mercoledì 22 marzo 2023

DAI FUMETTI ALLA REALTÀ (RIBELLISTI E PADRONI DEL VAPORE)


Disney che la sapeva lunga ed era un noto massone fascista, aveva pensato una società classista, partendo dall'analisi della psicologia delle masse, portandola nei fumetti e creando un suo universo dove ognuno avesse un ruolo prestabilito all'interno di un presente immanente ed immutabile. La società disneyana è una metafora grottesca e fiabesca del nuovo mondo di Huxley, dove il capitalismo più greve e pervasivo è comunemente accettato, anzi, dove un Paperone diventa un mito e alla fine l'ha sempre vinta. I cattivi sono solo i ladri di Polli, incarnati dalla Banda Bassotti, gli sfigati sono tutti i Paperini del momento che perdono sempre e non riescono a mutare il loro karma esistenziale, dove i peculiari come Pippo, in fondo, sono accettati caritatevolmente dalla società, ma visti come scemi del villaggio, mentre il "simpatico" Topolino viene percepito come il cittadino modello che sfida le intemperie del fato e, come nella miglior tradizione a stelle e strisce, alla fine vince sempre contro il Golia di turno.

Topolino rappresenta l'individualismo del cittadino che, se vuole e si rimbocca le maniche, può vincere le sue sfide, nonostante il sistema vigente. Furbo e scaltro perché, da un lato accetta lo status quo e dall'altro dimostra intelligenza nel farla franca senza mettere in discussione nulla. Qui, Quo, Qua, invece, sono i nipoti di Paperino, e rappresentano le avanguardie progressiste di Paperopoli. Sono svegli e attenti, spesso risolvono i problemi dello Zio Paperino, ma gliene creano tanti altri, per esempio, quando si alleano con lo Zione Paperone per ottenere vantaggi al fine di compiere i loro desiderata, fatti sempre in nome della collettività e della pace sociale, in realtà spesso per loro narcisismo e comunque rigorosamente politicamente correttissmi. Lo stesso Paperone con i suoi miliardi, talvolta li utilizza per ottenere vantaggi o per ricattare chi tenta di estorcergli anche solo un dollaro, utilizzandoli a suo piacere.

Questa è la società che il buon Disney progetta per le sue opere, una società senza guerre, dove il nostro futuro metaverso esiste già in altre forme, come i tanti viaggi nel tempo, come i mondi paralleli, o dove addirittura Paperino può essere per un giorno un super-eroe come il cazzuto Paperinik. Un mondo dove la fantasia può sostituirsi al grigiore esistenziale ed ognuno, per finta, può essere il suo personaggio dei sogni. Peccato che nulla muti a Paperopoli, dove nulla può essere messo in discussione, dove la terra è piatta e tutto si svolge in una sorta di Truman Show cristallizzato per sempre. I ricchi continueranno ad essere tali, gli sfigati potranno accontentarsi di sognare ed i furbi saranno i modelli da rispettare, a patto non escano troppo dal loro binario. Un mondo ideale per un burattinaio, per un oligarca, per un dittatore, per una consorteria multinazionale, o più banalmente, per il paese a guida mondiale.

Facendo una sottile metafora con l'attuale mondo che possiamo osservare, soprattutto dopo lo scisma ontologico del 2001, anno esoterico e simbolico annunciato come portale verso una nuova Era mondiale, i personaggi disneyani ci offrono spunti per interpretare la nostra realtà. Oggi ci troviamo in un mondo immutevole, dove il pianeta è completamente a guida capitalista e dove lo sfruttamento da parte dei paesi ricchi su quelli poveri non cambia di una virgola ed imperversa senza regole, ma esiste però una carità pelosa, per eludere il nostro senso di colpa, verso gli stessi paesi che abbiamo saccheggiato e distrutto per secoli. Dove le agende liberiste dall'alto dettano i loro voleri senza alcun contraltare, senza nessuna livella geopolitica che bilanci lo strapotere di una parte, ma dove anche l'altra parte che dovrebbe bilanciarlo, ha gli stessi demoni e solo ora ci appare più saggia solo perché si trova in quel determinato ruolo di opposizione allo status quo.

