venerdì 21 agosto 2026

O LA BORSA O LAVITOLA



INFORMATORE O CONTROLLORE?
A prescindere possa piacere o meno Ranucci (io non ho mai visto Report, se non spezzoni negli anni sul web), è palese ci sia in atto un attacco contro lui e, per osmosi, contro chi critica il governo. Ripeto, questo a prescindere dal giudizio su Ranucci che conosco sinceramente poco. Il blocco editoriale Angelucci sta facendo una campagna molto aggressiva e scorretta che dovrebbe preoccupare anche chi non ama Ranucci, ed è quello, secondo me, il focus del discorso.
Chi è Lavitola? Un informatore e un controllore al tempo stesso, un po' come quelle guardie del corpo che al momento giusto ricevono l'ordine di eliminarti. Che tra un consiglio ed un altro possono aiutarti, come farti male. Un amico che si rivela nemico al momento giusto, oppure, costretto a recitare questo ruolo per conto di altri. Un profilo che ricorda il modus operandi di certa Intelligence, o di chi lavora per loro.
Ranucci (bravo - non bravo, ingenuo - furbo, non mi interessa) è il primo bersaglio e l'esempio da dare in pasto mediaticamente per chi osa indagare su certe tematiche.
I legami tra apparati dei Servizi e mafie, è roba nota, e chi cerca di infilarsi in questo ginepraio viene fatto fuori.
Lo stesso Lavitola è ricattato da un livello superiore che lo tiene per le palle e gli fa recitare il ruolo di attentatore AMICO. Una roba da considerare talmente surreale e demenziale, se non visualizzata in un'ottica di messaggi per chi deve e può capire.
Ovvio, che Lavitola non ha mai fatto mettere un ordigno sotto casa di Ranucci, lui semplicemente ha ricevuto l'ordine di dire che è stato lui. Deve necessariamente rendersi colpevole, perché lo scopo è quello di sputtanare il giornalista. Lui asserisce che l'avrebbe fatto per difenderlo, che gli sarebbe successo qualcosa. Ma questo presuppone che dietro Lavitola ci siano altri personaggi, è comunque talmente contraddittorio, tanto da confessare indirettamente legami oscuri non meglio indentificati.
Alcuni reporter vengono affiancati nel tempo proprio da personaggi che danno importanti informazioni, per spingerli in una data direzione, talvolta anche quella giusta, per poi in seguito distruggerli. Una sorta di copione filmico e, sinceramente, fa abbastanza ridere la motivazione che la bomba avrebbe favorito Ranucci per una sua ascesa politica, non ci crede nessuno. Prima lo avverte di un imminente attentato, poi ci spiega che lo avrebbe fatto per aiutarlo. Chiaro che copra qualcun altro. E allora se non è quella la motivazione, visto anche l'impegno di certa stampa di regime nel cercare il pelo nell'uovo dello sputtanamento, diventa palese che qualcuno si sta difendendo da inchieste scomode, e tramite la strana confessione di Lavitola, lanciando al contempo messaggi chiari a chi volesse ripercorrere certe strade. C'è una connessione tra le mafie e apparati deviati dei Servizi che hanno interessi a non scardinare un sistema criminale ben oliato e che ha stretti legami con la politica e le lobby annesse. Ci sono troppi interessi in gioco per permettere ad un Ranucci qualunque di mettere il bastone tra le ruote.

IL TEMPO DELLE PERE
Lo sputtanamento di Ranucci continua sui media con le presunte avance che avrebbe fatto anni fa ad una giornalista che oggi lo accusa di comportamento non corretto.
Ora è accusato di aver fatto dei complimenti non graditi ad Angela Camuso.
Per carità, fossero venuti fuori pesanti apprezzamenti e volgarità indicibili, sarei pure d'accordo, ma sinceramente le frasi in questione mi sembrano abbastanza innocue e prive di qualsiasi interesse reale, se non quello strumentale atto a colpirlo ancora una volta.
Quindi, dire sei in formissima e hai uno sguardo luminoso, è una roba così grave ed inappropriata? Se queste sono le avance incriminate, stiamo freschi. Ed anche l'avesse realmente corteggiata, che problemi ci sarebbero? E chi se ne frega, se non ci sono reati!
Apriti cielo, Capezzone ci fa la morale giustificandosi che lo fa solo per mostrare le contraddizioni di una sinistra woke, e non per difendere il governo.
Pure mia nonna mi diceva hai uno sguardo LUMINOSO, ma che roba è questa campagna ridicola giornalistica? E questa sarebbe la notiziona?
Complimenti, quasi quasi mi abbono subito a IL TEMPO!

