Ultimamente ha detto che le scelte di austerity imposte con i governi tecnici non erano dettate dal debito pubblico che, tra parentesi, è aumentato massivamente proprio nella fase dei tagli, ma da scelte politiche sbagliate (si, lo ha ammesso pubblicamente).
Draghi e rettili vari pensavano all'epoca che svalutare i salari fosse una buona scelta per competere con la Germania. Capite la follia ed al tempo stesso la bufala per giustificare la macelleria sociale?
Tanto è vero che oggi, con la faccia come il culo, hanno deciso di fare spesa a deficit, ma per le lobby delle armi. Una sorta di keynesismo al contrario.
Decenni di menate sulla new economy, dopo aver insegnato e propagandato alle università l'illusione del mercato e del controllo della spesa pubblica, dello Stato assistenzialista, salvo poi, 30 anni dopo, smentire le motivazioni iniziali, prendendo per il culo i sudditi, un po' come per le ragioni della vaccinazione obbligatoria ed altre amenità green.
Le poche cose buone ed ancora valide delle vecchie democrazie sono state storicamente le politiche economiche keynesiane e social-democratiche. Da specificare che nulla c'entrano con gli attuali centro-sinistra partitici degli ultimi 40 anni che, al contrario, hanno fatto sostanzialmente le stesse politiche criminali della destra, talvolta superandola in zelo.
Il paradigma keynesiano nel vecchio continente, del boom economico, agevolato anche dalla presenza del blocco sovietico comunista, e quindi la mediazione tra pubblico e privato, ha creato lo Stato sociale, la sanità pubblica, la scuola pubblica, salari dignitosi, circolazione virtuosa del denaro. Il modello attuale ha invece nel tempo spostato sempre più (ovviamente è sempre avvenuto, ma in maniera più controllata) risorse e capitali pubblici verso lobby e banche centrali, che esprimono oggi il nazionalismo dei più forti, facendoci perdere sempre più sovranità e autonomia economica, fino alle mancate pesanti tassazioni delle Corporation.
La coperta, con il neoliberismo per pochi, con una finta unione europea, con il mito prometeico del mercato sopra la politica e non più dentro la politica, con la globalizzazione forzata, è stata spostata verso una sempre più risicata minoranza elitaria, e i risultati nefasti sono davanti ai nostri occhi.
L'apice del benessere democratico a lungo termine, del quale noi oggi godiamo ancora della sua onda lunga, riguarda l'applicazione di politiche keynesiane.
Draghi questo lo sa bene, infatti lo era anche lui in origine, poi ha sposato il lato oscuro della forza, entrando in quegli ambienti di cui si è fatto araldo ricattabile.
Senza spesa a deficit un paese non può sostenere nulla, quindi dite addio ai lavori pubblici, alla manutenzione del territorio (proprio oggi che la menate con il riscaldamento climatico, salvo poi evitare le soluzioni strutturali), teniamoci le scuole e gli ospedali fatiscenti.
In questo sistema di cose, paradossalmente, aumentano pure le mafie, le ruberie, le corruzioni e gli sprechi, quelli aumentano sempre in una società caotica neoliberista.
Ora è assurdo essere più realisti del Re, soprattutto, quando lo stesso sovrano ci ha rivelato l'arcano (che era poi semplice da capire).
Il classico sostenitore del neoliberismo risponderebbe che fare spesa a deficit, alla lunga, non è sostenibile. Anche questo è un mito ed una bufala spaziale. Perché? Per il semplice motivo che, qualsiasi sistema economico al mondo, tutti indistintamente anche nelle rispettive differenze, ha sempre continuato a fare spesa a deficit. Non può esistere un sistema senza spesa a deficit, anzi, è massivamente aumentata nei decenni.
