In principio furono gli horror targati Universal, con il loro bianco/nero ad alto contrasto e i volti immortali di Boris Karloff, Lon Chaney Jr. e Bela Lugosi.
Poi arrivarono la Hammer Films e Roger Corman, Mario Bava e George A. Romero, con le produzioni a costo zero, i remake dai colori sgargianti e quella violenza artigianale che in breve divenne culto.
La Storia del Cinema ha sempre delegato ai prodotti di genere il ruolo di contenitore esoterico, depositario di quelle istanze sfuggenti e oscure che albergano sotto la superficie della pellicola. Se la fantascienza ha proiettato al di fuori del mondo conosciuto la propria sete di conoscenza e (di)svelamento, l’horror ha dato forma a creature di finzione sulle quali riversare istinti altrimenti deplorevoli, bassezze indegne di normali esseri umani e strutture psicofisiche immediatamente riconoscibili come diverse – e perciò pericolose.
Dracula, la Mummia, le streghe, i “ritornanti”: proiezioni deformi del perturbante che alberga in ognuno di noi, incarnazioni delle paure e delle debolezze dell’uomo comune.
Il mostro è ciò che non si conosce, destinato all’isolamento e, spesso, condannato a morte dalla comunità. È fuori, minaccioso: spetta così all’uomo lasciare la porta chiusa e respingere l’invasione.
Poi arriva Roman Polanski. E il mostro rientra. Nel 1968 approdano nelle sale due testi chiave dell’horror moderno: La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead, G. A. Romero) e Rosemary’s Baby. Nastro rosso a New York (R. Polanski). Se il primo attesta la nascita del new horror, pregno di istanze sociali e politiche, il secondo sposta per sempre il baricentro teorico del discorso esoterico legato al cinema.
Nella storia di Rosemary vengono meno le consuete rassicurazioni simboliche deputate all’allontanamento del mostro e gli argini individuali e comunitari collassano, fino a diventare i nuovi parametri costitutivi dell’altro da sé, che nel frattempo è diventato nuovo sé.
La logica sottesa al film è a chiara matrice esoterica, con rituali e messe nere, patti con il diavolo e affiliazioni ad una setta dedita alla stregoneria e disposta ad uccidere pur di mantenere la segretezza.
La logica sottesa al film è a chiara matrice esoterica, con rituali e messe nere, patti con il diavolo e affiliazioni ad una setta dedita alla stregoneria e disposta ad uccidere pur di mantenere la segretezza.
Niente di inedito, nel panorama cinematografico, non fosse per l’elemento (chiave) capace di ribaltare i parametri abituali: il diverso non è al di fuori della vita di Rosemary, intento ad assediarne la proprietà e la psiche ma è dentro, nel condominio in cui lei e il marito Guy Woodhouse si sono trasferiti, nell’appartamento in cui abitano, nello stesso corpo che le consente di vivere. Durante i titoli di testa, Polanski compie una panoramica sui tetti di Manhattan, per poi fermarsi in prossimità del Dakota Building, dove i Woodhouse hanno preso dimora. A parte i riferimenti di rito all’Hitchcock di Psyco (1960), l’importanza di questo movimento di macchina risiede nell’esplicitare in partenza una chiara volontà dell’horror moderno: penetrare, violare le soglie (fisiche e simboliche), passando dall’esterno (lo skyline urbano) all’interno del Dakota, mostrato nella sequenza immediatamente successiva.
L’entrata, l’androne, il corridoio condominiale: Polanski esplora il sistema linfatico del corpo sociale di base (la casa) per poi penetrarlo del tutto ed entrare nell’appartamento in cui andranno ad abitare i Woodhouse, presentato allo spettatore come il luogo in cui, nell’Ottocento, vissero le sorelle cannibali Trench e l’esperto di stregoneria Adrian Marcato. “La chiamavano la casa del Diavolo”: da subito, il luogo eletto per il compiersi della prassi esoterica è il riferimento solido per eccellenza, il refugium, demolito nella sua istanza protettiva primaria.
L’entrata, l’androne, il corridoio condominiale: Polanski esplora il sistema linfatico del corpo sociale di base (la casa) per poi penetrarlo del tutto ed entrare nell’appartamento in cui andranno ad abitare i Woodhouse, presentato allo spettatore come il luogo in cui, nell’Ottocento, vissero le sorelle cannibali Trench e l’esperto di stregoneria Adrian Marcato. “La chiamavano la casa del Diavolo”: da subito, il luogo eletto per il compiersi della prassi esoterica è il riferimento solido per eccellenza, il refugium, demolito nella sua istanza protettiva primaria.
Una volta spalancate, le soglie dell’appartamento consentono l’ingresso al maligno e continui interscambi dimensionali (interno/esterno, come sonno/veglia) nella mente di Rosemary, alla quale la casa invia incubi, visioni e premonizioni soggioganti. Come già in Repulsion (1965), le mura domestiche polanskiane sono fucine allucinatorie e territorio compromettente per la stabilità emotiva del personaggio. Mentre la Carol di Catherine Deneuve sovrapponeva però il piano oggettivo alla delirante soggettività, fino al contatto con pareti antropomorfe, allo stupro immaginario ed al delitto vissuto ma mai veramente consumato, Rosemary subisce fattivamente le pressioni coercitive della comunità che la circonda, finendo in un vortice di follia oggettiva che legittima, in questo modo, la gravità e l’importanza delle istituzioni contemporanee nel nuovo horror di Polanski.