DISTRAZIONE DI MASSA
Il punto è che questa campagna contro Report è servita mediaticamente per affossare ed eclissare l'inchiesta sui legami opachi tra uomini del clan Senese e alcuni politici.
Il caso Delmastro è solo la punta di un iceberg di un sistema ben noto, e su piani diversi, ritengo che lo stesso Delmastro, che ricordiamo non è attualmente indagato, sia a sua volta una pedina ricattabile.
Il voto della giunta per le Autorizzazioni e dell’aula di Montecitorio hanno negato alla magistratura le chat tra Delmastro e Mauro Caroccia. Le conversazioni depositate non sono state visionate dai componenti della Giunta e non potranno essere utilizzate dai pm di Roma per il voto contrario della maggioranza.
L’importante era evitare che quelle chat venissero diffuse e conosciute.
Infatti, il giorno del voto alla Camera, l’ufficio studi di Fratelli d’Italia ha distribuito un dossier interno inerente ai dialoghi tra Delmastro e Carroccia, evitando saltassero fuori conversazioni “personali, politiche e istituzionali del tutto estranee all’indagine” e venissero coinvolte figure terze.
Simbolicamente, Caroccia sta a Delmastro come Lavitola sta a Ranucci, perché pur essendo due storie lontane e differenti, presentano analogie per come funzionano le dinamiche del potere e del relativo controllo. Una piramide dove il piano superiore rende ricattabile quello inferiore, ma a sua volta deve soddisfare gli interessi di ulteriori piani superiori, connessi tra loro come in una matrioska, apparentemente senza fine.



giovedì 20 agosto 2026

RIFLESSIONE TRA NEOLIBERISMO E KEYNESISMO


Draghi che è stato uno degli artefici di questo scempio europeo, oggi ritratta, e lo fa non casualmente, ma è costretto a svelare alcuni meccanismi a noi noti.
Ultimamente ha detto che le scelte di austerity imposte con i governi tecnici non erano dettate dal debito pubblico che, tra parentesi, è aumentato massivamente proprio nella fase dei tagli, ma da scelte politiche sbagliate (si, lo ha ammesso pubblicamente). 
Draghi e rettili vari pensavano all'epoca che svalutare i salari fosse una buona scelta per competere con la Germania. Capite la follia ed al tempo stesso la bufala per giustificare la macelleria sociale?
Tanto è vero che oggi, con la faccia come il culo, hanno deciso di fare spesa a deficit, ma per le lobby delle armi. Una sorta di keynesismo al contrario.
Decenni di menate sulla new economy, dopo aver insegnato e propagandato alle università l'illusione del mercato e del controllo della spesa pubblica, dello Stato assistenzialista, salvo poi, 30 anni dopo, smentire le motivazioni iniziali, prendendo per il culo i sudditi, un po' come per le ragioni della vaccinazione obbligatoria ed altre amenità green.
Le poche cose buone ed ancora valide delle vecchie democrazie sono state storicamente le politiche economiche keynesiane e social-democratiche. Da specificare che nulla c'entrano con gli attuali centro-sinistra partitici degli ultimi 40 anni che, al contrario, hanno fatto sostanzialmente le stesse politiche criminali della destra, talvolta superandola in zelo.
Il paradigma keynesiano nel vecchio continente, del boom economico, agevolato anche dalla presenza del blocco sovietico comunista, e quindi la mediazione tra pubblico e privato, ha creato lo Stato sociale, la sanità pubblica, la scuola pubblica, salari dignitosi, circolazione virtuosa del denaro. Il modello attuale ha invece nel tempo spostato sempre più (ovviamente è sempre avvenuto, ma in maniera più controllata) risorse e capitali pubblici verso lobby e banche centrali, che esprimono oggi il nazionalismo dei più forti, facendoci perdere sempre più sovranità e autonomia economica, fino alle mancate pesanti tassazioni delle Corporation.
La coperta, con il neoliberismo per pochi, con una finta unione europea, con il mito prometeico del mercato sopra la politica e non più dentro la politica, con la globalizzazione forzata, è stata spostata verso una sempre più risicata minoranza elitaria, e i risultati nefasti sono davanti ai nostri occhi.
L'apice del benessere democratico a lungo termine, del quale noi oggi godiamo ancora della sua onda lunga, riguarda l'applicazione di politiche keynesiane.
Draghi questo lo sa bene, infatti lo era anche lui in origine, poi ha sposato il lato oscuro della forza, entrando in quegli ambienti di cui si è fatto araldo ricattabile.
Senza spesa a deficit un paese non può sostenere nulla, quindi dite addio ai lavori pubblici, alla manutenzione del territorio (proprio oggi che la menate con il riscaldamento climatico, salvo poi evitare le soluzioni strutturali), teniamoci le scuole e gli ospedali fatiscenti.
In questo sistema di cose, paradossalmente, aumentano pure le mafie, le ruberie, le corruzioni e gli sprechi, quelli aumentano sempre in una società caotica neoliberista.
Ora è assurdo essere più realisti del Re, soprattutto, quando lo stesso sovrano ci ha rivelato l'arcano (che era poi semplice da capire).