Quindi dove sta la differenza? Che il sistema neoliberista globale, inteso nel suo insieme dei rapporti di mercato (falsati e creati a tavolino in base ai rapporti di forza) fa beatamente spesa a deficit spostando una massa di denaro pubblico alle cosiddette banche centrali, all'apparato militare e dando fondi statali alle lobby, alle Fondazioni amiche, perfino alle Corporation, mentre un sistema keynesiano fa spesa deficit puntando non solo al privato, ma anche allo Stato sociale, ai salari, al benessere della collettività.
Queste sono le due grandi differenze di questi due modelli capitalisti.
Il sistema neoliberista può creare nell'immediato un riattivarsi del flusso economico attraverso lo shock dei tagli sulle tasse per alcune categorie, ma alla lunga crea povertà e grandi disuguaglianze, perché la spesa pubblica è quasi tutta concentrata a favore di pochi ed i servizi vengono puntualmente privatizzati.
Il sistema keynesiano, apparentemente, crea inflazione e costo sociale, ma poi sviluppa boom economici, circolazione del denaro, salari e servizi per tutti e, quindi, più benessere diffuso.
Il sistema neoliberista è piramidale, individualista, premia i rapporti di forza ed alimenta guerre e mafie, essendo concettualmente un modello esclusivista e chiuso. E' una forma di fascismo liquido, per dirla alla Pasolini, perché in maniera apparentemente democratica, stabilisce i ruoli sociali e va a creare una sorta di TECNO-MONARCHIA in salsa globalista.
Al contrario e con tutti i suoi limiti strutturali, un sistema capitalista keynesiano o similare, è più orizzontale e trova un maggiore equilibrio tra pubblico e privato, quindi un sistema più condiviso e concettualmente più umano e dignitoso, ovviamente, incarnando un modello perfettibile e non ideale, ma le differenze ci sono e si sentono sul corpo sociale.
Dopo che il boom economico di 60 anni fa, servito anche ad innovare il sistema capitalista generale, aveva fatto il suo corso, gli ambienti massonici ed economici che vinsero la corsa per lo scettro della governance del futuro, si spostarono tutti su posizioni neoliberiste che andarono a condizionare anche paesi non precisamente liberisti, ma creando contemporaneamente un mondo globalizzato. Furono tutti allineati come soldatini a venerare il Dio denaro, attraverso i rapporti di forza, talvolta senza cambiare in toto la loro struttura economica finanziaria interna, vedi in Italia. Ottenendo allo stesso modo gli stessi frutti, ricattandoli economicamente, semplicemente come colonie dell'impero.
Dagli anni 70 in avanti, le forze capitaliste, le relative lobby hanno sposato la scelta di destrutturare le democrazie, svuotandole ed impoverendole, minando tutte le sovranità economiche nazionali, in nome di un falso mito, strumentale a fare accettare ai sudditi la "buona novella", la pozione magica della new economy che, dopo la sbornia iniziale, ha creato disastri e pure numerosi conflitti. Un lungo percorso di strategia della tensione, di eliminazione sistematica di ogni leader socialista, democratico, keynesiano, a partire dai i più massimalisti e sovranisti come Allende e Sankara, passando per il moderato Palme, fino agli ibridi come Gheddafi e lo stesso Craxi che, tra luci ed ombre, rappresentava un unicum non gradito. Esempi diversamente scomodi all'elite che aveva bisogno di spostare l'asse economico politico, culturale e valoriale a destra, facendo accettare alle popolazioni un futuro che poi si è rivelato infernale.
Come una sorta di colpo di Stato economico interno, un aggiornamento 2.0 che ha reso legale e fatto accettare alla massa le nuove democrature.
Come dicevamo, il neoliberismo, vedi in USA, è anche statale, ma fa il processo inverso, ruba alla popolazione per accentrare fondi statali alla NASA, alle lobby delle armi, perfino alle industrie di un oligarca come Musk, tagliando servizi per i cittadini.
