.
Il Black Friday farebbe riferimento anche ai libri contabili dei commercianti che passano dal colore rosso (perdite) al colore nero (guadagni). Indicherebbe quindi l'inizio di un periodo di grandi guadagni, che arriva fino al periodo Natalizio, portando in attivo le casse degli store.
L'espressione Black Friday per alcuni sarebbe nata a Philadelphia e deriverebbe anche dal congestionamento del traffico stradale che si sviluppa nel giorno della corsa ai saldi anticipati negli Stati Uniti che avviene appunto a fine Novembre.


E' curioso osservare questa guerra tra poveri, questa ansia di morte sublimata attraverso la ritualità dei consumi, questa voglia di arrivare primi all'altare padronale ed assicurarsi la nuova Playstation scontata, il nuovo smartphone subacqueo o la TV più fica made in Hong-Kong.
E' triste constatare quanta energia vitale venga consumata per alimentare il capitalismo da folle oceaniche ipnotizzate dal sistema. Orde di bestie che si preparano da giorni all'assalto finale del fortino dei balocchi, aspettando con meticolosa pazienza l'evento commerciale per celebrare la messa caotica del Venerdì Nero e poi scatenare l'inferno al suono delle sirene meccaniche.
Se la stessa energia venisse consumata per fini più nobili o come antagonismo reale al sistema, pensate potenzialmente quante rivoluzioni, manifestazioni o criticità potremmo esprimere con questi numeri. Ogni volta che viene approvata una legge contro i cittadini, contro il lavoro e lo Stato Sociale, potremmo contare per inerzia sull'appoggio di masse da contrapporre a banche, governi, istituzioni. INVECE NO, la massa non istruita e senza coscienza di classe, evita accuratamente di ribellarsi o lo fa troppo poco, perché è SOLO intenta e concentrata a consumare, spendere e lottare contro il suo simile, menandolo, calpestandolo, pur di arrivare a mettere le sue sudice mani nello scaffale dello store più trendly, in un gioco al massacro fatto con il sorriso in bocca.


Il rito consumistico del Venerdì Nero mi ricorda tanto la trilogia del film "La notte del giudizio".
The Purge (titolo originale) è una serie di film horror-thriller, scritta e diretta da James DeMonaco.
È composta da tre film, La notte del giudizio (2013), Anarchia - La notte del giudizio (2014) e La notte del giudizio - Election Year (2016). La serie è ambientata in una futura America distopica, dove una volta all'anno, per un periodo di dodici ore, ogni crimine, incluso l'omicidio, è reso legale.
Ci sono molte analogie con La notte del giudizio, che è ovviamente una sottile ma potente critica al sistema reazionario liberista americano, infatti anche nella realtà a cui il film si ispira, vediamo gente sfondare vetrine e cancelli, picchiarsi e sentirsi legittimati a perpetrare qualsiasi brutalità in nome dell'evento.
E' questo il punto, la legittimazione da parte del sistema a scatenare la furia bestiale della massa contro se stessa, la stessa furia viene canalizzata verso un obiettivo illusorio ed accettato. 
La psicologia di massa è sempre la stessa, il sistema può contare su solide certezze.
"Mors tua vita mea, ti mordo, ti strappo i capelli, ti sferro un pugno, mi sfogo contro un povero sfigato come me e sono contento, afferro la consolle all'ultimo grido della Sony, ho svolto perfettamente il gioco dei ruoli che lo schema di potere mi ha preservato in nome dell'evento".
E guardate bene, non c'è bisogno di nessun complotto, di nessuna manipolazione, basta legittimare la pancia della massa ilica ed il gioco è fatto. La manipolazione è già avvenuta in altri templi, tutto procede per inerzia, nessuno vuole ribellarsi, nessuno vuole uccidere metaforicamente il padre, ma vuole solo essere il figlio prediletto, come quando Caino uccise Abele, e portarsi sotto l'alberello di natale il pupazzo insanguinato più bello per mostralo ai figli e ripetere l'eterno rito circolare.


La cosa più deprimente di questo Flash-Mobe dell'orrore è che il popolo non esercita un sano esproprio proletario, dovuto a situazioni di indigenza, ma lotta per pagare prodotti ed alimentare chi fa loro continui espropri.
Non lotta per legittimare se stesso e la collettività ma lotta SOLO quando è legittimato a scegliere la via più facile, quella di restare dentro il suo ruolo sociale che ha imparato a riconoscere, dal quale si sente rassicurato nella pericolosa ed ostile giungla metropolitana, forse l'unico appiglio che lo tiene in vita e lo protegge. Non è cambiato molto dai tempi dei primi ominidi saggiamente raffigurati in 2001: Odissea nello spazio.
E' questa la perversione più nera del Venerdì Nero, perché dopo la guerra tra poveri per assicurarsi oggetti funzionali a reggere il sistema, li vediamo tutti in fila diligentemente dirigersi verso le casse in religioso silenzio, felici e contenti, a spendere gli ultimi risparmi per prodotti non scontati ma riportati parzialmente ai loro costi reali.
L'importante è essere i primi della fila, come animali di un allevamento per essere triturati, dopo essersi assicurati il podio attraverso il sangue ed essere cibo di ALTRI.
Con queste premesse la rivoluzione è già stata sublimata, altro che persa, con buona pace di Fidel e di Cuba, il Black Friday è la vera ed unica rivoluzione del sistema odierno e la vera anarchia del potere.

Buon Venerdì Nero a tutti...