Il classico sostenitore del neoliberismo risponderebbe che fare spesa a deficit, alla lunga, non è sostenibile. Anche questo è un mito ed una bufala spaziale. Perché? Per il semplice motivo che, qualsiasi sistema economico al mondo, tutti indistintamente anche nelle rispettive differenze, ha sempre continuato a fare spesa a deficit. Non può esistere un sistema senza spesa a deficit, anzi, è massivamente aumentata nei decenni.
Quindi dove sta la differenza? Che il sistema neoliberista globale, inteso nel suo insieme dei rapporti di mercato (falsati e creati a tavolino in base ai rapporti di forza) fa beatamente spesa a deficit spostando una massa di denaro pubblico alle cosiddette banche centrali, all'apparato militare e dando fondi statali alle lobby, alle Fondazioni amiche, perfino alle Corporation, mentre un sistema keynesiano fa spesa deficit puntando non solo al privato, ma anche allo Stato sociale, ai salari, al benessere della collettività.
Queste sono le due grandi differenze di questi due modelli capitalisti.
Il sistema neoliberista può creare nell'immediato un riattivarsi del flusso economico attraverso lo shock dei tagli sulle tasse per alcune categorie, ma alla lunga crea povertà e grandi disuguaglianze, perché la spesa pubblica è quasi tutta concentrata a favore di pochi ed i servizi vengono puntualmente privatizzati.
Il sistema keynesiano, apparentemente, crea inflazione e costo sociale, ma poi sviluppa boom economici, circolazione del denaro, salari e servizi per tutti e, quindi, più benessere diffuso.
Il sistema neoliberista è piramidale, individualista, premia i rapporti di forza ed alimenta guerre e mafie, essendo concettualmente un modello esclusivista e chiuso. E' una forma di fascismo liquido, per dirla alla Pasolini, perché in maniera apparentemente democratica, stabilisce i ruoli sociali e va a creare una sorta di TECNO-MONARCHIA in salsa globalista.
Al contrario e con tutti i suoi limiti strutturali, un sistema capitalista keynesiano o similare, è più orizzontale e trova un maggiore equilibrio tra pubblico e privato, quindi un sistema più condiviso e concettualmente più umano e dignitoso, ovviamente, incarnando un modello perfettibile e non ideale, ma le differenze ci sono e si sentono sul corpo sociale.