Quelle della signora Woodhouse non sono allucinazioni post partum – sebbene certa critica sia caduta nell’ambiguo tranello – per due semplici motivi: troppo complessa è la trama complottista per poter essere soltanto frutto di una mente suggestionata e troppo oggettivato il finale dell’opera, del tutto disambiguato circa l’attendibilità del fenomeno esoterico.
La rete costruita dalla setta esoterica stringe le proprie maglie avvicinandosi alla protagonista, in un moto vorticoso che, partendo dall’involucro domestico, si stringe fino al suo grembo. Gli affiliati altro non sono che i vicini di casa, il medico curante e i nuovi amici, coordinati dal gran cerimoniere Castevet.
La rete costruita dalla setta esoterica stringe le proprie maglie avvicinandosi alla protagonista, in un moto vorticoso che, partendo dall’involucro domestico, si stringe fino al suo grembo. Gli affiliati altro non sono che i vicini di casa, il medico curante e i nuovi amici, coordinati dal gran cerimoniere Castevet.
Essi colonizzano l’appartamento dei Woodhouse, regalando a Rosemary il ciondolo di affiliazione e manipolando la mente di Guy, facendo leva sulla sua permeabilità nichilista (“Sono cose che non digerisco. Tutti quei costumi, quei riti… qualsiasi religione”).
Il messaggero e neofita altri non è che il marito, reo di aver barattato la propria fama professionale con l’integrità della moglie, ingravidandola con diabolico seme.
Il messaggero e neofita altri non è che il marito, reo di aver barattato la propria fama professionale con l’integrità della moglie, ingravidandola con diabolico seme.
Guy stringe il più classico dei patti col diavolo, rinsaldando anche il rapporto tra esoterismo e rappresentazione, in virtù del suo mestiere d’attore.
Infine, il diavolo è il figlio che, in seguito al patto, Rosemary porta in grembo.
Infine, il diavolo è il figlio che, in seguito al patto, Rosemary porta in grembo.
L’attacco è deciso, diretto e inequivocabile: gli archetipi “amici” dell’universo sociale moderno non solo sono definitivamente compromessi ma si rivelano i vettori attraverso cui l’elemento demoniaco può nascere, proliferare e vincere la propria battaglia.
Casa, vicinato, marito e figlio costituiscono il fenomeno esoterico di Rosemary’s Baby, quella pratica inintelligibile che apre spazi e interstizi su dimensioni ignote, confluenti nella culla finale dove giace il diavolo.
L’innovazione perturbante della pellicola è proprio in questo assunto: niente di ciò che conosciamo è realmente ciò che sembra e la contaminazione può verificarsi proprio nell’ultimo luogo (simbolico) nel quale dovrebbe.
Rosemary diventa involucro assediato dalla setta e pervaso dal feto diabolico che in lei riposa. Il complotto la stritola e, ogni volta che cerca un nuovo appiglio antropologico cui aggrapparsi (il vecchio dottore, il primo medico curante), esso si rivela parte della setta o da questa viene eliminato.
Quale allora il suo destino? In un vortice fatalista, Polanski precipita la sua Rosemary in una spirale senza uscita, modificandone progressivamente l’abbigliamento (dal bianco/giallo iniziale al rosso carminio precedente il fatale rapporto sessuale con il Demonio) e l’aspetto fisico: è sempre più emaciata, pallida e sofferente, in una logica corporea destrutturante che sarà portata a compimento dal successivo filone esorcistico, nel quale però la donna/involucro sarà a sua volta posseduta dal diavolo.
Quale allora il suo destino? In un vortice fatalista, Polanski precipita la sua Rosemary in una spirale senza uscita, modificandone progressivamente l’abbigliamento (dal bianco/giallo iniziale al rosso carminio precedente il fatale rapporto sessuale con il Demonio) e l’aspetto fisico: è sempre più emaciata, pallida e sofferente, in una logica corporea destrutturante che sarà portata a compimento dal successivo filone esorcistico, nel quale però la donna/involucro sarà a sua volta posseduta dal diavolo.
Rosemary è un semplice e funzionale contenitore, destinato ad un ruolo ben preciso all’interno della setta. Dopo la nascita del “bimbo”, infatti, Castevet e gli altri affiliati le chiedono esplicitamente di svolgere la sua funzione di madre (in)naturale: lei si avvicina alla culla e guarda la creatura, due occhi diabolici nel nero del quadro (“Ha gli occhi di suo padre”); infine sorride e la prende in braccio, aderendo così ai nuovi dettami imposti dalla loggia. La volontà della madre capitola dunque di fronte alla visione del figlio, in una estrema e sferzante sintesi della profondità coercitiva che assumono i rapporti sociali nella civiltà contemporanea.
L’inevitabilità e il dominio incontrastabile del male vanno a braccetto con l’inevitabilità dei condizionamenti moderni, per la prima volta mostrati nelle loro potenzialità esoterico/demoniache.
