domenica 30 giugno 2013

CASO MORO, OVVERO I 55 GIORNI DI COMUNICATI BR !!! PARTE 1°

16 MARZO: Alle 9,15 un commando di brigatisti rossi tende un agguato in via Mario Fani ad Aldo Moro, presidente del Consiglio nazionale della DC, mentre va a Montecitorio per il dibattito sulla fiducia al 4° governo Andreotti, il primo governo con il sostegno del PCI.
In pochi secondi i brigatisti uccidono i due carabinieri che accompagnano Moro (Domenico Ricci, Oreste Leonardi), e i tre poliziotti dell'auto di scorta (Raffaele Jozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi).
L'On. Moro viene caricato a forza su una Fiat 132 blu. Poco dopo, le Brigate rosse rivendicano l'azione con una telefonata all'agenzia Ansa. Ore 10 il Presidente della Camera Pietro Ingrao sospende la seduta e annuncia il rapimento di Moro. Ore 11,05, CGIL, CISL e UIL proclamano lo sciopero generale. Ore 12,46 riprendono i lavori alla Camera. Il 4° governo Andreotti ottiene la fiducia alle 20,35: votano a favore DC, PCI, PSI, PRI, PSDI, DN e Sin. Ind.; contro, PLI, MSI-DN e DP; SVP si astiene. Nella notte anche il Senato vota la fiducia.
18 MARZO: una telefonata al "Messaggero" fa trovare il "Comunicato n°1" delle Br, che contiene la foto di Moro. Il comunicato venne trovato verso mezzogiorno sul tetto di un apparecchio per fotografie formato tessera in un sottopassaggio di largo Argentina da un giornalista del Messaggero avvertito telefonicamente dai due "postini" Valerio Morucci e Adriana Faranda. In una busta arancione, di quelle commerciali, c'erano cinque copie del Comunicato e una foto Polaroid che ritraeva Moro seduto sotto una bandiera con la stella a cinque punte e la scritta "Brigate rosse".

COMUNICATO N° 1

Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle Brigate Rosse ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo ALDO MORO, presidente della Democrazia Cristiana.
La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata. Chi è ALDO MORO è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino ad oggi il gerarca più autorevole, il "teorico" e lo "stratega" indiscusso di quel regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano. Ogni tappa che ha scandito la controrivoluzione imperialista di cui la DC è stata artefice nel nostro paese, dalle politiche sanguinarie degli anni '50, alla svolta del "centro-sinistra" fino ai giorni nostri con "l'accordo a sei" ha avuto in ALDO MORO il padrino politico e l'esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste.
È inutile elencare qui il numero infinito di volte che Moro è stato presidente del Consiglio o membro del Governo in ministeri chiave, e le innumerevoli cariche che ha ricoperto nella direzione della DC, (tutto è ampiamente documentato e sapremo valutarlo opportunamente), ci basta sottolineare come questo dimostri il ruolo di massima e diretta responsabilità da lui svolto, scopertamente o "tramando nell'ombra", nelle scelte politiche di fondo e nell'attuazione dei programmi controrivoluzionari voluti dalla borghesia imperialista.

Compagni, la crisi irreversibile che l'imperialismo sta attraversando mentre accelera la disgregazione del suo potere e del suo dominio, innesca nello stesso tempo i meccanismi di una profonda ristrutturazione che dovrebbe ricondurre il nostro paese sotto il controllo totale delle centrali del capitale multinazionale e soggiogare definitivamente il proletariato. La trasformazione nell'area europea dei superati Stati-nazione di stampo liberale in Stati lmperialisti delle Multinazionali (SIM) è un processo in pieno svolgimento anche nel nostro paese. Il SIM, ristrutturandosi, si predispone a svolgere il ruolo di cinghia di trasmissione degli interessi economici-strategici globali dell'imperialismo, e nello stesso tempo ad essere organizzazione della controrívoluzione preventiva rivolta ad annichilire ogni "velleità" rivoluzionaria del proletariato.
Questo ambizioso progetto per potersi affermare necessita di una condizione pregiudiziale: la creazione di un personale politico-economico-militare che lo realizzi. Negli ultimi anni questo personale politico strettamente legato ai circoli imperialisti è emerso in modo egemone in tutti i partiti del cosiddetto "arco costituzionale", ma ha la sua massima concentrazione e il suo punto di riferimento principale nella Democrazia Cristiana. La DC è così la forza centrale e strategica della gestione imperialista dello Stato.

Nel quadro dell'unità strategica degli Stati Imperialisti, le maggiori potenze che stanno alla testa della catena gerarchica, richiedono alla DC di funzionare da polo politico nazionale della controrivoluzione. È sulla macchina del potere democristiano, trasformata e "rinnovata", è sul nuovo regime da essa imposto che dovrà marciare la riconversione dello Stato-nazione in anello efficiente della catena imperialista e potranno essere imposte le feroci politiche economiche e le profonde trasformazioni istituzionali in funzione apertamente repressiva richieste dai partner forti della catena: Usa, RFT. Questo regime, questo partito sono oggi la filiale nazionale, lugubremente efficiente, della più grande multinazionale del crimine che l'umanità abbia mai conosciuto.
Da tempo le avanguardie comuniste hanno individuato nella DC il nemico più feroce del proletariato, la congrega più bieca di ogni manovra reazionaria. Questo oggi non basta. Bisogna stanare dai covi democristiani, variamente mascherati, gli agenti controrivoluzionari che nella "nuova" DC rappresentano il fulcro della ristrutturazione dello SIM, braccarli ovunque, non concedere loro tregua. Bisogna estendere e approfondire il processo al regime che in ogni parte le avanguardie combattenti hanno già saputo indicare con la loro pratica di combattimento.
E questa una delle direttrici su cui è possibile far marciare il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo, su cui sferrare l'attacco e disarticolare il progetto imperialista. Sia chiaro quindi che con la cattura di ALDO MORO, ed il processo al quale verrà sottoposto da un Tribunale del Popolo, non intendiamo "chiudere la partita" né tantomeno sbandierare un "simbolo", ma sviluppare una parola d'ordine su cui tutto il movimento di Resistenza Offensivo si sta già misurando, renderlo più forte, più maturo, più incisivo e organizzato.

Intendiamo mobilitare la più vasta e unitaria iniziativa armata per l'ulteriore crescita della GUERRA DI CLASSE PER IL COMUNISMO. PORTARE L'ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI. DISARTICOLARE LE STRUTTURE, I PROGETTI DELLA BORGHESIA IMPERIALISTA ATTACCANDO IL PERSONALE POLITICO-ECONOMICO-MILITARE CHE NE È L'ESPRESSIONE. UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE Per il comunismo - Brigate Rosse
 
19 MARZO: Dalla finestra dello studio privato, Papa Paolo VI lancia il suo primo appello per la liberazione di Moro.
fotografia di Aldo Moro davanti al simbolo delle BR durante il sequestro

20 MARZO: Al processo di Torino, il "nucleo storico" delle Br rivendica la responsabilità politica del rapimento.
21 MARZO: Il governo approva il decreto "antiterrorismo".
23 MARZO: Il PCI approva la "linea della fermezza".
25 MARZO: Alle 16 a Torino, Roma, Milano e Genova le Br fanno trovare il "Comunicato n°2". Questo venne trovato dopo essere stato annunciato con una serie di telefonate alla "Gazzetta del popolo" e all'Ansa di Torino, al "Messaggero" e a "Radio Onda rossa" di Roma, al "Giornale nuovo" di Milano e al "Secolo XIX" di Genova. Rispetto al comunicato precedente è diverso il tipo di carta ed è battuto a "passo 10" invece che a "passo 12".

COMUNICATO N° 2

Lo spettacolo fornitoci dal regime in questi giorni ci porta ad una prima considerazione. Vogliamo mettere in evidenza il ruolo che nello SIM vanno ad assumere i partiti costituzionali. A nessuno è sfuggito come il quarto governo Andreotti abbia segnato il definitivo esautoramento del parlamento da ogni potere, e come le leggi speciali appena varate siano il compimento della più completa acquiescenza dei partiti del cosiddetto "arco costituzionale" alla strategia imperialista, diretta esclusivamente dalla DC e dal suo governo.

Si è passati cioè dallo Stato come espressione dei partiti, ai partiti come puri strumenti dello Stato. Ad essi viene affidato il ruolo di attivizzare i loro apparati per le luride manifestazioni di sostegno alle manovre controrivoluzionarie, contrabbandandole come manifestazioni "popolari"; più in particolare al Partito di Berlinguer e ai sindacati collaborazionisti spetta il compito (al quale sembra siano ormai completamente votati) di funzionare da apparato poliziesco antioperaio, da delatori, da spie del regime. La cattura di Aldo Moro, al quale tutto lo schieramento borghese riconosce il maggior merito del raggiungimento di questo obiettivo, non ha fatto altro che mettere in macroscopica evidenza questa realtà. Non solo, ma Aldo Moro viene citato (anche dopo la sua cattura!) come il naturale designato alla presidenza della Repubblica. Il perché è evidente. Nel progetto di "concentrazione" del potere, il ruolo del Capo dello Stato Imperialista diventa determinante.
Istituzionalmente il Presidente accentra già in sé, tra le altre, le funzioni di capo della Magistratura e delle Forze Armate; funzioni che sino ad ora sono state espletate in maniera più che altro simbolica e a volte persino da corrotti buffoni (vedasi Leone). Ma nello SIM il Capo dello Stato (ed il suo apparato di uomini e strutture) dovrà essere il vero gestore degli organi chiave e delle funzioni che gli competono. Chi meglio di Aldo Moro potrebbe rappresentare come capo dello SIM gli interessi della borghesia imperialista? Chi meglio di lui potrebbe realizzare le modifiche istituzionali necessarie alla completa ristrutturazione dello SIM? La sua carriera però non comincia oggi: la sua presenza, a volte palese a volte strisciante, negli organi di direzione del regime è di lunga data. Vediamone le tappe principali, perché di questo dovrà rendere conto al Tribunale del Popolo. 1955 - Moro è ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni. 1957 - Moro è ministro della Pubblica Istruzione nel governo Zoli, retto dal Movimento Sociale Italiano. 1959-60 - Viene eletto segretario della DC. Sono gli anni del governo Tambroni, dello scontro frontale sferrato dalla borghesia contro il Movimento Operaio. La ferma resistenza operaia viene affrontata con la più dura repressione armata: nel luglio '60 si conteranno i proletari morti, massacrati dalla polizia di Scelba. 1963 - In quest'anno parte la strategia americana di recupero della frangia di "sinistra" della borghesia italiana con l'inglobamento del PSI nel governo, nel tentativo di spaccare il Movimento Operaio. È la "svolta" del centro-sinistra e Moro se ne assumerà la gestione per tutti gli anni successivi come Presidente del Consiglio. 1964 - È Presidente del Consiglio.