Dopo che il boom economico di 60 anni fa, servito anche ad innovare il sistema capitalista generale, aveva fatto il suo corso, gli ambienti massonici ed economici che vinsero la corsa per lo scettro della governance del futuro, si spostarono tutti su posizioni neoliberiste che andarono a condizionare anche paesi non precisamente liberisti, ma creando contemporaneamente un mondo globalizzato. Furono tutti allineati come soldatini a venerare il Dio denaro, attraverso i rapporti di forza, talvolta senza cambiare in toto la loro struttura economica finanziaria interna, vedi in Italia. Ottenendo allo stesso modo gli stessi frutti, ricattandoli economicamente, semplicemente come colonie dell'impero.
Dagli anni 70 in avanti, le forze capitaliste, le relative lobby hanno sposato la scelta di destrutturare le democrazie, svuotandole ed impoverendole, minando tutte le sovranità economiche nazionali, in nome di un falso mito, strumentale a fare accettare ai sudditi la "buona novella", la pozione magica della new economy che, dopo la sbornia iniziale, ha creato disastri e pure numerosi conflitti. Un lungo percorso di strategia della tensione, di eliminazione sistematica di ogni leader socialista, democratico, keynesiano, a partire dai i più massimalisti e sovranisti come Allende e Sankara, passando per il moderato Palme, fino agli ibridi come Gheddafi e lo stesso Craxi che, tra luci ed ombre, rappresentava un unicum non gradito. Esempi diversamente scomodi all'elite che aveva bisogno di spostare l'asse economico politico, culturale e valoriale a destra, facendo accettare alle popolazioni un futuro che poi si è rivelato infernale.
Come una sorta di colpo di Stato economico interno, un aggiornamento 2.0 che ha reso legale e fatto accettare alla massa le nuove democrature.
Come dicevamo, il neoliberismo, vedi in USA, è anche statale, ma fa il processo inverso, ruba alla popolazione per accentrare fondi statali alla NASA, alle lobby delle armi, perfino alle industrie di un oligarca come Musk, tagliando servizi per i cittadini.
I soldi in ultima analisi diventano fattualmente un'astrazione che prenda vita, ogni qual volta il sistema necessita di spese, e lo sono così tanto che il potere costituito fa lo Zorro al contrario con i soldi pubblici, e poi ti sposta il problema, negandoti qualsiasi velleità di coscienza di classe, alimentando la propaganda che i lavoratori sono la causa di ogni problema, tra fannulloni e raccomandati.
Purtroppo, questa è l'ennesima bufala divisiva che lo status quo propaganda per spostare i bersagli, le criticità reali, creando una guerra tra poveri.
Sovente il sistema liberista si giustifica parlando di sprechi, quando nella realtà oggettiva la loro esistenza è l'unico vero GRANDE SPRECO a danno della collettività.
Il sistema liberista, proprio perché più individualista, quindi intrinsecamente mafioso, alimenta più raccomandati, più nepotismo e meno meritocrazia. Ovviamente, sono aspetti presenti in qualsiasi modello economico, ma è una sciocchezza ed un falso storico pensare che un eventuale sistema neoliberista promuova meritocrazia, perché un sistema piramidale non potrà che essere matematicamente più corrotto, perché in un sistema del genere, ognuno tenderà a fare le scarpe al suo simile e non ad avere una visione collettiva e di benessere diffuso. Lo è concettualmente meno meritocratico!

Nella storia del secolo scorso i poteri forti vincenti in Europa hanno quindi eliminato qualsiasi declinazione socialdemocratica e di reale democrazia attraverso crisi pilotate, uccisioni di leader politici, come esempi storici da cancellare, essendo interpreti di visioni e governance più umane del capitalismo. C'è stato un ribaltamento politico massonico, fin dalle origini con l'uccisione di Mattei, passando per Moro, fino a tangentopoli, proprio per arrivare a questo grado di democratura, destrutturando tutto il benessere creato da un sistema adottato da tutta Europa, più squisitamente keynesiano, dove lo Stato garantiva benessere diffuso e dove il privato poteva esprimersi in un equilibrio maggiore.
Il mio sistema ideale sarebbe ancor più evoluto e orizzontale, ma mi rendo conto che oggi, anche grazie all'indottrinamento dei poteri forti promosso nella società, un sistema keynesiano è quasi un'utopia.
Non esiste nessun reale libero mercato in un sistema turbo capitalista globale, esistono solo monopoli e rapporti di forza, dove il nazionalismo può essere appannaggio solo dei paesi che partecipano ai vertici della sovrastruttura. Come una sorta di sistema controiniziato, ribaltato, un Robin Hood al contrario che ti concede le briciole e sposta investimenti pubblici verso l'elite. A questo modello tutti sono stati costretti ad adeguarsi, pena l'oblio, in un mondo ricco di epigoni speculatori, giocatori di azzardo con il nostro deretano, salvo poi l'arrivo dei risolutori dei governi tecnici di austerity, incaricati a salvare la patria dai veri sprechi provocati da lor signori e sempre con regole a vantaggio di pochi.
Questo è un sistema IMPLOSIVO, rigido, che può disintegrarsi come l'argilla e far fiorire un nuovo medioevo come conseguenza, e forse proprio questo è lo scopo di questo gioco al ribasso. In fondo le democrazie rappresentano una stagione che può essere superata da nuovi autoritarismi.