Con Polanski, dunque, l’horror subisce uno scarto significativo, impartendo una lezione spiazzante: l’oscurità è in noi, nei legami instaurati e nelle unità sociali che reputiamo fondamentali (proprietà domestica, buon vicinato, matrimonio e filiazione). “All’anno uno!” esclamano gli affiliati sollevando i calici, mentre nella stanza troneggia la culla nera di colui dopo il quale nulla sarà più lo stesso.
Grazie ad una dissolvenza incrociata, la macchina da presa passa dallo sguardo intenerito che Rosemary rivolge al figlio al totale in esterno del Dakota Building, tornando all’anonimato di quei tetti inquadrati nella prima sequenza: il mondo è rimasto uguale e inconsapevole, ma lo spettatore sa che non è che apparenza, e al movimento ad imbuto verso l’interno – compiuto dalla narrazione – ne seguirà uno contrario verso l’esterno, da compiersi nei decenni a venire. Perché il fenomeno esoterico, di certo, non si esaurisce con la narrazione filmica.
All’“anno uno” messo in scena da Polanski corrisponde un nuovo corso cinematografico che – svincolando l’horror dai legami obbligati con l’ambientazione gotica e l’universo semantico dell’inverosimiglianza – lo salda alla contemporaneità e alle sue logiche esoterico-complottiste.
All’“anno uno” messo in scena da Polanski corrisponde un nuovo corso cinematografico che – svincolando l’horror dai legami obbligati con l’ambientazione gotica e l’universo semantico dell’inverosimiglianza – lo salda alla contemporaneità e alle sue logiche esoterico-complottiste.
I nuovi mostri si radicano nel tessuto sociale e in esso si mimetizzano, estendendo la propria influenza nella quotidiana proliferazione. Non più creature irreali, ontologicamente repellenti o frutto dei folli esperimenti dei figliocci del Dr. Frankenstein: il nuovo corso del genere cresce nelle case, negli ospedali e in tutti i nuclei stabili del mondo civile. L’esorcista (The Exorcist, W. Friedkin, 1973) apre il genere al citato filone della possessione demoniaca, il cui epicentro è sempre (più) l’abitazione.
Il diavolo riesce a penetrare in un luogo considerato simbolicamente inaccessibile e ad incarnarsi nel componente più puro dell’istituzione familiare.
La violazione fisica e mentale della bimba, con la sua conseguente trasformazione, alza l’asticella della crisi messa in atto dal new horror: nessuno è più innocente e i fanciulli possono apparire deformi e crudeli, sull’onda lunga de Il villaggio dei dannati (Village of the Damned, W. Rilla, 1960), seguita compiutamente da David Cronenberg nel successivo Brood. La covata malefica (1979) e da John Carpenter nel remake del Villaggio dei dannati (1995).
Accanto ai fanciulli del filone esorcistico – tra i cui titoli ricordiamo il nostrano Chi sei? (O. G. Assonitis, R. Barrett, 1974) – l’esoterismo di celluloide demolisce ogni altra sicurezza. Se Stuart Gordon rinnova il mito di Frankenstein in seno al mondo universitario della medicina nel suo Re-Animator (1985), Brian Yuzna attacca la borghesia con i contorsionismi splatter di Society. The Horror (1989), trasformando la “bella società” contemporanea nella sede di abominevoli orge sanguinolente. Senza dimenticare gli oscuri simbolismi de I segreti di Twin Peaks (D. Lynch, 1990-1991) né gli ancestrali rituali cannibalici compiuti dal “buon vicinato” ne Il profumo della signora in nero (F. Barilli, 1974). Nessuno viene risparmiato nel nuovo corso horror successivo all’“anno uno” imposto da Rosemary’s Baby.
Al di là di ogni possibile e obbligatoriamente parziale mappatura, è significativo annotare quanto il cinema post-1968 porti alla luce il fenomeno esoterico, svelandone disfunzioni e ramificazioni in seno al corpo sociale. Per rendere l’idea di questa escalation rappresentativa, è utile tornare al cinema di Polanski. Se con Rosemary’s Baby l’autore aveva gettato il seme per lo sviluppo interno (dal greco esoteros) degli archetipi della setta e dell’affiliazione iniziatica, con La nona porta (The Ninth Gate, 1999) rende conto di ogni evoluzione, struttura e snodo del fenomeno esoterico su larga scala.
Prelevando nuovamente l’ultima inquadratura del Dakota Building, è lecito affermare che La nona porta costituisca l’esatto prosieguo di quella uscita in esterni: è cinema che svela, attraverso le metodiche ricerche del protagonista Dean Corso, una rete mondiale dell’occulto capace di legare gli Stati Uniti al Portogallo, la Spagna alla Francia, sotto il segno dell’Ordine del Serpente d’Argento, sorta di congrega di streghe per annoiati miliardari utilizzata per orge e rituali sfrenati (di nuovo, ritorna l’attacco alle istituzioni sociali). Se Rosemary trascorreva gran parte del tempo in casa, Dean si muove in una bulimia di luoghi e rivelazioni che disambiguano del tutto l’opera da ogni possibile lettura soggettiva. In opposizione al moto narrativo e grammaticale centripeto che apriva Rosemary’s Baby (dal Dakota all’interno condominiale), La nona porta inizia nella biblioteca di uno studioso per poi mostrare un esterno aereo. Per accedere al mistero esoterico nella sua integrità bisogna varcare soglie in uscita, come sottolineano i titoli di testa con (nove) porte che, inquadrate in carrello digitale, si aprono sul buio.
