Se Kubrick fosse un simbolo sarebbe l'Uroboro, perché tutto il suo cinema è legato alla teoria dell'eterno ritorno. L' Uroboro è un simbolo associato all'alchimia, allo gnosticismo e all'ermetismo, raffigurato da un serpente che si morde la coda, esso rappresenta la natura ciclica delle cose, quella dell'Uno-Tutto e tutto quello che è rappresentabile attraverso un ciclo che ricomincia dall'inizio dopo aver raggiunto la propria fine.
La poetica del regista si basa essenzialmente su questo pensiero filosofico e sapienziale, e tutti i suoi film sono incentrati sulla circolarità della natura, sull'eterno respiro e moto perpetuo dell'inspirare ed espirare cosmico. 2001: Odissea nello Spazio o Arancia Meccanica, ma un po' tutta la sua filmografia, sono ottimi esempi per comprendere i temi della circolarità e del "ritornello".
Shining è un altro suo capolavoro che si basa sulla rappresentazione dell'Uroboro.
In Shining l' Overlook-Hotel, ovvero il "castello dell'impero", nell'accezione letteraria più kafkiana, rappresenta il potere temporale, oggi incarnato dall'America. Sistema fondato e celebrato attraverso il sacrificio di sangue degli indiani, ma potrebbe essere qualsiasi popolo sottomesso della storia dell'umanità. Le sue fondamenta sono state edificate sopra il cimitero dei nativi, nella miglior tradizione pagana occulta secolare, che talvolta ha eretto i suoi templi sul letto dei morti per ragioni magiche ed egregoriche. Questo forse per avere il controllo della via di comunicazione preferenziale con il basso astrale e della via degli inferi, una sorta di terra di mezzo con i suoi passaggi e le sue porte dimensionali, dove il tempo scorre diversamente e dove tutto si ripete, una sorta di eterno ritornello antropomorfo.
Il fantasma del vecchio guardiano che uccise le due figlie gemelle e le apparizioni dei personaggi che abitarono quel mondo, sono il risultato delle forme pensiero plasmate e consolidate dal sacrificio rituale e rievocate dalla medianicità del bambino attraverso la luccicanza (come Lucifero, portatore di luce e verità, figura positiva), fanciullo che, nella sua simbolica purezza, svela l'arcano, denuda il re e sconfigge nel finale il "suo" Minotauro interiore dentro il labirinto cnossiano, ovvero uccide il padre e spezza il sigillo magico nero (in realtà, il "male" o semplicemente il suo involucro, rimane ibernato, come un vampiro pronto a tornare in vita nel caso qualcuno gli tolga il paletto dal cuore).
Per comprendere meglio il tema alchemico della circolarità, Kubrick ci mostra nell'ultima sequenza del film, una foto in bianco e nero del 1921 dove Jack Nicholson celebrava una festa d'epoca insieme a personaggi altolocati. Essa rappresenta l'eterno ritorno e il continuo divenire del male che replica se stesso, attraverso una determinata ritualità.
Jack è sempre LUI nella foto, non è mai cambiato il modus operandi, la celebrazione si ripete ad infinitum come in un loop.
Un apparente lieto fine, dove il mostro in realtà non muore ma rimane sopito sotto il ghiaccio, pronto a riemergere dall'abisso, dal basso astrale.
Il vecchio guardiano, sotto forma di fantasma, esegue una sorta di passaggio di consegne tra il vecchio ed il nuovo ordine costituito, egli spiega dettagliatamente a Jack che, per mantenere l'ordine, bisogna dare l'esempio con la forza e lo invita a sacrificare il figlio e la moglie, come sempre è avvenuto, perché il Tempio prevede il tributo di sangue in suo onore.
Quindi lo istruisce per essere il nuovo Guardiano del castello, o colui che temporaneamente dovrà gestire il comando, colui che servirà fedelmente l'egregora fondativa della società occidentale.
Un'accusa politica TOTALE al sistema temporale umano, schiavista e capitalista, un suo svelamento dal profondo, entrando fino ai cluster della sua matrice.
E' interessante notare come Kubrick abbia ribaltato il termine Murder, volendo indicare allo specchio REDRUM (ovvero Red Room, "stanza del rito di sangue"), attraverso la medianicità del piccolo protagonista che percepisce ciò che sta per accadere, perché è sempre accaduto e sempre accadrà.
Il figlio come il padre ha determinate sensibilità, il figlio è il PADRE prima di scegliere la metà oscura, o meglio, ne rappresenta la parte positiva, archetipica, originale non corrotta, e come sensitivo si sintonizza nel NON-TEMPO, cogliendo ciò che avverrà essendo già avvenuto, avvenendo...
La scritta firmata di rosso sangue viene visualizzata sulla porta della stanza, porta che si mostra come il monolite di 2001, come porta dell'oracolo del rito che lo attende, entità che non riuscirà a cannibalizzarlo in forza del ricordo primigenio, perché il piccolo rappresenta un archetipo più forte, inarrestabile, ovvero la forza motrice universale della coscienza di Amore, nell'accezione di forza energetica progressiva del "PANTA REI". Consapevolezza rappresentata dalla luccicanza, dalla sua natura ILLUMINATA, luciferina, positiva contro il nemico divisorio "diaballo", Padre da uccidere, ergo, da superare per rinascere, perché la ruota della vita prevede questo processo, perché questo processo è la materia della natura stessa.