I soldi in ultima analisi diventano fattualmente un'astrazione che prenda vita, ogni qual volta il sistema necessita di spese, e lo sono così tanto che il potere costituito fa lo Zorro al contrario con i soldi pubblici, e poi ti sposta il problema, negandoti qualsiasi velleità di coscienza di classe, alimentando la propaganda che i lavoratori sono la causa di ogni problema, tra fannulloni e raccomandati.
Purtroppo, questa è l'ennesima bufala divisiva che lo status quo propaganda per spostare i bersagli, le criticità reali, creando una guerra tra poveri.
Sovente il sistema liberista si giustifica parlando di sprechi, quando nella realtà oggettiva la loro esistenza è l'unico vero GRANDE SPRECO a danno della collettività.
Il sistema liberista, proprio perché più individualista, quindi intrinsecamente mafioso, alimenta più raccomandati, più nepotismo e meno meritocrazia. Ovviamente, sono aspetti presenti in qualsiasi modello economico, ma è una sciocchezza ed un falso storico pensare che un eventuale sistema neoliberista promuova meritocrazia, perché un sistema piramidale non potrà che essere matematicamente più corrotto, perché in un sistema del genere, ognuno tenderà a fare le scarpe al suo simile e non ad avere una visione collettiva e di benessere diffuso. Lo è concettualmente meno meritocratico!
Nella storia del secolo scorso i poteri forti vincenti in Europa hanno quindi eliminato qualsiasi declinazione socialdemocratica e di reale democrazia attraverso crisi pilotate, uccisioni di leader politici, come esempi storici da cancellare, essendo interpreti di visioni e governance più umane del capitalismo. C'è stato un ribaltamento politico massonico, fin dalle origini con l'uccisione di Mattei, passando per Moro, fino a tangentopoli, proprio per arrivare a questo grado di democratura, destrutturando tutto il benessere creato da un sistema adottato da tutta Europa, più squisitamente keynesiano, dove lo Stato garantiva benessere diffuso e dove il privato poteva esprimersi in un equilibrio maggiore.
Il mio sistema ideale sarebbe ancor più evoluto e orizzontale, ma mi rendo conto che oggi, anche grazie all'indottrinamento dei poteri forti promosso nella società, un sistema keynesiano è quasi un'utopia.
Non esiste nessun reale libero mercato in un sistema turbo capitalista globale, esistono solo monopoli e rapporti di forza, dove il nazionalismo può essere appannaggio solo dei paesi che partecipano ai vertici della sovrastruttura. Come una sorta di sistema controiniziato, ribaltato, un Robin Hood al contrario che ti concede le briciole e sposta investimenti pubblici verso l'elite. A questo modello tutti sono stati costretti ad adeguarsi, pena l'oblio, in un mondo ricco di epigoni speculatori, giocatori di azzardo con il nostro deretano, salvo poi l'arrivo dei risolutori dei governi tecnici di austerity, incaricati a salvare la patria dai veri sprechi provocati da lor signori e sempre con regole a vantaggio di pochi.
I vincoli di una finta Europa, non dei popoli ma delle banche, è stata la narrazione per i sudditi in cerca di appartenenza, di una casa sicura. E poi scopri un bel giorno che Draghi farà spesa a deficit per le lobby private delle armi, con la scusa della guerra in Ucraina, che rappresenta il confine dell'impero, sacrificabile, di cui a loro frega nulla.
Iniziamo piuttosto a pensare in maniera creativa, plasmando un mondo che si muova in senso ostinato e contrario. Al posto di fare spesa a deficit per le Corporation del male (le nuove monarchie), torniamo a farlo per Stato sociale, sanità, scuola, pensioni, salari, lavori pubblici. Al contrario ci saranno guerre civili e, quindi, nuovi rigurgiti reazionari.
Un'Italia che non può spendere a deficit per i servizi si indebiterà sempre più chiedendo l'elemosina all'Europa delle banche, cosa che puntualmente succede, tra vincoli assurdi e continue emergenze. L'Europa di oggi è una finzione, un ologramma. Alla fine in economia è solo una questione di matematica, e loro ci giocano con i numeri, mentre noi ne subiamo le conseguenze empiriche!