Di fronte allo spettatore va in scena il mercato globale dell’occulto, l’aggiornamento del fenomeno esoterico sul modello postmoderno della rete.
Al di là di ogni possibile e obbligatoriamente parziale mappatura, è significativo annotare quanto il cinema post-1968 porti alla luce il fenomeno esoterico, svelandone disfunzioni e ramificazioni in seno al corpo sociale. Per rendere l’idea di questa escalation rappresentativa, è utile tornare al cinema di Polanski. Se con Rosemary’s Baby l’autore aveva gettato il seme per lo sviluppo interno (dal greco esoteros) degli archetipi della setta e dell’affiliazione iniziatica, con La nona porta (The Ninth Gate, 1999) rende conto di ogni evoluzione, struttura e snodo del fenomeno esoterico su larga scala.
Prelevando nuovamente l’ultima inquadratura del Dakota Building, è lecito affermare che La nona porta costituisca l’esatto prosieguo di quella uscita in esterni: è cinema che svela, attraverso le metodiche ricerche del protagonista Dean Corso, una rete mondiale dell’occulto capace di legare gli Stati Uniti al Portogallo, la Spagna alla Francia, sotto il segno dell’Ordine del Serpente d’Argento, sorta di congrega di streghe per annoiati miliardari utilizzata per orge e rituali sfrenati (di nuovo, ritorna l’attacco alle istituzioni sociali). Se Rosemary trascorreva gran parte del tempo in casa, Dean si muove in una bulimia di luoghi e rivelazioni che disambiguano del tutto l’opera da ogni possibile lettura soggettiva. In opposizione al moto narrativo e grammaticale centripeto che apriva Rosemary’s Baby (dal Dakota all’interno condominiale), La nona porta inizia nella biblioteca di uno studioso per poi mostrare un esterno aereo. Per accedere al mistero esoterico nella sua integrità bisogna varcare soglie in uscita, come sottolineano i titoli di testa con (nove) porte che, inquadrate in carrello digitale, si aprono sul buio.
Di fronte allo spettatore va in scena il mercato globale dell’occulto, l’aggiornamento del fenomeno esoterico sul modello postmoderno della rete.
Ogni collezione di libri magici diventa accessibile, ogni pista percorribile, ogni rivelazione decriptata: allo spettatore del 1999 è concesso di vedere il diavolo e ammirarlo (ammirarla) in un amplesso consumato con Dean, mentre a quello del 1968 restavano due occhi su fondo nero percepiti solo in pochi fotogrammi sfuggenti.
L’assunto vince sulla suggestione, il rituale (sociale) esoterico è srotolato integralmente su pellicola ma, al contempo, privato di ogni possibile funzione destabilizzante.
Consapevole della deriva demistificatoria, Polanski ironizza sull’occulto convocato e lo decostruisce attraverso il filtro grottesco, i personaggi caricaturali e i rivoli umoristici. Perché oggi le violazioni della casa, del vicinato, della famiglia, finanche dei figli, non sono più un fenomeno perturbante. Non stupiscono né spaventano. La nuova frontiera dell’esoterismo filmico non può allora che esserne la parodia.
1. “Certo non è un caso che Adrian Marcato (evocatore del demonio) abbia vissuto lì, ma non sembra esserci alcun rapporto diretto, per esempio, tra lui e le sorelle Trench, che mangiavano i bambini, e allora bisogna concludere che la forza maligna d’una casa, ove esista, agisce indipendentemente da chi la abita” A. Cappabianca, Roman Polanski, Le Mani, Genova 1997, p. 120.
2. Angelo Iocola (Il clima cospirativo, in “Nocturno Dossier”, n. 126, febbraio 2013, p. 66) formula l’idea di un trittico polanskiano, composto da Repulsion, Rosemary’s Baby e L’inquilino del terzo piano, costituente “quella che potremmo definire «cospirazione in interni con derive paranoiche»”.
Consapevole della deriva demistificatoria, Polanski ironizza sull’occulto convocato e lo decostruisce attraverso il filtro grottesco, i personaggi caricaturali e i rivoli umoristici. Perché oggi le violazioni della casa, del vicinato, della famiglia, finanche dei figli, non sono più un fenomeno perturbante. Non stupiscono né spaventano. La nuova frontiera dell’esoterismo filmico non può allora che esserne la parodia.
1. “Certo non è un caso che Adrian Marcato (evocatore del demonio) abbia vissuto lì, ma non sembra esserci alcun rapporto diretto, per esempio, tra lui e le sorelle Trench, che mangiavano i bambini, e allora bisogna concludere che la forza maligna d’una casa, ove esista, agisce indipendentemente da chi la abita” A. Cappabianca, Roman Polanski, Le Mani, Genova 1997, p. 120.