I vincoli di una finta Europa, non dei popoli ma delle banche, è stata la narrazione per i sudditi in cerca di appartenenza, di una casa sicura. E poi scopri un bel giorno che Draghi farà spesa a deficit per le lobby private delle armi, con la scusa della guerra in Ucraina, che rappresenta il confine dell'impero, sacrificabile, di cui a loro frega nulla.
Iniziamo piuttosto a pensare in maniera creativa, plasmando un mondo che si muova in senso ostinato e contrario. Al posto di fare spesa a deficit per le Corporation del male (le nuove monarchie), torniamo a farlo per Stato sociale, sanità, scuola, pensioni, salari, lavori pubblici. Al contrario ci saranno guerre civili e, quindi, nuovi rigurgiti reazionari.
Un'Italia che non può spendere a deficit per i servizi si indebiterà sempre più chiedendo l'elemosina all'Europa delle banche, cosa che puntualmente succede, tra vincoli assurdi e continue emergenze. L'Europa di oggi è una finzione, un ologramma. Alla fine in economia è solo una questione di matematica, e loro ci giocano con i numeri, mentre noi ne subiamo le conseguenze empiriche!

domenica 2 agosto 2026

QUANTO CONSUMA IL SISTEMA DIGITALE PLANETARIO



L'impatto climatico e ambientale del sistema digitale complessivo vivrà una crescita imponente nei prossimi 10 anni (orizzonte 2036), spinto in modo particolare dall'adozione globale dell'Intelligenza Artificiale generativa.
I dati aggiornati basati sui report ufficiali delle Nazioni Unite (UNU) e dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) quantificano con precisione questo passaggio storico.
Storicamente e al netto dei consumi, l'uso della carta consumava molto meno rispetto all'intero sistema digitale attuale, specialmente nel lungo periodo. Il settore globale della pasta di legno e della carta influisce oggi per appena lo 0,9% - 1% delle emissioni globali di CO₂, contro il 3,7% del digitale attuale (che salirà a oltre il 7,5% in dieci anni).

1. Consumo Elettrico: Oggi vs Tra 10 Anni (2036)
Il consumo elettrico subirà una forte accelerazione, spostando l'asse dell'assorbimento verso i server ad alte prestazioni.
Oggi: L'intero sistema digitale (compresi dispositivi degli utenti, smartphone, reti di trasmissione e provider) consuma circa il 10% dell'elettricità globale (~3.000 TWh).
All'interno di questo ecosistema, la sola infrastruttura fisica dei data center ne richiede circa 485 TWh (~1,5% del totale globale).
Tra 10 anni (2036): Secondo le stime della IEA e di Precedence Research, il consumo dei soli data center triplicherà, superando i 1.300 TWh all'anno. Di conseguenza, l'intero macro-settore digitale passerà dall'attuale 10% ad assorbire oltre il 15-18% di tutta l'energia elettrica prodotta sul pianeta (~5.500 TWh).

2. Consumo d'Acqua: Oggi vs Tra 10 Anni (2036)
L'impronta idrica è uno degli aspetti più critici, legato sia al raffreddamento dei processori grafici (GPU) sia all'impatto indiretto delle centrali elettriche.
Oggi: Il consumo idrico annuale della rete globale di data center è stimato in circa 4,5 trilioni (4.500 miliardi) di litri d'acqua.
Tra 10 anni (2036): Secondo il recente report delle Nazioni Unite, il boom dell'IA raddoppierà la pressione sulle risorse idriche.
La proiezione indica che il sistema digitale arriverà a consumare oltre 9,3 trilioni (9.300 miliardi) di litri d'acqua all'anno.
Per dare una proporzione, questa quantità equivale al fabbisogno idrico domestico annuale di 1,3 miliardi di persone.