Emergono le manovre del S1FAR, di De Lorenzo e di Segni, che a conti fatti risulterà un'abile macchinazione ricattatoria perfettamente funzionale alla politica del suo governo. Quando la sporca trama verrà completamente allo scoperto, come un vero "padrino" che si rispetti, Moro affosserà il tutto e ricompenserà con una valanga di "omissis" i suoi autori. 1965-68 - È ininterrottamente Presidente del Consiglio. 1968-72 - In tutto questo periodo è ministro degli Esteri. La pillola del centrosinistra perde sempre più la sua efficacia narcotizzante e riprende l'offensiva del Movimento Operaio con un crescendo straordinario. La risposta dell'Imperialismo è stata quella che va sotto il nome di "strategia della tensione". 1973-74 - È sempre ministro degli Esteri. 1974-78 - Assume di nuovo la Presidenza del Consiglio e nel '76 diventa Presidente della DC. È in questi anni che la borghesia imperialista supera le sue maggiori contraddizioni e procede speditamente alla realizzazione del suo progetto. È in questi anni che Moro diventa l'uomo di punta della borghesia, quale più alto fautore di tutta la ristrutturazione dello SIM.

Su tutto questo ed altro ancora, è in corso l'interrogatorio ad Aldo Moro. Esso verte: a chiarire le politiche imperialiste e antiproletarie di cui la DC è portatrice; a individuare con precisione le strutture internazionali e le filiazioni nazionali della controrivoluzione imperialista; a svelare il personale politico-economico-militare sulle cui gambe cammina il progetto delle multinazionali; ad accertare le dirette responsabilità di Aldo Moro per le quali con i criteri della GIUSTIZIA PROLETARIA, verrà giudicato. 2. - IL TERRORISMO IMPERIALISTA E L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO A livello militare è la NATO che pilota e dirige i progetti continentali di controrivoluzione armata nei vari SIM europei. I nove paesi della CEE hanno creato L'Organizzazione COMUNE DI POLIZIA che è una vera e propria centrale internazionale del terrore.
Sono i paesi più forti della catena e che hanno già collaudato le tecniche più avanzate della controrivoluzione ad assumersi il compito di trainare, istruire, dirigere le appendici militari nei paesi più deboli che non hanno ancora raggiunto i loro livelli di macabra efficienza. Si spiega così l'invasione inglese e tedesca dei super-pecialisti del SAS (Special Air Service), delle BKA (Bunderskriminalamt) e dei servizi segreti israeliani. Gli specialisti Americani invece non hanno avuto bisogno di scomodarsi, sono installati in pianta stabile in Italia dal 1945. ECCOLA QUI L'INTERNAZIONALE DEL TERRORISMO.

Eccoli qui i boia imperialisti massacratori dei militanti dell'IRA, della RAF, del popolo Palestinese, dei guerriglieri comunisti dell'America Latina che sono corsi a dirigere i loro degni compari comandati da Cossiga. È una ulteriore dimostrazione della completa subordinazione dello SIM-Italia alle centrali imperialiste, ma è anche una visione chiara di come per le forze rivoluzionarie sia improrogabile far fronte alla necessità di calibrare la propria strategia in un'ottica europea, che tenga conto cioè che il mostro imperialista va combattuto nella sua dimensione continentale.
Per questo riteniamo che una pratica effettiva dell'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO debba cominciare oggi anche stabilendo tra le Organizzazioni Comuniste Combattenti che il proletariato europeo ha espresso un rapporto di profondo confronto politico, di fattiva solidarietà, e di concreta collaborazione.
Certo, faremo ogni sforzo, opereremo con ogni mezzo perché si raggiunga fra le forze che in Europa combattono per il comunismo la più vasta integrazione politica possibile. Non dubitino gli strateghi della controrivoluzione e i loro ottusi servitorelli revisionisti vecchi e nuovi, che contro l'internazionale del terrore imperialista sapremo costruire l'unità strategica delle forze comuniste. Ciò detto va fatta una chiarificazione. Sin dalla sua nascita la nostra Organizzazione ha fatto proprio il principio maoista "contare sulle proprie forze e lottare con tenacia".
Applicare questo principio, nonostante le enormi difficoltà, è stato per la nostra Organizzazione più che una scelta giusta una scelta naturaIe; il proletariato italiano possiede in sé un immenso potenziale di intelligenza rivoluzionaria, un patrimonio infinito di conoscenze tecniche e di capacità materiali che con il proprio lavoro ha saputo collettivamente accumulare una volontà e una disponibilità alla lotta che decenni di battaglie per la propria liberazioni ha forgiato e reso indistruttibile. Su questo poggia tutta la costruzione della nostra Organizzazione, la crescita della sua forza ha le solide fondamenta del proletariato italiano, si avvale dell'inestimabile contributo che i suoi figli migliori e le sue avanguardie danno alla costruzione del PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. Mentre riaffermiamo con forza le nostre posizioni sull'Internazionalismo Proletario, diciamo che la nostra Organizzazione ha imparato a combattere, ha saputo costruire ed organizzare autonomamente i livelli politico-militari adeguati ai compiti che la guerra di classe impone.

Organizzare la lotta armata per il Comunismo costruire il Partito Comunista Combattente, prepararsi anche militarmente ad essere dei soldati della rivoluzione è la strada che abbiamo scelto, ed è questo che ha reso possibile alla nostra Organizzazione di condurre nella più completa autonomia la battaglia per la cattura ed il processo ad Aldo Moro.
Intensificare con l'attacco armato il processo al regime, disarticolare i centri della controrivoluzione imperialista. Costruire l'unità del movimento rivoluzionario nel Partito Combattente. Onore ai compagni Lorenzo Jannucci e Fausto Tinelli assassinati dai sicari del regime. 25/3/1978 Per il Comunismo Brigate Rosse.
 
29 MARZO: Il comunicato numero tre delle Br venne trovato la sera del 29 marzo dopo un annuncio telefonico contemporaneo a Roma, Genova, Torino e Milano. Insieme al comunicato c'era una lettera di Moro a Cossiga. Il comunicato recava una copia della lettera al ministro dell'Interno Francesco Cossiga in cui Moro dice di trovarsi «sotto un dominio pieno e incontrollato dei terroristi» e accennava alla possibilità di uno scambio. I brigatisti scrissero di averla resa nota perché «nulla deve essere nascosto al popolo». La lettera è una delle tre che vennero consegnate. Le altre due erano indirizzate a Nicola Rana e alla moglie Eleonora.

COMUNICATO N° 3

L'interrogatorio, sui contenuti del quale abbiamo già detto, prosegue con la completa collaborazione del prigioniero. Le risposte che fornisce chiariscono sempre più le linee ccntrorivoluzionarie che le centrali imperialiste stanno attuando; delineano con chiarezza i contorni e il corpo del "nuovo" regime che, nella ristrutturazione dello Stato Imperialista delle Multinazionali si sta instaurando nel nostro paese e che ha come perno la Democrazia Cristiana. Proprio sul ruolo che le centrali imperialiste hanno assegnato alla DC, sulle strutture e gli uomini che gestiscono il progetto controrivoluzionario sulla loro interdipendenza e subordinazione agli organismi imperialisti internazionali, sui finanziamenti occulti. sui piani economici-politici-militari da attuare in Italia il prigioniero Aldo Moro ha cominciato a fornire le sue "illuminanti" risposte. Le informazioni che abbiamo così modo di recepire, una volta verificate verranno rese note al movimento rivoluzionario che saprà farne buon uso nel prosieguo del processo al regime che con l'iniziativa delle forze combattenti si è aperto in tutto il paese. Perché proprio di questo si tratta.
La cattura e il processo ad Aldo Moro non è che un momento, importante e chiarificatore, della Guerra di Classe Rivoluzionaria che le forze comuniste armate hanno assunto come linea per la costruzione di una società comunista, e che indica come obbiettivo primario l'attacco allo stato imperialista e la liquidazione dell'immondo e corrotto regime democristiano.

Aldo Moro, che oggi deve rispondere davanti ad un Tribunale del Popolo, è perfettamente consapevole di essere il più alto gerarca di questo regime, di essere il responsabile al più alto livello delle politiche antiproletarie che l'egemonia imperialista ha imposto nel nostro paese, della repressione delle forze produttive, delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori, dell'emarginazione e miseria di intere fasce di proletariato, della disoccupazione, della controrivoluzione armata scatenata dalla DC; e sa che su tutto questo il proletariato non ha dubbi, che si è chiarito le idee guardando lui e il suo partito nei trent'anni in cui è al potere, e che il tribunale del Popolo saprà tenerlo in debito conto. Ma Moro è anche consapevole di non essere il solo, di essere, appunto, il più alto esponente del regime; chiama quindi gli altri gerarchi a dividere con lui le responsabilità, e rivolge agli stessi un appello che suona come un'esplicita chiamata di "correità".
Ha chiesto di scrivere una lettera segreta (le manovre occulte sono la normalità per la mafia democristiana) al governo ed in particolare al capo degli sbirri Cossiga. Gli è stato concesso, ma siccome niente deve essere nascosto al popolo ed è questo il nostro costume la rendiamo pubblica. Compagni, in questa fase storica, a questo punto della crisi la pratica della violenza rivoluzionaria è l'unica politica che abbia la possibilità reale di affrontare e risolvere la contraddizione antagonistica che oppone proletariato metropolitano e borghesia imperialista. In questa fase la lotta di classe assume per iniziativa delle Avanguardie rivoluzionarie la forma della Guerra.
Proprio questo impedisce al nemico di "normalizzare la situazione" e cioè di riportare una vittoria tattica sul movimento di lotta degli ultimi dieci anni, e sui bisogni, le aspettative, le speranze che essa ha generato. Certo siamo noi a volere la guerra! Siamo anche consapevoli del fatto che la pratica della violenza rivoluzionaria spinge il nemico ad affrontarla, lo costringe a muoversi, a vivere sul terreno della guerra anzi ci proponiamo di fare emergere, di stanare la controrivoluzione imperialista dalle pieghe della società "democratica" dove in tempi migliori se ne stava comodamente nascosta Ma detto questo, è necessario fare chiarezza su un punto: non siamo noi a "creare" la controrivoluzione.

Essa è la forma stessa che assume l'imperialismo nel Suo divenire: non è un "aspetto ma la sostanza", I'imperialismo è controrivoluzione. Fare emergere attraverso la pratica della Guerriglia questa fondamentale verità è il presupposto necessario della guerra di classe nelle metropoli. In questi ultimi anni abbiamo visto snodarsi i piani della controrivoluzione; abbiamo visto le maggiori città italiane poste in stato d'assedio, lo scatenarsi dei "corpi speciali" e degli apparati militari del regime contro il proletariato e la sua avanguardia; abbiamo visto le leggi speciali, i Tribunali Speciali, i campi di concentramento abbiamo visto l'attacco feroce alla classe operaia e alle sue condizioni di vita, l'opera di sabotaggio e repressione delle lotte dei berlingueriani e l'infame compito che si sono assunti per la delazione, lo spionaggio, la schedatura poliziesca nelle fabbriche. Ma abbiamo visto anche dispiegarsi il Movimento di Resistenza Proletario Offensivo (MRPO).
L'iniziativa proletaria non si è fermata, anzi si è estesa ed ha assunto i contenuti e le forme della Guerra di Classe Rivoluzionaria.
L'interesse del proletariato, I'antagonismo degli sfruttati verso il loro oppressore, i bisogni e la volontà di lottare per il Comunismo, vivono oggi nella capacità dimostrata del MRPO di sferrare l'attacco armato contro il nemico imperialista. Questo bisogna fare oggi. Estendere l'iniziativa armata contro centri economici-politici-militari della controrivoluzione, concentrare l'attacco sulle strutture e gli uomini che ne sono i fondamentali portatori, disarticolare a tutti i livelli i piani delle multinazionali imperialiste.
E' fondamentale pure realizzare quei salti politici e organizzativi che la guerra di classe impone, costruire la direzione del MRPO, assumersi la responsabilità di guidarlo, costruire in sostanza il Partito Comunista Combattente. Solo così è possibile avviarsi verso la vittoria strategica del proletariato.