2. Angelo Iocola (Il clima cospirativo, in “Nocturno Dossier”, n. 126, febbraio 2013, p. 66) formula l’idea di un trittico polanskiano, composto da Repulsion, Rosemary’s Baby e L’inquilino del terzo piano, costituente “quella che potremmo definire «cospirazione in interni con derive paranoiche»”.

La prima cosa che viene da dire è quella molto ovvia che la storia di Guy Woodhouse è quella di Polanski stesso, che sacrifica la moglie Sharon Tate e il figlio che lei aspetta per poter avere successo e fama. Se non fosse per un "piccolo" particolare: non ho mai creduto alla storiella della Manson family che ha squartato la Tate a Cielo Drive quel giorno di agosto del 1969.
RispondiEliminaFranceschetti scrisse tanti anni fa un paio di articoli su Manson e le motivazioni per cui i servizi segreti ammazzarono la Tate e i suoi amici: far finire miseramente l'era hippy.
Ma quello che nemmeno lui ha ancora capito è che molte di queste morti sono totalmente fasulle.
Non conta il vero morto in esoterismo e per le élite, ma che la massa creda ci sia stato, il morto. Oltretutto la Tate era figlia di un ufficiale non ricordo se della Marina o esercito, ma comunque legato ai servizi, per cui figuriamoci se questa storia non è tutta finta, come la storiella del figlio dentro il suo ventre tirato fuori e balle similari, foto della Tate dopo il presunto omicidio la mostrano con la pancia bene in vista, per terra.
Queste leggende metropolitane sono state già ampiamente debunkate da Mlles Mathis, ricercatore americano indipendente che scrisse un "articolo" di ben 90 pagine con tanto di foto della casa dei Polanski e della "strage".
Detto questo, Polanski e la Tate dubito persino fossero sposati e in attesa di un figlio.
Tutto serviva a vittimizzare Polanski affinché tra film e vita "vera" si potesse compiere il rituale collettivo di identificazione con le vittime, cosa sempre altissimamente sbagliata perché lì iniziano la manipolazione e il controllo mentale.
Insomma io definisco ciò che è accaduto a Polanski un bello e sofisticato pacchetto rituale comprensivo di pubblicità a lui e al film -identificazione con Rosemary e Sharon, entrambi nomi di origine ebraica, oltretutto il libro Rosemary's baby è stato scritto da Ira Levine, altro ebreo, Polansky è ebreo- compassione per Polanski e il suo "dolore", e tutto ciò che ne è conseguito, ovvero appunto fama e successo.
Ed ecco perché Polanski forse è ancora in giro mentre Kubrik no. I loro compiti erano diversi, Kubrik non ha dovuto "subire" morti in famiglia e i ruoli assegnati prevedevano che uno scomparisse alla vista pubblica dopo Eyes Wide Shut, ricordiamo preso da un libro anche questo, e l'altro no.
Per essere chiara: Polanski ha sacrificato comunque una famiglia, vera o presunta che fosse, agli occhi dell'opinione pubblica, pur di continuare la sua carriera.
Non so se avete mai notato quante celebrità si ritrovano coi figli trans negli ultimi 25 anni. È il prezzo da pagare per poter restare a galla in un oceano di merda di cui loro fanno parte fin dall'inizio.
E se anche i loro figli fingessero di essere trans per manipolare le masse, è comunque qualcosa che devono fare per tirare a campare.
Non una bella vita, onestamente.
Sono d'accordo tranne sul fatto che non sia morta. Il rito prevede eccome la morte rituale e, anche se per assurdo non la contemplasse, al potere frega un cazzo di uccidere una persona in più. Inoltre, sono morte diverse persone quella sera, non vedo perchè farla fuggire all'ìsola dei famosi, che poi non esiste, quella si. Hanno probabilmente fatto fuori anche Kubrick, figuriamoci un attricetta da due soldi.
RispondiEliminaTi darei completamente ragione se non avessi visto le foto della casa di Cielo Drive scattate proprio qualche settimana prima della "strage": mobili, divano e letto dove Polanski e la Tate in teoria dormivano parevano presi tutti da un robivecchi misto canile (e i cani meritano assai di meglio senza dubbio). Polanski sta sopra un letto che definire lurido è poco.
EliminaTutte foto che trovi nel famoso mini libro direi, di Mathis, download gratis.
A me pare più un set cinematografico che altro onestamente, non certo la casa di due sposini in attesa di un bambino.
Mi gioco quello che vuoi che i 2 erano l'uno la copertura dell'altra, e lei essendo appunto una attricetta da 2 soldi è stata ricollocato da qualche altra parte con della chirurgia plastica. Anzi, a essere precisi poco dopo la dipartita della Sharon è spuntata fuori una sorella di cui nessuno conosceva l'esistenza, lei pare ne avesse solo una, e che guarda caso era uguale a Sharon. Collocazione trovata.
Un po' come la "famosa" ma anche no, sorella di Prince, spuntata fuori poco dopo la sua morte, con una pagina Wiki spuntata dal giorno alla notte e convenientemente già morta tempo fa.
I livelli della Matrix o come cazzo vuoi chiamarla, sono parecchi caro Maestro...