Tanto è vero che oggi, con la faccia come il culo, hanno deciso di fare spesa a deficit, ma per le lobby delle armi. Una sorta di keynesismo al contrario.
Decenni di menate sulla new economy, dopo aver insegnato e propagandato alle università l'illusione del mercato e del controllo della spesa pubblica, dello Stato assistenzialista, salvo poi, 30 anni dopo, smentire le motivazioni iniziali, prendendo per il culo i sudditi, un po' come per le ragioni della vaccinazione obbligatoria ed altre amenità green.
Le poche cose buone ed ancora valide delle vecchie democrazie sono state storicamente le politiche economiche keynesiane e social-democratiche. Da specificare che nulla c'entrano con gli attuali centro-sinistra partitici degli ultimi 40 anni che, al contrario, hanno fatto sostanzialmente le stesse politiche criminali della destra, talvolta superandola in zelo.
Il paradigma keynesiano nel vecchio continente, del boom economico, agevolato anche dalla presenza del blocco sovietico comunista, e quindi la mediazione tra pubblico e privato, ha creato lo Stato sociale, la sanità pubblica, la scuola pubblica, salari dignitosi, circolazione virtuosa del denaro. Il modello attuale ha invece nel tempo spostato sempre più (ovviamente è sempre avvenuto, ma in maniera più controllata) risorse e capitali pubblici verso lobby e banche centrali, che esprimono oggi il nazionalismo dei più forti, facendoci perdere sempre più sovranità e autonomia economica, fino alle mancate pesanti tassazioni delle Corporation.
La coperta, con il neoliberismo per pochi, con una finta unione europea, con il mito prometeico del mercato sopra la politica e non più dentro la politica, con la globalizzazione forzata, è stata spostata verso una sempre più risicata minoranza elitaria, e i risultati nefasti sono davanti ai nostri occhi.
L'apice del benessere democratico a lungo termine, del quale noi oggi godiamo ancora della sua onda lunga, riguarda l'applicazione di politiche keynesiane.
Draghi questo lo sa bene, infatti lo era anche lui in origine, poi ha sposato il lato oscuro della forza, entrando in quegli ambienti di cui si è fatto araldo ricattabile.
Senza spesa a deficit un paese non può sostenere nulla, quindi dite addio ai lavori pubblici, alla manutenzione del territorio (proprio oggi che la menate con il riscaldamento climatico, salvo poi evitare le soluzioni strutturali), teniamoci le scuole e gli ospedali fatiscenti.
In questo sistema di cose, paradossalmente, aumentano pure le mafie, le ruberie, le corruzioni e gli sprechi, quelli aumentano sempre in una società caotica neoliberista.
Ora è assurdo essere più realisti del Re, soprattutto, quando lo stesso sovrano ci ha rivelato l'arcano (che era poi semplice da capire).
Il classico sostenitore del neoliberismo risponderebbe che fare spesa a deficit, alla lunga, non è sostenibile. Anche questo è un mito ed una bufala spaziale. Perché? Per il semplice motivo che, qualsiasi sistema economico al mondo, tutti indistintamente anche nelle rispettive differenze, ha sempre continuato a fare spesa a deficit. Non può esistere un sistema senza spesa a deficit, anzi, è massivamente aumentata nei decenni.
Quindi dove sta la differenza? Che il sistema neoliberista globale, inteso nel suo insieme dei rapporti di mercato (falsati e creati a tavolino in base ai rapporti di forza) fa beatamente spesa a deficit spostando una massa di denaro pubblico alle cosiddette banche centrali, all'apparato militare e dando fondi statali alle lobby, alle Fondazioni amiche, perfino alle Corporation, mentre un sistema keynesiano fa spesa deficit puntando non solo al privato, ma anche allo Stato sociale, ai salari, al benessere della collettività.
Queste sono le due grandi differenze di questi due modelli capitalisti.