La violenza e il terrorismo dello Stato Imperialista delle Multinazionali che si abbattono quotidianamente sul proletariato dimostrano che la belva imperialista possiede sì artigli d'acciaio, ma dicono anche che è possibile colpirla a morte, che è possibile annientarla strategicamente. Come pure non incantano nessuno gli isterismi piagnucolosi di chi, intrappolato nella visione legalistica e piccolo borghese della lotta di classe, si è già arreso ed ha accettato la sconfitta finendo inesorabilmente ad essere grottesco reggicoda di ogni manovra reazionaria. Il MRPO è ben altra cosa e il dispiegarsi della guerra di classe Rivoluzionaria lo sta dimostrando. Portare l'attacco allo Stato Imperialista delle Multinazionali. Estendere e intensificare l'iniziativa armata contro i centri e gli uomini della controrivoluzione imperialista.
Unificare il Movimento Rivoluzionario costruendo il Partito Comunista Combattente. 29/3/1978 Per il Comunismo Brigate Rosse.
 
30 MARZO: La direzione DC decide di respingere ogni trattativa.
2 APRILE: Nuovo appello, durante l'Angelus, di Paolo VI. Vicino Bologna, presente Romano Prodi, si svolge una misteriosa seduta spiritica in cui emerge il nome "Gradoli".
4 APRILE: Il comunicato numero quattro delle Br viene trovato il pomeriggio del 4 aprile dopo una telefonata alla redazione milanese di Repubblica. Insieme al comunicato ci sono una lettera di Moro a Zaccagnini e la "Risoluzione della direzione strategica delle Br".

COMUNICATO N° 4: IL PROCESSO A MORO

Moro afferma nelle sue lettere che si trova in una situazione "eccezionale" privo della "consolazione" dei suoi compari, e perfettamente consapevole di cosa lo aspetti. In questo una volta tanto siamo d'accordo con lui.
Che uno dei più alti dirigenti della DC si trovi sottoposto ad un processo popolare, che debba rispondere ad un Tribunale del Popolo di trent'anni di regime democristiano, che il giudizio popolare nella sua prevedibile durezza avrà certamente il suo corso, è una situazione che fino ad ora è stata "eccezionale". Ma le cose stanno cambiando. L'attacco sferrato negli ultimi tempi dal Movimento Proletario, la Resistenza Offensiva contro le articolazioni del potere democristiano, contro le strutture e gli uomini della controrivoluzione imperialista, stanno modificando radicalmente questa situazione. Si sta attuando in tutto il paese, con l'iniziativa delle avanguardie combattenti, il PROCESSO AL REGIME che pone sotto accusa i servi degli interessi delle Multinazionali, che smaschera i loro piani antiproletari, che è rivolto a distruggere la macchina dell'oppressione imperialista, lo Stato Imperialista delle Multinazionali.

Il processo al quale è sottoposto Moro è un momento di tutto questo. Deve essere chiaro quindi che il Tribunale del Popolo non avrà né dubbi né incertezze, quanto meno secondi o "segreti" fini ma saprà giudicare Moro per quanto lui e la DC hanno fatto e stanno facendo contro il movimento proletario.
La manovra messa in atto dalla stampa di regime, attribuendo alla nostra Organizzazione quanto Moro ha scritto di suo pugno nella lettera a Cossiga, è stata subdola quanto maldestra. Lo scritto rivela invece, con una chiarezza che sembra non gradita alla cosca democristiana, il suo punto di vista e non il nostro. Egli si rivolge agli altri democristiani (nella seconda lettera che ha chiesto di scrivere a Zaccagnini e che noi recapitiamo e rendiamo pubblica, li chiama tutti per nome), li invita ad assumersi le loro responsabilità presenti e passate (le responsabilità che essi dovranno assumersi di fronte al Movimento Rivoluzionario, e che nel corso dell'interrogatorio il prigioniero sta chiarendo, sono ben altre da quelle accennate da Moro nella sua lettera), li invita a considerare la sua posizione di prigioniero politico in relazione a quella dei combattenti comunisti prigionieri nelle carceri di regime. Questa è la sua posizione che, se non manca di realismo politico nel vedere le contraddizioni di classe oggi in Italia, è utile chiarire che non è la nostra.

Abbiamo più volte affermato che uno dei punti fondamentali del programma della nostra Organizzazione è la liberazione di tutti i prigionieri comunisti e la distruzione dei campi di concentramento e dei lager di regime. Che su questa linea di combattimento il movimento rivoluzionano abbia già saputo misurarsi vittoriosamente è dimostrato dalla riconquistata libertà dei compagni sequestrati nei carceri di Casale, Treviso, Forlì, Pozzuoli, Lecce ecc.
Certo perseguiremo ogni strada che porti alla liberazione dei comunisti tenuti in ostaggio dallo Stato Imperialista, ma denunciamo come manovre propagandistiche e strumentali i tentativi del regime di far credere nostro ciò che invece cerca di imporre: trattative segrete, misteriosi intermediari, mascheramento dei fatti. Per quel che ci riguarda il processo ad Aldo Moro andrà regolarmente avanti, e non saranno le mistificazioni degli specialisti della controguerriglia-psicologica che potranno modificare il giudizio che verrà emesso.
Compagni, il proletariato metropolitano non ha alternative. Per uscire dalla crisi deve porsi a risolvere la questione centrale del potere. USCIRE DALLA CRISI VUOL DIRE COMUNISMO! Vuol dire: ricomposizione del lavoro manuale ed intellettuale organizzazione della produzione in funzione dei bisogni del popolo del "valore d'uso" e non più del "valore di scambio" vale a dire dei profitti di un pugno di capitalisti e di multinazionali. Tutto questo oggi è storicamente possibile. Necessario e possibile! È possibile utilizzare l'enorme sviluppo raggiunto dalle forze produttive per liberare finalmente l'uomo dallo sfruttamento bestiale, dal lavoro salariato, dalla miseria, dalla degradazione sociale in cui lo inchioda l'imperialismo.

È possibile stravolgere la crisi imperialista in rottura rivoluzionaria e questa ultima in punto di partenza di una società che costruisce ed è costruita da UOMINI SOCIALI mettendo al SUO centro l'espansione e la soddisfazione crescente dei molteplici bisogni di ciascuno e di tutti. L'Imperialismo delle Multinazionali è l'Imperialismo che sta percorrendo fino in fondo. ormai senza illusioni, la fase storica del suo declino, della sua putrefazione.
Non ha più nulla da proporre, da offrire, neppure in termini di ideologia.
La mobilitazione reazionaria delle masse in difesa di se stesso, che sta alla base della sua affannosa ricerca di consenso, non può appoggiarsi in questa fase su alcuna base economica. La controrivoluzione preventiva come soluzione per ristabilire "la governabilità delle democrazie occidentali" si smaschera ora come fine a sé. LA FORZA E' LA SUA UNICA RAGIONE! La congiuntura attuale è caratterizzata dal passaggio dalla fase della "pace armata" a quella della "guerra" Questo passaggio viene manifestandosi come un processo estremamente contraddittorio che contemporaneamente si identifica con la ristrutturazione dello Stato in Stato Imperialista delle Multinazionali. Si tratta quindi di una congiuntura estremamente importante la cui durata e specificità dipendono dal rapporto che si stabilisce tra rivoluzione e controrivoluzione: non è comunque un processo pacifico. ma, nel suo divenire, assume progressivamente la forma della GUERRA. Per trasformare il processo di guerra civile strisciante, ancora disperso e disorganizzato, in una offensiva generale, diretta da un disegno unitario è necessario sviluppare e unificare il MOVIMENTO Dl RESISTENZA PROLETARIO OFFENSIVO costruendo il PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. Movimento e Partito non vanno però confusi. Tra essi opera una relazione dialettica, ma non un rapporto di identità. Ciò vuol dire che è dalla classe che provengono le spinte, gli impulsi, le indicazioni, gli stimoli, i bisogni che l'avanguardia comunista deve raccogliere, centralizzare, sintetizzare, rendere TEORIA e ORGANIZZAZIONE STABILE e infine, riportare nella classe sotto forma di linea strategica di combattimento, programma, strutture di massa del potere proletario.

Agire da Partito vuol dire collocare la propria iniziativa politico-militare all'interno e al punto più alto dell'offensiva proletaria, cioè sulla contraddizione principale e sul suo aspetto dominante in ciascuna congiuntura, ed essere così, di fatto, il punto di unificazione del MRPO, la sua prospettiva di potere. Agire da Partito vuol dire anche dare all'iniziativa armata un duplice carattere: essa deve essere rivolta a disarticolare e a rendere disfunzionale la macchina dello Stato, e nello stesso tempo deve anche proiettarsi nel movimento di massa, essere di indicazione politico-militare per orientare, mobilitare, dirigere ed organizzare il MRPO verso la GUERRA CIVILE ANTIMPERIALISTA.
Questo ruolo di disarticolazione, di propaganda e di organizzazione, va svolto a tutti i livelli dell'oppressione statale capitalista e a tutti i livelli della composizione di classe. Non esistono quindi livelli di scontro "più alti" o "più bassi". Esistono invece, livelli di scontro che incidono ed intaccano il progetto imperialista, ed organizzano strategicamente il proletariato oppure no. Organizzare il potere proletario oggi, significa individuare le linee strategiche su cui fare marciare lo scontro rivoluzionario, ed articolare ovunque a partire da questa, l'attacco armato contro i centri fondamentali politici, economici, militari dello Stato Imperialista. Organizzare il potere proletario oggi significa organizzare strategicamente la nuova situazione.