Sharon Tate aveva due sorelle minori, Debra Tate (nata nel 1952) e Patricia "Patti" Tate (1957–2000); Sharon non aveva una sorella gemella.
RispondiEliminaHa 10 anni di meno di Sharon e all' epoca aveva solo 16 anni, anche lei ha lavorato nel mondo del cinema come truccatrice. Quindi non credo proprio sia lei, non corrisponde ed è documentata la sua vita, anche precedentemente la morte di Sharon.
Sullo scenario, sicuramente è stato manomesso e forse non è manco il reale luogo dove è stata uccisa, ma è stata uccisa. Ci sono poi le inquietanti similitudini per il fatto fosse incinta, con il film stesso dove partorisce il figlio del diavolo.
Il rito ci sta tutto e non avrebbe senso simularlo, data l'importanza del sangue. Che poi non sia stato Manson e accoliti, sono d'accordo.
La Patricia è comparsa anni dopo la scomparsa della Sharon, è questo il punto. E una volta comparsa, sono comparse anche biografie narranti che la Sharon avesse 2 sorelle.
EliminaBalle, già debunkate appunto.
La Tate secondo il suo stato di famiglia originale poi manipolato, aveva solo una sorella.
Ripeto, roba già analizzata da eccellenti blogger e ricercatori statunitensi.
Ma no, c'era anche prima...
EliminaIl padre lavorava nei Servizi ed è stato punito per qualcosa che sapeva. Solitamente, in questi casi, vengono colpiti familiari, come è successo a Cogne, ma anche nel caso Meredith. Poi vengono ammantati da occultismo, quando il caso lo richiede. Sono due livelli sovrapponibili che si interscambiano, quello militare e quello occulto, talvolta coincidenti.
RispondiEliminaPaul Tate lavorava ed aveva lo stesso grado di Michael D'Aquino del Tempio di Set, nella sezione di Psyop. Lo stesso ambiente e grado: Entrambi hanno servito nell'Intelligence dell'Esercito Statunitense (U.S. Army Intelligence) ed entrambi hanno raggiunto lo stesso identico grado militare, ovvero quello di Tenente Colonnello (Lieutenant Colonel).
RispondiEliminaL'anno di svolta (1969): Il 1969 è l'anno in cui la famiglia Tate viene devastata dal massacro di Cielo Drive per mano della Manson Family, ed è curiosamente lo stesso anno in cui Michael Aquino entra ufficialmente nella Church of Satan di Anton LaVey. Quindi, probabilmente uno sgarro al suo competitor, per motivi a noi ignoti e/o una sua scalata controiniziatica nel Tempio di Set, molto simile come struttura alla Golden Dawn.
Le PSYOP e la "Magia d'Ambiente": Nelle forze armate, Aquino studiava come condizionare il comportamento delle popolazioni e dei nemici senza l'uso delle armi, usando simboli, miti e paure ancestrali special warfare - usajfkswcs. Scoprì che i rituali esoterici e l'occultismo applicavano gli stessi identici principi psicologici: Uso dei simboli: Sia i militari nelle PSYOP che gli occultisti usano icone visive per scatenare risposte emotive inconsce.
Controllo dell'ambiente: La creazione di un'atmosfera rituale (luci, suoni, paramenti) altera lo stato mentale dei partecipanti, un concetto speculare alla propaganda bellica.3. Il saggio "MindWar" (Guerra della Mente)Il legame definitivo tra i due mondi è espresso in un famoso saggio intitolato MindWar, scritto da Aquino insieme ad un altro ufficiale The Temple of Set I (English Edition) eBook : Aquino, Michael. In questo testo teorico militare, Aquino proponeva di superare la guerra psicologica tradizionale per arrivare a una vera e propria guerra mentale. L'obiettivo era influenzare la mente del nemico attraverso la comprensione profonda della sua coscienza, un concetto che rasentava la telepatia e che Aquino considerava pura applicazione esoterica applicata alla difesa strategica.
Da qui si comprende come i militari dei Servizi siano sopra le Confraternite magico cerimoniali e le sfruttino come maschera apparente. Che poi sopra di loro ci siano anche organizzazioni occulte superiori, è possibile. Così si può intuire perché i Servizi depistino sempre stragi e omicidi mediatici. Perché sono loro i veri registi che sfruttano e manipolano sette e confraternite, entrandoci dentro e controllandole nei loro aspetti più opachi. In questo modo abbiamo sempre scenari esoterici di riferimento e non perché siano in primis le sette ad organizzarle, semmai sono lo strumento, l'arma da coinvolgere e manipolare dall'interno. Ma le confraternite vengono in seconda battuta, sono ad un livello più basso, almeno quelle note, come nel caso del MdF la Rosa Rossa. Semmai sopra TUTTI LORO, esiste una macro rossa rossa, intesa come SISTEMA GENERALE che rappresenta l'apice del potere. Ma essenzialmente è composta da uomini di Intelligence. Poi sopra al livello fisico, ci sono parassitamenti di entità intra-dimensionali, anche loro evocate per ragioni di potenza, e che a loro volta si nutrono dell'energia umana. E' complesso il discorso, ma credo di aver centrato più o meno il quadro. Ci farà un articolo. :-)
RispondiEliminaLe entità sottili non sono né buone né cattive, almeno secondo un'accezione umana.