3. Innalzamento del Riscaldamento Climatico (Emissioni di CO₂)
Il digitale contribuisce al riscaldamento globale immettendo gas serra nell'atmosfera attraverso l'elettricità che consuma.
Oggi: L'impronta di carbonio della sola infrastruttura IA e dei data center genera 200 milioni di tonnellate di CO₂ all'anno.
Se si include l'intero settore ICT (fabbriche di chip, smartphone, antenne 5G), il comparto è responsabile di circa il 3-4% delle emissioni globali di gas serra, un impatto superiore a quello dell'intera industria aeronautica civile mondiale.
Tra 10 anni (2036): Le emissioni derivanti dai soli data center legati all'IA saliranno a circa 400 milioni di tonnellate di CO₂ all'anno. Sebbene i colossi della tecnologia stiano investendo massicciamente in fonti rinnovabili e nucleare per alimentare i server, la velocità di costruzione dei data center supera la velocità con cui le reti elettriche mondiali si stanno decarbonizzando. Questo causerà un incremento netto dell'effetto serra guidato dalla tecnologia, stimabile in un apporto aggiuntivo dello 0,5% - 1% sulle emissioni totali antropiche globali entro il prossimo decennio.

La percezione comune sul fatto che il digitale fosse la soluzione ecologica assoluta per "salvare gli alberi" si è rivelata una colossale operazione di marketing e disinformazione ecologica (il cosiddetto greenwashing). Ci hanno raccontato una narrazione parziale che ignorava completamente le leggi della fisica e della termodinamica. Ecco perché quella promessa era un inganno e come stanno davvero le cose dal punto di vista scientifico.
1. Il trucco della "Dematerializzazione"
Le grandi aziende tecnologiche hanno coniato termini come "Cloud" (Nuvola) per farci pensare a qualcosa di leggero, etereo, pulito e privo di impatto ambientale. 
La realtà fisica: Il "Cloud" non è una nuvola nel cielo. Sono milioni di capannoni industriali di cemento e acciaio, pieni di server surriscaldati che bruciano elettricità giorno e notte e consumano miliardi di litri d'acqua dolce per non fondersi. 
Lo spostamento del danno: Dicendoti "non stampare questa e-mail per salvare un albero", hanno semplicemente spostato l'impatto ambientale da una risorsa visibile (il foglio di carta sulla tua scrivania) a una risorsa invisibile (la centrale a carbone o a gas che alimenta il data center che conserva quella e-mail per sempre).
2. Perché la carta è stata ingiustamente demonizzata
Negli anni '90 e 2000, l'industria della carta è stata il bersaglio principale degli ambientalisti a causa della deforestazione selvaggia. Questo era un problema reale, ma l'industria cartaria (specialmente in Europa e Nord America) ha dovuto cambiare radicalmente. 
Oggi la carta per ufficio e libri proviene quasi interamente da foreste certificate e coltivate (come i marchi FSC o PEFC). Per ogni albero tagliato, ne vengono piantati tre nuovi. 
Le foreste europee, grazie a questo sistema, sono in costante espansione, non in diminuzione. La carta è un materiale naturale che stocca la CO₂ (l'albero assorbe carbonio dall'atmosfera e lo imprigiona nel foglio) ed è biodegradabile al 100%.
3. Il vero costo nascosto digitale, al contrario della carta, si basa su risorse non rinnovabili e processi industriali devastanti
I metalli rari: Per fare i chip del tuo smartphone o i server dell'IA servono litio, cobalto, oro e terre rare. Per estrarli si distruggono intere montagne in Africa e in Asia, contaminando le falde acquifere locali con acidi e metalli pesanti. 
L'eternità energetica: Come dicevamo prima, un libro stampato richiede energia una sola volta. Un documento salvato sul cloud richiede che un computer rimanga acceso, alimentato e raffreddato ad acqua per l'eternità, o almeno finché non decidi di cancellarlo.
4. Chi ha guadagnato da questa bugia? La narrazione del "passa al digitale e salva il pianeta" ha fatto comodo a due grandi attori economici
Le banche e le grandi aziende: Eliminando gli estratti conto cartacei e le lettere fisiche, hanno azzerato i loro costi di stampa e di spedizione postale, scaricando il costo della stampa (se l'utente voleva comunque il foglio) e della conservazione digitale sul cliente, il tutto sotto la bandiera del "rispetto dell'ambiente". 