Non bisogna spaventarsi di fronte alla ferocia del nemico e sopravvalutarne la forza e l'efficacia dei suoi strumenti di annientamento. SI PUÒ E SI DEVE VIVERE CLANDESTINAMENTE IN MEZZO AL POPOLO, perché questa è la condizione di esistenza e di sviluppo della guerra di classe rivoluzionaria nello Stato Imperialista.
In questo senso parliamo di "contenuto strategico della clandestinità", di "strumento indispensabile della lotta rivoluzionaria in questa fase" e nello stesso tempo mettiamo in guardia contro ogni altra interpretazione "difensiva" o "mitica" che sia. Nelle fabbriche, nei quartieri, nelle scuole, nelle carceri e ovunque si manifesti la oppressione imperialista, ORGANIZZARE IL POTERE PROLETARIO significa: portare l'attacco alle determinazioni specifiche dello Stato Imperialista e nel contempo costruire la unità del proletariato metropolitano nel MRPO e l'unità dei comunisti nel PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. PORTARE L'ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI.
ESTENDERE E INTENSIFICARE L'INIZIATIVA ARMATA CONTRO I CENTRI E GLI UOMINI DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA. UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. 4/4/1978 Per il Comunismo Brigate Rosse.
 
6 APRILE: Le Br consegnano alla moglie di Moro una lettera in cui il presidente DC la invita a far pressioni contro la linea della fermezza. Le forze dell'ordine (circa 2000 uomini) controllano l'intero paesino di Gradoli, nella zona di Bolzena, il cui nome è saltato fuori durante la seduta spiritica di Bologna. La signora Moro rintraccia invece a Roma una strada con quel nome.
7 APRILE: Il "Giorno" pubblica una lettera di Eleonora Moro al marito in cui si dissocia dalla "linea della fermezza" e fa capire di voler condurre una linea autonoma di comportamento. Zaccagnini in tv ribadisce: «Nessuno scambio».
8 APRILE: la polizia intercetta una lettera di Moro alla moglie.
10 APRILE: Il comunicato numero cinque delle Br, annunciato con una telefonata alla redazione milanese di Repubblica, viene trovato il pomeriggio del 10 Aprile, in un cestino dei rifiuti in via Palestro. Nella busta arancione ci sono anche fotocopie di una lettera autografa di Moro all'On Taviani con delle critiche piuttosto forti. Buste identiche sono trovate anche a Roma, Torino e Genova.

COMUNICATO N° 5:

L'interrogatorio del prigioniero prosegue e, come abbiamo già detto, ci aiuta validamente a chiarire le linee antiproletarie, le trame sanguinarie e terroristiche che si sono dipanate nel nostro Paese (che Moro ha sempre coperto), ad individuare con esattezza le responsabilità dei vari boss democristiani, le loro complicità, i loro protettori internazionali, gli equilibri di potere che sono stati alla base di trent'anni di regime DC, e quelli che dovranno stare a sostegno della ristrutturazione dello SIM. L'informazione e la memoria di Aldo Moro non fanno certo difetto ora che deve rispondere davanti a un tribunale del popolo. Mentre confermiamo che tutto verrà reso noto al popolo e al movimento rivoluzionario che saprà utilizzarlo opportunamente, anticipiamo tra le dichiarazioni che il prigioniero Moro sta facendo, quella imparziale ed incompleta, che riguarda il teppista di Stato Emilio Taviani.

Non vogliamo fare nessun commento a ciò che Moro scrive perché, pur nel contorto linguaggio moroteo che quando afferma delle certezze assume la forma di "velate allusioni", esprime con chiarezza il suo punto di vista su ciò che riguarda Taviani, i suoi giochi di potere nella DC, e le trame in cui è implicato.
Ma anche la nostra memoria non fa difetto, ricordiamo il teppista Taviani e la sua cricca genovese con in testa il "fu" Coco, Sossi, Castellano, Catalano montare pezzo per pezzo il processo di regime contro il gruppo rivoluzionario XXII Ottobre, distribuire ai comunisti combattenti secoli di galera che nella sua ottusità controrivoluzionaria avrebbe dovuto essere una tremenda lezione per il proletariato genovese, togliergli ogni speranza e possibilità di lottare per il Comunismo. Le cose non sono andate così e questo pupazzo manovrato, finanziato, protetto da vari padroni americani sappia che ogni cosa ha un prezzo e che prima o poi anche a lui toccherà pagarlo. Nonostante quanto già abbiamo detto nei precedenti comunicati, gli organi di stampa del regime continuano la loro campagna di mistificazione, volendo far credere l'esistenza di "trattative segrete" o di misteriosi "patteggiamenti"; riteniamo necessario ribadire che questo è ciò che vorrebbe il REGIME, mentre la posizione della nostra Organizzazione è sempre stata e rimane: NESSUNA TRATTATIVA SEGRETA. NIENTE DEVE ESSERE NASCOSTO AL POPOLO! Compagni, lo SIM, incapace di dare una risposta politica al processo contro il regime in atto nel Paese da parte delle forze rivoluzionarie, ha risposto con l'unica arma che gli rimaneva: la forza bruta del suo apparato militare. Con la collaborazione attiva dei berlingueriani, ha dichiarato la guerra controrivoluzionaria a tutto il proletariato metropolitano.

L'attacco che lo Stato ha sferrato nelle ultime settimane con perquisizioni, fermi e arresti indiscriminati, tende infatti a colpire non più solo le avanguardie che praticano la lotta armata, ma l'intero movimento di classe. Nonostante questo attacco repressivo, al quale dobbiamo aggiungere l'opera sempre più scoperta di polizia antiproletaria, delatori e spie del regime da parte dei revisionisti del PCI, è cresciuta nelle fabbriche l'opposizione operaia allo SIM e alla politica collaborazionista dei berlingueriani e, nel contempo, è continuata l'iniziativa del MRPO e delle Organizzazioni rivoluzionarie contro i covi e gli uomini della DC, della Confindustria, dell'apparato militare, approfondendo e dando risalto al processo contro il regime.
Per questo oggi più che mai, non bisogna spaventarsi dalla ferocia repressiva dello Stato e tanto meno fermarsi a contemplare i successi dell'iniziativa rivoluzionaria, ma bisogna mobilitarsi, a estendere e approfondire l'iniziativa armata contro i centri politici, economici, militari dello SIM, concentrare l'attacco sulle strutture e gli uomini che ne sono i fondamentali portatori, disarticolare a tutti i livelli i progetti delle multinazionali imperialiste.

Ma se è necessario sviluppare l'iniziativa armata, è altresì fondamentale ORGANIZZARSI! E fondamentale realizzare quei salti politici e organizzativi che la guerra di classe impone costruire la direzione del MRPO, assumersi la responsabilità di guidarlo, costruire in sostanza il PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. PORTARE L'ATTACCO ALLO STATO IMPERIALISTA DELLE MULTINAZIONALI. ESTENDERE ED INTENSIFICARE L'INIZIATIVA ARMATA CONTRO I CENTRI GLI UOMINI DELLA CONTRORIVOLUZIONE IMPERIALISTA. UNIFICARE IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO COSTRUENDO IL PARTITO COMUNISTA COMBATTENTE. Per il comunismo - Brigate rosse.
 
15 APRILE: Il comunicato numero sei delle Br, annunciato ancora con una telefonata alla redazione milanese di Repubblica, viene trovato il pomeriggio del 15 aprile, in un cestino dei rifiuti in Via dell'Annunciata.

http://www.robertobartali.it/cap08.htm

domenica 23 giugno 2013

I DELITTI DEL DAMS, OVVERO IL CASO ALINOVI E LA TEORIA DEL TETRAMORFO...


Il caso ALINOVI riemerge dopo 30 anni di sonno e rimozioni...
Interessante a livello evocativo e simbolico, ma anche come suggestione sacrificale, quello che scrisse Bernardi...
Scrive a questo proposito Luigi Bernardi nel suo Macchie di Rosso – Bologna avanti e oltre il delitto Alinovi (Zona Editrice, 2002):
A Bologna, per fare un buon piatto di tortellini, bisogna ammazzare tre animali diversi: un maiale per il ripieno; una gallina e un manzo per il brodo.
Sua maestà Tortellino chiede il suo tributo di sangue. Lo chiede e sa ottenerlo.

Comincia dunque in macelleria una delle glorie massime di questa città. Gli animali si ammazzano con un colpo secco, micidiale. Chi ammazza gli animali impara presto come si fa.
Non fosse altro per non sentire a lungo i lamenti, che prendono subito una tonalità “umana”, da far arricciare la pelle.
Nella storia di Bologna c’è un prima e un dopo l’assassinio di Francesca Alinovi, quel delitto è la radiografia di una frattura. Poco meno di tre anni prima, Bologna era stata scossa da ben altra deflagrazione, l’attentato alla stazione, la strage. Ne era rimasta tramortita, aveva allentato i riflessi, smorzato gli slanci, persino i desideri. Bologna è sempre stata una città che ha voluto, e potuto, scegliersi la propria velocità, in questo consisteva il suo famoso essere diversa.
Bologna era un mondo a parte: per alcuni un paradiso che non si abbandona più, per altri un inferno da spegnare ad ogni costo.



I delitti del DAMS sono contestualizzati nel post 77, un pò come capitolo finale e tragico della morte di un certo antagonismo politico e culturale. Trasformarono Bologna, ne influenzarono l'opinione pubblica e cambiarono quell'immagine di città sicura e accogliente di un tempo, immagine ed icona già fortemente condizionata e mutata dalla strage della stazione in avanti...
Sembrano tutti far parte di un'unica regia occulta che punta il dito sull'antagonismo e sui movimenti del 77, sul desiderio di una generazione che voleva cambiare il mondo, sembrano voler dare l'esempio dall'alto a chiunque non si allinei al sistema, prevedendo di far pagare un contrappasso.
Basta cultura, ancor peggio se quella cosiddetta alternativa ed appartenente ad un determinato ambiente, basta proteste, la piazza doveva essere divisa, depressa, spaventata e repressa...
Colpirne uno per educarne cento!!!
Bologna è stata spesso teatro di guerra, basti ricordare i delitti della UNO BIANCA, il delitto recente di Biagi, tutti esempi di strategia della tensione creata dai servizi per spostare l'asse politico, ma anche EMOZIONALE della città a destra.
Una sorta di rieducazione indotta e di segnale di mutamento strutturale.
Bologna non doveva più rappresentare quella culla di benessere sociale dei tempi passati, vero o presunto che fosse, ma doveva diventare una scenografia rituale per il nuovo che stava avanzando, ovvero l'assetto politico che stava nascendo sul panorama nazionale e internazionale.
Assetto dove la sinistra doveva smettere di essere tale e doveva contaminarsi sempre più con i poteri forti che, a breve, avrebbero fatto cadere il muro di Berlino e VINTO contro il loro decennale contraltare sistemico, rappresentato dal blocco sovietico.
Antagonismo che andava eliminato, trasformato, trasmutato e fagocitato dalla nascente globalizzazione orwelliana fascista per conto della tecnofinanza, delle massonerie reazionarie e di tutti i poteri del network che oggi domina la scena in Italia e nell'occidente, senza più alcuna opposizione, in primis culturale, poi politica ed economica...