Shining ha diversi piani di lettura, oltre all'appena citato tema dell'eterno ritorno e al tema della celebrazione del rito ancestrale di sangue, il regista inserisce, quasi per gioco, alcuni elementi e messaggi più o meno celati in particolari apparentemente casuali, in realtà, messi in scena meticolosamente.
Attraverso questi elementi, Kubrick rappresenta talvolta se stesso come parte di quel potere occulto che critica e combatte, per avere in qualche modo "venduto l'anima" dopo aver realizzato, oppure solo aiutato a realizzare, il documentario NASA del noto Moon Fake.
Il regista lascia vari indizi sull'Apollo 11 mostrandolo platealmente sul maglione del bambino e in una certa numerologia, per esempio nel numero della camera della stanza proibita...
Si prende gioco del sistema e contemporaneamente espia la colpa attraverso una sorta di autocritica, giustificandosi sull'impossibilità di mantenete quella purezza esibita attraverso il piccolo protagonista, come a definire, in ultima analisi, la doppia natura dell'uomo, benigna e maligna, senza ergersi mai a giudice, e lo fa in assenza totale di falsi moralismi.
Il regista lascia vari indizi sull'Apollo 11 mostrandolo platealmente sul maglione del bambino e in una certa numerologia, per esempio nel numero della camera della stanza proibita...
Si prende gioco del sistema e contemporaneamente espia la colpa attraverso una sorta di autocritica, giustificandosi sull'impossibilità di mantenete quella purezza esibita attraverso il piccolo protagonista, come a definire, in ultima analisi, la doppia natura dell'uomo, benigna e maligna, senza ergersi mai a giudice, e lo fa in assenza totale di falsi moralismi.
Kubrick ha fatto parte della Prometheus Fire ed altre Fratellanze, era persona con grandi conoscenze iniziatiche, non era un regista qualunque, fine intellettuale e mago in tutti i sensi del grande schermo, specchio della vita e della natura. Questo è solo un aspetto ulteriore, forse una sorta di firma, ma ritengo che il tema dell'Uroboro e quello rituale svolto nel Tempio, castello avatar in cui scorre il sangue millenario versato in nome di un'idea magica fondativa, siano le chiavi interpretative principali della sua poetica.
Come Fellini, come Bergman e come i grandi registi della storia del cinema, Kubrick replica sempre se stesso, fa sempre o quasi sempre lo stesso film, svela il modus operandi del Potere Costituito, tratta la sua messa in scena, facendone una critica negli anni sempre più radicale ed anarchica.
Il fulcro del suo cinema è la filosofia dell'eterno ritorno contemplata in maniera ossessiva, sia nel bene che nel male, sia del bene che del male, del loro superamento e poi ancora un altro giro di ruota...
Il fulcro del suo cinema è la filosofia dell'eterno ritorno contemplata in maniera ossessiva, sia nel bene che nel male, sia del bene che del male, del loro superamento e poi ancora un altro giro di ruota...
In 2001: Odissea nello Spazio Kubrick, dopo un lungo viaggio astrale INTERIORE, vede se stesso fuori dal tempo, in un punto zero metafisico dove è contemporaneamente viaggiatore, vecchio e infine feto astrale, "Uno e il Tutto", mostrando una profonda visione spirituale laica e comprensione della natura umana. Anche se in maniera differente da Shining, pure in Eyes Wide Shut, c'è lo svelamento del potere occulto dietro le quinte, ma la critica al sistema viene fatta in diversi modi anche nei suoi film di guerra come Orizzonti di Gloria, più in termini politici, e Full Metal Jacket, in termini ancora squisitamente sacrificali; la guerra vista come il teatro di un rito allargato, più ampio, ma sempre legato alla natura maligna dell'uomo che uccide il suo prossimo, uccidendo se stesso allo specchio.
E, allora, ecco perché nel finale di Eyes Wide Shut, troviamo la maschera della festa del Cerchio Magico riposta sul letto, essa rappresenta un po' uno specchio del protagonista, lui prima e lui dopo, in un eterno circolo vizioso. E' stata adagiata sul cuscino come avvertimento? E' lui che la posiziona sul letto, scordandosi di averlo fatto precedentemente e scordandosi di "averlo sempre fatto"?
E' la Donna Scarlatta, simbolicamente incarnata dalla moglie rossa Nicole Kidman, ad averla riposta come affermazione del suo potere femmineo ancestrale sull'uomo, mero strumento passivo del rito?
E' la Donna Scarlatta, simbolicamente incarnata dalla moglie rossa Nicole Kidman, ad averla riposta come affermazione del suo potere femmineo ancestrale sull'uomo, mero strumento passivo del rito?
E' la Rosa che lo attende, nella sua eterna esplosione ed implosione floreale e sistemica?
Chissà...
Chissà...