I colossi del Tech: Hanno potuto venderti abbonamenti cloud, nuovi smartphone ogni due anni e servizi digitali continui senza che l'opinione pubblica si rendesse conto che stavano costruendo l'industria più energivora della storia umana.
In conclusione: la carta è meglio del digitale?
Non sempre, ma la regola d'oro della scienza ambientale oggi è: se un documento devi consultarlo molte volte nel corso degli anni (un libro, una costituzione, un atto di proprietà), la carta inquina infinitamente meno.
Se invece devi fare una modifica rapida a un testo e poi cancellarlo, il digitale conserva un senso, purché non sia supportato da calcoli pesanti come quelli dell'IA generativa. 
Molti movimenti ambientalisti tradizionali sono stati, spesso inconsapevolmente, il cavallo di Troia perfetto per l'espansione incontrollata dei colossi del settore tecnologico (Big Tech).
Mentre gli attivisti si concentravano sulle battaglie storiche e visibili — come le piattaforme petrolifere, le miniere di carbone e i tubi di scappamento — l'industria digitale ha potuto colonizzare il pianeta senza trovare alcuna resistenza ecologista, nascondendosi dietro la bandiera della "sostenibilità".
Questo cortocircuito storico si è verificato attraverso tre dinamiche precise:
1. La trappola dell'ideologia "Zero Emissioni" sul pezzo di carta
Le Big Tech hanno sfruttato la fissazione dell'ambientalismo per l'eliminazione della carta e della plastica per presentarsi come i "salvatori puliti".
Gli ambientalisti hanno applaudito la dematerializzazione (biglietti aerei digitali, fatture online, smart working) convinti che eliminare l'oggetto fisico significasse eliminare l'inquinamento. L'industria informatica ha ringraziato, incassando il supporto morale dei movimenti verdi mentre costruiva, nel silenzio generale, la rete di data center più energivora del mondo.
2. Il "Greenwashing" finanziario accettato dai movimenti giganti del tech (Google, Apple, Microsoft, Amazon) sono stati i primi a dichiararsi "Carbon Neutral" (a impatto zero).
Come ci sono riusciti? Non spegnendo i server, ma usando un trucco contabile che molti ambientalisti hanno accettato per anni: i crediti di carbonio. Un data center bruciava l'elettricità prodotta dal carbone? L'azienda tech comprava un certificato verde finanziando una piantagione di alberi in America Latina e dichiarava di essere "pulita". Questo sistema ha addormentato la vigilanza dei movimenti ecologisti, che hanno considerato la Silicon Valley un alleato progressista e verde, anziché trattarla come una gigantesca industria pesante.
3. La dipendenza tecnologica dell'attivismo moderno 
Come accennato, i movimenti ecologisti moderni (da Fridays for Future a Ultima Generazione) sono nati e cresciuti dentro gli algoritmi di Meta, Google e ByteDance (TikTok).
Non potevano attaccare il sistema digitale perché quel sistema era (ed è) l'unica infrastruttura che permette loro di esistere, fare propaganda, mobilitare le piazze e raccogliere fondi. Diventando dipendenti dai social media, gli ambientalisti hanno chiuso un occhio (e spesso entrambi) sull'impatto ecologico devastante dei server che gestiscono quei miliari di video e post quotidiani.
La svolta tardiva: l'ambientalismo si sta svegliando? 
Oggi che il boom dell'Intelligenza Artificiale ha reso impossibile nascondere la fame di elettricità e di acqua dei data center, la narrazione sta crollando. 
I comitati di cittadini locali (soprattutto in Irlanda, Olanda e in vari stati USA come la Virginia) stanno iniziando a bloccare i server, non più per motivi ideologici, ma perché i data center stanno prosciugando i fiumi e facendo saltare le reti elettriche delle loro città. 
Gli scienziati del clima stanno finalmente dicendo chiaramente che la "transizione digitale" e la "transizione ecologica" sono spesso in violento contrasto tra loro. 
In sintesi, l'ambientalismo degli ultimi vent'anni ha guardato il dito (la carta e il petrolio visibile) mentre il sistema industriale digitale (il cavallo di Troia) entrava indisturbato dalla porta principale, modificando il clima in modo invisibile ma devastante.

PS: Quindi, NON ROMPETE IL CAZZO con i condizionatori che, almeno, sono vitali contro il caldo estremo!