Un esempio dall'alto, un capitolo della strategia della tensione praticata anche attraverso nuovi omicidi mediatici creati ad hoc con finti capri espiatori che, come nel caso dello scrittore Carlotto, vedevano accusati giovani di sinistra, magari appartenenti a qualche gruppo rivoluzionario o semplicemente persone da indicare come colpevoli, associando quella parte politica a determinati crimini che traumatizzavano l'opinione pubblica e, soprattutto, creavano quel substrato sottoculturale, atto ad innestare in seguito quelle dinamiche di pensiero che populisticamente avrebbero favorito tangentopoli, la Lega, l'ascesa ventennale di RE SILVIO per conto della P2 e la sconfitta della sinistra, favorendo la sua dissoluzione partitica, dopo averla cooptata, trasformata ed eteroguidata...
Come nel caso Carlotto e nelle vicende di Battisti, Ciancabilla scappa prima in Francia, dove esisteva e forse esiste ancora la rete massonica della Rosa Bianca, network progressista che gestiva dall'alto i gruppi di clandestini politici di sinistra e di persone accusate ingiustamente e rese colpevoli da un sistema giudiziario spesso conservatore e corrotto...
Curioso come tutti loro, da contrappasso massonico, siano diventati scrittori di successo i primi due ed il terzo, si sia rimesso a dipingere e fare mostre in diverse gallerie  ...
Sono storie apparentemente differenti ma con elementi e destini comuni, stranamente o logicamente, a seconda dei casi, IDENTICI...
Sembrano tutti quanti capri espiatori creati e manovrati sia dal nemico che dall'amico, pedine all'interno di un gioco molto più grande di loro, strumentalizzati per soddisfare LIVELLI di potere della stessa piramide, dove convivono e si fanno guerra contemporaneamente e sincronicamente diverse fazioni occulte del parlamento massonico, coesistendo nelle reciproche differenze attraverso DOPPI LIVELLI di modus operandi ed appartenenze allo stesso macro sistema...

Tutto ciò mostra come sia le stragi che certi delitti mediatici, sono parte integrante della stessa strategia della tensione, della stessa distrazione di massa e soprattutto, siano emanazione diretta di certi poteri, oggi sempre meno occulti...
Tornando ai delitti del DAMS, possiamo ricordare quello che precedette il più celebre caso ALI-NOVI, ovvero quello del povero ANGELO Fabbri di 26 anni, uno dei più brillanti allievi di Umberto Eco, che in quel periodo conquistò la sua fama con il romanzo “Il nome della rosa”.
Fu trovato morto il 31 dicembre 1982 da due cercatori di tartufi in Val di Zena, e su quel corpo furono rinvenute dodici coltellate alla schiena. Sei di quei colpi furono mortali e la profondità delle ferite differente, come se le mani fossero state diverse. Peraltro, la disposizione dei colpi inferti sembra seguire una linea circolare. Inizialmente gli investigatori si indirizzarono verso una giovane coppia, perché la donna apparteneva al movimento del ’77, complice anche una fotografia mentre seguiva la bara di Francesco Lo Russo, lo studente di medicina ucciso in via Mascarella l’11 marzo del 77.

Umberto Eco disse di ANGELO fabbri morto il 31 dicembre dell'82:
"Escluso il movente politico perché era fuori da quell’ambiente; esclusa la droga, escluso il delitto omosessuale perché Angelo non lo era, ed esclusa la rapina, io comincio a pensare che Angelo abbia messo inavvertitamente piede in un ambiente malavitoso: magari una storia con una ragazza, ledendo il codice d’onore del gruppo. Un delitto motivato da una vendetta organizzata. Angelo era curioso, come d’altronde tutti questi studenti, e avrebbe avuto anche facilità, considerata la zona in cui abitava, a entrare in contatto, un contatto di curiosità, di rapporto umano, con certi ambienti notturni. Una volta gli offrirono da bere della birra, lui disse di no e si prese un sacco di botte. Ecco, forse Angelo ha varcato la soglia del gruppo e lo hanno ucciso."

Il terzo omicidio fu quello del 29 novembre 1983, quando Leonarda Polvani (ma tutti la chiamavano Lea), una ragazza di 28 anni, fu uccisa con una pistola calibro 6.75, pistola già usata in un altro omicidio a Roma dove morì una donna in circostanze misteriose. Dinamica rituale già vista altre volte attraverso l'uso di pistole simili e sospette, come quelle usate anche per i delitti del mostro di Firenze, dove la stessa arma viene più volte utilizzata e magari appartiene pure ai piani alti del potere militare... I giornali dell'epoca accostavano i delitti di Bologna, non a caso, a quelli di Firenze e il gioco perverso mediatico funzionava bene, evocando un clima di terrore e di sconforto tra la gente...
Anche in questo caso furono accusati sedicenti brigatisti come potenziali assassini...
Il corpo fu trovato nelle grotte della Croara a San lazzaro vicino a Bologna, aveva i vestiti sollevati e riportava un colpo mortale esploso da distanza ravvicinata al cuore...
Furono accusati inizialmente degli innocenti e strumentalizzati anche per i primi delitti della UNO BIANCA.
Quindi si può notare come la vicinanza di certi ambienti dei servizi abbiano manipolato tutte queste storie per diversi fini politico-militari, di cristallizzazione del sistema da un lato e dall'altro di trasformazione dello stesso, virando l'asse sempre più a destra...




Tre omicidi contenuti nella stessa sceneggiatura e nella stessa trama ben orchestrata dai poteri occulti, dove si da in pasto ai fedeli il corpo rituale e dall'altro si inizia il nuovo corso che porterà, anche attraverso questi delitti, intesi e contestualizzati come tasselli, all'edificazione di quel Tempio che oggi rappresenta il NUOVO ORACOLO...

ELEMENTI SIMBOLICI:
Nel diario della ALI-NOVI si notano determinati numeri, sempre gli stessi, che si ripetono ossessivamente, per esempio l'11 e i suoi multipli... un caso curioso, dato che avrebbero una valenza numerologica precisa...
In una pagina di 11 righe, scrisse 77 volte SOLA, SOLA...
Altro numero che ritorna spesso nel suo diario è il 13!!! Ci sono tantissimi esempi suggestivi, come la scritta trovata in bagno che ricorda un rebus, un indovinello...
Ci sono strane poesie, riferimenti alla trasmutazione attraverso concetti come AMORE-MORTE e il loro superamento carmico, presagi su qualcosa di brutto che dovrà accadere e che poi nei fatti accadrà realmente...
Sembrano versi degni della GOLDEN DAWN dell'800, amore che si completa con la morte, i FEDELI DELL'AMORE... Roma o Morte, ecc... ecc...
Da notare come la stessa simbologia rituale CLASSICA massonica, compaia sulla scena del delitto ALI-NOVI, e quella ROSA ROSSA di plastica che sembrava voler rappresentare il loro finto amore o amore non consumato ma invece rappresenta una chiara e palese firma rituale, viene ritrovata sopra il suo cadavere riposta dall'assassino...
Da notare che la ROSA ed il suo mistero millenario, compaiono "indirettamente" anche attraverso ECO, con IL NOME DELLA ROSA. Docente del povero ANGELO Fabbri e intellettuale di spicco del nuovo mondo universitario del DAMS, ECO si consolida come faro della sapienza del sistema...
Da notare anche i nomi delle vittime, assolutamente non casuali, ALINOVI, nuove ali, nuovo angelo, o meglio, angelo caduto dal cielo, ovvero simbolicamente lucifero, ANGELO Fabbri, ovvero l'ANGELO costruito, fabbricato, edificato e LEA, il leone morto nella grotta della CROARA, nome che sembra un quasi acronimo sia di ROSA che di CROCE, già sito esoterico usato spesso da zelanti neo satanisti bolognesi in cerca di fortuna, da curiosi giovanotti come luogo magico e orrorifico per vere o presunte messe nere, da coppiette in cerca di forti emozioni, e quindi anche dai servizi, come location EVOCATIVA...

Abbiamo rose, ma soprattutto abbiamo dinnazi a noi la rappresentazione del TETRAMORFO DELL'APOCALISSE, ovvero un angelo, ANGELO FABBRI, un'aquila ALINOVI, un leone LEA e un toro, incarnato dal capro espiatorio CIANCABILLA... Sembra una raffigurazione iconografica composta da quattro elementi risalente ad una simbologia di origine mediorientale.
Nella tradizione cristiana, e nella storia dell'arte, il termine viene normalmente utilizzato per indicare l'immagine biblica composta dai quattro simboli degli evangelisti - un uomo alato, un leone, un toro e un'aquila - mutuata da una visione veterotestamentaria del profeta Ezechiele e dalla descrizione neotestamentaria dei "quattro esseri viventi" contenuta nell'Apocalisse...

I delitti del DAMS rappresentano simbolicamente anche un passaggio storico ed una parte di edificazione del TEMPIO, attraverso l'uso controiniziatico dell'iconografia cristiana, che tra parentesi, è già controiniziata per natura...
IL DELITTO, OPSS, IL TETRAMORFO E' SERVITO... !!!