Il sistema neoliberista può creare nell'immediato un riattivarsi del flusso economico attraverso lo shock dei tagli sulle tasse per alcune categorie, ma alla lunga crea povertà e grandi disuguaglianze, perché la spesa pubblica è quasi tutta concentrata a favore di pochi ed i servizi vengono puntualmente privatizzati.
Il sistema keynesiano, apparentemente, crea inflazione e costo sociale, ma poi sviluppa boom economici, circolazione del denaro, salari e servizi per tutti e, quindi, più benessere diffuso.
Il sistema neoliberista è piramidale, individualista, premia i rapporti di forza ed alimenta guerre e mafie, essendo concettualmente un modello esclusivista e chiuso. E' una forma di fascismo liquido, per dirla alla Pasolini, perché in maniera apparentemente democratica, stabilisce i ruoli sociali e va a creare una sorta di TECNO-MONARCHIA in salsa globalista.
Al contrario e con tutti i suoi limiti strutturali, un sistema capitalista keynesiano o similare, è più orizzontale e trova un maggiore equilibrio tra pubblico e privato, quindi un sistema più condiviso e concettualmente più umano e dignitoso, ovviamente, incarnando un modello perfettibile e non ideale, ma le differenze ci sono e si sentono sul corpo sociale.
Dopo che il boom economico di 60 anni fa, servito anche ad innovare il sistema capitalista generale, aveva fatto il suo corso, gli ambienti massonici ed economici che vinsero la corsa per lo scettro della governance del futuro, si spostarono tutti su posizioni neoliberiste che andarono a condizionare anche paesi non precisamente liberisti, ma creando contemporaneamente un mondo globalizzato. Furono tutti allineati come soldatini a venerare il Dio denaro, attraverso i rapporti di forza, talvolta senza cambiare in toto la loro struttura economica finanziaria interna, vedi in Italia. Ottenendo allo stesso modo gli stessi frutti, ricattandoli economicamente, semplicemente come colonie dell'impero.
Dagli anni 70 in avanti, le forze capitaliste, le relative lobby hanno sposato la scelta di destrutturare le democrazie, svuotandole ed impoverendole, minando tutte le sovranità economiche nazionali, in nome di un falso mito, strumentale a fare accettare ai sudditi la "buona novella", la pozione magica della new economy che, dopo la sbornia iniziale, ha creato disastri e pure numerosi conflitti. Un lungo percorso di strategia della tensione, di eliminazione sistematica di ogni leader socialista, democratico, keynesiano, a partire dai i più massimalisti e sovranisti come Allende e Sankara, passando per il moderato Palme, fino agli ibridi come Gheddafi e lo stesso Craxi che, tra luci ed ombre, rappresentava un unicum non gradito. Esempi diversamente scomodi all'elite che aveva bisogno di spostare l'asse economico politico, culturale e valoriale a destra, facendo accettare alle popolazioni un futuro che poi si è rivelato infernale.
Come una sorta di colpo di Stato economico interno, un aggiornamento 2.0 che ha reso legale e fatto accettare alla massa le nuove democrature.
Come dicevamo, il neoliberismo, vedi in USA, è anche statale, ma fa il processo inverso, ruba alla popolazione per accentrare fondi statali alla NASA, alle lobby delle armi, perfino alle industrie di un oligarca come Musk, tagliando servizi per i cittadini.
I soldi in ultima analisi diventano fattualmente un'astrazione che prenda vita, ogni qual volta il sistema necessita di spese, e lo sono così tanto che il potere costituito fa lo Zorro al contrario con i soldi pubblici, e poi ti sposta il problema, negandoti qualsiasi velleità di coscienza di classe, alimentando la propaganda che i lavoratori sono la causa di ogni problema, tra fannulloni e raccomandati.
Purtroppo, questa è l'ennesima bufala divisiva che lo status quo propaganda per spostare i bersagli, le criticità reali, creando una guerra tra poveri.