RispondiEliminaEsse vengono evocate o canalizzate secondo saperi antichi, che risalgono all'inizio dei tempi, dove il livello materiale e quello metafisico non erano ancora scissi per come li intendiamo oggi. Nel brodo primordiale non esisteva una divisione netta come oggi e tutto confluiva diversamente.
Le entità a loro volta, quando canalizzate, si devono nutrire per entrare nel nostro mondo, un po' come la benzina per una macchina. Sono le attribuzioni umane che ne definiscono le qualità di demoni o angeli, a seconda della necessità religiosa e di potere. Ma la classificazione è puramente umana.
Una volta aperta la nona porta, esse possono coesistere nel nostro range dimensionale, la nostra matrice, a patto di avere un nutrimento energetico, come noi ci cibiamo di proteine e zuccheri.
La connotazione e la loro nomenclatura sono una narrazione umana che ne definisce le qualità. In realtà le entità non comandano nulla: quella è una visione della matrice che riflette la nostra accezione di catalogazione tradizionale demonologica.
Loro si trovano ad interferire sul nostro piano in quanto richiamate, ma se ne starebbero tranquillamente nel loro mondo di mezzo. È sul nostro piano che necessitano di energia per rimanervi. In questo senso è sempre e solo colpa nostra.
Lo stesso discorso vale per gli UFO: siamo noi a materializzarli sul nostro piano, per esempio i grigi in fase REM, al risveglio, sul confine della soglia della nostra gabbia quantica. Loro entrano ed escono un po' per colpa nostra, come i topi in cerca di cibo; non controllano proprio nulla, fino a quando non siamo noi ad interagire casualmente o con fini specifici. Gli avvistamenti UFO sono nostre materializzazioni, come spiegava Jung, nostre egregore, ed infatti in ogni epoca gli UFO appaiono con la tecnologia dell'epoca.
Non si è mai visto un avvistamento UFO negli anni '30 con una tecnologia attuale, e non a caso: perché cambia con l'estetica terrestre dominante in quel periodo. Dalle lattoniere anni '50 alle sofisticate astronavi odierne dei cosiddetti rapimenti alieni. Non gliene frega una cippa agli alieni, potenzialmente più evoluti scientificamente, di rapirci per studiarci: siamo noi che li studiamo proiettandoli nella nostra mente e quindi in cielo. Idem le apparizioni mariane.
La mente umana è il vero segreto, l'interno e non l'esterno, che poi non esiste, essendo appunto tutto un bel sogno, o incubo, a seconda di quello che vogliamo esperire. Lo stesso vale per le entità sottili.
Esistono come corollario che completa il creato oltre al visibile, ma sempre interno, e tutto ruota su archetipi della stessa matrice. Non c'è una minchia là fuori, è tutto dentro e Jung aveva capito tutto.
Per lo stesso motivo è assurdo un viaggio spaziale oltre una certa distanza terrestre: perché oltre un certo confine cambiano le frequenze dimensionali e non sono le nostre, perché esse diventano sempre meno materiche e più attinenti al mondo sottile.
RispondiEliminaPiù si cerca di uscire, più si ricade nella gravità ctonia della materialità, con la sua pesantezza ancestrale, che si è condensata nel corso del tempo e si sta ulteriormente condensando. Siamo come ippopotami che sognano di librarsi come farfalle, ma non fa parte della nostra natura.
Fuori, il tempo cronologico non esiste: diventa diacronico e si sviluppa su un universo apparentemente piano. Non inteso come terrapiattismo, ma come proiezione di un film dove al suo interno esiste la tridimensionalità, pur essendo bidimensionale. L'Universo piano e una terra cava, intesa come cervello pulsante creatore, che contiene tutta la memoria ancestrale del TUTTO.
Questo cambio di paradigma che ribalta la questione, secondo me, è più veritiero e funzionante.
L'alto dei cieli delle religioni è un concetto che riguarda il nostro inconscio e l'inconscio collettivo, che favorisce la circolarità uroborica del corso degli eventi. In 2001: Odissea nello spazio di Kubrick sono elencati tutti questi passaggi ed elementi, ed è per questo che è un must universale della cultura.
Dalle origini e dall'incontro con il LOGOS-monolite che aggiorna le scimmie ad umanoidi, donando loro la luciferica consapevolezza, fino al viaggio cosmico che non si riesce ad attuare oltre un certo limite perché si entra nel confine della matrice.
Questo è rappresentato dal viaggio dell'astronauta alla fine del film, dove attraversa il proibito trovandosi infine al centro della sfera, dove il tempo non esiste e tutti i punti del centro sono equidistanti; percependosi in primis come un Ulisse, il viaggiatore con il suo abito umano, ma vedendosi anche vecchio prima della morte, e infine feto.
Quello è il centro della sfera, ovvero il suo interno, interno del cerchio che poi rappresenta, secondo la matematica sacra, la retta infinita, che è un ossimoro se non compresa nella sua circolarità.