http://www.corriere.it/cronache/08_luglio_13/scrittore_giallo_trevi_f09858dc-50ad-11dd-b816-00144f02aabc.shtml
di EMANUELE TREVI
COME TANTE STRADE MEDIEVALI DELLE CITTÀ ITALIANE, ANCHE VIA DEL RICCIO NEL CUORE DI BOLOGNA DAL PUNTO DI VISTA DELLA FORMA E DELLE DIMENSIONI CORRISPONDE PIÙ A UN VICOLO CHE A UNA VIA VERA E PROPRIA. A UN CERTO PUNTO, LA CARREGGIATA SI RESTRINGE ULTERIORMENTE, CON UNA IRREGOLARITÀ CHE FA PENSARE PIÙ ALL'OPERA DELLA NATURA CHE AL LAVORO DEGLI UOMINI. FINESTRE DELLE CASE, DA UN LATO E DALL'ALTRO, SI FRONTEGGIANO IN UNA FORZATA PROMISCUITÀ.
Esattamente un quarto di secolo fa, la sera del 15 giugno del 1983, era stato impossibile per i pompieri parcheggiare la loro vettura sotto le finestre aperte dell'appartamento al secondo piano di via del Riccio 7, abitazione di Francesca Alinovi. Era uno di quei giorni afosi e soffocanti in cui anche le pietre delle vecchie case e le colonne dei portici, a Bologna, sembrano trasudare come corpi vivi. A sollecitare l'intervento dei vigili del fuoco, dopo tre giorni di attesa ed ansietà, erano stati due vicini di casa ed intimi amici di Francesca Alinovi, il disegnatore Marcello Jori e sua moglie.
Era dal pomeriggio di domenica 12 che Francesca, notissima critica d'arte e organizzatrice di mostre, oltre che insegnante al DAMS, aveva fatto perdere le sue tracce.
Non si era presentata, lei di solito molto precisa con i suoi molteplici impegni, a vari appuntamenti di lavoro, né era stato possibile raggiungerla al telefono. In genere, quando i pompieri devono effettuare un simile intervento, è comprensibile che non ci si aspetti niente di buono.
Ma la scena agghiacciante che si trovarono di fronte gli uomini penetrati nella casa di via del Riccio era di quelle che superano di gran lunga la più pessimistica delle previsioni.
La casa degli orrori
Nel salotto del piccolo appartamento Francesca Alinovi giaceva in una pozza formata dal suo stesso sangue, la testa nascosta da due cuscini. A mo' di macabra firma, o di patologico congedo, completava l'orribile quadro una rosa di plastica rossa. Quello che videro i pompieri e poi gli agenti della squadra mobile di Bologna accorsi a via del Riccio, per quanto tremendo, non è ancora nulla rispetto all'orrore che si nasconde nel linguaggio — di necessità ferreo nelle definizioni e distaccato da qualunque emozione soggettiva — dell'autopsia.
Un orrore che comincia dal numero delle ferite «da arma di punta e taglio» (forse un normale coltello da cucina) riscontrate sul corpo della vittima: ben quarantasette distribuite tra il volto, il torace, il collo, e le braccia impiegate in un estremo tentativo di difendersi. Ma c'è qualcosa di peggio che emerge dal referto: quasi nessuna di queste innumerevoli ferite può essere considerata mortale.
Nella maggior parte dei casi, la lama, o meglio la sua punta, era penetrata di pochissimo (circa un centimetro) nel corpo della vittima, come per lasciarle tutto il tempo, in un gioco più crudele della stessa violenza, di rendersi conto di quello che le stava succedendo.
Alla fine, un colpo al collo danneggiò la giugulare, e Francesca morì di una specie di edema, soffocata dal suo stesso sangue e forse dai cuscini che la coprivano.
L'amante assassino
Nata a Parma nel 1948, Francesca Alinovi non aveva ancora trentacinque anni al momento della morte. Le indagini della squadra mobile e del magistrato incaricato furono eccezionalmente rapide, se si pensa che sono bastati pochi giorni per arrivare all'arresto di colui che, per lo stato italiano, è il responsabile (senza complici) del delitto: il pittore pescarese Francesco Ciancabilla, all'epoca dei fatti un ragazzo di ventitré anni, legato alla Alinovi da un rapporto intricato e contraddittorio, che durava già da un paio d'anni tra crisi, riconciliazioni, litigi anche violenti.
Oggi Ciancabilla è un uomo libero, che ha pagato il suo debito con la giustizia (quindici anni per omicidio preterintenzionale) dopo aver trascorso da latitante una decina d'anni tra Brasile e Spagna. Assolto in primo grado, quando il vecchio codice penale ancora contemplava l'«insufficienza di prove», non ha mai smesso di dichiararsi innocente.
Quelle strane telefonate
In realtà, è stato un cumulo di indizi, più che una prova vera e propria, ad inchiodare l'imputato a partire dal secondo grado di giudizio. È rimasta famosa una frase dell'avvocato difensore: tante mele non fanno un melone. Ma queste «mele», vale a dire gli indizi incapaci di dar luogo al «melone» di una certezza indiscutibile, formano uno dei capitoli di questa tragica storia più capaci di accendere la passione dei cultori di gialli. Nell'elenco rientrano un orologio a carica automatica, innescata dal semplice movimento del polso; una misteriosa scritta in cattivo inglese trovata sulla finestra del bagno e vergata con una matita da trucco; una serie di telefonate nelle quali Francesca, via via che le ore del pomeriggio di quella maledetta domenica scorrono inesorabili verso l'ora della morte, appare sempre più triste o turbata; un pizzico di cocaina; un asciugamano scomparso; un paio di occhiali da sole… Ho elencato alla rinfusa fatti e circostanze rivelatisi fondamentali assieme ad altri che invece sono risultati del tutto inessenziali.
Il fatto è che una storia, qualunque storia, per colpire a così vasto raggio il cuore e l'immaginazione, trascina con sé, come fosse un fiume in piena, le verità più positive e le illazioni più futili, il sublime e il triviale, ciò che ci appare del tutto estraneo e ciò che invece riconosciamo, anche se non vorremmo, simile a noi. Tutto rimescolando in una specie di organismo narrativo ibrido, ormai né vero né falso. In quanto mito sociale e psicologico, ciò che chiamiamo la cronaca nera ha una vita ben differente dagli itinerari dei processi, con i loro gradi giudizio — ed è addirittura inutile ricordare quanto la confusione di questi piani è perniciosa.
Di un giudice che ragionasse come un giallista, ci sarebbe poco da fidarsi, insomma, e viceversa.
Più ambiguo, necessariamente, è il ruolo, letteralmente intermedio, del giornalista, che lavora sui fatti in quanto tali, ma è pure costretto, più o meno consciamente, a servirsi di schemi narrativi che garantiscano (fin dai titoli) efficacia al suo racconto. Ma le cose del mondo vanno così: in una prima fase (che può durare anni, come nel caso Alinovi) da un qualunque fattaccio si spremono indagini, e poi sentenze. Ma poi, chiusi i faldoni e archiviate le testimonianze e le perizie, quei fatti, quegli eventi ridotti alla consistenza di fantasmi, continuano a vivere nella memoria collettiva, e magari nella fantasia degli artisti, non più per determinarne la verità, ma per ricavarne una morale.
E se anche fosse fondata su un errore giudiziario, la storia che si presta a questa ulteriore ricerca di senso, la storia del tragico amore (amour-passion, dicono i francesi) di Francesca Alinovi e Francesco Ciancabilla non sarebbe per questo meno degna di meditazione.
Il diario di una donna di talentoBella, intelligente, coraggiosa nelle sue scelte Francesca è stata, non c'è dubbio, una persona eccezionale, dotata di un autentico carisma. A dispetto della brevità della sua vita, ha fatto a tempo a lasciare molte tracce del suo talento. Nata quasi alla metà esatta del suo secolo, ne condivideva l'amore per il nuovo, l'intentato, l'avanguardia. Aveva studiato a fondo il Dadaismo, la fotografia sperimentale nel suo incrocio di illusione e realtà, l'arte della performance. Aveva perlustrato a fondo le periferie di New York sulle tracce del talento dei nuovi graffitisti, quando Keith Haring e Basquiat erano praticamente degli sconosciuti.
Amava Kerouac, il cinema più visionario, la poesia come forma ultima del destino umano.
Si può essere figli del proprio tempo e insieme individui singolari, irripetibili. Un certo grado di fragilità emotiva, e una innata propensione ai legami difficili e alla deriva sentimentale, anziché sminuire, completano e definiscono ulteriormente il carattere di Francesca. Qualcosa, in questo senso, si ricavava già dalle testimonianze rese dagli amici a polizia e magistrati, ai tempi dalle indagini.
Da pochi mesi, però, è a disposizione di tutti un documento eccezionale, contenuto nell'ultimo capitolo del libro che Achille Melchionda, l'avvocato di parte civile della famiglia Alinovi, ha scritto ricostruendo, dal suo punto di vista privilegiato, l'intera vicenda (Francesca Alinovi: 47 coltellate, Edizioni Pendragon).
Si tratta del diario, contenuto in tre quaderni, che Francesca scrisse durante gli ultimi anni della sua vita, a partire dall'autunno del 1980. Le annotazioni si interrompono a poche settimane dalla morte, e sono tutte caratterizzate da quel singolare miscuglio di intelligenza ed emotività, apertura al prossimo e senso di solitudine, al quale accennavo. Ovviamente, noi leggiamo questa testimonianza alla luce del terribile destino di chi, giorno per giorno, l'ha scritta. Ma chi può dirsi sicuro di non conoscere, almeno in modo inconscio o puramente simbolico, il proprio destino? Ricorre spesso, nelle prime pagine del diario, una specie di ossessione, quella di essere già morta senza accorgersene, come accade al protagonista di un famoso racconto di Lernet-Holenia, «Il barone Bagge».
Anche l'abbassamento della vista potrebbe essere un indizio in tal senso: «Ai morti si chiudono gli occhi», riflette infatti Francesca, quando rimangono «rigidi e sbarrati» (come quelli, aggiungiamo noi, di tante vittime di morte violenta).
Spinosi e caratterizzati da una sorta di sindrome dell'impossibilità i rapporti con gli uomini, e con grande acutezza introspettiva, le tante soddisfazioni ricevute dal lavoro vengono interpretate come «compensazioni affettive».
Amore a prima vistaE arriviamo al 21 febbraio del 1981, il giorno del primo incontro con Francesco Ciancabilla.
È un innamoramento a prima vista per quel ragazzo più giovane di una decina d'anni, un amore «romantico, pittoresco», «da racconti di Pasolini». Una passione al cui scoccare non è estraneo un fortissimo sentimento di identificazione, come se Francesca, suggestionata anche dall'identità di nome con Francesco, si fosse imbattuta in una versione maschile di sé («assomiglia a me bambina, zingaresca e scalza sulla spiaggia di Forte dei Marmi»).
Da questa fatidica data, i diari seguiranno fino alla fine il copione universale dell'amore-come-calvario, della passione come malattia, quasi che Francesca si sia trasformata, sulle tracce del suo supposto alter-ego, in una specie di eroina romantica, di Adele H vagante tra i corridoi del DAMS e le gallerie d'arte di Bologna e New York.
I litigi sono sempre più spesso violenti. Ma il fatto che più fa soffrire Francesca è la castità che l'altro ha imposto al rapporto, fonte di frustrazione e di infiniti sospetti. Ma c'è una cosa sulla quale Francesca, così lucida anche nello smarrimento, sembra non aver riflettuto abbastanza: Francesco è un aspirante pittore, alla ricerca di un riconoscimento.
E dall'altro lato c'è lei, famosa e rispettata. Quando un critico non si limita (come in genere fanno gli accademici) a ricamare sul già noto, ma rischia alla ricerca di nuove personalità, si può dire senza esagerare che si prende una responsabilità tremenda. Attribuendo un talento a qualcuno, si collabora a una specie di seconda nascita, finendo per usurpare un ruolo materno.
E se ogni vittima prima o poi finisce per compiere un errore fatale di valutazione, io credo che l'errore di Francesca sia stato l'aver sottovalutato questo aspetto fondamentale di quel legame che tanto la impegnava e tanto la faceva soffrire. In ogni mestiere ci sono dei rischi tipici della professione: quello del critico (e soprattutto, direi, del critico d'arte) consiste, nel momento in cui «scopre» qualcuno, nel formare dal nulla un destino, un'identità.