Sovente il sistema liberista si giustifica parlando di sprechi, quando nella realtà oggettiva la loro esistenza è l'unico vero GRANDE SPRECO a danno della collettività.
Il sistema liberista, proprio perché più individualista, quindi intrinsecamente mafioso, alimenta più raccomandati, più nepotismo e meno meritocrazia. Ovviamente, sono aspetti presenti in qualsiasi modello economico, ma è una sciocchezza ed un falso storico pensare che un eventuale sistema neoliberista promuova meritocrazia, perché un sistema piramidale non potrà che essere matematicamente più corrotto, perché in un sistema del genere, ognuno tenderà a fare le scarpe al suo simile e non ad avere una visione collettiva e di benessere diffuso. Lo è concettualmente meno meritocratico!
Nella storia del secolo scorso i poteri forti vincenti in Europa hanno quindi eliminato qualsiasi declinazione socialdemocratica e di reale democrazia attraverso crisi pilotate, uccisioni di leader politici, come esempi storici da cancellare, essendo interpreti di visioni e governance più umane del capitalismo. C'è stato un ribaltamento politico massonico, fin dalle origini con l'uccisione di Mattei, passando per Moro, fino a tangentopoli, proprio per arrivare a questo grado di democratura, destrutturando tutto il benessere creato da un sistema adottato da tutta Europa, più squisitamente keynesiano, dove lo Stato garantiva benessere diffuso e dove il privato poteva esprimersi in un equilibrio maggiore.
Il mio sistema ideale sarebbe ancor più evoluto e orizzontale, ma mi rendo conto che oggi, anche grazie all'indottrinamento dei poteri forti promosso nella società, un sistema keynesiano è quasi un'utopia.
Non esiste nessun reale libero mercato in un sistema turbo capitalista globale, esistono solo monopoli e rapporti di forza, dove il nazionalismo può essere appannaggio solo dei paesi che partecipano ai vertici della sovrastruttura. Come una sorta di sistema controiniziato, ribaltato, un Robin Hood al contrario che ti concede le briciole e sposta investimenti pubblici verso l'elite. A questo modello tutti sono stati costretti ad adeguarsi, pena l'oblio, in un mondo ricco di epigoni speculatori, giocatori di azzardo con il nostro deretano, salvo poi l'arrivo dei risolutori dei governi tecnici di austerity, incaricati a salvare la patria dai veri sprechi provocati da lor signori e sempre con regole a vantaggio di pochi.
Questo è un sistema IMPLOSIVO, rigido, che può disintegrarsi come l'argilla e far fiorire un nuovo medioevo come conseguenza, e forse proprio questo è lo scopo di questo gioco al ribasso. In fondo le democrazie rappresentano una stagione che può essere superata da nuovi autoritarismi.
I vincoli di una finta Europa, non dei popoli ma delle banche, è stata la narrazione per i sudditi in cerca di appartenenza, di una casa sicura. E poi scopri un bel giorno che Draghi farà spesa a deficit per le lobby private delle armi, con la scusa della guerra in Ucraina, che rappresenta il confine dell'impero, sacrificabile, di cui a loro frega nulla.
Iniziamo piuttosto a pensare in maniera creativa, plasmando un mondo che si muova in senso ostinato e contrario. Al posto di fare spesa a deficit per le Corporation del male (le nuove monarchie), torniamo a farlo per Stato sociale, sanità, scuola, pensioni, salari, lavori pubblici. Al contrario ci saranno guerre civili e, quindi, nuovi rigurgiti reazionari.
Un'Italia che non può spendere a deficit per i servizi si indebiterà sempre più chiedendo l'elemosina all'Europa delle banche, cosa che puntualmente succede, tra vincoli assurdi e continue emergenze. L'Europa di oggi è una finzione, un ologramma. Alla fine in economia è solo una questione di matematica, e loro ci giocano con i numeri, mentre noi ne subiamo le conseguenze empiriche!

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