Un mondo sempre più conforme e conformista, dove devi parlare, mangiare, pensare solo in un certo modo, dove si pensa ad un PRESENTE immanente come il migliore dei mondi possibili, come la fine della storia, mentre fuori dalle mura dell'impero, il resto del globo vive ancora tra le fiamme delle nostre guerre, tra malattie e fame. Un mondo dove la scienza è al servizio del capitale e dove il cittadino diventa sempre più un numero indistinto, controllabile e giudicabile, ma potrà sublimare la sua infelice condizione con le maschere che la digitalizzazione offre per placare la sua potenziale voglia di cambiamento, sopendo il tuo spirito e controllandolo attraverso il plagio emozionale dei migliore dei sistemi possibili. Come puoi contestare un sistema che si palesa come il migliore? Ecco che allora il sistema dei sistemi ti offre anche lo zuccherino del movimentismo pret a porter per mostrarti quanto sia buono e compassionevole, finanziando da un lato, fingendo di scandalizzarsi dall'altro, di fatto creando un ambientalismo d'accatto contro l'inquinamento globale che egli stesso ha creato, convincendo il popolo bue che è sempre stata colpa sua, essendo così legittimato a continuare la sua azione devastatrice sotto nuove forme, facendole passare come ineluttabili cambiamenti, sempre in nome della democrazia e del benessere. Lo stesso schema del famoso trinomio PROBLEMA REAZIONE SOLUZIONE, utilizzato per l'emergenza pandemica, poi per quella energetica, infine ambientale, che finirà con la necessaria privatizzazione dell'acqua pubblica.

La metafora che il visionario, forse solo più informato e consapevole della psicologia umana e sociale, Disney ci offre, dall'alto delle sue conoscenze iniziatiche e sapienziali, è presto fatta. L'universo metafisico di quei fumetti si può sovrapporre concettualmente al nostro mondo reale, dove i Paperoni di qualsiasi latitudine sono accettati e talvolta diventano esempi da imitare, visti come predatori, ma alla fine scusati. Dove i cittadini proletari e della classe media interpretano il ruolo dei Paperini sfigati di turno, dove i Topolini la sfangano sempre e diventano esempi della forza dell'individualismo tipico delle società capitaliste, i tanti Pippo sono visti come dei sempliciotti che non fanno male a nessuno, utili solo per essere derisi, mentre i nipotini Qui, Quo, Qua, rappresentano le avanguardie progressiste da sfruttare per far accettare determinati paradigmi, ovvero un cero ribellismo d'accatto, simile a certi movimentismi odierni e meno odierni, pensati e finanziati dai padroni del vapore. Utili a mostrare il problema, per suscitare una reazione ed invocare una soluzione, ovviamente, quella dei Paperoni di turno. Sembra anche la nemesi della sinistra che culla certe realtà, saltando direttamente tutto il resto del corpo sociale, per riagganciarsi ai voleri di certi network del potere.
Disney, come su altri fronti Huxley e Orwell la sapevano lunga, non solo perché grandi artisti visionari, ma perché interni a certe realtà iniziatiche che dettano le regole e le agende su scala globale, oltre a mostrare la banalità e la semplicità della psicologia di massa e di come ottenere potere sfruttandola con la paura, la propaganda, con il ricatto morale, con il neolinguagio che forgia il pensiero. Ecco perché il capitalismo di ogni latitudine è l'unico fronte realmente rivoluzionario, ma di un'anarchia del potere che si contrappone all'ignavia dei sottoposti, che ti fa accettare alla stessa stregua di un fedele religioso un determinato modello di vita sociale e valoriale. Così i nostri Qui, Quo Qua, da noi incarnati nei nuovi ribellisti, saranno finanziati dai Paperoni, proprio come nei fumetti, assolvendo il loro ruolo di cavalli di troia, alle spalle e sulla pelle del popolo Paperino che continuerà a subire, impossibilitato di uscire dal proprio ruolo.

Lo schema che prevedeva il Gran Maestro Disney, in realtà, non è un unicum, ma è stato utilizzato in seguito da altri creatori di cartoni animati, come Hanna & Barbera. Nei loro personaggi principali si ripresenta lo stesso universo e gli stessi ruoli sociali. Prendiamo per esempio Tom & Jerry, dove il gatto sfigato è sempre preso tra due fuochi, mentre il topolino furbetto quanto odioso, incarna il ribellismo degli ultimi, che si allea con il cagnone, sentinella di invisibili quanto noti padroni, accontentandosi delle briciole (i suoi redditi di sussistenza) difesi dalle grinfie del gatto. Un sistema che non muta mai, dove chi detiene la forza si fa accettare perché in fondo difende il topolino tanto simpatico quanto intraprendente, a scapito della popolazione (noi) gattara che prende solo botte e non riesce ad imparare dai suoi eterni fallimenti.
Allora, forse, ci rimane di sognare di essere la Banda Bassotti, forse gli unici elementi a scardinare la pace apparente di questo grande fratello illusorio quanto affascinante, peccato che l'autore preveda una perenne pena da scontare in prigione, ogni volta che provano a rubare i soldi di Paperone. Un mondo di zii e nipoti, dove i padri e le madri non vengono mai citati, perché nell'universo metafisico dei fumetti è un po' come stare in un inferno dantesco, non si nasce e non si muore mai, ma si continua a rimanere in eterno nel proprio girone a scontare il proprio karma.




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