Le eterne favole nere del Golem e di Frankenstein (per non parlare del vecchio Edipo !) stanno lì a dimostrare i pericoli che si annidano in quello che in apparenza è il più nobile, il più generoso dei gesti: essere responsabili, creare e plasmare la vita degli altri. Ai tempi dei processi, quando avidamente leggevo sui giornali ogni novità sul delitto di via del Riccio, ricordo che il dettaglio che mi aveva più colpito (e ho ritrovato nel libro dell'avvocato Melchionda) è una frase pronunciata dalla madre (quella vera) di Ciancabilla, nel legittimo intento di fornire un argomento per la difesa di Francesco: «L'aveva creato lei, come avrebbe potuto ucciderla?».
Ebbene, questa domanda dettata dal buon senso è terribile come tutto ciò che esprime una verità in modo del tutto involontario. E credo che stia lì tutto il sugo della storia, o almeno della storia che le indagini e i processi hanno consegnato alla nostra memoria. Proprio perché lo aveva creato, infatti, avrebbe potuto ucciderla.
E certo, non voglio con questo dire che i critici, e in generale gli scopritori di giovani talenti, farebbero tutti bene a togliere il loro nome dal citofono, o dotarsi di potenti antifurti e guardie del corpo. Ma a tutto ciò che esplode in un parossismo di violenza e di orrore corrispondono, in una data società, sentimenti affini, molto più diffusi anche se del tutto innocui.
È per questo che la cronaca nera è la parte del giornale che, oscuramente, riguarda un po' tutti.
E se non proprio tutti, tanti potrebbero testimoniare, guardando un po' a fondo nella propria coscienza, che fardello intollerabile sia quello della gratitudine, e a quali innominabili desideri si accompagni. Il pericolo, bisogna aggiungere, non sta mai nella natura umana in sé, ma nel fare finta che certe cose, sgradevoli e intollerabili solo a pensarle, non esistano.

di LUCA SANCINI
Alinovi, diari d' amore e morte
Questa sarebbe una vicenda con la parola fine. Francesco Ciancabilla, condannato a 15 anni per l' omicidio di Francesca Alinovi, ha finito di scontare la sua pena nel 2006.
Quella brutta storia nata in un caldo pomeriggio di giugno, con la bella professoressa del Dams trovata in un lago di sangue nel suo appartamento di via del Riccio, riemerge a volte nelle ricostruzioni in tv o nelle serate dedicate alle vicende noir.
Lasciando sempre un retrogusto di delitto irrisolto, con ancora troppi misteri da svelare.
Ecco che, non per polemica ma per amor di verità, l' avvocato Achille Melchionda, legale di parte civile della famiglia Alinovi ha scritto un libro, quasi 25 anni dopo quelle 47 coltellate.
Una vicenda giudiziaria e umana, dice nel suo studio di piazza Minghetti, che lo rincorre ancora.
 «In questi anni ho ascoltato tanti parlare dell' omicidio Alinovi, il Ciancabilla stesso, scrittori e giornalisti, ma c' è sempre una voce che tace. Quella di Francesca».
Ci sono ora i suoi diari che Melchionda ha tenuto in un cassetto per tutti questi anni: pagine intime, pensieri, racconti di viaggi, due anni di riflessioni affidate alla carta, intrisi di amore e morte.
Inizia il 18 settembre del 1980, racconta di passioni e incontri fuggevoli.
Della prima volta che incontra Ciancabilla e dopo scrive: "Ho incontrato Francesco, è il mio alter ego maschile". Poesie anche: "Non voglio morire e non posso amare". Le pagine si interrompono i 10 maggio 1983, trentatre giorni prima del delitto, dopo un viaggio a Istanbul dove l' ossessione per lo studente di Pescara non la lascia anche da lontano. «Fui contattato dal cognato di Francesca e assunsi la parte civile in un processo che ebbe un forte impatto mediatico, su giornali e televisione.

L' ambiente in cui si muoveva Francesca era quello degli artisti gli irregolari, gli istintivi, assuntori di sostanze stupefacenti. Lei, si disse, non poteva non subire queste influenze.
La verità invece stava dietro a quel rapporto tormentato di una donna innamorata di un uomo impossibile da avere. Caddero, come si legge nella perizia psichiatrica, in un rapporto esclusivo incontrollabile da parte di entrambi». Ancora oggi, al di là della vicenda giudiziaria, l' avvocato Melchionda è profondamente convinto della colpevolezza di Ciancabilla.
«Certo fu un processo indiziario, ma ricordo che oltre trenta magistrati hanno confermato le ragioni della condanna. Tre tentativi di revisione sono stati respinti. Anche per questo, davanti a questo alone di dubbio che continua invece ad avvolgere la morte di Francesca, lascio parlare questo diario, che è di una bellezza sconvolgente». Melchionda ha preparato anche un dvd, che sarà presentato insieme al libro "Francesca Alinovi. 47 coltellate", edito da Pendragon, sabato alla Scuderia in piazza Verdi (ore 17). Ci sono le immagini di repertorio, i pompieri che entrano dalla finestra, le sequenze crude del corpo insanguinato, fissate dai fotografi della Scientifica. E il ricordo degli occhi sgranati di Francesca, davanti a chi le infliggeva le pugnalate, quella al collo l' unica mortale.
Quel processo fu indimenticabile, dice oggi Melchionda, con una opinione pubblica e parte della stampa a suo modo affascinata anch' essa da Ciancabilla, e quindi innocentista.

Sfumature anche in aula, che Melchionda racconta adesso nel libro, tra i giudici popolari, ma che non gli fecero barcollare la fiducia di ottenere alla fine una sentenza di condanna. «Ricordo l' arringa finale, dissi a Ciancabilla, se lei è innocente di questo chiedo perdono a Dio. Ma lei ha lasciato sul corpo di Francesca un fiore finto, come finto era l' amore per lei». Era una rosa profumata di plastica, ritrovata dalla Polizia nel disordine della colluttazione dopo il delitto. Melchionda la conserva oggi in un cassetto del suo studio, e l' editore l' ha scelta per farne la copertina del libro. «Questo è un libro scritto con il cuore - dice alla fine - un omaggio, è quanto dovevo alla memoria di Francesca».

martedì 11 giugno 2013

LA PAURA DELL'UOMO NERO... OVVERO LA PROPAGANDA DELLE FALSE FLAG !!!



La paura dell'uomo nero, la paura del diverso, la paura di non controllare il "proprio" territorio come fanno gli animali, la paura della pelle scura, la paura di un'altra lingua, la paura di non capire l'altro, la paura atavica di essere sopraffatti dall'ALTRO, la paura della perdita della rispettiva posizione sociale, la paura di NON AFFERMARSI, la paura di dare, la paura di condividere, la paura di essere mangiati, la paura della perdita del dominio sessuale, la paura di essere attratti dall'ALTRO, la legittimazione della propria superiorità, la paura della propria inferiorità, la paura di morire...

La paura dell'uomo nero è antica come la paura della morte, del cambiamento, della trasformazione come crescita personale, è un sentimento atavico che rappresenta la non conoscenza del SE', come la paura di vedersi allo specchio e di guardarsi dentro in profondità...
E' anche la paura del proprio inconscio, della sua latenza non controllata o controllabile presente in ognuno di noi. In parte è innata e risiede nel nostro istinto animale di sopravvivenza, in parte è indotta dalla cultura ancestrale della storia dell'uomo sulla terra.
Cultura tramandata dal sistema dell'ORACOLO millenario ed assorbita nel nostro tessuto animico, nel nostro DNA, nell'inconscio collettivo. E' simile alla paura del buio, luogo dove ognuno di noi proietta i propri mostri; nelle tenebre i Sacerdoti hanno creato il loro regno ed hanno governato anche i nostri mostri, materializzandoli e legittimandoli per comandarci.
Il sistema millenario dell'ORACOLO ha sempre fatto PROPAGANDA per creare il capro espiatorio, la storia è piena di esempi, ha sempre diviso il popolo e i fedeli individuando un NEMICO, fosse perché straniero, di altra religione, di altra cultura o di altro colore...
Il sistema ha sempre alimentato la PAURA DELL'UOMO NERO...
"Stai attento che se non fai il bravo arriva l'uomo nero che ti porta via..."-

Il nazionalismo e le sue estremizzazioni hanno radici lontane, radici talvolta sopite e riportate a galla dal mago di turno, dal mago "nero"...
Spesso il sistema oracolare crea le condizioni perché ciò avvenga, magari preparando il terreno attraverso una crisi economica, una guerra, un conflitto culturale e strutturando un microsistema reazionario da presentare come Demiurgo e salvatore della patria, che abbia come paradigma assoluto l'ORDINE e nei fatti sia il cavallo di troia dello stesso macrosistema che l'ha plasmato.
Esempio il fascismo, i fascismi neri o rossi, le dittature di ogni livello, il nazismo ma anche la finta democrazia...
Sistemi che apparentemente dovrebbero osteggiare il grande capitale per un'ipotetica 3° via, ma che nella realtà rappresentano la lunga mano del padronato da utilizzare contro una possibile rivoluzione popolare e progressista. Questo rappresentano ed hanno ben rappresentato le dittature, uno strumento militare populista da contrapporre al vero antagonismo naturale, che è un esempio di sistema orizzontale... Dittature che hanno da sempre utilizzato in senso strumentale e controiniziatico certi valori e certi simboli dell'antagonismo. E allora ecco che nasce la destra sociale o addirittura socialista, il nazionalsocialismo, il rossobrunismo, ecco che vengono copiati i loghi dell'altra parte, in modo da contenere una possibile presa di coscienza di classe, spostando l'attenzione sul nemico comune, sul capro espiatorio, sul DIVERSO, o semplicemente sull'ALTRO...
Questo tipo di PROPAGANDA reazionaria è sempre stata fatta a tutti i livelli possibili dalle dittature che dovevano imitare e neutralizzare i progressismi sgraditi al grande capitale, rubando la piazza, fino alla propaganda mediatica plagiante di carattere religioso odierna.
Gli schemi sono sempre gli stessi, la creazione di un gruppo, la sua legittimazione a potere costituito e socialmente accettato, l'esclusività della comunità a regno dei cieli, la denigrazione dell'oppositore, l'esclusione di chi dissente e critica il sistema, il fare gruppo contro un nemico percepito come esterno che rafforza energeticamente i fedeli attraverso i dogmi che tale corpo politico assume, il favorire la fede e quindi l'accettazione di chi lo dirige, seguendo il pastore preposto, l'ESSERE GREGGE ed essere contenti di esserlo perché comunque ne fai parte e non sei solo, ma anche la legittimazione della "pancia" del gruppo e dei bassi sentimenti di odio e di razzismo che possono essere riesumati e utilizzati per dividere le classi deboli e regnare su di esse senza opposizione...