L'infinito, ovvero dentro il FINITO, che lo trascende e fa coesistere tutti i punti nello stesso momento che noi potremmo definire atemporale.
Io, l'astronauta, il Super-io, il vecchio e l'Es luciferico (nell'accezione esatta esoterica e non demonologica di stampo religioso), rappresentato dal feto: vero Lucifero che si incarna nella trappola delle trasmutazioni delle anime che dobbiamo trascendere. Ecc. ecc... mo' vado a letto.
Allora, da Polanski e la Tate sei passato ad alieni e mondi sottili.
RispondiEliminaLa Terra è comunque piatta so
pra e a "scodella" sotto, e l'Antartide è un muro di ghiaccio tutto intorno ai continenti, come nel logo dell'ONU-UNO dove mettono le foglie di ulivo? Alloro?intorno ai continenti appunto. Quelle sono le vere posizioni delle terre emerse. Chi non ci crede, cazzi tutti suoi, io so e dunque scrivo.
Gli alieni sono solo quelli lunari che ci fregano energia, anche lì chi non ci crede cazzi suoi, io ci ho parlato e mi hanno fatto belle offerte, poi si sono messi a ridere perché sanno che a me tutto puoi offrirmi per comprarmi che incularmi il genere umano, inteso come pezzi grossi della politica, della cultura e dei posti chiave.
Io faccio da sola, comunque vada, grazie.
A loro serve la nostra energia e se la prendono.
Molti velivoli avvistati sono loro che vengono a prendere i militari da tutto il mondo, il resto sono degli abitanti TERRESTRI a Sud di Antartide, coloro che invitarono l'ammiraglio Byrd, il quale finse di perdersi in certi territori antartidei ma era stato convocato da costoro, e che si definirono ariani a lui.
Sono loro in genere a disinnescare le centrali nucleari, con l'aiuto di altri di cui non parlo, non ce n'è bisogno.
Prima di Jung lo hanno detto in parecchi che è tutto dentro di noi.
Basta leggere il bellissimo libro Il monaco che non aveva un passato di Paolo Marrone, giusto per citarne uno fra tanti, per capire che siamo tutti dentro un sogno condiviso, e che siamo noi a creare ogni giorno la nostra realtà a seconda dei bisogni del nostro inconscio.
Ci torno su perché è importante, proprio a proposito di psicologia.
I mondi sottili hai detto bene, non sono né buoni né cattivi, ognuno ha una sua collocazione nella creazione, ma noi viviamo in un universo duale e quindi vediamo tutto come buono-cattivo, positivo-negativo e boiate similari.
L'energia è neutra così come tutto il resto, gli aggettivi li ha inventati il linguaggio umano, inculando l'umanità per sempre.
Riguardo a Jung, dovrei commentare lì, ma visto che sei andato OT anche tu, perdonerai me.
RispondiEliminaLa psicologia moderna è una emerita stronzata e una frode soprattutto, a meno che uno non vada in terapia da uno come Raffaele Morelli, ebreo quasi Rabbino che cura i pazienti con archetipi, simboli e daimon, appunto.
Tutto il resto è merda.
Ogni tanto mi diverto a vedere sti coglioni titolati su Youtube che fanno video dicendo "vi spiego perché vostro marito/moglie/ fidanzato vi tradisce e come trovare il giusto partner" ...
Ma cosa cazzo vuoi spiegare, idiota? Siamo sempre solo NOI a creare ogni singola situazione e realtà che ci accade affinché certe energie cambino, si eliminino e si rinnovino nel nostro cammino terrestre.
Siamo noi a creare eggregore di morte, guerra, violenza, sesso deviato, parafilie, tutto di tutto.
Fatevene tutti una ragione, è così vi piaccia o no. Se non vi piace e credete seriamente di incontrare gente cattiva siete dei fessi, perché voi incontrate le vostre personalità, specie quelle che vi fanno più schifo in genere, affinché impariate delle belle lezioni su come si sta al mondo.
Chi ammazza moglie, marito, madre eccetera, sta tentando di eliminare quella parte di sé che lo porta a un fortissimo disagio psicologico, che non riesce a integrare. Una volta capito questo, si è capito tutto. Poi però ciò che si è capito bisogna interiorizzarlo con un percorso spirituale disciplinato e metodico, altrimenti come dice Jung sarete sempre vittime degli eventi e lo chiamerete destino, qualcosa che non esiste se non appunto come creazione derivante da nostri moti inconsci non controllati e pulsioni non trascese.
La consapevolezza è TUTTO, lo dico per la milionesimo volta.
È la differenza che passa tra una vita di merda attribuita alla sfiga e una di immensa "fortuna" e abbondanza in ogni ambito.
A ognuno di noi la scelta.
Sto aspettando di ricevere "il monaco che non aveva un passato", ordinato in biblioteca dopo averlo letto in un commento di Anna ad un post di qualche anno fa. Ora che lo ha ri-citato, sono doppiamente ansioso di leggerlo hahaha
RispondiEliminaVi prego, se avete come in questo caso libri da consigliare, non teneteveli per voi ;) Grazie maestro, un saluto a tutti i lettori
Grazie come sempre al Maestro e a Anna per la sapienza che trasmettono e i "consigli di lettura". Carlo
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