In democrazia, ovviamente in democrazia apparente, la PROPAGANDA viene creata e veicolata dai media e dalla tecnologia che ne consente un effetto domino strabiliante, veloce e sicuro...
I media, come ben sappiamo, hanno sostituito i vecchi oracoli, o meglio, i vecchi oracoli sono trasmutati in tecnocrazia, ma continuano a svolgere i propri compiti che consentono a chi li possiede di regnare anche con il benestare dei rispettivi sudditi...
In fondo gli stati sono delle macro prigioni con le loro leggi e regole da rispettare ed ogni comunità, concettualmente parlando, potrebbe rapresentare una sorta di gabbia; in piccolo funziona anche per ogni gruppo, che nasce e si afferma in quanto ESCLUSIVO...
Tutto ciò che esclude L'ALTRO crea un sigillo di divisione e posiziona un primo mattone nella casta piramidale.
Si dovrebbe iniziare a parlare di comunità globale, ma non nel senso sinarchico e verticistico come ci hanno insegnato i nostri padroni, ma nel senso più ORIZZONTALE POSSIBILE, dove l'altro sei anche tu, dove il cosiddetto DIVERSO è semplicemente differente ma allo stesso tempo uguale a noi.
L'accettazione dell'appartenenza ad un microsistema gruppale è il primo step per la creazione di una PIRAMIDE di controllo, rappresenta le fondamenta dell'impero e l'erezione del tempio che le ha plasmate... Durante il maccartismo in USA, chi era contro il sistema o chi semplicemente criticava il sistema, veniva definito un un terrorista comunista, la propaganda fascista dell'epoca serviva a delineare chi erano i buoni e i cattivi, quelli graditi ed innocui al potere e quelli pericolosi da contrastare o eliminare. Oggi nelle odierne democrazie occidentali, il macro sistema in tempo di crisi artificiali imposte su larga scala, è tornato a ricreare i presupposti per i rigurgiti nazionalisti che, da un lato sembrano opporsi al capitalismo, ma invece sono lo strumento principale per metabolizzare il dissenso e spostare la piazza nei populismi attraverso l'individuazione del nemico comune da abbattere.
Così funziona per ALBA DORATA in Grecia, dove una naturale e sana protesta popolare, dovrebbe essere incanalata a sinistra, ma essendo morta la sinistra politica ed avendo alimentato il macrosistema il radicalismo di destra, trova purtroppo l'approdo nella tana del lupo. Lupo creato dallo stesso potere occulto e utilizzato come kapò e come guardiano del popolo...
L'immigrato, il nero, il diverso entrano in scena e lo stesso sistema millenario che ha distrutto il 3° mondo, colonizzandolo e rendendolo schiavo, alimenta il razzismo, in parte innato nelle persone...
Quindi si incomincia con la guerra tra poveri, dove il gruppo A di nativi si batte contro il gruppo B di stranieri, dove all'interno dei rispettivi gruppi nascono scissioni e guerre intestine, dove però regna indisturbato chi sta in alto e osserva tutti e tutto dalla sua comoda posizione di burattinaio.

E' quindi facile comprendere come il razzismo sia cavalcato dal sistema per il divide et impera della base sociale, è facile comprendere come la propaganda sistemica agisca e come sia un gioco da ragazzi creare il dissidio tra fasce deboli il cui conflitto sarà la cristallizzazione del loro TEMPIO... Ecco perchè ultimamente ci capita di vedere sui media crimini di giovani immigrati, di sedicenti terroristi islamici, di stranieri folli che uccidono senza un motivo apparente...
Ecco perchè i media spingono l'accelleratore su questo target di notizie che impauriscono i fedeli utenti, legittimando anche una futura restrizione dei diritti civili, facendola accettare e giustificandola come male necessario per la salvaguardia di quell'ASTRAZIONE chiamata PATRIA...
E' la stessa tecnica usata per la stretegia della tensione...
PROBLEMA, REAZIONE, SOLUZIONE...
Analizziamo infine le ultime notizie che ci hanno tanto spaventato e che hanno potenziato la richiesta dell'uomo forte che ci protegga. Esse riguardano soprattutto stranieri o comunque persone di origine "diversa", anche se magari nati in occidente e di fatto appartenenti a quella nazione, particolare che viene trascurato dai media e dal senso critico comune.
Fatti criminosi, a mio giudizio, creati ad arte per instillare l'odio tra la popolazione e per alimentare quella divisione tra gruppi precedentemente analizzata.
Questi personaggi, non a caso, appartengono ad altra etnia o altro gruppo religioso rispetto ai nostri ed il loro agire estraneo al buon senso comune o il loro agire criminale, delinea automaticamente connotazioni negative ai loro rispettivi "gruppi di appartenenza".
Il gioco è fatto, loro sono i cattivi, loro sono i nemici da combattere, e non il sistema che ha stabilito dall'alto i ruoli sociali. L'importante è che la base della piramide sia divisa e confligga, l'importante è che il sistema sia conservato e possa controllare le fazioni subalterne, anche strumentalmente appoggiando una finta integrazione...





Il primo video che analizzerò sarà quello del terrorista nero islamico di origine nigeriana, che avrebbe sgozzato il soldato inglese. Qui ci sono tutti gli elementi per sintonizzare i fedeli teleutenti sul versante della paura dell'uomo nero, qui il sistema ha risvegliato, come in grande fece per l'11 settembre, le paure ancestrali che ci portiamo appresso da secoli...
Capire che si tratta di una falsa flag è molto semplice, partiamo da dati oggettivi inconfutabili...
Per prima cosa il nigeriano, lo chiameremo così anche se è inglese a tutti gli effetti, dopo aver sgozzato il soldato non ha riportato nessuna macchia di sangue nei vestiti, anzi si presenta dinnazi ad un passante che lo riprende senza essere affatto spaventato, completamente pulito ed in ordine...
PROVATE VOI A SGOZZARE QUALCUNO E A NON SPORCARVI DI SANGUE...!!!
Presenta solo macchie colorate di rosso rapprese nei palmi delle mani che sinceramente sono un pò poca roba per uno che ha tagliato una gola, dovrebbero essere come minimo gocciolanti, dovrebbe essersi fatto un completo bagno di sangue (neanche se mi taglio quando mi faccio la barba rimango così pulito e candido)... Ma non solo, dopo averlo sgozzato, senza ovviamente lasciare scie di sangue, vistose scie lungo la strada e lungo il percorso che ha fatto quando si è spostato, si è fatto riprendere per fare il comunicato stampa antimperialista.
Ma il tizio che l'ha tranquillamente ripreso a un metro di distanza non aveva paura di questo pazzo criminale??? Con che coraggio l'ha ripreso???
PROVATE VOI A RIPRENDERE CON IL CELLULARE UNO SGOZZATORE CHE HA APPENA TAGLIATO LA GOLA AD UNA PERSONA SENZA AVER NESSUN TIMORE !!!



Ma non è finita qui, nel video originale si vede anche una signora, una passante che attraversa senza problemi la strada con la spesa a mezzo metro dal nigeriano, poco dopo l'omicidio pubblico e durante il suo comizio, come se niente fosse...
PROVATE VOI A PASSARE CON LA SPESA DINNANZI AD UN TAGLIATORE DI GOLE DOPO CHE HA APPENA UCCISO UNA PERSONA E CHE CON IL MACETE IN MANO FA UN COMIZIO PRO-ISLAMISTA...!!!
E poi c'è anche un altro grande particolare, una macchina distrutta contro un palo dall'altra parte della strada, forse quella che hanno usato per investire il soldato??? Ma non l'avevano sgozzato??? E tante persone che cercano di parlare con i presunti killer forse per redimerli, tante crocerossine pronte ad interagire...
Provate voi a trovarvi in una simile situazione, ci sarebbe il fuggi fuggi generale, gente che in preda all'isteria collettiva inizierebbe ad urlare e strillare, persone disperate con affanno si nasconderebbero ovunque... Invece no, nessuno sembra essersi accorto di nulla, nessuno sembra aver paura e quindi si decide di fare filmini insieme agli attentatori, di passarci accanto con la borsa della spesa, il tutto in un clima surreale che sembra stupire perfino loro che vagano avanti e indietro dopo aver ucciso senza nemmeno scappare o senza temere l'arrivo della polizia, anzi aspettandola.
Il video inoltre presenta diversi tagli nei momenti salienti, la vittima vicina alla macchina non ha sangue intorno, il sangue si nota solo davanti l'auto vicino agli alberi del viale, la vittima è stata spostata??? Il secondo nigeriano è rimasto li a guardare come in trance tutta l'evoluzione della scena, mentre il killer si è fatto filmare senza problemi. O forse il killer è proprio lui???
Ma diranno anche questo, la dinamica cambierà a seconda dell'evoluzione della storia, come nessuno parlerà più della macchina che avrebbe investito il soldato...
Insomma un filmino, una sceneggiata, una simulazione compreso l'arrivo della polizia che logisticamente sarebbe nella stessa posizione del tizio sconosciuto che avrebbe ripreso la storia, polizia che avrebbe sparato per ferire i presunti assassini che però, in un nuovo e interessante filmato, qui riportato in un fermo immagine, mostrano un giubotto antiproiettile ripreso furtivamente da telefonini di passanti subito allontanati...
Eccallà, la gag è servita, due attori, tanti brave comparse e una regia eseguita da una postazione particolare, la stessa che poco dopo è stata occupata dalle forze dell'ordine e che ha continuato a filmare lo spostamento del nigeriano da altra diversa posizione, ma tutte riunite in un unico video... Quindi diversi punti di vista con la stessa qualità di ripresa, ergo posizioni prestabilite e scene montate come fossero un'unica ripresa in tempo reale...
Mi ricorda tanto quella falsa flag del MURATORE calabrese, alias CONTRACTOR, che sparò alle forze dell'ordine il giorno della nascita del nuovo governo LETTA...
Ma quella era un'altra storia, a proposito non se ne parla più, proprio come avevo detto...!!!



Il secondo video è quello del ghanese impazzito che con un piccone ha colpito 5 passanti uccidendone tre alle 6 di mattino, ovviamente in preda ad un raptus di follia omicida...
La Milano da bere sembra un vago ricordo, piuttosto ci richiama una di quelle storie surreali scritte da Tiziano Scalvi per Dylan Dog...
A differenza del primo caso, palesemente falso, questo presenta degli aspetti che potrebbero essere verosmili, nel senso che può succedere che uno impazzisca e colpisca dei passanti, però...???
Però anche in questo caso, la dinamica è veramente strana, infatti è difficile che poco dopo l'ALBA, un matto vada in giro con un piccone a colpire passanti, è pure strano che nessuno abbia chiamato immediatamente le forze dell'ordine per fermarlo, come è strano che una volta interrogato sia caduto dalle nuvole ed abbia riferito di aver udito voci nella testa che gli dicevano di uccidere, che lo comandavano...
In questo caso non abbiamo nessun video, nonostante sia stato ripreso da diverse telecamere, chissà perché...???
Solitamente uno schizofrenico non ha tanto vigore nel continuare il suo percorso omicida come sembra aver fatto Mado kabobo, quando senti le voci tendi a chiuderti in te stesso, tendi a scappare, più facile colpire nel mucchio dopo aver assunto sostanze dopanti, alcol o droghe allucinogene, ma anche in questo caso l'omicidio è difficile ci scappi e comunque non con una dinamica così complessa...
Sembra invece più un candidato manciuriano, un medium utilizzato dai servizi e controllato psichicamente, strumentalizzato a sua insaputa...
Comunque sempre un UOMO NERO da proporre come il cattivo di turno attraverso i media...
Un esempio di mostro mediatico perfetto per alimentare l'odio razziale e spaventare la massa ignara e vogliosa di ordine...
Sbatti il mostro in prima pagina...

Due esempi di modus operandi uguali/differenti di strategia della tensione...
Il primo completamente costruito ad hoc nei dettagli...
Il secondo strumentalizzato o comunque in qualche modo controllato, ma che comunque va a parare nella stessa identica direzione dell'altro... Un'unica regia, un'unica direzione...
Quella del DIVIDE ET IMPERA...
Quella della PROPAGANDA...
Quella della PAURA DELL'UOMO NERO...!!!